(PDF) La stampa romana nella città dei papi e in Europa (Studi e testi, 506)
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La stampa romana nella città dei papi e in Europa (Studi e testi, 506)
Cristina Dondi
Julia Walworth
Paolo Sachet
Andreina Rita
Vatican Library - Biblioteca Apostolica Vaticana
2016, La stampa romana nella città dei papi e in Europa (Studi e testi, 506)
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A cura di Cristina Dondi, Andreina Rita, Adalbert Roth, Marina Venier
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Il copyright Biblioteca Apostolica Vaticana riguarda tutte le immagini di questo volume, con le seguenti eccezioni: n. 102 e n. 193, riprodotte per concessione della Biblioteca del Seminario Vescovile di Novara e n. 49, riprodotta per concessione dell'Archivio Diocesano di Lucca.
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CERL PAPERS · XII

CONSORTIUM of EUROPEAN RESEARCH LIBRARIES

STUDI E TESTI

506

LA STAMPA ROMANA
NELLA CITTÀ DEI PAPI
E IN EUROPA
A cura di
Cristina Dondi – Andreina Rita
Adalbert Roth – Marina Venier

CITTÀ DEL VATICANO
B I B L I O T E C A A P O S T O L I C A V AT I C A N A
2016

Pubblicazione curata dalla
Commissione per l’editoria della Biblioteca Apostolica Vaticana:

Marco Buonocore (Segretario)
Eleonora Giampiccolo
Timothy Janz
Antonio Manfredi
Claudia Montuschi
Cesare Pasini
Ambrogio M. Piazzoni (Presidente)
Delio V. Proverbio
Adalbert Roth
Paolo Vian

Descrizione bibliografica in www.vaticanlibrary.va

Proprietà letteraria riservata
© Biblioteca Apostolica Vaticana, 2016

ISBN 978-88-210-0970-9

SOMMARIO

Preface di ELMAR MITTLER e ULF GÖRANSON . . . . . . . . . . . . . VII
Address di ADALBERT ROTH . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . XI
Benvenuto di FARINA card. RAFFAELE . . . . . . . . . . . . . . . . XIII
Abbreviazioni bibliografiche . . . . . . . . . . . . . . . . . . XVI
CONCETTA BIANCA, Le strade della “sancta ars”: la stampa e la curia a Roma
nel XV secolo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 1
MARTIN DAVIES, From Mainz to Subiaco. Illumination of the first Italian
printed books . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 9
PASQUALINO AVIGLIANO, Una modesta proposta per una (ipotetica) topografia
della tipografia a Roma nel secolo XV . . . . . . . . . . . . 43
ANDREINA RITA, La Vaticana di Sisto IV fra libri tipografici e libri manoscritti.
Ipotesi di ricerca . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 51
LAURA LALLI, Le collezioni degli incunaboli della Biblioteca Apostolica
Vaticana e il progetto BAVIC . . . . . . . . . . . . . . . . 87
BETTINA WAGNER, Early Roman incunabula in the Bayerische
Staatsbibliothek München and their owners . . . . . . . . . 107
TOMASZ OSOSIN´SKI, The Roman incunables in the Polish National Library 133
BENEDETTA CENNI, Gli incunaboli vaticani di Santa Maria del Popolo e il
cardinale Jorge da Costa (1406-1508) . . . . . . . . . . . . 157
FRANCESCA SCHENA, Legni xilografici quattrocenteschi tra Venezia e Roma 181
MARINA VENIER, Topografia della tipografia (o meglio del libro) a Roma nel
XVI secolo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 197
PAOLO SACHET, A humanist printer moves from Venice to Rome: the curial
patronage of Paolo Manuzio . . . . . . . . . . . . . . . . 217
JULIA WALWORTH, The Congregatio Concilii and a proposal for a Vatican
press in the 1570s . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 235
MASSIMO CERESA, Gli stampati negli inventari cinquecenteschi della
Vaticana . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 247
ORNELLA DENZA – CLAUDIA LEONCINI, Tipografi ed editori a Roma: risultanze
e curiosità da EDIT16 . . . . . . . . . . . . . . . . . . 259
ISABELLE DE CONIHOUT, Les quatre Grolier de Rome . . . . . . . . . . 291
STEPHEN PARKIN, Notes on two collections of printed and manuscript
material in the British Library relating to the Repubblica Romana of
1798-1799 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 307

VI SOMMARIO

Indice dei nomi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 321
Indice dei manoscritti, delle fonti archivistiche e degli esemplari citati 345
Indice dei riferimenti bibliografici alle edizioni . . . . . . . . . . . 351
Sitografia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 353

***
Oltre alle relazioni presentate l’11 novembre 2011 durante il Seminario del
CERL ospitato dalla Biblioteca Apostolica Vaticana, il volume accoglie i contributi
di Benedetta Cenni, Isabelle de Conihout, Claudia Leoncini e Ornella Denza, Paolo
Sachet, Francesca Schena.
I criteri di citazione bibliografica sono uniformati a quelli della collana
Studi e testi.

The present volume includes all the papers presented on 11 November 2011 at
the CERL Seminar hosted by the Biblioteca Apostolica Vaticana as well as a num-
ber of supplementary contributions by Benedetta Cenni, Isabelle de Conihout,
Claudia Leoncini and Ornella Denza, Paolo Sachet, Francesca Schena.
The references have been standardized according to the stylesheet of the series
Studi e testi.

CONCETTA BIANCA

LE STRADE DELLA «SANCTA ARS»:
LA STAMPA E LA CURIA A ROMA NEL XV SECOLO

Nei primi anni in cui l’arte tipografica iniziava a svilupparsi nella città
di Roma 1 si registra una circostanza davvero singolare: ben due testi, e non
di piccola consistenza, vengono stampati a breve distanza di tempo da due
diverse tipografie. Si tratta delle Epistolae di san Girolamo 2 e dei Sermones
et epistolae di Leone Magno 3. Le prime, sine notis, furono stampate proba-
bilmente da Sixtus Riessinger e finanziate da Gaspare de Lellis, canonico
della cattedrale di Trento 4, che evidentemente desiderava portare a compi-
mento il lavoro filologico ed editoriale di Teodoro de Lellis, vescovo di curia,
morto nel 1467 5. I secondi invece furono stampati presso la tipografia di
Giovanni Filippo De Lignamine, il nobile messinese che da Napoli si era tra-
sferito nell’Urbe 6. In entrambi i casi si trattava di testi patristici che sanciva-
no la potestas pontificia e l’unità e il primato della chiesa romana; entrambi
questi testi apparvero in seconda edizione a cura di Giovanni Andrea Bus-
si, che proprio con le Epistolae di san Girolamo iniziava la sua collabora-
zione con i prototipografi romani Conrad Sweynheym e Arnold Pannartz 7,

