L'ARCHIVIO STORICO

ENRICO SARTONI L'ARCHIVIO STORICO ESTRATTO da ACCADEMIA DELLE ARTI DEL DISEGNO 450 anni di storia A cura di Bert W. Meijer e Luigi Zangheri ACCADEMIA DELLE ARTI DEL DISEGNO MONOGRAFIE 18 ACCADEMIA DELLE ARTI DEL DISEGNO STUDI, FONTI E INTERPRETAZIONI DI 450 ANNI DI STORIA A cura di A CURA DI BERT W. MEIJER E LUIGI ZANGHERI Leo S. Olschki 2015 ACCADEMIA DELLE ARTI DEL DISEGNO MONOGRAFIE 18 ACCADEMIA DELLE ARTI DEL DISEGNO STUDI, FONTI E INTERPRETAZIONI DI 450 ANNI DI STORIA TOMO I A cura di BERT W. MEIJER e LUIGI ZANGHERI Leo S. Olschki 2015 SOTTO L’ALTO PATRONATO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA con il contributo di Redazione e ricerche iconografiche: GIULIA COCO, ENRICO SARTONI. I rilievi della cappella di San Luca nella basilica della Santissima Annunziata sono sta- ti realizzati dagli studenti della facoltà di Architettura dell’Università degli Studi di Fi- renze nei corsi di rilievo architettonico del prof. Marco Bini. La rielaborazione foto- grafica si deve all’arch. Carlo Vannucci. © Leo S. Olschki Editore – 2015 ISBN 978 88 222 6396 4 ENRICO SARTONI L’ARCHIVIO STORICO * ARTE E STORIA L’Archivio di Stato fiorentino, fondato nella fabbrica degli Uffizi come Archivio Centrale di Stato nel 1852, fu diretto prima da Francesco Bonai- ni (1806-1874), quindi da Cesare Guasti (1827-1889). A lui succedette Pie- tro Berti (1827-1914),1 funzionario dalla lunga esperienza, che continuò, sul- la linea del suo predecessore, la riorganizzazione delle carte.2 Fin dai tempi di Francesco Bonaini nell’Archivio Centrale si erano conservate anche le car- te prodotte dalle Arti, in una apposita sala costruita all’uopo e ornata da un balaustra sorretta da colonne decorate con i relativi stemmi.3 Bonaini, nel 1864, descrisse il suo intento come diretta conseguenza di una visione avu- ta da Giorgio Vasari: «mi parve che il Vasari avesse pensato a me, o dirò me- glio, agli Archivi nostri. [...] pensai che l’ordine delle sale avrebbe conferito all’ordine dei documenti: credetti che come nel corridore di sopra si va con- siderando sulle pareti la storia delle Arti, così in questo saremo andati leg- gendo la storia di una Repubblica illustre e di un Principato cittadino».4 Ma quasi trenta anni dopo all’archivio fiorentino mancavano ancora la gran par- te delle carte di quell’Accademia, poi Arte, voluta proprio dal Vasari, se si eccettuano le 38 unità legate al tribunale dell’Accademia scorporate dall’ar- * Si ringrazia per la preziosa collaborazione il prof. Luigi Zangheri, attento custode della me- moria dell’Accademia, il dott. Piero Marchi, funzionario dell’Archivio di Stato di Firenze, la dott. ssa Monica Nocentini funzionaria della Soprintendenza Archivistica per la Toscana, la prof.ssa An- tonia Ida Fontana, responsabile della biblioteca dell’Accademia delle Arti del Disegno, la dott.ssa Monica Maffioli, responsabile dei fondi fotografici dell’Accademia delle Arti del Disegno, e la dott. ssa Giulia Coco paziente e indefessa ricercatrice, compagna di scorribande culturali. 1 Sul Berti cfr. MARTELLI e KLEIN, 2006, p. 351. 2 Ad esempio richiedendo la conservazione dell’Archivio di Corte nell’Archivio di Stato cfr. Imperiale e Real Corte, 1997, p. 40. 3 VITALI e VIVOLI, 2006, pp. 269-270. 4 Cfr. TOCCAFONDI, 2006, p. 254. — 677 — ENRICO SARTONI chivio principale con la riforma del 1784. Il generale clima culturale aveva, però, favorito l’acquisizione di qualche unità erratica. Nel dicembre 1861 era approdato all’Archivio di Stato fiorentino il co- dice degli statuti della Compagnia di San Luca,5 già facente parte dell’ar- chivio dell’Accademia e da lì illegalmente sottratto alla metà del Seicento. In quegli anni lo troviamo, infatti, elencato nella proprietà di Filippo Bal- dinucci (1625-1669),6 quindi di Domenico Maria Manni (1690-1788),7 poi del suo allievo canonico Domenico Moreni (1763-1832) 8 che pochi mesi prima della sua morte lo donò a Giovanni Masselli (1786-1869), accademi- co della Crusca e già prefetto della stessa Accademia di Belle Arti. La com- pleta pubblicazione del documento, avvenuta per cura dello stesso Massel- li nel 1844,9 portò un certo scompiglio nell’ambiente culturale positivista, animato da un nazionalismo teso ad evidenziare un presunto primato ar- tistico. Tali convinzioni, nel vorticoso clima patriottico dell’epoca, furono alimentate anche dell’autorità pubblica preposta agli archivi, come ben si può notare, per esempio, nell’autorizzazione concessa nel 1863 all’acqui- sto sul mercato antiquario di una filza di affari del famoso Giovanni degli Alessandri, già presidente dell’Accademia, al fine di assicurarne la conser- vazione.10 Proprio gli organi statali permisero la riunione delle carte per una loro si- cura preservazione. Fin dall’ottobre 1890, infatti, si trovano tracce presso la Soprintendenza Generale agli Archivi Toscani della richiesta avanzata dai fun- zionari dell’Archivio fiorentino delle carte dell’Istituto di Belle Arti.11 Con Re- gio Decreto 6197 del 20 giugno 1889 si era istituito, inoltre, nelle dodici prin- cipali regioni d’Italia, un Regio Commissariato di Antichità e Belle Arti «al quale veniva affidato il disbrigo delle mansioni relative alla direzione e ammi- nistrazione di tutto ciò che concerne il patrimonio artistico ed archeologico 5 Il regio soprintendente agli Archivi di Stato, Francesco Bonaini, nel novembre 1861 infor- mava il ministro della Istruzione Pubblica della volontà di Giovanni Masselli di donare «un pre- zioso codice in pergamena contenente gli statuti della Compagnia dei pittori fiorentini e i nomi de- gli artefici che vi furono inscritti nei secoli XIV, XV e XVI, alcuni dei quali si reputano scritti di loro mano propria». Il 3 dicembre di quell’anno giunse l’autorizzazione all’acquisizione della dona- zione da parte del ministro (ASFi, Archivio della Soprintendenza generale agli archivi toscani, 1861, parte 2, aff. 92). 6 BALDINUCCI, 1681-1728, I, pp. 47-55. 7 Il Manni ne fu in possesso almeno dal 1757 (cfr. GRISOLIA, 2012, pp. 111 e 115). 8 MORENI, 1824, pp. XLIII-XLVI. 9 Memorie originali, 1844, pp. 176-190. 10 Acquisti di documenti, 1863, p. 175. 11 ASFi, Archivio della Soprintendenza generale agli archivi toscani, 1891, 278, 811, lettera del 30 ottobre 1890 del Ministero dell’Interno al soprintendente agli archivi toscani. — 678 — L’ARCHIVIO STORICO di ciascuna regione».12 Il commissariato toscano, presieduto dall’attivo mar- chese Carlo Ginori Lisci (1851-1905), a norma dell’art. 3 del decreto, aveva assunto la direzione di tutti i musei e gallerie, scavi e monumenti della regio- ne, comprendendo anche gli istituti di belle arti, tra cui l’Accademia fioren- tina denominata nel frattempo Istituto di Belle Arti.13 Il 21 febbraio 1891, nell’esercizio di tali funzioni, il commissario si era pronunciato a favore della proposta avanzata dal soprintendente all’Archivio di Stato, «intesa ad ottene- re che l’archivio dell’Istituto di Belle Arti di Firenze venga riunito al predet- to Archivio di Stato».14 La proposta, nell’aprile di quell’anno, era stata invia- ta formalmente al Collegio accademico in qualità di erede della Compagnia di San Luca ed era motivata dal fatto che «l’Archivio di Stato già possiede una piccola parte dei documenti dell’Archivio dell’Istituto e dalla considerazio- ne che il fare studio di essi documenti sarebbe molto malagevole là dove ora si trovano mancando per ciò ogni comodità».15 La richiesta trovò pienamen- te concorde anche l’allora presidente dell’Accademia, Felice Francolini, che in una lettera del 21 aprile 1891 garantiva il suo personale assenso congratu- landosi con «lo zelo illuminato» del commissario e proponendo il versamento per tutti i documenti «anteriori all’infausta riforma del 1873, fino alla quale i documenti relativi all’insegnamento stanno nelle filze uniti a quelli del Cor- po Accademico».16 Lo stesso giorno un entusiasta Guido Carocci (1851-1916) ribadiva l’interesse non solo conservativo, ma anche di consultazione per le «carte relative all’antica Compagnia di San Luca ed all’Accademia del Dise- gno rimaste ancora presso l’Istituto», sottolineando la necessità di offrire agli studiosi «una maggiore facilità di eseguire le ricerche».17 Il 22 aprile giunge- va l’assenso del Ministero al trasferimento delle carte, mentre il direttore Ca- millo Jacopo Cavallucci richiedeva l’intervento dell’erudito Gaetano Milanesi (1813-1895). Il 10 maggio 18 furono raccolte le filze richieste per cura di Cesa- re Mazzoli e convocato un Collegio dei professori,19 ma nell’ottobre la Regia 12 GINORI LISCI, 1891, p. 5. Il commissario iniziò la sua attività il 1 gennaio 1890 e tenne la sua prima seduta l’11 gennaio dello stesso anno. 13 «Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia», 168 (1899), pp. 2344-2346. 14 AAAD, Atti, 1891, aff. 2, lettera del commissario Carlo Ginori al presidente dell’Accade- mia Felice Francolini, aprile 1891, pubblicata in Atti, 1892, p. 64. 15 AAAD, Atti, 1891, aff. 2. 16 AAAD, Atti, 1891, aff. 2, lettera del presidente dell’Accademia Felice Francolini, al com- missario Carlo Ginori, 11 aprile 1891, pubblicata in Atti, 1892, pp. 64-65. 17 AAAD, Atti, 1891, aff. 2, lettera di Guido Carocci al presidente dell’Accademia Felice Francolini, 11 aprile 1891, pubblicata in Atti, 1892, pp. 65-66. 