MrNrsrERo pER r BENr n, lp ArrrvrrA Cur-'runelt SopnTNTENDENZA pER r BENI AncHEoLoGrcr osLL'Evrrlla RoHaAGNA Conauxp or CoNcoRDrA sULLA Seccura GRuppo Sruor Bessa MoopNpsE L'IxSEDIAMENTo pREISToRICo E RoMANo DI CORTtr VANINA (LocALrrA FossA Dr CoxcoRDrA) llluove ricerche archeologiche nella Bassa Modenese a cura di Mauro Calzolari e Nicoletta Giordani ESTRATTO San Felice sul Panaro (Modena) 200t 150 ANFORE Carla Corti - Roberto Tarpini (*) Le anfore da trasporto costituiscono una classe di materiali 218; Cipriano 1985, pp. 193-194, frg. 170: carta di diff.; particolarmente ben documentata nel sito Corte Vanina, sia Pesavento Mattioli 1992, p. 43). per quanto riguarda il numero dei frammenti recuperati, che Dal sito Corte Vanina provengono due frammenti di orli per lamolteplicità delle produzioni e delle varianti tipologiche (fig. 1, nn. 5-6) che possono essere confrontati con esemplari cui questi sono riferibili. attribuiti alla forma Dressel 64. Vengono qui presentati solamente i frammenti diagnostici, principalmente orli, che per le loro caratteristiche 1.3. Dressel 68 (fig. 1, nn. 7-8) morfologiche o tecniche (tipo di impasto, ingobbio, trattamento della superficie, ecc.) possono essere attribuiti Largamente diffuse trala metà del I sec. a. C. e l'età con un certo grado di sicurezza atipologie anforarie note. adrianea sono le anfore Dressel 68 (per quanto concerne la E' stato possibile suddividere i frammenti in diversi terminologia, cfr. Buchi 1973, pp. 550-553; Buchi 1974- ambiti produttivi di provenienza, che si differenziano tra 1975, col. 431). Anch'esse, come i tipi precedentemente loro non solo dal punto di vista geografico ma, in parte, descriffi, si articolano in diverse varianti, le piu significative anche da quello cronologico. delle quali sono caratterrzzate da orlo rigonfio, esternamente convesso e con un incavo all'interno, distinto dal collo da un gradino, oppure a ciotola o a imbuto, ma compaiono l. Produzioni italiche anche orli a fascia (Buchi 197 4-197 5, pp. 432-433; Carre 1985, p.2I9). Le Dressel 68 presentano problemi soprattutto 1.1. Lamboglia 2 (frg. 1, nn. 1-4) riguardo all'area di produzione e, strettamente correlata a questa, alla loro funzione. Sembra accertato che una parte Le anfore di forma Lamboglia 2,probabilmente destinate consistente di esse provenga dall'Istria e che, di conseguenza, al trasporto di vino, sono state individuate per la prima volta servissero come anfore da olio, il principale prodotto esportato dal Lambogliatra i materiali della nave romana di Albenga in età romana da questa regione. L'ipotesi del Buchi, che (Lamboglia 1952, p. 165, fi99.22-23; Lamboglia 1955, p. riconosce nell'anfora Dressel 68 un contenitore "polivalente", 262) e hanno a lungo presentato, ed in certa misura aficora destinato al trasporto di vino, cereali, frutta, sale e olio nei presentano, problematiche di inquadramento, relative soprattutto circuiti commerciali padani e prodotto originariamente in alla loro funzione e provenienza(cfr. Bruno 1995,pp.15-26). vari centri nord-italici (ad es., Padova, Verona e Como) e Numerosi sembrano essere i luoghi di produzior'rc,localizzabih solo successivamente anche nell'Istria, risulta basata su di preferenza lungo le coste medio e alto-adriatiche (tra il attestazioni di carattere epigrafico, ma necessita ancora di Picenum e la Venetia), in cui esse venivano fabbricate trala conferme archeologiche (Buchi 197 4- 197 5, coll. 43 4- 438; fine del II e la fine del I sec. a. C. (Pesavento Mattioli 1992, Carre 1985, pp.22l-225; Pesavento Mattioli 1992, p. 45). pp. 40-41). A questa pluralità di centri di produzione è Si possono ascrivere alla forma Dressel 68, ben probabilmente ricollegabile la frammentazione delle Lamboglia document ata nella bassa pianura modenese (Giordani 1990, 2 in molte varianti morfologiche, che si distinguono p.96, fig. 10,5-6), due frammenti di orli (fig. 1, nn.7-8), principalmente per la diversa articolazione dell'orlo a fascia rispettivamente in argilla rosata e rossiccia, il secondo dei (Bruno-Bocchio 199 l, pp. 262-263, tavv . CXII-CXIV, ff. 1 - quali abbastanza dubbio. 48; Bruno 1995, pp. 27 -38). Sono due i frammenti di orli attribuibili con una certa 1.4. Anfore con orlo "ad imbuto" (frg.2, nn. 9-11) sicurezza alla forma Lamboglia 2 (frg.1, nn. 1-2). Altri due possono esservi avvicinati in via dubitativa (fig. 1, nn. 3- Tre frammenti di orli, abbastanza uniformi anche per le 4),tra cui uno con bollo CR[---] entro cartiglio rettangolare caratteristiche dell'impasto, di colore nocciola-rosato (fig. (fig. 1,n.4). 2, nn. 9- I 1), sembrano riferibili ad un particolare tipo di anfore, affini alle Dressel 68, che sono carattenzzate da alto 1.2. Dressel 6A (fig. 1, nn. 5-6) orlo (ma forse è meglio definirlo collo) "ad imbuto" variamente sagomato nella parte superiore e che possono Molto simili alle anfore di forma Lamboglia 2 sono le presentare ulteriori varianti per quanto riguarda la diversa Dressel 6,4. (per quanto concerne la terminologia e le conformazione del eorpo e delle anse (Bruno-Bocchio 1991, caratteristiche morfologiche, cfr. Buchi 1973, pp. 547 -553; pp.269-270, tarv. CXVI-CXVII, ff. 86-94, CXXX-CXXX, Buchi 1974-1975, col.431), che ad esse subentrano durante ff. 30-33; Pesavento Mattioli 1992, p. 47).Queste anfore, l'ultimo trentennio del I secolo a. C., perdurando nel corso ben documentate in contesti nord-italici vengono ricondotte del I sec. d. C. Simile risulta essere anche l'areadi produzione genericamente ad una prduzione di area cisalpina e sono di queste anfore, largamente diffuse nell'Italia settentrionale datate trala prima metà del I sec. d. C. e la metà del II (Carre e su entrambe le sponde dell'Adriatico, in passato ritenute 1 98 5, pp. 232-234 ; Bruno-Bocchio 199 l, pp. 269 -27 0, con di origine istriana (Degrassi 1953, pp. 51-65): infatti, pure bibl. di cfr.; Pesavento Mattioli 1992,p.47, con bibl. di cfr.; nel loro caso