Papers by Andrea Daffra

Research paper thumbnail of Gli oggetti della performance art tra conservazione e tutela

La Diana, 2025

Il contributo indaga il ruolo degli oggetti nelle pratiche performa-tive, collocando tale analisi... more Il contributo indaga il ruolo degli oggetti nelle pratiche performa-tive, collocando tale analisi all’interno del più ampio dibattito sulla documentazione  dell’effimero  e  sui  processi  di  trasmissione  nelle arti performative. Attraverso un approccio interdisciplinare, il testo problematizza lo statuto dell’‘oggetto performativo’ come elemento instabile, processuale e relazionale, interrogando le modalità attra-verso  cui  esso  produce  senso  durante  e  dopo  l’azione.  L’indagine considera inoltre le trasformazioni che l’oggetto subisce nel passag-gio alla sfera museale e archivistica, mettendo in luce le criticità le-gate alla sua conservazione, alla perdita di contesto e alle possibilità di riattivazione. Il saggio si conclude con l’analisi di un caso studio e con l’elaborazione di alcune considerazioni per una tutela attiva del patrimonio performativo, orientata a promuovere non solo la persi-stenza materiale degli oggetti, ma anche i processi e le relazioni che essi continuano ad attivare nel tempo.

Research paper thumbnail of Dietro le quinte di Geplante Malerei (1974): il contesto internazionale e la genesi della mostra

Piano B, 2024

Il contributo analizza il contesto internazionale e la genesi della mostra Geplante Malerei (West... more Il contributo analizza il contesto internazionale e la genesi della mostra Geplante Malerei (Westfälischer Kunstverein, Münster, 1974), curata da Klaus Honnef, collocandola nel dibattito critico sulla cosiddetta “nuova pittura” sviluppatosi tra la fine degli anni Sessanta e i primi Settanta. Attraverso il confronto con precedenti espositivi statunitensi ed europei – da Systemic Painting alle ricerche sulle "superfici opache" – lo studio mette in luce la centralità del tema dell'autonomia linguistica e del "grado zero" della pittura. Un'attenzione specifica è riservata al ruolo svolto dall'Italia, in particolare dalle mostre Tempi di percezione (Livorno/Genova, 1973) e Un futuro possibile – nuova pittura (Ferrara, 1973), riconosciute da Honnef come momenti fondativi dell'impianto teorico di Geplante Malerei. Il saggio si fonda sull'analisi del fondo documentario del Westfälischer Kunstverein (ArchivLWL, Best. 802/456), composto da 348 documenti, la cui riclassificazione consente di ricostruire in modo puntuale le dinamiche curatoriali, istituzionali, economiche e logistiche della mostra. L'indagine restituisce così una prospettiva inedita “dietro le quinte”, chiarendo le condizioni storiche e operative che portarono alla definizione della “pittura progettata” e al suo superamento nella successiva Analytische Malerei (1975).

Research paper thumbnail of Claudio Costa e il progetto Skull-Brain Museum (1995): antropologia, memoria, museo
Tra i progetti meno noti di Claudio Costa, lo Skull-Brain Museum (1995, di seguito S-BM) si collo... more Tra i progetti meno noti di Claudio Costa, lo Skull-Brain Museum (1995, di seguito S-BM) si colloca in una posizione particolare all'interno del suo percorso artistico; pur non essendo mai stato realizzato, esso rappresenta infatti un dispositivo concettuale volto a problematizzare temi centrali della sua poetica: l'antropologia, la dialettica tra memoria e identità e la funzione critica del museo. 1 Nonostante ciò, la scarsità di studi a esso dedicati 2 ne hanno determinato una graduale marginalizzazione, con un conseguente indebolimento della sua ricezione teorica. Il presente contributo si propone di colmare, almeno in parte, tale lacuna, analizzando il progetto nella sua articolazione formale e nel contesto storico-culturale di riferimento. 3 Lo S-BM, in primo luogo, nasce dall'intersezione tra una riflessione critica sulla funzione del museo e un approccio di matrice antropologica alla nozione di «differenza culturale», intesa come «forza capace di mettere in crisi modelli storicamente consolidati di rappresentazione e conoscenza». 4 Accanto a questo si collocano lo studio e l'elaborazione iconografica dei motivi del cranio e del cervello, interpretati dall'artista come «superficie-labirinto» 5 , organo della memoria e campo simbolico 6 sin dai primi anni Settanta; in questi termini, Costa adotta i linguaggi e gli strumenti della scienza-radiografie, terminologie, griglie classificatorie-non per rafforzarne la funzione referenziale, ma per generare ciò che egli stesso definisce, in uno scritto inedito qui parzialmente pubblicato, «scientificità alterata», ovvero un «sapere che si apre anche all'immaginario». 7

