Books by Daniele Garritano
"Scoprire la filosofia", Hachette, 2016
in modo diverso, di produrre letture della differenza sessuale,
non prove o controprove. «Devo dimostrare ciò che al mondo
è più indimostrabile, la verità, l’evidenza?», si chiede Hélène
Cixous. «Si dovrebbe dire che interpretiamo la differenza sessuale,
nel senso che la leggiamo, cioè senza vederla, testimoniandola
sempre al di là del fatto anatomico, della prova
tramite stato civile, di ogni griglia di criteri detti oggettivi per
l’identificazione sessuale – passando dunque da vedere a leggere
», propone Jacques Derrida. I due testi qui raccolti (Racconti
della differenza sessuale e Formiche) furono presentati
per la prima volta in un convegno intitolato Lectures de la différence
sexuelle (1990). Nonostante l’intervallo di tempo trascorso,
le due letture incalzano l’attualità su questioni cruciali
come l’educazione alla differenza, la costruzione delle identità
di genere, i diritti degli omosessuali. Allo stesso tempo, il focus
sulla differenza se ssuale richiama all’orecch i o più a vvertito
l’eco della tradizione di studi che fiorì in Italia, a partire dagli
anni Ottanta, intorno alla questione dell’identità femminile, intersecando
i campi della filosofia, della politica e della psicoanalisi.
Le letture di Cixous e Derrida, proposte per la pri ma
volta al pubblico italiano, riannodano i fili delle generazioni e
rappresentano un segnavia per riconoscere il cammino della
differenza sessuale attraverso le sue tracce e i suoi segni.
Papers by Daniele Garritano
L'infanzia della lettura: Walter Benjamin e il segreto di Proust
Annali di studi umanistici, 2014
Im@go, nº 18, 2021

La coscienza fotografica del mondo. Note su Susan Sontag
Scatti del pensiero: la fotografia come problema filosofico, 2021
Così si conclude il saggio intitolato Nella grotta di Platone, con cui Susan Sontag (1933-2004) apre nel 1973 una fortunata serie di interventi dedicati al rapporto fra realtà e immagine nella nostra società1. «Oggi tutto esiste per finire in una fotografia». La frase è presentata come un calco dell’idea mallarmeana del «Livre», con cui «il più logico degli esteti ottocenteschi» battezzava il progetto di un’opera a metà strada tra il giornale e l’utopia letteraria: un testo che aspirasse a inglobare tutto l’esistente, fondamento e compendio della verità e della bellezza del mondo (Sontag 1977; trad. it. 1992: 23). A partire da qui si possono misurare insieme la profondità e l’attualità del pensiero di Sontag, capace di correre in avanti verso l’intuizione del rapporto radicale fra la diffusione delle immagini fotografiche e i modi di vedere che si affermeranno nell’età del capitalismo avanzato. La forza di questa intuizione, la cui analisi sarà al centro delle prossime pagine, consiste soprattutto nella capacità di osservare la fotografia in modo archeologico, cioè a partire dalle fondamenta del fenomeno poste nella cultura del XIX secolo, per illuminare in modo retrospettivo alcune contraddizioni che riguardano l’«oggi» di cui si occupa Sontag, per molti versi ancora nostro.
Im@go. A Journal of the Social Imaginary, 2020
photographic gaze as a way of experiencing and defining reality through a
controversial mix of fragmentation and desire of totalization, which is typical of capitalistic societies. Different visual languages of the global modernity show that our perception of reality is constructed by giving us an immense amount of visual experience. If post-Fordist culture has reinforced an addictive attitude towards the production-consumption of images, we can nonetheless recognize and empower our capability to assign them unforeseen meanings, for instance through processes of cognitive estrangement. The final part of this article compares Sontag’s perspective on the photographic construction of reality to Mark Fisher’s notion of “capitalist realism”. By doing this, I explore the possibility of a critical kind of photographic conscience, based on the weird effects of experiencing reality through the filter of a camera, which is particularly evident in Diane Arbus’ body of works.