sono documentate piu fabbriche attive Bruno-Bocchio 1999, pp. 232-233). soprattutto in ambito medio e alto-adriatico, ma anche nella R.T. pianura padana (Carre 1985, pp.209-218). Si'ipotizza che 2. Produzioni egee le Dressel 6A venissero utilizzate per trasportare prevalen- temente vino e, forse, anche frutta e garum (Cane 1985, p. 2.1. Anfore "tardo rodie" (frg. 2, nn. 12-14) Aryfore 151 Viene chiamato "tardo rodio" un tipo di anfore, non 64,65A, Vegas 53, Ostia IV frgg. 142-160). Queste anfore, ancora del tutto definito (spesso vengono identificate con definite da Manacorda "contenitori cilindrici della tarda età le Dressel 43), caratterizzate da orlo a collarino, stretto collo imperiale" (Manacorda 1977, pp. 17l-190), si collocano cilindrico ed anse a "coda rilevata", dilfuso in età alto- tipologicamente e cronologicamente tra le produzioni delle imperiale (fine I sec. a. C.-II sec. d. C.) e prodotto su prototipi serie denominate "Africana Grande", con un inizio della ellenistici a Rodi e probabilmente anche in altri centri del produzione che può essere posto trala fine del III e gli inizi Mediterraneo orientale e dell'Asia Minore (Kos, Chios, del IV secolo, e le grandi anfore cilindriche della seconda Cnido) (Desbat-Picon 1986, pp. 646-648; Hesnard 1986, p. metà del V-VI secolo, dalle quali velralulo soppiantate (Keay 72;Panella 1986, p. 615; Peacock-Williams 1986, pp. 102- 1984, pp. 184, 212). Fabbricate probabilmente in Tunisia, 103; Pesavento Mattioli 1992, pp. 43-44 e p. 53, note 43- sembrano essere state adibite soprattutto al trasporto di olio 46). I rinvenimenti di anfore di questo tipo sono piuttosto d'oliva e, in misura minore, di altri prodotti quali salse di frequenti nelle regioni occidentali dell'impero romano, dove pesce o di crostacei (Keay 1984, p. 193). Il tipo XXV è stato non è escluso che venissero forse anche prodotte, e ricorrono suddiviso dal Keay in numerosi sottotipi e varianti, che per sia nell'Italia settentrionale che nelle provincie transalpine sua stessa ammissione non rifleffono seriazioni cronologiche (Baldacci 1972,pp.129-131, in ptc. fig. 39; Bruno-Bocchio puntuali, ma sono piuttosto da mettere in relazione con una 1991,, p. 27 4, tav. CXIX , f . 132; Desbat-Picon 1986, pp. rnolteplicità di piccoli centri di produzione (Keay 1984, pp. 637-648; Laubenheimer 1990, pp. 65-66, 120-121). E' da 184-191). Lo stesso Keay sottolinea anche, in disaccordo segnalare la loro presenza anche nel carico del reliuo romano con quanto sostenuto invece da Manacorda, che la presenza di Valle Ponti (Comacchio), affondato poco dopo il 12 a. ricorrente di un ingobbio bianco o color crema, attestato C. (Berti 1990, pp.70 e 194-196, nn. 105-109). anche su alcuni dei frammenti della Corte Vanina (fig. 3, Tre sono gli orli che nel sito in esame possono essere nn. 19-20), non risulta esclusiva del tipo XXV e non riveste ricondotti ad anfore o'tardo rodie" (frg.2, nn. 12-14), col alcun significato tipologico (Manacorda 1977 , pp. 184-185; primo, in particolare, che trova puntuale confronto, anche Keay 1984, pp. 190-191). nell'impasto, in un esemplare milanese. R.T. 3.4. "Spatheia" (fig. 3, nn.22-27) 3. Pr oduzioni nord-africane Particolarmente ben documentate sono nel sito Corte Vanina le piccole anfore di forma cilindrica affusolata 3.1. Keay XI (fig. 2,n.15) denominate "spatheia" (fig. 3, nn. 22-27), corrispondenti al tipo XXVI della classificazione del Keay (: Beltran 658, Un orlo (frg.2, n. 15) e attribuibile all'anfora tipo Keay Ostia IV frgg. 162-165, Scorpan XVI). Il tipo Keay XXVI, XI 1: Tripolitana III, Dressel 41 , Ostia IV frg. I 18), la cui che risulta nel complesso piuttosto simile al tipo Keay XXV produzione rnrzia alla fine del II e forse arriva alla prima e, come questo, articolato in numerose varianti caratterizzate metà del V secolo d. C. Anfore di questo tipo, che su base da differenze nella conformazione dell'orlo, è originario epigrafica risultano adibite al trasporto di olio d'oliva, sono della Tunisia (solo per alcuni tipi piu tardi viene rpotizzata presenti in maniera massiccia nei depositi di età severiana la possibilità di una produzione "non africana") ed è diffuso e post-severiana del monte Testaccio e sono da relazionare tra la fine del IV ed il VWII sec. d. C. (Keay 1984, pp. con la politica agraria promossa dai Severi (Keay 1984, pp. 212-219; Cipriano 1985, pp. 198-199; Panella 1986, pp. I 33- 1 36). 258-259; Peacock-Williams 1986, pp. 202-203). Gli Il frammento fig. 2,n. 15 trova confronto con la variante "spatheia" (o "spatia") mutuano il loro nome da quello B del tipo Keay XI e con un esemplare analogo attestato a utrlizzato in papiri egrzianidel III-VI sec. d. C. per identificare Milano in un contesto di V sec. d. C. (Keay 1984,fi9.172,2; contenitori di forma allungata, destinati al trasporto di Bruno-Bocchio 1991, p.277, tav. CXXI, f. 177). prodotti di natura diversa - soprattutto vino, ma anche garum, miele e lenticchie -, anche se le evidenze 3.2. Keay LIX (fig. 2, nn. 16-17) archeologiche dirette relativamente al loro contenuto sono al momento ancora ridotte al minimo (Manacorda 1977 , p. Altri due frammenti di orli (fig. 2, nn. l6-17) sono 220;Keay 1984,p.215). riconducibili alla forma Keay LIX: per questo tipo di anfora, Ad eccezione del n.27, di dubbia attribuzione, i nostri che circolò a partire dalla prima metà del III e per tutto il frammenti sono tutti riconducibili alle varianti Keay XXVI IV fino alla metà del V sec. d. C., e pare ancora attestata a F-G (V-VI sec. d. C.), carattenzzate da orlo a beccuccio più Roma (Schola Praeconum sul Palatino) in un contesto datato o meno accentuato, prevalenti anche in altri contesti nord- agli anni 430-440, si è indicata la Tunisia quale probabile italici (ad es., Milano: Bruno-Bocchio 1991, p.278, tav. area di provenienza(Keay 1984, pp. 300-302). Alf interno CXXI, f. 180, con bibl.; Brescia: Bruno-Bocchio 1999, p. dei recipienti attribuibili a questa forma e stata individuata 24 6, tav . CIII,2 - 4), e pre s entano un' ingubbi atura bi anc astra una variante, a cui si possono riferire anche i nostri due o color crema. frammenti, per la quale è stata proposta una datazione al V e forse al VI sec. d. C. (Bruno-Bocchio 1999,pp.247-248). 