10. L’ARTIGIANO M. Botto – I. Oggiano* 1. PREMESSA testimonianze documentarie delle società egiziana, greca e romana. Queste ultime Naviganti, commercianti, colonizzatori, i peraltro saranno considerate non come Fenici erano famosi nell’antichità anche e immobili sistemi culturali di confronto ma soprattutto per la bellezza delle loro vivi organismi sociali che, nell’interazione produzioni artigianali. Le testimonianze con la civiltà fenicia e punica, contribuirono letterarie da un lato e gli oggetti rinvenuti alla sua stessa trasformazione1. Tale nei contesti archeologici d’Oriente e approccio interculturale consentirà così di d’Occidente dall’altro testimoniano, non limitare l’analisi al semplice dato direttamente e indirettamente, dell’alta disponibile, ma di ampliarla fino a qualità del lavoro delle botteghe fenicie e ricostruire un quadro plausibile del tipo di dell’importanza che l’artigianato ebbe vita dell’artigiano basato sulla nell’organizzazione economica dei centri comparazione dei sistemi produttivi adottati fenici dell’intero Mediterraneo. Ma se le sia nel Vicino Oriente sia nel Mediterraneo fonti scritte e i documenti archeologici centro-occidentale. Così, se l’ambiente consentono di farsi un'idea abbastanza mediterraneo preclassico fornirà utili spunti chiara della tipologia dei prodotti, della loro per la ricostruzione delle fasi arcaiche, commercializzazione e della fama di cui essi l’esame dell’organizzazione dei cicli godettero nell’antichità, ben poco si conosce produttivi artigianali nel mondo greco e degli uomini, donne e bambini che romano sarà di aiuto per la conoscenza delle lavorarono alla produzione tanto dei strutture economiche di Cartagine e del suo manufatti pregiati quanto dei più modesti impero, che del confronto col mondo oggetti di uso quotidiano, nella cui classico fece un elemento cardine del suo realizzazione era impiegata buona parte stesso sviluppo interno. della popolazione. Ma chi era l’artigiano nella società Poiché scopo di questo contributo è fenicia? Al riguardo è possibile affermare quello di tratteggiare la figura dell’uomo che il termine ™r≈ poteva riferirsi a varie che si “nasconde” dietro il prodotto, si categorie di lavoratori impiegati in attività cercherà di ovviare alla elusività della di trasformazione, dal semplice apprendista documentazione di cui si dispone adottando allo specialista sino all'artista più un tipo di analisi che metta a confronto le apprezzato2. Questa generica definizione testimonianze fenicie e puniche con quelle delle culture dell’area mediterranea con le * Il presente contributo è stato elaborato nella sua quali Fenici e Cartaginesi interagirono e per totalità da entrambi gli Autori. La divisione dei singoli paragrafi è da riferirsi alla composizione le quali si dispone di una documentazione finale del testo. 1 più soddisfacente circa l’organizzazione Numerosi gli studi sulle fasi produttive e sulle figure degli artigiani in Egitto, in Grecia e a Roma. delle strutture economiche e sociali. Per alcune interessanti sintesi cf. D. Valbelle, Si partirà quindi dall’esame delle culture “L’artigiano”, in S. Donadoni (e d .), L ’ u o m o levantine di I millennio, di cui le città egiziano, Roma-Bari 1990, pp. 35-62; A. Giardina, L’uomo romano, Roma-Bari 2001, pp. 235-268; J. C. fenicie costituivano una delle espressioni Mossé, “L’uomo e l’economia”, in P. Vernant (ed.), socialmente, economicamente e L’uomo greco, Roma-Bari 20014, pp. 25-53. Recente e utilissimo per la conoscenza delle fonti letterarie culturalmente più vivaci per passare poi ad classiche per la storia della critica d’arte è il volume esaminare la documentazione coloniale di M. L. Gualandi, Le fonti per la storia dell’arte. tenendo parallelamente presenti, per L’antichità classica, Roma 2001, con bibliografia aggiornata. entrambi gli ambiti d’indagine, le 2 Sulla figura dell’artista e dell’artigiano nel Vicino Oriente cf. per es. D. Matthew, “Artisans and pertanto comprendeva diversi soggetti di commercianti che furono elemento sociali dei quali si vorrebbe conoscere il cardine della società fenicia. ruolo loro assegnato all’interno della catena Nel I millennio le botteghe che produttiva, il diverso impiego che di essi si lavoravano per il palazzo dovevano essere fece a seconda del sesso e dell’età, lo status organizzate in forme in parte diverse da giuridico e anche semplicemente il tipo di quelle del Tardo Bronzo, quando la ferrea vita che svolgevano all’interno della catena produttiva della grande comunità. L’assenza di fonti scritte limita organizzazione palatina collocava notevolmente purtroppo la possibilità di l’artigiano in posizione di netta dipendenza4. giudizio riguardo a molti di questi aspetti. Infatti, le profonde trasformazioni sociali Per esempio risulta assai difficile dire quale che si colgono nel Levante tra il Tardo fosse realmente il grado di mobilità degli Bronzo e la prima età del Ferro si riflessero artigiani all'interno della comunità di anche nell'organizzazione del mondo appartenenza, se l’eventuale miglioramento artigianale, che risulta in questa fase più delle condizioni economiche potesse svincolato dal palazzo e rivolto a soddisfare corrispondere in alcuni casi al le richieste di un'imprenditoria privata riconoscimento di un prestigio sociale, quale divenuta ora elemento portante del sistema coscienza ebbero del proprio lavoro e come economico levantino5. Le botteghe eventualmente espressero una solidarietà di artigianali pertanto, pur continuando a categoria. svolgere le loro attività in laboratori [M. B. - I. O.] collocati sia all’interno dei palazzi sia in specifici settori della città6, svilupparono 2. LE BOTTEGHE DELLE CITTÀ FENICIE: IL forme di organizzazione del lavoro più RUOLO DEI DIVERSI COMMITTENTI autonome; esse prevedevano la possibilità di una crescita economica indipendente anche Le città della Fenicia si connotano attraverso una concorrenzialità tra imprese soprattutto come importanti centri di non pensabile nel contesto dell'economia trasformazione e di scambio di prodotti palatina di II millennio. Questo non provenienti prevalentemente dalle regioni significa che la dipendenza dal palazzo limitrofe dell'area siro-palestinese. Lo 4 sviluppo di tali attività si deve alla loro Sulla contrapposizione fra “liberi” e “servi” all’interno dell’economia palatina di II millennio si posizione privilegiata che costituisce una vedano le osservazioni di M. Liverani, “Il modo di cerniera fra le dinamiche realtà politico- produzione”, in S. Moscati (e d .), L’Alba della economiche dell'area siro-mesopotamica e Civiltà, II, Torino 1976, pp. 64-68. 5 Sull’emergere di forme di economia privata nel quelle del Mediterraneo3. Vicino Oriente tra il Bronzo Tardo e la prima età del In questo contesto sociale l'attività Ferro cf. S. F. Bondì, “Sull’organizzazione dell’attività commerciale nella società fenicia” in artigianale doveva costituire la base Stato economia lavoro nel Vicino Oriente antico, dell'economia cittadina rivolta a soddisfare Milano 1988, pp. 348-355; M. Botto, “L’attività non solo le richieste quotidiane della economica dei Fenici in Oriente tra il IX e la prima metà dell’VIII sec. a. C.”, Egitto e Vicino Oriente 11 popolazione comune, ma anche le (1988), pp. 117- 153; S. Sherrat, “’Sea Peoples’ and particolari esigenze del tempio e del palazzo the Economic Structure of the Late Second Millennium in the Eastern Mediterranean”, in S . e soprattutto di quelle potenti corporazioni Gitin – A. Mazar – E. Stern (eds.), Mediterranean Peoples in Transition. Thirteenth to Early Tenth Centuries BCE. In Honour of professor Trude Artists in Ancient Western Asia”, in J. Sasson (ed.), Dothan, Jerusalem 1998, pp. 292-313; A. Bauer, Civilisation of the Ancient Near East, New York “Cities of the Sea: Maritime Trade and Origin of 1995, pp. 455-468. Per l’ambito classico cf. F. Philistine Settlement in the Early Iron Age Southern Coarelli (ed.), Artisti e artigiani in Grecia, Roma- Levant”, Oxford Journal of Archaeology 17, 2 Bari 1980, pp. 5-22; M. L. Gualandi, op. cit.(nota 1), (1998), pp. 149-169. 6 pp. 97-112. Per una revisione critica della collocazione delle 3 M. Liverani, Antico Oriente, Roma-Bari 1988, botteghe artigianali all’interno dei palazzi orientali p. 698; S. F. Bondì, “Elementi di Storia fenicia cf. J.C. Margueron “Existe-t-il des ateliers dans les nell’età dell’espansione mediterranea”, in ACFP II, palais orientaux de l’âge du Bronze?”, Ktema 4 pp. 51- 58. (1979), pp. 3-25. 