Cfr. Gutenberg e Roma. Le origini della stampa nella città dei papi (1467-1477), a cura di
M. MIGLIO e O. ROSSINI, Napoli 1997; M. MIGLIO, Saggi di stampa. Tipografi e cultura a Roma
nel Quattrocento, a cura di A. MODIGLIANI, Roma 2002 (RR inedita, 29 saggi); P. VENEZIANI,
Tracce sul foglio. Saggi di storia della tipografia, a cura di P. PIACENTINI, Roma 2007 (RR ine-
dita, 38 saggi); cfr. anche A. MODIGLIANI, Tipografi a Roma prima della stampa. Due società
per fare libri con le forme (1466-1470), Roma 1989 (RR inedita, 3 saggi). Al gruppo dell’Asso-
ciazione “Roma nel Rinascimento” si deve nel 1980 l’allestimento dello IERS (= Indice delle
edizioni romane a stampa).
ISTC ih00160800; IERS 6.
ISTC il00128500; IERS 54.
Cfr. P. FARENGA, Il sistema delle dediche nella prima editoria romana del Quattrocento, in
Il libro a corte, a cura di A. QUONDAM, Roma 1994 (Biblioteca del Cinquecento, 60), pp. 57-87,
in part. p. 74.
Cfr. D. QUAGLIONI, De’ Lelli, Teodoro, in Dizionario biografico degli italiani, XXXVI,
Roma 1988, pp. 506-509.
P. FARENGA, Le prefazioni alle edizioni romane di Giovanni Filippo De Lignamine, in Scrit-
tura, biblioteche e stampa a Roma nel Quattrocento. Atti del 2° Seminario (6-8 maggio 1982),
a cura di M. MIGLIO, Città del Vaticano 1983 (Littera antiqua, 3), pp. 135-174; C. ALAIMO, De
Lignamine, Giovanni Filippo, in Dizionario biografico degli italiani, XXXVI, Roma 1988, pp.
643-647.
G. A. BUSSI, Prefazioni alle edizioni di Sweynheym e Pannartz, prototipografi romani, a
cura di M. MIGLIO, Milano 1978 (Documenti sulle arti del libro, 12).

MARTIN DAVIES

FROM MAINZ TO SUBIACO
ILLUMINATION OF THE FIRST ITALIAN PRINTED BOOKS

Subiaco for Beginners
Much attention has been paid to the hand-decoration of incunabula
in Venice and the Veneto, but very little has been given to that of the
first books printed on the Italian peninsula, those produced by Konrad
Sweynheym and Arnold Pannartz at Subiaco in the years 1465 to 1467 1.
Yet certain prominent features of their illumination not only suggest how
Sweynheym and Pannartz marketed their wares but may also shed some
light on the introduction of printing into Italy itself. The Benedictine mo-
nastery of Subiaco is made up of two houses, Santa Scolastica on a hill
overlooking the Aniene valley and Sacro Speco even higher up the hill. Sa-
cro Speco was where St. Benedict first tried out the monastic life around
500 AD. When Pius II went there, he thought it resembled nests of swal-
lows clinging to the rocks 2. It is one of the sad near-misses of history that
Pius, our only witness to the Gutenberg Bible in the making 3, paid his
visit in 1461 and not three years later. For no later than 1464 Sweynheym
and Pannartz arrived from Germany and began to print books. One often
reads that Subiaco is near Rome, but it is almost fifty miles away and

Remarks on the illumination of Sweynheym and Pannartz’s books (chiefly those prin-
ted at Rome, 1467-1473) are found in L. MIGLIO, «Calami, stili aut penne suffragio», in Vedere
i classici: l’illustrazione libraria dei testi antichi dall’età romana al tardo medioevo, a cura di
M. BUONOCORE, Roma 1996, pp. 115-122; an unillustrated version of the same title, but with
additional matter in footnotes, appeared in Accademie e Biblioteche d’Italia 64/3 (1996), pp.
5-20; Gutenberg e Roma. Le origini della stampa nella città dei papi (1467-1477), Catalogo
della mostra, a cura di M. MIGLIO – O. ROSSINI, Napoli 1997, inter alia: P. FARENGA, Tipologia
del libro, pp. 69-71; S. MADDALO, «Artificiosa … adinventione imprimendi seu caracterizandi sic
effigiatum». Decorazione e illustrazione nei primi libri a stampa romani, pp. 121-127; and in
M. MIGLIO, Saggi di stampa: Tipografi e cultura a Roma nel Quattrocento, a cura di A. MODI-
GLIANI, Roma 2002 (RR inedita, 29 saggi), p. 150.
«nidos [...] hirundinum in crepidine lapidum», PIUS II, Commentarii rerum memorabi-
lium, ed. A. VAN HECK, Città del Vaticano 1984 (Studi e testi, 312), VI.21 (p. 408, line 5). On
this trip see A. ESCH, In gita con Pio II. Un papa vive il paesaggio del primo Rinascimento, in
Conferenze su Pio II, a cura di E. MECACCI, Siena 2006, pp. 27-66 (32-36). There is, or was, a
contemporary graffito commemorating Pius’s visit in one of the churches of the Sacro Speco:
cfr. V. FEDERICI, Appendice. Le epigrafi, in I monasteri di Subiaco, II: La biblioteca e l’archivio,
per V. FEDERICI, Roma 1904, p. 393 nt. 2.
M. DAVIES, Juan de Carvajal and Early Printing: The 42-line Bible and the Sweynheym and
Pannartz Aquinas, in The Library ser. 6, 18 (1996), pp. 193-215 (193-201).

PASQUALINO AVIGLIANO

UNA MODESTA PROPOSTA
PER UNA (IPOTETICA) TOPOGRAFIA
DELLA TIPOGRAFIA A ROMA NEL SECOLO XV

Per parlare della nascita della tipografia a Roma è d’uso – come sap-
piamo – partire da Subiaco e dai due prototipografi tedeschi Konrad
Sweynheym e Arnold Pannartz che lì stamparono le prime opere con ca-
ratteri mobili e che da Subiaco si trasferirono poi a Roma alla fine dell’an-
no 14671. L’Incunabula Short-title catalogue (d’ora in avanti ISTC) pone
all’inizio della lista delle 2082 edizioni (con certezza o soltanto attribuite)
stampate a Roma, proprio il Cicerone (IGI 2806, ISTC ic00503500) da essi
stampato in domo Petri de Maximo in quell’anno. Questa certezza è stata
in qualche modo scalfita da Anna Modigliani 2, alla quale va il merito di
aver scoperto due documenti – due contratti notarili – del 1470 dai quali
risulta che, anteriormente all’autunno del 1466 (periodo per il quale non è
conosciuto alcun incunabolo romano), una società tipografica era già sta-
ta formata a Roma, aveva prodotto dei libri e – per motivi non meglio pre-
cisati – si era sciolta. Tra i partecipanti a questa società troviamo un magi-
ster Herricus Unrici, Gallus theutonicus o Gallus germanus – così definito
le due volte in cui viene citato. La Modigliani ipotizza che questo Herricus
possa essere il figlio dell’Uldaricus Gallus ovvero di Ulrich Han, l’altro pro-
totipografo tedesco il cui nome viene di solito associato a Sweynheym
e Pannartz, ma dopo di essi, come l’altro artefice dell’introduzione del-
la stampa a Roma. A questo va aggiunta la disputa circa la datazione
della prima opera stampata da Han, le Meditationes del Turrecremata
(ISTC it00534800) che riporta nel colophon la data 31 dicembre 1467, che
secondo alcuni va interpretata come 31 dicembre 1466 e ciò darebbe ad
Han, e non più ai due chierici sublacensi, la palma per avere stampato

