(PDF) I. Forino, Interpunzioni: la cucina delle architette italiane, in C. Tantillo, L. A. Scuderi, S. Gervasio, M. Lo Re, a cura di, Donne e progetto. Figure dell'architettura e del design nell'Italia contemporanea, pp. 467-471, MACERATA: Quodlibet 2025.
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I. Forino, Interpunzioni: la cucina delle architette italiane, in C. Tantillo, L. A. Scuderi, S. Gervasio, M. Lo Re, a cura di, Donne e progetto. Figure dell'architettura e del design nell'Italia contemporanea, pp. 467-471, MACERATA: Quodlibet 2025.
Imma Forino
2025, Donne e progetto. Figure dell'architettura e del design nell'Italia contemporanea
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Se la cucina è a lungo considerata il “cuore” della casa – centro familiare quanto luogo femminile per eccellenza –, la storia del suo spazio è più articolata di tale preconcetto, riverberando i mutamenti della società e dei rapporti di genere in ogni epoca. È a partire dalla fine degli anni Venti che in Italia, sulla scia di esperienze europee e statunitensi, il progetto della cucina riveste un maggiore interesse per gli architetti, la stampa, il pubblico. In prima istanza è supportato dall’ideologia familista del fascismo, che allaccia l’ambiente al ruolo della donna in seno alla società, per diventare, dal dopoguerra in avanti, un ambito sempre più specializzato e considerato dall’industria e dai designer, che accompagna i cambiamenti sociali del Paese: prima che spazio architettonico, la cucina è infatti un topos sociale e culturale.
A lungo frenate nella carriera professionale, le architette italiane iniziano a occuparsene perché relegate nella mansione di “arredatrici” o, altrimenti, operanti soprattutto nell’alveo del progetto domestico, considerato più consono a loro. Da questo stereotipo di genere – la donna può essere un’esperta progettista della casa perché incarna, in prima persona, il ruolo della casalinga –, la presenza femminile si fa strada nelle abitazioni degli italiani, non solo come utente o interlocutrice, ma come voce attiva. Avvertite delle contemporanee sperimentazioni internazionali, le cucine delle architette italiane evolvono con gradualità da un impianto tradizionale fino a proposte innovative. Elena Campi (?-?), Sofia Mazzoleni Badoni (1911-2002), Anna Castelli (1918-2006) (prima con Eugenio Gentili Tedeschi, poi da sola), Luisa Castiglioni (1923-2015) e Margherita Mori Bravi (1921-2006), Luisa Aiani (1920-1990) (con Ico Parisi), Cini Boeri (1924-2020), Carla Venosta (1924-2019), Antonia Astori (1940) e altre partecipano con i propri progetti – realizzati o allestiti – alle strategie del cambiamento sociale nell’ambiente domestico.
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M.A. Trasforini (2013). Costruzioni nell'isteria. In: F.Guggi e G.Pezzoli (a cura di). Autoritratti. Iscrizioni del femminile nell'arte italiana contemporanea. p. 139-155, Mantova e Bologna:Corraini Edizioni e MAMbo (Bologna), ISBN: 9788875704070
Maria Antonietta Trasforini
Si tratta del testo che ha accompagnato l'installazione alla mostra Autoritratti. Iscrizioni del femminile nell'arte italiana contemporanea tenutasi presso il Mambo (Museo di Arte Moderna di Bologna) (12 maggio - 1 settembre 2013). Tale installazione comprendeva la proiezione di foto tratte dai tre volumi dell'Iconographie Photographique de la Salpetrière (1876-80), i volumi stessi, il manoscritto di un testo del 1980 che analizzava quelle foto. Il testo compare nel catalogo della Mostra.
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C.I. ASTRELLA, F. IARRUSSO, Il caffè panoramico a Posillipo di Roberto Pane, in R. CAPOZZI, E. FORMATO, G. MENNA, A. PANE (a cura di), La Scuola di Architettura a Napoli: i maestri e le opere. Dalla fondazione al dopoguerra (1927-1945), CLEAN, Napoli 2022, pp. 100-109
Consuelo Isabel Astrella
2022
Il logo della collana "Radici/Foglie" è stato disegnato da Luigi Maisto che si ringrazia
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Tra arti e design: breve storia al femminile, in Donne in equilibrio. 1955-1965, catalogo della mostra (Firenze, Museo Salvatore Ferragamo) a cura di Stefania Ricci e Elvira Valleri, Electa, Milano, pp.138-163.