Medea, 2024

Il presente contributo propone un’indagine approfondita e inedita sulla dimensione performativa p... more Il presente contributo propone un’indagine approfondita e inedita sulla dimensione performativa presente nell’opera di Claudio Costa, analizzandone le tappe fondamentali attraverso casi studio documentati e inediti. La ricerca è articolata in due sezioni sviluppate cronologicamente: la prima rintraccia e inquadra l'origine di questa componente; la seconda offre una panoramica storico-critica dei lavori più significativi, da cui deriva una riflessione sul rapporto tra artista, corpo e linguaggio performativo.

Research paper thumbnail of Pittura, iconografia e spiritualità: l’affresco di Antonio Giuseppe Santagata al Santuario genovese di Nostra Signora della Guardia (1963-1967)

ARTE CRISTIANA, 2024

This paper investigates the fresco painted by Antonio Giuseppe Santagata on the central vault of ... more This paper investigates the fresco painted by Antonio Giuseppe Santagata on the central vault of the Sanctuary of Nostra Signora della Guardia in Ceranesi, completed between 1963 and 1967. It offers an in-depth examination of bibliographic material and unpublished documents from the artist’s personal archive, preserved at the Biblioteca Civica “Niccolò Cuneo” in Camogli. The research methodology includes the analysis of correspondence, preparatory sketches, and Santagata’s personal notes to accurately outline the genesis and structure of the work. A key focus of the investigation is the iconographic reading of the painting, which delves into the symbolic and theological meanings inherent in the composition. This contribution represents the first structured study dedicated to Santagata’s work within the Marian sanctuary, examining both his stylistic choices and the spiritual intentions behind his creative process.

Il corpo della pietra. Tensioni, vibrazioni, simbiosi

Il tempo ritrovato nella pittura

L'opera come progetto, metodo, azione e luogo, 2023

Michelangelo Penso dimensioni infinite , 2021

traduzioni / translations Michael Rees (testi critici / critical texts) Susan Charlton (apparati ... more traduzioni / translations Michael Rees (testi critici / critical texts) Susan Charlton (apparati / references) editore / publisher ©2021 -Galleria Alberta Pane (Paris & Venezia) albertapane.com Michelangelo Penso Dimensioni infinite Edizioni Alberta Pane 09 stampa / printing Janua srls de ferrari editore, Genova www.deferrarieditore.it No part of this publication may be reproduced or transmitted in any form or by any means, electronic or mechanical, without prior written permission from the publisher.

Love from Alassio, 2021

Intervento critico per la mostra Love from Alassio, Arte grafica dei primi ann i del Novecento. A... more Intervento critico per la mostra
Love from Alassio, Arte grafica dei primi ann i del Novecento.
A cura di Claudia Andreotta e Francesca Bogliolo.
Alassio, ex Chiesa Anglicana, via Adua 6 da 4 dicembre 2021al 6 gennaio 2022

Manifesti iconici: la rivoluzione graf ica di Sepo, 2022

Also known as Sepo, was a renowned international graphic designer. He started working as a graphi... more Also known as Sepo, was a renowned international graphic designer. He started working as a graphic designer in the early Twenties in Paris, but in the next decades he achieved his major success thanks to his genuine approach and his revolutionary ideas concerning product advertisement and illustration. Indeed his works are characterized by sophistication and graphic elegance, but they also attest to a profound awareness of customers' desires and dictates of the market. By considering in a new light his theoretical and historical background, this paper proposes a new critical approach concerning his productions and his international relevance within the European context.

