ACCADEMIA TOSCANA DI SCIENZE E LETTERE «LA COLOMBARIA» U N I O N A C A D É M I Q U E I N T E R N AT I O N A L E UNIONE ACCADEMICA NAZIONALE CORPUS DEI PAPIRI FILOSOFICI GRECI E LATINI (CPF) Testi e lessico nei papiri di cultura greca e latina Parte II.3: gnomica FIRENZE LEO S. OLSCHKI EDITORE M M X VII Comitato scientifico e redazionale † francesco adorno guido bastianini gábor betegh antonio carlini fernanda decleva caizzi (presidente) maria serena funghi daniela manetti † manfredo manfredi gabriella messeri franco montanari glenn most david sedley Segreteria maria serena funghi - valeria piano ACCADEMIA TOSCANA DI SCIENZE E LETTERE «LA COLOMBARIA» U N I O N A C A D É M I Q U E I N T E R N AT I O N A L E UNIONE ACCADEMICA NAZIONALE CORPUS DEI PAPIRI FILOSOFICI GRECI E LATINI (CPF) Testi e lessico nei papiri di cultura greca e latina Parte II.3: gnomica FIRENZE LEO S. OLSCHKI EDITORE MMXVII Senza titolo-1 1 20/06/17 17:03 Tutti i diritti riservati casa editrice leo s. olschki viuzzo del pozzetto, 8 50126 firenze www.olschki.it il volume viene pubblicato con il contributo dell’union académique interna- tionale, della scuola normale superiore di pisa e dell’istituto papirologico «g. vitelli» dell’università di firenze. il patrocinio e l’onere dell’impresa Corpus dei Papiri Filosofici Greci e Latini. Testi e lessico sono stati assunti dall’accademia toscana di scienze e lettere «la colombaria» di firenze in collaborazione con l’union académique internatio- nale e l’unione accademica nazionale. le ricerche confluite in questo volume sono state finanziate con il contributo del ministero per l’istruzione, l’uni- versità e la ricerca per il programma di ricerca di interesse nazionale «Cor- pus dei papiri filosofici greci e latini. testi e lessico», cofinanziato dal m.i.u.r. e dagli atenei di milano, firenze e pisa. isbn 978 88 222 6539 5 SEGNI CRITICI . . . . litterarum vestigia quae legi non possunt α̣β̣γ̣ litterae incertae †...† locus nondum sanatus [....] lacuna quattuor litterarum [± 4] lacuna quattuor fere litterarum ⸌αβγ⸍ litterae supra lineam additae [αβγ] litterae in papyro restitutae e codicibus vel coniectura ⟦αβγ⟧ litterae a librario deletae ⌞αβγ⌟ litterae e teste in papyris reperto restitutae {αβγ} litterae in papyro delendae 〈αβγ〉 litterae a scriba omissae, coniectura additae ( ) voces additae elucidandi sensus gratia vel notae compendiariae in textu solutae ↓ → ductus fibrarum — XLI — CoLLaboRaToRI dEL pRESENTE voLumE Cp Carlo pernigotti EGR Elena Gritti Fama Francesca maltomini Gb Guido bastianini Gdm Gianluca del mastro GmS Gabriella messeri Savorelli Lo Leyla ozbek mCa marta Cardin mCm maria Chiara martinelli mF marco Fassino mSF maria Serena Funghi pC paolo Carrara pm † paul mertens R Redazione RL Raffaele Luiselli Rmp Rosa maria piccione Td Tiziano dorandi vp valeria piano — XLII — REvISoRI dEI papIRI GNom 1 p.ant. 1 et al. RL or./foto 2 p.berol. inv. 7426 mSF or. 3 p.berol 9772 Rmp or. 4 p.berol 9773 Rmp or. 5 p.berol. inv. 11609 Lo foto 6 o.berol. inv. 12311 mSF or. 7 o.berol. inv. 12319 vp or. 8 p.berol. inv. 16369 Td foto 9 p.berol. 21125v mSF or. 10-11 p.berol. 21144 mSF or. 12 o.bodl. II 2565 mSF or. 13 o.bodl. inv. 2941+2942 mSF or. 14 o.bodl. inv. 2943 mSF or. 15 o.br.Libr. aES 33405 mSF foto 16 p.brookl. 