(PDF) Il monestero dei Dogi. SS. Ilario e Benedetto ai margini della laguna veneziana
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Il monestero dei Dogi. SS. Ilario e Benedetto ai margini della laguna veneziana
Margherita Ferri
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Abstract
Nell'autunno del 2007 I'insegnamento di Archeologia Medievale dell'università Ca' Foscari -Venezia, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica per il Veneto e con il Comune di Mira, nel quadro dei finanziamenti della Regione Veneto', ha attivato un progetto di ricerche di superficie e shovel test neli'area del monastero Sant'Ilario a Dogaletto di Mira (Venezia) ). L'obiettivo delle indagini era quello di verificare l'esatta ubicazione delle strutture eventualmente ancora presenti del cenobio che insisteva nell'area in epoca altomedievale e medievale; accertare la qualità dei depositi archeologici ancora presenti; delimitare le aree di interesse archeologico e definire una prima zonizzazione topografica dei diversi elementi del sito. In questo contributo, dopo una prima disamina delle problematiche storico-archeologiche che caratterizzano il monastero, si analizzeranno i primi risultati della campagna di ricerche condotte nell'autunno del 2007. I1 IX secolo: la fondazione del monastero e le politiche territoriali della nascente Venezia I1 monastero dei SS. Ilario e Benedetto è una fondazione monastica degli inizi del IX secolo e, senza dubbio, rappresenta una delle istituzioni più importanti promosse dal nascente stato veneziano. La fortuna del cenobio è legata aile politiche territoriali degli esponenti di una delle più potenti famiglie aristocratiche lagunari, ovvero i Panecipazi.
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His research interests and many publications (books and articles) focus on the perceptions and attitudes in everyday and social life in Byzantium; Byzantine Peloponnese; Byzantine and popular poetry; Byzantine diet and gastronomy (wine, olive oil, honey and dairy products). Currently he works on Chrysothemis (NHRF), a database on food preparation methods in Byzantium.
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IL MONASTERO DEI DOGI.
SS.ILARIOE BENEDETTOAI MARGINI DELLA LAGUNA VENEZIANA
Diego Caiuon -Margherita Fem'

Introduzione

Nell'autunno del 2007 I'insegnamento di Archeologia Medievale dell'università Ca' Foscari -
Venezia, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica per il Veneto e con il Comune di Mira,
nel quadro dei finanziamenti della Regione Veneto', ha attivato un progetto di ricerche di superficie e
shovel test neli'area del monastero Sant'Ilario a Dogaletto di Mira (Venezia) (Fig. 1).L'obiettivo delle in-
dagini era quello di verificare l'esatta ubicazione delle strutture eventualmente ancora presenti del ceno-
bio che insisteva nell'area in epoca altomedievale e medievale; accertare la qualità dei depositi archeolo-
gici ancora presenti; delimitare le aree di interesse archeologico e definire una prima zonizzazione topo-
grafica dei diversi elementi del sito. In questo contributo, dopo una prima disamina delle problemati-
che storico-archeologiche che caratterizzano il monastero, si analizzeranno i primi risultati della campa-
gna di ricerche condotte nell'autunno del 2007.

I1 IX secolo: la fondazione del monastero e le politiche territoriali della nascente Venezia
I1 monastero dei SS. Ilario e Benedetto è una fondazione monastica degli inizi del IX secolo e, senza
dubbio, rappresenta una delle istituzioni più importanti promosse dal nascente stato veneziano. La for-
tuna del cenobio è legata aile politiche territoriali degli esponenti di una delle più potenti famiglie ari-
stocratiche lagunari, ovvero i Panecipazi.
Non è un caso che la sua fondazione, ne11'819, sia fortemente voluta dallo stesso Agnello
Partecipazio. È il doge che con le sue politiche di governo2, per quanto ci dato a sapere dalla cronachi-
stia e dai documenti, ha posto i fondamenti a tutte le strutture di base che governeranno la fortuna di
Venezia. Sappiamo - da una celebre carta3 - che Agnello Partecipazio e Giustiniano, suo figlio, assegna-
no all'abate Giovanni un territorio e una cappella - gii esistente probabilmente daiia fine dell'VIII seco-

' li progetto è m t o finanuaro n d 2007 dalla Giunta Regionaie del Vuicro ail'intcrno della Legge Regionaie 1711986"Dinciplins degli
i n r m t i regionali nd settore udieologim": le ricerche sono stare rese poaibili grazie alla soiiabarazione con la Dirnionc C u l ~ r a-
Setmre Archeologia ddla scesa Regione Venero.
La ricognizione del 2007, come awerri per le riccrchc in programma nei prossimi anni, si svolge in collaborazione con la
Soprintendenza Anheologiu per il Vcnm, Nudeo di Anheologia Umida c Subacquea NAUSICAA:si coglie l'occasione per ringrsziarr il
dotr. Fomri per il supporto.
Un particolare ringraziamento, inoltre, va ai Settore Cultura del Comune di Mira, &e ha fornito l ' z p p e o logiscico alle indagini del
2007. L'amministrazionemmunaic di Mira, inolrrt, ha accolto e si impegna a sosrenere un più unpio pmgerto, presenraro daila G d r a
di Ardimlogia Mediede di Cà' Foscari, mmprendenre le future u m p w c di s m e documentazionep a una campletz comprensione e
valorina2ione del sira.
' OmXLU 1992, pp. 732-739
~IANFFL~NCHI,STRINA 1765.d o r 1,pp. 5-12C~SS11942,doc 44, pp. 71-75

w*epnki,,,,,
Area della *e Intensiva

Fig. I - ~Loca(reureionr&Kara di i n t w m m 2W7.