Andrea Daffra, Francesco Miroglio, Matteo Valentini (a cura di) "Il porto di Genova tra il 1960 e il 1970 nelle fotografie di Ferdinando Magri" , 2019

Research paper thumbnail of Lo specchio e l'architetto, l'illusione dello spazio in Adolf Loos e Carlo Mollino

Sonia Maura Barillari e Martina Di Febo (a cura di), "Attraverso lo specchio: l’immagine, il doppio, il riflesso" , 2019

Adolf Loos (Brno 1870 - Vienna 1933) e Carlo Mollino (Torino 1905 - 1973) sono ben noti per il lo... more Adolf Loos (Brno 1870 - Vienna 1933) e Carlo Mollino (Torino 1905 - 1973) sono ben noti per il loro approccio fortemente personale nella progettazione architettonica. Loos, austriaco, considerato uno dei padri dell’architettura moderna, concepiva volumi e spazi esterni rigorosi, chiaramente scanditi e privi di qualsiasi forma di ornamento (da lui fortemente criticato) in opposizione a spazialità interne ricche ed energiche guidate dal principio del Raumplan  (incastro di piani e volumi).
Mollino, torinese, uno tra i più noti architetti italiani del Novecento, ha ideato e progettato spazi dal design radicale talvolta armonioso ed equilibrato, altre volte eccessivo e sfarzoso, frutto di un carattere fortemente poliedrico.
In alcuni significativi lavori di entrambi – come, a titolo di esempio, il Loosbar di Loos e la casa Miller di Mollino - è lo specchio/oggetto ad essere protagonista, concepito sia come strumento di amplificazione dello spazio che come diaframma di una dimensione riflessa talvolta illusoria e ingannatrice; l’uso che essi ne fanno, apparentemente opposto, è in realtà frutto di aspetti che li accomunano: entrambi, ad esempio, operavano con un approccio metodologico particolarmente attento al contesto sociale.
Un inedito confronto tra le rispettive architetture, riflesso delle loro personalità, costituirà l’oggetto dell’intervento.

Books by Andrea Daffra

Enzo Cacciola. I colori della terra, 2024

Research paper thumbnail of Mediterranea. Per una 'linea costiera' della Pittura Analitica. Cacciola, Dolla, Viallat, Zappettini

Mediterranea. Per una 'linea costiera' della Pittura Analitica. Cacciola, Dolla, Viallat, Zappettini, 2024

Zappettini si è costituita nel 2003 a Chiavari con lo scopo di assicurare la conservazione, la tu... more Zappettini si è costituita nel 2003 a Chiavari con lo scopo di assicurare la conservazione, la tutela e la valorizzazione dell'opera di Gianfranco Zappettini. Nel 2005 è stata riconosciuta dal Ministero della Cultura. Attiva nelle sedi di Chiavari e di Milano fino al 2013, riapre al pubblico nel 2023 nella sede originaria, completamente rinnovata secondo i più aggiornati criteri dell'exhibition design dall'architetto Martina Zappettini. La Fondazione intende promuovere l'arte contemporanea attraverso molteplici attività: ideazione e curatela di mostre personali e collettive dedicate ai maestri del XX e XXI secolo e ad artisti emergenti; organizzazione di convegni, workshop e seminari; promozione di attività di studio e di ricerca e valorizzazione della propria collana editoriale. Alla Fondazione fanno capo l'archivio personale dell'artista e la sua ricca biblioteca.