Dalla sterminata bibliografia cito qui soltanto: D. MARZI, I tipografi tedeschi in Italia
durante il secolo XV, in Festschrift der Stadt Mainz zum 500 järingen Geburtstage von Johann
Gutenberg, Mainz 1900; A.W. POLLARD, Introduction al Catalogue of Books printed in the XVth
Century now in the British Museum, London 1906, pt. IV. Ho trovato anche utile la consul-
tazione dello Specimen historicum Typographiae Romanae saeculi XV di F. X. LAIRE, Romae
1778 ed il Catalogus historico-criticus Romanarum editionum saeculi XV di G.B. AUDIFFREDI,
Romae 1783. Per i rapporti dei due chierici all’interno della curia romana vedi anche: S. SA-
MEK LUDOVICI, Sweynheym, Pannartz e Giovanni Andrea Bussi, in Beitrage zur Inkunabelkunde,
Dritte Folge 4 (1969), pp. 163-169.
A. MODIGLIANI, Tipografi a Roma prima della stampa. Due società per fare libri con le for-
me (1466-1470), Roma 1989 (RR inedita, 3).

ANDREINA RITA

LA VATICANA DI SISTO IV
FRA LIBRI TIPOGRAFICI E LIBRI MANOSCRITTI.
IPOTESI DI RICERCA

Libri tipografici negli inventari vaticani antichi
Come suggeriscono le ipotesi più recenti, i due chierici tedeschi Con-
rad Sweynheym e Arnold Pannartz, formati come tipografi a Magonza
nell’officina dei primi soci di Gutenberg e tradizionalmente considerati i
primi tipografi/editori italiani, scesero in Italia e, passando per Roma, si
stabilirono a Subiaco, dove intorno alla metà degli anni ’60 del Quattro-
cento insediarono la prima officina tipografica italiana, anche grazie alla
mediazione di colti e illustri uomini di curia. La vicenda non è ancora ri-
costruita nei dettagli e l’identità dei prelati e le modalità del loro coinvolgi-
mento non sono ancora completamente definite: il cardinal Bessarione, o
più probabilmente Niccolò Cusano, o anche il cardinale domenicano Juan
de Torquemada, abate commendatario dell’abbazia sublacense di Santa
Scolastica, il cui ruolo nella vicenda è stato in parte ridimensionato. Certo
è che, dopo aver avviato la prima tipografia stabile d’Italia nel territorio
romano-pontificio1 – non solo in senso topografico ma anche geopolitico
– i due prototipografi tedeschi si trasferirono nel 1467 nel cuore di Roma
e aprirono bottega a Campo de’ Fiori, presso l’abitazione dei Massimo.2
Anche questo trasferimento fu forse favorito da esponenti della curia.

Un sentito grazie ad Antonio Manfredi per la disponibilità e il vivace confronto, sem-
pre proficuo. Per i due prototipografi: G.A. BUSSI, Le prefazioni alle edizioni di Sweynheym e
Pannartz prototipografi romani, a c. di M. MIGLIO, Milano 1978 (Documenti sulle arti del libro,
12); anche M. DAVIES, Two Book-lists of Sweynheym and Pannartz, in Libri, tipografi, biblio-
teche: ricerche storiche dedicate a Luigi Balsamo, I, Firenze 1997 (Biblioteca di bibliografia
italiana, 148), pp. 25-53; ora anche M. ALBANESE, Pannartz, Arnold, in Dizionario biografico
degli italiani, LXXX, Roma 2014, pp. 801-804. Specificamente per il periodo sublacense ora
anche: M. MIGLIO, Da Magonza a Subiaco. Per una storia della prototipografia sublacense, in
La culla della stampa italiana: MCCCCLXV-MCMLXV, Subiaco 2006, pp. III-XI, Subiaco, la
culla della stampa. Atti dei convegni, Abbazia di Santa Scolastica 2006-2007, Subiaco 2010 e
M.A. ORLANDI, Saggio introduttivo alla recente ristampa anastatica del Cicerone sublacense
(1465), a cura del Comitato “Subiaco , la culla della stampa”, Subiaco 2015, con aggiornata
bibliografia.
Una sintesi sulla diffusione della stampa in ambiente romano in Gutenberg e Roma. Le
origini della stampa nella città dei papi (1467-1477), Catalogo della mostra, Roma Museo Bar-
racco, 13-31 maggio 1997, a c. di M. MIGLIO – O. ROSSINI, Napoli 1997; C. BIANCA, Da Bisanzio
a Roma: studi sul cardinale Bessarione, Roma 1999 (RR inedita, 15), p. 92; M. MIGLIO, Saggi

LAURA LALLI

LE COLLEZIONI DEGLI INCUNABOLI
DELLA BIBLIOTECA APOSTOLICA VATICANA
E IL PROGETTO BAVIC

1. Sull’incunabolistica vaticana
Questo contributo intende offrire una breve rassegna degli interventi
catalografici sulle prime edizioni a stampa conservate in Vaticana a par-
tire dalla seconda metà del XIX secolo, fino a giungere al progetto BA-
VIC, ovvero alle schede on line di recente immissione. Poiché la tematica
è quanto mai ardua e articolata, vorrei limitarmi a presentare una panora-
mica orientativa delle metodologie di catalogazione applicate alla descri-
zione degli esemplari vaticani.
Procediamo, pertanto, con una breve riflessione iniziale sull’orizzonte
dell’incunabolistica europea fiorita nella prima metà del XX secolo. L’ap-
profondimento di tale argomento alimenta, rinnovandolo, il dibattito tra
bibliografi e librai antiquari sulle scienze del libro e sulla terminologia.
La Vaticana si interroga sulla migliore fruibilità dell’offerta bibliografica
tenendone ben presente la connaturata complessità. Nel 1853, Luigi Zap-
pelli, scriptor latinus, inizia a rispondere ad alcune questioni. Egli avvia la
stesura del primo catalogo autografo degli incunaboli, identificando oltre
millecinquecento esemplari, in ordine cronologico, con la metodologia
erudita dell’epoca: linea per linea, incipit ed explicit (fig. 1). Lo terminerà
nel 1880. L’opera consta di quattro volumi in folio ed è priva delle descri-
zioni relative agli esemplari conservati nei fondi Mai e Ruland, entrati
rispettivamente nel 1854 e nel 1874 1.