Studi Culturali, 2020
Cartoline dall'infanzia
La Ricerca, 2020
Nell’ambito scientifico in cui si producono riflessioni sulla scuola, sull’educazione e sulla formazione degli insegnanti non è raro imbattersi in analisi che individuano nella dimensione dell’infanzia una miniera quasi inesplorata per la valorizzazione delle pratiche di lettura. Il tema attraversa ormai un’ampia rete di ricerche interdisciplinari. Sul piano dei contenitori teorici, ci siamo spinti oltre la rassicurante “educazione alla lettura” che ha caratterizzato buona parte delle metodologie del secolo scorso. A farci fare questo passo è stata soprattutto la necessità di riconsiderare il significato stesso della parola “lettura” in relazione alle sue pratiche e ai suoi usi nel mondo contemporaneo.
Fuga dal realismo capitalista
Jacobin Italia, 2019
Fictions littéraires et mondes de substitution (M@gm@, 17, n.3) , 2019
Il genere della traduzione | de genere - rivista di studi letterari, postcolonial (n. 5)i e di genere, 2019
Proceedings of the 1st International Conference of the Journal Scuola Democratica EDUCATION AND POST-DEMOCRACY, 2019
post-democratic societies is mainly related to the cultural value of the photographic gaze in the capitalistic world. Since photography refers to cognitive and social processes, in which construction and deconstruction of common sense are in the running, this object should be associated with the likes of social pedagogy and sociology of education. In a more general sense, an ethical and political interrogation of photographic culture should be crucial for the study of processes of subjectivation, formation and self-construction in modern societies. This interest represents – at a very basic level – the main reason for the importance of Sontag’s work in interdisciplinary research between education and post-democracy.
Emozione, ragione e sentimento. Prospettive pedagogiche per educare all’affettività, 2019
L’umanità della violenza, il suo rappresentare un insieme di fenomeni legati alla storia e alla vicenda specifica dell’essere umano, esprime il suo tratto più estremo nel momento in cui l’obiettivo della distruzione diventa l’umanità stessa dell’uomo. È questo il punto di non ritorno, il luogo irreversibile dell’autodistruzione e della perdita di esperienza umana ad opera di se stessa.
La camera blu n. 18 - Gender Visions, 2018

Susan Sontag (profilo)
Il Mulino. Rivista di cultura politica fondata nel 1951 (n. 4), 2017
La complessa articolazione della sua opera, estesa nell’arco di oltre cinquant’anni con ben poche pause dal lavoro, fa pendant con uno stile di scrittura versatile e diretto, la cui forma elettiva è senza dubbio il saggio. Molti fra i suoi testi più commentati sono pubblicati in origine su riviste che hanno dato un nuovo impulso all’editoria americana del dopoguerra. Su tutte basterebbe citare la «New York Review of Books», la «Partisan Review» e il «New Yorker». Nella sua lunga esperienza di pubblicista, Sontag contribuì a diffondere un linguaggio capace di arrivare al lettore, riscuotendo un successo di pubblico e un riconoscimento diffuso che tuttavia non colmarono la sua ambizione intellettuale, la sua passione per la complessità della vita, il suo desiderio di andare avanti e continuare a conoscere, leggere, scrivere, amare, vivere. Uno stile di scrittura estremamente personale, che non concede nulla all’estetismo fine a se stesso e al desiderio della contemplazione artistica, costruendo al contrario ponti e connessioni fra avvenimenti, epoche e discipline in nome di un principio di avanguardia operante in campo teorico, artistico e politico.
Jacqueline Risset "Une certaine joie". Percorsi di scrittura dal Trecento al Novecento, 2017
chiave telquelliana, come «pratica trasformatrice, in grado di affrontare,
trasgredire e decostruire la legge simbolica che vincola dall’interno tutti
i codici linguistici».
Infanzia e redenzione. Benjamin e Proust
Questione di fooding. Ovvero l’infinito intrattenimento in cucina