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Le università nell’Italia medievale. Cultura, società e politica (secoli XII-XV), Roma, Carocci, 2021
Le università rappresentano una delle più originali e longeve
“novità” introdotte dal Medioevo: i...
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Le università rappresentano una delle più originali e longeve
“novità” introdotte dal Medioevo: in esse si ritrovano sia elementi
di continuità con i precedenti centri di alta istruzione e con i saperi
del mondo classico greco-latino sia l’esito culturale delle spinte
all’associazionismo diffuse in molti segmenti della società urbana.
Il volume ripercorre le esperienze universitarie che negli ultimi
decenni del xii secolo presero forma nelle dinamiche città dell’Italia
centro-settentrionale segnando un riferimento istituzionale
e scientifico nel panorama scolastico europeo e concorrendo
in modo determinante alla precisazione di un sapere omogeneo
e di una percezione di appartenenza a una comune area culturale.
Mette in luce le funzioni di raccordo dei flussi internazionali di studenti
e di maestri, di definizione di modelli culturali e di pratiche didattiche,
di formazione delle élites intellettuali che assegnarono alle università
un influente ruolo negli assetti sociali e politici dei luoghi di potere
e dei quadri della Chiesa. La storia del pensiero, delle singole
discipline, delle realtà politico-sociali costituisce così il fondale
che chiude la scena in cui, divise tra vocazione “universalistica”
e orizzonte cittadino, agirono le università.
Negli stalli del coro. I canonici del capitolo cattedrale di Torino (secc. XI-XV), Bologna, il Mulino, 2014
Il volume ricostruisce la composizione sociale e i percorsi di formazione
culturale dei canonici ...
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Il volume ricostruisce la composizione sociale e i percorsi di formazione
culturale dei canonici del capitolo cattedrale di Torino, chiamati a
compiti di assistenza del vescovo nella guida e nel disciplinamento dell’ampia
diocesi, nella cura pastorale e nell’amministrazione temporale
di un consistente complesso patrimoniale. Il prestigio e le rendite economiche
connessi alla carica suscitarono l’interesse delle più influenti
famiglie della città. L’accesso agli stalli capitolari era però anche un’opportunità
di studio in ambiti utili sia alla carriera ecclesiastica che
all’esercizio di attività intellettuali come la docenza nella scuola capitolare
e presso la facoltà giuridica dello Studio torinese: tracce di questi
habitus culturali emergono dalle biblioteche personali dei canonici,
qui ricostruite attraverso l’analisi di una documentazione in massima
parte inedita. Lo studio dei ceti di appartenenza dei canonici ha permesso
di cogliere le dinamiche instaurate tra le oligarchie che occuparono
i vertici della società cittadina e l’affermazione di nuovi gruppi: gli
aspetti peculiari delle strettissime relazioni tra la comunità canonicale
e la società urbana trovarono importanti punti di raccordo proprio
nella composizione del capitolo e nello scambio, talvolta molto proficuo,
di saperi e di uomini di cultura.
La scuola nel Medioevo. Secoli VI-XV, Roma, Carocci, 2018
Gli uomini di cultura del Medioevo intendevano la schola come una formazione (institutio) condivi...
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Gli uomini di cultura del Medioevo intendevano la schola come una formazione (institutio) condivisa, fondata su capisaldi costituiti
dalle sue autorità (auctoritates) e organizzata secondo un curriculum. Il volume ripercorre, tra continuità e cambiamento, la storia della scuola dal protagonismo della Chiesa nell’istruzione
altomedievale al sempre più articolato quadro di scuole nel basso Medioevo, quando, a partire dal xii secolo, nelle vivaci città dell’Occidente latino sorsero le prime università. In questi secoli
la scuola non fu solo chiamata a divulgare la cultura “dotta”, quella scritta, ma assunse essa stessa il ruolo di centro propulsore di nuova cultura, frutto della complessa mediazione tra i saperi
pagani della tradizione classica e quelli cristiani. Il flusso di
“intellettuali”, di modelli culturali e di libri, che trovò il suo raccordo
nei centri di istruzione, concorse così in modo determinante
alla formazione di un sapere omogeneo.