2 fosse venuta totalmente meno, dal momento datazione di questo passo9, molte che l'ambiente di corte era ancora in grado informazioni presenti nel testo biblico sono di controllare oltre a molti a t e l i e r s interessanti per comprendere la posizione specializzati anche interi settori dell’attività dell'artigiano fenicio. Il contributo di economica, dalla gestione del patrimonio maestranze tirie sembra riguardare forestale, alla produzione di armi e almeno soprattutto la realizzazione degli arredi, in parte della cantieristica navale. Il dualismo particolare di quelli in bronzo. La Bibbia fra palazzo e impresa privata emerge infatti narra che Salomone mandò a chiaramente nel racconto di Wenamun, chiamare un artigiano di Tiro, un certo redatto nella prima metà dell'XI sec. a. C.7, Hiram, dotato di abilità, intelligenza e dove si allude al controllo diretto esercitato perizia nell'eseguire qualsiasi opera di dal sovrano di Biblo sul taglio e la bronzo figlio di una vedova della tribù di commercializzazione del cedro del Libano e Neftali e di un uomo di Tiro “che lavorava il al contempo si parla di società mercantili bronzo” (I Re 7, 13-14). Egli era a capo di marittime e di un importante armatore un gruppo di artigiani fenici dipendenti dalla chiamato Barkatel. casa regnante di Tiro; questo significa che Connessa al palazzo era sicuramente la dovevano esistere ampie schiere di produzione di beni di lusso. Le fonti antiche specialisti e di loro aiutanti che potevano sia orientali sia classiche sono concordi essere inviate in paesi stranieri per nell’attribuire ai Fenici il magistero nella realizzare opere di elevato valore artistico, lavorazione degli avori, dei gioielli, del contribuendo in tal modo ad incentivare le vasellame in metallo pregiato e dei vestiti relazioni commerciali fra la Fenicia e le riccamente adornati8. Queste produzioni regioni limitrofe. La figura dell’artigiano avevano nelle corti levantine del X e del IX itinerante era ben documentata nel Vicino secolo i principali destinatari, anche se poco Oriente già nel corso dell’età del note sono le modalità di rapporto tra la Bronzo10Tale modello venne riproposto committenza palatina e le botteghe dalle monarchie fenicie della Prima età del produttrici. Una delle poche fonti di Ferro, che si posero, anche da questo punto informazione è rappresentata dalla Bibbia, di vista, nel segno della continuità con la laddove in I Re 5, 15-32 si fa riferimento tradizione cananaica del II millennio a. C. agli accordi tra Hiram I di Tiro e Salomone L’eventualità che l’artigiano fenicio potesse per la costruzione del tempio di soggiornare per lunghi periodi fuori della Gerusalemme. Al di là della questione della propria patria sembra indirettamente confermata dal fatto che il padre di Hiram 7 Per una bibliografia aggiornata cf. la voce prese in sposa non una propria conterranea Wenamun in LÄ. Per una recente traduzione italiana del testo cf. M. C. Betrò, Racconti di viaggio e di 9 avventura dell’antico Egitto, Brescia 1990, pp. 66 e E’ in corso tra gli specialisti un acceso dibattito 69, con bibliografia. Fra i numerosi studi al riguardo circa la datazione e il valore storico da attribuire agli si segnalano: H. Goedicke, The Report of Wenamun, eventi riportati in questo passo. Tradizionalmente Baltimore-London 1975; G. Bunnens, “La mission collocati nel X sec. a. C. essi vengono oggi da alcuni d’Uonamun en Phénicie point de vue d’un non- ritenuti episodi leggendari, la cui redazione si é g y p t o l o g u e ” , RSF 7 (1979), pp. 1-16; H. J. collocherebbe in epoche posteriori al X secolo, cioè, Katzenstein, “The Phoenician Term Hubur in the a seconda delle ipotesi, tra VIII sec. a. C. e età Report of Wen-Amon”, in ACFP I, pp. 599-602; M. postesilica, se non addirittura ellenistica. Per un A. Aubet, Tiro y las colonias fenicias de occidente, punto sul dibattito si veda W. G. Dever, What Did Barcelona 19942, pp. 106-110. the Biblical Writer Know and When Did They Know 8 Sulle fonti assire relative alla Fenicia c f. C. It?, Cambridge 2001, pp. 1-52, anche se si deve tener Saporetti, “Testimonianze neo-assire relative alla presente l’atteggiamento eccessivamente polemico Fenicia da Tiglat-pileser III ad Assurbanipal”, in M. dello studioso americano relativamente alle posizioni Botto, Studi Storici sulla Fenicia. L’VIII e il VII dei cosiddetti “revisionisti”. Sul tema si vedano gli secolo a. C., Pisa 1990, pp. 109-239. Per i testi Atti del Convegno Recenti tendenze nella omerici cf. I. Winter, “Homer’s Phoenicians: History, ricostruzione della Storia Antica di Israele (Roma 6- Ethnography or Trope? [A Perspective on Early 7 marzo 2003), in c.s. 10 Orientalism]”, in J.B. Carter - S.P. Morris (eds.), The C. Zaccagnini, “Patterns of Mobility among Ages of Homer. A Tribute to Emily Vermeule, Austin Ancient Near Eastern Craftsmen”, JNES, 42, 3 1995, pp. 247-271. (1983), p. 259 e ss. 3 bensì una Israelita; inoltre le opere Sempre in età persiana, epoca di grande commissionate da Salomone erano di così sviluppo dell’artigianato in tutta l’area siro- grande impegno da richiedere certamente palestinese13, si deve collocare il fenomeno per la loro realizzazione un lungo soggiorno della presenza in territorio sidonio di a Gerusalemme. Quest’ultima artigiani provenienti dalla Grecia che considerazione introduce un ulteriore sembrano ripercorrere per via inversa il elemento di riflessione su come doveva cammino che fu un tempo dei Fenici in un essere organizzato il lavoro delle imprese. momento di forte apertura del mondo Infatti, quanto richiesto da Salomone levantino alla ricezione degli stimoli necessitava dell’impiego di numerose culturali e delle suggestioni stilistico- persone. Si deve quindi ritenere che Hiram iconografiche dell’ambiente greco14. Anche fosse alla guida di un’officina specializzata questa informazione è interessante perché composta da molti dipendenti con testimonia della grande apertura di questa competenze diversificate e vari livelli di classe sociale che, in virtù del tipo di attività responsabilità. Questa posizione di prestigio svolta si trovò sempre al centro degli eventi deve essere stata raggiunta da Hiram dopo e, rispetto a contadini e ai pastori, un lungo apprendistato cominciato alle prontamente coinvolta nei mutamenti dipendenze del padre. L’artigianato, economici e culturali15. dunque, da quanto traspare dall’episodio Al di là di queste poche informazioni narrato doveva essere organizzato su base deducibili dall’esame del testo biblico, parentelare. In questo modo alcune preziose riguardo all'organizzazione delle botteghe si conoscenze tecniche come per esempio la sa ben poco. Anche gli studi più recenti metallotecnica, vera fonte di ricchezza, non sugli ateliers di avori, ai quali si devono i rischiavano di essere disperse ma erano notevoli progressi raggiunti tramandate di padre in figlio secondo nell’individuazione di singole scuole e precise regole e forse sotto la tutela dello centri di produzione nell’area siro- stesso palazzo. palestinese16, n o n hanno per ora L’episodio consente infine alcune riflessioni sulle modalità di gestione dei 13 Cf. M. Rossi, “La Siria e il mondo greco dopo rapporti economici che in questo caso l’età arcaica” in S. Settis (ed.), I Greci. Storia cultura sembrano essere esclusivamente e arte società, 3. I Greci oltre la Grecia, Torino 2001, pp. 345-355; per gli aspetti iconografici e stilistici direttamente nelle mani dei sovrani di Tiro e delle produzioni artigianali di queste fasi in area di Gerusalemme, senza che le imprese fenicia cf. A. Nunn, “Images et croyances au Levant artigiane avessero alcun ruolo11. Tale du VIe au IVe siècle av. J.-C.”, Transeuphratène 23 (2002), pp. 9-25. situazione cambiò nel corso dei secoli. Un 14 Riguardo al fenomeno della penetrazione greca significativo episodio al riguardo è ancora in Fenicia J. Elay, Pénétration greque en Phénicie sous l’empire perse, Nancy 1988; la presenza di una volta presente nei testi biblici quando, a Fenici in Grecia è peraltro testimoniata da iscrizioni proposito della ricostruzione del tempio di degli inizi del IV secolo da Atene e dal Pireo (cf. KAI Gerusalemme portata a termine da I, p. 13; II, pp. 70-73). Su queste fasi cf. da ultimo S. F. Bondì, “Interferenze fra culture ne Mediterraneo Zorobabele dopo il ritorno dall’esilio antico: Fenici, Punici, Greci” in S. Settis (e d.), I babilonese, si fa nuovamente riferimento a Greci. Storia cultura arte società, op. cit (nota 13), pp. 381-385. Per la presenza di artigiani fenici personale di Tiro e Sidone (Esdra 3,7); in nell’Egeo nei primi secoli del I millennio a. C. cf. la tale occasione, però, le maestranze risultano recente sintesi di J. N. Coldstream, “Exchanges direttamente coinvolte nel rapporto between Phoenician and Early Greeks”, National Museum News 11 (2000), pp. 15-32. lavorativo senza la mediazione della casa 15 Per la precoce ricezione degli influssi greci regnante12. nell’artigianato levantino di età persiana cf. A. Nunn “Images et croyances au Levant”, op. cit. (nota 13 ), p. 14. 