3.5. Keay LXII (frg.4,nn.28-29\ Questa variante è attestata a Roma (Schola Praeconum), a Milano (scavi MM3) ed a Brescia (scavi di S. Giulia) (Bruno- Due frammenti di orli, seppur assai diversi tra loro dal Bocchio 1991,pp.278-279,tav. CXXI, ff. 183 e 185;Bruno- punto di vista morfologico (fig. 4, nn. 28-29), possono Bocchio 1999, tav. CIV, 1,3-6). trovare entrambi confronto nel tipo LXII del Keay (= Beltran 59, Mid Roman amphora l7a), contraddistinto - come quelli 3.3. Keay XXV (fig. 3,nn. l8-21) descritti in precedenza - da una moltitudine di varianti ed Diversi frammenti di orli svasati "a corolla" possono inquadrabile tra il V ed il VII sec. d. C. Anche questa essere avvicinati a varianti del tipo Keay XXV (: Beltran tipologia, usata forse per trasportare olio d'oliva, sembra 152 I uernRraLr oelr-'Ere RouRNe /T- \\ \\ \l ,z-\-- tn \\ \\ \tV t§ Fig. 1 - Anfore: produzioni nord-italiche (nn. l-8). Anfore 153 essere di produzione tunisina e si diffonde nelle regioni locahzzati quali centri di produzione Lesbo, Cipro, Eubea, occidentali del Mediterraneo soprattutto a partire dal VI Cnido, la Cilicia e, soprattutto, la Siria settentrionale, in secolo (Keay 1984, pp. 309-350; Bruno-Bocchio 1999,p. particolare la regione facente capo ad Antiochia (Keay 1984, 2s0). pp.268-27 8; Panella 1986, pp.269-270; Peacock-Williams I due frammenti sono avvicinabili rispettivamente alle 1986, pp. 185-187; Pacetti 1995,pp.273-279). Per quanto varianti A (fig. 4, n. 28) e Q (fig. 4, n.29): in particolare la riguarda il loro contenuto, viene oggi ipotizzato che variante LXII Q, che si distingue per la peculiare sagomatura trasportassero in prevalenza vino (Pacetti 1995, pp.273- dell'orlo, è presente nel deposito della Schola Praeconum 274). Le LRA 1 sono diffuse trala prima metà del V e la datato aL430-440 d. C. (Keay 1984,pp.336,349,frg.155,5- prima metà del VII sec. d. C. e sono oggetto di un vasto 12), compare in Africa trala fine del V e la seconda metà commercio, circolando intensamente in tutto il bacino del VI secolo ed è attestata anche a Milano ed a Brescia mediterraneo, sia nelle regioni orientali che in quelle (Bruno-Bocchio 1991, p. 279; Bruno-Bocchio 1999, pp. occidentali (per una sintesi aggiornata della diffusione delle 250-251, nota l70,,tav. CVI,l,3). LRA 1, con carta di distribuzione, cfr. Pacetti 1995, pp. 274-279, fig. 1). 3.6 Keay VIIIB (fi5.4, n. 30) Sono riferibili al tipo delle LRA 1 un frammento di orlo (frg. 4, n. 33) ed alcuni frammenti di pareti con larghe Conclude la rassegna delle attestazioni di anfore di scanalatur e orizzontali. produzione nord-afncanaun frammento di orlo awicinabile al tipo Keay VIIIB (fig. 8, n. 30), fabbricato in Tunisia e 5.2.Late Roman Amphora 2 (LRA 2) (fig. 5) diffuso probabilmente a partire dai decenni finali del V secolo (Keay 1984,pp. 126-129).IJnadatazione di questo Significativa e la presenza di una decina circa di tipo d'anfora tra il V ed il VI sec. d. C. sembra trovare frammenti di parete con fitte costolature onzzontali ondulate conferma anche nei rinvenimenti effettuati in contesti eseguite a pettine, un trattamento delle superfici che, lombardi (Bruno-Bocchio 1999,pp.249-250, con bibl., tav. generalmente limitato alla parte superiore del corpo, è cvI,5-7). caratteristico delle LRA 2 (: Keay LXV, British Bi, C.C. Kuzmanov XIX, Scorpan VIIA, Beltran 7 I I 7 7, Agorà }14^27 2). Queste anfore, prodotte forse in area pontica ed egea 4. Produzioni iberiche settentrionale ed adibite al trasporto di vino (sono però attestati anche fenomeni di riuso), risultano piuttosto rare 4.1. KeayXIX (: Almagro 514-B) e Keay XXIII (: Almagro nei siti del Mediteraneo occidentale, con una circolazione 51C) (frg.4, nn. 3l-32) che si colloca trala fine del IV e la fine del VI/VII secolo (Keay 1984, pp.352-357;Panella 1986, p.267; Peacock- Un frammento di orlo (fig. 4, n.31) riconduce al tipo Williams 1986, pp. 182-184,, in ptc. fig. 102: carta di Keay XIX 1: Almagro 51A-8, Beltran 52), comprendente distribuzione). contenitori di medio-grosse dimensioni con orlo variamente Le LRA 2 sono documentate sia a Milano, in contesti sagomato, corpo cilindrico rastremato verso il fondo e brevi di IV-V secolo, che a Brescia, dove compaiono invece nel anse impostate tra l'inizio del collo e la spalla, prodotti VI-V[ secolo (Bruno-Bocchio 1991, pp. 280-28 1 ; Bruno- verosimilmente nella Spagna meridionale (Betica) tra fine Bocchio 1999, pp. 237 -238). Ill-inizio IV e metà V sec. d. C. (i rinvenimenti in contesti Per quanto riguarda le caratteristiche dell'impasto, i posteriori sono da considerarsi, secondo il Keay, residuali) frammenti presentano argille di consistenza da dura a ed adibiti per quanto è dato sapere, al trasporto di conserve mediamente tenera e di colore variabile tra il beige/nocciola- di pesce (Keay 1984, pp. 156-168; Panella 1968, p.256). rosato, I'arancio ed il rossiccio, generalmente piu chiaro in Un secondo frammento (fig. 4,n.32) può trovare analogie superficie; alcuni di essi mostrano un grado di depurazione nel tipo Keay XXIII (: Almagro 5lC, Beltran 51, Ostia IV migliore, con minuti inclusi bianchi e brillanti, mentre in ftgg. 255-256), fabbricato forse in Betica e Lusitania e altri sono visibili grossi inclusi bianchi affioranti anche in difflrso tra il III e la prima metà del V sec. d. C. (Keay 1984, superficie. pp.172-178; Panella 1986, p.256; Peacock-Williams 1986, pp. r32-t33). 