Il «Semideus» di Catone Sacco, Milano, A. Giuffrè, 2001 (Quaderni di «Studi Senesi», 95)
Il volume presenta l’edizione critica del trattato Semideus, composto nel terzo decennio del Quat...
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Il volume presenta l’edizione critica del trattato Semideus, composto nel terzo decennio del Quattrocento da Catone Sacco (1394 ca.-1463), a lungo professore di diritto civile nello Studio di Pavia. L’opera, strutturata in forma di dialogo e volta alla teorizzazione delle caratteristiche del perfetto principe e della migliore forma di governo, rappresenta un’importante testimonianza dell’elaborazione del pensiero politico negli anni centrali del governo di Filippo Maria Visconti. L’elemento politico che caratterizza il Semideus, cioè la teorizzazione dell’istituto monarchico come suprema forma di governo, colloca il dialogo di Sacco all’interno di un progetto culturale in evidente difesa dell’autocrazia viscontea. Le fonti di riferimento sono principalmente gli scritti di argomento politico di s. Tommaso e, impiegato con particolare frequenza, il De regimine principum di Egidio Colonna. L'edizione del testo è stata condotta sui testimoni noti, in massima parte costituiti da miscellanee di studenti di area tedesca soggiornanti a Pavia; il terzo dei tre libri che costituiscono l’opera, dedicato alla trattatistica bellica, è tràdito in un codice riccamente miniato dedicato a Filippo Maria Visconti, entrato a far parte, probabilmente nel quarto decennio del Quattrocento, del patrimonio librario della biblioteca visconteo-sforzesca di Pavia. Il saggio si sofferma in particolare sugli interessi umanistici di Sacco – documentati dall’ampia rete di contatti da lui intrecciati con esponenti di punta dell’Umanesimo italiano e qui ripercorsi lungo il rapporto dell'opera con il mondo classico e le modalità di impiego del pensiero latino e greco, le scelte operate e il grado di testualità con cui vengono utilizzate le fonti antiche – e sulla portata del suo pensiero in relazioni alla trattatistica politica del primo Quattrocento.
Studio e poteri. Università, istituzioni e cultura a Vercelli fra XIII e XIV secolo, Torino, Zamorani Editore, 2010
Studio e poteri contiene una doppia chiave di lettura: l’espressione del forte rapporto tra unive...
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Studio e poteri contiene una doppia chiave di lettura: l’espressione del forte rapporto tra università (Studium generale) e i centri di potere da un lato, e, dall’altro, l’applicazione allo studio (studere) per la realizzazione di un percorso di formazione scolastica che diventa un efficace strumento di promozione sociale e di accesso, con ruoli di primo piano, ai quadri del potere politico. La storia delle università nel medioevo legittima entrambe le interpretazioni, e non fa eccezione l’esperienza universitaria vercellese, avviatasi con la convenzione stipulata a Padova, nella primavera del 1228, tra i delegati del comune di Vercelli e i rappresentanti della corporazione degli studenti, la quale prevedeva la migratio, realizzatasi probabilmente solo parzialmente, dell’universitas scholarium. La fondazione di una università è sempre il risultato di una convergenza di aspetti culturali e di progetti politici. Gli attori del trasferimento di uno Studio dal quadrante nord-orientale della Penisola, dove alcuni Studia erano già attivi da decenni, all’Italia nord-occidentale, ancora priva di fondazioni universitarie, sono molteplici: non solo il comune di Vercelli, tra i più importanti dell’Italia settentrionale, ma anche le autorità politiche centrali (l’impero, negli anni seguenti la fondazione dell’università, e i Visconti, nell’ultima fase) e le istituzioni ecclesiastiche cittadine. Questo saggio ricostruisce l’impianto istituzionale assunto dallo Studium generale in una fase ancora sperimentale dell’organismo universitario, e il suo ruolo come centro di formazione per gli esponenti delle maggiori famiglie cittadine e della piccola nobiltà rurale e urbana – cui si aggiunsero, dalla metà del Trecento, anche le dinastie dell’antica nobiltà – che aspiravano a esercitare le professioni intellettuali, in particolare quelle giuridiche, andando in buona parte a costituire i quadri delle amministrazioni laiche ed ecclesiastiche.