16 Sulle botteghe artigianali e sui problemi legati 11 M. Heltzer, “Crafts in the West (Syria, alla loro identificazione cf. gli Atti dell’incontro Phoenica, Palesatine, ca. 1500-331 BCE)”, “Cultural Contact and Innovation. The Evidence of Altorientalishe Forschungen 23 (1996), pp. 278-283. Eastern Mediterranean Minor Art of the First 12 Ibid., p. 281. Millennium”, (Fribourg 2001), in c.s.; per una sintesi 4 approfondito l’esame di questo Fenicia, Siria meridionale - un gruppo di fondamentale aspetto di quella che fu una avori si inserisce nella tradizione cosiddetta delle più alte manifestazioni artigianali “intermedia” che combinava elementi della Vicino Oriente antico. Come già osservato scuola nord-siriana e di quella fenicia – e da R. Barnett17 l'ampia diffusione di Palestina – per alcuni degli avori è stata manufatti realizzati in avorio doveva supposta la produzione nella stessa richiedere un notevole grado di Samaria20. Al di là della problematica organizzazione sia del lavoro vero e proprio, individuazione dei centri di manifattura, gli che necessitava di un lungo apprendistato, aspetti che qui interessano sono due: da un sia del coordinamento dei servizi, che lato il fatto che alcuni indizi come il andavano dall’approvvigionamento delle ritrovamento in associazione con gli avori di materie prime (reperimento, ordine, alcuni pezzi non finiti e di zanne di elefante trasporto) ai rapporti con la committenza per potrebbero indicare che la lavorazione la selezione della tipologia degli oggetti dovesse avvenire almeno in parte in loco e richiesti e del repertorio iconografico. Non probabilmente all’interno dello stesso si sono fino ad oggi trovati laboratori per la palazzo21 dall’altro che le caratteristiche dei lavorazione dell’avorio in città fenicie. pezzi nei quali si mescolano stili e Tuttavia al riguardo un certo interesse iconografie diverse, indicano l’esistenza riveste, a livello anche semplicemente durante i secoli IX e VIII a.C. di una fitta comparativo, l’esame del palazzo reale fatto rete di rapporti tra le diverse botteghe costruire da Omri (884-873 a. C.) a Samaria. dell’area sirio-palestinese. Questi dovevano All’interno dell’edificio infatti, in un avvenire semplicemente tramite la contesto fortemente disturbato, è stato circolazione di prodotti e cartoni, la qual rinvenuto un importante lotto di avori cosa sarebbe sufficiente a spiegare la inizialmente datati al IX sec. a. C. e trasmissione di stili e iconografie, o tramite attribuiti a scuola fenicia per il carattere lo spostamento di artigiani fatto che fortemente egittizzanti e per il riferimento spiegherebbe meglio la diffusione di alcune biblico alla “casa d’avorio di Acab” e al tecniche di lavorazione22. La mobilità di rapporto tra le corti di Samaria e Tiro18. personale specializzato peraltro non doveva Oggi si tende ad abbassare la datazione essere inusuale all’interno di quella fitta rete all’VIII secolo19, e a ritenere i pezzi il frutto di rapporti che legava le corti del Levante dell’attività di diverse botteghe operanti tra meridionale in queste fasi cronologiche. La presenza del laboratorio di Samaria sulla questione terminologica relativa sia alla ripropone inoltre la questione della classificazione degli avori sia all’uso di termini come collocazione degli ateliers all'interno delle school, workshop school of craftsmen, cf. S. Di Paolo mura del palazzo suggerendo che almeno “Appunti per una propedeutica di ricerca sugli avori di Nimrud”, Egitto e Vicino Oriente 19 (1996), 173- alcuni di essi, in particolare quelli in cui 178. 17 venivano utilizzati materiali preziosi, R. Barnett, “Phoenician and Punic Arts and dovessero essere strettamente controllati Handicrafts. Some Reflections and Notes” in ACFP I, pp. 19-26. dall'autorità palatina. 18 J. W. Crowfoot – G. M. C. Crowfoot – E. L. Come precedentemente affermato, il Sukenik, Samaria Sebaste II. Early Ivories from Samaria, London 1938; per lo studio degli aspetti tempio dovette giocare un ruolo molto stilistici del gruppo cf. I. J. Winter, “Phoenician and North Syrian Ivory Carving in Historicale Context: 20 Question of Style and Distribution”, Iraq 38 (1976), I. Winter, “Is there a South Syrian Style of pp. 109-115; Ead., “Is there a South Syrian Style of Ivory Carving”, op.cit. (nota 18); per l’esistenza di Ivory Carving in the Early First Millennium B.C.?”, una produzione samaritana cf. S. Di Paolo “Appunti ibid., 43 (1981), pp. 1-22; per l’analisi paleografica per una propedeutica di ricerca sugli avori, op.cit. delle lettere incise su molti frammenti cf. B. (nota 16), pp. 172-173. 21 Delavault – A. Lemaire, “Les inscriptions J. W. Crowfoot – G. M. C. Crowfoot – E. L. phéniciennes de Palestine”, RSF 7 (1979), pp. 21-22. Sukenik, Samaria Sebaste II. Early Ivories, op. cit. 19 I. J. Winter, “Phoenician and North Syrian (nota 18), p. 2. 22 Ivory Carving in Historicale Context, op.cit. (nota Su queste complesse tematiche si vedano gli 18), p. 16. Atti del Congresso di Fribourg citato alla nota 16. 5 importante quale committente delle botteghe di committenza si dovette lo sviluppo di e imprese artigiane e industriali. Il ruolo forme nuove di organizzazione delle dell’istituzione templare nelle diverse botteghe che lasciavano maggiore spazio a attività economiche è ben noto, ed è stato di rapporti diretti e privati tra coloro che recente posto in luce in particolare per il suo organizzavano le imprese mercantili e possibile coinvolgimento nella gestione di coloniali e coloro che realizzavano i prodotti importanti settori come quello della da esportare. Tale gestione del lavoro e del estrazione e lavorazione dei metalli. In tal rapporto con la committenza consentiva una senso orienterebbe per esempio la lettura di certa flessibilità e quindi una maggiore due iscrizioni incise su oggetti di capacità di adeguamento alle richieste di provenienza cipriota dei quali non si mercati lontani e diversificati. Su questo conosce il contesto ma che dovevano punto si tornerà più avanti. originariamente essere votati all’interno di Ma le botteghe cittadine non lavorarono un tempio. I testi, datati intorno al 735 a.C., solo per soddisfare una committenza ricca e fanno riferimento a un governatore (skn) esigente; dovevano esistere nelle città come dipendente dal potente re di Tiro e Sidone nei più piccoli centri rurali molti laboratori Hiram, che avrebbe dedicato i due manufatti per la produzione e commercializzazione di iscritti come "primizia del bronzo"23; essi oggetti d’uso comune. La vita di coloro che testimonierebbero quindi del diretto vi lavoravano non doveva essere dissimile, interesse del tempio nelle attività nel quotidiano, da quella degli artigiani che metallurgiche che avevano nell’isola uno producevano per il palazzo o per i ricchi dei centri principali del Mediterraneo. mercanti a parte forse una maggiore Il rapporto fra artigiano e istituzione incertezza insita nel tipo di attività svolta e templare era peraltro molto articolato e una assai più limitata possibilità di andava dalla fase di costruzione del tempio guadagni. stesso a quella di normale amministrazione Si deve infine ricordare che la maggior delle attività svolte nel santuario, che parte della gente comune si produceva da sé prevedevano l'impiego di molti dipendenti gli oggetti d’uso: dal vestiario alla ceramica con specifiche e differenziate mansioni. al mobilio alla suppellettile domestica. Esplicita al riguardo è un'iscrizione da Molte delle attività di ambito domestico Kition Bamboula, datata al primo quarto del dovevano essere appannaggio delle donne, IV sec. a.C., dove si fa riferimento alle soprattutto in settori come la produzione modalità di assegnazione dei salari e dei ceramica e tessile. compiti di coloro che erano quotidianamente impegnati all’interno del 3. ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO tempio della dea Astarte24. Oltre al palazzo e al tempio fra i più In base a quanto detto fin'ora si può importanti committenti delle botteghe quindi affermare che un gran numero di artigiane vi furono le potenti associazioni di artigiani abitava i centri della costa mercanti che affiancarono le istituzioni levantina costituendo gran parte della palatina e templare nella gestioni delle popolazione urbana. Alcune attività imprese commerciali sia in Oriente sia artigianali (la lavorazione del vetro, dei nell'Occidente mediterraneo. A questo tipo metalli, della ceramica e della porpora) si svolgevano in specifici quartieri della città 23 C. Grottanelli, “Of Gods and Metals. On the distinti dal resto dell’abitato, spesso in Economy of Phoenicians Sancturies”, Scienze posizione decentrata sia per rendere più dell’Antichità 2 (1988), pp. 243-255. Per la lettura “rame di prima qualità” cf. P. Magnanini, Le iscriioni agevole l'approvvigionamento dei materiali fenicie dell’Oriente. Testi, traduzioni, glossari, Roma impiegati nella lavorazione sia perché le 1973, p. 133. attività di trasformazione potevano produrre 24 M. G. Amadasi – V. Karageorghis, Fouilles de Kition III. Inscriptions phénicienne, Nicosia 1977, C, 1 (pp. 103-126) = CIS I, 86 = TSSI III, 33. 