Sentenza Casapound a Bari: il fascismo si batte nelle piazze
Archived: 2026-04-23 17:12
Sentenza Casapound a Bari: il fascismo si batte nelle piazze
Nazionale
Politica
13 Febbraio 2026
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Sentenza Casapound a Bari: il fascismo si batte nelle piazze
Comunicato della sezione di Bari del Pdac
Nella foto il compagno Giacomo Petrelli ad una manifestazione a Bari
La sentenza emessa in questi giorni (dopo un processo durato 7 anni!) dal Tribunale di Bari contro i militanti di Casapound, pur riconoscendo la natura e il metodo fascista della loro organizzazione, conferma ciò che come Alternativa Comunista sosteniamo da sempre: è del tutto inutile attendersi una reale giustizia dalle aule dei tribunali borghesi.
Il 21 settembre del 2018, al termine di una partecipata manifestazione contro le politiche razziste dell’allora ministro degli interni Salvini, nel quartiere Libertà, storico quartiere popolare, multietnico e solidale della città di Bari, il compagno Giacomo Petrelli - attivista del Partito di Alternativa Comunista - e altre compagne e compagni subirono una vile aggressione squadrista, ordita da un nutrito gruppo armato di fascisti di Casapound. Nei minuti immediatamente successivi all’imboscata la polizia, dopo essersi «disinteressata» all’agguato, caricò gli attivisti antirazzisti prontamente accorsi a difesa del compagno Petrelli e degli altri partecipanti feriti, impedendo loro di portare soccorso.
Come abbiamo fatto sin dal primo momento, esprimiamo la nostra più sincera e attiva solidarietà a Giacomo Petrelli e a tutte le compagne e i compagni vittime della vile aggressione del settembre 2018. Tuttavia, non possiamo non denunciare come la magistratura abbia ignorato l'aggravante della premeditazione, mentre le «forze dell'ordine» hanno tentato in ogni modo di derubricare un’aggressione squadrista a un generico «scontro tra opposte fazioni».
Questa escalation di violenza, che vediamo ripetersi in varie città d’Italia, non ci sorprende in quanto la storia insegna che, quando il capitale entra in crisi economica e di consenso, le bande fasciste vengono sguinzagliate come cani da guardia dei padroni. Queste bande criminali sfruttano la disperazione sociale per indicare come nemici gli immigrati, gli attivisti sindacali e i militanti di classe, deviando la rabbia che dovrebbe colpire il sistema capitalistico.
Inoltre, la connivenza tra apparati dello Stato e organizzazioni di estrema destra è strutturale: queste formazioni vengono tollerate perché utili, all'occorrenza, contro i lavoratori. Condanniamo fermamente le politiche rinunciatarie delle burocrazie sindacali e dei partiti socialdemocratici che con il loro abbandono di ogni prospettiva di rottura rivoluzionaria hanno spianato la strada alla disperazione e al populismo razzista e xenofobo.
Il vero antifascismo non può essere slegato dalla lotta contro il sistema capitalistico, pertanto, non deleghiamo alla polizia o alle istituzioni della borghesia la difesa dei nostri spazi, dei sindacati e delle organizzazioni operaie e auspichiamo la costruzione di un fronte unico antifascista e di classe che rispedisca nelle fogne fascisti e razzisti!
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Il 21 settembre del 2018, al termine di una partecipata manifestazione contro le politiche razziste dell’allora ministro degli interni Salvini, nel quartiere Libertà, storico quartiere popolare, multietnico e solidale della città di Bari, il compagno Giacomo Petrelli - attivista del Partito di Alternativa Comunista - e altre compagne e compagni subirono una vile aggressione squadrista, ordita da un nutrito gruppo armato di fascisti di Casapound. Nei minuti immediatamente successivi all’imboscata la polizia, dopo essersi «disinteressata» all’agguato, caricò gli attivisti antirazzisti prontamente accorsi a difesa del compagno Petrelli e degli altri partecipanti feriti, impedendo loro di portare soccorso.
Come abbiamo fatto sin dal primo momento, esprimiamo la nostra più sincera e attiva solidarietà a Giacomo Petrelli e a tutte le compagne e i compagni vittime della vile aggressione del settembre 2018. Tuttavia, non possiamo non denunciare come la magistratura abbia ignorato l'aggravante della premeditazione, mentre le «forze dell'ordine» hanno tentato in ogni modo di derubricare un’aggressione squadrista a un generico «scontro tra opposte fazioni».
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