27 pm foto 17 p.brookl. 28a pm foto 18 p.brookl. 30a, b pm foto 19 p.Cair.Zen. 56226 Cp foto 20 p.Cair.Zen. 56227 Cp foto 21 o.Claud. 183 mSF foto 22 p.EES mSF or. 23 p.Freib. 45 vp foto 24 T.Froehner pm foto 25 p.Giss.Lit. 4.9 pm foto 26 p.Grenf. II 6b mSF or. 27 p.Harr. 170 mSF foto 28 p.Harr. 174 mSF or. 29 T.Hearstmus. berkeley 6-21416 b mSF foto 30 p.Heid. inv. 310 Rmp or. 31 p.Hib. 7 GmS foto — XLIII — REvISoRI dEI papIRI 32 p.Hib. 224 mSF or. 33 p.IFao inv. 172 = p.Fouad 210 mSF foto 34 p.Köln 246 Ia+mSF or./foto 35 p.Leeds.mus. 3 vp foto 36 p.mich. 430 p. Radiciotti + Td or./foto 37 o.Narm. 131 Fama foto 38 T.Narm.2006 14 mSF foto 39 p.oxy. 966 pm foto 40 p.oxy. 1185 pm foto 41 p.oxy. 2606 Gdm or. 42 p.oxy. 3005 mSF or. 43 p.oxy. 3174v vp or. 44 p.oxy. 3214 mSF or. 45 p.petr. I 3 pC or. 46 p.Ross.Georg 9 mCa foto 49 p.Schub. 27 + p.berol. 21312 mSF or. 50 p.Schub. 28 vp or. 51 pSI 120 mSF or. 52 pSI 280 pC or. 53 pSI 1307 pm foto 54 pSI 1476 Gb or. 55 p.Stras. inv. gr. 92v EGR foto 56 p.Stras. inv. gr. 1016 GmS foto 57 p.ub Trier S 188-72 mSF foto 58 p.vind. G 19999bv mSF or. 59 T.Würzb. K 1025e Cp foto 60 ? p.oxy. 3541 mSF or. — XLIv — AVVERTENZE Per il progetto del Corpus dei Papiri Filosofici, i volumi pubblicati e i relativi indici analitici, si rinvia al sito www.papirifilosofici.it Fermo restando che il progetto si fonda da sempre sulla stretta collaborazio- ne scientifica tra specialisti di ambiti diversi, si segnala che, ove compaiano firme congiunte (es. MSF/CP), la prima sigla indica la persona responsabile della parte papirologica. Qualora i nomi dei componenti del Comitato scientifico e redazionale del CPF compaiano senza ulteriore specificazione, si fa riferimento a suggerimenti offerti nel corso delle revisioni. Per quanto riguarda la presentazione dei testi, trattandosi prevalentemente di materiale di utilizzo scolastico, si è rinunciato in genere alla normalizzazione, tran- ne per i casi di ovvi errori fonetici (itacismi, scambio di consonanti o di vocali) e dell’elisione necessaria per la scansione metrica. Si ricorda che nella datazione dei papiri la barra obliqua indica ‘a cavallo’ fra un secolo e l’altro; il trattino indica che non è possibile una datazione più ristret- ta all’interno dei due secoli. Abbiamo utilizzato le sigle papirologiche della Checklist on line. Quelle che non vi compaiono al momento in cui si licenzia il volume sono state inserite nel- le Abbreviazioni bibliografiche. Per le sigle degli autori antichi si è fatto riferi- mento, con alcune eccezioni (e.g. Aesch. al posto di A.), al LSJ. Si tenga presente che, nel caso delle collezioni di Berlino e di Vienna, sono state usate le sigle inventariali come designazione principale, segnalandone la cor- rispondenza con i volumi delle rispettive serie. Per le sigle che rimandano ai papiri editi nel volume CPF II.2 si consulti l’in- dice analitico riportato infra, pp. 438-443. * * * Negli anni di preparazione di questa parte del CPF sono venuti a mancare Francesco Adorno, Presidente del CPF, e Manfredo Manfredi, nonché i collabo- ratori Isabella Andorlini e Paul Mertens. I contributi di quest’ultimo sono stati ag- giornati da Carlo Pernigotti e dalla Redazione. Questo volume ha tratto beneficio dalla consulenza e dalle competenze di