6 sostanze tossiche25. In Oriente, casi Questo significa che a fianco degli operai particolarmente indicativi al riguardo sono addetti allo svolgimento delle mansioni più costituiti dal quartiere dei ceramisti di umili e faticose dovevano operare anche Sarepta 26, dislocato in prossimità del mare, responsabili della commercializzazione del ai margini del settore abitativo, e quello di prodotto e dei rapporti con le altre botteghe Tiro, dove forni da ceramista erano ubicati e con la committenza sia privata che in un’area periferica della città insulare27. palatina. Particolarmente sgradevole per Se alcuni degli impianti produttivi l’emanazione di odori pestilenziali doveva dovevano essere localizzati all'interno dei essere il lavoro di coloro che estraevano la palazzi o in stretta connessione con essi porpora la cui lavorazione è attestata a (dalla lavorazione degli avori a quella dei Sarepta, Sidone, Tiro 28. A questo aspetto fa tessuti pregiati, gioielli) ed altri in settori riferimento Strabone (XVI, 2,23) quando specifici dell'area urbana, si deve tuttavia sostiene che vivere a Tiro sia poco ricordare che buona parte dell'attività del gradevole per l’odore emanato dai resti di piccolo artigianato doveva invece svolgersi murex trunculus, il mollusco dal quale si all'interno di laboratori inseriti nel tessuto ricavava il prezioso colorante. Assai urbano abitativo e soprattutto all'interno faticoso doveva peraltro essere anche la della casa. In tutti questi casi si deve tintura dei tessuti che gli operai dovevano immaginare che la maggior parte dei pigiare in grandi vasche. Un dato lavoratori abitasse nei pressi dello stesso interessante per la ricostruzione delle luogo dove svolgevano la propria attività, modalità di organizzazione delle imprese dal momento che questa li impegnava per che operavano in questo importante settore tutto l’intero arco della giornata. dell’economia fenicia è che gli impianti per Per quanto concerne l’organizzazione del la tintura potevano trovarsi in località lavoro, si è già detto a proposito del famoso diverse da quelle di estrazione della bronzista Hiram di Tiro che il mestiere era porpora. Non si esclude la possibilità per trasmesso di padre in figlio. Questo doveva esempio che la porpora di Sarepta fosse poi avvenire tanto nelle piccole botteghe a portata a Tiro e Sidone note nell’antichità conduzione familiare come nelle grandi per la realizzazione di tessuti pregiati29. imprese dove la trasmissione delle conoscenze doveva riguardare in particolar 25 Cf. G. Delacroix – J. L. Huot, “Les fours dits modo quei settori per i quali si richiedeva de potier dans l’Orient ancien”: Syria 49 (1972), pp. una certa preparazione professionale. Nei 35-95, dove si afferma che i forni dei vasai erano laboratori più grandi che lavoravano per il relegati in prossimità dei bastioni della città lontano dai quartieri abitativi. Per osservazioni di carattere palazzo e per il tempio doveva esistere una generale cf. inoltre H.-G. Niemeyer, “The Early organizzazione gerarchica piuttosto Phoenician City-States on the Mediterranean Archaeological Elements for their Description” in M. articolata, con operai addetti allo H. Hansen (ed.), A Comparative Study of Thirdy svolgimento delle mansioni più umili e altri City-State Culture, Copenhagen 1999, p. 96. impiegati in attività per le quali era richiesto 26 W. P. Anderson, “The Kilns and Workshop of Sarepta (Sarafand, Lebanon): Remnants of a un alto livello di specializzazione tutti Phoenician Ceramic Industry”, Berytus 35 (1990), coordinati da una figura la cui funzione pp. 41-66, con bibliografia. 27 P. Maynor Bikai, The Pottery of Tyre, variava a seconda del tipo di attività svolta Warminster 1978, pp. 13-14. 28 (dal capobottega, al capocantiere fino a Per Sarepta cf. J. B. Pritchard, Recovering figure equiparabili nel mondo moderno a Sarepta. A Phoenician city, Princeton 1978, pp. 126- 127; Id., Sarepta. A Preliminary Report on the Iron Age, Philadelphia 1975, pp. 71-84; per Sidonecf. G. religione, Napoli 1980, pp. 104-107 e M. Botto, Conteneau, “Deuxième mission archéologique à “L’attività commerciale fenicia nella fase arcaica in Sidon, 1920”, Syria 4 (1923), pp. 275-276. relazione alla direttrice siro-anatolica” in ACFP II, 29 Sul commercio dei tessuti fenici all’interno pp. 259-267; per le fonti omeriche (dei pepli di delle corti mesopotamiche cf. A. L. Oppenheim, Sidone si parla in Iliade VI, 288-295) cf. I. Winter, “Essay on Overland Trade in the First Millennium “Homer’s Phoenicians: History, Ethnography or B.C.”, JCS 21(1967); per i commerci fenici di tessuti Trope? [A Perspective on Early Orientalism]”, op. nell’area anatolica cf. G. Garbini, I Fenici. Storia e cit. (nota 8). 7 quelle all'architetto o dell'ingegnere). Oltre normale dell'artigiano medio non doveva al già ricordato Hiram, che doveva essere un essere cattiva se paragonata a quella della capobottega esperto, noto e famoso, maggior parte della popolazione32. l’esistenza di questa figura è nota da una A parte il caso di Hiram, non sono giunti iscrizione di Cipro dove si parla di un rb hr≈ fino a noi nomi di artigiani e artisti fenici. “artigiano in capo” appunto30. Questo si deve imputare a una serie di All’interno dei laboratori dovevano fattori. In primo luogo quasi mai un solo lavorare tanto persone libere di diversa età artigiano era in grado di portare a (dal giovane apprendista al maturo artigiano compimento l’intero ciclo produttivo, fatto specialista) e sesso tanto manodopera questo che dovette rendere difficile agli schiavile la cui esistenza è ben documentata occhi dei contemporanei l’attribuzione di un per le fasi più tarde ma che doveva essere opera a un singolo individuo. Inoltre, strutturale alla società fenicia31. contrariamente all’Egitto33, dove immagini Confronti etnografici e storici del lavoro delle botteghe si hanno nelle consentono di affermare che l’età era pitture delle tombe e alla Grecia classica 34, diversificata a seconda del tipo di lavoro: i dove sui vasi si hanno numerose bambini dovevano forse essere impiegati sia raffigurazioni di artigiani al lavoro, sulla come apprendisti che in mansioni di varia costa levantina le uniche testimonianze di natura. Le donne, cui tradizionalmente ad rappresentazioni di scene di vita quotidiana esempio è legata l’attività della tessitura, si trovano in alcune terrecotte deposte potevano forse essere coinvolte in altre all’interno delle sepolture che si limitano a produzioni come la ceramica. Da esse era immortalare scene di produzione di sicuramente svolta gran parte della attività alimenti35. Se da un lato si deve tener conto artigianale domestica. Infine non si deve del diverso spazio che la narrazione del dimenticare l’impiego degli schiavi, soprattutto i prigionieri di guerra, nello 32 Sulla problematica in ambito vicino orientale svolgimento dei lavori più faticosi anche se sempre valido è lo studio di C. Zaccagnini, “Le è probabile che, in casi di soggetti tecniche e le scienze” in S. Moscati (ed.), L’Alba particolarmente abili, ad essi fosse della Civiltà, op.cit (nota 4), pp. 300-315; per l’ambito classico cf. M. L. Gualandi, Le fonti per la consentito lo svolgimento di attività storia dell’arte, op. cit (nota 1) e B. Fehr, Kouros e altamente specialistiche. korai. Formule e tipi dell’arte arcaica come espressione di valori in S. Settis (ed.), I Greci. Storia La differenza di ruolo, sesso, età e Cultura e Società, op.cit (nota 13), pp. 795-803. condizione giuridica dovette influenzare 33 Oltre a D. Valbelle, “L’artigiano”, op. cit. (nota anche il tipo di trattamento economico. 1), con la relativa bibliografia cf. in particolare per le fonti iconografiche A. M. Donadoni Roveri, Civiltà Certamente più agiata era la vita del degli Egizi. La vita quotidiana, Milano 1987 e AA. capobottega anche se al benessere VV., Les artistes de Pharaon. Deir el-Médineh et la Vallée du Rois, Catalogo della mostra, Paris 2002. economico non dovette necessariamente 34 Sulla figura del ________ e le rappresentazioni corrispondere un miglioramento dello status del lavoro artigianale in ambito greco si veda da sociale. Non è immaginabile infatti che ultimo B. Fehr, Kouros e korai, op. cit. (nota 32); D. Willers, Dedalo, i b i d ., pp. 1295-1301; M. L. anche i più ricchi e famosi artigiani Gualandi, Le fonti per la storia dell’arte, op.cit (nota potessero godere di una qualche forma di 1). 35 V. Karageorghis, The Coroplastic Art of prestigio sociale o di potere politico. La Ancient Cyprus. V. The Cypro-Archaic Period, visione che si ebbe di questi lavoratori nel Nicosia 1998, pp. 45-48, tavv. XXIX-XXX. La Vicino Oriente, così come in Egitto e in presenza di queste figurine con scene di vita quotidiana a Cipro è attribuita all’influenza fenicia: ambito classico, fu sempre improntata al cf. F. Vandenabeele, “Phoenician Influence on the disprezzo e all'ironia anche se la condizione Cypro-Archaic Terracotta Production and Cypriot Influence Abroad” in V. Karageorghis (ed.), Acts of the International Archaeological Symposium 30 M. G. Amadasi – V. Karageorghis, Fouilles de “Cyprus between the Orient and the Occident”, Kition, op.cit (nota 24), B9, 3 = CIS I, 64. Nicosia 1986, pp. 356-357. Nel caso di queste 31 Sulla figura del bambino, della donna e dello rappresentazioni V. Karageorghis non esclude schiavo cf. i contributi di M. Cruz Marín Ceballos, l’ipotesi che si tratti della preparazione delle offerte M. G. Lancellotti e A. Lemaire nel presente volume. di pane alla Grande Dea o ad altra divinità. 