5.3.Late Roman Amphora 3 (LRA 3) (fig. 4,n.34) Sia la forma Almagro 51 A-B che la forma 51C sono attestate a S. Giulia di Brescia, ma la loro presenza nel Si riconducono facilmente ad anforette di forma LRA periodo IIIB, datato al 568-680 d. C., viene considerata 3 (: Keay LIVbis, British Biv, Kuzmanov VIII, Scorpan V, residuale (Bruno-Bocchio 1999, pp. 236-237). Beltran 81, Agorà M307, 335,373) alcuni frammenti di pareti, con larghe costolature orizzontali appiattite, ed un 5. Produzioni orientali puntale (fig. 4, n. 34), realizzati in impasto micaceo molto duro, di colore variabile tral'arancio ed il bruno-rossiccio. 5.1. Late Roman Amphora 1 (LRA 1) (fig. 4,n.33) Le anforette "micacee" LRA 3, probabilmente destinate al trasporto di vino e forse di oli pregiati o unguenti, Le anfore Late Roman 1 (: Keay LIII, British Bii, provengono, a quanto risulta dalle analisi minero- Kuzmanov XIII, Scorpan VIIIB, Beltran 82, Yassi Ada petrografiche, dall'Asia Minore e sono difflrse nella variante Type I), con scanalature oizzontali regolari su tutto il corpo biansata (piu tardiva rispetto a quella monoansata, che ed anse tozze, innestate quasi ad angolo retto sotto l'orlo e sembra apparire verso la fine del I sec. d. C.) dalla fine del sulla spalla, costituiscono un tipo di contenitore che risulta IV alla fine del VI o ai primi decenni del VII sec. d. C. fabbricato in piu aree individuabili nel Mediteraneo orientale (Keay 1984, pp.286-289; Panella 1986, p.267; Peacock- e lungo la costa microasiatica: sulla base delle analisi Williams 1986, pp. 188-190, fig. 108: carta di distribuzione; petrografiche e dei rinvenimenti archeologici vengono Bruno-Bocchio 1999, p. 238). 154 I uargRter-r oBr-r-'Ete RoueNe 11- \l T ,-l----l-- I \\ \\ \\\-/r \/ (-(..', \Y e \( \/ L--\,\ i i I ) ; 10 - ,'--\- f-- fi-t;;;-?--) \J' \Z I I 11 fllR I u§2 1r I I 13 r I I r=rR14 u)K,, Flw I | , 15 \-_1, Ì \)- lv,, Fig. 2 - Anfore: produzioni nord-italiche (nn. 9-11), "tardo rodie" (nn. l2-14), nord-africane (nn. l5-17). Anfore 155 Numerosi frammenti di Late Roman Amphora 3 Tarpini 1997 , pp. I 18- I 1 9, ftg. 4, n. 6), che nelle aree provengono da Milano, dagli scavi MM3 (Bruno-Bocchio limitrofe (ad es. Bondeno: Cornelio Cassai 1988, p.217, 1991, pp.28l-282, tav. CXX, ff. 164-173), e da Brescia, tav. XVI,5-7; Budrio: Bergamini 1980, p. 140, tav. XXXVII, dagli scavi della domus romana sotto S. Salvatore (Milano nn. 831 e 834). capitale,p.379, n.5d.4b) e di S. Giulia, dove costituiscono R.T. anzi il tipo di anfora meglio documentato tra quelle di produzione egeo-orientale e compaiono a partire dalla metà 7. Produzioni non identificate e di incerta attribuzione del V secolo, con molte attestazioni soprattutto nel periodo IIIB (568-680 d. C.), che devono però essere probabilmente Provengono dal sito Corte Vanina anche vari frammenti considerate residuali (Bruno-Bocchio 1999,, p. 238,, tav. di orli, pareti, anse e puntali che, o perchè di dimensioni xclx,10- 16). troppo esigue o perchè poco caratterizzati dal punto di vista morfologico e/o tecnico, non trovano confronti soddisfacenti 5.4. Late Roman Amphora 4 (LRA 4) (fig. 4, n. 35) nelle tipologie di anfore note e che sono stati per questo motivo esclusi dal presente lavoro. Un frammento di orlo (fig. 4, n.35) ed almeno uno di parete sono riferibili per caratteristiche morfologiche e 7.1. Anse a tortiglione (fig. 7) tecniche alla forma LRA 4 (: Keay LIV, Scorpan XIII, Beltran 54, Almagro 54, Caesarea Type 2). Si ritiene Si segnalano per la particolarità della loro forma tre comunemente che le LRA 4,fabbricate in Palestina, fossero frammenti di anse a tortiglione, sicuramente pertinenti a adibite al trasporto del celebre vino di Gaza (vengono infatti contenitori diversi, in argilla di colore variabile tra il nocciola- chiamate anche "anfore diGazd'),mentre un secondo filone rosato ed il beige-rosato, con tracce residue di ingobbio di produzione, piu probabilmente destinato al mercato bianco o crema. Le loro dimensioni portano ad escludere interno, è attestato anche in Egitto (Keay 1984, pp. 278- che si possano riferire a forme di uso domestico (brocche 285;Panella 1986, p.269; Peacock-Williams 1986, pp. 198- o simili). Risulta tuttavia arduo attribuire queste anse ad un 199; Pacetti 1995,pp.279-282). Si tratta di contenitori molto determinato tipo di anfora e non appare nemmeno plausibile diffusi trala seconda metà del IV ed il VII sec. d. C. in tutto avaflzare ipotesi ricostruttive, in quanto nessun esemplare il Mediterraneo, in particolare anche in Italia, che raggiungono recatraccia dell'attacco superiore o inferiore al recipiente l'apice della loro circolazione occidentale verso la metà del di apparteflerrza. V secolo (per una sintesi aggiornata della diffusione delle Anse simili sono attestate ad Ostia, dove vengono LRA 4, con carta di distribuzione, cfr. Pacetti 1995, pp. confrontate con un frammento proveniente da un contesto 282-284, fig. 2 ap.28l). balcanico ipoteticamente datato al III sec. d. C. (Palma- Le LRA 4 costituiscono la tipologia di anfora di Panella 1968, p. 103, tav. XXXI, nn. 5ll-512). produzione orientale meglio attestata in Lombardia, con C.C. - R.T. numerosi frammenti rinvenuti soprattutto a Milano ed a Brescia (Bruno-Bocchio 199 l, pp. 282-283, tav . CXXII, ff. 8. C ons iderazioni conclusive 197 -21Tbis; Bruno-Bocchio 1999, pp. 238-239, tav . C, 1 -5). Dal territorio bresciano si segnala in particolare un esemplare Pur in assenza di una determinazione cronologica puntuale integro rinvenuto a Desenzano (Milano capitale, pp. 380, del contesto stratigrafico, trattandosi di materiale raccolto 384, n. 5d.4h). in superficie, i tipi di anfore presenti nel sito Corte Vanina C.C. formano, per cronologia, provefirenzae quantità, un insieme particolarmente significativo, unico per ora nel Modenese. 