books by Benedetta Aldinucci
Una donna di nome Laura è al centro del canzoniere tràdito dal codice Guelferbitano 277.4 Extrava...
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Una donna di nome Laura è al centro del canzoniere tràdito dal codice Guelferbitano 277.4 Extravagantes della Biblioteca Augusta di Wolfenbüttel (sec. XV, ultimo quarto), intestato a un anonimo autore – linguisticamente localizzabile in area Veneta – che si sottoscrive con lo pseudonimo di Dafnifilo. La forma abbreviata «Mart» che campeggia sul frontespizio potrebbe celare un’allusione all’ambientazione marzolina del canzoniere, senza con ciò escludere un riferimento a una possibile committenza e, dunque, a un esponente della famiglia di Galeottus Martius. Il volume è dunque vòlto a indagare il contesto di produzione del canzoniere e a fornire una prima edizione critica dei trentadue testi che lo compongono, corredati da dati metrico-stilistici e da un commento, da cui emergono una fitta rete di citazioni e variazioni del modello petrarchesco, una ricorrente presenza degli Amorum libri tres boiardeschi e una significativa vicinanza con il Canzoniere Costabili, che concorrono a consolidare un asse ferrarese-veneto endogeno al petrarchismo.
L’identità e la produzione del notaio e rimatore fiorentino ser Jacopo Cecchi sono state per oltr...
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L’identità e la produzione del notaio e rimatore fiorentino ser Jacopo Cecchi sono state per oltre quattro secoli indissolubilmente legate al nome di Dante Alighieri: consacrata sotto la paternità dantesca dalla stampa della ‘Giuntina di rime antiche’ del 1527, la fortunatissima canzone Morte, perch’io non trovo a cui mi doglia è rimasta legata al nome dell’Alighieri fino alla fine dell’Ottocento, in virtú di una lettura da parte della critica che la voleva tessera estravagante della Vita nuova, necessaria a “completare” un capitolo del libello – quello sulla infermità, morte e assunzione in cielo di Beatrice – avvertito come carente. Copisti ed editori di Dante hanno dunque inteso la canzone quale accorato planctus del sommo poeta cagionato dalla mortale malattia di Beatrice, al punto di oscurare l’identità del meno celebre rimatore fiorentino, riportato all’attenzione degli studi solo sul finire dell’Ottocento, allorché ha cominciato a delinearsi la fisionomia di un poeta minore, mediocre autore di rime amorose, ma abile imitatore di Dante e del Petrarca. Attivo nelle istituzioni fiorentine dal 1315/’26 al 1369, Jacopo Cecchi svolse l’incarico di ambasciatore per il Comune di Firenze e ricoprí l’ufficio di notaio della Signoria per il quartiere San Giovanni. Nel volume viene puntualmente ricostruita, grazie a nuove ricerche d’archivio, la sua identità storica, introduttiva all’edizione critica commentata del piccolo corpus rimico, che annovera, oltre alla canzone alla Morte, la canzone Lasso, ch’i’ sono al mezzo della valle e il capitolo ternario O sconsolate a pianger l’aspra vita, ora per la prima volta proposto a stampa. Seguono in Appendice la canzone O Morte, che la vita schianti e snerbi (forse del Cecchi, se lo Jacobus de Florentia cui la assegna il ms. Paris, Bibliothèque nationale de France, n.a. 1745, coincide con il rimatore fiorentino) e l’anonimo rifacimento tardo quattrocentesco o cinquecentesco, Morte, da che convien pur ch’io mi doglia, testimone dell’ampia fortuna arrisa alla canzone Morte, perch’io non trovo. Ogni componimento, opportunamente inquadrato all’interno del panorama poetico coevo, è corredato di apparato giustificativo che consente di verificare le scelte testuali diffusamente discusse anche nella Nota ai testi; mentre il commento è a servizio della comprensione del testo e indica i riferimenti letterari che si sono reputati piú probabili e certi.
Il notaio lucchese Pietro de' Faitinelli, detto Mugnone (1280-90 ca.-23 novembre 1349) è autore d...