18 AAAD, Atti, 1891, aff. 2, Cesare Mazzoli al presidente dell’Accademia Felice Francolini, 8 maggio 1891. 19 AAAD, Atti, 1891, aff. 2, bozza di lettera del presidente dell’Accademia Felice Francolini al ministro della Pubblica Istruzione. — 679 — ENRICO SARTONI Soprintendenza agli Archivi attendeva ancora la consegna.20 Una controversia insorta con l’Opera di Santa Maria del Fiore, in merito alla proprietà di alcuni arredi della Compagnia di San Luca presso il convento della Santissima An- nunziata aveva fatto indugiare la dirigenza dell’Accademia nel deposito delle carte.21 Soltanto il 2 gennaio del successivo 1892, 158 volumi dell’archivio fu- rono trasferiti in consegna all’archivista Giovanni Baroni e al reggente la di- rezione dell’Archivio di Stato Pietro Berti.22 È interessante notare come con l’ingresso nell’Archivio di Stato il materiale, di cui abbiamo una elencazione nella «nota di filze e libri», venisse riorganizzato a partire da nuclei omogenei funzionali a nuclei di produzione, seguendo il criterio storico ideato da Fran- cesco Bonaini e prescritto dal r.d. 27 maggio 1875 n. 2552. LA NASCITA DELL’ARCHIVIO. NORMALIZZAZIONE DELLA MEMORIA TRA SACERTÀ E PEDAGOGIA Per un lungo periodo di tempo l’archivistica italiana ha dibattuto su quanto stretta fosse la corrispondenza tra l’archivio e l’istituzione dalla qua- le esso era stato prodotto. La non biunivocità del riflesso è stata una delle ri- sposte nel pensiero di Claudio Pavone (1920 –) che ha spostato l’accento sui livelli, le modalità e le strategie dell’ente che possono essere riflesse nell’ar- chivio.23 Uno dei tratti fondamentali dell’archivio è stato riconosciuto dal- lo stesso autore nella capacità dell’ente di autodocumentarsi in rapporto alle proprie finalità pratiche. Tuttavia Elio Lodolini (1922 –) ha ben definito che «l’archivio è un complesso di documenti posti in essere nel corso di una atti- vità pratica, giuridica, amministrativa [...] e perciò legati da un vincolo origi- nario [...] disposti secondo la struttura, le competenze burocratiche, la pras- si amministrativa [...] in continua evoluzione e perciò diversi da momento a momento».24 Ecco quindi, conclude Lodolini, che «l’archivio nasce dunque ‘involontariamente’ ed è costituito non solo dal complesso dei documenti, 20 AAAD, Atti, 1891, aff. 2, lettera di Pietro Berti al presidente dell’Accademia Felice Fran- colini, 13 ottobre 1891. 21 ASFi, Archivio della Soprintendenza generale agli archivi toscani, 1891, 278, 811, lettera del 13 ottobre 1891 del presidente dell’Accademia Felice Francolini a Pietro Berti. Per la controversia con l’Opera del Duomo si veda il saggio di Giulia Coco nel presente volume, Notizie sul patrimo- nio artistico dell’Accademia nei musei del territorio. 22 AAAD, Atti, 1891, aff. 2, Indice dei registri e filze attenenti alla cessata Accademia del Di- segno, che si consegnano dal R. Istituto delle Belle Arti al R. Archivio di Stato in Firenze, pubbli- cato in Atti, 1892, p. 72. 23 PAVONE, 1970. 24 LODOLINI, 2008, p. 291. — 680 — L’ARCHIVIO STORICO ma anche dal complesso delle relazioni che intercorrono tra i documenti».25 Il complesso documentario e il complesso relazionale sono quindi i due am- biti che devono essere indagati per giungere ad una rappresentazione intel- legibile delle carte che sono giunte sino a noi e che noi stessi continuiamo a produrre. Nell’Accademia del Disegno la creazione di un archivio amministrati- vo, coevo alla sua fondazione, pose fin dal principio interrogativi pratici in merito alla gestione delle carte che in breve tempo si andarono compilando ed accumulando. Una memoria che in parte risulta legata alle private prati- che dell’Istituzione, in parte alla trasmissione pubblica di una testimonianza collettiva. Sulle vicende culturali di questo fenomeno l’imponente bibliogra- fia sull’Accademia, arricchita anche dal presente volume, ha già ampiamen- te evidenziato i protagonisti, le idee e le modalità con le quali tale rappresen- tazione fu trasmessa. Già nei Capitoli del gennaio 1563 è espressamente normato il ruolo me- moriale dell’Accademia e si prevede la creazione di un archivio all’interno del tempio degli Angeli appena donato all’Istituzione. Alcune disposizioni sono relative alla creazione di un archivio materiale, altre di uno memoria- le e non necessariamente cartaceo. Quest’ultimo rappresentava un comple- mento immediato: «intorno intorno» al muro della Compagnia, infatti, si statuiva l’obbligo di realizzare un fregio raffigurante tutti gli artefici ritenu- ti più eccellenti «da Cimabue in qua» subordinando la futura possibilità di essere annoverati nella schiera, e quindi dipinti, ad un voto positivo prima dell’Accademia, quindi della Compagnia e comunque al consenso del duca.26 Quanto al vero e proprio archivio materiale, nei Capitoli si esplicitava per la prima volta un paradigma di conservazione non semplicemente legato alla fruizione privata. Si stabiliva, infatti, che fosse costruito un luogo ove rico- verare «l’opere imperfette o perfette di quei maestri i quali volessino lasciare a detto oratorio»,27 e ancora una libreria «per chi dell’Arti volessi alla morte sua lasciare disegni, modelli di statue, piante di edifizi, ingegni da fabbrica- re, o altre cose attenenti all’arti».28 Era l’atto fondativo del museo e dell’ar- chivio-biblioteca dell’Accademia che, riprendendo gli stilemi della bottega ed attuandoli in diversa forma, come già aveva fatto Baccio Bandinelli,29 col- legava la raccolta alla funzione pedagogica («per farne uno studio pe i gio- 25 Ibid. 26 Cap. XXII (Gli statuti dell’Accademia, 1998, p. 11). 27 Cap. XXX (Gli statuti dell’Accademia, 1998, p. 12). 28 Cap. XXXI (Gli statuti dell’Accademia, 1998, p. 12). 29 WAZ´ BIN´ SKI, 1987, I, pp. 53-74. — 681 — ENRICO SARTONI vani per mantenimento di quest’arti»),30 ma anche ad una precisa regola di conservazione. Non soltanto per imparare, quindi, ma anche per conservare ordinatamente. «Si conservino per inventario nelle mani del proveditore».31 Nel memoriale per la riforma dell’insegnamento accademico, datato tra il 1565 ed il 1569, Federico Zuccari sottolineava come «mi piacerebbe an- cora vi fusse un libro dove si riponesse et salvasse nell’Accademia tutti i di- segni migliori di detti giovani con i nomi loro, si per inanimirli a loro, come gl’altri appresso, et di mano in mano vedrebbono li loro acquisti; et non pic- colo sprone sarebbe (come io credo) a tutti gl’altri giovani che alla giorna- ta succedessero».32 Ecco quindi intrecciarsi documenti e relazioni, come già privatamente era invalso, ad esempio nel caso dei famosi libri di disegni di Giorgio Vasari,33 ma che per la prima superavano i confini del collezionismo o della raccolta privata per guadagnare un profilo pubblico di conservazio- ne, mai disgiunto dall’incoraggiamento dell’arte. Nei primi statuti dell’Accademia non si normarono gli aspetti ammini- strativo-burocratici relativi alla tenuta delle carte e alla loro tipologia, ma si assegnò alle stesse, e alla loro produzione, un valore superiore, sintomo di una genesi normativa maturata, più che con l’aiuto dei notai, con l’acribia della ragione temperata da una vita di pratica e di riflessione. Proprio a que- sto aspetto si riconnette il principio memoriale di stampo monastico decli- nato in modo selettivo nel capitolo XXI con l’ordine di compilare un libro – quasi una volontà di una perpetuazione futura delle Vite vasariane – «nel quale si tenga memoria di tutti gl’eccellenti dell’Accademia» 34 con l’enume- razione delle loro opere ed il luogo ove fossero sotterrati, ed al pari, ma sol- tanto «con debite parole», un libro separato per gli aderenti alla Compa- gnia.35 Della conservazione di questi libri, oggi dispersi, non si faceva però carico l’Accademia stessa, ma, con una sostanziale continuità col passato, si assegnava la custodia della copia originale al convento dei Servi di Maria, sede del sacello montorsoliano, e altra copia ai monaci degli Angeli. Si co- stituivano così dei nuovi munimina, prove semanticamente fortificate, il cui carattere sacro oggettivo era dichiarato positivamente in base a un’iniziati- va dell’uomo. Interessante peraltro è notare che in una lettera di Vincenzo 30 Capitolo XXXI (Gli statuti dell’Accademia, 1998, p. 12). 31 Ibid. 32 WAZ´ BIN´ SKI, 1987, II, p. 492. 33 Le vicende della raccolta trovarono un periodo di fortuna con la pubblicazione dei due vo- lumi di Licia Ragghianti Collobi (RAGGHIANTI COLLOBI, 1974). 34 Capitolo XXI (Gli statuti dell’Accademia, 1998, p. 11). 