Research paper thumbnail of INFRA-Spazi. Linee di ricerca nell'arte italiana 1960-2022

INFRA-SPAZI. Linee di ricerche nell'arte italiana 1960-2022, Jul 2023

Infra-spazi sono quelli che si creano nel dialogo tra le opere di dodici artisti italiani impegn... more Infra-spazi  sono quelli che si creano nel dialogo tra le opere di dodici artisti italiani impegnati in ricerche su concetti di spazio variamente declinati e quelle del maestro Zappettini. Spazio che nasce dal ritmo dei pattern di colore per Carla Accardi; spazio che si costruisce nella sintesi di movimento e racconto nelle fotografie di Olivo Barbieri; spazio della percezione attivato dalla luce che crea armonie tra ombre e riflessi nelle tele di Agostino Bonalumi; spazio generato dalla attivazione della superficie tramite la reiterazione del segno autoriale di Giuseppe Capogrossi; spazio e tempo nella loro dimensione metafisica e incommensurabile nei monocromi dalle superfici modulate di Enrico Castellani; spazio che si trasforma nel tempo della percezione e ne svela l’instabilità nei video e nelle fotografie di Giacomo Costa; spazio come terreno di sperimentazione della materia di Alberto Burri; spazio che si apre oltre i reticoli dei segni/colore di Pietro Dorazio; spazio dell’alterità che esiste in potenza oltre la superficie della tela al quale danno accesso i tagli di Lucio Fontana; spazio illusorio fatto di luce che si apre oltre le finestre di Alessandro Lupi; spazio che diventa materia plastica nell’interrelazione tra pieni e vuoti delle opere di Nunzio; spazio come campo energetico attivato dai grovigli di segni di Emilio Scanavino; spazio come frutto di un processo esecutivo e mentale al tempo stesso che diventa luogo dell’allenamento dello sguardo e della mente nelle tele di Gianfranco Zappettini.

Cercando la "meraviglia": tracce e interferenze nelle illustrazioni di Cristina Berardi, 2021

Research paper thumbnail of Enzo Cacciola Paesaggi di pittura

Il segno della materia. L’opera come testimonianza storica., 2022

Le tele che l’artista ha realizzato sulla spiaggia di Panama, Cuba e per Città del Messico dallo ... more Le tele che l’artista ha realizzato sulla spiaggia di Panama, Cuba e per Città del Messico dallo studio di San Giacomo (Rocca Grimalda), sono il risultato della ricerca maturata attorno al rapporto artista, materia e natura.
Queste riflessioni affondano le proprie origini nei primi anni settanta con la frequentazione dello spazio espositivo di Düsseldorf della galleria genovese La Bertesca, dove, terminata l’attività lavorativa, si spendeva il resto del tempo nei bar dell’Altstadt cittadino. È qui che Cacciola ha occasione di entrare in contatto diretto con gli ideali ambientalisti di Joseph Beuys e di poter riflettere sulla necessità di ricercare una sinergia con la natura, tanto da interrogarsi su come la sua arte potesse entrarvi in simbiosi. Ma la natura su cui ragiona non si limita a un mero luogo particolarmente ameno o poco antropizzato: è infatti da considerarsi nella sua totalità, ovvero come insieme degli eventi, delle forze, delle energie e del tempo che si manifestano nel mondo fisico.
Tutto il lavoro di Enzo Cacciola, infatti, può essere letto come modo di pensare attorno, o sull’imprevedibilità dei fenomeni che interagiscono con la realtà: l’oggetto cardine della pratica pittorica, ovvero la materia, è sottoposta a eventi esterni non sempre prevedibili, si trasforma dal punto di vista fisico (si crepa, si frantuma, si polverizza, si dilata), compositivo (muta nelle forme e nel lavoro), espressivo, ma resta sempre viva e pulsante. Da queste riflessioni nascono miscele di cemento, pigmenti, sabbia e acqua (talvolta di mare) stese con la tipica gestualità dell’artista su tele che originano paesaggi materici direttamente ispirati dall’osservazione e dall’immedesimazione nel paesaggio.