nu- merosi studiosi. Si ringraziano in particolare Matteo Agnosini, Gianfranco Agosti, Luigi Battezzato, Daniela Colomo, Franco Ferrari, Liana Lomiento, Luca Ruggeri e M. Cristina Donnini Macciò per l’aiuto nella compilazione dell’indice delle fonti. Glenn Most ha ospitato, nel suo seminario di ricerca alla Scuola Normale Su- periore, la presentazione di numerosi pezzi qui pubblicati: a lui e ai partecipanti va un ringraziamento particolare per le proficue discussioni. — XVI — FINITO DI STAMPARE PER CONTO DI LEO S. OLSCHKI EDITORE PRESSO ABC TIPOGRAFIA • CALENZANO (FI) NEL MESE DI GIUGNO 2017 GNOM 5 (P.BErOL. INV. 11609) - 6 (O.BErOL. 12311) anche, nella tragedia, Eur. Her. 186-187). Il termine βοτόν ben si accorderebbe con un possibile contesto tragico, e anche più strettamente sofocleo, dal momento che rientra nel lessico dei tre tragici maggiori (solitamente al plurale, come comparirebbe qui): solo per Sofocle cfr. p. es. Ai. 145, 231-232, 324, 453 (tutti al plurale), Trach. 690. 4 προστάτης rientra appieno nel lessico tragico, sempre in conte- sti di registro alto, a indicare nella maggior parte dei casi i governanti delle città o gli dèi custodi (anche l’uso più basso, nel senso di ‘guar- diano’, rientra in un contesto elevato, in riferimento ai guerrieri guar- diani delle porte della città nei Sette contro Tebe eschilei: cfr. vv. 408 e 798). Da non escludere che sia in qualche modo collegato ai βοτά del r. 3 (che, oltretutto, comparirebbero nel medesimo verso, l’ultimo), o in senso letterale (‘i guardiani, governanti degli armenti?’), oppure, forse meglio se si considera il contesto d’uso di προστάτης, in senso metaforico, in riferimento al governante politico di una città o di un regno (o a un dio protettore?). LO GNOM 6 O.Berol. inv. 12311 Sec. IIIa ex. Antologia Prov.: Philadelphia. Cons.: Berlin, Ägyptisches Museum, Papyrussammlung. Edd.: P. VIErEck, Drei Ostraka des Berliner Museums, in Raccolta di scritti in onore di G. Lumbroso, Milano, r. Università 1925 (rist. an. Milano, ci- salpino 1976), 255–257; GALLO, 221; POrDOMINGO, Antologías, 187-188, n° 26. Tavv.: GALLO, IX; http://smb.museum/berlpap/ Comm.: LDAB 1058; MP 1575 P. VIErEk - F. ZUckEr, BGU VII (1926), 14 n. 1; P. cOLLArt, Les papyrus scolaires, in Mélanges Desrousseaux, Pa- ris, Hachette 1937, 75, n° 97; ZALAtEO, 181, n° 127; MErtENS, Ostraca, 397, n° 2; GALLO, 219-225; crIBIOrE, 228, n° 236; cLArySSE, Literary papyri, 48; VAN MINNEN, Boorish, 144; G. BAStIANINI, CPF I.1***, 95 9t, 766-768; BAStIANINI, Testi gnomici, 172-173; cArrArA, Euripide, 122-123; J.-A. FErNáNDEZ-DELGADO - F. POrDOMINGO, Topics and models of school exercises on papyri and ostraca from the Hellenistic Period: P.Berol. inv. 12318, A. Papcongr. XXV, 227; BAStIANINI, Precetti, 24 e n. 17; L. LUL- LI , Appunti per una storia grafico-editoriale del genere letterario dell’ele- — 89 — GNOM 6 (O.BErOL. INV. 12311) gia in età ellenistico-romana, Scripta 2 (2009), 139; POrDOMINGO, Anto- logías escolares, 52-55. Questo coccio (cm 14×16) fa parte di un gruppo di cinque ostraca di contenuto letterario (P.Berol. inv. 12309-12311, 12318 e 12319) scrit- ti – a quanto sembra – dalla medesima mano, che furono ritrovati in- sieme nel corso degli scavi di Viereck e Zucker a Philadelphia nel 1909, nel