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Il notaio lucchese Pietro de' Faitinelli, detto Mugnone (1280-90 ca.-23 novembre 1349) è autore di una canzone e diciassette sonetti, in cui – a fianco delle tradizionali tematiche gnomico-moraleggianti e misogine – è netta la predilezione per la materia storico-politica. I prolegomena filologici all'edizione rendono conto delle scelte operate per il testo critico, per la prima volta frutto dell'escussione dell'intera tradizione manoscritta, e dell'ordinamento dei testi, non più informato in base a una ricostruzione pseudo-cronologica della vicenda letteraria e biografica dell'autore, bensì fedele ai dati trasmessi dalla tradizione. L'edizione critica è accompagnata da un commento vòlto, oltre che a glossare luoghi puntuali, spesso resi intellegibili alla luce dell'individuazione di fraseologie proprie del linguaggio tecnico-giuridico, a inquadrare i rapporti intra- e intertestuali e quindi a dare corpo al retroterra culturale e letterario del rimatore. Anche le notizie biografiche intorno all'autore possono beneficiare di un nuovo e aggiornato censimento dei documenti d'archivio, che tra l'altro conservano memoria dell'esistenza di un canzoniere individuale delle rime del lucchese, ossia di un librum sive quaternum sonitiorum Mugnonis.
editorial curations by Benedetta Aldinucci
LIO · CM. Censimento dei manoscritti della lirica italiana delle Origini (dai Siciliani a Dante) ...
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LIO · CM. Censimento dei manoscritti della lirica italiana delle Origini (dai Siciliani a Dante) è un’opera in due volumi che mette a frutto gli aggiornamenti e le integrazioni emersi dai lavori di scavo filologico in corso per il progetto Lirica Italiana delle Origini (LIO). Repertorio della tradizione poetica italiana dai Siciliani a Petrarca, diretto da Lino Leonardi presso la Fondazione Ezio Franceschini di Firenze e dal 2012 consultabile online sulla piattaforma «Mirabile. Archivio digitale della cultura medievale». LIO · CM si propone di censire e descrivere in modo esaustivo tutti i manoscritti, nonché le stampe e i postillati fondamentali che si fanno latori della stagione poetica che va dalle Origini della letteratura italiana fino alla morte di Dante Alighieri (1321). Il volume 1. Austin - Firenze contiene le schede di 379 manoscritti conservati presso biblioteche pubbliche e private, sia italiane sia straniere. Nel censimento sono inclusi tutti i testimoni che contengono almeno un testo lirico databile con certezza entro il 1321, con qualche annessione successiva, ad esempio di quegli autori che, seppure di poco seriori, hanno una tradizione strettamente interconnessa con quella dell’Alighieri, come Bindo Bonichi o Cino da Pistoia. Nelle schede descrittive dei codici uno sguardo privilegiato è rivolto all’identificazione del contenuto e alle attestazioni dei testi lirici.
Volume ad accesso aperto:
Giuseppe Nava, Scritti pascoliani, a cura di Massimo Castoldi, con la collaborazione di Benedetta Aldinucci, Simone Casini, Carla Chiummo, Nadia Ebani, Francesca Latini, Fabrizio Podda, Enrico Tatasciore e Laura Venturini, Bologna, Pàtron, 2022 (Sommario).
A temps he cor d’acer, de carn e fust: yo so aquest que m dich Ausias March. “A un tempo ho cuore...
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A temps he cor d’acer, de carn e fust: yo so aquest que m dich Ausias March. “A un tempo ho cuore di acciaio, di carne e legno: / sono colui che si chiama Ausiàs March”. L’autore di questi versi, Ausiàs March (1400-1459), è considerato da molti il poeta romanzo più importante del Quattrocento. Figlio di una Valenza in fermento, sotto il potere della Corona d’Aragona e il regno di Alfonso il Magnanimo, rinnovò il genere lirico con una soggettività profonda e una voce poetica originale. La sua opera, più di diecimila versi in lingua catalana, è ancora oggi poco conosciuta al di fuori della penisola iberica. Questo volume ne rivendica un posto nel grande canone europeo, quello del passato a cui appartiene, e il nostro di oggi.
papers by Benedetta Aldinucci
Nell’articolo si propone l’edizione della raccolta Un cono d’ombra di Margherita Guidacci. La sil...
