Perleidus – Piccolo Museo

Source: https://www.perleidus.org

Archived: 2026-04-23 15:32

Perleidus – Piccolo Museo
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PERLEIDUS
Perleidus – Piccolo Museo Diffuso
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CHI SIAMO
Scopo
Pesci Fossili
Cartoline
Alberi genealogici
Serbatoio aereo nazista Luftwaffe?
Il lavoro in cava
Bettino Craxi a Perledo nel 1978
Grand Hotel di Regoledo
Aldo Gorio
Le Edicole Votive di Perledo
Quando si andava in Albiga
Stemmario Carpani – metaverso
Progetto torrente Esino 2024
Forra
Cainallo 1925 – Scout
La spada celtica
Carte Geografiche
Collezione libraria
Cammini a Perledo
Il Mulino del Pepott
Ippolito Nievo a Regoledo di Perledo
Perleidus – Piccolo Museo Diffuso
Perledo, un territorio-museo
Perledo, diciamolo subito, un museo “in carne e ossa” ancora non ce l’ha.
Però abbiamo il
Castello di Vezio
… e quello, da solo, fa già parecchia scena!
Intorno a noi, però, i musei non mancano:
Esino
ne ha forse un paio,
Varenna
arriva tranquillamente a tre o quattro,
Bellano
con il suo
Orrido
in termini di biglietti vale per dieci musei messi insieme.
A
Mandello
c’è il
Museo Moto Guzzi
, con i suoi cento e rotti anni di storia.
Lecco
è piena di musei, ma è una città: il confronto non regge nemmeno.
E poi c’è il
Forte di Fuentes
a Colico, un vero unicum. In Valsassina trovi musei etnografici… ma Perledo non è Valsassina: è un’altra storia, un altro paesaggio, un’altra identità.
E allora ecco l’idea: l’intero territorio di Perledo (ben 12 kmq) è già oggi un sistema di “Attrazioni turistiche” che farebbe invidia a qualsiasi percorso museale.
Da qui nasce il Piccolo Museo: per ora non ha pareti e teche, ha questo sito.
Questo è il punto zero.
WikiPerledo
è il primo progetto del nostro museo diffuso: una micro city wiki, la più piccola al mondo, costruita su misura per la micro-realtà interconnessa con la storia e con il mondo che è Perledo!
Cos’è e come funziona un museo diffuso
Ogni territorio ha una storia da raccontare… ma non sempre questa storia ci sta dentro quattro mura.
Fare sistema e unire le forze è la soluzione migliore.
Non più una sola sede museale, ma un insieme di luoghi che incuriosiscono chi arriva.
Un’area che invoglia a scoprire piccole realtà che hanno moltissimo da offrire.
Una zona che fa sentire la comunità parte del progetto, coinvolgendola nella valorizzazione delle proprie tradizioni e radici.
Insomma: un museo diffuso.
Cos’è un museo diffuso?
«Il museo diffuso, a differenza di quello tradizionale, crea i suoi percorsi di visita all’interno di un’area geografica. Luoghi, avvenimenti, antichi mestieri e personaggi storici vengono uniti attraverso itinerari tematici. La narrazione è affidata a un sistema di segnaletica che, in modo lineare e completo, racconta le caratteristiche distintive del territorio.»
La particolarità del nostro museo è che non è tutto qui.
La popolazione non è spettatrice: è protagonista nella valorizzazione dei luoghi in cui è nata e cresciuta.
Attraverso incontri, attività didattiche e azioni di conservazione, gli abitanti diventano veri e propri proprietari responsabili del museo diffuso.
Fossili e futuro museo fisico
Un giorno avremo anche il nostro Piccolo Museo “fisico”.
La sala principale sarà dedicata al
Perleidus altolepis
.
Sì, proprio lui: un pesce estinto, il cui fossile è stato trovato a Perledo e che ha dato il nome a un intero Genere, i Perleidi.
Il più famoso
Lariosaurus
, forse più popolare, avrà certamente una sua teca…
I fossili, certo.
Nella pagina dedicata trovate due animazioni 3D: il Perleidus e il Lariosaurus.
E non finisce qui: abbiamo reperti fossili Perleidus in Africa e in Cina… ci pensate?
Il nome di Perledo gira per il mondo grazie a un pesce estinto!
La nostra collezione, per ora, si limita a due esemplari fossili. Anzi, a tre. Ma è un ottimo inizio.
Persone, fede e comunità
E gli uomini?
La Grande Peste (vedi il
Cammino di san Rocco
), la Chiesa di San Martino (vedi il
Cammino di San Martino
), le visite di San Carlo Borromeo… tutto meriterebbe di essere “musealizzato” a dovere…
Nel frattempo abbiamo fatto una prima ricognizione delle
Edicole Votive
.
E forse la formula migliore è proprio non chiuderlo in un museo tradizionale, con quattro muri e un tetto.
Potremmo partire dalla spedizione dei Mille: i Garibaldini che si unirono agli eserciti di Garibaldi, tra cui qualche giovane di Regolo e di Perledo.