Lucia Mannini
Renata Bonfanti, Gegia e Marisa Bronzini, Carla Badiali, Franca Helg, Raffaella Crespi, Gav Aulenti, Anna Castelli, Antonia Campi, Floria Wiechmann Savioli, Brunetta Mateldi, Lora Lamm etc.
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(Authored Book) I. Forino, La cucina: Storia culturale di un luogo domestico, Einaudi, Collana “Saggi” n. 990, Torino 2019, pp. XXX - 488 (book & ebook).
Imma Forino
Einaudi , 2019
(From the cover) Se è vero che da puro nutrimento il cibo si è presto trasformato in complessa e raffinata operazione che convoca gusti e intelligenze per assurgere allo status d’imprescindibile «linguaggio», il luogo domestico a esso dedicato, in adesione al codice culturale percepito come egemone, viene a rivestire un ruolo di non comune interesse. Dalla scoperta del fuoco in epoca preistorica fino alle modernissime realizzazioni della tecnologia e della domotica, queste pagine ne seguono l’evoluzione privilegiando lo studio dell’architettura e del design su scala europea e nordamericana e verificandolo nella lunga durata, negli studi sociologici, antropologici e di genere, nei riflessi letterari e cinematografici, nello sviluppo sorprendente del gusto e dei suoi artefici attraverso i secoli. È un perfetto microcosmo, lo spazio che chiamiamo cucina, contesto sempre in bilico tra stabilità e cambiamenti la cui vicenda, qui raccontata con ricchezza di fonti e affabilità narrativa, si intreccia significativamente alla storia delle gerarchie sociali e familiari, ai ruoli definiti e alla loro eloquente messa in discussione. ** Index Introduzione Ringraziamenti La cucina I. Ambienti tradizionali 1. La cottura primordiale 2. Tetto e focolare 3. L'oziosa culina 4. Diete conventuali 5. Coquina versus cellerarium 6. La cucina dei forti 7. Zuppa e panbagnato 8. Cortesie per gli ospiti 9. Femine amorevoli e operose 10. La comoda cucina 11. La cucina secreta 12. Il regno degli uomini 13. L'immaginario culinario 14. Richiami etici 15. Casseruole francesi 16. La cucina dei Lumi II. Trasformazioni borghesi 1. La cuciniera 2. Utopie democratiche 3. Assaporare il gusto 4. La cucina moderna 5. La cuisine de famille 6. Ognuno ha il suo posto 7. Su e giù per le scale 8. Ordine e moralità 9. La cucina vittoriana 10. Il futuro è qui 11. L'Economia domestica 12. La cucina del cottage 13. La workroom 14. Senza cucina 15. Cucine italiane unite 16. La camera chiara III. Trappole funzionali 1. Verso la cucina progressista 2. Dinamiche spaziali 3. Kitchen Management 4. Mangiare in cucina 5. Il pragmatismo gestionale 6. Razionalità europee 7. La cella operativa 8. Microcosmi standard 9. Armadi sovietici 10. La consumatrice 11. Time-Motion Kitchen 12. Composizioni modulari 13. La cucina del Ventennio 14. Gastronomie antipassatiste 15. Prototipi italiani 16. Cucinare nel pranzo IV. Stili di vita 1. Ricostruzioni 2. Nazionalismi 3. L'Easier Living 4. Cucine del domani 5. Trasparenti intimità 6. Cucine scandinave 7. Verso la modernizzazione 8. Cucine arredate 9. Cucine componibili 10. Utopie plastiche 11. Cocktail party e cuisine française 12. Guerra fredda in cucina 13. Casalinghe demistificate 14. Il campo di battaglia 15. Rosso in cucina 16. Environments trasgressivi V. Indizi contemporanei 1. Il grande freddo 2. Loft kitchen 3. Essenzialità tedesca 4. Fra citazione e superdesign 5. La cucina intelligente 6. «Superwoman» 7. Caleidoscopi familiari 8. Fra High-tech, minimalismo e surplus 9. «Kitchen-plaza» 10. Tendenze variabili 11. Uomini in cucina 12. Genitori e figli 13. Cokitchen 14. Cucinare in ufficio Un mondo che governiamo? Riferimenti bibliografici Indice dei nomi
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(Book Chapter) "Cose fuori di casa: La vocazione urbana del design italiano fra il 1950 e il 1990." In INT/EST/erno: Il design italiano fra gli anni ’50 e ’90 del Novecento, Agostino Bossi, Roberta Esposito, Jacopo Leveratto, 22-27. Bucarest: Istituto Italiano di Cultura. 2019.