6. Tappi e anforischi (frgg.6 e 4, n. 36) I frammenti rinvenuti risultano numericamente piuttosto consistenti in rapporto alla maggior parte delle altre classi Sono stati rinvenuti nel sito anche tre tappi d'anfora di ceramiche attestate, coprendo un arco cronologico molto forma discoidale (diam. tra 8.2 e 10 cm), ritagliati da una ampio, che va dalla tarda età repubblicana fino al tardoantico, parete d'anfora in un caso e da fondi di recipienti in ceramica e presentando un vasto spettro tipologico, in particolare per comune depurata negli altri due (fig. 6). le produzioni piu tarde. E' attestato anche un frammento di fondo con piccolo Le attestazioni piu antiche si riferiscono nel complesso puntale cilindrico ed acceruro di parete tendente a rastremarsi a forme largamente diffuse nel corso della tarda età verso 1'alto, attribuibile ad un "anforisco" o vasetto minia- repubblicana e della prima età imperiale sia in ambito localel turistico (fig.4, n. 36). La frammentarietà dell'esemplare, che, più in generale, nell'Italia settentrionale (Lamboglia 2, mutilo di tutta la parte superiore del corpo e dell'orlo, non Dressel 6A e 68). Piu significativarisulta invece la presenza permette di assegnare con sicurezzaquesto vasetto, di forma di anfore "tardo rodie" (fine I sec. a. C. - II sec. d. C.), meno piriforme, ad uno dei tipi in cui Pavolini suddivide questi documentate nel quadro della circolazione nord-italica. particolari manufatti, diffi.rsi a partire dal I sec. d. C. (Pavolini Il nucleo più consistente dei frammenti rinvenuti nel sito 1980, pp.993-1020). Per quanto riguarda le problematiche è attribuibile a produzioni nord africane inquadrabili relative alla loro funzione e le varie ipotesi che sono state prevalentemente tra il V e il VI secolo d. C., che delineano avanzate in passato in proposito, si rimanda alla sintesi dello nn quadro tipologico piuttosto articolato (oltre agli spatheia, stesso Pavolini (Pavolini 1980, in ptc. pp. 1009-1013, con anfore tipo Keay XI, LIX, XXV e VIII). bibl). Degna di nota, anche se molto esigua, appare la presenza Anforischi o vasetti miniaturistici piriformi e campa- di anfore ispaniche della tarda età imperiale (Almagro 51A- niformi sono abbastanzanoti sia in ambito locale (Modena: B e 51C). Labate 1988, forma CC X B, p. 85, fig. 58,B; Carpi: Gervasini Le produzioni orientali di epoca tardasono piuttosto ben Pidatella-Giordani 1984, p. 83, tav. XXXIX, | 49 ; Nonantola: rappresentate, soprattutto da frammenti di pareti costolate. Gianferrari 1992, pp. 83, 86, n. 9; Bassa modenese: Corti- Sono infatti attestate le Late Roman Amphora 1,2,3 e 4, 156 I naATpRrRr-r oer-r-'Etn RoveNa I\T ilR \i# \\Dl\2s I fr-IT] "V 1ry24 ,, I \-G a\--- \ \w V-- 2r Fig. 3 - Anfore: produzioni nord-africane (nn. 18-27). Anfore 157 ciascun tipo presente con piu di un esemplare. larg. 12.8 cm, spess. 2.2. Alf interno dei frammenti raccolti sono dunque distinguibili due nuclei di materiali cronologicamente 5. Forma Dressel 6A (fig. 1, n. 5): orlo a fascia, leggermente omogenei e ben distinti tra loro, databili rispettivamente alla svasato, aggettante, porzione di collo cilindrico. Argilla depurata, tarda età repubblicana-prima età imperiale ed al tardoantico, dura, con inclusi brillanti puntiformi e bianchi di piccole che configurano uno iato attorno al III secolo, probabilmente dimensioni; colore beige-rosato in frattura, crema in superficie; dovuto ad un mutamento dei circuiti di diffusione. concrezioni all'interno. Diam. 11 cm, lung. 9.1 cm, larg.12 Se consideriamo I'apparente marginalità del sito, la cm, spess.2.7 cm. Cfr. Bruno-Bocchio l99l,tav. CXIV, f.5l; Pesavento Mattioli 1992, tav. 26, n. 294. quantità delle attestaziom di anfore di epoca tarda e la loro ricchezza tipologica appaiono quanto meno singolari. Esse possono trovare una spiegazione nella posizione stessa del 6. Forma Dressel 6A (fig. l, n.6): orlo a fascia, svasato, di collo. Argilla depurata, mediamente dura, aggettante , rnizio sito, collocato lungo un paleoalveo del fiume Crostolo, polverosa in superficie, con inclusi brillanti puntiformi, bianchi probabilmente attivo tra il tardoantico e 1'altomedioevo.2 di piccole e rossicci di medie dimensioni; colore beige-rosato Le anfore del sito Vanina vanno dunque considerate nel in frattura, crema in superficie; concrezioni all'interno. Diam. quadro generale, non ancora ben definito, delle rotte 11.4 cm, lung.7 cm, larg. 10 cm, spess.2.5 cm. Cfr. c.s. commercialitra Mutina ed il Po e delle vie preferenziali di diffusione nel territorio in rapporto al loro evolversi nel 7. Dressel 68 (fig. l, n. 7): orlo bombato, con gradino smussato corso del tempo. all'attacco esterno col collo, sottolineato da incavo all'interno, Si puo ipotizzarc che in seguito all'intensificazione del inizio di collo da un gradino. Argilla depurata, mediamente commercio fluviale in epoca tarda si sia verificata una diversa tenera, polverosa in superficie, con inclusi brillanti puntiformi distribuzione territoriale delle attestazioni di materiali di e bianchi, neri e rossicci di piccole e medie dimensioni; colore importazione, ed in particolare proprio delle anfore, in quanto rosato in frattura, beige-rosato in superficie; tracce di contenitori da trasporto. ingubbiatura crema. Diam. l5 cm, lung. 8.7 cm, larg. 13.5 cm, In prospettiva futura, un'analisi puntuale della diffusione spess. 2.8 cm. Cfr. Giordani 1990, fig. 10,6; Bruno-Bocchio e della presenza nel Modenese dei singoli tipi anforari qui 1991, tav. CXVI, f .79. attestati consentirà di definire meglio i circuiti commerciali ad essi collegati, soprattutto se rapportati in alcuni casi a 8. Dressel 68? (fig. 1, n. 8): orlo a fascia, svasato, con piccolo quelle di altre classi ceramiche (come ad esempio la terra gradino all'attacco esterno del collo, leggermente concavo sigillata e la ceramica da cucina di produzione africana).3 all'interno, inizio di collo. Argilla depurata, mediamente tenera, polverosa, con inclusi brillanti puntiformi e bianchi, neri e C.C. . R.T. rossicci di piccole e medie dimensioni; colore rossiccio in frattura, arancio-rosato in superficie; tracce di ingubbiatura biancastra (?). Diam. I I cm, lung.7.4 cm, larg. 8.5 cm, spess. Catalogo 2.5 cm. 1. Forma Lamboglia 2 (frg. 1, n. l): orlo a fascia rettilinea, 9. Anfora con orlo "ad imbuto" (fig. 2, n. 9): orlo (o collo) leggermente svasato, aggettante. inizio di collo. Argilla depurata, imbutiforme, superiormente ingrossato sia all'interno che dura, con inclusi bianchi e neri di piccole, medie e grandi all'esterno, arrotondato. Argilla depurata, mediamente tenera, dimensioni, vacuoli; colore rosato intenso in frattura e in con inclusi brillanti puntiformi, bianchi e neri di piccole superficie; ingubbiatura crema, polverosa. Diam. 13.6 cm, lung. dimensioni; colore nocciola-rosato in frattura, piu chiaro in 6.2 cm,larg. 15.5 cm, spess. 