ANONIMO Andrieta. MERCURINO RANZO De falso hypocrita, Firenze, SISMEL - Edizioni del Galluzzo, 2011
La commedia umanistica "De falso hypocrita", composta dal giurista e futuro funzionario di primo ...
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La commedia umanistica "De falso hypocrita", composta dal giurista e futuro funzionario di primo piano dell’amministrazione sabauda Mercurino Ranzo, venne rappresentata presso lo "Studium generale" di Pavia nell’aprile 1437.Attori di questo testo teatrale – con il quale Ranzo rielaborò con personalità la commedia Janus sacerdos, composta da un ignoto autore dieci anni prima – furono probabilmente studenti, come avvenne anche per il breve dialogo mimato "Andrieta", pressoché coevo, la cui composizione, da quanto emerge dall’analisi integrale della sua tradizione testuale, sembra da doversi attribuire alla penna di uno studente dell’Università ticinense.Questi testi, qui pubblicati per la prima volta in edizione critica, rappresentano due interessanti esempi di scrittura teatrale elaborata in ambito universitario, caratterizzata dalla ripresa degli elementi tematico-linguistici offerti dalla letteratura comica della latinità classica, innestati sulla tradizione propria della goliardia studentesca, ancora di matrice medievale. Elaborate nelle Università e progettate per un colto pubblico studentesco, queste commedie furono, per i loro risultati stilistico-lessicali, apprezzate in particolare dai giovani studenti ultramontani, i quali, durante i loro itinera italica, le inserirono nei loro quaderni di studio, insieme ad altri testi dell’Umanesimo “minore”, garantendone la sopravvivenza e la diffusione nei circoli culturali e nelle Università dell’impero.
Documenti per la storia dell’Università di Pavia nella seconda metà del ‘400, II (1456-1460), Milano, Cisalpino, 2002 (with Agostino Sottili )
Gli anni 1456-1460 sono ricchi di episodi che illustrano il complicato rapporto tra le istituzion...
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Gli anni 1456-1460 sono ricchi di episodi che illustrano il complicato rapporto tra le istituzioni universitarie e l’autorità statale. Si oscilla tra un rispetto non solo formale delle libertà accademiche e una tendenza a prevaricare, invadendo ambiti di competenza che erano di esclusivo dominio dei Rettori, dei Collegi dei dottori, del Cancelliere o dei suoi rappresentanti. Una serie di documenti illustra i rapporti della Chiesa pavese con l’Università anche se solo tramite episodi singoli, come l’assoluzione dalla scomunica di un chierico che aveva frequentato i corsi di diritto civile senza l’autorizzazione canonica o la concessione ad un sacerdote straniero di svolgere la sua attività in Pavia e nella diocesi.
In appendice al volume vengono pubblicati documenti riguardanti il periodo 1450-1455, recentemente identificati.