contesto di un più esteso gruppo di sessantatre ostraca documentari relativi all’amministrazione di una tenuta agricola, evidentemente ubi- cata in prossimità di quel villaggio dell’Arsinoites (BGU VII, 14-24 e n.ri 1500-1562). Gli ostraca di questo ritrovamento (vd. H. VErrEtH, tM ArchID 160) sono tutti conservati a Berlino. Malgrado l’imposta- zione libraria della mano, gli ostraca di contenuto letterario sono di chiara impronta scolastica (cfr. cribiore, n.ri 233-236), meno uno (P.Berol. inv. 12309), scritto più velocemente degli altri, che risulta essere un epi- gramma scurrile (SH 975) in forma di epitafio per un tal kleitorios, ve- rosimilmente un giovanetto. Il nome kleitorios, che non è certo usua- le, si trova come tale anche in alcuni degli ostraca documentari (BGU VII 1522, 8; 1534, 11; 1559, 6); in un altro figura un kleitorios defini- to neoteros (BGU VII 1547, 4-5). Per questo motivo, tutto il gruppo di ostraca, letterari e documentari, è talvolta indicato come ‘archivio di kleitorios’, anche se tale definizione è fuorviante, poiché kleitorios non è il nome di un personaggio centrale in questo insieme di testi. Pubblicando nel 1926 il gruppo di ostraca documentari, Viereck e Zucker gli assegnavano una datazione al regno di tolemeo III Evergete (vd. BGU VII, 21-23): gli anni dal 13° al 18°, citati negli ostraca dell’ ar- chivio, abbraccerebbero dunque un arco cronologico compreso tra il 235/34 e il 230/29. ci troveremmo in un arco di tempo contemporaneo all’ultimo periodo della permanenza di Zenon a Philadelphia dopo il suo ritiro dalla direzione della dorea di Apollonios (247/46), come risulta dai documenti del suo famoso archivio: anche quest’ultimo è in effetti centrato nel villaggio di Philadelphia, e tra gli antroponimi ivi attestati figura appunto anche un kleitorios (forse epistates di Zenon in P.cair.Zen. IV 59620, 20 e 59621, 9); e vi sarebbero ulteriori coincidenze onoma- stiche (per es., l’inusuale antroponimo Styrax). Ma, come rileva Bastia- nini, elementi interni di contenuto, relativi allo standard monetale, fan- no escludere che l’ ‘archivio di kleitorios’ risalga al regno dell’Evergete (cfr. t. rEEkMANS, The Ptolemaic copper inflation, Studia Hellenistica 7, Louvain-Leiden, Peeters 1951, 69 n. 2), e anche l’aspetto paleografi- co non sembra giustificare una datazione così alta (cadrebbero così le considerazioni prosopografiche riguardo a SH 975 proposte da E. LI- VrEA, La morte di Clitorio, ZPE 68, 1987, 21-28 = Pap. Flor. XXI, 1991, — 90 — GNOM 6 (O.BErOL. INV. 12311) 259-260). In realtà, i cocci dell’ ‘archivio di kleitorios’ sembrano asse- gnabili alla fine del III secolo a.c. o agli inizi del II: gli anni dal 13° al 18°, citati negli ostraca documentari, sarebbero dunque da collocare nel regno di tolemeo IV Filopatore (fra il 210/209 e il 205/204), oppure nel regno di tolemeo V Epifane (fra il 193/192 e il 188/87); la paleografia farebbe comunque preferire l’alternativa più alta: cfr. Bastianini, Precet- ti, 24 e n. 17; cH. FIScHEr-BOVEt - W. cLArySSE, Silver and bronze standards and the date of P.Heid. VI 383, APF 58 (2012), 39 n. 9, con bibliografia precedente. Il ricorrere dei medesimi nomi inusuali (klei- torios, Styrax) sia nei testi zenoniani sia in questi ostraca di Berlino si potrà spiegare