Roberta Esposito
Federica Bossi
Jacopo Leveratto
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I. Forino, Dalla casa alla strada: Mediazioni pubbliche della cucina domestica, in A. Giannitrapani, ed. Foodscapes: Cibo in città, 53-70, MIMESIS, Milan-Udine 2021.
Imma Forino
Foodscapes: Cibo in città, 2021
Nothing seems further apart than the domestic kitchen and the city. Yet, suppose we reread the history of social architecture from the end of the eighteenth century to the present day. In that case, there is no shortage of attempts, some successful, to bring together two places that are so different between philanthropy, utopian socialism and early feminism. From the inventions of protein and community cookers by Benjamin Thompson, the Earl of Rumford, to socialist programmes aimed at the community, from projects for sharing equipped places for private citizens to proposals to alleviate the daily work of caring for women, scientists, utopians and activists have looked at the space of food preparation and cooking as an area that is no longer isolated, but open to the city and its social needs. Subsequent twentieth-century and contemporary community interventions, especially in northern Europe and the United States, build on a previous idea of openness between people inside and outside residential buildings, interpreting it in terms of collaboration and availability. It is around the sharing of food that a different kind of civitas can emerge, to which the home kitchen can contribute, especially in the post-pandemic era. ///// Niente sembra più distante fra la cucina domestica e la città, eppure rileggendo la storia dell’architettura sociale dalla fine del Settecento a oggi, non mancano tentativi, anche riusciti, di far comunicare due luoghi così diversi fra filantropia, socialismo utopico e femminismo della prima ora. Dalle invenzioni proteiche e di fornelli comunitari a opera di Benjamin Thompson, il conte di Rumford, ai programmi socialisti rivolti alla collettività, dai progetti di condivisione di luoghi attrezzati per privati cittadini fino ad arrivare alle proposte per alleviare il lavoro quotidiano di cura delle donne, scienziati, utopisti e attiviste hanno traguardato allo spazio della preparazione e della cottura del cibo come un ambito non più isolato, ma da aprire alla città e alla sue necessità sociali. I successivi interventi comunitari del Novecento e della contemporaneità, attuati soprattutto nel Nord Europa e negli Stati Uniti, si innestano su un’idea pregressa di apertura fra le persone dentro e fuori gli edifici residenziali, declinandola in termini di collaborazione e disponibilità sulla soglia di casa. È quindi intorno alla condivisione del cibo che può nascere un tipo differente di civitas, a cui la cucina di casa può offrire il suo contributo specie nell’epoca post-pandemica.
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L’Archivio del Moderno e la ricerca sugli archivi del progetto tra Svizzera e Italia, in L. Farroni, M. Faienza (a cura di) Gli archivi di architettura nel XXI secolo. I luoghi delle idee e delle testimonianze, Roma TrE-Press, Roma 2024, pp. 44-53.
Nicola Navone
LAURA FARRONI e MARTA FAIENZA La Collana Architettura, Società e Innovazione_ASI intende condividere e sostenere scientificamente il progetto editoriale di Roma TrE-Press, che si propone di promuovere la cultura incentivando la ricerca e diffondendo la conoscenza mediante l'uso del formato digitale ad accesso aperto. La Collana offre un luogo di confronto scientifico su temi dell'attualità di interesse multidisciplinare, interdisciplinare e transdisciplinare indagando gli spazi di intersezione tra architettura, società, formazione, produzione di cultura e innovazione di strumenti e tecnologie. Per monitorare le trasformazioni culturali, le modalità del vivere e lo sviluppo della conoscenza, le pubblicazioni raccolgono i risultati di studi ed esperienze confrontando scopi, metodi, linguaggi, strumenti e strategie che l'Università sperimenta nelle sue attività di ricerca, di didattica e di Terza Missione. I volumi pubblicati nella Collana sono sottoposti a referaggio in "doppio cieco", affidato a un membro del Comitato Scientifico e ad un esperto esterno e, in caso di disaccordo, a un terzo revisore scelto nel Comitato Scientifico. Al Direttore e al Comitato Scientifico del Report di Ricerca spetta la decisione finale. Le pubblicazioni hanno una numerazione progressiva e eventuali richiami o citazioni ad essi devono riportare la denominazione estesa del contributo a cui si fa riferimento.
