Papa Paolo VI - Wikipedia
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Papa Paolo VI
Ritratto ufficiale, 1963
262º papa della Chiesa cattolica
Elezione
21 giugno 1963
Incoronazione
30 giugno 1963
Fine pontificato
6 agosto 1978
(15
anni e 46
giorni)
Motto
In nomine Domini
Cardinali creati
vedi
Concistori di papa Paolo VI
Predecessore
papa Giovanni XXIII
Successore
papa Giovanni Paolo I
Nome
Giovanni Battista Enrico Antonio Maria Montini
Nascita
Concesio
, 26 settembre
1897
Ordinazione sacerdotale
29 maggio 1920 dal
vescovo
Giacinto Gaggia
(poi
arcivescovo
Nomina ad arcivescovo
1º novembre 1954 da
papa Pio XII
Consacrazione ad arcivescovo
12 dicembre 1954 dal
cardinale
Eugène Tisserant
Creazione a cardinale
15 dicembre 1958 da
papa Giovanni XXIII
Morte
Castel Gandolfo
, 6 agosto
1978
(80
anni)
Sepoltura
Grotte Vaticane
Firma
Manuale
San Paolo VI
Paolo VI nel 1969
Papa
Nascita
Concesio
, 26 settembre 1897
Morte
Castel Gandolfo
, 6 agosto 1978
Venerato
da
Chiesa cattolica
Beatificazione
Piazza San Pietro
, 19 ottobre 2014 da
papa Francesco
Canonizzazione
Piazza San Pietro
, 14 ottobre 2018 da
papa Francesco
Ricorrenza
29 maggio
30 maggio
rito ambrosiano
Attributi
Stola, pastorale
Patrono
di
Concesio
Manuale
Papa
Paolo VI
, in
latino
Paulus PP. VI
(nato
Giovanni Battista Enrico Antonio Maria Montini
Concesio
26 settembre
1897
Castel Gandolfo
6 agosto
1978
), è stato il 262º
papa
della
Chiesa cattolica
vescovo di Roma
primate
d'Italia e 4º
sovrano
dello
Stato della Città del Vaticano
, oltre agli altri titoli propri del romano pontefice, dal 21 giugno 1963 fino alla morte.
Beatificato nel
2014
fu proclamato santo il 14 ottobre
2018
da
papa Francesco
Biografia
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Infanzia e formazione
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Facciata della casa dei Montini a
Concesio
, dove nacque Giovanni Battista
I tre fratelli Montini. Da sinistra: Francesco, Giovanni Battista e
Lodovico
Giovanni Battista Montini nacque il 26 settembre
1897
Concesio
, un piccolo paese all'imbocco della
Val Trompia
, a nord di
Brescia
, dove la famiglia Montini, di estrazione
borghese
, aveva una casa per le ferie estive. I genitori, l'
avvocato
Giorgio Montini
e sua moglie Giuditta Alghisi (appartenente alla piccola nobiltà rurale locale), si erano sposati nel
1895
. Era il secondo di tre figli: i suoi fratelli furono
Lodovico
avvocato
deputato
senatore della Repubblica
e Francesco (1900-1971), medico. Il padre, al momento della nascita del futuro pontefice, non esercitava la professione forense ma era impegnato come giornalista, dirigendo il quotidiano cattolico
Il Cittadino di Brescia
; fu poi nominato deputato per tre legislature nel
Partito Popolare Italiano
di don
Luigi Sturzo
. Giorgio Montini e Giuditta Alghisi morirono entrambi nel
1943
, a pochi mesi di distanza.
Venne battezzato il 30 settembre 1897, medesimo giorno in cui morì
Teresa di Lisieux
, nella
chiesa parrocchiale di Concesio
(dove ancora oggi è conservato il fonte battesimale originario). I genitori gli assegnarono cinque nomi, chiamandolo Giovanni Battista Enrico Antonio Maria Montini.
Nel
1903
venne iscritto come studente esterno (a causa della cagionevole salute) nel collegio "Cesare Arici" di
Brescia
, retto dai padri
Gesuiti
. In questa medesima scuola, frequentò fino al liceo classico, partecipando attivamente ai gruppi giovanili degli oratoriani di
Santa Maria della Pace
Nel
1907
compì il suo primo viaggio con la famiglia a
Roma
, in occasione di un'udienza privata di
papa Pio X
. Nel giugno dello stesso anno gli vennero impartiti i sacramenti della prima comunione e della
cresima
Nel
1916
ottenne la licenza presso il liceo statale "
Arnaldo da Brescia
" e nell'ottobre dello stesso anno entrò, sempre come studente esterno, nel seminario della sua città.
Dal
1918
collaborò con il periodico studentesco
La Fionda
, pubblicando numerosi articoli di notevole spessore. Scrisse, ad esempio, nei primi di novembre del
1918
«Guai a chi abusa della vita. Quando la creatrice mano di Dio delineava in un ordine meraviglioso i confini della vita, poneva altresì custode di questi confini la morte, vindice di quanti li avrebbero varcati in cerca di vita più ampia, di felicità maggiore.»
Nel
1919
entrò nella
Federazione Universitaria Cattolica Italiana
(FUCI), che raccoglieva i gruppi studenteschi universitari cattolici.
Ordinazione sacerdotale
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Giovanni Battista Montini nel 1919
Il futuro Paolo VI il giorno dell'
ordinazione presbiterale
Don Giovanni Battista Montini con
Maria De Unterrichter
Igino Righetti
Il 29 maggio
1920
ricevette l'ordinazione sacerdotale nella
cattedrale di Brescia
dal
vescovo
Giacinto Gaggia
; il giorno successivo celebrò la sua prima messa nel
Santuario di Santa Maria delle Grazie di Brescia
Nel novembre dello stesso anno si trasferì a
Roma
dove si iscrisse al corso di Filosofia alla
Pontificia Università Gregoriana
e a quello di Lettere all'Università statale. Successivamente si iscrisse anche ai corsi di
Diritto canonico
Diritto civile
. Successivamente, su richiesta di
Giuseppe Pizzardo
, viene avviato agli studi diplomatici presso la
Pontificia Accademia dei Nobili Ecclesiastici
nel 1921, collaborando tra gli altri con
Francesco Borgongini Duca
Alfredo Ottaviani
Carlo Grano
Domenico Tardini
Francis Spellman
. Iniziò così la sua collaborazione con la Segreteria di Stato, per volere di
papa Pio XI
, dovette perciò rinunciare all'esperienza parrocchiale che egli avrebbe voluto perseguire e che non sperimentò mai nella sua vita. Fu inviato a
Varsavia
per un periodo di prova di cinque mesi (giugno-ottobre 1923) come addetto alla
nunziatura apostolica
. Continuò a finanziare anche a distanza le opere della Biblioteca Morcelliana di Brescia, focalizzata nella promozione di una "cultura cristiana ispirata".
Esperienza diplomatica in Polonia
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L'unica esperienza di diplomazia estera di Montini fu al seguito dell'arcivescovo
Lorenzo Lauri
alla nunziatura apostolica di
Varsavia
, in
Polonia
, nel 1923. Come
Achille Ratti
prima di lui, Montini dovette confrontarsi con il problema del
nazionalismo
locale: "Questa forma di nazionalismo tratta gli stranieri come nemici, in particolari quelli con cui lo stato ha frontiere comuni, quasi che uno cerchi l'espansione del proprio paese a spese degli immediati vicini. Le persone crescono con un sentimento in tal guisa. La pace diventa un compromesso di transizione tra le guerre."
Quando venne richiamato a Roma fu lieto di ritornare in patria, dicendo "questo conclude un episodio della mia vita, utile certo, ma non una delle esperienze più felici che io abbia mai provato".
Quando da papa era intenzionato a fare ritorno in Polonia nell'ambito di un
pellegrinaggio
mariano, tale permesso gli venne negato dal governo comunista dell'epoca, richiesta che non poté essere invece negata al nativo
Giovanni Paolo II
qualche anno dopo.
Rientrato in
Italia
, nel
1924
conseguì tre lauree: in
filosofia
diritto canonico
diritto civile
Incarico nella FUCI
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Nell'ottobre
1925
fu nominato assistente ecclesiastico nazionale della
FUCI
. Collaborò con il presidente nazionale
Igino Righetti
, che era stato nominato nello stesso anno, e i due si trovarono ad agire in un iniziale clima di diffidenza, rasserenatosi solo col tempo, tra studenti che vedevano con sospetto la nuova dirigenza imposta forzosamente dalle gerarchie
. Montini sperimentò ben presto le resistenze opposte da alcuni ambienti della Chiesa (come i
Gesuiti
) che resero difficile il suo compito e lo portarono, nel giro di meno di otto anni, alle dimissioni. Tali resistenze originavano da divisioni ecclesiastiche non solo sul comportamenti da tenere nei confronti del
fascismo
, ma anche sugli atteggiamenti culturali e le scelte educative
Montini profuse un attivo impegno nella FUCI con un'azione di profonda riorganizzazione della Federazione. Divenne così il bersaglio privilegiato delle accuse e denunce degli ambienti ecclesiastici ostili. La situazione degenerò al punto tale da convincerlo, a malincuore, a rinunciare all'incarico. Le dimissioni, presentate in febbraio, furono accettate e formalizzate il mese successivo
. Motivò la sua scelta con la difficoltà di conciliare quel ruolo con gli impegni, in effetti sempre crescenti, in Segreteria di Stato
Nel
1931
, durante il suo lavoro nella FUCI, Montini aveva avuto l'incarico di visitare celermente
Germania
Svizzera
, per organizzare la diffusione dell'
enciclica
Non abbiamo bisogno
, nella quale
Pio XI
condannava lo scioglimento delle organizzazioni cattoliche da parte del regime fascista. Nel 1933 ebbe termine il suo impegno di essere assistente ecclesiastico nazionale della FUCI
Sostituto alla Segreteria di Stato, poi Pro-segretario
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Mons. Montini al fianco di
papa Pio XII
Il 13 dicembre
1937
Montini fu nominato sostituto della Segreteria di Stato; iniziò a lavorare strettamente al fianco del cardinale segretario di Stato
Eugenio Pacelli
. Il 10 febbraio
1939
, per un improvviso attacco cardiaco, morì
papa Pio XI
10
. Alle soglie della
seconda guerra mondiale
, Pacelli venne eletto pontefice con il nome di
Pio XII
Poche settimane dopo, Montini collaborò alla stesura del
radiomessaggio
di papa Pacelli del 24 agosto per scongiurare lo scoppio della guerra, ormai imminente, in cui furono pronunciate le famose parole:
«Nulla è perduto con la pace! Tutto può esserlo con la guerra»
Durante tutto il periodo bellico svolse un'intensa attività nell'Ufficio informazioni del
Vaticano
, occupandosi dello scambio di informazioni sui prigionieri di guerra sia civili sia militari.
In questo periodo fu l'interlocutore principale delle autonome iniziative intentate in tutta segretezza dalla principessa
Maria José di Savoia
, nuora del re
Vittorio Emanuele III
, per stringere contatti con gli americani ai fini di una pace separata. Tali iniziative, peraltro, non ebbero esito
11
Papa Pio XII
al quartiere San Lorenzo dopo il bombardamento. Mons. Montini è alla destra del papa
Il 19 luglio
1943
accompagnò
Pio XII
nella visita al
quartiere San Lorenzo
colpito dai
bombardamenti alleati
Va ricordato che terminata la guerra vi furono violentissime polemiche relative al ruolo della Chiesa, e in particolare di Pio XII, che fu accusato di aver mantenuto verso il
nazismo
un atteggiamento privo di prese di posizione, anzi sospetto di collaborazionismo. Montini fu investito solo relativamente dalla tempesta, nonostante la sua vicinanza al Papa, tenuto anche conto che, nel periodo dell'occupazione tedesca di Roma era ancora vivo il Segretario di Stato
Luigi Maglione
, al quale erano affidate le relazioni con la diplomazia germanica. Peraltro, Montini si occupò più volte e a vario titolo dell'assistenza che la Chiesa forniva ai rifugiati e agli ebrei, ai quali distribuì ripetute provvidenze economiche a nome di Pio XII. In tale periodo la Chiesa riuscì di nascosto a salvare oltre 4 000
ebrei
romani dalle deportazioni, azione che, secondo alcuni studiosi, non avrebbe potuto compiere se si fosse schierata apertamente contro gli occupanti tedeschi.