senza troppa difficoltà col permanere di una certa tipo- logia onomastica nell’ambito dei medesimi nuclei familiari. cribiore (227, n° 233) definisce la scrittura di questi ostraca lette- rari «fluent and regular […] with some cursive elements, like the literary hands of the period». Per paralleli paleografici della scrittura conser- vata su questi ostraca, che si annoverano, come osserva Bastianini, CPF, «tra i più antichi esempi conosciuti di questa categoria di reperti», vd. cavallo - Maehler, HB, 62. Nell’ostracon che qui si presenta sono trascritte tre differenti peri- copi: i rr. 1-3 contengono un verso dell’Egeo di Euripide, seguito da una chiosa in prosa; i rr. 4-8, in prosa, conservano un topos socratico che ha ampio riscontro nella tradizione letteraria greca con trasmissio- ne anche in quella araba; i rr. 9-10, se non contengono un mero elen- co di termini filosofici, possono essere intesi come la parte finale di un trimetro e l’inizio di un successivo (cfr. infra). Soprattutto nella parte superiore dell’ostracon si scorgono tracce di scrittura molto evanida: il mancato allineamento delle lettere visibili in prossimità dell’ultimo rigo della prima pericope (r. 3 γίνεται) e la pre- senza della stessa scrittura a ridosso della paragraphos indicano un riu- tilizzo dell’ostracon dopo che la scrittura precedente è stata lavata, co- me del resto succede anche in altri casi dell’archivio (vd. e.g. 1501, 1502, 1509). Del testo vergato originariamente si riconoscono 2 o forse 3 ri- ghi. Prima del r. 1, nello spazio che ora rappresenta il margine superio- re, sembra di scorgere tracce di lettere in prossimità del bordo sinistro e destro del coccio; queste ultime, se non sono frutto di un’impressio- ne determinata dal lavaggio della superficie, risultano disallineate rispetto a quelle visibili sul lato opposto, con un andamento discendente rispet- to all’ideale rigo di base e un modulo della scrittura lievemente mag- giore. Si distinguono un po’ meglio, invece, le tracce visibili all’altezza dei rr. 3-4, dove pare di scorgere qualcosa di compatibile con χ̣α̣μ̣α̣ι̣θ̣. (r. 3) e forse . φ̣ιαι(ο .ψ̣ιαι)πρ̣ο̣ε̣ (o πο̣ι̣ε̣). . . . τε (r. 4). L’elisione è praticata al r. 5 nella pericope prosastica, mentre vi è scriptio plena al r. 1 e al r. 9; è apposto lo iota mutum. — 91 — GNOM 6 (O.BErOL. INV. 12311) Sebbene siano tutte di contenuto morale, le pericopi vennero rac- colte seguendo un criterio che non appare del tutto chiaro. Inoltre, es- se non sono separate allo stesso modo: la prima (rr. 1-3) è distinta dal- la seconda con l’apposizione della paragraphos e dell’accapo, come accade anche nelle altre due antologie; a questi accorgimenti della mise en page si aggiunge in questo caso un discreto interlineo lasciato bianco, che potrebbe però essere spiegato anche in ragione dei residui della scrit- tura precedente, non scomparsa del tutto. A differenza di tutti gli altri casi, la seconda e la terza pericope so- no suddivise senza paragraphos e con la sola presenza di uno spazio bianco significativo (rr. 9 e 10); inoltre, l’impiego di un calamo più ap- puntito nei righi finali e il ductus leggermente più rapido contribui- scono a creare l’impressione di un’aggiunta posteriore, o, comunque, di una più marcata disomogeneità non tanto