35 Ibid. — 682 — L’ARCHIVIO STORICO Borghini a Vasari, pur riferita all’opera delle Vite, sembra si possa rinvenire una interpretare autentica di quanto già emerge dal dato statutario: «il fine di questa vostra fatica non è di scrivere la vita de pittori, né di chi furono fi- gliuoli, né quello che e’ feciono d’azioni ordinarie; ma solo per le opere loro di pittori, scultori, architetti; che altrimenti poco importa a noi saper la vita di Baccio d’Agnolo o del Puntormo. E lo scriver le vite, è solo di principi et uomini che abbino esercitato cose da principi e non di persone basse, ma solo qui avete per fine l’arte e l’opere di lor mano. E però insistete in que- sto più che potete et usateci diligenzia; et ogni minuzia ci sta bene».36 Forse è questa stessa diligenza che, nella riforma del luglio 1563, portò a norma- re ancor più puntualmente, nel capitolo terzo, la procedura da seguire sotto la guida dei consoli: «E vogliamo che avanti che si scriva tal memoria ne li- bro se ne faccia una minuta la quale si debba leggere tra tutti i compagni et accademici; et approvata che sarà nell’Accademia sia poi con acconce paro- le scritta e notata nel libro per far ciò ordinato».37 Forte, in queste parole, si avverte il richiamo, forse dovuto al tentativo di risoluzione dei contrasti sorti nei primi mesi di vita dell’accolita, alla normalizzazione di una memoria che, oltre che di una condivisione, abbisognava di una formale approvazione da parte dell’organo di governo associativo. Arte e potere, come è stato scritto, coerentemente andavano sviluppandosi in una visione mutevole e comples- sa, modernamente statale.38 L’ARCHIVIO COME STRUMENTO DI GOVERNO Ben presto si comprese come la gestione documentale dell’Accademia non potesse essere affidata alle scarse capacità burocratiche degli artisti che, seppur accademici, come commentavano gli statuti del luglio 1563 «non sono gl’huomini tutti atti».39 Ecco che si creò la figura di un cancelliere elet- to dal vertice accademico,40 e si procedette con l’affiancare al camarlingo il controllo di due ragionieri 41 e del provveditore per la liquidazione dei credi- ti.42 Lo svilupparsi di questi uffici seguì, probabilmente, l’imitazione del go- 36 Der literarische Nachlass, 1923-1930, II, pp. 100-103. 37 Gli statuti dell’Accademia, 1998, p. 20. 38 SARTONI, 2014h. 39 Cap. IV (Gli statuti dell’Accademia, 1998, p. 21). 40 Il cancelliere era eletto dal luogotenente, dai tre consoli e dai consiglieri sedenti (Gli statu- ti dell’Accademia, 1998, p. 21). 41 Cap. V (Gli statuti dell’Accademia, 1998, p. 22). 42 Cap. IX (Gli statuti dell’Accademia, 1998, p. 24). — 683 — ENRICO SARTONI verno delle altre Arti, e alla creazione di nuovi uffici corrispose la produzione documentaria che col tempo si sarebbe sedimentata nelle serie archivisti- che. Il materiale documentario andò, quindi, nei primi decenni di vita dell’i- stituzione, ad aumentare nella precisione, se non nella quantità dato che, è bene ricordarlo, all’Accademia nel primo periodo parteciparono dalle quin- dici alle trenta persone. Una vera e propria palingenesi si ebbe con la concessione da parte del granduca di «segregarsi» in arte e grazie alle nuove funzioni connesse all’Ac- cademia regolate dagli statuti del 6 aprile 1585.43 Il testo, generato cultural- mente in un clima di precisa professione notarile accresciuta nell’ambiente giuridico della mercatura, statuisce, connesse all’ufficio produttore, tutte le serie archivistiche che dovevano essere attivate, spingendosi perfino a speci- ficarne l’esatto contenuto e, talvolta, le modalità di conservazione. La straor- dinarietà del dettato si può apprezzare analizzando, ad esempio, la normazio- ne di uffici come quello del camarlingo. Esso, secondo la norma statutaria, trova «per debito dell’ufficio suo» una delle sue principali funzioni nel «te- nere un libro intitolato ‘entrata e uscita’» 44 di cui gli statuti chiariscono per- sino tutte le pratiche per la sua tenuta.45 Al provveditore, invece, fa capo la tenuta del libro «intitolato di depositi» 46 nel quale veniva descritto qualun- que deposito, definito per «cagioni, qualità et conditioni», effettuato da una delle parti nell’ambito del procedimento civile del tribunale dell’Accademia. Tale descrizione, normano gli statuti, doveva essere riportata anche nel libro del camarlingo, che l’avrebbe registrato dietro la consegna di una polizza del provveditore da controfirmare annotando sopra «il dì et le carte del’entra- ta». La polizza sarebbe quindi tornata nelle mani del provveditore con le se- guenti raccomandazioni per la conservazione: «et infilzi et conservi tal poli- za in luogo particulare».47 Ovviamente tali raccomandazioni non erano state ingiunte per una conservazione a lungo termine, ma erano funzionali a pra- tiche di buona amministrazione e ai successivi controlli effettuati da due dei consoli già risieduti nella carica a scelta del luogotenente a cui consegnare 43 Cfr. nel presente volume il saggio di Enrico Sartoni, Gli statuti tra Accademia del Disegno e Accademia di Belle Arti (1563-1873). 44 Rubrica quarta (Gli statuti dell’Accademia, 1998, p. 40). 45 «Nella prima parte tre entrate una ordinaria, l’altra straordinaria e l’altra di condennationi a ciascuna delle quali entrate debba mettere a entrata rispettivamente quelle partite che se li con- verranno, nella seconda sia l’uscita et nella terza un conto de depositi dove si faccino creditori et debitori chiunque harà depositi in detta arte, et nella quarta i debitori e creditori di detto Camar- lingo per conto di detta Accademia». 46 Rubrica quarta (Gli statuti dell’Accademia, 1998, p. 41). 47 Ibid. — 684 — L’ARCHIVIO STORICO «le polize [...] et così tutti i libri et scritture per le quali si possa riscontrare i pagamenti fatti».48 Le accennate funzioni giurisdizionali e la solidità istituzionale assunta dall’intero organismo trovarono riflesso nella stesura di un libro dei par- titi tenuto dal cancelliere,49 così come di un libro separato per le sentenze «intitolato A ‘cause’» 50 e di un libro per le matricole redatto dal provvedi- tore.51 Possiamo condurre una prima analisi sull’effettività delle disposizio- ni scorrendo l’inventario delle «robe consegniate a Jacopo di Chimenti da Empoli proveditore [...] da me Giovanni di Marco del Brina» nel febbra- io del 1589.52 Tale inventario enumera 18 libri e una miscellanea di scrittu- re che possono considerarsi quanto conservato allora nell’archivio. Alcuni di essi sono descritti con titolo, segnatura e consistenza (ad esempio «Gior- nale e ricordi di carte 143, A»), altri soltanto con titolo e segnatura. La pre- cisione sembra diminuire con l’elencazione di libri più vecchi e non in uso, ma pare di poter identificare nel «libro grande di carta pecora mezo guasto» il codice del tipo atlantico contenente gli statuti della Compagnia di San Luca, rilevato nel successivo inventario del 1591,53 in seguito disperso e do- nato all’Archivio di Stato di Firenze nel 1861. È inoltre da notare l’elenca- zione di «3. libri vechi, stati nella piena», segno evidente già di una perdita e di un deperimento del materiale a causa delle frequenti alluvioni dell’Ar- no che in questo caso avevano colpito pochi mesi prima della stesura dell’in- ventario l’intera città. L’archivio divenne, quindi, contestualmente al mutato ruolo dell’Accademia, una forma per esercitare il potere e, quindi, il gover- no, sui propri matricolati e su quanti ricadevano nella propria giurisdizione, mantenendo la sua connotazione burocratico-amministrativo e spogliandosi di ogni valenza pedagogica e sacrale. Esso quindi venne ad organizzarsi non soltanto normativamente, ma anche fisicamente. Se infatti il provveditorato di Jacopo Chimenti approntò soltanto pochi nuovi volumi utili alla gestio- ne (il cosiddetto spoglio delle tasse e il libro per le matricole),54 al provve- ditorato del Ligozzi si deve la costruzione di un armadio «che si fa per dare 48 Ivi, p. 42. 49 Rubrica sexta (Gli statuti dell’Accademia, 1998, p. 45). 50 Rubrica ottava (Gli statuti dell’Accademia, 1998, p. 48). 51 Rubrica sexta (Gli statuti dell’Accademia, 1998, p. 46). 52 ASFi, Accademia, 27, cc. 421v-143r, pubblicato anche in PACINI, 2001, pp. 136-137. 53 «un libro di carta pechora con coverte simile grande a foglio reale con più nomi e capitoli della compagnia di Sancto Lucha antico» (ASFi, Accademia del Disegno, 27, c. 133r) 54 ASFi, Accademia del Disegno, 27, cc. 131v-133v, pubblicato parzialmente senza le indica- zioni dei volumi elencati in PACINI, 2001, pp. 137-142 e parzialmente con l’indicazione dei volumi in WAZ´ BIN´SKI, 1987, I, pp. 482-487. — 685 — ENRICO SARTONI al Canceliere da tenere le schriture et libri atenenti alla nostra academia per el magistrato».55 Filippo di Pietro Gielsi, legnaiolo, costruì quindi un «ar- madio dipinto con letere d’oro apicato nel muro [...] alto un braccio il cir- ca et lungo dua il circa con topa e sua chiave» che divenne il luogo di con- servazione delle carte. DALL’ACCADEMIA DEL DISEGNO ALL’ACCADEMIA DELLE BELLE ARTI E RITORNO I due secoli successivi che conducono dalla fine del Cinquecento a quella del Settecento non hanno appassionato gli storiografi dell’Accademia. Risul- ta, pertanto, più difficile recuperare dati significativi per l’archivio dell’acco- lita. Rimasto immutato il suo assetto istituzionale, i registri e le filze archi- vistiche furono destinate ad accrescersi in numero, mantenendo pressoché immutata la fisionomia delle serie composte dal materiale prodotto dagli uf- fici di riferimento. L’unico momento di dispersione delle carte risale proba- bilmente al trasferimento della sede dell’accolita nel 1628. Dal XVII secolo è attestata, infatti, la comparsa di alcune unità di pertinenza dell’Accademia in collezioni private. Così avvenne per i ricordati statuti della Compagnia di San Luca, così per i cinque disegni dei sigilli accademici raffiguranti l’Artemide di Efeso, realizzati da Benvenuto Cellini e probabilmente conservati tutti in- sieme (figg. 88-91). Sappiamo, infatti, che il sigillo accademico di Benvenu- to Cellini era già appartenuto alla collezione di Everhard Jabach acquistata nel 1671 dal re di Francia. L’attenzione per le carte, sebbene non fosse venuta mai meno, fu ripresa con l’opera di Girolamo Ticciati (1676-1744) che, su incarico del luogotenente Francesco Maria Niccolò Gabburri (1676-1742), stese la prima ed unica sto- ria moderna dell’Accademia nel 1739 «per quelli che devono dopo di me ma- neggiare gli affari della medesima»,56 manoscritto oggi conosciuto in più copie. Con la creazione dell’Accademia di Belle Arti nel 1784-85 i beni e le so- stanze dell’Accademia del Disegno furono trasferiti ad essa e così anche l’ar- chivio, principale veicolo della continuità istituzionale, che mai venne meno, mentre la sezione dell’archivio relativa al tribunale dell’Accademia, sopravvis- suto alla soppressione leopoldina del 1770, fu consegnata dal neo segretario Giuseppe Pelli Bencivenni, a norma del nuovo regolamento,57 alla Cancelle- 55 ASFi, Accademia, 27, c. 19r. Il documento è pubblicato in PACINI, 2001, p. 130. 