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Nell’articolo si propone l’edizione della raccolta Un cono d’ombra di Margherita Guidacci. La silloge, scritta fra il 1951 e l’inizio degli anni ’60, si compone nella sua interezza di due parti in prosa, finora inedite, e di dodici componimenti poetici, che per occasione compositiva, tematiche trattate e situazioni emotive sono assai prossime alle coeve raccolte poetiche Avourneen (inedita, 1965-1967) e Neurosuite (Neri Pozza, 1970). Il contributo pone inoltre l’accento su quanto le attività di traduttrice e di studiosa di letteratura anglo-americana della poetessa risultino inscindibili dalla sua produzione originale.
Il contributo illustra alcuni materiali manoscritti provenienti dall’archivio di persona di Franc...
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Il contributo illustra alcuni materiali manoscritti provenienti dall’archivio di persona di Francesco Flamini, conservato presso i suoi eredi. In particolar modo, l’archivio restituisce due lezioni universitarie databili entro il 1905, in un periodo in cui Flamini insegnava all’Università di Padova e si stava imponendo nella cultura letteraria italiana l’estetica crociana.
link:
Atti del Convegno internazionale del Gruppo di ricerca AdI-Associazione degli Italianisti “Studi ...
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Atti del Convegno internazionale del Gruppo di ricerca AdI-Associazione degli Italianisti “Studi delle donne nella letteratura italiana”, 15 -16 dicembre 2022 (
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La poetessa Margherita Guidacci resta tutt’oggi principalmente ancorata al ruolo di traduttrice e al giudizio cui fu destinata sin dal 1948, anno in cui ricevette ex-aequo con Sandro Penna il premio «Le Grazie» per cinque poesie inedite. Alla voce in tale frangente assai critica di Eugenio Montale si oppose comunque, tra gli altri, Carlo Betocchi, che per la Guidacci si sarebbe dimostrato sempre prodigo di entusiasmi. Ripercorrere questa ‘non-fortuna critica’, come ebbe a definirla Mario Luzi, è esercizio funzionale a nuovi affondi sulla raccolta poetica fra le più rappresentative della Guidacci, Neurosuite, in cui si rintracciano note autobiografiche, suggestioni del filone psicanalitico novecentesco (di Roland Laing, di Franco Fornari) e gli influssi tematici e stilistici provenienti dal lavoro di traduttrice.
link: https://edizioni.unistrasi.it/volume?id_sez=1263
L’articolo propone l’edizione critica di un anonimo e inedito poemetto in lode di Caterina Cornar...
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L’articolo propone l’edizione critica di un anonimo e inedito poemetto in lode di Caterina Cornaro (1454-1510), tràdito dal manoscritto di Bergamo, Biblioteca Comunale “Angelo Mai”, Cassaforte 3 01 (secc. XV ex. - XVI in.). Alcuni elementi di carattere testuale e biografico indurrebbero ad assegnare l’operetta a Giuliano Perleoni, detto Rustico Romano, cancelliere del re di Napoli, Ferdinando d’Aragona, e autore del Perleone (Napoli, per i tipi di Aiolfo de Cantono, 1492).
Si segnala il manoscritto Magliabechiano VII 107 della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze a...
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Si segnala il manoscritto Magliabechiano VII 107 della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze a integrazione della recensio del capitolo ternario O sconsolate a pianger l’aspra vita di Jacopo Cecchi, che viene dunque inquadrato entro il novero dei rapporti  intercorrenti fra il testimoniale già noto.
I sonetti insegnativi Ciò ch’uom vorrebbe aver o fatto o ditto, Chiunche per giuoco si dinuda e s...