dei contenuti quanto del processo scrittorio. Dato il grado di formalità della scrittura, ascrivibile in ogni caso ad una mano esperta, è piuttosto improbabile che si tratti di un eser- cizio sotto dettatura, secondo l’ipotesi avanzata da kühn per l’ostra- con 12318, non accolta né da Bastianini, Precetti, né da Delgado - Por- domingo. Dato il supporto materiale, la connessione con un ambito scolastico resta innegabile, ma è difficile dire di più. È possibile che si tratti di un excerptum ad uso privato, secondo l’ipotesi di Van Min- nen, Boorish, il quale intende l’intero gruppo di ostraca letterari come antologie scritte da uno scriba di professione per esercitazione calli- grafica o per diletto del proprietario terriero, identificato con uno dei due clitorii. La genesi in un contesto di esercitazione calligrafica è sta- ta accolta anche da Bastianini, Precetti, mentre Delgado - Pordomingo preferiscono pensare a una scuola di retorica. Le due ipotesi, tuttavia, non devono essere necessariamente considerate alternative. Poiché sia la mise en page di O.Berol. 12311 sia la sua struttura antologica sono per certi versi assimilabili a quelle di O.Berol. 12318, pare opportuno, con Bastianini, Precetti, considerare l’aspetto formale degli ostraca e il loro contenuto come due problemi distinti, e magari pensare alla co- pia calligrafica di un’esercitazione retorica. Se le connessioni indivi- duabili fra le prime due pericopi, a livello sia formale sia contenuti- stico, sono fondate (cfr. infra), è verosimile che il testo tradito sia stato deliberatamente modificato per creare un legame fra le stesse, raffor- zando l’ipotesi di una matrice retorica. ἔστι καὶ πταίσαντ’ ἀ̣ρ̣ε̣τ̣ὰν ἀποδεί- ξασθαι θανάτῳ. καὶ πάντα ῥᾷδια γίνεται — 92 — GNOM 6 (O.BErOL. INV. 12311) καὶ γὰρ ὁρᾷς, ἔφη, ἄν τις μή, ὥσπερ οἱ πολ- 5 λοὶ ζῶσιν ἕνεκεν τοῦ ἐσθίειν, ἀλλ’ ἐσθίῃ καὶ πίνῃ ἕνεκεν τοῦ ζῆν, οὐ χαλεπὸν τά γε τοιαῦτα πορίζεσθαι τῷ τυχόντι, μὴ ὅτι νοῦν ἔχοντι. 10 προπέτεια, ἀνεπιστρεψία, εἰκαιότης, ἕτεραι τοιαῦται 1 πταιϲαντα 3-4 le lettere della scriptio inferior sono molto svanite: diffi- cile dire se tutto il rigo fosse stato riempito dallo scriba principale: cfr. supra, p. 91 9-10 manca la paragraphos fra i righi 10 ψια corretto forse sopra τ̣α̣ nella parte inferiore del coccio, in prossimità del bordo sinistro, tracce evanide del- la scrittura precedente 1-3 Eur. Aegeus, fr. 11 kn. 4-9 Socrates CPF I.1*** 95 9t 10-11 PCG VIII *1050 (CGFP 318) 10 προπέτεια 〈δ’⟩, ἀνεπιστρεψία Maas ap. ed.pr., acc. k.-A. 11 ἕτεραι τοιαῦται 〈μυρίαι⟩ crönert ap. ed.pr., coll. Ar. fr. 347, 4 et Diph. fr. 42, 37-38, acc. k.-A. «Anche a chi cade è possibile mostrare virtù nella morte». E tutto di- venta facile. 4 «E infatti vedi», disse (Socrate?), «che, se qualcuno non fa come i più, che vivono per mangiare, ma mangia e beve per vivere, procurarsi al- meno questo genere di cose non è difficile per chicchessia, purché ab- bia senno». 10 Avventatezza, indifferenza, sconsideratezza, (mille) altre cose di questo genere. 