8 quotidiano ebbe nelle manifestazioni infine pensare che in alcune circostanze, artistiche e artigianali delle culture greca e come nel caso della consegna di un lotto di egiziana dall’altro si deve considerare il avori particolarmente importante, venisse fatto che, nel momento in cui pure è chiamato uno scriba che, collaborando con testimoniata l’esigenza di rappresentare un la bottega, apponeva sull’oggetto aspetto della vita di tutti i giorni, ad essere l’iscrizione richiesta38. scelti non furono mai i lavori svolti al di Infine una possibile coscienza della fuori dell’ambito domestico. L’attività propria posizione sociale e un certo senso di lavorativa, il mestiere, quella parte così solidarietà di classe è testimoniata importante nella vita degli individui nelle dall’esistenza di associazioni artigianali. società antiche come in quelle moderne, non Esse non sono direttamente attestate in area fu mai per i Fenici un soggetto degno di fenicia nel I millennio ma se ne ha notizia essere rappresentato. Rare sono peraltro dai testi di Ugarit dove si parla di gruppi di anche le attestazioni di nomi di mestieri lavoratori capeggiati da un rb. Si tratta di nelle iscrizioni funerarie, le uniche che associazioni inserite all'interno di un sistema potrebbero fornire un indizio sulla volontà economico ancora fortemente vincolato al di qualificare il defunto in base alla sua palazzo ma possono costituire un utile appartenenza non solo a un nucleo familiare indizio di una prima forma di aggregazione ma anche a un gruppo sociale. Si ricordano tra persone che svolgono la stessa a Kition i casi della stele funeraria del professione secondo un’usanza che dovette “fabbricante di carri”, l’iscrizione mantenersi in area levantina fino all’età dell’”artigiano in capo” e infine quella del persiana se nella Bibbia si parla di defunto che ricorda il mestiere di "lapicida" associazioni di gioiellieri e altri artigiani39. (scultore o incisore) svolto da suo padre36. [I. O.] La presenza delle iscrizioni sul retro degli avori così come su alcune coppe e vasi 4. IL RUOLO DELL’ARTIGIANO NEL PROCESSO di ceramica, pone la questione del grado di DI COLONIZZAZIONE IN OCCIDENTE alfabetizzazione degli artigiani. E’ probabile che alcuni artigiani-artisti, magari i capi A partire dalle fasi più antiche della bottega e coloro che interagiva coi mercanti colonizzazione si svilupparono negli e col palazzo, fossero mediamente insediamenti fenici del Mediterraneo centro- alfabetizzati in base alle necessità del loro occidentale forme di organizzazione politica lavoro. ed economica autonome, che ebbero Singoli segni compaiono su vasi di inevitabili riflessi sul mondo del lavoro e, di ceramica e su diversi strumenti di lavoro, conseguenza, anche sulle attività artigianali. come per esempio su due tuyères da Biblo Infatti, se sin dall’inizio del fenomeno indicando che in alcuni casi, in semplice coloniale l’organizzazione del lavoro riprese funzione del lavoro svolto, l’artigiano sostanzialmente le forme che erano state doveva se non saper scrivere almeno tipiche dei centri orientali, si devono conoscere i segni dell’alfabeto37. Si può II (1933-1938), Paris 1954-58, pp. 460-467, n. 36 M. G. Amadasi – V. Karageorghis, Fouilles de 11671. 38 Kition III, op. cit (nota 24), B42 pp. 91-93, tav. XVI, Si ricorda ad esempio la presenza non di lettere 1; B46 pp. 100-101, tav. XIV, 2!; B9, pp. 60-61 tav. I ma di intere parole sul retro degli avori da Nimrud e n.4!; Fig. 11!; M. Sznycer, ”Les noms de métier et de Arslan Tash che guidavano il montaggio dell’oggetto fonction chez les Phéniciens de Kition d’après les al momento della consegna R. Barnett, Phoenician témoignages épigraphiques”, in AA. VV., Chypre. and Punic Arts and Handicrafts, op. cit. (nota 17), p. La vie quotidienne de l’Antiquité à nos jour, Paris 26 e nota 45. 39 1985, p. 86. Sul mestiere del lapicida cf. C. Bonnet, Per l’interpretazione in tal senso del passo di “La terminologie phénico-punique relative au métier Nehemia 3:31 cf. M. Helzer, “A Recently Discovered de lapicide et à la gravure des textes”, SEL 7 (1990), Phoenician Inscription and the Problem of the Guilds pp. 111-122. of Metal-caster” in ACFP I, pp. 119-123, in part. p. 37 M. Dunand, Fouilles de Byblos I, Paris 1937- 120; P. Xella, s. v. “associazioni”, in DCF; E. 1939, pp. 186-187, n. 2927; Id., Fouilles de Byblos, Lipinvski, s.v. “corporations”, in DCPP, pp. 120-121. 9 segnalare significative differenziazioni. incentrati sulla Sardegna, dove Innanzitutto il palazzo non è più il l’espansionismo fenicio si pone sulla scia di principale committente delle botteghe continuati e duraturi contatti a cavallo fra II artigianali, che si trovano ad operare e I millennio fra il mondo nuragico e le prevalentemente sotto la tutela svariate componenti etniche del dell'istituzione templare e per la ricca classe Mediterraneo orientale e della costa mercantile, che fu la vera promotrice levantina42. Al riguardo particolarmente dell'espansionismo fenicio nel significativa risulta la documentazione Mediterraneo. Una stretta collaborazione fra raccolta nel villaggio nuragico di mercanti e artigiani è infatti ben Sant’Imbenia, nella baia di Porto Conte, a documentata sin dalle prime imprese nord di Alghero, dove viveva sin dalla fine transmarine dall'Egeo alle coste atlantiche del IX sec. a. C. una fiorente comunità di del Marocco e della Penisola Iberica40. commercianti e di artigiani fenici43. La Si deve pertanto ipotizzare che nel Sardegna rappresentò inoltre, insieme complesso processo della colonizzazione i all’insediamento di Pithecusa nel golfo di potenti armatori fenici dovettero riservare Napoli, un’importante ponte per un ruolo molto importante alla classe l’irradiazione fenicia lungo le coste artigianale non solo per la formazione delle dell’Etruria e del Latium Vetus, dove nuove entità urbane, ma anche nel delicato operavano all’interno delle comunità rapporto con il mondo indigeno. In effetti, indigene ristretti nuclei di artigiani fu proprio la più evoluta esperienza orientali44. tecnologica orientale, di cui l'artigiano era il Passando all’estremo Occidente detentore e il custode, a rappresentare uno mediterraneo il problema è stato soprattutto degli elementi chiave dell'interazione con le affrontato per la Spagna meridionale, che componenti locali. Inoltre, nel confronto rappresenta la principale area di irradiazione con le comunità indigene emergerà un fenicia nella Penisola Iberica45. Al riguardo, nuovo ruolo sociale dell'artigiano itinerante, uno dei campi di indagine più proficui per il quale all'interno di un vasto territorio si stabilire il grado di penetrazione della muoverà portando con sé insieme al proprio componente fenicia all’interno delle strumentario tecnico una conoscenza che 42 assunse talora connotazioni quasi magiche. Su questa linea interpretativa fondamentali risultano P. Bernardini, Micenei e Fenici. Il fenomeno, già magistralmente analizzato Considerazioni sull’età precoloniale in Sardegna, da J. N. Coldstream per l’Egeo e per i Roma 1991; P. Bartoloni, “Le linee commerciali rapporti con la componente greca41, si all’alba del primo millennio”, in I Fenici: Ieri Oggi Domani, Roma 1995, pp. 245-259; P. Bernardini, “I ripresenta in modo chiaramente leggibile nel Phoinikes verso Occidente: una riflessione”, RSF 28 Mediterraneo centrale e occidentale. Nel (2000), pp. 13-33. 43 I. Oggiano, “La ceramica fenicia di primo caso andranno ricordati gli studi Sant’Imbenia (Alghero – SS)”, in P. Bartoloni - L. Campanella (eds.), La ceramica fenicia di Sardegna, Roma 2000, pp. 235-258. 40 44 M. Botto, “Artigiani al seguito di mercanti: M. Martelli, “I Fenici e la questione considerazioni su un aspetto del commercio fenicio orientalizzante in Italia”, in ACFP II, pp. 1049-1072; nel Mediterraneo”, in S. Bruni – T. Caruso – M. G. Colonna, “La cultura orientalizzante in Etruria”, Massa (eds.), Studi in onore di Orlanda Pancrazzi, in in Principi etruschi tra Mediterraneo ed Europa, c. s. Venezia 2000, pp. 55-66. 41 45 Oltre allo studio citato a nota 14 c f. J. N. C f . per es. J. Fernández Jurado, “La Coldstream, “Greeks and Phoenicians in the orientalización de Huelva”, in M. E. Aubet (ed.) Aegean”, in H.-G. Niemeyer (ed.), Phönizier im Tartessos. Arqueología protohistórica del Bajo Westen, Mainz am Rhein 1982; J. N. Coldstream, Guadalquivir, Sabadell 1989, in part. pp. 347-348; D. “Crete and the Dodecanese: Alternative Eastern Ruiz Mata, “Repensando el concepto histórico de Approaches to the Greek World During the Tartessos”, Historia 5 (2000), pp. 23-45; M. Botto, Geometric Period”, in V. Karageorghis – N. Chr. “Rapporti fra Fenici e indigeni nella Penisola Iberica Stampolidis (eds.), Athens 1998, pp. 255-60. L’intera (VIII – VI sec. a. C.)”, in Hispania Terris Omnibus problematica è stata recentemente ripresa da M. Felicior, Pisa 2002, pp. 9-62; I d., “Artigiani al Botto, “Cipro fra la Fenicia e l’Italia”, in Seminario seguito di mercanti: considerazioni su un aspetto del interparlamentare italo-cipriota sull’identità commercio fenicio nel Mediterraneo”, op. cit. (nota mediterranea (Nicosia 7-10 Gennaio 2001), in c. s. 40). 