lo, nota prima solo come SantlIlario. Da questo momento la struttura viene ricordata con la doppia no-
menclatura dei Santi Ilario e Benedetto e, da quanto apprendiamo dal medesimo documento, i monaci
abbracciano la regola benedettina. I monaci ricevono in uso perpetuo la cappella di Sant'Ilario, con tut-
ti i diritti relativi ad un certo numero di terre e lagune ad essa pertinenti, owero diritti agricoli, di muli-
natura e di pesca4. I dogi danno seguito d a richiesta degli stessi monaci che chiedevano un luogo più .
ampio e meno insalubre rispetto al monastero che occupano fino aii'819, owero il cenobio dell'isola di
San Servolo.
Ad una prima lenura la donazione dei Pattecipazi pub sembrare una semplice risposta di ordine pra-
tico per la soluzione del problema di spazi e di logistica di un gruppo di monaci residenti aii'interno
deila loro sfera di competenza politica. La fondazione, in realta, ha caratteristiche del tutto peculiari,
con importanti ricadute sul piano politico, economico e istituzionale.
di grande interesse la lettura del documento di fondazione che vale la pena di analizzare in contro-
luce con cib che accadde nelle lagune veneziane nel primo quarto del M secolo, owero durante la reg-
genza di Agnello e Giustiniano Partecipazio.
Dopo l'incoronazione di Carlo Magno neK800, da un punto di vista della politica internazionale,
il momento in cui - secondo le valutazioni degli storici - si confrontano d'interno dell'aristocrazia ve-
necica due orientamenti opposti, uno fdo-bizantino (lealista e collegato aii'aristocrazia fondiaria) e uno
filo-franco, più autonomista e, probabilmente, più legato allo sviluppo di logiche economiche connesse
con i uaffici marittimi5. Se - oggettivamente - è impossibile oggi ricostruire le esatte posizioni politiche
e il delicato equilibrio isrimzionale di una società in formazione attraverso scarsissimi documenti scritti
in nostro posswo, & verosimile immaginate che i componenti fondamentali della nuova realtà politica
&e si insedia a Rialto debbano molto allo stabilizzarsi del regno franco nell'Europa centro-settentriona-
le. Le valutazioni archeologiche6, infatti, e le disamine di storia dell'economia condotte su larga scala7
permettono di sottolineare come Venezia nel D( secolo funga da emporio adriatico per i traffici maritti-
mi di prodotti diretti "da" e per'' l'entroterra padano ed europeo. Un ponte e un capolinea naturale
delle vie verso l'oriente, dunque, garantito nella sua stabilità da: ottimi rapporti con le gerarchie co-
stantinopolitane, da una "bizantinità" - forse più formale che effettiva che pare legittimare sempre
più i caratteri di indipendenza del centro nascente e, infine, da forti capaciti economiche assicurate dal-
la partecipazione al sistema di mercato filo-franco.
In questo quadro, molto complesso, il doge Agndo Partecipazio (811-827), di provenienza da una
nobile fatniiia di Ciuitas Nova (owero Eradea) - probabilmente di quell'aristocrazia terriera tribu-
nizia di matrice bizantina8 - agisce assai energicamente. Ad Agnello si deve la fondazione del palazm
d u d e , nel luogo dove si trova ancora oggi, e la stabilizzazione dei Uluoghidel poteren intorno all'innrla
di Rialto. È con il suo dogato, infatti, che la sede del potere amministrativo e politico assume a Rialto
una collocazione spaziale inconfondibiie9, in un'isola probabilmente già sufficientemente abitatalo, con
caratteristiche portuali di rilievo, e in un luogo molto vicino a dove 6 già awenuto il consolidamento
del potere episcopale, owero ad O l i ~ o l o ~ ~ .

"...capellun Bcm' MLmi Confiorir CbNti cwn nrL wpradiedr h ' m n u , mUniburpnp&cr ms>uIznt d unrm cr nrb~tmm'o-
mmonncho>um ... EtpLuiit ~ b d oi m ~w p l l > l f ~nosm'jllibur
~( rri onrnisptinmcinr m- in$Nbiu nomir romiitcncib~~irquw
rt iibm ab o r n i facionepubh tnm dc nort?i molmirrii gunm dipburl@?ibwiiw mimi ubiqiu nridntibm..", LANFRANCHI, SWNA
1965, doc. I, pp. 9-10.
' ORTALU 1980; ORT4UI 1992, pp. 730-732.
' GGEUCHI 2007; GEUCHI, U O N , GWOI ridi2006: W O N 2006%W O N 2006b.
' HODGES 2000; W I C m 2005, p. 357 e s;MCCORMICK 2001, pp. 523-546.
' I legami rra la famiglia dei Fùrrccipazi e 1s m m mnntinopolitana sono forti e tenimoniati da pib viaggi ufficidi verso oriente, ab
che ua i succcssoii di Agnello: il figlio Giustiniano (814); il nipore Agnello (ner820); il figlio Giovanni (fina dP830). dr. ORTALLI1992,
p. 734 e Giomni Diaaino, in MONncoW 1892, p. 106.
La rdiziane cronadiisriuwoie che il primo leggenduio dur, Paulido, sia srara elem a Gitza Nova, MONnWW 1892 11.2; Pi-
stimro da& si sutbbe m i rrasferiro a M a h o c m con il duca Dcusdedit Il successiva msferloento è amriro dai documenti con
Agnello ~ & r i i ~ a z i o , d u iNdto
a a parrimddJ'8I I. CESSI 1942. di,^ 44. p. 72.
'O Fw:;l~:l 2005, Fomn, L X n R 2005. Si vedi anche IAYFIL+NCHI. ZILLE 1958. p. 50.