1 sgg. Il verso dell’Egeo, in metro lirico, era parzialmente noto da Stob. III 1, 61. La frase successiva in prosa non pare legarsi con il contesto euripideo, ma sembra piuttosto una chiosa apposta per ra- gioni retoriche. Una prima finalità di questa chiusura appare di tipo stilistico: la presenza di πάντα ῥᾷδια γίνεται si lega infatti in modo antifrastico all’ οὐ χαλεπόν contenuto nell’aneddoto socratico. D’altra parte, tale aggiunta retorica si spiega bene anche a livello contenuti - stico e funge da raccordo con la pericope successiva. Qualora si in- tendano le parole di Socrate come mirate ad offrire un esempio di vita virtuosa «non difficile» da perseguire, il topos riportato dai rr. 4 sgg. potrebbe essere inteso anche come un’esemplificazione dell’insegna- mento sentenzioso della prima pericope: chiunque sia dotato di sen- no può facilmente riconoscere che basta seguire il «non difficile» — 93 — GNOM 6 (O.BErOL. INV. 12311) ammonimento di mangiare e bere per vivere, e non l’opposto, per seguire un modello virtuoso e preservarsi, così, con il minimo sforzo, da una caduta morale. tale ipotesi può forse essere corroborata dalla mise en page dei primi due componimenti, che si differenzia da quella che inte- ressa il secondo e il terzo per la presenza della paragraphos tra i rr. 3-4. Infine, se si accoglie l’ipotesi di una matrice scolastica di tipo re- torico, non si può escludere che la massima in prosa sia stata concepi- ta anche come chiusura moraleggiante alla prima pericope: la possibi- lità di una rivalsa morale al momento della morte rende «più facile» da sostenere la responsabilità legata al doversi uniformare in vita ad un modello univocamente virtuoso. 4-9 L’estratto copiato in questi righi rappresenta la più antica at- testazione di un aneddoto che ebbe una ricca tradizione, la cui prima attribuzione a Socrate come apoftegma occorre in Musonio rufo (XVI- IIb, p. 102, 10 Hense) e poi in Plutarco (Aud. poet. 21e) e nella tradizione latina di Gellio (XIX 2, 7). In forma di detto anonimo, tuttavia, esso compare già nel I sec. a.c. in Rh. Her. IV 28, 39. Nella tradizione gno- mologica l’ammonimento a considerare il mangiare e il bere come dei meri mezzi di sostentamento ritorna più volte sotto il nome sia di Socrate, sia di altri filosofi (Platone, Diogene cinico, Zenone Stoico: per le fonti vd. Gallo, 221 e 223 nn. 3 e 4). Si deve a Gallo il riconoscimento in questa seconda pericope di un estratto da un logos sokratikos del IV sec., di poco successivo, dunque, alla sua fonte originaria: data l’impostazione dialogica (καὶ γὰρ ὁρᾷς) e la mancata reggenza grammaticale di τά γε τοιαῦτα, lo studioso ha giu- stamente contestato l’interpretazione di questi righi come una chreia filosofica, della quale il testo non avrebbe la struttura formalmente com- piuta, e ha avanzato l’ipotesi dell’estrazione apoftegmatica da un’opera più ampia, di impronta socratico-cinica, mirata a stigmatizzare l’elogio del sapiente che sa vivere accontentandosi del necessario. Questo stesso aneddoto ricorre anche nella tradizione araba, dove, come in quella greca, si trova attribuito sia a Socrate sia a Diogene (cfr. Gutas, Greek wisdom, Socrates 8a e comm. p. 287, e Gutas, 490, n° 182). In questo caso esso è inserito in una cornice narrativa di tipo epistolare e, sebbene l’elogio della frugalità si realizzi attraverso un’ampia gamma di piaceri (cibo, bevande, abiti di lusso e donne), una più pedissequa cor- rispondenza con la tradizione greca è attestata nella chiusura aneddotica per bocca di Socrate, il