Patrimonio demoetnoantropologico e immateriale
Source: https://sabapancona.cultura.gov.it/patrimonio-demoetnoantropologico-e-immateriale
Archived: 2026-04-23 17:18
Patrimonio demoetnoantropologico e immateriale
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Patrimonio demoetnoantropologico e immateriale
Area Demoetnoantropologica e Immateriale
Il riconoscimento del patrimonio demoetnoantropologico e immateriale come Bene Culturale, alla stessa stregua delle opere d’arte e dei beni archeologici, archivistici e librari, attesta che è in corso un’evoluzione profonda dei valori da identificare, tutelare e trasmettere, svincolati da categorie e classificazioni tradizionali, mentre si aprono dimensioni conoscitive più ampie, che includono la complessità dell’intero agire e sentire umano.
L’idea di patrimonio immateriale e la sua formulazione sono il frutto di un lungo processo di riflessione sul concetto di patrimonio e cultura da parte dell’UNESCO a cominciare dagli anni ’70. La ridefinizione del concetto di patrimonio culturale verso una dimensione più marcatamente antropologica, ha portato alla definizione della nuova categoria di patrimonio culturale immateriale.
Nel 2003 la Conferenza Generale dell’Unesco ha accettato all’unanimità la Convenzione per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale. La Convenzione, entrata in vigore nel 2006 e ratificata dall’Italia il 30 ottobre 2007, stabilisce all’art.2: “Per patrimonio culturale immateriale si intendono le prassi, le rappresentazioni, le espressioni, le conoscenze, il know-how–come pure gli strumenti, gli oggetti, i manufatti e gli spazi culturali associati agli stessi – che le comunità, i gruppi e in alcuni casi gli individui riconoscono in quanto parte del loro patrimonio culturale. Questo patrimonio culturale immateriale, trasmesso di generazione in generazione, è costantemente ricreato dalle comunità e dai gruppi in risposta al loro ambiente, alla loro interazione con la natura e alla loro storia”. “Per salvaguardia s’intendono le misure volte a garantire la vitalità del patrimonio culturale immateriale, ivi compresa l’identificazione, la documentazione, la ricerca, la preservazione, la protezione, la promozione, la valorizzazione, la trasmissione, in particolare attraverso un’educazione formale e informale, come pure la rivitalizzazione dei vari aspetti di tale patrimonio culturale”. La Convenzione Unesco 2003 mette in primo piano i detentori del patrimonio immateriale e considera fondamentale la partecipazione delle comunità locali che si identificano nel patrimonio e nella salvaguardia (Artt. 2.1, 11b, 13, 15). Secondo la Convenzione un elemento del patrimonio culturale immateriale può essere riconosciuto come tale solo se è riconosciuto dalle comunità. Solo grazie a un contatto costante con le comunità territoriali e con le istituzioni e le associazioni culturali che le rappresentano sarà possibile, per le istituzioni pubbliche, tutelare e valorizzare tale patrimonio.
La Soprintendenza esercita la tutela dei beni demoetnoantropologici e immateriali presenti nelle province di competenza territoriale, attraverso una serie di attività quali:
attività istruttoria e proposte di dichiarazione e verifica di interesse culturale dei beni (artt. 12-13-14) da sottoporre alla Commissione Regionale per il Patrimonio Culturale
attività di vigilanza e ispezione (artt. 18-19 del Codice) nel territorio di competenza per la tutela dei beni demoetnoantropologici e immateriali
autorizzazione per l’esecuzione di opere e lavori di qualunque genere sui beni culturali demoetnoantropologici (art. 21)
procedure in materia di alienazione di beni culturali a sensi dell’art. 59 del D. Lgs. 42/2004 e per l’eventuale acquisto in via di prelazione ai sensi dell’art. 60 e ss. del D. Lgs. 42/2004
programmazione, progettazione ed esecuzione di interventi di restauro e conservazione dei beni afferenti al patrimonio demoetnoantropologico
collaborazione con il Nucleo Tutela Patrimonio Culturale dei Carabinieri e con gli organi di polizia giudiziaria per le attività di controllo della circolazione dei BB.CC. attraverso attività di ricerca e verifica anche presso privati, collezionisti e musei locali; tutela e repressione delle violazioni in materia di patrimonio culturale
autorizzazione di progetti di ricerca e studio su beni demoetnoantropologici e immateriale
istruttoria per le autorizzazioni al prestito di beni demoetnoantropologici per mostre ed esposizioni in Italia regolata dall’art. 48 del decreto legislativo n. 42/ 2004
organizzazione dei dati inerenti all’attività procedimentale in materia di patrimonio demoetnoantropologico da inoltrare, per il tramite dell’Ufficio Monitoraggio, alla Direzione Generale e al Segretariato Regionale
supporto tecnico-scientifico ad enti pubblici per attività inerenti alla tutela ed alla valorizzazione del patrimonio demoetnoantropologico e immateriale
collaborazione con l’area funzionale “Educazione e Ricerca” per le attività di promozione, servizi educativi, divulgazione e valorizzazione che riguardino i beni demoetnoantropologici, materiali ed immateriali (Patrimonio Unesco, Giornate Europee del Patrimonio, Monumenti Aperti, ed altre iniziative di promozione collegate all’attività di tutela)
https://unesco.cultura.gov.it/documentazione/
(link al testo Unesco)
(pagina in attesa di revisione, 24/03/2026)
SABAP AN-PU
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Il riconoscimento del patrimonio demoetnoantropologico e immateriale come Bene Culturale, alla stessa stregua delle opere d’arte e dei beni archeologici, archivistici e librari, attesta che è in corso un’evoluzione profonda dei valori da identificare, tutelare e trasmettere, svincolati da categorie e classificazioni tradizionali, mentre si aprono dimensioni conoscitive più ampie, che includono la complessità dell’intero agire e sentire umano.