56 BML, Ashburn, 1035, c. 1r. 57 «si passeranno alla Cancelleria del Magistrato Supremo della Città di Firenze gli atti civili fin’ora compilati» (Regolamento della R. Accademia, 1784, p. 3). — 686 — L’ARCHIVIO STORICO ria del Magistrato Supremo della Città di Firenze «dopo la scelta e separazio- ne fattane dagli altri fogli dal signore dottore Romualdo Schurtz cancelliere di detta soppressa accademia il qual fu presente a detta consegna».58 La valenza amministrativa, più che conservativa, dell’archivio dell’Acca- demia fu accresciuta con la definitiva organizzazione di un grande Istituto di insegnamento e la creazione di quell’apparato di registri necessari alla con- tabilità scolastica che si affiancarono alle filze di carteggio e affari dell’Acca- demia.59 Il primo segretario, Giuseppe Pelli Bencivenni, antiquario dai mul- tiformi interessi, si preoccupò di descrivere in testa ad una filza intitolata «Atti della Regia Accademia di Belle Arti di Firenze» l’inizio del nuovo ar- chivio: «il suo originale [motuproprio] con tutti gli ordini rescritti, motu- propri, regolamenti e disposizioni successive sarà riposto nella filza di affa- ri correnti tenuta dal segretario [...] resta adunque che si registrino gli atti giornalieri della medesima accademia per memoria, riscontro, istruzione di quelli che verranno, la qual cosa appartenendo di stile al segretario ho pre- so io a scriverli in questo libro».60 Nelle parole del Pelli si legge tutta l’acri- bia dedicata allo svolgimento del proprio incarico. «Avrei bramato» – scrive ancora – «di raccogliere tutte le notizie della passata accademia del Disegno, ma poche sono le carte che ho trovate delle quali mi prefiggo di lasciare un inventario, e tutto quel più che può sapersene si rileva da una Istoria mano- scritta compilata dallo scultore Girolamo Ticciati [...] di cui ne esistono più copie, una delle quali è appresso il nostro Presidente, avendo io stesso mol- ti anni sono formato un estratto di essa che con qualche aggiunta fattavi da me conservo fra i miei fogli. Questo doveva notarsi in principio del presente libro, in cui desidero sinceramente che i posteri vi legghino l’ingrandimen- to delle nostre arti».61 Con l’acquisizione all’Istituto dello stabile di Santa Caterina, l’archivio fu trasportato, insieme alla biblioteca e alla presidenza, in quell’edificio (fig. 58b),62 dove rimase fino alla cessione dell’immobile, cui seguì il ritorno delle carte nella sede originaria di via Ricasoli. Qui, riferendosi al «vecchio archi- vio», Jacopo Cavallucci consultò i documenti antichi,63 che vi rimasero anche 58 AAAD, Atti della R. Accademia delle Belle Arti di Firenze cominciati nel 1785 e descritti da Giuseppe Bencivenni già Pelli, c. 5v. 59 La descrizione delle serie effettuata da Monica Nocentini è stata riportata nel breve scritto di Maurizio Carnasciali (CARNASCIALI, 2013). 60 AAAD, Atti della R. Accademia delle Belle Arti di Firenze cominciati nel 1785 e descritti da Giuseppe Bencivenni già Pelli, cc. non num. 61 Ibid. 62 Lì sono descritti da COLZI, 1817, p. 68. 63 CAVALLUCCI, 1873b. — 687 — ENRICO SARTONI dopo il 1873 quando, con i nuovi statuti, fu istituzionalizzata la non interfe- renza del Collegio accademico sull’insegnamento.64 Si iniziò così a produr- re un nuovo archivio relativo alla sola attività del Collegio dei professori, che rimase distinto e separato da quello dell’Istituto di insegnamento. Fu proba- bilmente in questo momento che si decise di conservare insieme alle nuove filze, quelle relative al Collegio dei professori della Prima Classe dell’Acca- demia di Belle Arti che ancora oggi si conservano nell’archivio dell’Accade- mia delle Arti del Disegno. Questo piccolo nucleo, composto da una filza di Atti del 1785, due registri di verbali della Prima Classe, un registro del Con- siglio accademico (1849-1863) e 8 faldoni di carte miscellanee relative a do- mande di studenti per la prima e la seconda classe, rappresenta, anche fisi- camente, la continuità istituzionale che fu riconosciuta al Collegio durante tutto il periodo che dal 1873 giunge al 1917. Le carte prodotte in quel lasso di tempo dal Collegio, ormai denominato Accademia delle Arti del Disegno, sono conservate in filze divise per affari, spesso corredate di indice, raccolte per anno o biennio. Esse riportano nella costola, oltre agli estremi cronologi- ci, il nome del presidente in carica. Il titolo «Atti», con cui fu intestato ogni faldone, ben riflette l’intento conservativo mirato a tramandare una ordinata serie di carte, espressione delle decisioni del Collegio. Dal 1883, inoltre, nel- la legatura delle carte si prepose la minuta redatta per la pubblicazione edi- toriale degli Atti del Collegio dei Professori che, fortemente voluta da Feli- ce Francolini, dopo la breve parentesi del 1873, riprese con regolarità con la sua elezione a presidente.65 Probabilmente alla volontà dello stesso Francolini si deve, nel 1884, la creazione di un inventario a schede mobili eseguito dal bibliotecario dell’Ac- cademia di Belle Arti Giovan Felice Berti 66 sul modello dello strumento di corredo già elaborato per l’Istituto di Belle Arti. Esso consisteva in una in una cassetta di legno a schede mobili intestate al nome dell’affare. Conser- vato ancora oggi, tale strumento ebbe però una scarsa rilevanza pratica do- vuta proprio alla pubblicazione degli Atti e fu aggiornato una sola volta, nel 1886.67 Pochi anni dopo la sua istituzionalizzazione il Collegio, animato perlo- più da eminenti e colti architetti, iniziò a ricevere l’attenzione di un pubblico 64 Cfr. nel presente volume il saggio di Enrico Sartoni, Gli statuti tra Accademia del Disegno e Accademia di Belle Arti (1563-1873). 65 Atti, 1889b, p. 5. 66 Per brevi notizie sul Berti cfr. Carteggi di Cesare Guasti, 1979, p. 535. 67 «Schede degli atti contenuti nelle filze di affari della Presidenza dell’Accademia; dei proces- si verbali e delle adunanze ordinarie e straordinarie del Collegio dei professori e delle materie di- scusse e deliberate dai medesimi a datare da dicembre 1873 a tutto il 1886». — 688 — L’ARCHIVIO STORICO che, volenteroso di salvaguardare le memorie spesso legate all’attività di fa- miliari, trovò la sicurezza di un’attenta ed utile conservazione. Al testamento olografo del 25 maggio 1883 dell’architetto Emilio De Fabris risale il legato al Collegio (cfr. ad esempio fig. 349) consegnato dagli esecutori testamentari Luigi del Moro e Cesare Fortini il 23 luglio di quell’anno: 1° Una gran cartella contenente i progetti Poccianti per la riduzione della chie- sa dei Cavalieri di Pisa, ed i disegni dello stato di consistenza in cui trovavansi le co- struzioni quanto il professore De Fabris ne faceva l’accesso locale. A questa cartella vanno uniti i documenti che si riferiscono a tale affare.68 2° due cartelle uguali contenenti la prima, disegni vari di opere eseguite dal comm. Manetti, o nelle quali il medesimo ebbe parte,69 la seconda disegni e schizzi del di Lui padre Architetto valentissimo, autore del vago Casino Reale alle Cascine, e di tutte le costruzioni e decorazioni che in quel parco si ammirano.70 Queste due car- telle furono donate in vita dal comm. Manetti al Professore De Fabris (figg. 343-346). 3° Quattro tubi contenenti tutti gli studi e progetti della Barriera alle Cascine che il prof. De Fabris compilò per commissione del Governo Granducale della To- scana.71 A questi tubi va unito un inserto di carte e di documenti relativi ai proget- ti stessi. 4° una cartella contenente vari disegni e misurazioni eseguite dal fu sig. Giovan- ni Turchi quando era pensionato a Roma e Venezia 72 e che fu poi aiuto del prof. De Fabris alla scuola d’Architettura.73 Alla donazione De Fabris seguì, nel 1885, quella della nipote del prof. Alessandro Manetti, la nobildonna Rosalia Reishammer nei Pasqui.74 Ella of- frì al Collegio il manoscritto dell’opera postuma del nonno intitolata Mio Passatempo insieme a tutte le scritture, disegni (cfr. ad esempio fig. 348) e li- bri di corredo con la clausola che quando cessasse di operare il Collegio le carte avrebbero dovuto essere versate all’Archivio di Stato. L’opera fu stam- 68 Erano 11 tavole del Poccianti e 7 del De Fabris (cfr. Atti, 1889b, p. 44). 