Dopo la liberazione di Roma, nell'estate del
1944
Montini, alla morte del cardinale Maglione, assunse la carica di Pro-segretario di Stato, insieme a
Domenico Tardini
(futuro segretario di Stato di
Giovanni XXIII
), e si trovò a lavorare ancor più a stretto contatto con
Pio XII
Al termine della seconda guerra mondiale, Montini fu in piena attività per salvaguardare il mondo cattolico nello scontro con la diffusione delle
idee marxiste
; ma in modo meno aggressivo rispetto a molti altri esponenti
12
. Nelle elezioni amministrative del
1952
non fece mancare il suo appoggio a uno dei politici che stimava di più,
Alcide De Gasperi
Il 29 novembre 1952 Pio XII suddivise le funzioni dei due pro-segretari di Stato affidando a Montini gli affari ordinari e a Tardini quelli straordinari.
Arcivescovo di Milano
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Mons. Montini bacia il suolo milanese il giorno del suo ingresso in arcidiocesi (6 gennaio
1955
Il 1º novembre
1954
, dopo la morte di
Alfredo Ildefonso Schuster
Pio XII
lo nominò
arcivescovo di Milano
. A molti questo parve un allontanamento dalla
Curia romana
, perché improvvisamente Montini venne estromesso dalla Segreteria di Stato e assegnato all'arcidiocesi ambrosiana per precise disposizioni di papa Pacelli
13
Non esistono dati storicamente certi per interpretare questa decisione del Pontefice; ci fu chi parlò di “esilio” dalla Santa Sede, dando dunque una connotazione negativa alle disposizioni di papa Pacelli, però questa ipotesi non è l'unica né la più attendibile: il filosofo
Jean Guitton
ne parla in altri termini, sostenendo che la nuova missione che veniva affidata a Montini doveva essere una sorta di prova per verificare la sua forza e il suo carattere pastorale.
Montini fu consacrato vescovo il 12 dicembre nella
basilica di San Pietro in Vaticano
dal cardinale
Eugène Tisserant
, co-consacranti
Giacinto Tredici
, vescovo di Brescia e Domenico Bernareggi, vicario capitolare di Milano. Il 6 gennaio
1955
prese possesso
dell'arcidiocesi.
Come arcivescovo di Milano seppe risollevare le precarie sorti della Chiesa lombarda in un momento storico difficilissimo, in cui emergevano i problemi economici della ricostruzione, l'immigrazione dal sud, il diffondersi dell'
ateismo
e del
marxismo
all'interno del mondo del lavoro.
Mons. Giovanni Battista Montini con un bambino
Nei primi mesi del suo episcopato a Milano, esperienza che lo formò e lo segnò profondamente, Montini mostrò grande interesse per le condizioni dei lavoratori e personalmente si preoccupò di contattare unioni e associazioni nel campo oltre a tenere conferenze e relazioni sul tema. Credendo che le chiese non fossero solo strutture architettoniche ma che necessitassero di un vero corpo dato dalle anime che le animano, iniziò la costruzione di oltre 100 nuovi luoghi di culto nella regione.
14
A Milano disse più volte di considerarsi un liberale, chiedendo con forza ai cattolici di non amare unicamente quanti abbracciavano la loro fede, ma anche gli scismatici, i protestanti, gli anglicani, gli indifferenti, i musulmani, i pagani, gli atei.
15
Intraprese a questo scopo delle relazioni amichevoli con un gruppo di chierici anglicani in visita alla cattedrale milanese nel
1957
e continuò poi una fitta corrispondenza con
Geoffrey Francis Fisher
arcivescovo di Canterbury
16
L'arcivescovo Montini in
Piazza del Duomo
Milano
Durante il periodo di reggenza della cattedra episcopale milanese, Montini divenne noto come uno dei membri più progressisti della gerarchia cattolica. L'arcivescovo intraprese nuovi metodi per la cura pastorale che a sua detta erano necessari per un'accurata riforma. Utilizzò la propria autorità per assicurarsi che le riforme liturgiche volute da
Pio XII
fossero portate a compimento anche a livello locale anche attraverso mezzi di comunicazione nuovi per l'epoca: grandi manifesti affissi per le vie di Milano e provincia annunciarono la cosiddetta "Grande missione di Milano": 1 000 voci avrebbero parlato al popolo dal 10 al 24 novembre 1957, coinvolgendo così circa 300 religiosi, 83 preti, 18 vescovi, oltre a diversi cardinali e laici che tennero circa 7 000 omelie durante quel periodo in 302 sedi di predicazione; non solo nelle chiese, ma anche in fabbriche, case, cortili, scuole, uffici, caserme, ospedali, alberghi e altri luoghi pubblici
17
18
. Fra le sedi di predicazione meno scontate c'erano la
Scala
, la
Borsa
, il
Rotary
e il Circolo della Stampa
19
. Come predicatori l'arcivescovo aveva chiamato anche sacerdoti all'epoca discussi, da
don Primo Mazzolari
don Divo Barsotti
, da
padre Turoldo
padre Balducci
, da
padre Fabbretti
padre Bevilacqua
padre De Piaz
20
L'obiettivo era quello di reintrodurre la fede in una città che a causa di molti eventi e del relativismo moderno aveva perso il senso della religione. L'arcivescovo disse a tal proposito "Se solo noi potessimo dire Padre Nostro sapendo cosa significhi, noi capiremmo dunque la fede cristiana."
21
Se la grande missione da lui avviata non trovò completo sviluppo, seppe tuttavia coinvolgere forze economiche di rilievo a vantaggio della
Chiesa
; cercò il dialogo e la conciliazione con tutte le forze sociali e avviò una vera e propria cristianizzazione delle fasce lavoratrici, soprattutto attraverso le Associazioni cristiane dei lavoratori italiani (
ACLI
); e questo gli garantì notevoli simpatie.
Pio XII
convocò a Roma nell'ottobre del 1957 l'arcivescovo Montini perché questi gli riferisse di tale sua nuova attività; fu quella l'occasione, per il prelato milanese, di presentare al pontefice il Secondo Congresso Mondiale per l'Apostolato Laico. Già come vice-segretario di Stato, aveva lavorato infatti all'unificazione delle organizzazioni del mondo laicale in 58 nazioni, rappresentanti 42 organizzazioni nazionali. "Apostolato - scriveva Montini a tal proposito - significa amore. Noi ameremo tutti, specialmente quanti hanno bisogno di aiuto... Ameremo il nostro tempo, la nostra tecnologia, la nostra arte, i nostri sport, il nostro mondo."
22
Nomina a cardinale
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Stemma cardinalizio di Giovanni Battista Montini
Il cardinale Montini parla ai fedeli riuniti nella
chiesa di San Carlo al Lazzaretto
, a Milano, il 6 novembre 1959
Montini all'inaugurazione della nuova sede della
RAS
, Milano, 1962. Foto di
Paolo Monti
Dopo la morte di
Pio XII
, il
conclave
elesse papa, il 28 ottobre
1958
, l'anziano
patriarca di Venezia
Angelo Giuseppe Roncalli
, il quale aveva grande stima di Montini (fra i due vi era una consolidata amicizia fin dal
1925
), tanto che lo inviò in molte parti del mondo a rappresentare il papa. Quando ancora era a Venezia, Roncalli scherzava con i familiari, dicendo: "Ora resterebbe solo il papato, ma il prossimo papa sarà l'arcivescovo di Milano", segno della stima che provava per Montini e del fatto che si aspettava che Pio XII lo nominasse cardinale; papa Pacelli, tuttavia, morì prima. Alla vigilia del conclave che lo avrebbe eletto, Roncalli disse al suo segretario
Loris Francesco Capovilla
: "Se ci fosse stato Montini, non avrei avuto una sola esitazione, il mio voto sarebbe stato per lui"
23
Montini fu il primo
cardinale
creato da
Giovanni XXIII
, nel Concistoro del 15 dicembre
1958
. Avevano avuto stretti rapporti di collaborazione quando erano entrambi arcivescovi, come testimonia una lettera inviata da Roncalli a Montini nel giorno della sua consacrazione episcopale:
«Compiremo insieme il
sacramentum voluntatis Christi
di
san Paolo
Efesini
1,9-10
24
). Esso impone l'adorazione della croce, ma ci riserba, accanto ad essa, una sorgente di ineffabili consolazioni anche per quaggiù, finché ci durerà la vita e il mandato pastorale. Cara e venerata Eccellenza, non so dire di più. Ma ciò che manca ad un più diffuso eloquio, Ella me lo legga nel cuore»
(Lettera di Roncalli a Montini, 12 dicembre
1954
Come cardinale, Montini viaggiò in Africa (1962), dove visitò il
Ghana
, il
Sudan
, il
Kenya
, il
Congo
, la
Rhodesia
, il
Sudafrica
e la
Nigeria
. Di ritorno da questa esperienza, Giovanni XXIII gli diede udienza privata per fargli rendere conto di quanto visto, con un dialogo che durò diverse ore. Nel 1960 viaggiò in
Brasile
Stati Uniti
(toccando tappe importanti come
New York
Washington
Chicago
, l'
Università di Notre Dame
in Indiana,
Boston
Filadelfia
Baltimora
). Durante questo periodo prese per abitudine anche di trascorrere le vacanze nell'
Abbazia di Engelberg
, uno sperduto monastero benedettino in
Svizzera
25
26
Il breve ma intenso pontificato di
Giovanni XXIII
vide Montini attivamente coinvolto, soprattutto come membro della commissione preparatoria del
Concilio Vaticano II
, aperto con una solenne celebrazione l'11 ottobre
1962
. Il Concilio però si interruppe il 3 giugno
1963
per la morte di papa Roncalli, malato da qualche mese.
Conclave del 1963 ed elezione a pontefice
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Lo stesso argomento in dettaglio:
Conclave del 1963
Blasonatura dello stemma
Di rosso, al monte di sei cime uscente dalla punta, sormontato da tre gigli disposti uno e due, il tutto d'argento
30 giugno
1963
: il cardinale
Alfredo Ottaviani
incorona Sommo Pontefice Paolo VI
Paolo VI al
Concilio Vaticano II
. Foto di
Lothar Wolleh
La tiara dell'incoronazione di Paolo VI, ora a
Washington
nella
basilica dell'Immacolata Concezione
Dopo il decesso di papa Giovanni XXIII, Montini era visto fin dall'inizio come il suo più probabile successore per via dei suoi stretti legami con i due papi predecessori, per il suo retroterra nell'attività pastorale e amministrativa e per la sua cultura e determinazione.
27
Giovanni XXIII, che era giunto al Vaticano all'età di 76 anni, si era sentito sempre fuori posto negli ambienti professionali della
Curia romana
del tempo; il sessantacinquenne Montini, al contrario, conosceva bene i lavori interni all'amministrazione della curia stessa, avendovi preso parte.
L'arcivescovo di Milano non veniva identificato né come una personalità di sinistra né come una personalità di destra, né era visto come un riformatore radicale, a differenza di altri cardinali papabili, come il progressista
Giacomo Lercaro
, di
Bologna
, o il conservatore
Giuseppe Siri
, di
Genova
. Per tali motivi era percepito come la persona più adatta per continuare il
Concilio Vaticano II
, i cui lavori erano già stati intrapresi sotto il pontificato di Giovanni XXIII.
Montini venne eletto papa al sesto ballottaggio del conclave, il 21 giugno, e scelse il nome di Paolo VI. Quando il decano del Collegio dei Cardinali
Eugène Tisserant
gli chiese se accettasse o meno la sua elezione, Montini accettò dicendo
"Accepto, in nomine Domini"
("Accetto, in nome del Signore"). Era l'epilogo di un travagliato conclave che aveva visto intervenire il cardinale
Gustavo Testa
, il quale aveva perso la calma ed aveva chiesto energicamente agli oppositori di Montini di non cercare più di contrastare la sua imminente elezione.
28
Quando la fumata bianca emerse dal camino della Cappella Sistina alle 11:22, il cardinale
Alfredo Ottaviani
, nel ruolo di
Protodiacono
, annunciò l'elezione di Montini. Il nuovo papa apparve alla loggia centrale della
Basilica di San Pietro
, impartendo la tradizionale benedizione
Urbi et Orbi
. L'incoronazione si svolse in
piazza San Pietro
la sera di domenica 30 giugno.