L’idea di patrimonio immateriale e la sua formulazione sono il frutto di un lungo processo di riflessione sul concetto di patrimonio e cultura da parte dell’UNESCO a cominciare dagli anni ’70. La ridefinizione del concetto di patrimonio culturale verso una dimensione più marcatamente antropologica, ha portato alla definizione della nuova categoria di patrimonio culturale immateriale.
Nel 2003 la Conferenza Generale dell’Unesco ha accettato all’unanimità la Convenzione per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale. La Convenzione, entrata in vigore nel 2006 e ratificata dall’Italia il 30 ottobre 2007, stabilisce all’art.2: “Per patrimonio culturale immateriale si intendono le prassi, le rappresentazioni, le espressioni, le conoscenze, il know-how–come pure gli strumenti, gli oggetti, i manufatti e gli spazi culturali associati agli stessi – che le comunità, i gruppi e in alcuni casi gli individui riconoscono in quanto parte del loro patrimonio culturale. Questo patrimonio culturale immateriale, trasmesso di generazione in generazione, è costantemente ricreato dalle comunità e dai gruppi in risposta al loro ambiente, alla loro interazione con la natura e alla loro storia”. “Per salvaguardia s’intendono le misure volte a garantire la vitalità del patrimonio culturale immateriale, ivi compresa l’identificazione, la documentazione, la ricerca, la preservazione, la protezione, la promozione, la valorizzazione, la trasmissione, in particolare attraverso un’educazione formale e informale, come pure la rivitalizzazione dei vari aspetti di tale patrimonio culturale”. La Convenzione Unesco 2003 mette in primo piano i detentori del patrimonio immateriale e considera fondamentale la partecipazione delle comunità locali che si identificano nel patrimonio e nella salvaguardia (Artt. 2.1, 11b, 13, 15). Secondo la Convenzione un elemento del patrimonio culturale immateriale può essere riconosciuto come tale solo se è riconosciuto dalle comunità. Solo grazie a un contatto costante con le comunità territoriali e con le istituzioni e le associazioni culturali che le rappresentano sarà possibile, per le istituzioni pubbliche, tutelare e valorizzare tale patrimonio.
La Soprintendenza esercita la tutela dei beni demoetnoantropologici e immateriali presenti nelle province di competenza territoriale, attraverso una serie di attività quali:
attività istruttoria e proposte di dichiarazione e verifica di interesse culturale dei beni (artt. 12-13-14) da sottoporre alla Commissione Regionale per il Patrimonio Culturale
attività di vigilanza e ispezione (artt. 18-19 del Codice) nel territorio di competenza per la tutela dei beni demoetnoantropologici e immateriali
autorizzazione per l’esecuzione di opere e lavori di qualunque genere sui beni culturali demoetnoantropologici (art. 21)
procedure in materia di alienazione di beni culturali a sensi dell’art. 59 del D. Lgs. 42/2004 e per l’eventuale acquisto in via di prelazione ai sensi dell’art. 60 e ss. del D. Lgs. 42/2004
programmazione, progettazione ed esecuzione di interventi di restauro e conservazione dei beni afferenti al patrimonio demoetnoantropologico
collaborazione con il Nucleo Tutela Patrimonio Culturale dei Carabinieri e con gli organi di polizia giudiziaria per le attività di controllo della circolazione dei BB.CC. attraverso attività di ricerca e verifica anche presso privati, collezionisti e musei locali; tutela e repressione delle violazioni in materia di patrimonio culturale
autorizzazione di progetti di ricerca e studio su beni demoetnoantropologici e immateriale
istruttoria per le autorizzazioni al prestito di beni demoetnoantropologici per mostre ed esposizioni in Italia regolata dall’art. 48 del decreto legislativo n. 42/ 2004
organizzazione dei dati inerenti all’attività procedimentale in materia di patrimonio demoetnoantropologico da inoltrare, per il tramite dell’Ufficio Monitoraggio, alla Direzione Generale e al Segretariato Regionale
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collaborazione con l’area funzionale “Educazione e Ricerca” per le attività di promozione, servizi educativi, divulgazione e valorizzazione che riguardino i beni demoetnoantropologici, materiali ed immateriali (Patrimonio Unesco, Giornate Europee del Patrimonio, Monumenti Aperti, ed altre iniziative di promozione collegate all’attività di tutela)
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(link al testo Unesco)
(pagina in attesa di revisione, 24/03/2026)
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