Insignia doctoralia. Lauree e laureati all’Università di Torino tra Quattro e Cinquecento (with Irma Naso), Torino 2008 (Storia dell’Università di Torino, 2)
«Rotulus legere debentium». Professori e cattedre all’Università di Torino nel Quattrocento, Torino, Deputazione Subalpina di Storia Patria, 2005
Cultura e devozione fra Piemonte e Provenza. Il testamento del cardinale Amedeo di Saluzzo (1362-1419), Cuneo 2007 (Marchionatus Saluciarum Monumenta. Fonti, 6)
Papers by Paolo Rosso
Le Studium principis d’une principauté alpine: l’université de Turin et les princes de la maison de Savoie au XVe siècle
In: Émilie Rosenblieh et Jacques Verger (dir.), Les universités princières en Europe au XVe siècle. Autour de la fondation de Dole (1423), Paris, Honoré Champion, 2025 (Études d’Histoire médiévale, 20), pp. 95-117.
This essay explores the main features that, since its foundation in 1404, have defined the Univer...
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This essay explores the main features that, since its foundation in 1404, have defined the University of Turin as a “princely university”: an institution established and progressively controlled by the princes of Piedmont Savoy-Achaea and, later, by the dukes of Savoy. From the outset, these rulers made the University a tool of governance, designed both to foster political consensus and to provide legal and ideological legitimacy to princely authority. Within this framework, the study examines the Studium generale privileges granted by popes and emperors, the University’s institutional dependence on the model offered by the Studium of Pavia, and the Savoyard policy on higher education—particularly the “restauratio” promoted in 1424 by Duke Amadeus VIII and the ducal charter of Louis of Savoy, which in 1436 ordered the return of the Studium to Turin after its temporary relocations to Chieri and Savigliano. Law professors were deeply integrated into the duke’s councils and into the duchy’s judicial and administrative structures. They were also involved in drafting and revising legal compilations such as the Decreta seu Statuta Sabaudiae. The most distinguished medical professors, in turn, served as ducal physicians. The doctores of the Studium also provided crucial propagandistic and ideological support to princely power through their university orations, in which humanist ideals and academic culture were fruitfully combined. Several professors from the University of Turin were later recruited by newly founded institutions, such as the University of Basel. In 1452, the jurist Ansermino Marenco of Mondovì moved to the University of Dole. His purchase of legal books in Italy in 1456 reveals the circulation of legal texts and scholarship between the Italian and Burgundian worlds, attesting both to the up-to-date nature and high quality of Marenco’s teaching and to his interest in feudal law and statutory legislation.
Il saggio affronta i principali elementi che hanno caratterizzato, sin dalle origini (1404), l’università di Torino come una università “del principe”, cioè un’istituzione voluta e sempre più controllata dai principi di Piemonte Savoia-Acaia e, successivamente, dai duchi di Savoia, che ne fecero uno strumento di governo, utile ad alimentare il consenso e a dare una legittimazione giuridica e ideologica alla politica signorile. In questa prospettiva sono stati analizzati i privilegi di Studium generale rilasciati dai pontefici e dagli imperatori: la dipendenza dal “modello” istituzionale offerto dallo Studium di Pavia; la politica universitaria dei Savoia, in particolare la «restauratio» voluta nel 1424 dal duca Amedeo VIII e il diploma ducale di Ludovico di Savoia, che, nel 1436, dispose il rientro dello Studio a Torino dopo i temporanei trasferimenti a Chieri e a Savigliano. La volontà del principe di controllare l’Università si è poi espressa nel pieno controllo signorile sul finanziamento dell’Università e nella selezione dei docenti. I professori di diritto vennero ampiamente inseriti nei consigli del duca e negli assetti giudiziari e amministrativi del ducato, nonché coinvolti nella stesura o nella revisione di compilazioni di leggi, come avvenne per i Decreta seu Statuta Sabaudie; i più famosi docenti di medicina operarono come medici ducali. Un importante supporto propagandistico e ideologico al potere principesco venne infine fornito dai doctores dello Studio con le loro orazioni universitarie, in cui si realizzò un’interessante fusione di ideali umanistici con la cultura universitaria. Diversi docenti dell’Università di Torino vennero chiamati dalle nuove fondazioni universitarie, come l’università di Basilea. Nel 1452 si spostò all’Università di Dole il professore di diritto Ansermino Marenco, di Mondovì: un acquisto di libri giuridici operato da Marenco in Italia nel 1456 rivela una circolazione di libri e di cultura giuridica tra il mondo italiano e quello borgognone, in cui si scorge l’aggiornamento e la qualità della docenza di Marenco e, insieme, il suo interesse per il diritto feudale e per la legislazione statutaria.