C'è cbi ha m a t o che la scelta di Rialm come sede del potere d u d e corrisponda ad una scelta di
.campo a &re di un partito filobizantino: cib sarebbe provato anche da un certo numero di trasferi-
menti di importanti famiglre e~aclesi'~, di tradizione orientale, che si sarebbero spostate n e l i ' i d real-
tina. Ma anche qui, dare k scamissime notizie, determinare in modo obietti^^ cib che proviene dalla
cnuiachistica (tarda e autocelebrativa) e cib che davvero rappresentava Rialto è assai complesso. Di Eatto
la politica dei Partecipazi è fdobizantina nei modi (i dogi portano titoli a&ci b i z a n ~ igli
, atti formali
si aprono con I'intitolazione dell'imperatore di Bisanzio), ma non nei Ymcoli'3. Ma allo stesso tempo
foiU sono gli elementi "occidentali": il mercato b indubbiamente aperto d e vie commerciali
d ' ~ l r r a l ~ la ~ , moneta "battuta" da una zecca veneziana è un denaro Carohgio, ovvero il denaro
e ~prima
di Ludovim i1 Pio (814-840)15, e addirittura le stesse istinizioni statali, nei loro aspetti intrinseci, paio-
no rifarsi a modelli padani e, in ultima analisi, franchi'6.
Ciò che è certo è che Venezia k gih sdìcienremente sviluppata per possedere un'ampia flotta, non
solo mercantile, ma anche militare: ad esempio quando nell'827-829 il pericolo M a pirateria diventa
ancora pih forte nel momento dello sbarco dei Saraceni in Sicilia, molte sono le navi venetiche presen-
ti". e sicuramente su una nave mercantiie, invece, che viaggiano le spoglie deli'apostolo Marco, rrafu-
gam - secondo la tradiuone - ad Alessandria d'@tto ne11'829'8. Le reliquie, di owio valore simbolico
e politico, sono conservare a Mazzo Ducale e neIl'832, sempre per opera dei Partecipazi, si dà avvio alla
fabbrica della chiesa di San Marco. La chiesa, wro nucleo del culto nazionale, è concepita come
Cappella Palatina, sufficientemente differenziata dai poteri e dalla giurisdizione dell'episcopio
Olivolense.
Altre unportanti reliquie, quelle di San Saccaria, sono portate daii'oriente al seguito di Giustiniano
Partecipazio. Sul potere simbolico di quelle reliquie viene fondam sotto I'egida dogaie, dietro il palazzo
ducde, i1 monastero stesso di San Zaccaria. un monastero femminile a cui Agnello Partecipazio assi-
cura beni privaci nel suo celebre testamento dell'82919.
Anche il monastero di Sant'Ilario è dotato di beni privati dei Partecipazi, come San Zaccaria. La cap-
pella di Santllatio è altresì qualificabii come cappella Paiatina e, come San Marco, gode di forti imrnu-
niti nei confronti del potere ecdesiastiw. Fin dalla fondaione è completamente indipendenre sia dal
vescovo di Oiivofo (Venezia) sia dai parriirca di Grado: I'unica area di Potere" di riferimento è rappre-
sentata daila famiglia dei Partecipazi. Tale situazione descrive i1 carattere di "capeUa ducaie" deii'ediicio
religioso: yno spazio, dunque, "priwto", legato alla famiglia ducaie e allo stesso tempo "pubblico", lega-
to alla massima delle nascenti forme istituzionali veneziane.
I Partecipazi assegnano al monastero ampie propried fondiarie che ben presto si ailargano con altre
donazioni, fino a inglobare molti fondi coltivabili, stazioni di approdo e x d o c b i u neil'entroterca pata-
vino, veneziano e trevisanom. Il monastero appare una tipica fondazione altomediede, legata ad aite
istituzioni politiche, munita di ampie proprietà agrarie, caratterizzata da una certa indipendenza W a u -
. rorità vescovile e destinata, oltre che a funzioni squisitamente religiose, a rafforzare e conuollare econo-
micamente e politicamente vasri rerritori2'. Un "modello storico", dunque, di tipo occidentale. Non a
caso la regola del nuovo monastero è quella Benedettina, secondo la lezione di Benedetto di Anime, ov-

W O N 2006. È pmfcribile fare riferimento al sire di Endca m n la denominazione di C t v h Now in quanta il Icgunc del luogo
con una fondazione di tipo imperiale ad opera di Eraclio nd VI -lo pare legato a fenomeni di autocelebmzionc, ROSADA 1986.
l3 ORTMU 1992, p. 738.
" MCCORMICK 2001, pp. 283-312 e p. 758.
Monete u n e da Ludovim il Pio m 1'819 e 1'822con il nome "m&' nel -m, STAHL2000, p. 3
6 GASPARRI
' 1992, a 18.
l7 Giovanni ~ i a m i oMONTTCOLO
, 1892. p. 109.
la W D O 1992.
l9 CESSI 1942, doc. 53, pp. 93-99.
P o d m e n t i a Vi& e W U o @reso il m o w m ) , ncli'uea di Fi-, di Pono Mcnai, Smbnison, Fassb, O*, M a n o ...e
molti dai luoghi ddl'enlrourn vendano. Possedeva gli aspinli di San Viro e San Picrm infma di Twiso, WEMIN 1912, pp. 11-12.
" HODGES.1995, pp. 25-32.

vero di ispirazione marcatamente car01in~ia~~. Non solo: e stato notato che nella concessione dei
Partecipazi deii'819 la concessione dell'esenzione fiscale fornita con una formula che ricalca elementi
longobardiu e padani. Nel documento, inoltre, sarebbero presenti elementi lessicali (come gastaldo e
cappella) che rimandano ad area francaz4.
Sant'Ilario, in questo senso, ha caratteristiche simili ad un monastero padano. È padano, innanzitut-
to per la sua coiiocazione, non dentro la laguna ma ai margini di essa Si e discusso, in passato, se la sua
collocazione topografica sia da collocare ali'interno del dogato, oppure in terre pertinenti al Regno
d'Italia È owio che per I'aitomedioevo il concetto di "confinen & mutevole. I1 problema, però, non b
stato di poco conto: per la storiogafìa locale veneziana ammettere cbe il monastero finanziato e voluto
'da un principe" della bizantinità in laguna si trovasse in territorio franco, significava riconoscere una
compenetrazione tra i due ambiti25.Oggi, grazie alle recenti ricerche, storiche e arche~logiche~~, non ci
e difficile, invece, immaginare i Partecipazi agire come feudarari anche all'interno del regno: proprietari
di terre e lagune, se ne assicurano il controllo attraverso un'istituzione monastica.
Più importante, invece, e capire il motivo della sua coiiocazione topografìca. Il monastero sicura-
mente aveva la funzione di porto lagunare/fluviaie e di punto di accesso Mentroterra aile lagune: una
sorta di porta per Venezia. Era collocato su di un'isola fluviale sul delta di uno dei rami deli'antico
Brenta. La sua collocazione su di un'isola fluvio/lagunare è elemento intuibile dalla documentazione
scritta ed k confermato dalle ricerche archeologicbe del 2007.
La funzione di Porto" e "nodo di scambio" è ampiamente attestata. La si ricava dai documenti. Il
viaggio a cavallo verso Milano del doge Orseolo, inizia proprio a Sant'hio: il doge qui è giunto owia-
mente con un' imbarcazionez7.Ma sono conservate anche attestazioni di più di un luogo di scalo merci
neii'area, come i porti di Gambarare e Oriago, iuxra ipmm monmteri11m2~.In tutti i documenti aitome-
dievali ampio spazio k dedicato aiie indicazioni dei differenti diritti fluvia1i29 di cui godono i monaci
(ripatici e telonei). Molte le testimonianze di merci provenienti da Padova e dall'entroterra veneto30.
La ricognizione territoriale, intrapresa nel 2007, ha contribuito a confermare che I'idea che sant'llario
& una zona aperta ai mercati: il consumo locale è caratterizzato da merci e prodotti di importazione, sia
dewarea alpina (pietra oliare) sia dell'area mediterranea (con ceramiche bizantine, anforacei).