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L'architettura religiosa nell'opera di Adriano Marabini (Luigi Bartolomei e Lorenzo Fecchio), in Adriano Marabini architetto imolese (1897-1975), a cura di Micaela Antonucci e Luigi Bartolomei.
Lorenzo Fecchio
2022
In: Adriano Marabini architetto imolese (1897-1975), a cura di Micaela Antonucci e Luigi Bartolomei. Bologna: BUP, 2022.
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"Elisabetta Farnese e l'architettura spagnola", en B. Adorno y C. Mambriani (eds.), I Farnese e l'architettura. Corte, città e territorio da Paolo III a Elisabetta regina di Spagna. Roma: GBE/Ginevra Bentivoglio, 2023. 307-309.
Pablo Vázquez Gestal
Adorni 1989a: B. Adorni, Le grandi fabbriche e la città: fortezze e palazzi di corte dei Farnese a Parma e Piacenza, in D'une ville à l'autre. Structures matérielles et organisation de l'espace dans les villes européennes (XIII e -XVI e siècle), atti del convegno (Roma, 1°-4 dic. 1986), Roma 1989, pp. 439-484.
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Matteo Sintini (a cura di), Atlante delle architetture, in C. Mazzeri, V. Bulgarelli (a cura di), Modena nel Novecento. Manufatti e manifatture: le architetture del lavoro e dell'economia, Franco Cosimo Panini, Modena, 2016, 201-286. (ISBN 9788857011080)
matteo sintini
ATLANTE L'ATLANTE DELLE ARCHITETTURE DEL LAVORO E DELLA PRODUZIONE propone una schedatura storico-critica di edifici selezionati sulla base di alcuni criteri guida, che ovviamente non esauriscono il vasto patrimonio architettonico industriale locale. Si tratta di opifici, laboratori, stabilimenti o strutture rappresentativi della storia dell'industrializzazione di diversi settori della produzione presenti nell'area modenese nel corso del Novecento. Gli edifici scelti presentano inoltre caratteristiche tipologiche e architettoniche significative per l'evoluzione del linguaggio, dei materiali impiegati e della collocazione nello spazio urbano. Per questo non vi sono riferimenti ai complessi agricoli, mentre sono presenti esempi di edifici industriali collocati in spazi extraurbani, esempio di un territorio pervaso dall'insediamento manifatturiero. Coerentemente con l'impianto complessivo delle ricerche e dei saggi presenti nel volume, pur rimanendo preminente l'analisi del capoluogo, si è estesa l'area ad altri territori come Sassuolo e Carpi e ad alcune fondamentali emergenze puntuali sparse. La struttura dell'Atlante si articola quindi in tre sezioni: una dedicata alle manifatture propriamente intese, una seconda proponente il tema dell'infrastruttura e dei servizi, come supporto necessario alla produzione industriale e, infine, una terza, incentrata sugli stabilimenti situati nel territorio provinciale, con attenzione a due tra i distretti storicamente più significativi: quello ceramico e quello dell'abbigliamento. Non sono state individuate architetture di rilievo del distretto biomedicale, che rappresenta comunque un elemento di primaria importanza per l'economia e il lavoro dell'area. Sono stati inoltre esclusi gli edifici destinati alle attività commerciali e dei servizi annessi, in parte proposti nel precedente volume Città e architetture. Il Novecento a Modena (2012). Completano l'Atlante approfondimenti su due casi che rappresentano una specificità del territorio modenese, relativamente allo sviluppo degli insediamenti industriali, in particolare alla scala urbana. Il primo interessa le vicende della costituzione dei villaggi artigiani e industriali di Modena, per la mixitè tipologica e architettonica espressa e per il portato, anche culturale, in essi presente. Il secondo propone un ragionamento critico sulla costituzione e costruzione della cittadella Ferrari di Maranello, alla luce delle specificità che la differenziano, per certi versi, da altri modelli insediativi in cui il rapporto produzione e architettura, contribuisce alla creazione di un'immagine aziendale. Pur con le molte limitazioni imposte da un'operazione come questa, il quadro che ne risulta tenta di restituire la complessità del ruolo dell'industria nel Novecento modenese, in cui, accanto alle grandi concentrazioni industriali, sono i piccoli insediamenti a contribuire, in maniera altrettanto determinante, allo sviluppo urbano e socioeconomico. In questo contesto, i valori architettonici, a volte, non emergono rispetto a quelli sociali, funzionali, o tecnici. Rimane