2.2 cm. Cfr. Bruno-Bocchio 1991, superficie. Diam.9.6 cm, lung.4.l cm, larg.7.8 cm, spess.2 tav. CXIII, f. 31. cm. Cfr. Bruno-Bocchio 1991, tav. CXVI, f. 87. 2. Forma Lamboglia 2 Gtg. 1,n.2): orlo a fascia corta, squadrata, 10. Anfora con orlo "ad imbuto" (fig. 2,n. 10): orlo (o collo) leggermente rientrante verso l'estremità superiore, inizio di imbutiforme, superiormente ingrossato ed inclinato verso collo. Argilla depurata, mediamente tenera, molto polverosa, l'interno. Argilla depurata, mediamente tenera, con inclusi con inclusi brillanti puntiformi, bianchi e bruno-rossicci di brillanti puntiformi, bianchi di piccole dimensioni, vacuoli e piccole dimensioni, vacuoli; colore arancio-rosato in frattura fessurazioni; superfici trattate in modo abbastanza grossolano; e in superficie; residui di ingubbiatura biancastra. Diam. 12 colore nocciola-rosato in frattura, piu chiaro in superficie. cm, lung. 5.1 cm, larg. 12.2 cm, spess. 2.2 cm. Cfr. Bruno- Diam. 12 cm,lung.4.2 cm, larg. 8 cm, spess. 1.7 cm. Cfr. Bocchio 1991, tav. CXIII, f.26; Bruno 1995, p. 190, n. 35. Bruno-Bocchio 1991, tav. CXVI, f. 87. 3. Forma Lamboglia 2? (fig. 1, n. 3): orlo a fascia, svasato, 11. Anfora con orlo "ad imbuto" (fig. 2, n. I l): orlo (o collo) aggettante, inizio di collo. Argilla depurata, mediamente dura, imbutiforme, superiormente ingrossato sia all'interno che polverosa in superficie, inclusi bianchi e bruno-rossicci di all'esterno, arrotondato. Argilla depurata, mediamente dura, piccole e medie dimensioni; colore beige-rosato in frattura e con inclusi brillanti puntiformi; colore nocciola-rosato in frat[ura in superficie; tracce di ingubbiatura bianca. Diam. l8 cm, lung. ed in superficie. Diam. 1l cm, lung. 3.9 cm, larg. 6.3 cm, spess. 5 cm, larg. 5.5 cm, spess. 2.5 cm. Cfr. Bruno-Bocchio 1991, CXIV, f. 41. 2 cm. Cfr. Bruno-Bocchio 1991, tav. CXVI, f. 87. l, n.4): orlo 12. Anfora "tardo rodia" (frg. 2, n. l2): orlo a collarino, 4. Forma Lamboglia 2? (frg. a fascia corta, leggermente inclinato verso l'intemo, collo rigonfio restringentesi abbastanza squadrato, svasato, accenno di attacco d'ansa poco verso l'alto. Argilla depurara, mediamente tenera, granulosa, sotto l'orlo, imzio di collo cilindrico. Sull'esterno dell'orlo, con inclusi brillanti puntiformi e bianchi di piccole dimensioni; bollo entro cartiglio rettangolare, frammentano: CR[---/. Argilla colore giallino in frattura ed in superficie. Diam. 6 cm, lung. depurata, mediamente dura, abbastanza polvero sa in superfi c ie, 5.8 cm, larg.4.7 cm, spess. I cm. Cfr. Bruno-Bocchio 1991, inclusi brillanti puntiformi e bianchi di piccole dimensioni; tav. CXIX, f. 132. argilla arancio-rosatain frattura e sulla superficie interna, crema 13. Anfora "tardo rodia"? (ftg.2, n. 13): orlo a collarino, collo su quella esterna (ingubbiatura?). Diam. 14 cm,lung. 7.1 cm, 158 I vernRrer-r onr-l'Ere RoueNe ()- q; t\ \\ \\. \\ \/ r33 \ \35 \ 5cm Fig. 4 - Anfore: produzioni nord-africane (nn. 28-30), ispaniche (nn. 3l-32), orientali (LRA) (nn. 33-35). Anforisco (n. 36). Anfore 159 cilindrico. Argilla depurata, mediamente tenera, polverosa, con inclusi brillanti puntiformi; colore nocciola-rosato in frattura 22. "Spatheion" (tipo Keay XXVI F: fig. 3, n. 22): orlo ed in superficie. Diam. 10 cm, lung. 6.1 cm, larg.6 cm, spess. estroflesso, a becco fortemente pronunciato, inizio di collo 7.2 cm. cilindrico. Argilla depurata, mediamente dura, granulosa, con inclusi brillanti puntiformi e bianchi di piccole dimensioni; 14. Anfora "tardo rodia"? (frg.2,n. 14): Due frr. orlo a collarino, colore rosso-arancio in frattura ed in superficie; ingubbiatura inizio di collo restringentesi verso l'alto. Argilla depurata, biancastra. Diam. 7 .2 cm,lung. 5 cm, larg. 8.5 cm, spess. 2 mediamente dura, granulosa, ruvida in superficie, con inclusi bianchi e neri di piccole dimensioni, vacuoli; colore nocciola- rosato in frattura ed in superficie. Diam. l0 cm, lung. 3.7 cm, 23. "Spatheion" (tipo Keay XXVI G:fig. 3,n.23): orlo espanso, larg. 7 .4 cm, spess. 1.5 cm. a becco appena pronunciato, leggermente sagomato all'estremità inferiore, inizio di collo cilindrico, superiormente svasato. 15. Tipo Keay XI B (fig. 2, n. 15): Tre frr. combacianti. orlo Argilla depurata, dura, granulosa, con inclusi brillanti puntiformi sagomato a doppio gradino all'esterno. Argilla depurata, e bianchi di piccole dimensioni; colore rosso-arancio in frattura, mediamente dura, granulosa, con inclusi bianchi di piccole nocc iola-rosata sulla superfi cie estema (ingubbiatura?). Diam. dimensioni; colore rosato intenso in frattura, beige-rosata in 7 cm, lung. 6.3 cffi, larg. 7.2 cffi, spess. 1.7 cm. superficie; ingubbiatura crema. Diam. 12 cm,lung. 4.1 cm, larg. 6.9 cm, spess. 1.7 cm. 24. "Spatheion" (tipo Keay XXVIF-G: (fig. 3, n. 24): orlo Cfr. Keay 1984, ftg. 172,2; Bruno-Bocchio l99l , tav. CXXI, estroflesso, a becco fortemente pronunciato, inizio di collo. f. 177. Argilla depurata, dura, granulosa, con inclusi brillanti puntiformi e bianchi di piccole dimensioni, superficie irregolare, con grumi; 16. Tipo Keay LIX (fig. 2, n. 16): orlo a tesa, sporgente, colore rosso-arancio in frattura ed in superficie; ingubbiatura leggermente sagomato a becco nella parte inferiore esterna, crema. Diam. 9 cm, lung. 4.5 cm, larg. 5.5 cm, spess. 