Due giorni dopo la sua elezione, ricevette la visita di
John Fitzgerald Kennedy
29
, il primo presidente cattolico degli
Stati Uniti
, che stava effettuando un viaggio nelle capitali europee, occasione in cui svolse anche la famosa visita a
Berlino
. Il colloquio nella biblioteca privata tra il neoeletto pontefice e il presidente Kennedy durò quasi quaranta minuti e si svolse interamente in inglese, rendendo non necessario l'ausilio di alcun interprete
29
Paolo VI incontrò subito i sacerdoti della sua nuova diocesi. Egli spiegò loro come a Milano egli avesse iniziato il dialogo con il mondo moderno e chiese loro di prendere contatto con tutte le persone che avessero incontrato nella loro vita. Sei giorni dopo la sua elezione egli annunciò per questo scopo la riapertura del concilio, prevista già per il 29 settembre 1963. In un messaggio radio al mondo, Paolo VI richiamò alcune delle virtù dei suoi predecessori, la forza di
Pio XI
, la saggezza e l'intelligenza di
Pio XII
nonché l'amore di
Giovanni XXIII
. Tra i suoi obiettivi per dialogare con il mondo pose anche la riforma del
diritto canonico
e il miglioramento della pace sociale e della giustizia nel mondo. L'unità della cristianità fu uno dei suoi principali impegni come pontefice.
Uomo mite e riservato, dotato di vasta erudizione e, allo stesso tempo, profondamente legato a un'intensa vita spirituale, seppe proseguire il percorso innovativo iniziato da
Giovanni XXIII
, consentendo una riuscita prosecuzione del
Concilio Vaticano II
Davanti a una realtà sociale che tendeva sempre più a separarsi dalla spiritualità, che andava progressivamente
secolarizzandosi
, e di fronte a un difficile rapporto Chiesa-mondo, Paolo VI indicò le vie della fede e dell'umanità attraverso le quali è possibile avviare una solidale collaborazione verso il bene comune. A tal proposito, significativo fu il suo impegno in ambito umanitario: a soli venti giorni dall'elezione al Soglio pontificio diede avvio, con la collaborazione di
Adele Pignatelli
e, in seguito, di
Luisa Guidotti Mistrali
, alla missione dell'Associazione Femminile Medico-Missionaria (la cui fondazione era stata da lui stesso incoraggiata) a
Chirundu
, in
Africa
. Un anno prima si era recato personalmente sul posto per stabilire la costruzione di un ospedale missionario, il quale oggi porta il suo nome.
Non fu facile mantenere l'unità della
Chiesa cattolica
, mentre da una parte gli ultratradizionalisti lo attaccavano accusandolo di aperture eccessive, se non addirittura di
modernismo
, e dall'altra parte i settori ecclesiastici più vicini alle idee socialiste lo accusavano d'immobilismo.
Di grande rilievo fu la sua scelta di rinunciare, nel
1964
, all'uso della
tiara
papale, mettendola in vendita per aiutare, con il ricavato, i più bisognosi. Il cardinale
Francis Joseph Spellman
arcivescovo di New York
, la acquistò con una sottoscrizione che superò il milione di dollari, e da allora è conservata nella
basilica dell'Immacolata Concezione
di
Washington
Particolarmente significativo fu il suo primo viaggio, in
Terra santa
nel gennaio 1964. Per la prima volta un pontefice viaggiò in aereo e tornava nei luoghi della vita di
Cristo
. Durante il viaggio indossò la
Croce pettorale di San Gregorio Magno
, conservata nel
Duomo di Monza
In occasione di questa visita Montini abbracciò il patriarca ortodosso di Costantinopoli
Atenagora I
, recatosi anch'egli in Palestina appositamente per questo incontro.
Il colloquio
30
portò a un riavvicinamento tra le due Chiese
scismatiche
, suggellato con la
Dichiarazione comune cattolico-ortodossa del 1965
Completamento del Concilio Vaticano II
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Lo stesso argomento in dettaglio:
Concilio Vaticano II
Paolo VI, sulla
sedia gestatoria
, al termine dell'ultima sessione del
Concilio Vaticano II
L'apertura della seconda sessione del Concilio Vaticano II
Seguendo il suo predecessore
Sant'Ambrogio
di Milano, papa Paolo VI nominò Maria quale Madre Universale della Chiesa durante il Concilio Vaticano II
Paolo VI sostenne l'attività del cardinale
Augustin Bea
, noto ecumenista nel Concilio Vaticano II
Paolo VI decise di continuare il
Concilio Vaticano II
(si noti che il diritto canonico prevede la sospensione dei lavori di un concilio in caso di cessazione dalla carica del papa e lascia la scelta di riavviarli o meno a discrezione del successore) e lo portò a compimento nel 1965. Lo guidò con grande capacità di mediazione, garantendo la solidità dottrinale cattolica in un periodo di rivolgimenti ideologici e aprendo fortemente verso i temi del Terzo mondo e della pace. Confrontandosi con conflitti, interpretazioni e controversie, egli condusse personalmente i lavori e raggiunse diversi obiettivi.
Durante il Concilio Vaticano II, i padri conciliari e quanti seguirono le mosse del cardinale
Augustin Bea
, presidente del Segretariato per l'Unità dei Cristiani, ottennero il pieno supporto di Paolo VI nel tentativo di assicurare che il linguaggio del Concilio apparisse amichevole e sensibile anche ad altre confessioni religiose cristiane non cattoliche come i protestanti o gli ortodossi, che seguendo l'esempio di
papa Giovanni XXIII
invitò in rappresentanza a ogni sessione. Bea venne inoltre direttamente coinvolto nel passaggio del
Nostra aetate
, che regolò le relazioni della Chiesa con la religione ebraica.
Con la riapertura del Concilio, il 29 settembre 1963 (seconda sessione), Paolo VI evidenziò quattro priorità chiave per i padri conciliari:
Una migliore comprensione della Chiesa cattolica;
Riforme della Chiesa;
Avanzamento nell'unità della cristianità;
Dialogo con il mondo.
Il Papa ricordò ai padri conciliari che solo alcuni anni prima Pio XII aveva emesso l'enciclica
Mystici Corporis Christi
sul corpo mistico di Cristo. Egli chiese dunque a loro non di ripetere o creare nuove definizioni dogmatiche, ma di spiegare in parole semplici come la Chiesa vede sé stessa. Ringraziò pubblicamente i rappresentanti delle altre comunità della Chiesa e domandò perdono per le divisioni che la Chiesa cattolica aveva creato nei secoli. Sottolineò anche come molti vescovi orientali non potessero prendere parte ai lavori del Concilio, perché non avevano ottenuto il permesso da parte dei loro governi.
Paolo VI aprì la terza sessione del Concilio il 14 settembre 1964 con un discorso ai padri conciliari ribadendo l'importanza del testo finale del Concilio come linea guida della Chiesa stessa.
Quando il Concilio discusse del ruolo dei vescovi nel papato, Paolo VI inviò una
Nota Praevia
confermando il primato del papato sui vescovi, un passo che da alcuni venne giudicato come un'interferenza nei lavori del Concilio. I vescovi americani fecero pressione per la libertà religiosa, ma Paolo VI ribadì queste condizioni per un perfetto ecumenismo. Il papa concluse la sessione il 21 novembre 1964, con il pronunciamento formale di Maria come Madre della Chiesa.
Secondo Paolo VI, "il più importante e rappresentativo dei proponimenti del Concilio" era la chiamata universale alla santità:
31
"tutti i fedeli in Cristo di qualsiasi rango o status, sono chiamati alla pienezza della vita cristiana ed alla perfezione della carità; con questo la santità è può essere promossa nella società della terra."
Questo insegnamento è tra l'altro uno dei cardini della
Lumen Gentium
, la costituzione dogmatica sulla Chiesa, promulgata dallo stesso Paolo VI il 21 novembre 1964.
Il 27 marzo 1965 Paolo VI, in presenza di mons.
Angelo Dell'Acqua
, lesse il contenuto di una busta sigillata, che in seguito rinviò all'Archivio del Sant'Uffizio con la decisione di non pubblicare il contenuto. In questa lettera era scritto il
Terzo segreto di Fátima
"Anello del Concilio", 6 dicembre 1965: Paolo VI offre un anello aureo semplice ai Padri conciliari: Cristo, Pietro e Paolo sotto la Croce
Durante tutto il suo pontificato, la tensione tra il
primato papale
e la
collegialità episcopale
rimase fonte di dissenso. Il 14 settembre
1965
, anche per effetto dei risultati conciliari, Paolo VI annunciò la convocazione del
Sinodo dei vescovi
, come istituzione permanente della chiesa e corpo consigliante del pontefice. Escluse però dall'ambito di questo nuovo organismo la trattazione di quei problemi riservati al papa, dei quali apprestò una ridefinizione. Vennero tenuti subito diversi incontri durante il suo pontificato, alcuni memorabili, come ad esempio il Sinodo dei vescovi per l'
evangelizzazione
del mondo moderno, iniziato il 9 settembre 1974.
Tra la terza e la quarta sessione, il papa annunciò delle riforme imminenti nelle aree della curia romana, una revisione del diritto canonico, la regolamentazione dei matrimoni misti che coinvolgevano diverse fedi, il tema del controllo delle nascite. Aprì l'ultima sessione del concilio concelebrando con i vescovi provenienti da quei paesi dove la Chiesa era all'epoca ancora perseguitata.
Durante l'ultima fase del Concilio, Paolo VI annunciò l'apertura dei processi di canonizzazione dei suoi due immediati predecessori, papa Pio XII e papa Giovanni XXIII. Il 7 dicembre
1965
fu letta, nell'ambito del
Concilio Vaticano II
, la
Dichiarazione comune cattolico-ortodossa
che revocava le reciproche scomuniche tra le due confessioni, al fine di una riconciliazione tra la Chiesa romana e la
Chiesa ortodossa
. Il concilio venne concluso il giorno dopo, 8 dicembre 1965, festa dell'
Immacolata Concezione
Riforme postconciliari
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Concluso il Concilio l'8 dicembre
1965
, si aprì però un periodo difficilissimo per la
Chiesa cattolica
, che si trovò in un periodo storico e culturale di forte antagonismo tra i difensori di un cattolicesimo tradizionale che attaccavano gli innovatori accusandoli di diffusione di ideologie
marxiste
laiciste
anticlericali
. La stessa società civile era attraversata da forti scontri e contrasti politici e sociali, che sfoceranno nel
sessantotto
in quasi tutto il mondo occidentale. Celebre in questo senso la frase del papa: «Aspettavamo la primavera, ed è venuta la tempesta».
Nel
1966
Paolo VI abolì, dopo quattro secoli, l'
indice dei libri proibiti
. A
Natale
celebrò la Messa a
Firenze
, ancora scossa dall'
alluvione del 4 novembre
, definendo il
Crocifisso
di
Cimabue
«la vittima più illustre». Nel
1967
annunciò l'istituzione della
Giornata mondiale della pace
, che si celebrò la prima volta il 1º gennaio
1968
32
Il tema del
celibato sacerdotale
, sottratto al dibattito della quarta sessione del concilio, divenne oggetto di una sua specifica enciclica, la
Sacerdotalis Caelibatus
del 24 giugno
1967
, nella quale papa Montini riconfermò quanto decretato in merito dal
Concilio di Trento
Paolo VI rivoluzionò le elezioni papali e stabilì che a 80 anni i cardinali perdessero il diritto di voto nei conclavi.
Nell'
Ecclesiae Sanctae
, il suo
motu proprio
del 6 agosto 1966, invitò tutti i vescovi a considerare la possibilità del pensionamento dopo il compimento del settantacinquesimo anno di età.
33
Questa richiesta venne estesa anche a tutti i cardinali della Chiesa cattolica il 21 novembre 1970. Con queste due stipulazioni il papa assicurò un continuo ricambio generazionale di vescovi e cardinali e perseguì una maggiore internazionalizzazione della curia romana, sfruttando i posti rimasti vacanti da coloro che erano costretti a ritirarsi per raggiunti limiti di età.
Paolo VI conosceva bene la curia romana, avendovi lavorato dal 1922 al 1954. Egli decise dunque di condurre le proprie riforme passo dopo passo, anziché di getto. Il 1º marzo 1968, promosse una regolamentazione della curia, processo già iniziato da Pio XII e continuato da Giovanni XXIII. Il 28 marzo, con la
Pontificalis Domus
, e con altre costituzioni apostoliche negli anni successivi, rinnovò l'intera curia, riducendo la burocrazia.
34
Nel 1968, col
motu proprio
Pontificalis Domus
, abolì molte delle vecchie funzioni della nobiltà romana alla corte papale, con l'eccezione dei ruoli dei
principi assistenti al Soglio pontificio
. Abolì inoltre la
Guardia Palatina
e la
Guardia nobile
: la
Guardia Svizzera
restò l'unico corpo militare in Vaticano.