69 Erano 31 tavole di Alessandro Manetti sul canale navigabile del centro e sui porti di Anver- sa e Tolone (cfr. Atti, 1889b, p. 45). 70 Erano 48 tavole di Giuseppe Manetti (cfr. Atti, 1889b, p. 45). 71 Erano 2 progetti per la Barriera alle Cascine secondo il programma del 4 febbraio 1859, uno di 2 tavole, l’altro di 4. Vi era poi un altro progetto di quattro tavole secondo il programma del 14 settembre 1860, ed ancora vi erano altre 12 tavole di sviluppi (cfr. Atti, 1889b, p. 46). 72 Erano 44 tavole del Palazzo Vendramin a Venezia e 16 del tempio di Marte a Roma (cfr. Atti, 1889b, p. 45). 73 Atti, 1889, pp. 43-44. 74 La nobilitazione di Rosalia Reishammer fu concessa a titolo «puramente personale» su ri- chiesta del padre Carlo Reishammer, regio commissario delle strade ferrate e della madre, figlia di Alessandro Manetti, direttore delle Regie Fabbriche e dei lavori di acque e strade (AGLIETTI, 2009, p. 109). — 689 — ENRICO SARTONI pata nello stesso anno e la catalogazione e riorganizzazione delle carte fu af- fidata al solerte Felice Francolini.75 Il 27 giugno 1912 l’accademico Giuseppe Conti (1847-1924), primo bi- bliotecario del Comune di Firenze, donò alcune lettere del pittore Giuseppe Bellucci (1827-1882) che aveva inviato dal campo toscano nel 1848 al pitto- re Cosimo Conti (1825-1896) zio del donatore. «A me pare degno» – scrive- va Giuseppe Conti – «che queste lettere autografe d’un celebre pittore fio- rentino, che non meno si distinse da giovane sul campo di battaglia per la indipendenza della patria, quanto nel campo dell’Arte ove pure potè mietere meritati allori, siano degne di essere perfettamente conservate»,76 segno evi- dente di una ancora avvertita importanza dell’Istituto nel conservare e cele- brare le proprie glorie. Non soltanto i privati contribuirono all’arricchimento dei fondi. Con let- tera del 17 aprile 1880 il presidente dell’Accademia romana di San Luca, Francesco Azzurri, donò al Collegio fiorentino il diploma di affiliazione di Luigi Sabatelli del 5 settembre 1813 firmato da Antonio Canova e Virginio Bracci. Acquistato, infatti, sul mercato antiquario da Salvatore Bianchi e do- nato all’Accademia di San Luca, il Corpo accademico romano decise «che tal documento avrebbe principalmente interessato codesta Reale Accademia Fiorentina [...] decise all’unanimità e con acclamazione che il diploma stes- so venisse ceduto e trasmesso a codesta reale ed illustre Accademia di Firen- ze».77 Tale diploma fu posto incorniciato nella sala presidenziale delle adu- nanze,78 mentre, almeno dagli anni Novanta del Novecento, risulta disperso. L’archivio principale e gli archivi aggregati furono conservati in armadi costruiti su misura all’interno della rinnovata sede del Collegio, nell’attuale parte dell’edificio dell’ex spedale di San Matteo, oggi allestita per ospitare mostre temporanee. L’archivio continuò ad essere alimentato con nuove car- te donate da parte di membri del sodalizio, come dimostrano i legati dell’ar- chitetto Raffaello Brizzi (1883-1946) (cfr. ad esempio fig. 352), dell’inge- gner Luigi Bellincioni (1841-1929) (cfr. ad esempio fig. 351) e ancora il caso dell’archivio, perlopiù fotografico, dello scultore Gaetano Trentanove (1858- 1937) (cfr. ad esempio figg. 326-327), già tesoriere dell’Accademia, pervenu- to per suo testamento del 24 gennaio 1937 rogato da Giuseppe Zampetti. Scarsi e confusi i documenti relativi alla presidenza dello scultore Antonio Maraini (1886-1963), così come del pittore Giovanni Colacicchi (1900-1992), 75 Atti, 1889b, p. 112. 76 Atti, 1913, pp. 60-61. 77 Atti, 1889b, p. 46. 78 Atti, 1889b, p. 7. — 690 — L’ARCHIVIO STORICO ma proprio a quest’ultimo, si deve un interessamento alla riorganizzazione de- gli archivi perlopiù dopo gli eventi catastrofici dell’alluvione del 1966. L’inon- dazione, infatti, se duramente colpì il patrimonio artistico, non ebbe lo stesso devastante effetto sugli archivi, tranne che per quello Bellincioni. Nel luglio del 1970 l’Accademia, tramite il suo presidente, forse su solle- citazione della stesso soprintendente archivistico Giulio Prunai (1906-2002), che aveva fatto avere all’Accademia un contributo del Ministero dell’Interno per il restauro ed il riordinamento del fondo, chiedeva il deposito delle car- te presso l’Archivio di Stato. Ottenuta l’approvazione del trasferimento da parte della Giunta del Consiglio Superiore degli Archivi presso il Ministero dell’Interno, mutarono, in breve periodo, le cariche istituzionali. Alla Soprin- tendenza Archivistica approdò Renzo Ristori e all’Accademia Rodolfo Sivie- ro. In una lettera a quest’ultimo, firmata da Ristori e datata 3 gennaio 1971, si riassumevano i termini dell’accordo, ma in testa alla lettera una nota ma- noscritta del nuovo presidente già rimandava la decisione: «sentire la clas- se di architettura».79 Di fatto l’archivio rimase nella sede di piazza San Mar- co, insieme alle carte del fondo principale. Appena qualche anno più tardi, però, con il trasferimento della sede nel Palazzo dell’Arte dei Beccai, l’ar- chivio fu sistemato nelle librerie in legno a doppio corpo provenienti dall’ex convento di San Marco, giunte in Accademia successivamente all’aprile del 1974 (fig. 64).80 In linea con la personalità del nuovo e potente presidente, già ministro plenipotenziario per il recupero delle opere d’arte trafugate dai nazisti, l’archivio, lontano dall’essere considerato una fonte di studio, diven- ne un degno complemento di arredo funzionale alla sociabilità accademica impostata da Siviero. Le condizioni mutarono con l’arrivo, nel 1977, di Luigi Zangheri che, come egli stesso ha ricordato nella presentazione all’inventario delle carte Brizzi redatto da Gianluca Belli,81 riuscì a consultare l’archivio nell’occasio- ne della realizzazione della mostra Il potere e lo spazio. Grazie alla collabo- razione dello scultore e allora tesoriere Delio Granchi, riuscì ad individuare l’importante presenza di tutti gli archivi aggregati accatastati nel sottosuolo dell’edificio di via Orsanmichele. Zangheri, eletto, nel giugno del 1980 acca- demico corrispondente, riuscì a catalizzare l’attenzione e lo sforzo di Paola Benigni, Mario Bencivenni ed Elisabetta Insabato e a trasferire i documen- 79 AAAD, Atti, 1972, cc. non num, lettera di Renzo Ristori a S.E. Rodolfo Siviero, 3 gennaio 1971. 80 AAAD, Atti, 1974, cc. non num. 81«nonostante le voci di una totale contrarietà di Siviero a questo tipo di autorizzazioni, mi fu permesso di accedere all’archivio dell’Accademia» (ZANGHERI, 2006, p. VII). — 691 — ENRICO SARTONI ti in ambienti più idonei all’ultimo piano dell’edificio. Architetto, docente di storia dell’architettura, Zangheri fu segretario generale dal 1989 al 2008. Egli prestò una grande attenzione alla riorganizzazione dell’archivio consolidan- do l’utilizzo di un titolario e di una più rigorosa tenuta dei protocolli. Ancor più forte risultò la sua attenzione per l’archivio storico, riuscendo ad ottene- re l’attenzione del Ministero per i Beni Culturali sugli archivi recuperati, che videro un’opera di riordinamento e conservazione svolta, a partire dall’aprile del 1993, da Rosanna Morozzi 82 e la pubblicazione, l’anno successivo, di un breve saggio informativo sull’archivio di Piera Giovanna Tordella.83 La conservazione non fu disgiunta dalla valorizzazione, che trovò nel- la mostra organizzata in occasione del secondo centenario dell’Accademia di Belle Arti del 1984 (Alla scoperta della Toscana lorenese. L’architettura di Giuseppe e Alessandro Manetti e Carlo Reishammer), e nelle mostre del 2005 (Omaggio a Gaetano Trentanove. Uno scultore tra la Toscana e gli Stati Uniti) e ancora del 2014 (Da Michelangelo alla Contemporaneità) l’affermarsi di un modello integrato in cui, al tradizionale concetto di opera d’arte, si affianca- va e talvolta si rendeva protagonista la carta con il suo segno libero, geome- trico o calligrafico. Grazie a queste iniziative, e alla precoce digitalizzazio- ne della gran parte dei disegni dell’archivio avvenuta nel 2003, oltre ai fondi costituiti per gli ormai storici lasciti,84 furono donati all’Istituzione anche al- tri fondi (si veda l’esempio delle carte Giovannetti) svincolando definitiva- mente l’archivio dallo stretto nesso con il soggetto produttore e delineando lo stesso come organo autonomo posto sotto la responsabilità di un accade- mico capace di conservare e valorizzare, realizzando così il desiderio demiur- gico, espresso oltre quattro secoli prima da Federico Zuccari, di creare un luogo immanente ove, quasi in senso escatologico, «si riponesse et salvasse». 82 Ivi, p. VIII. Rosanna Morozzi nella relazione intitolata «Stato di conservazione di una parte del materiale cartaceo di proprietà dell’Accademia delle Arti del Disegno», così descrive il suo lavo- ro: «il nostro lavoro è iniziato a una prima suddivisione secondo l’autore, il soggetto, il periodo di realizzazione. Al termine di questa parte del programma che ha comportato una prima scheda per ogni singolo foglio o gruppi di fogli è stato possibile costituire una serie di fondi». 83 TORDELLA, 1994. 