Le ricerche deli'autunno 2007

L'intervento archeologico deli'autunno 2007 ha riguardato l'area del complesso monasteriale dei SS.
Ilario e Benedetto, individuato preliminarmente in aicune aree agricole site nel comune di Mira, a
Dogaleito31(di proprieti del Demanio dello Stato, Ramo Guerra).
I risultati sono stati molto confortanti e, nonostante una indubbia perdita dei dati relativi agli elevati
e a gran parte delle stratificazioni bassomedievali, &possibileancora indagare le fondazioni degli edifici
religiosi e deile loro pertinenze, l'area del cimitero e l'area di una fortificazione - probabilmente in terra
legno - datata al XIII secolo, posta a poche centinaia di metri dal sito (Fig. 2).
Llarea del sito archeologico attualmente & usata per scopi agricoli. La pulizia deUe scoline per il de-
flusso delle a q u e piovane e la conduzione di tre saggi esplorativi di limitate dimensioni hanno permes-

"La regola di Bcncdcrto d'Anime (8181819) si rirrovd nel 'Libu + c u l i di ht'lkrio RANW1994,p. 55). Si mrn ddla riprca
dei capicolari emana" nei sinodi di Aquisgnna ddI'816 e 817, bisc ddk riforma di Bencdccro d'Anime, supporcata dircramenrr da
Ludovica il Pio:
UQSTAGNEITI 1992, nata 70.
RANDO 1994, p. 56.
2sh4ARZEM~N1912. D. 7

"BOSIO 1981; iANFRANCHI, &A 1965, p. XIII e doc 16.
"LANFRANCHI. STmNA 1965, do-. 23 e 28
'LANFRANCHI, STRLNA 1965, doc. 30,
3J Combpndcnriai mappali n. 81,272 e 274

pwso Ie ane di maggior concaitrwone di maeeriale, k quote n f ' i l i no^ B dei r i p m O ad argine
modernoSma alUmeak dative ad un situazione di rilievo fossile. L'andamento dda strada amaie,

mente abbas9to con le bonifiche della prima metà del Novecento. La ba&~&netta è stata &I seguito
sistemcicamuite utilizzata come "cavan di t e m o da riporto durante i iavori di cmauzione della vicina

..
Canalii dei contenitori in materiale ceramica e in pietra ollnrr, di cui si prrsmtaao qui i risulrari
preliminari, ha ridato &e il sito era midentementerwgiunto da prociorti di commercio, ma la presen-

costituito da recipienti che venivano
utilizzati nella cucina e nella mensa.
In questo scenario la presenza di pie-
tra ollare (6,5% del totale dei conte-
nitori qui considerati) appare molto
consistente, oltre che patticolarmente
indicativa di contatti non occasionali
con l'arco centro-occidentale delle
Alpi, dove questi recipienti venivano
, prodotti
I1 range cronologico complessivo
dei repem compreso tra il W-V se-
colo h o al W( secolo. I materiali di
età imperiale e tardo antica sono in
numero molto contenuto (tra 1'1 e il
290),indicando che la mna era inte-
[email protected]
- &,,~b~~. ~~b~~ &~ i ' a t m e i .
ressata da una frequentazione poco
intensa o, meglio, topografìcamente
localizzata nelle immediate vicinanze tra IV e VI secolo. I1 momento della fondazione e di vita del ceno-
bio benedettino invece è il più rappresentato (i 30% del totale dei materiali raccolti per W-VI11 seco-
lo, e addirittura il 46% del totale considerando la forbice cronologica ua VI1 e X): molto frequenti sono
gli anforacei con datazione dal VI1 al X secolo, e, in misura minore, ceramica a vetrina sparsa di produ-
zione padana. I secoli XI e XII vedono un netto calo di rappresentativita dei contenitori, suggerendo
una rarefazione nei consumi dei monaci, almeno nelle zone Ncognite. L'area dove doveva trwarsi la
chiesa & marcata da una associazione di materiali caratteristici: frammenti di mosaico ancora in parte ce-
mentati, tessere musive sparse, vetri da finestra, lampade, frammenti lapidei di decorazione architettoni-
ca, intonaci e numerose ossa umane ad indicazione di un'area cimiteriale. In una area prossima all'edifi-
cio ecclesiastico, interessata con ogni probabilità da strutture abitative, si awia tra XIII e XIV secolo
una nuova fase occupazionaie, connessa all'edificaaione di una struttura forllficata (caratterizzata in par-
ticolare da una altissima presenza di ceramica ad impasto grossolano). Tra i numerosi frammenti di ce-
ramica rivestita riferibiii a questa &e si distinguono un buon numero di produzioni di area bizantina
medievaie (fine XII - XIII secolo). DalPandamento della curva di attestazione dei materiali diapostici
abbiamo indicazione
che la .presenza dell'abi-
tato vada riducendosi
tra XV e XVI secolo (so-
lo il 10% del totale dei
materiali), per poi
scomparire quasi com- ,,,
pletamente (meno del --lrmi
-0-
2% per tutta l'età mo-

'W
derna e contemDora-
nea). Forse non un ca-
so che a partire dal XV
secolo la comunità mo-
nastica completi il pro- M _ s
cesso di trasferimento *
nella nuova sede di San
Fifi 4 - RicopiPioneZOOZ vnlon &mmbutiYi
a confinto: nam rnust'vc r i materiali cdiiLn',
Gregorio a
"h i l i U < Z E ~ l1912.
~ pp. 76-99.