comunque la volontà di dare conto dell'evoluzione della funzione dell'edificio industriale, che oltre a quelle strettamente produttive, talvolta assumeva e assume valore simbolico per l'azienda, per la comunità e per lo spazio urbano. Più spesso, soprattutto nel Secondo Dopoguerra, tipologie seriali annullano specificità e caratteri architettonici di qualità progettuale, alla ricerca di funzionalità ed economicità costruttive, con significative eccezioni di cui si da conto nelle schede. Si evidenzia la più recente rinnovata cura e attenzione al valore comunicativo e promozionale dell'immagine aziendale espressa dal contenitore dei processi produttivi, che ne condizionano ovviamente l'organizzazione spaziale, ma anche la forma estetica. In quasi tutti i casi, si è in presenza di luoghi intorno a cui si è sedimentata una memoria collettiva, che in parte resiste alle progressive distruzioni e trasformazioni delle aree stesse. In tal senso, si è voluto dare conto di alcuni esemplari interventi di recupero, integrazione o di radicale sostituzione di edifici industriali e del diverso progetto sotteso, indicando nelle schede i loro autori, accanto a quelli originari. Lo schema della scheda ricalca quello già adottato nel precedente volume citato. Si compone di un testo, che in estrema sintesi, svolge una biografia dell'impresa e propone una presentazione critica del progetto, corredata da disegni e fotografie. La selezione è stata condivisa dai curatori responsabili della ricerca e del progetto e con i consiglieri che l'Ordine degli Architetti PPC di Modena ha indicato nell'ambito della collaborazione, che anche in questo caso, si è attivamente espressa. Un apporto diretto è venuto dal lavoro di schedatura svolto dall'Istituto per i Beni Artistici Culturali e Naturali dell'Emilia-Romagna. Per definizione una selezione è parziale e soggettiva, restano quindi altri edifici meritevoli di una analisi critica e di una segnalazione di attenzione, che non hanno trovato posto nei limiti quantitativi imposti dal volume e dalle risorse disponibili. La redazione dell'Atlante è a cura di Matteo Sintini, con la collaborazione di Vanni Bulgarelli per la selezione e documentazione storico-economica delle imprese e per le ricerche iconografiche, condotte con l'aiuto di Matteo Cassani Simonetti. 203 Manifattura Tabacchi, Modena. Fronte Magazzini Tabacchi greggi, 1937.
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References (18)
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December 17, 2025
Imma Forino
Politecnico di Milano, Faculty Member
Arch, PhD, Professor of Interior Architecture and Exhibition Design, AUIC School, Politecnico di Milano - imma.forino(at)polimi.it
* Main research interests of Imma (Immacolata Concezione) Forino focus on interior architecture and furnishing from a spatial and historiographical point of view that embraces the "human events in daily life" as the foundation of the discipline of Interiors. Many reflections investigate power relationships (gender, social classes, workgroups, and beyond) and their "dispositifs" in the history of interiors and furnishings. Critical reflections are developed through a multidisciplinary theoretical approach that combines contributions from different study sectors ranging from art to literature, sociology to management, and cinema to design. In this connection, she wrote monographs, essays in collections and articles published in Italy and abroad. Another line of research called "Interior Reuse Lab", developed as Research by Design in Interior Design Studio at AUIC School, is related to the reuse and design of obsolete or abandoned interior spaces and guidelines for dealing with a stratified architectural context. Finally, other studies concern small abandoned open spaces, "Urban Interstices", considered "open-air rooms" and must be developed and redesigned. She is on the Board of PhD in Architectural, Urban & Interior Design at Politecnico di Milano, on the Scientific Committee of “Op. cit. Selezione della critica d’arte contemporanea” (IT), “AR. Research, Architecture” (SLO) and "Res Mobilis" (ES) journals. In 2012 for the book "Uffici: Interni arredi oggetti" (Einaudi, Turin 2011), she was awarded the First Award Biella Letteratura e Industria for Essays and the Award Selezione ADI Index within the Section Theoretical, Historical, Critical Research and Editorial Projects.