84 Per una panoramica sui lasciti cfr. Accademie, 1940, pp. 141-188. Un primo elenco informa- tivo sul cosiddetto albero dei fondi fu stampato nel 2006 (ZANGHERI, 2006, pp. VIII-IX). — 692 — L’ARCHIVIO STORICO APPENDICE INVENTARIO DELL’ARCHIVIO STORICO DELL’ACCADEMIA DELLE ARTI DEL DISEGNO SEZIONE 1 – ACCADEMIA DI BELLE ARTI Atti della R. Accademia delle Belle Arti di Firenze cominciati nel 1785 e de- scritti da Giuseppe Bencivenni già Pelli (1785-1807), 1 registro. Il registro contiene tutte le annotazioni relative alle decisioni assunte dal segretario. Atti della Prima Classe (1828-1873), 2 registri. Si tratta del libro secondo (1828- 1839) e del libro quarto (1858-1873) dei verbali della Prima Classe (il primo e il ter- zo sono conservati nell’Archivio dell’Accademia di Belle Arti). Atti del Consiglio accademico (1849-1863), 1 registro. Istituito per coadiuvare la figura del presidente con decreto granducale del 6 agosto 1849, il Consiglio acca- demico ebbe una attività sporadica per poi cessare le sue funzioni nel 1863. Ruolo degli alunni (1804-1869), 1 unità. Il volume contiene i ruoli degli studen- ti rilegati in ordine cronologico (1804-1813 / 1859-1871). Ruolo dei professori onorari della Prima Classe (1857), 1 registro. Il registro riporta il ruolo dei professori della Prima Classe. Protocollo dei regolamenti vigenti nella Reale Accademia delle Belle Arti di Fi- renze (1848-1856), 1 registro. Il volume contiene la trascrizione di tutti i regolamen- ti delle scuole e del personale che si sono succeduti dal 1848 al 1856. Filza unica della gestione dei beni particolari dell’Accademia delle Belle Arti di Firenze (1795-1850), 1 unità. Il volume comprende 10 affari economici relativi a censi e cespiti finanziari rilegati insieme. Carte Miscellanee (1790-1873), 8 unità. La miscellanea, divisa in fascicoli an- nuali a seguito di un intervento archivistico eseguito negli anni duemila raccoglie carte sciolte relative, per la maggior parte, a domande di ammissione di studenti alla Prima ed alla Seconda Classe, ma anche prospetti di premi e di esami. Notevole la presenza di carte relative agli alunni della sezione musicale dell’Accademia oggi Con- servatorio Luigi Cherubini. SEZIONE 2 – COMPAGNIA DI SAN LUCA (1821-1876) Deliberazioni e ricordi della Società di San Luca (1821-1876), 1 registro. Il re- gistro contiene le deliberazioni, gli iscritti e la registrazione delle tasse versate all’ac- colita. — 693 — ENRICO SARTONI Assegnamenti patrimoniali della cappella di San Luca (1843-1875), 1 faldone. Carte varie attinenti alla amministrazione della Compagnia. SEZIONE 3 – ACCADEMIA DELLE ARTI DEL DISEGNO Verbali delle adunanze (1874-1948), 4 registri. Serie cronologica dei verbali del- le adunanze (si segnala l’assenza dei volumi del periodo 1881-1916). Verbali del Collegio dei professori dell’Accademia delle Arti del Disegno (1948- 2006), 10 unità. Serie cronologica dei verbali delle adunanze. Protocollo (1936-2000), 8 unità. Serie cronologica dei registri di protocolli. Copialettere (1917-1928), 2 registri. Serie cronologica dei copialettere. Atti della Regia Accademia delle Arti del Disegno 1874-1943, 48 unità. Serie cronologica della raccolta documentaria. Appendice agli Atti della Regia Accademia (1912-1942), 10 unità. Carteggio re- siduale raccolto in fascicoli annuali conservati in contenitori. Archivio dell’Accademia delle Arti del Disegno (1943-1999), 77 unità. Serie cronologica del carteggio residuale e miscellaneo non rilegato. Si segnala la presenza dei conti economici, talvolta dei giustificativi di spesa e di materiale relativo ai pre- mi banditi dall’Accademia. Raccolta di commemorazioni funebri (1874-1886), 1 registro. Trascrizione di 31 orazioni funebri tenute in occasione dei Collegi accademici tra il 1874 ed il 1886 estratte dalle filze di Atti. SEZIONE 4 – PREMI E CONCORSI Premio Stefano Ussi, 1909-1939, 20 unità. Il fondo raccoglie tutti i materiali re- lativi al premio nazionale intitolato a Stefano Ussi (1822-1901). Istituito con lascito testamentario del 28 maggio 1900 ad opera dello stesso pittore, consisteva in un lega- to in denaro destinato a produrre una rendita da erogarsi ogni cinque anni nel confe- rimento di un premio al quadro ad olio di artista italiano. Per la morte della vedova, Linda Salimbeni, usufruttuaria della rendita, la somma fu esigibile su autorizzazione ministeriale del 16 ottobre 1903, datando così la ricorrenza del quinquennio dal pri- mo gennaio 1904. Le carte, per la loro importanza, hanno già ricevuto nel 1998 un parziale restauro finanziato dalla Soprintendenza Archivistica della Regione Tosca- na. Durante tali operazioni le carte sono state suddivise per edizioni del concorso e sono stati creati fascicoli ordinati per mittente. Premio Tito e Maria Conti, 1948-2009, 3 unità. Il fondo raccoglie la documen- tazione relativa al premio di pittura intitolato alla memoria di Tito e Maria Conti che, — 694 — L’ARCHIVIO STORICO a tale scopo, fecero una donazione all’Accademia, nel 1939, di uno studio in piazza Donatello, da assegnare ogni cinque anni, a favore di un giovane pittore. Concorsi vari, 1909-1963, 3 unità. Il fondo raccoglie la documentazione dei con- corsi vari di pittura che furono banditi dall’Accademia delle Arti del Disegno dopo il 1939 ed un registro contenente rendiconti di lasciti e legati per premi quinquen- nali e triennali dal 1909 al 1939. Una parte del materiale relativo ai concorsi si trova anche nei faldoni annuali dell’archivio. Premio Gaetano Bianchi, 1934-2008, 4 unità. Il fondo raccoglie la documenta- zione relativa al premio di pittura intitolato all’omonimo pittore e restauratore fio- rentino (1819-1892) e istituito per disposizione testamentaria del 17 dicembre 1925 della figlia Elettra Bianchi, moglie del primo bibliotecario del Comune di Firenze, Giuseppe Conti (1847-1924). Per statuto spetta al Collegio dell’Accademia delle Arti del Disegno bandire un concorso per un’opera pittorica avente ad oggetto un epi- sodio di storia fiorentina fino al 1859 o un episodio tratto dalla Divina Commedia. SEZIONE 5 – CASSA DI ASSISTENZA PER GLI ARTISTI FIORENTINI Cassa di assistenza per gli artisti fiorentini (1918), 1 registro. Si tratta della tra- scrizione di due verbali della commissione esecutiva. SEZIONE 6 – COMITATO FIORENTINO PER L’ESPOSIZIONE DI ARCHITETTURA DI TORINO Comitato fiorentino per l’esposizione di architettura di Torino (1890-1891) 1 registro. Verbali di adunanze. Il comitato, presieduto da Felice Francolini, si riuni- va in via Ricasoli 54. Il registro conserva i verbali delle 5 adunanze svolte tra il mar- zo 1890 e il febbraio 1891. SEZIONE 7 – FONDI AGGREGATI Archivi di Istituzioni e Associazioni: Fondo Scuola di architettura, ornato e agrimensura di Carlo Michon, 1825- 1871. La scuola fu aperta il 2 maggio 1825 per volontà dell’avvocato Carlo Michon (1771-1839), il più ricco proprietario del Comune di Livorno, all’interno del Palaz- zo del Refugio dove, dal 1758, gli orfani livornesi ricevano istruzione. La scuola, ali- mentata esclusivamente con un assegno a carico del fondatore, come scrisse Ema- nuele Repetti è «tutta destinata ad istruire i giovinetti e a perfezionare gli artigiani né mestieri meccanici». All’interno della scuola si fornivano anche lezioni di dise- gno, di ornato e architettura impartite perlopiù da Gaetano Gherardi. A lui si deve la donazione delle carte, disegni e incisioni relative alla chiesa di S. Maria del Soc- corso di Livorno e al castello di Caprarola in una quantità di circa 30. Esiste un in- ventario sommario. — 695 — ENRICO SARTONI Fondo Lega d’Azione per la difesa Estetica di Firenze, 1925-1953, 2 unità. Pri- mo movimento organizzato per la difesa dei valori storico-estetici di una città d’ar- te. Il suo operato ebbe ampia eco non solo a livello cittadino, ma anche nazionale. Il fondo, un tempo comprendente registri, cartelle e carteggio, come si evince da un precedente inventario del 1953, consta oggi di due faldoni miscellanei divisi in 17 fa- scicoli. Esiste un inventario sommario. Fondo Società Amici del Paesaggio, 1942-1964, 11 unità. Il fondo raccoglie tutto ciò che rimane dell’Archivio della Società Amici del Paesaggio sorta nel 1947 con l’intento di tutelare i valori panoramici e le bellezze naturali. Dell’originario ar- chivio sopravvivono oggi 44 fascicoli databili dal 1942 al 1953. Esiste un inventa- rio sommario. Fondo Cenacolo dei XII apostoli, 1955-1970, 6 unità. L’associazione, fondata da Mario Borgiotti (1906-1977), che conferiva premi nel campo delle arti e del gior- nalismo, si riuniva presso il circolo Borghese e della Stampa. Essa divenne largamen- te famosa quando nel 1963 fece dono alla Galleria d’Arte Moderna dello Zibaldone di Telemaco Signorini, acquistato dall’antiquario Gonnelli. Sopravvivono materiali miscellanei dell’associazione relativi ai premi conferiti, cartelle personali dei vincitori e materiale fotografico delle manifestazioni. Esiste un inventario sommario. ARCHIVI DI PERSONE (in ordine alfabetico): Fondo Luigi Bellincioni (1842-1929). Nato a Pontedera, diplomato presso l’Ac- cademia di Belle Arti di Firenze, svolse la sua attività nelle province di Firenze, Luc- ca e Pisa. Fu eletto presidente della classe di architettura dell’Accademia nel 1913. Il fondo riguarda lo studio professionale di Luigi Bellincioni (1875-1920 ca.). Alla sua donazione, avvenuta nel 1937, il fondo era costituito da 50 filze di 975 fascicoli e 196 disegni. L’ordinamento originale è stato perso durante le operazioni di asciu- gatura a seguito dei danni subiti dall’alluvione del 1966. L’ordinamento attuale pre- senta le carte in 978 fascicoli. Tra i disegni del fondo va messa in evidenza una serie di opere denominate «Ricordi dei primi studi», che consta di 23 disegni realizzati presso l’Accademia. L’inventario analitico delle carte è stato curato da Rosanna Mo- rozzi ed è consultabile presso la sede dell’Accademia.85 Fondo Giuseppe Bellucci (1827-1882). Pittore storicista fiorentino, formato all’Accademia di Belle Arti, allievo di Giuseppe Bezzuoli e Enrico Pollastrini, fu professore della stessa e consulente in varie commissioni per restauri. Fu acclama- to per dipinti quali Agar e Ismaele (1854), San Paolo e Poppea (1858), L’assassinio di Alessandro de Medici (1865) e La scoperta del cadavere di Manfredi (1878). Si conser- vano 17 lettere rilegate.86 85 MOROZZI, 1996a; BELLI, 1997. Cfr. anche CRESTI e ZANGHERI, 1978, pp. 21-22; AGONIGI, 2001. 