Catalogus codicum saeculo XV. impressorum, qui in bibliotheca Vaticana Romae adser-
vantur Aloysius Zappelli presbyter Romanus [...] coepit anno 1853 absolvit anno 1868, 4 vols,
Vat. lat. 14615-14618. Nel 1814, gli incunaboli presenti in Vaticana corrispondevano a circa
950. Cfr. Arch. Bibl. 277, ff. 1r-55v; J. BIGNAMI ODIER, La Bibliothèque Vaticane de Sixte IV à
Pie XI, Città del Vaticano 1973 (Studi e testi, 272), p. 245; P. PETITMENGIN, Recherches sur l’or-
ganisation de la Bibliothèque Vaticane à l’époque des Ranaldi [1547-1645], Paris 1963, p. 595;
J. FOHLEN – P. PETITMENGIN, L’Ancien fonds’ Vatican Latin dans la nouvelle Bibliothèque Sixtine,
ca. 1590-ca. 1610, Città del Vaticano 1996 (Studi e testi, 362); L. MICHELINI TOCCI, Incunaboli
sconosciuti e incunaboli mal conosciuti della Biblioteca Vaticana, in Studi di bibliografia e di
storia in onore di Tammaro De Marinis, Verona 1964, pp. 182-184.

BETTINA WAGNER

EARLY ROMAN INCUNABULA
IN THE BAYERISCHE STAATSBIBLIOTHEK MÜNCHEN
AND THEIR OWNERS

The Bayerische Staatsbibliothek (BSB) in Munich is one of the largest,
if not the largest repository of fifteenth-century Roman printing world-
wide. It houses about 800 editions printed in Rome before the year 1501,
which constitutes more than 40 % of the total of nearly 2000 Roman editi-
ons (excluding postincunabula) currently recorded in the ISTC database 1.
For all libraries in Rome, 887 incunabula printed in the city are listed in
ISTC at present, and for the Biblioteca Apostolica Vaticana alone, a total
of 742. The Munich holdings of early Roman printing even surpass those
of the British Library in London (755 according to ISTC) and the Biblio-
thèque nationale de France at Paris (595).
These three collections outside Italy underwent their most important
phase of expansion – with books gathered from all over Europe through
revolutionary confiscations or the activities of antiquarian collectors 2 – in
the late eighteenth and early nineteenth centuries. Yet in Bavaria, unlike
Britain and France, incunabula had entered institutional collections at a
much earlier stage. Already before the end of the fifteenth century, Bava-
rian monasteries had begun to acquire books from abroad in large num-
bers 3, and a substantial part of their collections was preserved intact until
their dissolution in 1803 and the subsequent transfer to Munich 4. In the

798 items printed in Rome before 1501 are recorded in the library’s incuna-
ble catalogue BSB-Ink (Bayerische Staatsbibliothek: Inkunabelkatalog, 7 vols, Wies-
baden 1988-2009: see the index by place of printing in vol. 6, pp. 135-155; online version:
. The Incunabula Short Title Cata-
logue (ISTC) records a total of 1922 Roman editions of which 809 are held in the BSB istc.bl.uk/search/search.html>, figures as of 1 August 2012. The slight discrepancy can be
explained by different treatments of multi-part works with varying imprints.
See K. JENSEN, Revolution and the antiquarian book. Reshaping the past, 1780-1815,
Cambridge 2011.
See e.g. B. WAGNER, Libri impressi bibliothecae monasterii Sancti Emmerammi. The in-
cunable collection of St Emmeram, Regensburg, and its catalogue of 1501, in Incunabula and
their readers. Printing, Selling and Using Books in the Fifteenth Century, ed. K. JENSEN, London
2003, pp. 179-205 and 271-277; B. WAGNER, Venetian Incunabula in Bavaria. Early evidence for
monastic book purchases, in The Books of Venice – Il libro Veneziano, ed. L. PON – C. KALLEN-
DORF, Venezia 2008 (Miscellanea Marciana, 20), pp. 153-177.
For the fate of monastic book collections after the secularization, see Lebendiges Bü-
chererbe. Säkularisation, Mediatisierung und die Bayerische Staatsbibliothek. Eine Ausstellung

TOMASZ OSOSIēSKI

THE ROMAN INCUNABLES
IN THE POLISH NATIONAL LIBRARY

The incunable collection of the Polish National Library in Warsaw con-
sists of about 1,200 editions. The history of this collection is very com-
plicated and very different from those of the typical West-European col-
lections.
The institution of the National Library was created in 1928 after Poland
regained independence. But the first Polish National Library had alre-
ady been created in 1774. In this year the library of Józef Andrzej Zaáuski
(1702-1774) was passed to the state and since then it functioned as «The
Library of the Polish Commonwealth». It had about 40,000 volumes being
one of the greatest in Europe at that time. After the third partition of Po-
land (1795) it was transported to St Petersburg, where it became a foun-
dation collection of the Imperial Public Library. After the Polish–Russian
war in 1921 it was decided that the Zaáuski Library would come back to
Poland and become a part of the Polish National Library that was to be
created. In the following years a great number of the editions were sent
back, but it was still only a small part of the original collection (about
10%).
The Second World War brought an almost complete destruction of the
National Library. It was almost completely burnt down (after the Warsaw
Uprising German soldiers destroyed on purpose the monuments of Po-
lish culture, among them the most precious prints and manuscripts). It
was then reestablished in the 1940s. After the war the Library was to be
established once again, books were gathered from three different sources:
the private collections of Polish noble families; collections from former
German libraries in Silesia and Pomerania that were incorporated into
the National Library after the war; and (the third source) antiquarian pur-
chases 1.

For the history of the National Library see also: S. DEMBY, Biblioteka Narodowa w War-
szawie, Warszawa 1930; A. KAWECKA-GRYCZOWA, Biblioteka Narodowa w Warszawie, Warszawa
1934; A. KAWECKA-GRYCZOWA, Ochrona zbiorów Biblioteki Narodowej, in Walka o dobra kultury,
vol. 1, Warszawa 1970, pp.179-242; P. BUCHWALD-PELCOWA, Zakáad Starych Druków i OĞrodek
Opieki nad Dawną KsiąĪką, in KsiĊga jubileuszowa Biblioteki Narodowej, Warszawa 1984,
pp. 159-176; Nad záoto droĪsze: skarby Biblioteki Narodowej, red. H. TCHÓRZEWSKA-KABATA and
M. DĄBROWSKI, Warszawa 2000.

BENEDETTA CENNI

GLI INCUNABOLI VATICANI
DI SANTA MARIA DEL POPOLO
E IL CARDINALE JORGE DA COSTA (1406-1508)*

Nel 1811 in seguito all’attuazione delle leggi napoleoniche che decreta-
vano la soppressione degli ordini religiosi romani e l’alienazione dei loro
beni, compresi i patrimoni librari, un’ordinanza della commissione muni-
cipale disponeva il trasferimento di parte della raccolta libraria conserva-
ta nella chiesa agostiniana di Santa Maria del Popolo, presso la sede della
biblioteca Casanatense 1. Vennero spostate da questa biblioteca circa 960
opere, 129 delle quali erano incunaboli, di cui solo 24 descritti in una mi-
nuta del verbale di confisca conservato presso la biblioteca destinataria 2.
Da questo nucleo, proveniente dal convento del Popolo, i due conservatori
della Biblioteca Apostolica Vaticana, Angelo Battaglini e Filippo Aurelio
Visconti, scelsero 39 opere tra manoscritti e libri a stampa, verificando
che la biblioteca pontificia non ne possedesse altre copie. Nel 1812 venne
redatto l’elenco dei libri trasferiti nella biblioteca papale. Il testimone di
mano di Giuseppe Baldi, secondo custode della Vaticana, riporta nel verso
dell’ultimo folio la seguente dicitura: « Provenienti detti codici dalla Libre-