Prassi di controllo e di razionalizzazione nei processi di literacy tardo medievali
In: Ordine, calcolo e “ragione” nell’Italia tardo medievale. 1. Economia, giustizia e formazione, a cura di E. Maccione, S. Tognetti, Roma, Viella, 2025, pp. 407-433 (https://www.viella.it/libro/9791257010027).
Il saggio considera il progressivo affioramento di elementi di ordine e di ratio nelle pratiche d...
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Il saggio considera il progressivo affioramento di elementi di ordine e di ratio nelle pratiche di insegnamento adottate nelle scuole di base urbane nei secoli XIV-XV. Una attenzione particolare è prestata al lessico “dell’ordinamento” impiegato nei testi per la didattica – principalmente i manuali di grammatica e i glossari – al fine di razionalizzare i processi di acculturazione, specie nell’insegnamento della grammatica. Nella prassi didattica tardomedievale si coglie anche la volontà di proporre ordinati modelli etici e regole di convivenza al civis, trasmessi con il persistente ricorso a tipologie di testi della tradizione scolastica più risalente, dal forte contenuto morale, il medesimo che riscontriamo negli exempla adottati nella trattatistica grammaticale, utili anche per tradurre principi ordinatori sul piano morale. Analoghe tendenze a una maggiore chiarezza e razionalità si riscontrano nelle disposizioni delle amministrazioni comunali in materia di docenza e di “condotta” dei maestri delle scuole pubbliche, qui analizzate attraverso la statuizione comunale, le norme fissate delle corporazioni dei maestri e gli ordinamenti delle scuole comunali. Una declinazione del processo di razionalizzazione del sistema scolastico è la maggiore cura posta nell’individuazione di criteri per differenziare i diversi livelli di istruzione, che prefigura i più tardi sistemi di valutazione delle conoscenze e l’attribuzione di titoli per definire il raggiungimento dei differenti gradi scolastici, sull’esempio del gradus accademico.
The essay examines the gradual emergence of elements of order and ratio in the teaching practices adopted in urban elementary schools during the fourteenth and fifteenth centuries. Particular attention is devoted to the lexicon of “ordering” employed in didactic texts—primarily grammar manuals and glossaries—aimed at rationalizing processes of acculturation, especially in the teaching of grammar. Late medieval didactic practice also reveals the intent to offer the civis orderly ethical models and rules of coexistence, conveyed through the persistent use of textual typologies inherited from earlier scholastic traditions, marked by strong moral content—the same moral substance that we find in the exempla employed in grammatical treatises, which also served to translate principles of order onto the moral plane. Similar tendencies toward greater clarity and rationality are found in the provisions issued by communal administrations concerning the teaching and the “conduct” of masters in public schools, analyzed here through communal statutes, the regulations established by masters’ guilds, and the ordinances of municipal schools. One significant aspect of this process of rationalization of the school system is the growing attention paid to criteria for distinguishing different levels of instruction, which anticipates the later systems of knowledge assessment and the conferral of titles marking the attainment of different educational degrees, modeled on the academic gradus.
Riflessi di storia universitaria e norme di disciplinamento del clero in area subalpina da una fonte canonistica spagnola (1435 ca.)
In: «Rivista di Storia dell’Università di Torino», 14/1 (2025), pp. 1-20 (https://ojs.unito.it/index.php/RSUT/article/view/12277)
The treatise for confessors Speculum peccatoris, confessoris simul et predicatoris in materia res...