86 Alcuni stralci della corrispondenza furono editi da Giuseppe Conti sul settimanale «La Nazione» in occasione della ricorrenza di Curtatone e Montanara del 1912 (CONTI, 1912a; CONTI, 1912b). Per la biografia del pittore cfr. TORRESI, 1996, p. 49. — 696 — L’ARCHIVIO STORICO Fondo Raffaello Brizzi (1883-1946). Nato a Montecatini, divenne insegnante della cattedra di architettura dell’Accademia di Belle Arti di Firenze e fu tra i prin- cipali fautori della Scuola Superiore di Architettura di Firenze, divenendone, nel 1932, il direttore. Intensa fu la sua attività di progettista nelle zone di Firenze, Luc- ca e nel pistoiese. Il fondo è costituito da una serie di progetti per opere pubbliche, tra cui il Banco di Roma a Lucca, le scuole comunali ad Altopascio, il palazzo co- munale a Montecatini. Complessivamente raccoglie 342 disegni. La Soprintendenza Archivistica della Toscana lo ha dichiarato di notevole interesse culturale con decre- to n. 188/2012. L’inventario è stato curato da Gianluca Belli.87 Fondo Giuseppe Castellazzi (1834-1887). Nato a Verona e formato all’Accade- mia veneziana del Selvatico viaggiò a lungo e si trasferì nel 1874 a Firenze come in- segnante di geometria prospettiva e architettura presso l’Accademia di Belle Arti. Si distinse, anche tra le polemiche, per i lavori di restauro del Palazzo di Orsanmiche- le e della chiesa di Santa Trinita. Il suo archivio è formato sia da materiale cartaceo, che fotografico. Le unità oggi costituiscono l’unica sopravvivenza documentaria co- nosciuta appartenuta dell’architetto, con 47 disegni autografi e circa 150 fotografie che costituiscono testimonianza dell’utilizzo della fotografia nell’architettura (vari soggetti di architettura italiana, tedesca, inglese, ottomana, arte islamica, pittura e scultura databili agli anni Sessanta del XIX secolo). Si segnala una unità composta da attestati e diplomi. Il fondo è stato riordinato nel 1995 con la compilazione di un inventario dattiloscritto da Rosanna Morozzi e Gianluca Belli.88 Fondo Emilio de Fabris (1807-1883). De Fabris studiò presso l’Accademia di Belle Arti, riscosse fortuna come acquerellista e quindi divenne maestro di prospet- tiva nella stessa Accademia raggiungendo, nel 1850, la cattedra di architettura intra- prendendo una fervente attività che lo portò, nel 1868, alla vincita del concorso per la facciata del duomo di Firenze. Il fondo è pervenuto al Collegio per lascito di Emi- lio de Fabris con testamento olografo 25 maggio 1883 e consegnato il 23 luglio 1883. Non si tratta di carte personali (conservate presso l’Archivio di Stato nelle Carte Ta- barrini), ma concepito come dono attestante la raggiunta fama, consta oggi di 25 di- segni relativi per lo più alla Barriera delle Cascine nella città di Firenze da mettere in relazione con una busta miscellanea di documenti relativi, tra l’altro, ai progetti di Pasquale Poccianti per la chiesa dei Cavalieri di Santo Stefano a Pisa.89 Fondo Carlo Frediani (seconda metà XIX secolo). Il piccolo fondo comprende una menzione onorevole per la copia dal vero, un diploma dell’Accademia di Carra- ra nel 1871 e un diploma del Circolo del Progresso di Napoli del 1879. Dei quattro conservati, il disegno più rilevante è uno studio per un monumento agli otto fucilati del Lazzaretto di San Jacopo a Livorno durante l’assedio del 1849. 87 Cfr. MOROZZI, 1996b; BELLI, 2006. 88 Cfr. MOROZZI, 1996c; MAFFIOLI, 1996, pp. 65-66. 89 Cfr. MOROZZI, 1996e. — 697 — ENRICO SARTONI Fondo Alfredo Giannini (Sec. XX prima metà). La falegnameria Giannini di Pi- stoia fu tra i laboratori più prestigiosi e qualificati della Toscana, collaborò frequen- temente con l’architetto Raffaello Brizzi per la realizzazione di oggetti di arredo. Il fondo comprende 7 disegni del Giannini databili fra gli anni 1930 e 1940 per la re- alizzazione di mobili. Fondo Giovanni Vittorio Eugenio Giovannetti (1861-1927). Donato all’Acca- demia da Giovanni Pallesi nel 2002. Allievo dell’Accademia, di cui fu membro cor- rispondente, si distinse nella statuaria lavorando anche per la facciata del duomo di Firenze e realizzando numerosi monumenti ai caduti. Le carte documentano con fo- tografie e disegni l’attività dello scultore anche nei suoi lavori al Teatro della Pergo- la di Firenze.90 Fondo Ulisse Lippi (1886-1959). Ulisse, figlio del fonditore pistoiese Pietro, fu allievo dello scultore Augusto Rivalta nel corso speciale di scultura concluso nel 1910 presso il Regio Istituto di Belle Arti di Firenze. Insegnante presso la Scuola d’arte di Pistoia si dedicò alla scultura portando avanti anche il lavoro di fonditore. La piccola raccolta documentaria fu inviata dall’artista nel 1951 dopo aver donato la maggior parte del suo archivio all’Archivio Storico d’Arte Contemporanea della Biennale di Venezia. Il fondo è composto da 13 tra lettere e diplomi, 6 foto, 2 dise- gni e ritagli di giornale. Fondo Alessandro Manetti (1787-1865). Pervenuto per dono di Rosalia Pa- squi, nata Reishammer, con lettera del 9 marzo 1885 il fondo venne riunito nel 1886 nell’archivio dell’Accademia dove confluì insieme ad una parte delle carte e disegni consegnate prima della morte dallo stesso Manetti a Emilio de Fabris. Il fondo consta di sei serie di documenti e disegni di viaggi, materiali di architettura, di ingegneria civile e idraulica inerenti alla Maremma, alla Val di Chiana, a Bienti- na e a Livorno. Conserva 308 disegni e incisioni, memorie manoscritte, opuscoli e testi a stampa, oltre ad un migliaio di carte riunite in inserti. Notevoli le 32 tavo- le con 59 disegni di Alessandro Manetti «Souvenirs des Ponts et Chaussées» data- ti tra il 1808 e il 1811 e relativi alla Scuola di Ponti e Strade di Parigi. Comprende inoltre una grande «Mappa topografica dei sobborghi di Livorno» (1.810 × 2.310) tracciata da Pasquale Poccianti nel 1834. L’inventario, curato da Mario Benciven- ni, è stato edito per EDAM.91 Nell’archivio Manetti esiste un subfondo di disegni di Carlo Reishammer (1806-1883), che aveva sposato Giuseppina Manetti e fu pa- dre della donatrice, Rosalia Pasqui, realizzati per la chiesa di San Leopoldo a Fol- lonica e per le porte della cinta daziaria di Livorno.92 Fondo Giuseppe Manetti (1761-1817). Versato per lascito testamentario di Emilio De Fabris, nel 1883 che ne era venuto in possesso grazie al figlio di Giusep- 90 Cfr. TORRESI, 2000, p. 75. 91 BENCIVENNI, 1984, pp. 45-108. 92 Carlo Reishammer, 1991. — 698 — L’ARCHIVIO STORICO pe, Alessandro Manetti, è contenuto in una cartella con la dicitura «Disegni e schiz- zi dell’Architetto Giuseppe Manetti offerti dal prof. De Fabris all’Accademia delle Arti del Disegno di Firenze». Il fondo consta di una raccolta di 45 tavole di carton- cino numerate da 1 a 48 sulle quali sono incollati uno o più disegni su carta di varie dimensioni databili tra il 1787 ed il 1817 relativi a fabbriche toscane e in particolare al Parco delle Cascine di Firenze, alla Villa di Poggio Imperiale ed al giardino Corsi. L’edizione dell’inventario, curato da Mario Bencivenni, è stata erroneamente inseri- ta all’interno dell’inventario Manetti di cui non fa parte.93 Fondo Gaetano Trentanove (1858-1937). Trentanove studiò all’Accademia di Belle Arti con Giovanni Dupré e Augusto Rivalta. Si stabilì dal 1892 nel Wisconsin. Ritornato a Firenze nel 1915 fu nominato accademico residente nel 1911 e quindi tesoriere dell’Accademia nel 1925. Nel 1924 ricevette il cavalierato della Corona d’I- talia. Fondo di primaria importanza per la ricostruzione dei rapporti artistici tra Sta- ti Uniti e Italia nella seconda metà del XIX secolo. Corpus di circa trecento fotogra- fie di opere dell’artista, e dei soggetti da lui utilizzati, con un piccolo nucleo relativo agli indiani del Nord America nella seconda metà del XIX secolo. Si contano 22 di- segni, tre inserti di articoli raccolti dallo stesso artista, 19 lettere e documenti vari.94 Esiste un inventario sommario. Fondo Gaspero Maria Paoletti (1727-1813). Già docente di architettura presso l’Accademia, alla sua morte fu sepolto nella cappella di San Luca presso la Santissi- ma Annunziata. Le carte, di grande importanza per la Regione Toscana, testimonia- no la progettazione dell’ampliamento della reggia di Palazzo Pitti e degli edifici ter- mali di Montecatini. Il fondo è costituito da un volume di grande formato sulla cui costola è stato segnato il titolo «Paoletti. Bagni di Montecatini. Lavori per il Palaz- zo R. de’ Pitti, Idem per una casa dell’autore. Carte. Ricordi. Studi diversi del me- desimo Paoletti degni di essere conservati» e al cui interno sono stati applicati ap- punti, schizzi e progetti con 91 disegni. Un inventario analitico è stato redatto da Enrico Sartoni. Fondo Gino Papini (1865-1927). Gino Papini fu un decoratore fiorentino che ebbe discreta fortuna nella città di Livorno dove decorò la sede del Monte de’ Pa- schi, Camera di Commercio e ospedale civile oggi demolito. Tra le imprese di più larga fama risultano le decorazioni eseguite nel primo decennio del Novecento per il Teatro Animosi di Marradi e per il Teatro della Pergola di Firenze. Il fondo com- prende una serie di 41 disegni a matita acquerellati, tra cui i bozzetti per il Teatro della Pergola (motivi decorativi per soffitti, pareti, sopraporte, fregi vari, cancella- te); completano il fondo 15 fotografie varie (studi di interni e particolari decorativi). Fondo Emanuela Quaranta Kretzulesco (1916-2008). È formato da carte e do- cumenti pervenuti all’Accademia dalla studiosa, oltre a donazioni di Carmen Añón 93 BENCIVENNI, 1984, pp. 38-45. 