1968: Enciclica
Humanae Vitae
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Lo stesso argomento in dettaglio:
Humanae Vitae
Paolo VI bacia un
Gesù bambino
durante la notte di Natale
Una delle questioni più rilevanti, per la quale papa Montini stesso dichiarò di non aver mai sentito così pesanti gli oneri del suo alto ufficio, fu quella della
contraccezione
, con la quale si precludeva alla vita coniugale la finalità della
procreazione
Tali questioni furono trattate nella
Humanae Vitae
del 25 luglio
1968
, la sua ultima enciclica. Il dibattito lacerante che si innestò nella società civile su queste posizioni, in un'epoca in cui il
cattolicesimo
vedeva sorgere fra i fedeli dei
distinguo
di laicismo, appannò la sua autorevolezza nei rapporti con il mondo laico. In tale frangente i suoi critici gli affibbiarono il nomignolo di
Paolo Mesto
senza
fonte
Il Pontefice non poté mettere in disparte il problema, e per la sua gravità destinò al proprio personale giudizio lo studio di tutte le implicazioni di tipo morale legate a tale argomento.
Per avere un quadro completo, decise di avvalersi dell'ausilio di una Commissione di studio, istituita in precedenza da
papa Giovanni XXIII
, che egli ampliò.
La decisione era molto onerosa, soprattutto perché alcuni misero in dubbio la competenza della Chiesa su temi non strettamente legati alla dottrina religiosa. Tuttavia il Papa ribatté a queste critiche, che il
Magistero
ha facoltà d'intervento, oltre che sulla legge morale evangelica, anche su quella naturale: quindi la Chiesa doveva necessariamente prendere una posizione in merito.
Buona parte della Commissione di studio si mostrò a favore della "pillola cattolica" (come venne soprannominata), ma una parte di essa non condivise questa scelta, ritenendo che l'utilizzo degli
anticoncezionali
violasse la legge morale, poiché, attraverso il loro impiego, la coppia scindeva la dimensione unitiva da quella procreativa.
Paolo VI appoggiò questa posizione e, riconfermando quanto aveva già dichiarato
papa Pio XI
nell'enciclica
Casti Connubii
, decretò illecito per gli sposi cattolici l'utilizzo degli anticoncezionali di natura chimica o artificiale:
«Richiamando gli uomini all'osservanza delle norme della legge naturale, interpretata dalla sua costante dottrina, la Chiesa insegna che qualsiasi atto matrimoniale deve rimanere aperto alla trasmissione della vita. [...] In conformità con questi principi fondamentali della visione umana e cristiana sul
matrimonio
, dobbiamo ancora una volta dichiarare che è assolutamente da escludere, come via lecita per la regolazione delle nascite, l'interruzione diretta del processo generativo già iniziato, e soprattutto l'
aborto
diretto, anche se procurato per ragioni terapeutiche. È parimenti da condannare, come il magistero della Chiesa ha più volte dichiarato, la
sterilizzazione
diretta, sia perpetua che temporanea, tanto dell'uomo che della donna. È altresì esclusa ogni azione che, o in previsione dell'atto coniugale, o nel suo compimento, o nello sviluppo delle sue conseguenze naturali, si proponga, come scopo o come mezzo, di impedire la procreazione.»
(Paolo VI,
Humanae vitae
Ma nella stessa, nel paragrafo
Paternità responsabile
, si dice:
«In rapporto alle condizioni fisiche, economiche, psicologiche e sociali, la paternità responsabile si esercita, sia con la deliberazione ponderata e generosa di far crescere una famiglia numerosa, sia con la decisione, presa per gravi motivi e nel rispetto della legge morale, di evitare temporaneamente od anche a tempo indeterminato, una nuova nascita. Paternità responsabile comporta ancora e soprattutto un più profondo rapporto all'ordine morale chiamato oggettivo, stabilito da Dio e di cui la retta coscienza è vera interprete.»
Questa decisione di papa Montini ricevette molte critiche. Tuttavia, Paolo VI non ritrattò mai il contenuto dell'enciclica, motivando in questi termini a
Jean Guitton
le proprie ragioni:
«Noi portiamo il peso dell'umanità presente e futura. Bisogna pur comprendere che, se l'uomo accetta di dissociare nell'amore il piacere dalla procreazione (e certamente oggi lo si può dissociare facilmente), se dunque si può prendere a parte il piacere, come si prende una tazza di caffè, se la donna sistemando un apparecchio o prendendo "una medicina" diventa per l'uomo un oggetto, uno strumento, al di fuori della spontaneità, delle tenerezze e delle delicatezze dell'amore, allora non si comprende perché questo modo di procedere (consentito nel matrimonio) sia proibito fuori dal matrimonio. La Chiesa di Cristo, che noi rappresentiamo su questa terra, se cessasse di subordinare il piacere all'amore e l'amore alla procreazione, favorirebbe una snaturazione erotica dell'umanità, che avrebbe per legge soltanto il piacere.»
(Jean Guitton,
Paolo VI segreto
Paolo VI non mancò di smentire quelle posizioni che volevano attribuire al suo operato un tono dubbioso, amletico o malinconico, asserendo che:
«È contrario al genio del cattolicesimo, al regno di Dio, indugiare nel dubbio e nell'incertezza circa la dottrina della fede»
Riforma liturgica
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Lo stesso argomento in dettaglio:
Riforma liturgica del rito romano § La riforma del Concilio Vaticano II
La
riforma della liturgia
nel corso del XX secolo era stata uno dei punti cardine fortemente voluti già da Pio XII nella sua enciclica
Mediator Dei
. Nel 1951 e nel 1955, i riti della
Settimana santa
erano stati sottoposti a revisione. Durante il pontificato di Pio XII, fu permesso l'uso della lingua volgare nei battesimi, nei funerali e in altri eventi. Il Concilio Vaticano II, non apportò modifiche al
Messale Romano
, ma nella costituzione
Sacrosanctum Concilium
richiese una «riforma generale»
35
Paolo VI celebra la messa in occasione della giornata missionaria mondiale nel 1971
Nella suddetta costituzione, i padri tracciarono i principi generali della riforma: in essa si chiedeva che fossero tolte le duplicazioni presenti nei riti, fosse introdotto un numero maggiore di brani scritturali e una qualche forma di "preghiera dei fedeli",
36
Si chiedeva: "L'uso della lingua latina, salvo diritti particolari, sia conservato nei riti latini. Dato però che, sia nella messa che nell'amministrazione dei sacramenti, sia in altre parti della liturgia, non di rado l'uso della lingua nazionale può riuscire di grande utilità per il popolo, si conceda alla lingua nazionale una parte più ampia, specialmente nelle letture e nelle ammonizioni, in alcune preghiere e canti". E si affidava "alla competente autorità ecclesiastica territoriale" (la
conferenza episcopale
) la decisione "circa l'ammissione e l'estensione della lingua nazionale".
37
Riguardo alla musica liturgica, si dichiarò: "La Chiesa riconosce il
canto gregoriano
come canto proprio della liturgia romana; perciò nelle azioni liturgiche, a parità di condizioni, gli si riservi il posto principale. Gli altri generi di musica sacra, e specialmente la
polifonia
, non si escludono affatto dalla celebrazione dei divini uffici, purché rispondano allo spirito dell'azione liturgica, a norma dell'art. 30" (articolo che riguarda la partecipazione attiva dei fedeli).
38
La notte di
Natale
del
1968
Paolo VI si recò a
Taranto
e celebrò la messa di mezzanotte nelle
acciaierie dell'Italsider
: fu la prima volta che la messa di Natale venne celebrata in un impianto industriale (evento documentato dal breve filmato di
Franco Morabito
intitolato
L'acciaio di Natale
39
). Con questo gesto il pontefice volle rilanciare l'amicizia tra Chiesa e mondo del lavoro in tempi difficili.
Nella costituzione conciliare
Sacrosanctum Concilium
il Concilio Vaticano II aveva chiesto al Papa di rivedere le norme e i testi liiturgici del rito romano. Fra le revisioni da lui compiute ci sono stati:
i riti dell'ordinazione di un diacono, un sacerdote e un vescovo
40
41
(18 giugno 1968);
il
Calendario romano generale
42
43
(14 febbraio 1969);
il
Messale Romano rinnovato a norma del decreto del Concilio Ecumenico Vaticano II
44
45
(3 aprile 1969);
il rito del battesimo dei bambini
46
(15 maggio 1969);
il rito funebre
47
(15 agosto 1969);
il rito della professione di una religiosa
48
(2 febbraio 1970);
la
Liturgia Horarum
, in successione al
Breviarium Romanum
49
50
(1º novembre 1970);
il rito del sacramento della
cresima
51
52
(15 agosto 1971);
la disciplina della prima tonsura, degli ordini minori e del suddiaconato
53
54
(15 agosto 1972);
il rito dell'
unzione degli infermi
55
56
(30 novembre 1972).
Attentato
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Il 27 novembre
1970
, nel corso del viaggio nel
Sud-est asiatico
, appena atterrato all'aeroporto di
Manila
, capitale delle
Filippine
, il pontefice fu vittima di un attentato da parte del pittore
boliviano
Benjamín Mendoza y Amor Flores
, il quale si scagliò contro Paolo VI brandendo un
kriss
e riuscì a ferirlo al costato, per poi essere bloccato dal pronto intervento del segretario personale
Pasquale Macchi
, che evitò il peggio
57
Le due magliette insanguinate indossate dal Papa al momento dell'attentato sono conservate in due reliquiari realizzati dalla scuola di arte sacra
Beato Angelico
di
Milano
e sono state donate una all'
arcidiocesi di Milano
e l'altra a quella di
Brescia
, la quale è stata esposta durante la cerimonia della sua beatificazione
58
59
60
Nella
cattedrale
di
Manila
è conservata la croce astile (opera dello scultore
Felice Mina
) dono di Sua Santità in segno di riconoscimento.
Ultimi anni di pontificato
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Paolo VI in visita a
Venezia
nel
1972
con il
patriarca
Albino Luciani
(poi divenuto pontefice con il nome di Giovanni Paolo I). Da notare la
stola
papale posta sulle spalle del patriarca da Paolo VI poco prima
Paolo VI nel 1977
Il 4 ottobre 1970 Paolo VI proclamò
dottore della Chiesa
santa Caterina da Siena
, prima donna nella storia della Chiesa a ricevere questo titolo.
Il 16 settembre del
1972
Paolo VI fece una breve
visita pastorale
Venezia
, durante la quale incontrò l'allora patriarca
Albino Luciani
e celebrò la messa in
piazza San Marco
. Al termine della celebrazione papa Montini si tolse la
stola
papale, la mostrò alla folla e davanti alla piazza, con un gesto che sembrava quello di un'investitura, la mise sulle spalle del patriarca Luciani, visibilmente imbarazzato. Il gesto del Pontefice non fu ripreso dalle telecamere, che avevano già chiuso il collegamento, ma fu documentato da numerose fotografie. Quell'anno celebrò anche la messa di Natale a
Ponzano
tra i minatori, rispondendo a un invito del parroco.
Il 24 dicembre
1974
Paolo VI inaugurò l'
Anno santo del 1975
, la cui dedica fu "Rinnovamento e Riconciliazione". La cerimonia di apertura della
porta santa
, trasmessa in diretta televisiva con la regia di
Franco Zeffirelli
, fu l'ultima a prevedere l'abbattimento fisico del muro di chiusura, simbolicamente praticato dal pontefice mediante un
piccone
; nel corso della manovra, dall'architrave si staccarono pesanti calcinacci, che caddero a poca distanza dal papa. A seguito di questo inconveniente, già nella cerimonia di chiusura venne eliminato il rito della suggellatura con cazzuola, calce e mattoni: Paolo VI si limitò infatti a chiudere a chiave i due battenti
61
e dal
Giubileo straordinario del 1983
la demolizione del muro venne praticata prima dell'apertura dei battenti. Alla chiusura dell'Anno santo, nell'Epifania 1976, papa Montini fece un forte gesto di valore ecumenico, baciando in segno di umiltà i piedi al metropolita ortodosso Melitone, capo della delegazione del patriarcato di
Costantinopoli
Paolo VI fu il papa che rimosse la maggior parte degli ornamenti che contraddistinguevano lo splendore di cui nei secoli si era rivestito il soglio pontificio. Nel 1975 con la costituzione apostolica
Romano Pontifici Eligendo
, in occasione dell'inaugurazione del ministero petrino, semplificò e modificò sostanzialmente il protocollo dell'incoronazione papale. Il suo successore,
Giovanni Paolo I
, la abolì del tutto in favore della
messa di inizio del pontificato
. Montini fu quindi l'ultimo papa a essere
incoronato
di fronte ai fedeli.
Il 29 dicembre 1975 la
Congregazione per la dottrina della fede
, con il documento della
Persona Humana
, dichiarava contrarie all'etica della fede l'omosessualità e altre pratiche sessuali.