Immaginiamo un piccolo museo etnografico che racconti le emigrazioni in Argentina di fine ’800: Perledesi doc diventati nonni del presidente argentino cavaliere di gr. cr.
Juan Carlos Onganía
.
E poi la funicolare di Regoledo: la costruzione e l’esercizio furono autorizzati in via sperimentale con decreto ministeriale 26777/1862… Il progetto è datato 1 marzo 1890, redatto da Alfredo Colli, un ingegnere che in quel periodo stava progettando anche una funicolare – mai costruita – tra Lecco e il Monte Barro. Per la storia complessiva delle
Terme di Regoledo
esiste già una voce enciclopedica.
Il
Grand Hotel Regoledo
?
Nella quiete dei bagni di Regoledo sono approdati patrioti e personaggi illustri:
Ippolito Nievo
,
Massimo D’Azeglio
,
Amilcare Ponchielli
,
Rosso di San Secondo
,
Arturo Toscanini
,
Salvatore Gotta
.
Nomi che fanno di Perledo un vero Parco Letterario del Novecento italiano!
Connessioni, memorie e cammini
E poi ci sono le storie che ci collegano ad altri luoghi:
il Collegio San Carlo di Bologna: qual è la sua storia?
la cava del marmo nero di Varenna (che in pochi sanno essere, in realtà, il marmo nero di Perledo).
Lucio Ranucci
, nato a Perledo nel 1925, pittore ed esponente della corrente artistica conosciuta come “cubismo realista”.
Paolo Buzzi
, poeta, letterato e storico lombardo, già amico di Marinetti, che nel 1939 acquista a Bologna “Villa Carlinga”: da lì scrive e spedisce una cartolina nel 1942… rifugio durante la guerra, casa che ospita personalità come
Franca Valeri
.
E ancora:
il convento delle suore di Bologna, la congregazione delle Suore di San Cottolengo che hanno gestito l’Asilo di Perledo;
il rifugio Albiga, di cui si parla anche nel bollettino e nelle voci di
Perleidus
e
WikiPerledo
.
Le due guerre mondiali hanno segnato profondamente decine di famiglie di Perledo.
Per questo sentiamo il bisogno di creare una Casa della Memoria.
Non basta dire “W Alpini”: bisogna studiare, per onorare davvero quel sacrificio.
Un primo progetto del Piccolo Museo è proprio quello di far emergere i dettagli biografici dei Caduti, come la scheda enciclopedica di Aldo Gorio (già presente su
WikiPerledo
).
Negli anni Settanta e Ottanta poi, a Perledo sono arrivati anche politici di primissimo piano: pensiamo a
Bettino Craxi
, per esempio.
C’è chi giura di aver incontrato
Mike Bongiorno
a Perledo!
E abbiamo prove documentali che al
Castello di Vezio
sono arrivati i Beatles, cioè, i Pooh.
Per i più nostalgici nel nostro archivio abbiamo un vinile originale dell’Album con la copertina che riprende i Pooh al Castello di Vezio.
E se la Repubblica Italiana è fondata sul Lavoro (art. 1 della Costituzione), perché non valorizzare ancora di più il capolavoro del
Mulino del Pepott
ad acqua costruito sul torrente Esino per servire i lavoratori e l’intera comunità già dalla metà del Seicento?
Speriamo che il PNRR sia davvero la spinta giusta in questa direzione!
Potrebbe essere il cuore di un itinerario che collega:
il mulino,
il Crot del Pepot (Giuseppe “Beppe Pep Pepot” Ongania),
la cava di Francesco Maglia.
E naturalmente non possiamo non menzionare ancora il
Castello di Vezio
, con i suoi 65.000 visitatori registrati nel 2019.
È troppo bello… anche per la regina Teodolinda.
Sono le stesse terre che ci regalano il pregiatissimo olio d’oliva e il vino San Martino delle viti di “Notra”.
Quanti sapori, nel nostro Piccolo Museo Diffuso!
Non è ancora nato, ma è già una realtà viva, intorno a noi.
Un museo che guarda al futuro
E poi c’è il presente che guarda al futuro: nel 2023 abbiamo avviato una collaborazione con il
Museo delle Civiltà
all’EUR, a Roma.
Se vogliamo sognare e creare nuovi saperi e nuovi spazi di condivisione, questo è il sentiero giusto.
Il Comandante dei Celti e la memoria del territorio
E non dimentichiamoci del Comandante dei Celti: la sua tomba – e la sua
spada
– è stata ritrovata nel 1892, durante la costruzione della Stazione FS di Olivedo (Varenna-Esino-Perledo).
La sua spada oggi è conservata presso i Musei Civici di Como: giusto così, visto che noi, per il momento, un museo vero e proprio non ce l’abbiamo!
(A cura di Renato Ongania)
L’architetto cinese Wang Shu diceva che «smarrire il proprio passato significa perdere il proprio futuro»: forse dovremmo pensarci ogni volta che sacrificiamo la memoria storica per una modernità che, senza quel passato, non ha lo stesso valore.
Per avere maggiori informazioni, scrivi a:
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