Conference Presentations by Andrea Daffra

Research paper thumbnail of Viana Conti’s critical activities and writings: from Il Corriere mercantile to Flash art, 1974-1985. In Le donne storiche dell’arte 2/ Women Critics and Art Historians 2, (22-24 maggio 2025, Roma).
Despite the art critic and journalist Viana Conti (Venice, January 5, 1937) has written articles ... more Despite the art critic and journalist Viana Conti (Venice, January 5, 1937) has written articles and essays for several journals and magazines, and even if she has curated exhibitions and conferences from the 1970s to the 1980s, her critical activity still remains partially unknown and, yet, forgotten. Indeed, she had a pivotal role in genoese and national critic journalism – she wrote for L'Unità, Flash Art, and Kunstforum among the others – beside having played a fundamental role in the development of contemporary art in Genoa from the mid-1970s and throughout the 1980s-1990s.
From her earliest journalistic experiences during the 1970s while she was working at Il Corriere Mercantile and L’Unità, Conti has shown a peculiar interest in international neo-avant-garde movements, employing a highly recognizable critical language grounded in speculative-philosophical interests (Adorno, Wittgenstein, Deleuze, Guattari) and historical-artistic reflections (Battisti).
In her early years, she successfully merged the necessity for a new vocabulary to define contemporary art with the emergence of a new generational sensitivity regarding the narrative of art in the 1970s and 1980s (see C. Casero, E. Di Raddo, Anni Settanta. La rivoluzione nei linguaggi dell'arte, 2020).
Despite this, in her early years of career, she found herself forced to contend with work environments often characterized by male dominance (initially, her articles were never fully signed but abbreviated to lead the public to believe the author was male). During the 1970s, she successfully collaborated with colleagues such as Germano Celant, Filiberto Menna, and Pierre Restany, as well as philosophers like Jean Baudrillard, and artists such as John Cage.
Her critical approach during the so-called “years of lead” was primarily aimed at gaining acceptance, both in the Genoese context and beyond, for her “feminine” perspective within a predominantly male and overtly misogynistic field, as she herself recalls (see C. Casero, E. Di Raddo, F. Gallo, Arte fuori dall’arte. Incontri e scambi fra arti visive e società negli anni Settanta, 2017).
Regardless of the cultural logic of the Genoese art-newspapers, Conti has chosen to deal with topics and artists (Body Art, the spouses Becher and Poirier, Gina Pane, Dan Graham among others) that were not in line with the traditionalism of the Genoese journalistic art context. After his debut with the newspaper Il Corriere Mercantile, he worked at L'Unità, in which she had the opportunity to fully expose and argue his ideas on art and on the "political" way of writing art.
Between the 1970s and 1980s, she even established close ties with Achille Bonito Oliva and with philosophers Maurice Blanchot and Jean-Paul Thenot for whom she translated some essays (Michel Foucault come io l’immagino, 1988, Jean-Pierre Giovanelli - Una poetica dell’essere, 2006).
This research aims to explore the aforementioned biographical and historical aspects in a novel way, relying on both the historical memory of the author – which will be appropriately examined and verified – and Viana Conti’s own archive, currently being donated to the Contemporary Art Archive at the University of Genoa (AdAC). Viana Conti’s archival materials consist of relevant and rare historical documents (ephemera, invitations, typescripts, posters) that gives the reader and research a wide historical scenario of the critical landscape of Genoese and Italian art in the 1970s and 1980s.
Methodologically speaking, the article will pay particular attention to the organization and curation of the international conference Sapere e Potere (Palazzo Tursi, Genoa, November 1980), featuring prominent guests such as J.L. Nancy, M. Perniola, P.A. Rovatti, R. Bodei, and J. Baudrillard, as well as her collaboration with AG Fronzoni for exhibitions at the Teatro del Falcone in Palazzo Reale, and her organizational assistance for Inespressionismo Americano (curated by Germano Celant, 1981) and Cinema Off and Video Art in New York (1981). In addition to these events, the most crucial aspect for understanding her perspective on art and artists is the critical definition of Pittura di memoria corta, conceived in 1982 in response to the emergence of painting-based artistic practices (i.e. Transavanguardia).
Furthermore, a comprehensive study of her figure would allow for the reconstruction of a series of contacts and connections between the Genoese and national artistic systems that have so far been little examined by academics, putting into perspective the "presumed" peripheral status of the local Genoese context. In relation to this, the present research is meant to be a further outcome of the departmental research project founded by the University of Genoa (DIRAAS) titled Artistic Interrelations between the Genoese Context and European Centers in the 1970s: International Pathways and the Construction of Historical Memories.