62
. Tale atto suscitò la protesta dello scrittore francese
Roger Peyrefitte
, cristiano ma apertamente
omosessuale
ed autore del libro
Le amicizie particolari
63
. In un articolo al settimanale
Tempo
, Peyrefitte tacciò il Papa di ipocrisia, affermando che - in base ad informazioni riservate ottenute da persone dell'alta nobiltà italiana - Paolo VI alla fine degli anni cinquanta, quando era ancora arcivescovo di Milano, avrebbe avuto una relazione omosessuale con un giovane attore cinematografico
64
. Durante l'Angelus della Domenica delle Palme del 4 aprile 1976, Paolo VI smentì pubblicamente tali accuse, denunciando
"Le cose calunniose e orribili che sono state dette sulla Nostra santa persona..."
. In tutto il mondo furono organizzate veglie di preghiera per il Papa
65
66
. In seguito il giornalista Paul Hofmann, corrispondente a Roma del
New York Times
, riprese le dichiarazioni di Peyrefitte e aggiunse che l'amante del Papa sarebbe stato l'attore
Paolo Carlini
67
Il 17 settembre
1977
Paolo VI si recò nella città di
Pescara
in occasione del Congresso Eucaristico Nazionale. Fu una delle sue ultime visite fuori dal territorio romano, ma rimase impressa nel ricordo dei presenti per un curioso avvenimento. In un'intervista
68
rilasciata in occasione del XXX anniversario di quell'evento, mons.
Antonio Iannucci
, allora titolare dell'
arcidiocesi di Pescara-Penne
, così ricorda l'arrivo del Pontefice sul luogo previsto per le Celebrazioni Eucaristiche (la grande Rotonda in riva al mare):
«“Appena Pietro salì sulla barca il vento cessò” - racconta il Vangelo - e così avvenne anche a Pescara. Fino a qualche istante prima il cielo era piovoso, ma con l'arrivo del Papa alla Rotonda la pioggia cessò e apparve un meraviglioso arcobaleno.»
Il giornalista Giuseppe Montebello racconta l'accaduto con maggiore dovizia di particolari:
«Il Papa arrivò a Pescara sotto una pioggia battente, ma al Pontefice non mancò l'entusiasmo, l'esultanza e la commozione della gente. Alla Rotonda, poi, ci fu un'autentica esplosione di devozione e di affetto al
Vicario di Cristo
. Indossati i paramenti per la celebrazione della Messa, mentre il Papa stava per salire sull'altare, la pioggia cessò di cadere e, dietro il palco, gremito di autorità, cardinali, vescovi e sacerdoti, sbucò, nel mezzo del Mare Adriatico, uno stupendo arcobaleno nel cielo, all'improvviso, diventato azzurro!»
Paolo VI legge il suo discorso in occasione del
rito funebre
in memoria di
Aldo Moro
Durante il
sequestro Moro
, il 16 aprile
1978
Paolo VI implorò personalmente e pubblicamente, con una lettera
69
diffusa su tutti i quotidiani nazionali il 21 aprile, la liberazione "senza condizioni" dello statista e caro amico
Aldo Moro
, rapito dagli "uomini delle
Brigate Rosse
" alcune settimane prima.
A nulla valsero le sue parole: il cadavere di Aldo Moro fu ritrovato il 9 maggio
1978
, nel bagagliaio di una
Renault 4
di colore rosso, in via Caetani a Roma, a pochi metri dalle sedi della
Democrazia Cristiana
e del
Partito Comunista Italiano
Paolo VI all'uscita dall'
udienza generale
del 29 giugno
1978
, un mese prima della morte
La salma di Moro fu portata dalla famiglia a
Torrita Tiberina
per un funerale riservatissimo, ma il 13 maggio, nella
Basilica di San Giovanni in Laterano
, alla presenza di tutte le autorità politiche, si celebrò un rito funebre in suffragio dell'onorevole, al quale prese parte anche il Pontefice. Ci fu chi eccepì, soprattutto nella
Curia
, che la partecipazione di un papa a una messa esequiale privata, soprattutto se di un uomo politico, non rientrasse nella tradizione (fu citato, in proposito, il caso di
papa Alessandro VI
, che non partecipò nemmeno ai funerali del figlio
Giovanni
), ma Paolo VI non mostrò interesse verso queste critiche; provato dall'evento, recitò un'
omelia
ritenuta da alcuni una delle più alte nell'
omiletica
della Chiesa moderna
70
. Questa omelia inizia con un profondo rammarico, ma prosegue affidandosi nuovamente alla misericordia del Padre:
«Ed ora le nostre labbra, chiuse come da un enorme ostacolo, simile alla grossa pietra rotolata all'ingresso del
sepolcro di Cristo
, vogliono aprirsi per esprimere il "
De profundis
", il grido, il pianto dell'ineffabile dolore con cui la tragedia presente soffoca la nostra voce. Signore, ascoltaci! E chi può ascoltare il nostro lamento, se non ancora Tu, o Dio della vita e della morte? Tu non hai esaudito la nostra supplica per la incolumità di Aldo Moro, di questo uomo buono, mite, saggio, innocente ed amico; ma Tu, o Signore, non hai abbandonato il suo spirito immortale, segnato dalla fede nel Cristo, che è la
risurrezione
e la vita. Per lui, per lui. Signore, ascoltaci!»
Morte
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La salma di papa Paolo VI esposta nella
basilica Vaticana
La tomba di Paolo VI nelle
Grotte Vaticane
prima della
beatificazione
La tomba di Paolo VI nelle Grotte Vaticane dopo la beatificazione
La nuova tomba di Paolo VI nelle Grotte Vaticane dopo la
canonizzazione
Lo stesso argomento in dettaglio:
Morte di papa Paolo VI
Da una parte, Paolo VI appoggiò l'"aggiornamento" e la modernizzazione della Chiesa, ma dall'altra, come tenne a sottolineare il 29 giugno 1978, in un bilancio a poche settimane dalla morte, la sua azione pontificale aveva tenuto quali punti fermi la "tutela della fede" e la "difesa della vita umana"
Tra la primavera e l'estate del 1978 il suo stato di salute si deteriorò progressivamente; Paolo VI si spense alle 21:40 del 6 agosto
1978
, nella
residenza
di
Castel Gandolfo
, a causa di un
edema polmonare
, all'età di 80 anni.
Lasciò un
testamento
71
, scritto il 30 giugno 1965, con due successive lievi aggiunte; esso fu reso noto cinque giorni dopo la morte, l'11 agosto. In esso egli confida le sue paure, la sua esperienza di vita, le sue debolezze, ma anche le sue gioie per una vita donata al servizio di Cristo e della Chiesa.
«Fisso lo sguardo verso il mistero della morte, e di ciò che la segue, nel lume di Cristo, che solo la rischiara. [...] Ora che la giornata tramonta, e tutto finisce e si scioglie di questa stupenda e drammatica scena temporale e terrena, come ancora ringraziare Te, o Signore, dopo quello della vita naturale, del dono, anche superiore, della fede e della grazia, in cui alla fine unicamente si rifugia il mio essere superstite? [...] E sento che la Chiesa mi circonda: o santa Chiesa, una e cattolica ed apostolica, ricevi col mio benedicente saluto il mio supremo atto d'amore [...] ai Cattolici fedeli e militanti, ai giovani, ai sofferenti, ai poveri, ai cercatori della verità e della giustizia, a tutti la benedizione del Papa, che muore»
(Paolo VI,
Testamento
Nelle sue ultime disposizioni, Paolo VI chiese che le esequie pontificali fossero fortemente semplificate e prive di fasti:
«[...] i funerali: siano pii e semplici [...] La tomba: amerei che fosse nella vera terra, con umile segno, che indichi il luogo e inviti a cristiana pietà. Niente monumento per me.»
(Paolo VI,
Testamento
La salma, rivestita senza sfarzo (una semplice
casula
rossa, pallio, mitra e camice bianchi, mocassini rossi), dopo un primo omaggio riservato agli intimi e alle autorità, venne ricondotta in Vaticano il 9 agosto ed esposta per tre giorni all'omaggio dei fedeli dinnanzi al
baldacchino di San Pietro
: sempre su indicazioni testamentarie, l'ostensione non avvenne su un alto catafalco (come da prassi secolare), ma su un basso
cataletto
. Complice la calura estiva e un intervento conservativo inappropriato, il corpo di papa Montini palesò presto i sintomi della
decomposizione
Innovativa e sobria fu anche la messa esequiale, celebrata il 12 agosto, per la prima volta non nella basilica petrina ma in
Piazza San Pietro
: la salma venne ricomposta in una bara semplicissima, di legno chiaro, che fu deposta a terra sul sagrato; sopra di essa venne posto un
Vangelo
aperto. Terminata la cerimonia, la cassa, inserita in altre due casse di zinco e legno, fu tumulata nelle
Grotte Vaticane
Fu la prima volta da secoli che il funerale di un pontefice si svolse con un rito così sobrio: i suoi tre immediati successori, che non mancheranno di richiamarsi a Paolo VI e di citarlo come loro
guida spirituale
, si conformeranno a tali novità.
Un papa riservato
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Paolo VI nel 1970
In confronto a
Giovanni XXIII
, che aveva goduto di una popolarità d'ampiezza internazionale, Paolo VI, per quanto molto amico del predecessore, ebbe un'immagine pubblica diversa, apparendo spesso molto distaccato. Se papa Roncalli sembrò in molte situazioni gioviale e spontaneo, papa Montini si mostrò alla pubblica opinione dignitoso e riflessivo, a volte austero e controllato.
Serrato tra i pontefici delle masse, come il suo predecessore e
Giovanni Paolo II
, Paolo VI si distinse per il suo comportamento pacato e signorile e fu più preoccupato della riflessione, della formazione e del dialogo culturale che dei gesti semplificati e d'effetto imposti o suggeriti dalla società di massa.
Papa Paolo VI visita il quartiere
Balduina
di
Roma
Dovette comunque attuare e ampliare le innovazioni cominciate da Roncalli, incontrando gravi difficoltà. Pesò in questo, oltre all'indole stessa del papa, anche la sua intrinseca tendenza alla moderazione, al dialogo e all'equidistanza, che lo portò a essere talvolta poco gradito alle diverse tendenze culturali, politiche e teologiche.
Papa Montini aveva appreso dai suoi studi diplomatici l'attitudine alla mediazione, all'attesa della fisiologica sedimentazione delle emergenze; egli sembrò a qualcuno un valente temporeggiatore, secondo un'antica tradizione curiale. Non di rado la sua figura apparve alle opposte fazioni viziata da una sorta di timore della conflittualità e racchiusa in un'altera rarefazione, che sfuggiva lo scontro frontale, da molti ritenuto inevitabile, con le opposizioni: che, su fronti distinti, presentavano riserve fra loro antagoniste, e nessuna di poco conto. Da una parte vi erano gli ambienti dell'estremismo
liberale
, contrari alla dottrina tradizionale riaffermata da Paolo VI fra l'altro sul controllo delle nascite e in genere in materia morale, sul
celibato sacerdotale
, sull'
eucaristia
; dall'altra i conservatori e i tradizionalisti, della cui corrente estrema fu esponente di punta monsignor
Marcel Lefebvre
, che rimproverava al papa di tradire secoli d'insegnamento cristiano, affossando non solo la
Messa tridentina
, ma l'intera
Tradizione
della Chiesa.
Testimonianze di coloro che lo conobbero più da vicino lo descrissero come un uomo colto e brillante, profondamente spirituale, umile e riservato, di "cortesia infinita", fedele alle amicizie, di grande e ricca umanità. Intellettuale raffinato, diplomatico e politico avvezzo all'equilibrio e al dialogo paziente, aristocratico di vecchia scuola italiana ed europea, dalla spiritualità tormentata e sottile, papa Montini non poteva essere pienamente apprezzato nel clima, di estrema semplificazione e saturo di emotività, della società e cultura di massa.
Centro Internazionale di Studi dell'Istituto Paolo VI
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Subito dopo la sua scomparsa per conservare il ricordo della personalità di Paolo VI l'Opera per l'Educazione Cristiana di
Brescia
avanzò la proposta di fondare una specifica istituzione, al fine di promuovere lo studio scientifico e storico della figura di papa Montini: per delibera del vescovo di Brescia e con riconoscimento giuridico del
Presidente della Repubblica
, nacque nel
1978
l'
Istituto internazionale di studi e documentazione Paolo VI
Giovanni Paolo II
, ricevendo in udienza i Comitati dell'Istituto il 26 maggio
1980
, li esortò a studiare e approfondire la conoscenza del pensiero e della vita di Paolo VI, asserendo che:
«la sua eredità spirituale continua ad arricchire la Chiesa e può alimentare le coscienze degli uomini d'oggi tanto bisognose di "parole di vita eterna".»