*Desidero esprimere tutta la mia gratitudine al dott. Antonio Manfredi, alla dott.ssa An-
dreina Rita e alla dott.ssa Laura Lalli per i preziosi consigli e il costante aiuto con i quali
hanno seguito il mio lavoro
Sulla confisca napoleonica a favore della Biblioteca Casanatense cfr. A. RITA, Bibliote-
che e requisizioni librarie a Roma in età napoleonica. Cronologia e fonti romane, Città del Vati-
cano 2012 (Studi e testi, 470), p. 101 nt. 40. Nel 1849 il nucleo più prezioso della biblioteca di
Santa Maria del Popolo, venne trasferito presso la Biblioteca Angelica, altra e più famosa bi-
blioteca romana dell’Ordine. Riguardo alle opere conservate presso questa istituzione cfr. C.
CASETTI-BRACH, Incunaboli angelicani provenienti da Santa Maria del Popolo, in Il Bibliotecario
26 (1990) e ora anche C. MANIERI, Incunaboli angelicani con note di possesso, Roma 2009, (RR
Roma nel Rinascimento), pp. 363-375. Nel 1873 per volere della commissione governativa
i restanti 4000 volumi furono inviati alla Biblioteca Nazionale Centrale di Roma. Qui sono
state reperite 27 edizioni appartenute sicuramente a Santa Maria del Popolo: lo attesta la
presenza del timbro dell’ente religioso e una nota di provenienza: « Convento di santa Maria
del Popolo, Biblioteca, […]-1837 (Presa in Carico dalla Giunta liquidatrice dell’Asse Ecclesia-
stico il 3 dicembre 1873. Consegnata al Ministero della pubblica istruzione nel 1875) ». Per la
storia della biblioteca di Santa Maria del Popolo in sintesi, cfr. RITA, Biblioteche e requisizioni
librarie cit. nt. 1, pp. 101-104, con bibliografia.
Roma, Biblioteca Casanatense, Ms. Cas. 489, Indice dei libri scelti dai periti verificatori
e dalla libreria di santa Maria del Popolo, ff. 426r-473r. Questa minuta contiene la lista dei
libri provenienti da Santa Maria del Popolo per i quali sono indicati autore, titolo dell’opera,
luogo e data di stampa e formato. Trentatre di queste voci risultano non datate.

FRANCESCA SCHENA

LEGNI XILOGRAFICI QUATTROCENTESCHI
TRA VENEZIA E ROMA*

Nel corso della catalogazione degli incunaboli nell’ambito del progetto
BAVIC (Bibliothecae Apostolicae Vaticanae Incunabulorum Catalogus) ho
individuato una cornice xilografica (fig. 1), utilizzata da tre diverse offici-
ne tipografiche veneziane nei primi anni settanta del Quattrocento.
Si tratta di esemplari rari che, dal punto di vista iconografico e for-
male, presentano un vocabolario ornamentale, tipico della coeva produ-
zione manoscritta. La cornice, sul foglio d’esordio o sulla pagina d’inizio
delle parti del volume, utilizzata in prevalenza per edizioni di testi clas-
sici, ripropone, realizzandola tipograficamente, l’iconografia del motivo
a bianchi girari e dei putti che sorreggono lo stemma, in un clima cultu-
rale ed estetico di tipo umanistico. La decorazione conferisce alla pagina
una facies del tutto identica al manoscritto, in un equilibrio armonico con
l’eleganza del carattere romano 1 e l’uniformità della mise en page. L’uso
della xilominiatura 2, dunque, analoga per tecnica alla stampa tipografica,
intende sostituire la prassi di decorare con miniature eseguite in modo
tradizionale gli esemplari impressi.
Negli esemplari presi in esame il miniatore interviene solo a riempire
gli spazi vuoti lasciati dall’impressione, con una predilezione per le tona-
lità del verde e del rosso, variamente combinati negli intrecci floreali. Tale
apparato decorativo era stato già descritto da Lamberto Donati (1890-1982),
curatore del Gabinetto delle stampe della Biblioteca Apostolica Vaticana 3,
e apparati analoghi sono stati esaminati nel dettaglio da Lilian Armstrong 4.
L’esemplare più antico fino a ora identificato è l’editio princeps 5 del-
la traduzione latina dell’umanista Giorgio Trapezunzio del De evangelica

* Porgo il mio più vivo e sentito ringraziamento alla dott.ssa Andreina Rita, al dott. An-
tonio Manfredi e alla dott.ssa Laura Lalli per il loro prezioso aiuto e sostegno.
Fanno eccezione due edizioni in carattere gotico, cfr. infra, ntt. 49 e 54.
Per una sintesi storica, si veda Manuale enciclopedico della bibliofilia, Milano 2005, alla
voce Illustrato, libro – XV secolo, pp. 330-335.
L. DONATI, I fregi xilografici stampati a mano negli incunaboli italiani, in La Bibliofilia
LXXIV (1972), pp. 157-164, 303-327; LXXV (1973), pp. 125-174; LXXXI (1979), pp. 41-74.
Si veda L. ARMSTRONG – P. SCAPECCHI – F. TONIOLO, Gli incunaboli della biblioteca del
seminario vescovile di Padova. Catalogo e studi. Introduzione di G. MARIANI CANOVA, a cura
di P. GIOS e F. TONIOLO, Padova 2008 (Fonti e ricerche di storia ecclesiastica padovana, 33),
pp. 171-179, con sintesi bibliografica sull’argomento.
EUSEBIUS CAESARIENSIS, De evangelica praeparatione. Venezia : Nicolas Jenson, 1470;
[142] f., fol. (BAVI E-38; ISTC ie00118000).