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The treatise for confessors Speculum peccatoris, confessoris simul et predicatoris in materia restitutionis seu satisfactionis, preserved in manuscript 37 of the Biblioteca de la Real Colegiata de San Isidoro de León, provides valuable insights into the social and religious history of the Subalpine region in the first half of the 15th century. The author, most likely the Spanish cleric Gómez González, gathered this information during his stay in Piedmont around 1435. This paper presents several cases of abuses committed by both laypeople and members of the clergy as described in the Speculum, with some references to the University of Turin, which during those years had been relocated to Chieri (1427–1434) and Savigliano (1434–1436).
Il trattato per confessori Speculum peccatoris, confessoris simul et predicatoris in materia restitutionis seu satisfactionis, conservato nel ms. 37 della Biblioteca de la Real Colegiata de San Isidoro de León, trasmette interessanti notizie di storia sociale e religiosa relative all’area subalpina nella prima metà del XV secolo. L’autore, molto probabilmente il chierico spagnolo Gómez González, acquisì queste informazioni durante il suo soggiorno in Piemonte, intorno al 1435. Nel presente saggio si presentano alcuni casi di abusi compiuti da laici e da membri del clero illustrati nello Speculum, con alcuni rinvii anche all’Università di Torino, che in quegli anni era stata trasferita a Chieri (1427-1434) e a Savigliano (1434-1436).
L’insegnamento della teologia nella scuola conventuale dei Predicatori in Bologna e l’istituzione dello Studium generale (1248) (specimen)
In: Domenico di Caleruega, il suo Ordine e la sua memoria da Bologna all’Occidente, a cura di V. Š. Dóci, R. Parmeggiani, Roma, Viella, 2025 (Dissertationes Historicae, 43), pp. 341-384.
This paper explores the teaching of theology within the conventual school of Bologna between the ...
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This paper explores the teaching of theology within the conventual school of Bologna between the arrival of the first fratres in the city and the commencement of the fifth generalate, that of Humbert of Romans (1254). The analysis focuses on the Dominican legislative framework regarding education, as documented in the earliest constitutions and the proceedings of general and provincial chapters. Particular emphasis is placed on the texts used and the methods of theological instruction employed by the initial community of Preachers in Bologna, first within the internal school of the church of San Niccolò delle Vigne and later at the conventual studium established at San Domenico. The elevation of the latter to the status of Studium generale in 1248 led to an increase in student enrollment and to the consolidation of teaching activities within the community, also thanks to the presence of friars who had previously gained experience in the study and teaching of canon law or the artes at Bologna before joining the Order. Moreover, the intellectual profile and library holdings of a lector at the Bolognese conventual studium are reconstructed through the examination of the inventory of Giovanni da Torino, who served as lector conventualis in Bologna between 1243 and 1254, before assuming the office of Prior of the Province of Lombardy.
Il contributo analizza l’insegnamento della teologia nella scuola conventuale bolognese negli anni compresi tra l’insediamento dei primi fratres in Bologna sino all’avvio del quinto generalato, quello di Umberto di Romans (1254). Viene considerato il quadro normativo domenicano in materia scolastica, noto attraverso le prime costituzioni e gli atti delle assemblee generali e provinciali. In particolare sono stati considerati i testi e le modalità di insegnamento della teologia presso la prima comunità di Predicatori in Bologna, dapprima nella scuola interna della chiesa di San Niccolò delle Vigne, poi nello studio conventuale in San Domenico, la cui elevazione, nel 1248, al rango di Studium generale portò a un incremento dell’afflusso di studenti e alla stabilizzazione dell’attività didattica interna alla comunità, anche con la presenza di frati che avevano già maturato esperienza nello studio e nell’insegnamento del diritto canonico o delle artes a Bologna prima di entrare nell’Ordine. L’universo librario di un lettore dello Studio conventuale bolognese è stato ricostruito attraverso lo studio dell’inventario della biblioteca di Giovanni da Torino, lector conventualis a Bologna negli anni 1243-1254, poi priore della provincia di Lombardia.