quale saluta il suo interlocutore dicendo: «but I eat only in order to live, while you in order to eat. Greetings». Per un’ul- teriore elaborazione del tema, che trova però un esito più lontano dalla nostra pericope, cfr. Gutas, Greek wisdom, Socrates 11. Anche per questo secondo componimento, come per il primo, oc- corre notare una particolarità nella struttura compositiva: la massima — 94 — GNOM 6 (O.BErOL. INV. 12311) morale vera e propria è infatti seguita, solo nel testo conservato nel- l’ostracon, da una frase conclusiva che, se da una parte resta gramma- ticalmente sospesa per il mancato referente di τά γε τοιαῦτα, dall’altra consente un raccordo certo con la pericope precedente, grazie alla coppia antinomica ῥᾷδια (r. 2) / οὐ χαλεπόν (r. 6; cfr. supra), e, probabilmente, per il richiamo contenutistico tra ἀρετάν e νοῦν. Si noti infine che la massima di chiusura si pone in rapporto anche con la pericope succes- siva, per la presenza di τοιαῦτα / τοιαῦται in entrambi i passi (cfr. infra). 10-11 I tre sostantivi che aprono i due righi finali evocano un con- testo filosofico, come dimostrano i passi riportati di seguito, gli unici che offrono occorrenze parallele per i tre sostantivi. L’ipotesi di un mero elenco di termini filosofici dalla chiara coloritura etica – che spiegherebbe anche meglio il forte asindeto del r. 10 – non è stata però presa in considerazione dalla critica, giacché in seguito all’ed.pr. è in- valsa l’idea che i righi conservino la parte finale e iniziale di due trimetri, che, in vista di ciò, sono stati sanati e parzialmente integrati da Maas e crönert presso la stessa ed.pr. Alla fine del r. 11 crönert ha proposto di integrare 〈μυρίαι⟩ sulla base di GNOM 4 = PCG VIII 1021 e PCG VII Strat. F 1, 40 (ἔλεγεν ἕτερα μυρία ex P.cair. 65445, ma ἄλλα ῥή- ματα ex Ath. IX 382c) trovando l’assenso di kassel e Austin. Eppure, la natura della pericope precedente e i paralleli lessicali non consentono di scartare l’ipotesi di un elenco prosastico. Per προπέτεια lo stesso crö- nert rinviava a Arist. EN 1150b19, ma vd. anche chrysipp. fr. 130, SVF διατείνειν δὲ τὴν ἐν ταῖς ἀποφάνσεσι προπέτειαν καὶ ἐπὶ τὰ γινόμενα, ὥστε εἰς ἀκοσμίαν καὶ εἰκαιότητα τρέπεσθαι τοὺς ἀγυμνάστους ἔχοντας τὰς φαντασίας e Mon. 631 Προπέτεια πολλοῖς ἐστιν αἰτία κακῶν. ἀνεπιστρεψία è termine assai raro e anche in questo caso di ambito strettamente filosofico: ricorre, come già notava crönert, in P.Herc. 176 (sec. IIa), fr. *5, 4 Vogliano (Epicuri et Epicureorum scripta […], Berlin 1928, p. 91) ἀν]επιστρεψίαν in contesto non determinabile, ma anche in Epict. Diss. Arr. II 1, 14 πρὸς δὲ τὸ περὶ αὐτοῦ δόγμα τὴν ἀνεπι- στρεψίαν καὶ τὸ ἀφειδὲς καὶ τὸ ἀδιαφορητικόν e clem.Al. Strom. VII 3, 21, 6 οὕτως τοῦ κυρίου ἐστὶν ἀνεπιστρεψία ἡ περὶ τοὺς καθωσιωμέ- νους αὐτῷ κάκωσις. Interessante, infine, è l’occorrenza del sostantivo in un testo filosofico adespoto di matrice stoica, PSI 152 (LDAB 4668) del sec. IIp, per il quale vd. E. FALAScHI, StcPF 16 (2011), 175-176. εἰκαιότης, oltre che nel frammento di crisippo sopra citato, si trova anche in Aristone di ceo, fr. 14, 1 Wehrli (Philodemus Περὶ κακιῶν X col. XVI 29 ὁ δ’αὐθάδης λεγόμενος ἔοικε μὲν εἶναι μεικτὸς ἐξ οἰήσεως καὶ ὑπερηφανίας καὶ ὑπεροψίας, μετέχων δὲ καὶ πολλῆς εἰκαιότητος) ecc. VP — 95 —