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I sonetti insegnativi Ciò ch’uom vorrebbe aver o fatto o ditto, Chiunche per giuoco si dinuda e spoglia e Chi ʼn questo mondo vuol avere onore, nonché l’amoroso Io non fuʼ maʼ tanto tenuto a sdegno (cui risponde il triviale Quando una donna tanto signorile) sono attribuiti a dante dalla tradizione manoscritta e come di dante sono stati recepiti da vari autori Quattrocenteschi, quali Filenio Gallo e Filippo Scarlatti, che ne hanno fatto sfoggio nei propri componimenti. Si propone dunque l’edizione critica di questi quattro sonetti (finora rimasti inediti) e se ne ridiscute la paternità. in appendice ci si rivolge a Se la Fortuna t’à fatto signore – sonetto che ha gravitato entro l’orbita dei componimenti didascalici e morali attribuiti a dante, ma ascritto al cancelliere fiorentino ser Ventura Monachi – non per ridiscuterne l’attribuzione, bensì per segnalare un ulteriore nuovo manoscritto che si fa latore del fortunato e diffusissimo componimento.
Il contributo è frutto dello studio integrale condotto sulle carte di lavoro e sui
documenti pri...
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Il contributo è frutto dello studio integrale condotto sulle carte di lavoro e sui
documenti privati di Margherita Guidacci, docente, poetessa, saggista e traduttrice attiva durante la seconda metà del secolo scorso. L’indagine approfondita delle carte di lavoro e della corrispondenza edita e inedita (con Carlo Betocchi, Mladen Machiedo, Anna Meucci, Tiziano Minarelli, Mario Tobino), oggi conservate presso l’Archivio Contemporaneo «Alessandro Bonsanti» del Gabinetto Vieusseux di Firenze, ha consentito di censire, ricostruire e datare le varie fasi compositive della raccolta poetica Neurosuite (1970) – dalle stesure iniziali fino alle prime bozze di stampa – nonché di documentare l’inclusione della raccolta nei progetti antologici della stagione successiva, testimoniati dai materiali archivistici, ma mai approdati a un esito editoriale. Alcune missive indirizzate a Machiedo e alla Meucci a partire almeno dal giugno 1969 attestano inoltre la lettura da parte della Guidacci degli studi dello psichiatra scozzese Ronald Laing, con cui la raccolta poetica presenta notevoli punti di tangenza.
Il manoscritto trecentesco a cui si allude nel titolo è il Cl. II, n. 280 della Biblioteca Comuna...
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Il manoscritto trecentesco a cui si allude nel titolo è il Cl. II, n. 280 della Biblioteca Comunale Ariostea di Ferrara e i recuperi testuali consistono nei due sonetti anonimi Uccel spennato, che prender me voi e Trafitt’al cuore non ci ha che de lingua, di cui si propone l’edizione critica e il commento. Il codice reca tra l’altro una nuova attestazione (erasa) del sonetto di Pietro de’ Faitinelli Ercol, Timbrëo, Vesta e la Minerva. Altra integrazione alla recensio delle rime del Faitinelli necessita inoltre il sonetto Perch’om ti mostri bel piacer o rida, tràdito dal ms. di Trieste, Biblioteca Civica Attilio Hortis, Petr. I 5. In entrambi i casi il nuovo apporto testimoniale comporta soltanto delle integrazioni all’apparato critico, senza implicare correttivi al testo edito.
La pratica del commento 2. I testi nasce dal confronto tra studiose e studiosi di generazioni e s...
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La pratica del commento 2. I testi nasce dal confronto tra studiose e studiosi di generazioni e scuole diverse, che si sono occupati o si stanno occupando di commenti a testi letterari tra il Duecento e il Novecento. Il volume, che rilancia e rinnova la formula editoriale di La pratica del commento (Pacini, 2015) – sempre curato da Daniela Brogi, Tiziana de Rogatis e Giuseppe Marrani –, è diviso in due parti: ad una prima sezione di saggi è accostata una seconda, nella quale cinque interventi ulteriori dialogano con alcuni dei contributi inclusi nella prima parte.