"Dantes dicit.” Notes on Dante as auctoritas in the Medieval Academic Community
In: «Humanities», 13/3, n. 85, pp. 1-20. Special Issue “In terra per le vostre scole” (Par. XXIX, 70): Dante’s Paradiso and the Medieval Academic World. Special Issue Editors: Prof. Dr. Franziska Meier and Dr. Lorenzo Dell'Oso (https://www.mdpi.com/journal/humanities/special_issues/N7S53E7F3N)
, 2024
Dante’s articulate and sometimes critical attitude towards the academic community is evident in s...
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Dante’s articulate and sometimes critical attitude towards the academic community is evident in several of his works, specifically in Paradiso. To understand the actual extent of this ‘antiacademic’ attitude, this study considers the magistri of the higher schools and the holders of university chairs to observe their position regarding the Commedia. The study aims to ascertain whether the poem was regarded as a teaching text in the 14th and 15th centuries, and particularly whether it was referred to in the textual hermeneutics practiced in lectio. The analysis examined the utilization of the Commedia within schools and universities as an authoritative text in the commentary on the canon of the auctores maiores. The inclusion of Dante’s glosses in various manuscripts recalled to provide erudite data, lexical interpretations, exempla, and sententiae, reflects the progressive integration of the poem within the academic community. This integration signifies its acknowledgment among the auctores employed in exegetical practices, a phenomenon observed across various geographical regions as evidenced by the analyzed manuscripts.
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The Commedia is a valuable repository for doctrinal material and interpretations used in commentary on Latin authors.
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Circuiti subalpini di cultura e di istruzione prossimi alla letteratura valdese medievale
In: «Carte romanze», 12/1 (2024), pp. 351-385.
The texts of the so-called medieval Waldensian literature are preserved
in a corpus of manuscrip...
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The texts of the so-called medieval Waldensian literature are preserved
in a corpus of manuscripts, of which we do not know the contexts of creation; however, some of them were certainly kept - since the early 17th century, but perhaps even in the preceding decades - in the traditional settlement areas of Alpine Waldensian communities (the present-day Waldensian Valleys). This contribution aims to illustrate the centers of culture and education active in the Waldensian Valleys and the surrounding area, where it was possible to acquire literacy in the Latin language and higher education, skills undoubtedly possessed by some of the authors of Waldensian literature. It is conceivable that in these environments, a portion of the Waldensian preachers was also formed, among whom several had previously been members of the Catholic clergy.
I testi della cosiddetta letteratura valdese medievale sono trasmessi in un corpus di manoscritti di cui non sono ancora noti gli ambiti di realizzazione, tuttavia alcuni di essi furono certamente conservati – all’inizio del XVII secolo ma forse già nei decenni precedenti – nelle tradizionali aree di insediamento del valdismo alpino (le attuali Valli Valdesi). Il presente contributo si propone di illustrare i centri di cultura e di istruzione attivi nelle Valli Valdesi e nell’area vicina, nei quali era possibile acquisire la literacy nella lingua latina e una formazione superiore, certamente posseduta da una parte degli autori della letteratura valdese. In questi ambiti è ipotizzabile che si sia formata anche una parte dei predicatori valdesi, diversi dei quali provenivano dal clero cattolico.
L’Università di Padova nella storia europea: il lascito culturale del tardo medioevo e del primo Cinquecento
In: «Archivio veneto», s. VI, 27 (2024), pp. 159-175.
Lettura, condotta insieme a Simona Negruzzo e Christian Satto, dei nove volumi che compongono la ...
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Lettura, condotta insieme a Simona Negruzzo e Christian Satto, dei nove volumi che compongono la collana "Patavina libertas. Una storia europea dell'Università di Padova (1222-2022)", Padova-Roma, Donzelli Editore-Padova University Press, 2021-2022.