ID ORCID: https://orcid.org/0000-0002-4678-0829
Scopus Author ID: 56242527200
Web of Science Researcher ID: www.researcherid.com/rid/D-4409-2017
Academia.edu: http://polimi.academia.edu/ImmaForino
AHRA Architectural Humanities Research Association: www.ahra-architecture.org/registration/members/all/P500/
Centro di Ricerca Interuniversitario Culture di Genere: https://www.culturedigenere.it/#homepage
CSoH Centre for Studies of Home: www.studiesofhome.qmul.ac.uk/register/87650.html
EAHN European Achitectural History Network: https://eahn.org/social/members/imalex/
Researchgate: www.researchgate.net/profile/Immacolata_Forino
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I. Forino, "Senza cucina": Donne, idee e progetti per tre utopie, in A. Di Roma, ed. Il senso delle cose: Design, nutrimento e codici culturali, 29-42, LetteraVentidue, Siracusa 2019
Imma Forino
Il senso delle cose: Design, nutrimento e codici culturali, 2019
"Kitchenless" house is a utopia cultivated in western industrialised countries between the end of the nineteenth century and the first thirty years of the twentieth century. Aroused by the debate on the "domestic slavery" of women, whose social role - managing chores, looking after their children, organising family ménage - has been linked to the home for centuries, it is a utopian vision that has design echoes in the United States of Aerica of the suffragettes, in the Europe of the Neuen Frauen, in the Soviet Union of comrades. In a complex historical period from a political, economic, social and cultural point of view, women's liberation seems to be able to come true through the professional fulfilment of women, i.e. recognising their place in the world thanks to the remuneration of work, "outside" the domestic environment, as opposed to the free and "due" one between the walls of the house. To do this, some ideologists and designers imagine the drastic elimination of the kitchen, the imperishable symbol of the domestic home, which has become a woman's inviolable cell. In the hypotheses of the promoters, this is an epochal change: from the intellectual and bourgeois world to the working-class world, living "without a kitchen" (or kitchenless) seems a solution, as subversive as it is appropriate, to women's emancipation.
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I. Forino, La cucina racconta: Utopie, eterotopie e altre storie, in V. Trapani, S. Del Puglia, eds. Design e narrazioni: Spazi fisici e concettuali per il progetto della conoscenza, 21-73, LetteraVentidue, Siracusa 2022.
Imma Forino
Design e narrazioni: Spazi fisici e concettuali per il progetto della conoscenza, 2022
Durante il Novecento il progetto della casa è stato spesso offerto come “utopia” – un luogo ideale o reale, in quest’ultimo caso da perfezionare –, mentre la cogenza lo sviluppava come “eteropia” – riprendendo i termini fondati da Michel Foucault (1967) – all’interno dell’istituzione familiare e della società: un “contro-luogo” o una sorta di utopia realizzata. Incrociando le fonti letterarie di manuali e testi specialistici con alcuni progetti abitativi, realizzati e non, e tenendo presente l’analisi storica dei ruoli di genere, è possibile leggere lo spazio domestico come luogo eterotopico. In particolare lo sguardo critico si focalizza sull’ambiente della cucina quale centrale mise-en-scène delle esistenze umane, non solo perché deputato alla necessaria sussistenza alimentare, ma perché ripetuto oggetto di sperimentazione, in cui si sono inverate norme moralizzatrici, innovazioni scientifiche, stereotipi di genere. Se la cucina narra la storia dell’umanità, l’attenzione che progettisti e riformatori le hanno dedicato racconta la sua importanza politico-sociale in un periodo di trasformazioni, in cui l’utopia auspicata e immaginata si risolve sovente in contro-utopia. Al pari degli spazi collettivi indagati da Foucault, è quindi possibile riflettere sull’evoluzione del progetto domestico, attraverso il “tassello” della sua cucina, come un dispositivo strategico, ordinatore e disciplinante, della vita privata.