Questo importante centro è al giorno d'oggi la sede principale, a livello mondiale, per lo studio della vita, degli anni e delle opere di Paolo VI, con una biblioteca specializzata (in costante aggiornamento) e un vastissimo archivio di autografi paolini editi e inediti, donati in maggior parte da mons.
Pasquale Macchi
, ex segretario personale di Paolo VI e suo esecutore testamentario
72
Inoltre l'Istituto promuove colloqui e giornate di studio e cura la traduzione delle opere montiniane in diverse lingue. Nel
2009
l'Istituto ha trasferito la propria sede da Brescia a Concesio. Dopo la scomparsa di
Giuseppe Camadini
, attuale Presidente dell'Istituto è don
Angelo Maffeis
73
. La casa editrice ufficiale dell'Istituto è la romana
Studium
Paolo VI nel ricordo dei suoi successori
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I tre immediati successori di Paolo VI furono da lui stesso elevati al rango cardinalizio:
Albino Luciani
(5 marzo
1973
),
Karol Wojtyła
(26 giugno
1967
) e
Joseph Ratzinger
(27 giugno
1977
).
Paolo VI impone la
berretta cardinalizia
ad
Albino Luciani
Con queste parole hanno ricordato l'illustre predecessore:
«Un mese giusto fa, a Castel Gandolfo, moriva Paolo VI, un grande Pontefice, che ha reso alla Chiesa, in 15 anni, servizi enormi. Gli effetti si vedono in parte già adesso, ma io credo che si vedranno specialmente nel futuro. Ogni mercoledì, Egli veniva qui e parlava alla gente. Nel Sinodo 1977 parecchi vescovi hanno detto: "i discorsi di papa Paolo del mercoledì sono una vera catechesi adatta al mondo moderno". Io cercherò di imitarlo, nella speranza di poter anch'io, in qualche maniera, aiutare la gente a diventare più buona.»
Giovanni Paolo I
, Udienza generale, 6 settembre 1978)
Paolo VI impone la
berretta cardinalizia
Karol Wojtyła
«Tutta la vita di Paolo VI fu piena di una adorazione e venerazione verso l'infinito mistero di Dio. Proprio così vediamo la sua figura nella luce di tutto ciò che ha fatto ed insegnato; e la vediamo sempre meglio, a misura che il tempo ci allontana dalla sua vita terrestre e dal suo ministero.»
Giovanni Paolo II
Angelus
3 agosto 1980)
«Tutta la vita di questo “servo dei servi di Dio” fu un pellegrinaggio; un'aspirazione, nella fede, a ciò che è infinito e invisibile: a Dio, che è invisibile e che si è rivelato a noi in Gesù Cristo, Suo Figlio. Fu un'aspirazione alla eternità. Paolo VI seguì la chiamata di Cristo; camminò per la via della fede indicatagli da Lui e su questa via guidò gli altri [...]. In questa aspirazione spirituale, vigilò con la vigilanza di un servo fedele. Tutta la sua vita ha dato testimonianza di questa aspirazione e di questa vigilanza.»
Giovanni Paolo II
Angelus
, 10 agosto 1980)
Paolo VI consegna l'anello cardinalizio a
Joseph Ratzinger
Il cardinale Ratzinger (futuro Benedetto XVI) con papa Montini
«Ora, cari amici, vi invito a fare insieme con me memoria devota e filiale del Servo di Dio, il papa Paolo VI, di cui, fra tre giorni, commemoreremo il XXX anniversario della morte. Era infatti la sera del 6 agosto 1978 quando egli rese lo spirito a Dio; la sera della festa della Trasfigurazione di Gesù, mistero di luce divina che sempre esercitò un fascino singolare sul suo animo.
Quale supremo Pastore della Chiesa, Paolo VI guidò il popolo di Dio alla contemplazione del volto di Cristo, Redentore dell'uomo e Signore della storia. E proprio l'amorevole orientamento della mente e del cuore verso Cristo fu uno dei cardini del Concilio Vaticano II, un atteggiamento fondamentale che il venerato mio predecessore Giovanni Paolo II ereditò e rilanciò nel grande Giubileo del 2000.
Al centro di tutto, sempre Cristo: al centro delle Sacre Scritture e della Tradizione, nel cuore della Chiesa, del mondo e dell'intero universo. La Divina Provvidenza chiamò Giovanni Battista Montini dalla Cattedra di Milano a quella di Roma nel momento più delicato del Concilio, quando l'intuizione del beato Giovanni XXIII rischiava di non prendere forma.
Come non ringraziare il Signore per la sua feconda e coraggiosa azione pastorale? Man mano che il nostro sguardo sul passato si fa più largo e consapevole, appare sempre più grande, direi quasi sovrumano, il merito di Paolo VI nel presiedere l'Assise conciliare, nel condurla felicemente a termine e nel governare la movimentata fase del post-Concilio.
Potremmo veramente dire, con l'apostolo Paolo, che la grazia di Dio in lui “non è stata vana” (cfr 1 Cor 15,10): ha valorizzato le sue spiccate doti di intelligenza e il suo amore appassionato alla Chiesa e all'uomo. Mentre rendiamo grazie a Dio per il dono di questo grande papa, ci impegniamo a far tesoro dei suoi insegnamenti.»
Benedetto XVI
Angelus
, 3 agosto 2008, in occasione del trentennale della scomparsa di papa Montini)
Processo di canonizzazione e culto
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Statua di Paolo VI nel chiostro del
Santuario della Madonna delle Grazie
di
Brescia
, dove don Giovanni Battista Montini celebrò la sua prima messa il 30 maggio 1920
Facciata della
basilica
accanto al santuario della Madonna delle Grazie
Per volere di
papa Giovanni Paolo II
, l'11 maggio
1993
il
cardinale
Camillo Ruini
, allora
vicario per la città di Roma
, aprì il processo diocesano per la causa di
beatificazione
di Paolo VI, dichiarandolo quindi
servo di Dio
Il 10 dicembre
2012
la consulta della
Congregazione delle Cause dei Santi
espresse formalmente il suo parere favorevole al proseguimento della causa. Il 20 dicembre
2012
papa Benedetto XVI
, ricevendo in udienza privata il cardinale
Angelo Amato
S.D.B.
, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, autorizzò la medesima congregazione a promulgare il decreto riguardante le sue virtù eroiche, e così Paolo VI assunse il titolo di
venerabile
74
75
Successivamente furono vagliate alcune guarigioni attribuite alla sua intercessione, per giungere al riconoscimento del
miracolo
che gli avrebbe consentito di essere proclamato
beato
. La sede diocesana della causa di beatificazione si trovava presso il
santuario di Santa Maria delle Grazie
Brescia
76
Come postulatore e referente fu scelto il padre
redentorista
Antonio Marrazzo.
77
78
Il 6 maggio
2014
fu diffusa la notizia dell'imminente beatificazione, essendo stato attribuito a papa Montini il miracolo della guarigione, scientificamente inspiegabile, avvenuta negli
Stati Uniti
nel 2001, di un
feto
al quinto mese di gravidanza, in condizioni critiche per la rottura della vescica fetale, la presenza di liquido nell'addome e l'assenza di liquido nel
sacco amniotico
. I medici consigliarono l'interruzione della gravidanza, sostenendo il rischio di morte del piccolo o di gravissime malformazioni future, ma la madre rifiutò e si rivolse in preghiera all'intercessione di Montini. Il parto avvenne tre mesi dopo con
taglio cesareo
ed il neonato, contrariamente a qualsiasi previsione, risultò essere in buone condizioni.
79
Arazzo di Paolo VI esposto sulla facciata della
basilica di San Pietro
in occasione della beatificazione
Paolo VI fu beatificato il 19 ottobre
2014
da
papa Francesco
, in una celebrazione tenutasi in
piazza San Pietro
a conclusione del
sinodo
straordinario dei vescovi sulla famiglia.
Inizialmente fu stabilito come data della sua ricorrenza il 26 settembre, giorno della sua nascita.
Un momento della canonizzazione (14 ottobre 2018)
Il 6 marzo
2018
papa Francesco
riconobbe un secondo miracolo
80
81
avvenuto per intercessione di Paolo VI, anche questa volta riguardante un feto: Vanna Pironato, infermiera quarantenne dell'ospedale di
Legnago
, e il marito Alberto Tagliaferro erano in attesa della nascita della loro figlia, che avevano deciso di chiamare Amanda, fino a quando un errore commesso durante un esame di
villocentesi
causò, alla tredicesima settimana di gestazione, la rottura delle membrane e la totale fuoriuscita del
liquido amniotico
82
. I medici raccomandarono l'aborto terapeutico, sostenendo che non ci sarebbero state speranze per la piccola, ma i genitori rifiutarono, invocando invece l'intercessione del beato Montini. Il 25 dicembre 2014 Amanda Tagliaferro nacque viva e perfettamente formata, fatto che venne giudicato inspiegabile dal punto di vista clinico.
Nel
concistoro
ordinario pubblico del 19 maggio
2018
papa Francesco comunicò la data della canonizzazione,
83
la quale fu celebrata in piazza San Pietro il 14 ottobre
2018
. In quel giorno, con papa Montini, furono proclamati altri sei nuovi santi:
Óscar Arnulfo Romero
Nazaria Ignazia di Santa Teresa di Gesù
Francesco Spinelli
Vincenzo Romano
Katharina Kasper
Nunzio Sulprizio
. Papa Bergoglio indossò per la cerimonia il
pallio
e la
ferula
di Paolo VI, con il
cingolo
macchiato del sangue di Oscar Romero.
84
Con decreto del 25 gennaio
2019
papa Francesco
ha stabilito la
memoria liturgica
di san Paolo VI, con iscrizione nel
Calendario romano generale
, il 29 maggio, giorno della sua ordinazione sacerdotale, col grado di
memoria facoltativa
. Nel
rito ambrosiano
la memoria è fissata per il giorno successivo, il 30 maggio, giorno in cui Montini celebrò la sua prima messa.
85
Dopo la canonizzazione la tomba di papa Paolo VI non è stata traslata nella
Basilica Vaticana
, come è avvenuto per la maggior parte dei pontefici canonizzati, bensì è rimasta nelle
Grotte Vaticane
, nello stesso luogo dove fu sepolto subito dopo il suo funerale, allo scopo di esaudire il suo desiderio testamentario.
Riforme e innovazioni
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Fra le riforme e le innovazioni apportate da Paolo VI nelle strutture e nella vita della Chiesa si può ricordare l'istituzione dei seguenti organismi:
nel
1964
della
Pontificia commissione per le comunicazioni sociali
e del
Segretariato per i non cristiani
nel
1965
del
Segretariato per i non credenti
e del
Sinodo dei vescovi
nel
1967
del
Pontificio consiglio per i laici
, della
Pontificia commissione "Iustitia et Pax"
e della
Prefettura della casa pontificia
nel
1969
della
Commissione teologica internazionale
nel
1971
del
Pontificio consiglio "Cor Unum"
Come già ricordato, a Paolo VI si deve anche la riforma del Sant'Uffizio, che nel
1965
prese il nome di
Congregazione per la dottrina della fede
, e, nel
1967
, l'istituzione della
Giornata mondiale della pace
32
Poco prima del centenario della fine del
potere temporale
, sciolse tutti i rimanenti corpi armati pontifici, lasciando in attività solamente la
Guardia svizzera
Principali incontri e udienze
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Paolo VI con
John Fitzgerald Kennedy
nel
1963
Paolo VI con
Lyndon B. Johnson
nel
1967
Paolo VI con
Richard Nixon
nel
1970
Furono numerose le personalità del mondo civile, politico e religioso che Paolo VI incontrò durante il suo pontificato. Fra questi:
Nel
1963
il
Presidente degli Stati Uniti
John Kennedy
e il
segretario generale delle Nazioni Unite
U Thant
Nel
1964
il
patriarca
ortodosso
di
Costantinopoli
Atenagora
(storico incontro dopo quattordici secoli di incomunicabilità) e re
Hussein di Giordania
. Lo stesso anno in un incontro privato ricevette
Martin Luther King
Nel
1966
Michael Ramsey
arcivescovo di Canterbury
, incontrato a pochi mesi dalla fine del concilio.