10 comunità locali è rappresentato dallo studio dell'artigiano nella società cartaginese dei contesti tombali46. Inoltre, tale tipo di andranno ricordate quelle raccolte dal S. ricerca ha permesso di dare maggiore Lancel sulla collina di Byrsa, dove visibilità al ruolo svolto dagli artigiani in all'interno di un gruppo di tombe databili nel questo processo. In proposito risulta secondo quarto del VII sec. a. C. si emblematico il caso di Peña Negra di distinguono tre sepolture accomunate da Crevillente, nella provincia di Alicante, elementi caratteristici49. Si tratta di dove le indagini condotte hanno portato deposizioni di individui adulti per le quali è all’individuazione di un vero e proprio stato adottato il rituale dell'incinerazione quartiere di artigiani e commercianti fenici largamente minoritario a Cartagine; provenienti dalla vicina colonia di La eccezionale è anche il fatto che parte del Fonteta, con botteghe di ceramisti, bronzisti corredo risulti collocato all'interno di anfore e orafi che, col passare del tempo, diedero da trasporto di appurata produzione locale50; vita a scuole locali47. L’avvenuta in due casi (A-160, 162), infine, il corredo consapevolezza dell’importanza della vascolare era caratterizzato dalla presenza di propria attività da parte di questo gruppo di una kotyle protocorinzia, che permette una artigiani e di altri che lavoravano, molto corretta datazione dei contesti intorno al verosimilmente, presso comunità limitrofe 660/650 a. C. Tuttavia, il dato di gran lunga risulta documentata da un rinvenimento del più interessante riguarda i materiali raccolti tutto eccezionale. Si tratta di una matrice per nelle anfore da trasporto, che per le la realizzazione di pendenti ovali di stile sepolture A-143 e A-160 erano in orientalizzante ben attestati in tutta la prevalenza avori. La presenza sia di prodotti Penisola, proveniente con tutta probabilità lavorati sia di pezzi allo stato grezzo indica da un contesto tombale relativo ad un centro chiaramente come ci si trovi di fronte alla satellite del grande insediamento indigeno48. sepoltura di artigiani che hanno voluto in In questo caso risulta evidente la volontà, da questo modo testimoniare l'acquisita parte degli artigiani fenici stabilitisi nel Sud- consapevolezza del valore sociale raggiunto, Est peninsulare, di valorizzare nel simbolico grazie alla propria attività, all'interno della spazio funerario il lavoro svolto in vita. comunità di appartenenza. Secondo il parere Il fenomeno trova interessanti riscontri di chi scrive, inoltre, questi artigiani anche all’interno delle stesse colonie, come dovevano essere originari della madrepatria ben documentato per Cartagine. Fra le fenicia51. Il loro trasferimento nella testimonianze più antiche in grado di metropoli nord-africana potrebbe rientrare evidenziare l'importanza della figura in precise ottiche di mercato programmate dalle potenti corporazioni di imprenditori 46 Significativo al riguardo è lo studio di M. L. de fenici, oppure dipendere da fattori la Bandera – E. Ferrer Albeda, “Recostrucción del ajuar de una tumba de Cástulo: Indicios de contingenti, come per esempio dalla difficile mestizaje?”, Kolaios 4 (1995), pp. 53-65. 47 situazione attraversata dalla Fenicia agli A. González Prats, “La presencia fenicia en el inizi del VII sec. a. C. a seguito delle Levante peninsular y su influencia en las comunidades indígenas”, in I-IV Jornadas de devastazioni attuate dagli eserciti di Arqueología fenicio-púnica, Ibiza 1991, p. 113; Id., “Quince años de excavaciones en la cuidad 49 protohistórica de Herna (La Peña Negra, Crevillente, Cf. le tre tombe di individui adulti A-143, A- Alicante)”, Saguntum, 26 (1993), pp. 181-188; Id., 160, A-162 pubblicate da S. Lancel, “Fouilles “Fenicios e indígenas en el Levante Peninsular”, in françaises à Carthage. La colline de Byrsa et D. Ruiz Mata (ed.), Fenicios e indígenas en el l’occupation punique (VIIe siecle - 146 av. J.-C.). Mediterráneo y Occidente: modelos e interacción, El Bilan de sept années de fouilles”, CRAI 1981, in part. Puerto de Santa María 2000, pp. 107-117. pp. 162-164; Id., “Le niveaux funéraires” , in S . 48 A. González Prats, “Dos bronces fenicios de la Lancel (ed.), Byrsa II, Paris 1982, p. 340 e ss. 50 Colleción Candela. Aportación al conocimiento de la C f . J. Ramon Torres, Las ánforas fenicio- orfebrería e iconografía orientalizante de la Peninsula púnicas del Mediterráneo central y occidental, Ibérica”, in M.E. Aubet (ed.) Tartessos. Arqueología Barcelona 1995, pp. 107, 182 (tipo T-3.1.1.2.). 51 protohistórica del Bajo Guadalquivir, op. cit. (nota Valutazioni analoghe sono espresse da M. Gras 45), pp. 411-430, con riferimento al bronzo - P. Rouillard - J. Teixidor, L’universo fenicio, denominato Candela 1. Torino 2000, pp. 205, 279-281. 11 Asarhaddon nei confronti di Tiro e Sidone52. Iberica la situazione appare più articolata. Le origini orientali di questa famiglia (?) di Per quel che concerne l’VIII sec. a. C. si artigiani sono innanzitutto da rintracciare, a deve segnalare il rinvenimento a Morro de nostro avviso, nel rituale dell’incinerazione; Mezquitilla di un’officina per la lavorazione al riguardo, un altro importante indizio del ferro disposta marginalmente all’abitato, proviene da alcuni avori lavorati a giorno, sul pendio superiore dell’insediamento che messi in luce nella tomba A-143, in cui sono si erge fra il mare e il porto58. Pressoché ritratti l’albero sacro e figure di cervidi53. contemporanei sono inoltre i forni per la Contrariamente a quanto sostenuto coppellazione rinvenuti al Castillo de Doña dall’editore e in accordo con I. J. Winter si Blanca, nella baia di Cadice, anche se la ritiene infatti che questi splendidi avori parzialità degli scavi per quel che concerne siano da collegarsi direttamente alla le fasi più antiche dell’insediamento non tradizione orientale e quindi agli ateliers permette di stabilire con esattezza la loro levantini che produssero analoghi reperti disposizione all’interno del tessuto urbano59. rinvenuti a Nimrud e a Salamina54. Per il VII sec. a. C., invece, particolare Nelle più antiche colonie gli impianti menzione meritano i casi di Sa Caleta, a artigianali si trovavano, come nella Ibiza60, e di La Fonteta, sulla costa madrepatria, ai margini della città. Il alicantina, dove officine destinate alla fenomeno è strettamente connesso fusione e alla lavorazione dei metalli sono all’organizzazione dello spazio urbano dei state individuate in corrispondenza di quella primi insediamenti fenici di Occidente, che che era l’antica spiaggia61. doveva essere strettamente dipendente dai modelli orientali55. A Cartagine, per esempio, la collocazione dei quartieri 5. LA FASE PUNICA: L’ARTIGIANO E LE artigianali vicino alla spiaggia costituiva NUOVE STRUTTURE ECONOMICO-PRODUTTIVE una sorta di cintura industriale, con laboratori per ceramisti e per metallurghi56. La successiva fase punica si caratterizza Sulla base delle indicazioni ricavate per la formazione a partire dall’avanzato VI soprattutto per gli ateliers ceramici è sec. a. C. di un vasto impero mediterraneo possibile affermare che tale disposizione da parte di Cartagine, che sviluppò una doveva essere già in funzione dalla fine del politica economica basata prevalentemente VII o al massimo dal primo quarto del VI su un intenso sfruttamento del territorio. Le sec. a. C. Nel Mediterraneo centrale nuove direttrici imposte dalla metropoli laboratori artigianali così antichi si trovano nord-africana ebbero ripercussioni anche solo a Mozia57, mentre nella Penisola sull’organizzazione del lavoro artigianale orientato verso forme di produzione su larga 52 Cf. M. Botto, Studi storici sulla Fenicia. L’VIII e il VII sec. a. C., op. cit. (nota 8), pp. 75-82. preliminare degli scavi eseguiti a Mozia negli anni 53 S. Lancel, “Ivoires phénico-puniques de la 1972-74, in Mozia IX, Roma 1978, pp. 7-98; G. peuple archaique de Byrsa, à Carthage”, in ACFP I, Falsone, Struttura e origine orientale dei forni da pp. 687-692. vasaio di Mozia, Palermo 1981. 54 58 La tesi del Lancel è riportata ibid., pp. 691-692; H. Schubart, “La forja fenicia del hierro en el per quella di I. J. Winter cf. “Homer’s Phoenicians: Morro de Mezquitilla”, in A. González Prats (ed.), History, Ethnography or Trope? [A Perspective on La cerámica fenicia en Occidente, Alicante 1999, pp. Early Orientalism]”, op. cit. (nota 8), p. 267, nota 40. 248-249. 55 59 H.-G. Niemeyer, “The Early Phoenician City- D. Ruíz Mata, “La fundación de Gadir y el States on the Mediterranean Archaeological Castillo de Doña Blanca”, Complutum 10 (1999), p. Elements for their Description”, op. cit. (nota 25), p. 306. 60 107. J. Ramon, “El yacimiento fenicio de Sa 56 F. Rakob, “Khartago. Die frühe Siedlung”, RM Caleta”, in I-IV Jornadas de Arqueología fenicio- 96 (1989), pp. 156-164, fig. 5; M. Vegas, púnica, Eivissa 1991, pp. 177-187. 61 “Archaische Töpferöfen in Karthago”, ibid., 97 A. González Prats – E. Ruiz Segura, “Una zona (1990), pp. 33-56. metalúrgica de la primera mitad del siglo VII en la 57 J. I. S. Whitaker, Motya. A Phoenician Colony ciudad fenicia de La Fonteta (Guardarmar, in Sicily, London 1921, pp. 173-174; V. Tusa, L a Alicante)”, in Actas del XXIV Congreso Nacional de necropoli arcaica e adiacenze. Relazione Arqueología, III, Cartagena 1999, pp. 355-357. 