2.2 cm. sottolineato da incavo all'attacco interno del collo, inizio di Cfr. Bruno-Bocchio 1999, tav. CIII,4; Faggella 1990,p.263, collo svasato. Argilla depurata, dura, con inclusi brillanti tav. 62,85; p. 264, tav. 64, I 00. puntiformi e bianchi di piccole dimensioni; colore rosso in frattura ed in superficie; ingubbiatura beige-crema. Diam. 12 25. "Spatheion" (tipo Keay XXVI G: fig. 3, n. 25): orlo cm, lung. 5.1 cm, larg.6.3 cm, spess. 1.5 cm. Cfr. Bruno, estroflesso, a becco fortemente pronunciato, sagomato Bocchio 1999, tav. CIV,4. all'estremità inferiore, intzio di collo. Argilla depurata, dura, granulosa, con inclusi bianchi di piccole dimensioni; colore 17. Tipo Keay LIX (fig. 2, n. 17): orlo a tesa, sporgente, rosso-arancio in frattura ed in superficie; ingubbiatura crema sagomato a becco nella parte inferiore esterna, sottolineato da intenso. Diam.8.2 cm, lung.3.9 cm, larg.8.2 cm, spess. 1.8 incavo all'attacco interno del collo, inizio di collo svasato. cm. Argilla depurata, dura, con inclusi bianchidi piccole dimensioni; colore rosso-arancio in frattura ed in superficie; ingubbiatura 26. "Spatheion" (tipo Keay XXVI F: fig. 3, n. 26): orlo crema all'esterno e sopra 1'orlo. Diam. ll.2 cm,lung. 4.4 cm, estroflesso, espanso, a becco pronunciato, inizio di collo larg. ll.5 cm, spess. 1.3 cm. Cfr. Keay 1984, figg. 130,7 e superiormente svasato. Argilla depurata, dura, granulosa, con 13l,l - ,2. inclusi brillanti puntiformi e bianchi e neri di piccole dimensioni; colore rossiccio in frattura ed in superficie; ingubbiatura beige- 18. Tipo Keay XXV G? (fig. 3, n. l8): labbro svasato a corolla, crema abbastanza spessa. Diam. 9 cm, lung. 5.2 cm, larg. 8 a profilo esterno convesso, con orlo pendente, inrzio di collo. cm, spess. 2.4 cm. Cfr. Bruno-Bocchio 1999, tav. CIII,4 (?). Argilla depurata, mediamente dura, polverosa, con inclusi bianchi, neri e rossicci di piccole dimensioni; colore arancio 27. "Spatheion" (tipo Keay XXVI: frg. 3, n. 27) (?): orlo intenso in frattura, arancio-crema in superficie (ingubbiatura?). ingrossato ad anello, fortemente aggettante, inizio di collo Diam. 13 cm, lung.4.4 cm, larg. l0 cm, spess. 1.4 cm. Cfr. svasato. Argilla depurata, dura, granulosa, con inclusi brillanti Bruno-Bocchio l99l,tav. CXXI, f. 178. puntiformi e bianchi e neri di piccole dimensioni; colore rosato intenso, quasi violaceo, in frattura ed in superficie; ingubbiatura 19. Tipo Keay XXV L? (fig. n. 19): labbro svasato a corolla, 3, beige-crema abbastanza spessa. Diam. non ric., lung. 4.6 cm, superiormente ispessito, con orlo appena pendente, inizio di larg.7.1 cm, spess. 1.6 cm. Cfr. Bruno-Bocchio 7999,tav.. collo. Argilla depurata, dura, granulosa, con inclusi brillanti CIII,6. puntiformi; colore rosso in frattura ed in superficie; ingubbiatura bianco-crema spessa. Diam. l5 cm, lung. 5.3 cm, larg. 8.3 cm, 28. Tipo Keay LXII A (frg.4, n. 28): orlo estroflesso, a becco spess. 1.7 cm. fortemente pronunciato, sottolineato da concavità all' attacco intemo del collo, inizio di collo superiormente svasato. Argilla 20. Tipo Keay XXV? (fig. 3, n. 20): due frr. combacianti. depurata, mediamente dura, con inclusi brillanti puntiformi e Labbro svasato a corolla, a profilo fortemente incurvato, con bianchi di piccole dimensioni; colore arancio-rosato in frattura, orlo appena pendente. Argilla depurata, dura, granulosa, con beige-rosato in superficie; tracce di ingubbiatura biancastra. inclusi brillanti puntiformi e bianchi di piccole dimensioni; Diam. non ric., lung. 4.4 cm, larg. 5.7 cm, spess. I .5 cm. Cfr. colore rosso in frattura, brunastra in superficie; residui di Keay 1984,frg.143,15. ingubbiatura bianca. Diam. 1l cm, lung. 3.9 cm, larg. 7.2 cm, spess. 1.4 cm. 29. Tipo Keay LXII Q (frg.4,n.29): orlo a collarino, a profilo estemo convesso (orlo "a coppa"), con parte superiore aggettante 21. Tipo Keay XXV K? (fig. 3,n.21): labbro leggermente e pendente. Argilla depurata, dura, granulosa, con inclusi svasato, con orlo esoverso ingrossato. Argilla depurata, dura, brillanti puntiformie bianchi di piccole e medie dimensioni; con inclusi bianchi e neri di piccole dimensioni; colore nocciola- colore bruno-arancio in frattura ed in superficie; tracce di rosato in frattura ed in superficie; ingubbiatura beige-bianca ingubbiatura biancastra. Diam. 10 cm, lung. 3.9 cm,larg.7.6 abbastanza spessa. Diam. 14 cm,lung. 4 cm, larg. 7.6 cm, cm, spess. 1.3 cm. spess. 1.9 cm. 30. Tipo Keay VIII B? (frg. 4, n. 30): orlo a fascia quasi 160 I nernRrelr orll'ErÀ RoveNe verticale, leggermente pendente, superiormente espanso ed state rinvenute anche nel sito di Novi-Santo Stefano (Calzolari aggettante sia verso l'esterno che, soprattutto, verso l'intemo. 1993, p. 47 frg.7). Argilla depurata, dura, granulosa, con inclusi brillantipuntiformi (3) Per un primo inquadramento di carattere generale delle anfore e bianchi di piccole dimensioni; colore nocciola-rosato intenso tardoantiche rinvenute nel Modenese si veda Labate 1994a. in frattura ed in superficie; ingubbiatura crema. Diam. 9 cm, Per quanto riguarda invece le percentuali di attestazione delle lung. 3.4 cm, larg. 6.7 cm, spess. 1.2 cm. Cfr. Bruno-Bocchio singole classi di materiali in alcuni insediamenti rurali modenesi 1999, tav. CVI,5-6. si rimanda aLabate 7994b, pp. 139-150, in ptc. figg. l17a- t17f. 31. Tipo Keay XIX C (: Almagro 5l A-B; (fi1.4,n.31): orlo "a coppa", a profilo esterno concavo carenato, superiormente estroflesso. Argilla depurata, dura, granulosa, con inclusi Bibliografia brillanti puntiformi e bianchi e neri di piccole dimensioni; colore rosso-arancio in frattura, arancio-rosato in superficie; Baldacci l9l2 : P. Baldacci, Le principali correnti del incrostazioni all'interno. Diam. 1l cm, lung. 4 cm, larg. 5.8 commercio di anfore romane nella Cisalpina,in I problemi cm, spess. 