Nel
1967
il presidente USA
Lyndon Johnson
e il presidente francese
Charles de Gaulle
Nel
1969
il colonnello
Frank Borman
, comandante della nave spaziale
Apollo 8
. In questa occasione, Borman donò a Paolo VI la medaglia di
papa Giovanni XXIII
(opera dello scultore
Felice Mina
) portata in orbita attorno alla Luna (dal 21 al 27 dicembre 1968), ora conservata nei
Musei Vaticani
Nel
1970
il presidente USA
Richard Nixon
Nel
1971
il presidente della
Jugoslavia
Tito
Nel
1973
il presidente del
Vietnam
Nguyễn Văn Thiệu
, la premier di
Israele
Golda Meir
e il 30 settembre il
Dalai Lama
Nel
1975
il presidente USA
Gerald Ford
Nel
1977
il capo di Stato ungherese
János Kádár
, il
segretario generale delle Nazioni Unite
Kurt Waldheim
e il segretario del partito comunista polacco
Edward Gierek
Viaggi
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Lo stesso argomento in dettaglio:
Viaggi di Paolo VI
Stati visitati da Paolo VI
Paolo VI sul
Monte Tabor
nel
1964
Papa Paolo VI davanti alla statua della
Madonna di Fatima
durante la visita al
Santuario
in occasione del 50º anniversario delle
apparizioni
Paolo VI fu il primo papa a viaggiare in aereo: volò per raggiungere terre lontanissime, come nessuno dei suoi predecessori aveva ancora fatto; è stato il primo papa a visitare tutti i cinque continenti.
Questi i paesi esteri visitati durante il pontificato:
4 - 6 gennaio
1964
: pellegrinaggio in
Terra santa
, fu il primo papa a recarsi in pellegrinaggio in
Palestina
2 - 5 dicembre
1964
: pellegrinaggio in
India
in occasione del XXXVIII Congresso Eucaristico Internazionale.
4 - 5 ottobre
1965
: visita alle
Nazioni Unite
di
New York
. In tale occasione pronunciò all'
Assemblea generale
il famoso discorso "
Mai più la guerraǃ
", in favore della pace nel mondo.
13 maggio
1967
: pellegrinaggio al Santuario di
Nostra Signora di Fátima
25 - 26 luglio
1967
: viaggio apostolico a
Istanbul
Efeso
Smirne
. In questa occasione avvenne lo storico incontro con il patriarca
Atenagora I
86
21 - 25 agosto
1968
: viaggio apostolico a
Bogotà
10 giugno
1969
: visita a
Ginevra
in occasione del 50º anniversario dell'
Organizzazione internazionale del lavoro
31 luglio - 2 agosto
1969
: pellegrinaggio in
Uganda
25 novembre - 5 dicembre
1970
: pellegrinaggio in Asia Orientale, Oceania e Australia.
Questi, invece, i pellegrinaggi in Italia:
8 settembre
1963
: visita a
Genzano di Roma
, nel
Lazio
, presso la
Collegiata della SS. Trinità
11 agosto
1964
: pellegrinaggio eucaristico a
Orvieto
nel VII centenario della bolla pontificia
Transiturus.
24 ottobre
1964
Cassino
Montecassino
in occasione della benedizione e della consacrazione della
cattedrale dell'Abbazia
e della chiesa di San Giovanni Battista.
10 giugno
1965
: visita alla città di
Pisa
in occasione del Congresso Eucaristico Nazionale.
1º settembre
1966
: visita a
Fumone
Anagni
Ferentino
11 settembre
1966
: visita a
Carpineto Romano
Colleferro
24 dicembre
1966
: visita a
Firenze
, devastata dall'
alluvione del 4 novembre
, con messa di Natale nella Basilica di Santa Maria del Fiore.
24-25 dicembre
1968
: viaggio a
Taranto
per santa messa di Natale nel centro siderurgico della città.
24 aprile
1970
: viaggio in
Sardegna
, ai piedi del
Santuario di Nostra Signora di Bonaria
Cagliari
8 settembre
1971
: pellegrinaggio a
Subiaco
nella festa della Natività di Maria Santissima.
16 settembre
1972
: pellegrinaggio a
Udine
per il congresso eucaristico, con soste a
Venezia
Aquileia
24 dicembre
1972
: visita natalizia a
Ponzano Romano
e a
Sant'Oreste
per la santa messa di Natale.
14 settembre
1974
: pellegrinaggio sulle tracce di
San Tommaso d'Aquino
con santa messa ad
Aquino
e santa messa all'
Abbazia di Fossanova
8 agosto
1976
: visita a
Bolsena
in occasione della chiusura del 41º Congresso eucaristico internazionale di
Filadelfia
USA
).
17 settembre
1977
: pellegrinaggio a
Pescara
in occasione del XIX Congresso Eucaristico Nazionale.
Concistori per la creazione di nuovi cardinali
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Lo stesso argomento in dettaglio:
Concistori di papa Paolo VI
Paolo VI ha creato 143 cardinali (provenienti da 52 nazioni) in sei concistori. Tra costoro i suoi tre immediati successori al Soglio di Pietro:
Giovanni Paolo I
Giovanni Paolo II
Benedetto XVI
Beatificazioni e canonizzazioni del pontificato
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Lo stesso argomento in dettaglio:
Beatificazioni per pontificato § Pontificato di Paolo VI (1963-1978)
Canonizzazioni per pontificato § Pontificato di Paolo VI
Paolo VI nei suoi 15 anni di pontificato ha beatificato 61 servi di Dio e ha proclamato santi 86 beati.
Opere del pontificato
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Documenti ed encicliche
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Lo stesso argomento in dettaglio:
Documenti di papa Paolo VI
Lista di encicliche § Paolo VI (1963-1978)
Durante il suo pontificato si ricordano sette
encicliche
Ecclesiam Suam
(6 agosto
1964
), sul dialogo all'interno della Chiesa e della Chiesa con il mondo;
Mense Maio
(29 aprile
1965
), che invita a pregare la Madonna per il felice esito del Concilio e per la pace nel mondo;
Mysterium Fidei
(3 settembre
1965
), sull'
Eucaristia
Christi Matri
(15 settembre
1966
), con la quale Paolo VI chiede preghiere alla Madonna per la pace nel mondo;
Populorum Progressio
(26 marzo
1967
), sullo sviluppo dei popoli;
Sacerdotalis Caelibatus
(24 giugno
1967
), sul celibato sacerdotale;
Humanae Vitae
(25 luglio
1968
), sul matrimonio e sulla regolazione delle nascite.
Di tutte le encicliche, la
Populorum Progressio
fu quella più celebre e che riscosse le maggiori approvazioni. Per la prima volta dalla
Rerum novarum
di
Leone XIII
1891
) un pontefice riaffrontava in modo specifico, quasi analitico, i problemi di una società mai, come in questi anni, in rapida trasformazione. Celebri i passi:
«È come dire che la proprietà privata non costituisce per alcuno un diritto incondizionato e assoluto. Nessuno è autorizzato a riservare a suo uso esclusivo ciò che supera il suo bisogno, quando gli altri mancano del necessario.»
(Paolo VI, Enciclica
Populorum Progressio
, § 23)
«I popoli della fame interpellano oggi in maniera drammatica i popoli dell'opulenza. La Chiesa trasale davanti a questo grido di angoscia.»
(Paolo VI, Enciclica
Populorum Progressio
, § 37)
In alcuni ambienti tradizionalisti questo documento venne tacciato di essere vicino a una dottrina sociale troppo clemente verso la sinistra e il suo pensiero. All'indomani di quest'
enciclica
, il quotidiano del
MSI
il
Secolo d'Italia
titolò in tono polemico: "Avanti Populorum!".
In pratica, si ripeté la critica avanzata a Giovanni XXIII con l'enciclica
Pacem in Terris
(ribattezzata sempre negli stessi ambienti "Falcem in terris"). Le due encicliche vennero studiate dai due Pontefici con gli stessi collaboratori.
Secondo lo storico
Piero Viotto
, i pensatori più vicini a papa Paolo VI furono
Jacques Maritain
, il cardinale
Charles Journet
, i filosofi
Jean Guitton
ed
Etienne Gilson
87
Citò soprattutto san
Tommaso d'Aquino
Agostino d'Ippona
sant'Ambrogio
san Paolo
, mentre, pur non essendo uno
storico della filosofia
, fu influenzato da
Platone
Aristotele
Cartesio
Lutero
Rousseau
Pascal
Newman
Blondel
87
Altri documenti
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Assai numerose sono anche le
lettere apostoliche
, le esortazioni e le costituzioni.
Fra le altre ricordiamo:
la lettera apostolica
Octogesima adveniens
(14 maggio
1971
) per l'80º dell'enciclica di
Leone XIII
Rerum Novarum
le esortazioni apostoliche
Marialis cultus
(2 febbraio
1974
) sul culto alla Madonna;
Gaudete in Domino
(9 maggio,
1975
), sul tema della gioia cristiana; ed
Evangelii nuntiandi
(8 dicembre
1975
), che tratta la questione della corretta concezione di liberazione e salvezza.
Genealogia episcopale e successione apostolica
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La
genealogia episcopale
è:
Cardinale
Scipione Rebiba
Cardinale
Giulio Antonio Santori
Cardinale
Girolamo Bernerio
O.P.
Arcivescovo
Galeazzo Sanvitale
Cardinale
Ludovico Ludovisi
Cardinale
Luigi Caetani
Cardinale
Ulderico Carpegna
Cardinale
Paluzzo Paluzzi Altieri degli Albertoni
Papa Benedetto XIII
Papa Benedetto XIV
Papa Clemente XIII
Cardinale
Marcantonio Colonna
Cardinale
Giacinto Sigismondo Gerdil
B.
Cardinale
Giulio Maria della Somaglia
Cardinale
Carlo Odescalchi
S.I.
Cardinale
Costantino Patrizi Naro
Cardinale
Lucido Maria Parocchi
Papa Pio X
Papa Benedetto XV
Papa Pio XII
Cardinale
Eugène Tisserant
Papa Paolo VI
La
successione apostolica
è:
Arcivescovo
Giuseppe Schiavini
(1955)
Vescovo
Cesário Alexandre Minali
O.F.M.Cap.
(1955)
Vescovo
Ubaldo Teofano Stella
O.C.D.
(1955)
Arcivescovo
Domenico Enrici
(1955)
Vescovo
Aristide Pirovano
P.I.M.E.
(1955)
Vescovo
Adolfo Luigi Bossi
, O.F.M.Cap. (1958)
Vescovo
Antonio Fustella
(1960)
Cardinale
Giovanni Colombo
(1960)
Vescovo
Luigi Oldani
(1961)
Vescovo
Francesco Rossi
(1963)
Arcivescovo
Paolino Limongi
(1963)
Arcivescovo
Joseph Khiamsun Nittayo
(1963)
Arcivescovo
Igino Eugenio Cardinale
(1963)
Vescovo
José García Villas
C.M.
(1963)
Vescovo
Baptist Mudartha
(1963)
Vescovo
Arnold Ralph Cotey
S.D.S.
(1963)
Vescovo
Didier Pérouse de Montclos
M.Afr.
(1963)
Vescovo
Étienne-Marie-Félix Courtois
, M.Afr. (1963)
Vescovo
François Hoenen
S.V.D.
(1963)
Vescovo
Felicissimus Alphonse Raeymaeckers
, O.F.M.Cap. (1963)
Vescovo
Franciscus Xaverius Eikichi Tanaka
(1963)
Arcivescovo
Clemens P. Chabukasansha
(1963)
Vescovo
Albert Reuben Edward Thomas
(1963)
Arcivescovo
Victorinus Youn Kong-hi
(1963)
Arcivescovo
Angelo Palmas
(1964)
Cardinale
Johannes Gerardus Maria Willebrands
(1964)
Arcivescovo
Giovanni Fallani
(1964)
Vescovo
Ernesto Camagni
(1964)
Vescovo
Pierre François Jean-Baptiste Salmon
O.S.B.
(1964)
Vescovo
Bernard Oguki-Atakpah
(1964)
Vescovo
Alberto Zambrano Palacios
O.P.
(1964)
Vescovo
Bernard Charles Ratsimamotoana
M.S.
(1964)
Vescovo
Lawrence Patrick Moran
(1964)
Vescovo
Marcel Evariste Van Rengen
C.I.
(1964)
Arcivescovo
Leobard D'Souza
(1964)
Cardinale
Giacomo Violardo
(1966)
Cardinale
Ferdinando Giuseppe Antonelli
O.F.M.