12 scala, con massiccio utilizzo di manodopera dell’armamentario da guerra e della schiavile62. Naturalmente questo non fu ceramica da trasporto e di uso comune65. l’esclusivo sistema adottato in tale periodo Andrà comunque osservato che se la storico, dal momento che dovettero essere produzione standardizzata raggiunse la sua sempre attive le piccole botteghe artigianali, massima diffusione con l’apogeo della le cui produzioni erano indirizzate verso i potenza cartaginese, non mancano esempi mercati locali, e gli ateliers specializzati riferibili alla fase fenicia. Emblematico al destinati ai prodotti di lusso, dove riguardo è il caso dall’atelier ceramico l’artigiano nel rapporto con l’oggetto da lui individuato al Cerro del Villar, nella prodotto aveva ancora la possibilità di provincia di Malaga. Lo studio di questo esprimere la propria abilità professionale. In impianto, infatti, ha evidenziato come già quest’ambito l’organizzazione della bottega nella prima metà del VI sec. a. C. si non doveva essere diversa da quella dei producessero nella colonia andalusa grandi laboratori della madrepatria e dei più antichi contenitori per il trasporto e lo stoccaggio di ateliers occidentali. Si ha notizia, per prodotti alimentari (anfore, pithoi), destinati esempio, della trasmissione di generazione non solo a soddisfare le esigenze degli in generazione del tipo di mestiere, in abitanti dell'insediamento fenicio, ma anche particolare di quelli come il metallurgo, di quelli dei centri indigeni ad esso l’orafo o l’intagliatore di avori, per i quali economicamente vincolati. La fabbricazione erano necessari una conoscenza tecnica e di questi vasi raggiunse livelli quantitativi un’abilità particolari63. così elevati da implicare sin dall’inizio Per quel che concerne invece le un’organizzazione del lavoro alquanto produzioni più standardizzate andrà complessa e da giustificare l’utilizzo del osservato che la progressiva perdita di termine “industriale” per definire tale tipo di qualità dell’oggetto elaborato testimonia il produzioni66. degrado delle capacità professionali Per le fasi più tarde interessante risulta la dell’artigiano, ridotto a svolgere, come un situazione di Cadice, la potente città semplice operaio, mansioni ripetitive e dell'Andalusia occidentale che intratteneva alienanti64. Questo tipo di sistema di con Cartagine rapporti paritetici. Molta produzione venne adottato soprattutto dalle dell'importanza di tale centro si deve allo grandi imprese urbane come quelle che sfruttamento delle risorse marine, in operarono a Cartagine nell’ambito particolare di quelle legate alla pesca e alla dell’edilizia, della cantieristica, conservazione del tonno e alla produzione di garum. Queste attività, praticate sin dalle 62 Per il problema dell’utilizzo della componente prime fasi di vita della colonia, con il IV schiavile nelle attività artigianali all’interno del sec. a. C. assunsero proporzioni prima mondo romano rimangono ancora fondamentali gli studi raccolti da A. Giardina – A. Schiavone (eds.), 65 Società romana e produzione schiavistica, II. Merci, Per le grandi opere urbane cf. per es. la famosa mercati e scambi nel Mediterraneo, Roma-Bari “iscrizione urbanistica” del III sec. a. C., A. 1981. Mahjoubi – M. H. Fantar, “Une nouvelle inscription 63 Significativa al riguardo risulta l’iscrizione da carthaginoise”, RANL, ser. VIII, 21 (1966), pp. 201- Cartagine CIS I 5984 datata al II sec. a. C. nella 209; A. Dupont-Sommer, “Une nouvelle inscription quale si ricordano ben quattro generazioni di punique de Carthage”, CRAI (1968), pp. 116-133. fonditori (“Tomba di Bodmelqart, figlio di <STNYS, Per la cantieristica cf. Polibio X 17,9 dove si fa figlio di <KYS, figlio di PQY, il fonditore”). riferimento a duemila operai che lavoravano Interessanti risultano anche CIS 327 e CIS 328, nell’arsenale di Cartagena in Spagna. 66 sempre da Cartagine, relative molto verosimilmente a J. A. Barceló et al., “El área de producción due fratelli che avevano ereditato dal padre lo stesso alfarerera del Cerro del Villar (Guadalhorce, mestiere di orafo. Sulle professioni artigianali a Málaga)”, RSF 23 (1995), pp. 147-181; E. Curiá et Cartagine cf. in generale A. Ferjaoui, “Fonctions al., “El taller alfarero de principios del siglo VI a. et metiers de la Carthage punique à travers les C.”, in M. E. Aubet et al., Cerro del Villar – I, inscriptions”, in REPPAL 6 (1991), pp. 71-86. Sevilla 1999, pp. 157-305; E. Curiá et al., “La 64 Per raffronti con il mondo romano oltre agli organización de la producción de cerámica en un studi citati a nota 62 cf. J. P. Morel, “La produzione centro colonial fenicio: el taller alfarero del siglo VI artigianale e il commercio transmarino”, in Storia di a.n.e. del Cerro del Villar (Málaga)”, in ACFP IV, Roma, II, 1, Torino 1990, in part. pp. 402-404. pp. 1475-1485. 13 impensabili. In tale periodo, infatti, si Anche nella fase punica i quartieri degli assiste a un radicale cambiamento nel tipo artigiani erano dislocati alla periferia degli di organizzazione sia della lavorazione del abitati, in zone in disuso e marginali rispetto pescato sia della sua distribuzione, con il ai quartieri residenziali. A Cartagine per passaggio da un commercio regionale a un esempio, a seguito della grande espansione commercio ad ampio raggio indirizzato della città avvenuta a partire dal V sec. a. verso molti dei principali mercati del C., gli artigiani si spostarono a lavorare in Mediterraneo, da Corinto a Cartagine, da aree diverse da quelle utilizzate nel periodo Ampurias a Vulci. Nella Baia di Cadice si precedente, che vennero invece occupate da moltiplicano gli stabilimenti di lavorazione abitazioni signorili, verosimilmente di ricchi del pesce e allo stesso tempo si assiste commercianti70. Gli scavi condotti fra la all'intensificazione della produzione di sale, fine dell’Ottocento e i primi decenni del necessario per la conservazione degli Novecento hanno fornito una alimenti, e alla nascita di ateliers ceramici documentazione esaustiva al riguardo, destinati alla realizzazione di specifici evidenziando come le necropoli di Douimès contenitori per il trasporto del pescato e Dermech, in funzione nelle fasi più contraddistinti da bolli di garanzia67. Si antiche della colonia, fossero destinate a passa quindi da una produzione limitata, ospitare laboratori ceramici71. Queste gestita prevalentemente da piccoli gruppi di notizie si integrano con quelle del persone, a una produzione di tipo rinvenimento di un forno per la fusione del industriale, per la quale, come è stato vetro nell’area di Dermech72, di un atelier ripetutamente segnalato, il santuario di metallurgico sul fianco sud-est della collina Melqart, dovette svolgere un importante di Byrsa73e di impianti per la lavorazione ruolo di controllo68. Quello del tempio della porpora a Le Kram, databili fra la gaditano è sicuramente uno dei casi più seconda metà del III e gli inizi del II sec. a. evidenti e conosciuti sin dall’antichità di C.74. gestione da parte della classe sacerdotale di Discorso analogo deve essere fatto per la attività economico-artigianali. Un altro vicina Utica, dove nel 1925 l’Abbé Foulard interessante esempio proviene da scoprì un quartiere di vasai nell’area della Kerkouane, dove all’interno del santuario necropoli arcaica75. Rimanendo in Nord- cittadino è stato messo in luce un Africa particolarmente interessante risulta la laboratorio artigianale datato al III secolo a. situazione di Kerkouane, che ha restituito C., nel quale si producevano terrecotte forni da ceramista sia all’esterno sia figurate destinate ai fedeli69. all’interno della città, questi ultimi destinati comunque a una produzione ordinaria 67 J. I. Vallejo – I. Córdoba – A. M. Niveau, 70 “Factorías de salazones en la Bahía gaditana: F. Rakob (ed.), Karthago I. Die deutschen economía y organización espacial”, XXIV Congreso Ausgrabungen in Karthago, Mainz am Rhein 1991. 71 Nacional de Arqueología, III, Murcia 1999, pp. 107- A. L. Delattre, “La nécropole punique de 114; J. C. Carrera – J. L. de Madaria – J. Vives- Douimès à Carthage (Fouilles de 1895 e 1896) Ferrándiz, “La pesca, la sal y el comercio en el “,"Mémoires de la Societé Nationale des Antiquaires Círculo del Estrecho. Estado de la cuestión”, Gerión de France, 56 (1897), pp. 22-25; P. Gauckler, 18 (2000), pp. 43-76. Nécropoles puniques de Carthage, II, Paris 1915, pp. 68 Su queste problematiche cf. F. Chaves – E. 512-516; S. Gsell, Histoire ancienne de l’Afrique du García Vargas, “Reflexiones en torno al área N o r d , IV, Paris 1924, p. 57 e s s .; P. Cintas, comercial de Gades: estudio numismático y Céramique punique, Paris 1950, pp. 23-33. 72 económico”, ibid., 3 (1991), supplemento “Alimenta. Cf. per una descrizione piuttosto sommaria P. Estudios en Homenaje al Dr. Michel Ponsich”, pp. Gauckler, Nécropoles puniques de Carthage, I, op. 139-68; M. C. Marín Ceballos, “Reflexiones en torno cit. (nota 71), p. 10. 