MARINA VENIER

TOPOGRAFIA DELLA TIPOGRAFIA
(O MEGLIO DEL LIBRO) A ROMA NEL XVI SECOLO

Nel 1965 Francesco Barberi in un suo articolo per la rivista Studi ro-
mani scriveva: «Un dotto bibliotecario romano, animato da pari amore
per i vecchi libri, la sua piazza Navona e la topografia della Roma papale,
si era proposto, in quell’area per lui quasi sacra, di localizzare le antiche
stamperie e botteghe di librai». Ma, continuava Barberi, «il tentativo di
Luigi de Gregori riuscirebbe anche oggi difficile da realizzare per scarsità
di documenti» 1.
Nel 1989, su iniziativa del compianto Paolo Veneziani, la biblioteca
Nazionale centrale di Roma allestiva una mostra dal titolo Il libro italia-
no del Cinquecento: produzione e commercio 2. Questa mostra rappresentò
una novità, poiché cercò di superare la prevalente impostazione bibliogra-
fico-erudita data fino ad allora in Italia alla ricerca sul libro italiano del
Cinquecento. Partendo, infatti, dalla considerazione che il libro è anche
«mercanzia», prodotto oggetto di commercio e, in quanto tale, soggetto a
tutte le leggi di mercato e a tutti i rischi che possono derivare da tale sua
natura, i fatti legati al libro a stampa venivano considerati in relazione
all’ambiente economico e sociale nel quale concretamente erano avvenuti,
nei loro aspetti tecnici, commerciali e finanziari. In quell’occasione, cercai
anche io di localizzare, in alcune città, Venezia, Firenze e Roma, le attività
legate al mondo del libro 3.
Il mondo del libro nei primi secoli della stampa, così come si evidenzia
dai documenti d’archivio e dalle sottoscrizioni nelle edizioni, è un mondo
molto articolato. La terminologia usata individua attività diverse e ben
distinte: stampatore, libraio, editore, correttore, fonditore di caratteri.
Nei primi tempi della stampa, l’attore principale era colui che fabbri-
cava materialmente il libro, lo stampatore, che spesso era anche editore
e libraio. All’inizio del Cinquecento, l’accresciuto livello quantitativo della
produzione e la necessità di una diffusione del prodotto su mercati sem-
pre più differenziati e lontani, portarono alla necessità di un’organizzazio-
ne produttiva che, sia negli indirizzi finanziari, sia nelle scelte editoriali,

F. BARBERI, Libri e stampatori nella Roma dei Papi, in Studi romani 13 (1965), pp. 433-
456: 433 L. DE GREGORI, Piazza Navona prima di Innocenzo X, in Roma. Rivista di studi e di
vita romana (1926), pp. 14-25, 97-116.
Il libro italiano del Cinquecento: produzione e commercio, Roma 1989.
M. VENIER, Immagini e documenti, in Il libro italiano del Cinquecento cit. nt. 2, pp. 26-61.

PAOLO SACHET

A HUMANIST PRINTER MOVES FROM VENICE TO ROME:
THE CURIAL PATRONAGE OF PAOLO MANUZIO

The present contribution is centred on the sixteenth-century humanist
and printer Paolo Manuzio (1512-1574). I will examine, in particular, his
attempts to settle in Rome, exploring his motives and the support he re-
ceived from high-ranking Catholic prelates. His experiences, which span
the late Renaissance and the early Counter-Reformation, will enable me
to highlight significant features of the contemporary Roman Church and,
more generally, of Italian cultural life.
Paolo was the son of Aldo Manuzio, one of the most celebrated prin-
ters in history. Born in Venice in 1512, Paolo carried on the family tra-
dition, becoming a respected teacher, a prominent Latin scholar and a
learned printer. There is still no modern biography of him 1, though a large
amount of relevant documentation has been preserved. Above all, we have
his copious correspondence, which has been thoroughly catalogued by
Ester Pastorello 2; and it is Paolo’s letters which are the main source of
this essay 3. The link between Rome and the Manuzio family dated back
to Aldo, who was born in Bassiano (Latina) and liked to call himself «Al-
dus Pius Romanus» 4. Paolo’s fascination with the Eternal City was not

T. STERZA, Manuzio, Paolo, in Dizionario biografico degli italiani, LXIX, Roma 2007,
pp. 250-254 and EAD., Paolo Manuzio editore a Venezia (1533-1561), in Quaderni di ACME
61 (2008), pp. 123-167, providing a detailed account of previous studies. Much relevant in-
formation is to be found in L. BRAIDA, Libri di lettere: le raccolte epistolari del Cinquecento tra
inquietudini religiose e “buon volgare”, Roma-Bari 2009 (Quadrante Laterza, 147), esp. pp. 40-
46, 54-98, 160-172, 178-179, 218-244, 270-271, and in the dissertation of M. C. CIANFEROTTI,
Paolo Manuzio tra arte della stampa e inquietudini religiose, Università degli Studi di Firenze,
Facoltà di Lettere e Filosofia, Anno Accademico 1995-1996. I am grateful to the author and
to Gigliola Fragnito for allowing me to access this valuable thesis.
E. PASTORELLO, L’epistolario manuziano: inventario cronologico-analitico (1483-1597),
Firenze 1957 (Biblioteca di bibliografia italiana, 30), and EAD., Inedita manutiana (1502-
1597): appendice all’Inventario, Firenze 1960 (Biblioteca di bibliografia italiana, 37). Three
new letters have been presented in H. G. FLETCHER, Paulus Manutius in Aedibus Populi Roma-
ni: The Campaign for Rome, in Aldus Manutius and Renaissance Culture: Essays in Memory
of Franklin D. Murphy, ed. by D. S. ZEIDBERG, Firenze 1998 (Villa I Tatti, 15), pp. 287-321.
This fascinating corpus comprises more than 1,300 letters either written by or addres-
sed to Paolo from 1530 to 1574. It is scattered in various publications, some of which are
rather rare. I have now been able to read the entire correspondence between 1538-1554 and
1561-1574, as well as selected letters from the intervening years.
On Aldus’s relationship with his hometown, see F. M. BERTOLO, Aldo Manuzio bassianese
e romano, in Roma nella svolta tra Quattro e Cinquecento: atti del convegno internazionale di
studi, a cura di S. COLONNA, Roma 2004, pp. 159-165.

JULIA WALWORTH

THE CONGREGATIO CONCILII AND A PROPOSAL
FOR A VATICAN PRESS IN THE 1570s

This contribution 1 looks at two related documents written about 1576
outlining a proposal for the establishment of an Apostolic Press: Giovanni
Carga’s Sopra un modo facile, et sicuro, di essequire in Roma, senza gra-
uar la Camera, il Decreto della Quarta Sessione del Concilio di Trento [On
an easy and sure method to carry out the Decree of the 4th Session of
the Council of Trent without cost to the Camera] and an accompanying
document headedCapitoli formati sopra la parola de alcuni Stampatori de-
siderosi, chele stampe si faccino, et si conservino, emendatissime, conforme
alla proposta del Carga 2 [Points expressing the views of printers who want
editions to be produced and maintained in the most correct form possible,
in conformity with the proposal made by Carga].
Only a few brief references to Carga’s proposal have appeared in stu-
dies of Roman printing. But even a proposal which was not taken up, and
which, as we will see, might be considered impractical or even impossible
to implement, is worth a closer look and consideration on its own merits.
Just as unbuilt and even unbuildable architectural plans can provide fasci-
nating insights for social and architectural historians, Carga’s masterplan
for a Vatican Press brings an interesting perspective to how the produc-
tion of books may have been understood by some in the papal administra-
tion at a time when major editorial and publishing projects were planned
or underway.
I will briefly consider the author and the context in which the memo-
randum was written before looking at the contents of the main proposal
and the supplementary paper by the printers.
The title alone, On an easy and sure method to carry out the Decree of
the 4th Session of the Council of Trent without cost to the Camera, touches
on several of the preoccupations of Church leaders with respect to books
and print at the time it was written. The reference in the heading to the

This paper is a slightly revised version of D. L. d’AVRAY – J. WALWORTH, The council of
Trent and Print Culture: Documents in the archive of the Congregatio Concilii in Zeitschrift
für Kirchengeschichte 121 (2010), pp. 189-204 and appears here with the kind permission
of Verlag W. Kohlhammer. The version published here is also indebted to the research of
David L. d’Avray.
Heading as it appears in ASV, Congr. Concilio, Positiones 2, f. 10r.