Parcours de formation intellectuelle des grands officiers angevins de l’Italie nord-occidentale (1259-1382)
In: I. Mathieu, J.-M. Matz (dir.), Formations et cultures des officiers et de l’entourage des princes dans les territoires angevins (milieu XIIIe - fin XVe siècle), Roma 2019, pp. 31-61.
, 2019
Les officiers qui constituaient la cour des sénéchaux angevins de l’Italie nord-occidentale prése...
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Les officiers qui constituaient la cour des sénéchaux angevins de l’Italie nord-occidentale présentent quelquefois des profils intellectuels de haut niveau. Ils sont attestés par des cursus universitaires et par quelques données sur les bibliothèques de certains de ces personnages. Dans la présente recherche, l’importance d’une bonne culture a été évaluée à travers les stratégies de recrutement des officiers angevins. L’incidence du savoir et des compétences professionnelles ressort clairement à travers la circulation du personnel politique et la sélection des fonctionnaires destinés aux bureaux de l’administration. Les résultats sont très convaincants tant dans le domaine diplomatique que dans les services judiciaire et fiscal. Quelques-uns de ces officiers furent, en outre, impliqués directement dans l’enseignement juridique dans les studia generalia italiens, en particulier celui de Naples. Le personnel ecclésiastique assigné aux fonctions diplomatiques et gouvernementales dans la zone subalpine, composé surtout d’évêques
provenant des ordres mendiants, présente aussi des parcours intéressants de formation intellectuelle, principalement accomplie dans les studia des couvents de Provence.
Some of the officers who made up the court of the Angevin Seneschals of north-west Italy were high-level intellectuals, as documented by university courses and by the data collected on their personal libraries. The importance of culture is assessed in this research through the recruitment strategies of the Angevin officers. The impact of knowledge and professional skills is highlighted by the circulation of the political staff and by the selection of the officers assigned to administrative offices. The results are very convincing, both in the diplomatic field, as well as in the judicial and fiscal services. Some of these officers were also directly involved in legal education in the Italian studia generalia, particularly in that of Naples. The ecclesiastical personnel assigned to diplomatic and governmental functions in the sub-alpine zone, composed mainly of bishops coming from the mendicant orders, also followed interesting career paths, through vocational education training, mainly underwent in the studia of the convents of Provence.
Gli ufficiali che costituivano la curia dei siniscalchi angioini dell’Italia nord-occidentale presentano talvolta profili intellettuali di notevole levatura, documentati da percorsi di studio anche di livello universitario e dalle notizie sui loro fondi librari. In questo contributo è stata valutata l’importanza della fisionomia culturale nelle strategie di reclutamento dell’ufficialità angioina. È emersa la cospicua incidenza della formazione intellettuale sulla circolazione del personale politico e sui criteri di selezione dei funzionari da assegnare a specifici comparti del sistema di governo, come quello politico-giudiziario e fiscale; alcuni di questi ufficiali vennero inoltre direttamente coinvolti nella docenza giuridica negli studia generalia italiani, in particolare in quello di Napoli. Il personale ecclesiastico assegnato a rilevanti funzioni diplomatiche e di governo nell’area subalpina, composto soprattutto da vescovi provenienti dagli ordini Mendicanti, presenta interessanti percorsi di formazione intellettuale, in massima parte realizzati negli studia dei conventi della Provenza.
Rapporto mimetico e conflittuale con la cultura chiericale egemone
In: Storia dei valdesi. 1. Come nuovi apostoli (secc. XII-XV), a cura di Francesca Tasca, Torino, Claudiana, 2024, pp. 409-419.
Uccidere un inquisitore. Bricherasio, 9 aprile 1374
In: Storia dei valdesi. 1. Come nuovi apostoli (secc. XII-XV), a cura di Francesca Tasca, Torino, Claudiana, 2024, pp. 148-157.
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