1.6 cm. Cfr. Bruno-Bocchio 1999, tav. XCIX,3. della ceramica romana di Ravenna, della Valle Padana e 32. Tipo Keay XXIII (: Almagro 5l C; frg. 4, n. 32): orlo a dell'Alto Adriatico, Atti del convegno internazionale fascia, ingrossato, fortemente rientrante, aggettante e pendente (Ravenna 1969), Bologna 1972, pp. 103- l3 I . all'esterno , rnizio di collo svasato. Argilla depurata, dura, con Bergamini 1980 : M. Bergamini, Centuriatio di Bologna. inclusi brillantipuntiformi e bianchie neri di piccole dimensioni; Materiali dello scavo di tre centurie, Roma 1980. Berti 1990 : F. Berti, Considerazioni in margine ad alcune colore nocciola-rosato intenso in frattura, beige-rosato in superficie. Diam. 9.8 cm, lung. 3.9 cm, larg. 10.6 cm, spess. classi di oggetti, in Fortuna Maris. La nave romana di 2 cm. Comacchio, a cura di F. Berti, Bologna 1990, pp. 65-77. Bruno 1995 : B. Bruno, Aspetti di storia economica della Cisalpina romano. Le anfore di tipo Lamboglia 2 rinvenute 33. Late Roman Amphora 1 (fig. 4, n. 33): orlo espanso, in Lombordia, Roma 1995. superiormente appiattito, a sezione triangolare, attacco di ansa impostata subito sotto l'orlo, collo cilindrico. Argilla depurata, Bruno-Bocchio I 991 : B. Bruno - S. Bocchio, Anfore, in Scavi dura, granulosa, inclusi brillanti puntiformi e bianchi di piccole MM3. Ricerche di archeologia urbana a Milano durante dimensioni; colore camoscio in frattura ed in superficie. Diam. la costruzione della linea 3 della metropolitana (1982- 6 cm, lung. 8.1 cm, larg.6.8 cm, spess. I cm. 1990), a cura di D. Caporusso, Milano 1991, vol. 3.1, pp. 259-298, vol. 4, tavv. CXII-CXXXIII. 34.Late Roman Amphora 3 (Keay LIV bis C; fig. 4,n.34): fr. Bruno-Bocchio 1999 : B. Bruno - S. Bocchio, Le anfore da di fondo con piccolo puntale conico, distinto da un cordolo in trasporto, in S. Giulia di Brescia, gli scavi dal l9B0 al rilievo, superiormente desinente in un bottone irregolare, inizio 1992. Reperti preromani, romani e alto medievali, a cura di parete al fondo estremamente affusolata. Argilla depurata, di P. Brogiolo, pp. 231-260,.tavv. XCVIII-CVII. Buchi 1973 : E. Buchi, Banchi di anfore romane a Verona. dura, saponosa, con fitti inclusi brillanti puntiformi (micacei); colore arancio. Diam. 3.3 cm, h. 3.6 cm. Cfr. Keay 1984, p. Il territorio veronese in età Note sui commerci cisalpini, in 288, fig. 124,11-18. romana, Atti del convegno del22-23-24 ottobre 1971, Verona 1973, pp. 531-637. 35. Late Roman Amphora 4 (Keay LIV C; (fi1.4, n. 35): Buchi 197 4-197 5 : E. Buchi , Commerci delle anfore "istriane", piccolo orlo eretto, impostato direttamente sulla spalla, priva in "Aquileia Nostra", XLV-XLYI, 1974-1975, coll. 431- 444. di collo; concrescenza di argilla sulla spalla, piaffa ed a contomo irregolare, precedente la cottura (tipica per questo tipo di anfora). Calzolari 1993 : M. Calzolari, L'area archeologica di Santo Argilla depurata, dura, granulosa, con inclusi bianchi di piccole Stefano di Concordia: inquadramento topogrofico, in Materiali per la storia di Concordia sulla Secchia dall'età dimensioni; colore bruno-nocciola in frattura ed in superficie. Diam. 10.6 cm, lung. 5 cm, larg. 6 cm, spess. I cm. Cfr. Riley romana al Medioevo, Concordia (Mo) 1993, pp. 37-58. Carre 1985 : M. B. Carre, Les amphores de la Cisalpine et de 197 6, p. 120, F9, fig. 2l ,9 (frne V - prima metà Vl sec. d. C.). l'Adriatique au début de I'empire,in"Melanges de l'Ecole Frangaise de Rome" , 97 , 1985, pp. 207 -245. 36. Anforisco (fig.4,n.36): fondo di vasetto piriforme, scanalato Cipriano 1985 : M. T. Cipriano, Le anfore. Alcune produzioni all'interno, con piccolo puntale cilindrico, accenno di parete documentate a Roma tra Repubblica e Basso Impero, in rastremantesi verso l'alto. Argilla depurata, mediamente dura, Misurare la terua: centuriazione e coloni nel mondo romano. con inclusi brillanti puntiformi e piccoli, bianchi di piccole dimensioni; colore nocciola-rosato in frattura, crema in Cittò, agricoltura, commercio: materiali da Roma e dal suburbio, Roma 1985, pp. 190-199. superficie. H.5.8 cm, larg.8.2 cm, diam. puntale 1.9 cm. Cornelio Cassai 1988: C. Cornelio Cassai, I materiali di età romona) rn Bondeno e il suo territorio dalle origini al Note Rinascimento,catalogo mostra, a cura di F. Berti - S. Gelichi - G. Steffè, Bologna 1988, pp. 183-240. (*) Desideriamo ringraziare la Dott. Nicoletta Giordani, Ispettore Corti-Tarpini 1997 : C. Corti - R. Tarpini, Le ceramiche Archeologo della Soprintendenza per i Beni Archeologici comuni: ceramica depurata e ceramica grezza) in La Bassa dell'Emilia Romagna, per averci affidato lo studio di questo Modenese in età romana. Sintesi di un decennio di materiale e il Dott. Mauro Calzolari per la collaborazione e la ricognizioni archeologiche, a cura di M. Calzolari - P. disponibil ità dimostrataci. Campagnoli - N. Giordani, San Felice sul Panaro 1997,pp. (l) I rinvenimenti di anfore effettuati nell'area urbana di Mutina tt3-146. evidenziano una netta prevalenza delle Lamboglia 2 e Dressel Degrassi 1953 : A. Degrassi, Aquileia e l'Istria in età romana, 6A e 68 (Scotti 1988, pp. 89-98, in ptc. p. 95, figg.61-62).Le in Studi Aquileiesi offerti a Giovanni Brusin, Aquileia 1953, Dressel 6,{ e 68 risultano altresì ben attestate anche nel territorio pp. 51-65. carpigiano (Gervasini Pidatella, Giordani 1984, pp. 97-98,nn. Desbat-Picon 1986 : A. Desbat - M. Picon, Les importations l-6, figg. 2l-23, tav. XLVII,l9l). d'amphores de Méditerranée orientale à Lyon (fin du I (2) Pareti costolate di anfore attribuibili a produzioni orientali sono siècle avant J.-C. et siècle après), in Recherches sur les Anfore 161 ffi ìW. ,M ffi ffi iwàe ffiW ;iwdà! l@fl\+"r Fig. 5 - Anfore: pareti di LRA 2. Fig. 6 - Anse a tortiglione. 162 I MATBRTaT-I oeLL'Ete RoueNa amphores grecques ("Bulletin de Corrispondance in "Rivista di Studi Liguri", XVI[, 3-4,1952, pp. 13l-232. Hellénique", Suppl. XIII, 1986), pp. 637-648. Lamboglia 1955 : N. Lamboglia, Sulla cronologia delle anfore Faggella 1990 : F. 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