MASSIMO CERESA

GLI STAMPATI NEGLI INVENTARI CINQUECENTESCHI
DELLA VATICANA

Nessun inventario quattrocentesco e cinquecentesco della Biblioteca
Vaticana è stato dedicato esclusivamente agli stampati. Nelle liste generali
compilate, questi ultimi venivano elencati con i manoscritti e soltanto se
accompagnati dalla parola impressus poteva essere riconosciuta la loro
natura.
Questa tradizione continuò per tutto il Cinquecento e non ci si deve
sorprendere troppo. La Vaticana è stata, e lo è ancora, soprattutto una
biblioteca di manoscritti, dove il materiale stampato è stato sempre inteso
come uno strumento utile per studi sui codici e in quei secoli era solo la
parola impressus a dare una individualità negli inventari a tale materiale.
Questo atteggiamento venne sostanzialmente mantenuto, accompagnato
da una graduale apertura verso la stampa, fino al 1608, data del primo
inventario degli stampati.
L’inventario generale della Vaticana redatto dai custodi Fausto Sabeo
e Niccolò Majorano nel 1533 mostrava la situazione a qualche anno dal
Sacco di Roma e Assunta Di Sante 1 calcola al 3% la percentuale dei libri
stampati registrati dall’inventario, chiedendosi se un numero così ridotto
fosse reale, o dovuto a imprecisione, poco interesse o addirittura rifiuto di
quella tipologia da parte dei compilatori. Sembra irreale che gli stampati
fossero poche dozzine dopo quasi un secolo dalla nascita della stampa e
con le migliaia di copie ormai disponibili. Non sembra comunque, a giu-
dicare da quei numeri, che la Vaticana avesse alcuna intenzione di consi-
derare gli stampati una alternativa ai manoscritti, almeno allora e fino agli
anni ’80 del Cinquecento.
Purtroppo liste di acquisti o registrazioni, tra i documenti originali
della Vaticana, sono rarissime. L’impressione della Di Sante 2 è che, in
questa prima fase, la collezione di libri stampati fosse estremamente mo-
bile, cioè che i libri andassero e venissero, probabilmente acquistati ma
anche venduti, per pagare le consistenti spese di legatura. Non a caso,
nella prima lista conosciuta di stampati, l’unica informazione disponibile,
oltre il titolo, è il colore della legatura.

A. DI SANTE, La biblioteca rinascimentale attraverso i suoi inventari, in Le origini della
Biblioteca Vaticana tra Umanesimo e Rinascimento (1447-1534), a c. di A. MANFREDI, Città del
Vaticano 2010 (Storia della Biblioteca Apostolica Vaticana, 1), p. 336.
Comunicatami verbalmente, del che la ringrazio.

ORNELLA DENZA – CLAUDIA LEONCINI

TIPOGRAFI ED EDITORI A ROMA:
RISULTANZE E CURIOSITÀ DA EDIT16

Nell’archivio Editori del Censimento nazionale delle edizioni italiane
del XVI secolo sono registrate attualmente 236 voci collegate al luogo di
stampa Roma. Esse riguardano tipografi, editori (anche calcografici e mu-
sicali) e librai, comprese le società, per un totale di 8.465 edizioni incluse
quattordici contraffazioni e 234 edizioni prive di indicazione del luogo di
stampa, ma riconducibili a Roma.
Dei 236 operatori solo tre sono donne: Fiorenza Zanetti, Girolama Car-
tolari e Giustina De Rossi.
Fiorenza Zanetti, vedova di Francesco, compare esplicitamente una
sola volta nelle note tipografiche di un’opera di Pomponio Brunelli, Al-
phabetum Graecum, et rudimenta 1, stampata nel 1592, di cui la Biblioteca
Apostolica Vaticana possiede due frammenti: le prime quattro pagine e le
pagine 15-16, su un totale probabile di 48. Questa sembra essere stata la
prima edizione dell’opera; ne seguirono altre due, una del 1593 2, firmata
da uno dei figli di Fiorenza, Luigi, e una del 1595 3, sottoscritta dalla Ti-
pografia Gabiana e finanziata da Ioannulfus Pamphilus (Giovanni Alfeo o
Giannulfo De Pamphilis, secondo Cristina Misiti) 4, già presente nell’edi-
zione di Fiorenza. Come erede del marito insieme con i figli Antonio, Lui-
gi, Bartolomeo il giovane e Alessandro sottoscrisse nel 1591 con la dizione
generica « haeredes Francisci Zannetti » l’opera di Simone Tomasetti In
Scoti formalitates absolutissima syntaxis peripateicae 5.

P. BRUNELLI, Alphabetum Graecum, et rudimenta, Romae : impensis Ioandulphi Panfilij :
apud Florentiam reliq. Francisci Zannetti, 1592 (CNCE7651).
P. BRUNELLI, Alphabetum Graecum et rudimenta [...] secundo edita. Romae : apud Aloy-
sium Zannettum, 1593 (CNCE7654).
P. BRUNELLI, Alphabetum Graecum, et rudimenta, Romae : ex Typographia Gabiana :
impensis Ioandulphi Pampheli, 1595 (CNCE7656).
C. MISITI, Torchi famiglie e libri: nuove indagini sui librai romani di fine Cinquecento,
in Libri, biblioteche e cultura degli ordini regolari nell’Italia moderna attraverso la documenta-
zione della Congregazione dell’Indice. Atti del Convegno internazionale, Macerata, 30 maggio –
1 giugno 2006, a cura di R. M. BORRACCINI – R. RUSCONI, Città del Vaticano 2006 (Studi e testi,
434), p. 466.
S. TOMASETTI, In Scoti formalitates absolutissima syntaxis peripateicae […], Romae :
apud haeredes Francisci Zannetti, 1591 (CNCE67517).

ISABELLE DE CONIHOUT

LES QUATRE GROLIER DE ROME

Le catalogue des livres ayant appartenu à Jean Grolier (†1565) 1, établi
en 1971 par Gabriel Austin 2, recense plus de 450 ouvrages, dont trois sont
conservés dans les bibliothèques publiques de Rome. Ils appartiennent
tous à la première bibliothèque de Grolier, composée de livres italiens ac-
quis lors des différents séjours en Lombardie du Trésorier de Milan (entre
1509 et 1525), et de livres français acquis et reliés à Paris entre 1520, date
de son mariage, et 1536. C’est en effet cette année-là qu’eut lieu la funeste
vente aux enchères découverte par Howard Nixon, qui vit la dispersion
de la première bibliothèque de Grolier. De cette première bibliothèque
on connaît une soixantaine de volumes ayant conservé leur reliure et une
dizaine d’autres. L’appartenance de Grolier y est marquée de différentes
manières: armes et devise («Sans varier» et «Aeque difficulter») peintes
dans les volumes, annotations manuscrites, ex-libris manuscrit, devise
manuscrite «Portio mea Domine sit in terra viventium», armes peintes sur
les tranches et, dans deux cas seulement, dorées sur la reliure.
À sa sortie de prison vers 1538, Grolier commence la constitution de
sa seconde bibliothèque, qu’il poursuivra jusqu’à sa mort en 1565. Cette
bibliothèque est infiniment plus nombreuse, 380 volumes connus envi-
ron. Les reliures exécutées par différents ateliers ont en commun, quels
que soient la date d’exécution et le type de décor, de porter, dorés au plat
supérieur, le titre de l’ouvrage et l’ex-libris de Grolier et dorée au plat in-
férieur sa devise «Portio mea Domine sit in terra viventium».
Ma récente découverte, à la bibliothèque bénédictine de Saint-Mihiel
(Lorraine), d’un Cicéron incunable magnifiquement relié pour Grolier en Ita-
lie vers 1516, m’a amenée à m’intéresser à la bibliothèque italienne du grand
amateur. Ce qui m’a permis de découvrir d’autres volumes lui ayant apparte-
nu, de procéder à diverses identifications, et de proposer une chronologie un
peu différente de celle admise jusqu’ici pour ses marques de possession. Je