94 Cfr. MOROZZI, 1996d. — 699 — ENRICO SARTONI Feliú, Giuseppe Coluccia e Luigi Zangheri. Concernono in particolare la pubbli- cazioni dei volumi: Giardini misterici: simboli, enigmi, dall’Antichità al Novecento (1994); Nouvel Institut de recherche scientifiques pluridisciplinaires ‘Nicolas Kretzu- lesco’ (1997); Le Jardin de l’absolu. Itinerarire initiatique à la recherce du savoir per- du (2001); Parmigianino innamorato (2006). Sono accompagnati da 23 fascicoli con- tenenti lettere, biglietti, fotografie, note, memorie e altri documenti. Un inventario analitico è stato redatto da Luigi Zangheri. Fondo Rodolfo Siviero (1911-1983). Importante funzionario statale, Siviero si distinse quale capo della Delegazione italiana per le restituzioni e dell’Uffizio per il recupero delle opere d’arte creando anche una sensibilità internazionale attraverso i convegni del novembre 1971 e dell’ottobre 1975 sulla difesa ed il recupero delle opere d’arte, anche quelle appartenenti a diverse religioni. Presidente dell’Accade- mia dal 1971 al 1983 lasciò la sua casa museo alla Regione Toscana. Il fondo rappre- senta una parte del materiale archivistico giunto fino a noi e diviso tra l’Accademia, Casa Siviero e l’Ufficio per le Restituzioni presso il Ministero degli Affari Esteri. Si conservano nove filze di documenti, quasi tutti duplicati, relativi al recupero di ope- re d’arte trafugate dai nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale. Si conservano, inoltre, per volontà testamentaria, i diari privati di Rodolfo Siviero dal 1921 al 1983 sotto custodia ventennale, fino al 2003, dell’esecutore testamentario, l’accademico dott. Adriano Micciani.95 SEZIONE 8 – MISCELLANEA: Fondo Ville della Provincia di Firenze (1983). Documenta circa 1.800 ville pre- senti nel territorio della Provincia di Firenze (allora comprendente anche l’attuale Provincia di Prato) attraverso fotografie, cartografie e schede storiche al 1983. La ri- cerca fu diretta da Luigi Zangheri per conto di Rusconi Editore e gli elaborati ven- nero donati all’Accademia dalla casa editrice. Consta di 15 unità prive di inventario. 95 Cfr. INSABATO, 1996, pp. 581-583. — 700 — INDICE Tomo I INTRODUZIONI Presentazione del presidente dell’Accademia . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. V Introduzione dei curatori . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » VII Tavola delle abbreviazioni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » XIII PARTE PRIMA LA COSTITUZIONE FRANCESCO SALVESTRINI, Associazionismo e devozione nella Compa- gnia di San Luca (1340 ca.-1563) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 3 HENK TH. VAN VEEN, Vasari, Michelangelo e l’Accademia . . . . . . . » 19 RICK SCORZA, Il ruolo di Vincenzo Borghini . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 37 PARTE SECONDA LA STRUTTURA E I LUOGHI ENRICO SARTONI, Gli statuti tra Accademia del Disegno e Accade- mia di Belle Arti (1563-1873) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 55 PAOLO CANTINELLI, Gli statuti dell’Accademia delle Arti del Dise- gno (1873-2011) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 105 LUIGI ZANGHERI, I luogotenenti e i presidenti . . . . . . . . . . . . . . . . » 115 PIERO PACINI, Le sedi dalle origini al Novecento . . . . . . . . . . . . . . » 139 — 853 — INDICE ALESSANDRA BARONI – BERT MEIJER, La cappella degli accademici del Disegno . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 151 ALESSANDRO VEZZOSI, Il sigillo accademico da Leonardo a Benvenu- to Cellini . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 175 ENRICO SARTONI, Il magistrato dell’Accademia del Disegno . . . . . . » 185 PARTE TERZA I MEMBRI SANDRO BELLESI – VALERIA BRUNI, I pittori e gli scultori . . . . . . . . » 201 MATTEO CRESTI, Gli architetti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 219 BERT MEIJER, Gli storici dell’arte . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 237 GIOVANNI CIPRIANI, Gli scienziati e gli umanisti . . . . . . . . . . . . . . . » 249 GIOVANNI CIPRIANI, Gli accademici d’onore . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 259 PAOLA MARESCA, Le accademiche . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 279 PARTE QUARTA L’INSEGNAMENTO FRANCESCA PETRUCCI, I concorsi e i premi assegnati per le Arti del Disegno . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 295 MARIO RUFFINI, La musica e il suo apprendimento (1811-1860) . . » 373 ANNA GALLO MARTUCCI, Il Conservatorio di Arti e Mestieri (1811- 1850) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 393 PARTE QUINTA LA SOPRINTENDENZA AI BENI CULTURALI MARIO BENCIVENNI, Il magistero della tutela dei beni culturali . . . » 411 PIER LUIGI BALLINI, L’opera di Rodolfo Siviero . . . . . . . . . . . . . . . . » 445 — 854 — INDICE PARTE SESTA LE GRANDI IMPRESE ANNA MARIA PETRIOLI TOFANI, L’apparato per le esequie di Miche- langelo (1564) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 457 ALESSANDRO CECCHI, La tomba di Michelangelo (1564-1578) . . . . » 473 ANNA MARIA PETRIOLI TOFANI, Gli apparati per le nozze di France- sco dei Medici con Giovanna d’Austria (1565) . . . . . . . . . . . . . » 477 VALENTINA CONTICELLI, La decorazione dello Studiolo di Francesco I (1569) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 499 ELISA ACANFORA, Le commissioni di Niccolò e Francesco dell’Antel- la nel palazzo di piazza Santa Croce (1618-1620) . . . . . . . . . . . » 505 CARLO CRESTI, Il progetto per la facciata di Santa Maria del Fiore (1634-39) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 513 GIANLUCA BELLI, La tribuna del David di Michelangelo (1872- 1882) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 523 PARTE SETTIMA LA PROMOZIONE DELL’ARTE SUSANNA BURICCHI, Le esposizioni nei chiostri della Santissima An- nunziata (1673-1705) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 541 GIULIA COCO, Le esposizioni nella sala mostre di via Ricasoli . . . . » 559 ALESSANDRO TOSI, Attestati e diplomi di affiliazione . . . . . . . . . . . » 573 ANDREA GRANCHI, La musica liturgica per San Luca . . . . . . . . . . . » 583 PARTE OTTAVA GLI STRUMENTI DEL SAPERE, LE RACCOLTE, LA BIBLIOTECA E GLI ARCHIVI LUIGI ZANGHERI, Costituzione e sviluppo della Galleria . . . . . . . . . » 591 ETTORE SPALLETTI, Per una storia delle collezioni d’arte . . . . . . . . » 601 MARIA SFRAMELI, Le opere d’arte delle Gallerie fiorentine nel palaz- zo dei Beccai . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 611 — 855 — INDICE GIULIA COCO, Notizie sul patrimonio artistico dell’Accademia nei musei del territorio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 617 GIORGIO BONSANTI, Rilievi sullo stato di conservazione delle opere d’arte . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 631 ANNA GALLO – DOMENICO VIGGIANO, La raccolta grafica del Nove- cento . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 637 FRANCESCA BRIZIO SQUELLATI, La gipsoteca . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 643 MONICA MAFFIOLI, L’archivio fotografico . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 651 GIANFRANCO GRIMALDI, La collezione delle medaglie . . . . . . . . . . . » 661 ALBERTO COCO, La biblioteca . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 665 ENRICO SARTONI, L’archivio storico . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 677 MONICA NOCENTINI, Guida agli archivi tra Accademia di Belle Arti e Accademia delle Arti del Disegno . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 701 Tomo II APPARATI Bibliografia, a cura di Giulia Coco e Enrico Sartoni . . . . . . . . . . » 719 Indice dei nomi, a cura di Giulia Coco e Enrico Sartoni . . . . . . . » 783 Indice dei luoghi e delle istituzioni, a cura di Giulia Coco e Enri- co Sartoni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 827 Gli organi e la struttura dell’Accademia delle Arti del Disegno . » 845 TAVOLE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 851 — 856 — FINITO DI STAMPARE PER CONTO DI LEO S. OLSCHKI EDITORE PRESSO ABC TIPOGRAFIA • SESTO FIORENTINO (FI) NEL MESE DI SETTEMBRE 2015 ISBN 978 88 222 6396 4