Sebbene risultato di raccolta di superficie, i
materiali non sembrano inquinati da prodotti di
epoche successive al periodo basso medievale.
Ciò indica una frequentazione dell'area sostan-
zialmente circoscritta tra il IX e il XV secolo.
Nel complesso il rewrd ceramico ha evidenziato
una rete di collegamenti commerciali ampia e
diversificata, sia dal punto di vista geografico, sia
dal punto di vista tipologiw. Le prossime cam-
pagne di scavo saranno di fondamentale impor-
tanza per una migliore definizione cronologica e
quantitativa degli oggetti che raggiungevano il
monastero di Sant'Ilario e di San Benedetto.
Di interesse, inoltre, sono i risultati di alcuni
Fic 5 - UTS81LM3.
micro-saggi (1x1 metro) di verifica della profon-
diti del deposito archeologico, realizzati nelle
aree di maggior concentrazione dei materiali in superficie. In uno33, in particolare, si & messa in luce
l'ampia fondazione (70-80 cm) di una muratura realizzata nel brevissimo tratto esposto solo con mate-
riali romani di riuso, e corrispondente con ogni probabiliti ad uno dei perimetrali della chiesa o del
monastero. In un secondo saggio3*, invece, si è giunti - appena al di sotto delle arature moderne - ad
una sepoltura piuttosto ben conservata (Fig. 5).
Sepolture in fosse terragne sono molto ben visibili, inoltre, nelle sezioni esposte all'interno delle sco-
line d d e acque reflue (Figg. 6-7). È ovvio che l'area intorno alla chiesa abbia avuto un utilim cimite-
ride: lo scavo del prossimo autunno ne chiarirà topografia e funzione.

Archeologia deli'archeologia:gli scavi del XVIII e W( secolo

La storiogafia veneziana non ha mancato di sottolineare l'importanza del sito come un luogo fonda-
mentale per la riwstruzione del sistema insediativo delle Vmetimd d e origini35, ciò nonostante - da un
punto di vista 'materiale" e, dunque, archeologico - il sito di Sant'Ilario è stato quasi dimenticato nel
m secolo. Eppure, a buon diritto, può essere considerato tra i primissimi luoghi "archeologici" indagati
materialmente nella storia dell'archeologia post-antica veneziana.
L'area è stata oggetto di ricerche archeologiche, determinate da rinvenimenti fortuiti, già alla fine del
XVIII secolo. Ne abbiamo notizia da Tommaso Ternanza, nelia sua Dissertazione sopra l'antichisrimo ter-
ritorio di Sant'llarid6. I rinvenimenti di XVIII secolo riguardano un sito vicino all'abbazia, che quasi si-
curamente fa riferimento ad un insediamento mstico di età imperiale. Di tale sito erano emersi all'epo-
ca soprattutto elementi che facevano riferimento ad una necropoli, in parte segnalata da ossa combuste
e urne cinerarie. Non mancavano, perb, indicazioni materiali di un settore abitativo, testimoniato da
frammenti di mosaico e laterizi di modulo romano, nonché da rinvenimenti ceramici37. L a presenza di
un sito, probabilmente di tipo agrario ai bordi della laguna, databile tra l'età imperiale e l'età tardoanti-
ca & testimoniata, inoltre, da una serie di ritrovamenti epigrafici che, generalmente, vengono riferiti al-
l'area di Sant'Ilari03~.Nella wna doveva passare una via di comunicazione (una strada o un argine) le-

" S UTS
~ O 811~3.
i wntriburi specifici di: VECCHI 1979 e LORENWNI 1992.
" Si ricordano qui
'TEMANW 1761, pp. XXW-XXVI.
"TUVIANZ.4 1761, tavv. Il1 C 1V.

gata a tde insediamento C, proba-
biimente, usata anche nella tarda
antichi&-enell'dto medioevo3g.
II T i i i 3
1 I
.$ , Negli stessi anni, infatti, in cui
3. Giacomo Boni si occupato con .
un approccio molto aggiornato
oer i'eooca, delle fondazioni del
;ampanile di San Marco a
Venezia4", un aiuo Regio Ispettore
dell'htichid e i Monumenti, il
cavaiicre Eugenio Gidoni, segue
gli scavi deii'abbazia di Sant'nario,
tra il 1873 e il 1885 (Fig. 8). Le
sue note e osserviizioni4bono sta-
te raccolte e commentate da
Giuseppe Marzemin nel 1912,
F&. 6-SSrsionc d - n r d puliera && wlmaagmia &l mmpo 81. S a DD:
che di fatto fornisce la prima rac-
i colta integrata e ragionata di E
-1 -l i T -:
informazioni sia documentarie che I 7
& materiali urca l'abbazia ilaciana.
Cindagine dclla fine del XIX
secolo ha messo in luce principd- .
mente strutture relative alle tico-
struioni di età pieno medievaie e
posteriore, intercettando solo par-
ziairnente una serie di pavimenti
musivi interpretati come perti- -. -.
nenti alla fase dtomedievaie, ma
non meglio associati a precise
-, i
i'
strutture edilizie. Lo stesso
Marzcmin sottolinea il deplorevo-
le metodo di indagine (uno scasso
quindi) dai dati in nostro posses-
so si può risalire Forma Fig. 7-Smomnoni-nr& puu'ew dcUa rcolina agratiaddcamp 81. Sce EE:
della primitiva chiesa dtomedie-
&e.
Lo sterro ha messo in luce una chiesa a tre navate42,lunga pib di 30 metri e larga 15, divisa all'inter-
no da due file di sei colonne, affiancata da una base rettangolare (10,3 x 8,3 metri), interpretatcome
---P--- --

c-mm
-&-e:
In quasi tutta l'area dello scavo sono stati individuati tre livelli di pavimenti sovrapposti, due di coc-
ciopesto e uno, inferiore, musivo. Tutti sono datati all'epoca pieno medievale e10 posteriore. Solo in
un'area precisa e circoscritta si sarebbe individuata una pavimentazione a mosaico pih antica. Se ii riiie-
vo fornito & corretto, la porzione di mosaico antico sarebbe stata trovata all'esterno del corpo ecclesiasti-
co a tre navate descritto per il pieno medioevo, ovvero alì'interno di un ambiente rettangoke afEanca-
to, forse una cappella laterale. Secondo Marzemin i mosaici rinvenuti qui avrebbero lo stesso orienta-