Je renvoie une fois pour toutes les lecteurs de cet article au magnifique tableau de la
vie et des activités de Grolier qu’a dressé Anthony Hobson: A. R. A. HOBSON, Renaissance book
collecting. Jean Grolier and Diego Hurtado de Mendoza, their books and bindings, Cambridge
1999 (avec une très précieuse annexe, Appendix 1, pp. 224-229: Grolier’s bindings classified by
workshop, by H. M. Nixon, edited and with additions by Anthony Hobson, dorénavant abrégé
NH pour Liste Nixon-Hobson).
G. AUSTIN, The Library of Jean Grolier: A Preliminary Catalogue, New York 1971 (doréna-
vant abrégé en AUSTIN). Complété par G. AUSTIN, The library of Jean Grolier: a few additions,
dans Festschrift Otto Schäfer zum 75. Geburtstag am 29. Juni 1987, éd. M. VON ARNIM, Stuttgart
1987, pp. 437-450.

STEPHEN PARKIN

NOTES ON TWO COLLECTIONS OF PRINTED
AND MANUSCRIPT MATERIAL IN THE BRITISH LIBRARY
RELATING TO THE REPUBBLICA ROMANA OF 1798-1799

Rome and its history since classical times are, of course, synonymous
with the Papacy; the political, social, economic and cultural life of the city
over the centuries can only be understood with reference to this all-power-
ful and all-encompassing institution. This also applies to our understan-
ding of the printing and publishing activities which were carried on there:
it was the Church and its court in Rome which encouraged the arrival of
the new technology in the city, welcomed the first printers from north of
the Alps, and sponsored, both intellectually and financially, the first edi-
tions of classical and theological texts to be published; and in subsequent
centuries, up until the loss of its temporal and territorial jurisdiction in
1870, the Papacy remained at the heart of the city’s publishing and book-
selling industries, with such diverse institutions as the Tipografia Poli-
glotta in the Propaganda Fide college, equipped with a vast array of types
to print religious texts in many different languages, or the Congregazione
dell’Indice, which, from the sixteenth century onwards, compiled the in-
dexes of prohibited and expurgated books and supervised their applica-
tion. It may therefore seem to go against the important mainstream to
focus on two collections of material produced in Rome and today posses-
sed by the British Library which belong to one of the three short periods
of hiatus – from early modern times onwards – in continuous Papal rule
in the city and which were (or, in the case of the second, appear to have
been) put together by individuals who were perhaps already at the margin
of Papal institutions and had been even further excluded from the centre
of power by the turn of events. Even within the context of the library col-
lections where both sets of material have been since the mid-nineteenth
century, this marginalisation has in a sense continued; what is now one
of their main points of interest – the hybrid nature of the material they
include, both printed and manuscript items – has made it difficult to treat
them adequately or appropriately within an institutional context, with the
result that the integrity of one collection was in effect dismantled on its ar-
rival in the British Museum Library in the 1870s while the other remained
uncatalogued until only very recently. Yet both collections are, as we shall
see, significant testimonies (not only bibliographically) to a particularly
vibrant chapter in the history of printing and publishing in Rome and the
References (8)
For the history of the National Library see also: S. DEMBY, Biblioteka Narodowa w War- szawie, Warszawa 1930; A. KAWECKA-GRYCZOWA, Biblioteka Narodowa w Warszawie, Warszawa 1934;
A. KAWECKA-GRYCZOWA, Ochrona zbiorów Biblioteki Narodowej, in Walka o dobra kultury, vol. 1, Warszawa 1970, pp.179-242; P. BUCHWALD-PELCOWA, Zak ad Starych Druków i O rodek Opieki nad Dawn Ksi k , in Ksi ga jubileuszowa Biblioteki Narodowej, Warszawa 1984, pp. 159-176; Nad z oto dro sze: skarby Biblioteki Narodowej, red. H. TCHÓRZEWSKA-KABATA and M. D BROWSKI, Warszawa 2000.
P. BRUNELLI, Alphabetum Graecum, et rudimenta, Romae : impensis Ioandulphi Panfilij : apud Florentiam reliq. Francisci Zannetti, 1592 (CNCE7651).
P. BRUNELLI, Alphabetum Graecum et rudimenta [...] secundo edita. Romae : apud Aloy- sium Zannettum, 1593 (CNCE7654).
P. BRUNELLI, Alphabetum Graecum, et rudimenta, Romae : ex Typographia Gabiana : impensis Ioandulphi Pampheli, 1595 (CNCE7656).
C. MISITI, Torchi famiglie e libri: nuove indagini sui librai romani di fine Cinquecento, in Libri, biblioteche e cultura degli ordini regolari nell'Italia moderna attraverso la documenta- zione della Congregazione dell'Indice. Atti del Convegno internazionale, Macerata, 30 maggio - 1 giugno 2006, a cura di R. M. BORRACCINI -R. RUSCONI, Città del Vaticano 2006 (Studi e testi, 434), p. 466.
S. TOMASETTI, In Scoti formalitates absolutissima syntaxis peripateicae […], Romae : apud haeredes Francisci Zannetti, 1591 (CNCE67517). collecting. Jean Grolier and Diego Hurtado de Mendoza, their books and bindings, Cambridge 1999 (avec une très précieuse annexe, Appendix 1, pp. 224-229: Grolier's bindings classified by workshop, by H. M. Nixon, edited and with additions by Anthony Hobson, dorénavant abrégé NH pour Liste Nixon-Hobson).
G. AUSTIN, The Library of Jean Grolier: A Preliminary Catalogue, New York 1971 (doréna- vant abrégé en AUSTIN). Complété par G. AUSTIN, The library of Jean Grolier: a few additions, dans Festschrift Otto Schäfer zum 75. Geburtstag am 29. Juni 1987, éd. M. VON ARNIM, Stuttgart 1987, pp. 437-450.
Vatican Library - Biblioteca Apostolica Vaticana
Vatican Library, Department Member
Cristina Dondi
University of Oxford, Faculty Member
Andreina Rita
Vatican Library, Faculty Member
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