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COMPLESSITÀ E CONTRADDIZIONI NEL RESTAURO DELLE FACCIATE IN ‘STILE’ REALIZZATE FRA LA FINE DELL’OTTOCENTO E L’INIZIO DEL NOVECENTO IN ROMA in "Intervenire sulle superfici dell'Architettura tra bilanci e prospettive", Giornate di Studi internazionali, Bressanone 03-06 luglio 2018, pp. 753-764
Alessandro Pergoli Campanelli
2018
Complexity and contradictions in the conservation of the façades of 18th – 19th century style architecture in Rome In the vast doctrinal panorama of restoration, the conservation of 19th-20th century architecture represents a ‘boundary’ topic which some still consider to be extraneous to conservation: this is due to the failure in recognize the real value of most of architectural examples of the last two centuries, such that even when dealing with the more famous architectures, every single protective intervention I still a conquest and never taken for granted. The result is that whole areas of the city lose more and more rapidly their valuable architectural characteristics due to ‘renovation’ works which are incongruous with the rigorous methodology in use in the interventions on more ancient buildings, because of the failure to apply the full claim to protection in the modern oeuvres, especially for all that architectures realized in the XIX or in the early part of last century, that requires a cultural interest and a effort for understand academic and classical culture greater than normal. In particular Roman cases of the so-called architectures “in style” suffer most of a long negative critical prejudice, aggravated today by the widespread inability to understand their expressive language.
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M. Iannello, Il Centrokappa e la mostra ’Il Design italiano negli anni ’50’, in Mostre: arti, design, architettura 1951-1992 – Exhibitions: Arts, Design, Architecture 1951-1992, numero monografico di “Opus Incertum”, Nuova Serie, anno X | 2024, pp. 134–145.
PER Pensiero Esibito Radicale Unità_Ud
matteo iannello
In September 1977, the exhibition Il design italiano negli anni ’50 was inaugurated in Milan. Hosted within the Centrokappa spaces in Noviglio, located inside the Kartell factory, it was organized by the Centrokappa collective, founded in Milan in 1972 by Valerio Castelli. The exhibition aimed to investigate and revisit the historical moment in which the current Italian design context began to take shape. Rather than following a historical approach, the exhibition presented the coexistence of different moments of research. A unitary project, the result of a collective work, was presented through six distinct sections specifically ordered: industrial design, graphics, objects, textiles and fashion, furniture, reconstruction of environments. The exhibition layout, curated by Andrea Branzi, Valerio Castelli, Masayuki Matsukaze, Paola Navone, and Valentino Parmiani, unfolded across multiple levels articulated around the large central atrium marked at the top by the neon “Spatial Concept” created in 1951 by Lucio Fontana for the 9th Milan Triennale and reconstructed for the occasion. The exhibition represented the first significant critical re-examination of that vibrant period. Its importance extended beyond its rich yet necessarily partial historical-artistic content. Instead, its true merit lay in having opened and fueled a debate around the theme of industrial design, and its role within contemporary society.