Pur proponendo metodi di lettura e prospettive ermeneutiche eterogenei tra loro, i commenti raccolti in questo volume gravitano sempre intorno alla costellazione del testo e cercano di illuminarne una porzione di verità. Non esiste infatti una sola tecnica del commento: queste tecniche sono infinite, innumerevoli quante sono le opere e le loro poetiche incarnate. Ma quello che le diverse pratiche del commento condividono è la centralità del testo, la capacità dell’interprete di trasportare, anche audacemente, un’opera nel nostro orizzonte di significato individuando però – come auspicava Benjamin – le tracce di questo «contenuto di verità» all’interno del suo stesso «contenuto reale».
Sull’edizione critica a cura di Roberto Leporatti delle Rime di Giovanni Boccaccio.
La sezione d...
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Sull’edizione critica a cura di Roberto Leporatti delle Rime di Giovanni Boccaccio.
La sezione delle Note e discussioni di questo numero di «Filologia e Critica» ospita i testi delle comunicazioni presentate all’Università «La Sapienza» di Roma, presso il Dipartimento di Studi Greco-Latini, Italianistici e Scenico-Musicali,  il 10 aprile 2015, durante un seminario organizzato da Marco Grimaldi e Lorenzo Geri, dedicato alla recente edizione critica delle Rime di Giovanni Boccaccio curata da Roberto Leporatti (Firenze, Edizioni del Galluzzo per la Fondazione Ezio Franceschini, 2013).
Dopo una preliminare e generale disamina dei lasciti documentari e dell’archivio di Margherita Gu...
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Dopo una preliminare e generale disamina dei lasciti documentari e dell’archivio di Margherita Guidacci (Firenze, 25 aprile 1921 - Roma, 19 giugno 1992), il contributo si propone di indagare le immediate scaturigini della raccolta poetica Neurosuite (Vicenza, Neri Pozza Editore, 1970). Lo spoglio condotto sull’intero archivio e l’analisi complessiva dei materiali di lavoro hanno tra l’altro consentito di rintracciare testi afferenti a Neurosuite e rimasti inediti, di cui si propone l’edizione critica e il commento.
Col presente contributo si dà notizia del reperimento di un nuovo testimone per due rime di Giova...
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Col presente contributo si dà notizia del reperimento di un nuovo testimone per due rime di Giovanni Boccaccio: il codice Acquisti e Doni 831 della Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze, latore dei sonetti L’aspre montagne e·lle valli profonde e Amore, pur convien che le tue arme. Riguardo al sonetto L’aspre montagne e·lle valli profonde, accolto entro il canone delle rime certe di Boccaccio nella recente edizione critica curata da Roberto Leporatti, l’apporto del nuovo testimone non sembra determinare alcuna novità dal punto di vista testuale e pertanto ci si limita a integrarlo nel plesso dei rapporti con gli altri testimoni; invece per il sonetto Amore, pur convien che le tue arme, dato solo dubitativamente a Boccaccio da Vittore Branca, il contributo del codice Laurenziano si rivela piuttosto significativo e induce a proporre una nuova edizione critica del testo.
Della produzione poetica del lucchese Pietro de’ Faitinelli detto Mugnone (1280/’90 ca.-23 novemb...
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Della produzione poetica del lucchese Pietro de’ Faitinelli detto Mugnone (1280/’90 ca.-23 novembre 1349) ci restano una canzone, sedici sonetti – di cui uno in tenzone con un ignoto L. da Pisa – e un sonetto triplo: testi che, per contenuti e taglio stilistico, gli hanno tradizionalmente valso l’ascrizione nel novero dei rimatori comici. Di nobile famiglia guelfa nera, la sua vicenda biografica è inscindibilmente legata agli eventi storico-politici lucchesi coevi, così come la gran parte dei suoi versi. Prodromo di una nuova edizione del corpus di rime – finalmente offerto secondo l’usuale dialettica testo/apparato critico, per la prima volta frutto dell’escussione dell’intera tradizione manoscritta – è stato un nuovo censimento della tradizione che ha permesso di ampliare in modo significativo la recensio, apportando notevoli miglioramenti ai testi sino a oggi vulgati. Risulterà a tal proposito esemplificativa la discussione ecdotica del sonetto Ercol, Timbrëo, Vesta e la Minerva.