;' MARCHIORI. PANUEUA 1986.
"k BONi 1885.
note origiruli del Cidaai wna =re mnsenatc dalla Fimiglia c raccolte d i Marrnnin per I.prepuuronc del volume del 1912,
dr. Murcmin 1912,53, n. I Airri documcnri d i v i aUo scavo, invece, sano riuniti nella Rarcplmdglitmni 1880.
"ìdMZEMIN 1712,pp.130-131.

nienn) della torre campana-
ria e addirittura vi giunge-
rebbero in appoggio, non
risultandone ragliati43. I1
Inrenzoni sottolinea la dif-
ficoltà che la struttura ret-
tangolare possa essere antica
e in relazione con la cappel-
la ducaie: troppo grandi, in-
fitti,sarebbero le dimensio-
ni d d a torre campanaria ri-

I spetto alla cappe& di IX se-
colo. di 'orobabili limitate
dimen~ioni~~. La questione
resta aperca.
I mosaici rinvenuti sono
oggi conservati nel cortile
Fig. 8 - b t o d'epocw dcgiiriBvi &l 1873, mccolka da Guinniepxbblrcata in &Il0 1964. del Museo Archeologico
Nazionale di Piazza San
Marco a Venezia45. La de-
corazione di uno dei frammenti 8 geometrica: serie di cerchi intrecciati a rombi, con segni tracciati da
una doppia linea di tessere nere su fondo bianco. Tre d u e porzioni hanno i bordi segnati da una cornice
a ueccia e il campo rnusivo cenuaie tracciato da cerchi legati fra loro e intervallati da paime, gigli d i z -

zati e nodi gordiani. Nei cerchi vi sono pavoni, grifi e pegasi, disegnati con il semplice contorno lineare.
I temi iconografici sono quelli dell'altomedioevo lagunare (confronti a San Marco, TorceUo, Grado e
Aquileia) e si possono datare all'M secolo.
DeUa primitiva cappella ducale, inoltre, nello stesso cortile sono conservati aitri frammenti architet-
tonici, quali frammenti di plutei (due di calcare con un frammento di croce inserito in un arcata affian-
cata da alberelli, D( secolo46),una lastra marmorea con croce e l'indicazione di afa e omega di VI-W
secolo47,un capitello in pietra d ' k ~ i a ~ un~frammento
, di terracotta con i'intreccio vimineo di tipo 'L-
rolingioW49. Al museo sono presenti rocchi di colonna, e frammenti architettonici (peggio conservati e
meno leggibili) di età altomedievale, che vanno con ogni probabilita collegati ai Nnvenimenti di
Sant'Ilario5O. Frammenti di scultura e decorazione architettonica altomedidi, sicuramente provenienti !l
dail'abbazia, inoltre, sono a Gambarare murati nella recinzione esterna della canonica e alla base del
campanile. I1 progetto in corso prevede una schedatura completa di questi materidi per una ricomposi-
zione dei diversi frammenti dispersi in più luoghi.
Di estremo interesse sono anche alcune iscrizioni funerarie presenti nella medesima coilezione del
Museo Archeologico. Una, in marmo, con la raffigurazione di un Chrismon, è quella dedicata a
iuntfrrd, la seconda è dedicata a Constantiu. In entrambi i casi i caratteri epigrafci le possono collocare
cronologicamenteal M secolo5'.

'j I Ndixusso in B A U W 2006, pp. 85-89.
~ ~ Z E M1912
"LDRPILONT 1992.
45 POLACCO 1980. pp. 40-41.
POLACCO 1980, nn. 20 c 21, pp. 34-35.
47 POLACCO 1980, n. 22, p. 36.
48 POLACCO 1980, n. 26, p. 39.
POLACCO 1980,n. 32, p..42.
'O POLACCO 1980,p. 35: "...fmmmmCMdi mrnic5 unaGi m l o n ~ rnpieui.".
Al IX sm>lo C non 11 VI-VII, come in- iporima Pokcm. POLACCO 1980, nn. 24 e 25, pp. 38-39.

I1 monastero dei Dogi
Una breve nota nei disegni di XTX secolo indica la presenza di "ossari" in corrispondenza della pre-
sunta cappella du~ale5~. Molte sono le ossa umane ritrovate nell'ultima ricognizione e, sicuramente, an-
cora numerose sepolture sono conservate al di sotto delle arature moderne. La presenza di un cimitero,
dunque, è owia. Ma cronachiitica e rinvenimenti ci descrivono forse un'area hneraria, dentro e fuori la
primitiva cappella, molto particolare.
Tre sarcofagi conservati al museo archeologico di Venezia provengono dagli scavi di S. Ilario, anche
se il loro contesto di rinvenimento non è specificato. Uno è non databile data l'assenza di qualsiasi para-
metro decorativo o stilistico53, un secondo presenta una decorazione abbastanza elaborata (tre croci in-
scritte in tre arcatde, nelle croci sono inseriti torciglioni) riconducibile agli inii di D( secoloS4,mentre
un t e m viene collocato alla seconda metà del D( secolo, ma sembrerebbe essere un reimpiego di un sar-
I cofago di eth pih antica55. In quesr'ultimo il reimpiego è testimoniato dalla croce incisa neil'angolo infe-
riore destro della facciata e da un'iscrizione, purtroppo poco leggibile, che rimanderebbe ad un certo
Donato e forse a suo figho.
La tradizione cronachistica medievale55 identifica la cappella ducale come luogo di sepoltura del do-
ge Agnello Particiaco stesso, nonchè di altri tre dogi a cavallo fra IX e X secolo (Giustiniano Paniciaco,
Pietro IV e Vitale Candiano). È owia l'importanza assegnata ai luogo se è scelto come spazio funerario
per coloro che hanno assunto la massima carica del nascente stato. È ovvia, inoltre, la continuità di r a p
pom fra la cappella e il potere politico: Sant'Ilario, come San Marco, è uno degli snodi religiosi e terri-
toriali dove si esercitano le sperimentazioni politiche ed istituzionaii deiia nascente Venezia.