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Matteo Sintini, Architettura e produzione in Italia negli anni dello sviluppo economico, in C. Mazzeri, V. Bulgarelli (a cura di), Modena nel Novecento. Manufatti e manifatture: le architetture del lavoro e dell'economia, Franco Cosimo Panini, Modena, 2016, pp. 37-46. (ISBN 9788857011080)
matteo sintini
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Progettare l'Incontro - "La nostra missione è celebrare il matrimonio tra arte, tecnica e architettura" (Amanda Levete). Portfolio del seminario formativo organizzato da Federarchitetti Benevento ed Università Ecampus di Novedrate tenutosi il 4 ottobre 2017 a Sant'Agata de Goti
Rosanna Biscardi
Con la seconda edizione del seminario formativo promosso da Federarchitetti nazionale e organizzato da Federarchitetti Benevento, – grazie alla dedizione del Presidente arch. Maria Rosaria Guarino, al patrocinio morale del Comune di Sant'Agata de Goti rappresentato dalla prof.ssa Giannetta Fusco, consigliere delegata alla Cultura, alla valorizzazione del Centro Storico e alla Protezione Civile, e del Centro di Ricerche STORIOSS dell'Università ECAMPUS di Novedrate –, si è inteso dare il benvenuto agli Ingegneri all’interno della grande famiglia di iscritti al sindacato nazionale. È parso naturale dunque dedicare il convegno al tema dell'incontro fra Ingegneria e Architettura. Svoltosi il 4 ottobre in una sempre splendida Sant’Agata de Goti, l’argomento è stato affrontato nei suoi aspetti più salienti, primo fra tutti quello dell’associazionismo tra professionisti della progettazione di diversa formazione (non solo architetti e ingegneri ma anche geologi, avvocati, economisti, umanisti), come strumento di superamento delle difficoltà relative alla giusta corresponsione delle parcelle e ai tempi di riscossione da parte degli Enti Pubblici, tema caro al Presidente arch. Nazzareno Iarrusso e affrontato con decisione e competenza dal dott. avv. Otello Emanuele. Ma l’incontro si consuma anche e soprattutto sul campo creativo e fattivo, come ha egregiamente dimostrato il prof. Enzo Siviero, raccontando del suo impegno internazionale nella costruzione mentale e fisica dei ponti, umani ancorché materiali: uno stimolo che Federarchitetti ha accolto con entusiasmo, patrocinando il concorso internazionale TUNeIT per la progettazione di un Ponte di collegamento tra Italia e Tunisia, ideato dal professor Siviero e presentato con successo al Senato della Repubblica il 5 ottobre. Spazio doverosamente concesso agli esempi locali di eccellenza nella complessa applicazione dell’incontro tra progettualità diverse è stato quello dedicato alla messa in sicurezza del costone tufaceo sul versante est della rocca santagatese, che ha comportato la costruzione di un contrafforte-ponte, realizzato con fondi FESR 2007-2013 dall’Amministrazione del Comune di Sant’Agata de Goti, grazie a un team di ingegneri, architetti, geometri, geologi ed esperti di tutela dei Beni Ambientali, rappresentato in sede seminariale dall’Ing. Daniele Lombardi, il quale ha illustrato tutte le procedure del progetto. L’intervento si colloca in perfetta continuità con la cultura antisismica locale analizzata dal punto di vista della sismografia storica, riguardante un periodo collocato tra il 346 d.C. e il XII secolo e che ha caratterizzato fortemente la struttura urbana del borgo, facendone un esempio mirabile di architettura sostenibile: perché l’incontro avvenga anche tra generazioni passate e quelle future!
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A. SPINOSA, P. MIGHETTO, (2017) Il progetto architettonico in corso d'opera tra valorizzazione e fruizione delle aree archeologiche 'rivelate', in Restauri a Pompei. Dalle case di Championnet alla domus dei Mosaici Geometrici (a cura di ) C. Cicirelli, Arte'M, Napoli 2017
Arianna Spinosa
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A. PANE, «L’inserzione del nuovo nel vecchio». Brandi e il dibattito sull’architettura moderna nei centri storici (1956-64), in Brandi e l’architettura, a cura di A. Cangelosi e M. R. Vitale, Atti della giornata di studio (Siracusa, 30 ottobre 2006), Lombardi editori, Siracusa 2008.
Andrea Pane
2008
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RV Schofield, L'architettura temporanea costruita per il matrimonio di GGSforza e Isabella D'Aragona (1489), in Quaderni dell'istituto di storia dell'architettura, 57-9, 2011-12, pp. 77-84
Richard SCHOFIELD
Redazione Flavia Cantatore (coordinatore)
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STEFANO MANLIO MANCINI, Un matrimonio d’epoca tra industriali della carta, in “Territori”, periodico dell’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della provincia di Frosinone, anno XXVIII, n. 33 (settembre 2021), pp. 26-31.
Stefano Manlio Mancini
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