(1966)
Vescovo
Oscar Zanera
(1966)
Arcivescovo
Dino Trabalzini
(1966)
Cardinale
Loris Francesco Capovilla
(1967)
Cardinale
Ernesto Civardi
(1967)
Arcivescovo
Antonio Mauro
(1967)
Cardinale
Agostino Casaroli
(1967)
Arcivescovo
Amelio Poggi
(1967)
Arcivescovo
Raymond Philip Etteldorf
(1969)
Arcivescovo
Antonio Maria Travia
(1969)
Vescovo
Matthieu Kanyama
(1969)
Vescovo
Sabás Magaña García
(1969)
Vescovo
Abel Costas Montaño
(1969)
Arcivescovo
Eugène-Marie Ernoult
(1969)
Vescovo
Adhemar Esquivel Kohenque
(1969)
Vescovo
Thomas Benjamin Fulton
(1969)
Vescovo Bernard Joseph McLaughlin (1969)
Vescovo
André Bernard Michel Quélen
(1969)
Vescovo
Andrea Bernardo Schierhoff
(1969)
Arcivescovo
Paul Casimir Marcinkus
(1969)
Vescovo
Barnabas Rugwizangonga Halem 'Imana
(1969)
Vescovo
John Baptist Kakubi
(1969)
Vescovo
Albert Edward Baharagate
(1969)
Vescovo
Serapio Bwemi Magambo
(1969)
Arcivescovo
Emmanuel Milingo
(1969)
Arcivescovo
André Fernand Anguilé
(1969)
Arcivescovo
Raphael Simon Ndingi Mwana'a Nzeki
(1969)
Vescovo
Emile Njeru
(1969)
Vescovo
Anthony Saliu Sanusi
(1969)
Vescovo
William Mahony
S.M.A.
(1969)
Vescovo
Constantin Guirma
(1969)
Vescovo
Jean-Marie-Joseph-Augustin Pasquier
O.M.I.
(1969)
Vescovo
Louis Vangeke
M.S.C.
(1970)
Arcivescovo
Saminini Arulappa
(1972)
Arcivescovo
Edoardo Pecoraio
(1972)
Arcivescovo
Dermot J. Ryan
(1972)
Arcivescovo
Edward Louis Heston
C.S.C.
(1972)
Cardinale
Giuseppe Casoria
(1972)
Cardinale
Paul Augustin Mayer
, O.S.B. (1972)
Arcivescovo
Annibale Bugnini
, C.M. (1972)
Arcivescovo
Federico Guba Limon
, S.V.D. (1972)
Vescovo
Patelisio Punou-Ki-Hihifo Finau
S.M.
(1972)
Vescovo
Efraím Basílio Krevey
O.S.B.M.
(1972)
Vescovo
Hernando Velásquez Lotero
(1972)
Arcivescovo
Carlos José Ruiseco Vieira
(1972)
Vescovo
Antal Jakab
(1972)
Arcivescovo
Charles Amarin Brand
(1972)
Arcivescovo
Joseph Powathil
(1972)
Vescovo
Joannes Baptist Matthijs Gijsen
(1972)
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Desiderio Elso Collino
(1972)
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Cesare Pagani
(1972)
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Edward Thomas O'Meara
(1972)
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Mario Pio Gaspari
(1973)
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Jean Jérôme Hamer
, O.P. (1973)
Vescovo
Appasinghe Paul Perera
(1973)
Vescovo
François-Marie Morvan
C.S.Sp.
(1973)
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Filippo Franceschi
(1973)
Vescovo
Antonio Mazza
(1973)
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Francis Anani Kofi Lodonu
(1973)
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S.A.C.
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M.C.C.I.
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(1974)
Ascendenza
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Genitori
Nonni
Bisnonni
Trisnonni
Gaetano Montini
Ludovico Giorgio Montini
Caterina Pievani
Ludovico Montini
Maddalena Pievani
Giorgio Montini
Giorgio Buffali
Giovanni Buffolo
Appolonia Feletto
Francesca Buffoli
Elisabetta Onofri
Papa Paolo VI
Giuseppe Alghisi
Giovanni Battista Alghisi
Rosa Ravasio
Giuditta Alghisi
Orsola Rovetta
Onorificenze
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Onorificenze della Santa Sede
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Il
papa
è sovrano degli ordini pontifici della Santa Sede.
Sovrano dell'Ordine supremo del Cristo
21 giugno 1963
Sovrano dell'Ordine dello Speron d'oro
21 giugno 1963
Sovrano dell'Ordine Piano
21 giugno 1963
Sovrano dell'Ordine di San Gregorio Magno
21 giugno 1963
Sovrano dell'Ordine di San Silvestro papa
21 giugno 1963
Sovrano dell'Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme
21 giugno 1963
Onorificenze italiane
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Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana
«Pro Segretario di Stato di Sua Santità per gli Affari Ordinari»
12 gennaio 1953
88
Medaglia d'argento al merito della Croce Rossa Italiana
«Per l'opera di soccorso svolta durante la seconda guerra mondiale»
Onorificenze straniere
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Gran Croce dell'Ordine al merito della Repubblica Federale di Germania
Gran Croce del Reale e Distinto Ordine spagnolo di Carlo III (Spagna)
1954
Onorificenze accademiche
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Laurea honoris causa in Giurisprudenza (1960)
90
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, South Bend, Indiana (Stati Uniti d'America)
Note
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Svolse tuttavia un ruolo decisivo per ostacolare l'attività di don
Zeno Saltini
, il fondatore di
Nomadelfia
, che, accusato di una visione troppo aperta ad istanze sociali, trovò ostacolo sia nella Chiesa (appunto Montini) sia nello Stato (
Scelba
).
Tra l'altro è da notare che nemmeno nel
Concistoro
del
1953
i due sostituti alla
Segreteria di Stato
, Montini e
Domenico Tardini
, erano stati nominati cardinali.
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Documentari
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, Video VHS, San Paolo Audiovisivi - Cultura Religiosa, a cura di Paolino Campus.
Paolo VI, il Papa dimenticato
di
Rai 3
La grande storia
a cura di Luigi Bizzarri con Paola Lasi; in onda il 13 dicembre
2006
«Caro Montini», un ritratto inedito di Paolo VI
, documentario a cura di Monica Mondo, regia di Giampaolo Marconato, in onda su Tv2000 il 13 ottobre 2019.
Voci correlate
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Conclave del 1963
Conclave dell'agosto 1978
Concistori di papa Paolo VI
Caso Moro
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, su
parrocchiasantandrea.it
Discorso all'ONU del 4 ottobre 1965
, su
vatican.va
Paolo VI e il pluralismo teologico
, su
zenit.org
Predecessore
Papa
della
Chiesa cattolica
Successore
Papa Giovanni XXIII
21 giugno
1963
– 6 agosto
1978
Papa Giovanni Paolo I
Predecessore
Sostituto per gli affari generali della Segreteria di Stato
Successore
Domenico Tardini
16 dicembre
1937
– 29 novembre
1952
Angelo Dell'Acqua
O.SS.C.A.
Predecessore
Pro-segretario per gli affari ordinari alla Segreteria di Stato
Successore
29 novembre
1952
– 1º novembre
1954
Predecessore
Arcivescovo metropolita di Milano
Successore
Alfredo Ildefonso Schuster
O.S.B.
1º novembre
1954
– 21 giugno
1963
Giovanni Colombo
Predecessore
Cardinale presbitero dei Santi Silvestro e Martino ai Monti
Successore
Alfredo Ildefonso Schuster
O.S.B.
18 dicembre
1958
– 21 giugno
1963
Giovanni Colombo
Predecessore
Prefetto della Congregazione del Sant'Uffizio
Successore
Papa Giovanni XXIII
21 giugno
1963
– 7 dicembre
1965
Alfredo Ottaviani
Prefetto della Congregazione Concistoriale
Successore
21 giugno
1963
– 15 agosto
1967
Carlo Confalonieri
Prefetto della Congregazione per le Chiese orientali
Successore
21 giugno
1963
– 15 agosto
1967
Gustavo Testa
Papi
della
Chiesa cattolica
IV secolo
Pietro
Lino
Cleto
Clemente I
Evaristo
Alessandro I
Sisto I
Telesforo
Igino
Pio I
Aniceto
Sotero
Eleuterio
Vittore I
Zefirino
Callisto I
Urbano I
Ponziano
Antero
Fabiano
Cornelio
Lucio I
Stefano I
Sisto II
Dionisio
Felice I
Eutichiano
Caio
Marcellino
Marcello I
Eusebio
Milziade
Silvestro I
Marco
Giulio I
Liberio
Damaso I
Siricio
Anastasio I
VIII secolo
Innocenzo I
Zosimo
Bonifacio I
Celestino I
Sisto III
Leone I
Ilario
Simplicio
Felice III
Gelasio I
Anastasio II
Simmaco
Ormisda
Giovanni I
Felice IV
Bonifacio II
Giovanni II
Agapito I
Silverio
Vigilio
Pelagio I
Giovanni III
Benedetto I
Pelagio II
Gregorio I
Sabiniano
Bonifacio III
Bonifacio IV
Adeodato I
Bonifacio V
Onorio I
Severino
Giovanni IV
Teodoro I
Martino I
Eugenio I
Vitaliano
Adeodato II
Dono
Agatone
Leone II
Benedetto II
Giovanni V
Conone
Sergio I
Giovanni VI
Giovanni VII
Sisinnio
Costantino
Gregorio II
Gregorio III
Zaccaria
Stefano II
Paolo I
Stefano III
Adriano I
Leone III
IX
XII secolo
Stefano IV
Pasquale I
Eugenio II
Valentino
Gregorio IV
Sergio II
Leone IV
Benedetto III
Niccolò I
Adriano II
Giovanni VIII
Marino I
Adriano III
Stefano V
Formoso
Bonifacio VI
Stefano VI
Romano
Teodoro II
Giovanni IX
Benedetto IV
Leone V
Sergio III
Anastasio III
Lando
Giovanni X
Leone VI
Stefano VII
Giovanni XI
Leone VII
Stefano VIII
Marino II
Agapito II
Giovanni XII
Leone VIII
Benedetto V
Giovanni XIII
Benedetto VI
Benedetto VII
Giovanni XIV
Giovanni XV
Gregorio V
Silvestro II
Giovanni XVII
Giovanni XVIII
Sergio IV
Benedetto VIII
Giovanni XIX
Benedetto IX
Silvestro III
Benedetto IX
Gregorio VI
Clemente II
Benedetto IX
Damaso II
Leone IX
Vittore II
Stefano IX
Niccolò II
Alessandro II
Gregorio VII
Vittore III
Urbano II
Pasquale II
Gelasio II
Callisto II
Onorio II
Innocenzo II
Celestino II
Lucio II
Eugenio III
Anastasio IV
Adriano IV
Alessandro III
Lucio III
Urbano III
Gregorio VIII
Clemente III
Celestino III
Innocenzo III
XIII
XVI secolo
Onorio III
Gregorio IX
Celestino IV
Innocenzo IV
Alessandro IV
Urbano IV
Clemente IV
Gregorio X
Innocenzo V
Adriano V
Giovanni XXI
Niccolò III
Martino IV
Onorio IV
Niccolò IV
Celestino V
Bonifacio VIII
Benedetto XI
Clemente V
Giovanni XXII
Benedetto XII
Clemente VI
Innocenzo VI
Urbano V
Gregorio XI
Urbano VI
Bonifacio IX
Innocenzo VII
Gregorio XII
Martino V
Eugenio IV
Niccolò V
Callisto III
Pio II
Paolo II
Sisto IV
Innocenzo VIII
Alessandro VI
Pio III
Giulio II
Leone X
Adriano VI
Clemente VII
Paolo III
Giulio III
Marcello II
Paolo IV
Pio IV
Pio V
Gregorio XIII
Sisto V
Urbano VII
Gregorio XIV
Innocenzo IX
Clemente VIII
XVII
XX secolo
Leone XI
Paolo V
Gregorio XV
Urbano VIII
Innocenzo X
Alessandro VII
Clemente IX
Clemente X
Innocenzo XI
Alessandro VIII
Innocenzo XII
Clemente XI
Innocenzo XIII
Benedetto XIII
Clemente XII
Benedetto XIV
Clemente XIII
Clemente XIV
Pio VI
Pio VII
Leone XII
Pio VIII
Gregorio XVI
Pio IX
Leone XIII
Pio X
Benedetto XV
Pio XI
Pio XII
Giovanni XXIII
Paolo VI
Giovanni Paolo I
Giovanni Paolo II
XXI secolo
Benedetto XVI
Francesco
Leone XIV
Lista dei papi
Controllo di autorità
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EN
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SBN
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EN
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(data)
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JA
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Morti il 6 agosto
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Morti a Castel Gandolfo
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Cavalieri di gran croce OMRI
Papa Paolo VI
Papi canonizzati
Papi della Chiesa cattolica
Personalità commemorate con funerali di Stato
Personalità di Azione Cattolica
Santi canonizzati da Francesco
Santi italiani del XX secolo
Sepolti nelle Grotte Vaticane
Studenti della Pontificia Università Gregoriana
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Membri della Pontificia accademia ecclesiastica
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