Il Gidoni in una n o n &l 1873 di= che turano disaoff~~mri
"Awlii inp*mi con b m r i l i n n ' ~ w leiirmwOni, cm m p m h i p
iz p- h'awui m ~ m ' t coni antiche p& grmrdr dclI'cpoc~mnuvm. Lr ircGoni sono &L& prime ~ c h nir in
1912,p. 65 Anmn: "Awilidipkan c h e w i r o n o & mnn,planimnria del Gidoni a p. 131 in MhWMlN 1912.
"POLACCO 1980,o. Il, p. 26.
5' PoUCCO 1980,n. 10,p. 25.
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TÉMANzA T. 1761, Dissertrzzione sopra I'antichissimo territorio di santilario nella Diocesi di Olivolo, in cui molte cose si toccano &antico stato delka Vmezia marittima appartenenti, Venezia. VECCHI M. 1979, La cappella Palatina di Santihrio: un problema di datazione, in Rivista di Archeologia, 111, 1979, pp. 117-121.
WICKHAM C. 2005, Framing tbc Early Middle Ages. Europe and the Medieterraneun, 400-800, Oxford.
Margherita Ferri
Università Ca' Foscari Venezia, Department Member
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Il monastero dei Dogi. SS. Ilario e Benedetto ai margini della Laguna veneziana
Diego Calaon
Nell'autunno del 2007 I'insegnamento di Archeologia Medievale dell'università Ca' Foscari -Venezia, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica per il Veneto e con il Comune di Mira, nel quadro dei finanziamenti della Regione Veneto', ha attivato un progetto di ricerche di superficie e shovel test neli'area del monastero Sant'Ilario a Dogaletto di Mira (Venezia) (Fig. ). L'obiettivo delle indagini era quello di verificare l'esatta ubicazione delle strutture eventualmente ancora presenti del cenobio che insisteva nell'area in epoca altomedievale e medievale; accertare la qualità dei depositi archeologici ancora presenti; delimitare le aree di interesse archeologico e definire una prima zonizzazione topografica dei diversi elementi del sito. In questo contributo, dopo una prima disamina delle problematiche storico-archeologiche che caratterizzano il monastero, si analizzeranno i primi risultati della campagna di ricerche condotte nell'autunno del 2007. I1 monastero dei SS. Ilario e Benedetto è una fondazione monastica degli inizi del IX secolo e, senza dubbio, rappresenta una delle istituzioni più importanti promosse dal nascente stato veneziano. La fortuna del cenobio è legata aile politiche territoriali degli esponenti di una delle più potenti famiglie aristocratiche lagunari, ovvero i Panecipazi. Non è un caso che la sua fondazione, ne11'819, sia fortemente voluta dallo stesso Agnello Partecipazio. È il doge che con le sue politiche di governo2, per quanto ci dato a sapere dalla cronachistia e dai documenti, ha posto i fondamenti a tutte le strutture di base che governeranno la fortuna di Venezia. Sappiamoda una celebre carta3che Agnello Partecipazio e Giustiniano, suo figlio, assegnano all'abate Giovanni un territorio e una cappellagii esistente probabilmente daiia fine dell'VIII seco-' li progetto è m t o finanuaro n d 2007 dalla Giunta Regionaie del Vuicro ail'intcrno della Legge Regionaie 1711986 "Dinciplins degli i n r m t i regionali nd settore udieologim": le ricerche sono stare rese poaibili grazie alla soiiabarazione con la Dirnionc C u l ~r a -Setmre Archeologia ddla scesa Regione Venero. La ricognizione del 2007, come awerri per le riccrchc in programma nei prossimi anni, si svolge in collaborazione con la Soprintendenza Anheologiu per il Vcnm, Nudeo di Anheologia Umida c Subacquea NAUSICAA: si coglie l'occasione per ringrsziarr il dotr. Fomri per il supporto. Un particolare ringraziamento, inoltre, va ai Settore Cultura del Comune di Mira, &e ha fornito l ' z p p e o logiscico alle indagini del 2007. L'amministrazione mmunaic di Mira, inolrrt, ha accolto e si impegna a sosrenere un più unpio pmgerto, presenraro daila G d r a di Ardimlogia Mediede di Cà' Foscari, mmprendenre le future u m p w c di s m e documentazione p a una campletz comprensione e valorina2ione del sira.
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SS. Ilario e Benedetto (IX secolo). Un monastero del nascente dogado veneziano tra terra e laguna
Margherita Ferri
Diego Calaon
Nell'autunno 2007 la cattedra di Archeologia Medievale dell'università Ca' Foscari di Venezia ha awiato un oroeetto C 0 di surury a I)ogalcrro, locdliil posra sul margine la$iinare i i i provincia di Venczid, dove sorgeva il monastero dei jS. Ilario i Benedetto . Il moii;isrero, noto anche a partire da docuiiienri di D ( secolo, era stato già localizzato alla fine del XX secolo quando fu in pdrte esplorato in occasione di alcuni lavori idraulici (MARZEMIN 1912).
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Gatti in Laguna: la novella "Il doge di Venezia"
Irene Gambacorti
Aldo Palazzeschi a Venezia, 2014
La novella di Palazzeschi "Il doge di Venezia", nella raccolta "Bestie del 900", è letta in rapporto alla sua ambientazione veneziana, con particolare riguardo alle illustrazioni preparate da Maccari per il testo, all'uso del dialetto, ai modelli letterari e artistici che guidano lo sguardo dello scrittore sulla prediletta città della leggerezza fantastica, in cui trascorre dal 1951 tutte le estati.
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Archeologia e monasteri nella laguna veneziana: San Giacomo in Paludo
Diego Calaon
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Doni liturgici d’argento da Venezia sul Lago di Como
Rita Pellegrini
Rivista dell'Osservatorio per le Arti Decorative in Italia, 2023
L’articolo prende in considerazione alcune suppellettili sacre di manifattura veneziana legate alla emigrazione in laguna dal Lago di Como. Tale fenomeno, finora, è stato studiato soltanto relativamente a due aree, la Valchiavenna e la Valtellina (Sondrio). Rispetto al territorio propriamente comasco, invece, i riferimenti bibliografici erano finora esigui. Liturgical silver gifts from Venice to Lake Como The article considers some sacred furnishings of Venetian manufacture linked to the emigration to the lagoon from Lake Como. This phenomenon has so far only been studied in relation to two areas, Valchiavenna and Valtellina (Sondrio). With respect to the Como area proper, however, bibliographic references to this phenomenon until now have been scarce.
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L’intreccio della nascente Venezia. Sculture e marmi dei primi Dogi conservati presso i Musei di Piazza San Marco
Diego Calaon
All’interno dell’attività di catalogazione del progetto Parsjad, in accordo con la direzione del Museo Nazionale Archeologico di Venezia, si è proceduto all’aggiornamento e al completamento del catalogo del corpus dei materiali scolpiti altomedievali e medievali in deposito presso la struttura museale. I materiali, in gran parte eccezionali per rarità e qualità, sono databili tra il VI/VII e l’XI secolo La collezione contiene dei magnifici esempi di vere da pozzo, datate tra IX e XI secolo. Per la loro qualità di esecuzione, per la rarità e unicità tipologica e per il fatto che rappresentano un unicum della scultura preromanica o carolingia applicata all’ambito civile (in genere si conservano arredi liturgici e le decorazioni architettoniche di edifici religiosi), si possono considerare a buon diritto il vanto della raccolta. Alla collezione si sono aggiunti una serie di materiali provenienti da un celebre scavo archeologico della fine del XIX secolo, operato in seguito a sistemazioni di bonifica e di conterminazione lagunare presso il sito del monastero altomedievale di Sant’Ilario, collocato oggi poco lontano da Dogaletto di Mira. La collezione, in linea generale, denuncia una eccezionale adesione alla cultura artistica carolingia nel momento della formazione della città di Venezia nel IX secolo In the framework of the cataloguing activity, PArSJAd project, in agreement with the direction of the National Archaeological Museum of Venice, we proceeded to update and complete the cataloguing of the corpus of early medieval and medieval carved materials in storage at the museum. The materials, most of which are of exceptional rarity and quality, may be dated from the 6th/7th to the 11th century. The collection features magnificent examples of wellheads, dated between the 9th and 11th century. Because of their quality of execution, rarity, and typological uniqueness, and the fact that they represent a unique specimen of pre-Romanesque or Carolingian sculpture applied to civil engineering (typically, liturgical furniture and architectural decorations of religious buildings are conserved), they can be rightly considered the pride of the collection. A set of materials from a famous archaeological excavation of the late 19th century was added to the collection; following arrangements having to do with land reclamation and lagoon boundaries, the excavation had been performed at the site of the early medieval monastery of Sant’Ilario, today located not far from Dogaletto di Mira. Generally speaking, this collection clearly belongs to Carolingian art and culture, which ruled during the time of formation of the city of Venice in the 9th century.
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Il monastero di San Zaccaria, i dogi e Venezia (secoli IX-XII), in "In centro et oculis urbis nostrae". La chiesa e il monastero di San Zaccaria. Atti del convegno, Venezia 27-29 novembre 2014, a cura di B. Aikema, M. Mancini, P. Modesti, Venezia 2016, pp. 9-22.
Silvia Carraro
Massimo Mancini
This paper deals with the special relationship between the convent of San Zaccaria and the Venetian Doge during the Early Middle Ages. The study begins with the place, the period and the reasons of the convent’s foundation by the Doge. Then it focuses on doge Giustiniano’s will – the earliest record of the existence of San Zac ca ria, which reveals those aspects that San Zaccaria shared with other nunneries outside the Venetian lagoon – and, at the same time, the peculiarities that are at the basis of the unusual relationship between its nuns and the local political power. The development of such a connection during the ages is also examined, with consideration of its political and social implications on both symbolic and material aspects. San Zaccaria preserved the memory of the doges who were buried in the convent and extended the honor of commemoration to all Venetian citizens, which underlines the contribution of monasteries to the reconciliation of rival factions. Our investigation ends with the wider approval of ducal power and its expression through donations of properties to San Zaccaria by worthies from the mainland and diplomats of the emperors.
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Chiostri tra le acque. I monasteri femminili della laguna nord di Venezia nel basso Medioevo, Firenze, 2012
Cecilia Moine
2012
This book aims to investigate the development of nunneries during the Late Middle Ages, considering their interaction with the particular surroundings, the northern lagoon of Venice, and its social context.
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I MONACI BIANCHI A PESARO I CAMALDOLESI DALL'ABBAZIA DI S. DECENZIO AL MONASTERO DI S. MARIA DEGLI ANGELI FONTI STORICHE
luciano baffioni venturi
In corsivo trascrizioni dirette dal manoscritto o dal documento a stampa; in tondo i regesti e le eventuali traduzioni. Tra parentesi quadre interventi dell'autore (n.d. A) o del traduttore
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Due salteri quattrocenteschi veneziani a Ragusa
Nikola Jakšić
LETTERATURA, ARTE, CULTURA TRA LE DUE SPONDE DELL'ADRIATICO / Atti del Convegno internazionale (giornate di studio, Zara 2010), 2013
The author analyses two 15th century psalters that are kept in the Franciscan monastery in Dubrovnik. One of them was used in the choir during the week (de feria), and the other one during special holidays (de dominica). The psalters are richly illustrated with miniatures, but the most valuable ones i.e., the figural ones in the specimen de feria were cut out at some time so that a restorer in the 18th or 19th century sewed patches on the parchment and painted new ones. The miniatures in the psal-ter followed the structure of the liturgical week so that one per day miniature was painted to follow the initial letter by which the liturgical day begins, from Monday to Sunday. In the item named de dominica the author analyses the miniatures and comes to a conclusion that they were painted by a mediocre Renaissance painter, but he also points to the miniature on f.89 by the text of Psalm CIX, Dixit dominus which was painted by a considerably more skilled master. The author analyses into great detail the item named de feria directing to every psalm and hymn and correcting the numerous mistakes from earlier versions of the analyses of the text. In its explicit, it is written: the monastery of Santa Maria Gratiarum in Venice, 1490. The author concludes that both psalters got to Dubrovnik after the big earthquake in 1667 because it was then that the Venetian monastery to which they originally belonged was abrogated (in 1668) so that the codexes were sent to Dubrovnik as aid because the renowned Franciscan chorals were destroyed in the fire.
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