73 al papel económico-político del templo fenicio”, in G.-Ch. Picard – C. Picard, Vie et mort de Homenaje a José María Blázquez, III, Madrid 1994, Carthage, Paris 1970, pp. 39, 115-118 e 158; S. pp. 349-362. Lancel, Carthage, Paris 1992, pp. 154-161. 69 74 M. H. Fantar, “Les études puniques en Ibid., pp. 163-165. 75 Tunisie”, in ACFP I, pp. 184-185; Id., Kerkouane, J. Moulard, “Fouilles à Utique en 1925”, in cité punique du Cap Bon (Tunisie), III, Tunis 1986, Bulletin Archéologique du Comité des Travaux pp. 155-158. Historiques et Scientifiques, 1926, pp. 225-235. 14 rivolta a una clientela ristretta. Tale Fonteta, dove si riscontra una continuità fra differenziazione spaziale è riscontrabile fase fenicia e fase punica anche per quel che anche per altre attività. Infatti, mentre concerne la dislocazione delle officine nell’abitato è stata messa in luce una metallurgiche81. vetreria, i forni per la produzione di calce e Sulla consapevolezza da parte le attività legate alla lavorazione della dell'artigiano della propria funzione sociale porpora erano esterni alle mure, dislocati importanti elementi sono forniti dallo studio prevalentemente in prossimità del mare76. dei contesti funerari. Interessante al riguardo A Mozia, in Sicilia, le attività artigianali risulta lo scavo di una tomba di Utica rimasero confinate nella zona nord databile agli inizi del IV sec. a. C. Le dell’isola, tra il tofet e la necropoli arcaica77. indagini condotte da Pierre Cintas alla fine Situazione analoga è riscontrabile per le degli anni Cinquanta del secolo scorso aree “industriali” individuate nelle colonie hanno infatti portato al recupero della di Tharros e di Nora, in Sardegna. Nel sepoltura di un artigiano ebanista, che si era primo caso le fornaci pirometallurgiche, in fatto sotterrare con i propri utensili, con la funzione già nel V sec. a. C., si dispongono materia prima ancora da lavorare e con una nel settore nord-occidentale della collina di serie di prodotti in corso di esecuzione, Su Muru mannu78, ai limiti dell’abitato. A come placchette di osso, ciottoli levigati e Nora, invece, i laboratori artigianali della valve madreperlacee accuratamente pulite fase tardopunica si collocano alla base del destinate ad ornare pissidi e piccoli versante nord-occidentale della “Collina di contenitori per cosmetici82. Il grado di Tanit”, non distanti dal mare e in direzione benessere raggiunto da questo individuo del porto79. Passando alla Penisola Iberica risulta confermato dal proprio corredo andrà senza dubbio segnalata la particolare personale composto da un collier con cinque situazione verificatasi al Cerro del Villar, pendenti e da un orecchino d’oro puro di dove a seguito dell’abbandono della colonia pregevole fattura decorato con motivi intorno al 570 a. C., l’area in virtù realizzati a filigrana. Interessanti sono dell’eccellente qualità delle argille venne inoltre le indicazioni fornite da P. Gauckler trasformata nel V e nel IV sec. a. C. in un in riferimento ad una tomba scavata nella vasto quartiere industriale dipendente dalla necropoli di Dermèche, il cui corredo vicina Málaga, con forni e laboratori comprendeva, fra l’altro, anche delle destinati alla produzione ceramica80. Ben placchette di marmo di cui alcune documentata è inoltre la situazione di La presentavano ben evidenti le tracce di un lavoro fatto al compasso, abbozzato ma mai 76 M. H. Fantar, Kerkouane, cité punique du Cap terminato83. Dalla metropoli nord-africana Bon (Tunisie), op. cit. (nota 69), pp. 509-524. 77 provengono altre importanti indicazioni V. Tusa, “L’area industriale di Mozia” in E. Acquaro (e d .), Alle soglie della classicità. Il relative allo scavo di tombe. La prima Mediterraneo tra tradizione e innovazione, Pisa- riguarda il recupero di un’impronta di sigillo Roma 1996, pp. 1003-1022. che raffigura un murex trunculus, cioè il 78 C. Galeffi, “Nota preliminare allo studio delle «fornaci» di Tharros”, RSF 28 (2000), pp. 195-197: gasteropode da cui i Fenici ricavavano la G. M. Ingo et al., “Primo contributo alla porpora. Come è stato giustamente ricostruzione delle fornaci pirometallurgiche di Tharros”, ibid., pp. 199-204. evidenziato da M. H. Fantar il proprietario 79 B. M. Giannattasio, “L’area C di Nora, ovvero di questo sigillo doveva molto uno spazio aperto”, in C. Tronchetti (ed.), Ricerche su Nora – I (anni 1990-1998), Cagliari 2000, pp. 77- 81 86. A. González Prats, “La Fonteta. El 80 C f. M. E. Aubet, “La secuencia arqueo- asentamiento fenicio de la desembocadura del río ecológica del Cerro del Villar”, in A. González Prats Segura (Guardarmar, Alicante, España). Resultados (ed.), La cerámica fenicia en Occidente, op. cit. (nota de las excavaciones de 1996-97”, RSF 26 (1998), pp. 58), pp. 47-48 e da ultimo M. E. Aubet – A. Delgado, 191-213. 82 “La colonia fenicia del Cerro del Villar y su P. Cintas, “Deux campagnes de fouilles à territorio”, in C. G. Bellard (ed.), Ecohistoria del Utique”, Karthago 2 (1958), p. 37. 83 paisaje agrario. La agricultura fenicio-púnica en el P. Gauckler, Nécropoles puniques de Carthage, Mediterráneo, Valencia 2003, p. 62. I, op. cit. (nota 71), p. 91, n. 212. 15 verosimilmente dirigere una tintoria o essere concerne le stele su cui si trovano le un commerciante di stoffe colorate84. Il dato raffigurazioni di strumenti di lavoro è stato può essere integrato con il recupero osservato che si datano tutte al periodo tardo all’interno di una sepoltura cartaginese di (fine III - inizi II sec. a. C.)90. Non è forse una brocca con incisa l’iscrizione un caso che, nella scarsità generale delle “Bodashtart, figlio di Baalhanno” attestazioni, queste iconografie rimandino contenente murex frantumati85. Questa tutte a lavori strettamente connessi alla pratica doveva avere origini molto antiche, produzione di stele, quali quelli dal momento che risulta documenta in dell’incisore, del cavatore di pietre e dello alcune sepolture della necropoli scultore. E’ probabile, quindi, che questi orientalizzante de La Joya, presso Huelva, artigiani abbiano ceduto alla tentazione di databili nel VII sec. a. C.86. Anche per le autorappresentarsi simbolicamente sul attestazioni spagnole si è giustamente monumento votivo, indicando il proprio sottolineato il valore simbolico del murex, la strumentario. Fuori della metropoli nord- cui presenza nelle sontuose tombe delle africana le attestazioni al riguardo sono aristocrazie tartessiche doveva rimarcare molto rare. Fra i pochi significativi esempi una sacralizzazione dell’attività tecnica si deve comunque ricordare la dedica di legata all'estrazione della porpora fonte di <bd>lm, il vasaio, al suo signore Ba<al notevole ricchezza per i signori di una Hammon, rinvenuta nel tofet di Mozia91. regione in cui questo tipo di gasteropode era Il limite estremo di tale processo di particolarmente diffuso87. consapevolezza delle proprie qualità e del Sempre in riferimento alla ruolo svolto all’interno della comunità di consapevolezza da parte dell'artigiano della appartenenza è raggiunto nel momento in propria funzione sociale una cospicua cui l’artigiano arriva a firmare il proprio documentazione proviene dai tofet, dove in lavoro. Le attestazioni al riguardo risultano alcuni casi le stele presentano insieme al quasi tutte di epoca tarda. Le uniche nome del dedicante anche la qualifica del possibili firme di artigiani relative alla fase mestiere, oppure l'iconografia degli arcaica si riferiscono alle iscrizioni presenti strumenti utilizzati nella professione88. Il su due dei più raffinati prodotti fenici caso senza dubbio più significativo è rinvenuti nella Penisola Italica: si tratta delle rappresentato dal tofet di Cartagine, dove le patere d’argento decorate a sbalzo e ad attestazioni di attività artigianali seppur non incisione provenienti da Pontecagnano92 e numerosissime sono abbastanza consistenti da Praeneste93, datate fra la fine dell’VIII e e fanno riferimento a varie professioni, in gli inizi del VII sec. a. C. Nel primo caso la particolare a quelle legate alla lavorazione lettura dell’iscrizione proposta da G. dei metalli ferro, rame, oro)89. Per quel che Garbini è: bl≈>bnnsk, interpretata come “bl≈> che appartiene alla corporazione dei 84 fonditori”94. Recentemente però è stata M. H. Fantar, Carthage. Approche d’une civilisation, I, Tunis 1993, p. 308. 85 Ibid. 86 90 J. P. Garrido, “Influencias foráneas en el C f . per es. C. Picard, “Les représentation de círculo fenicio del Atlántico: el complejo cultural de sacrifice m o l k sur les steles de Carthage”, in Huelva en el periodo orientalizante”, in Actas del I Karthago 18 (1978), pp. 5-116. 91 Congreso Internacional el estrecho de Gibraltar, I, M. G. Amadasi, Scavi a Mozia - Le iscrizioni, Madrid 1988, pp. 399-406. Roma 1986, pp. 25-26, n. 16. 87 92 P. Fernández Uriel, “El comercio de la B. D’Agostino, “La patera orientalizzante da p ú r p u r a ” , in P. Fernández Uriel et al. (e d s . ) , Pontecagnano riesaminata”, SE 45 (1977), pp. 51-58, Intercambio y comercio preclásico en el con bibl. prec. 93 Mediterráneo, Madrid 2000, p. 276. F. Canciani – F.-W. von Hase, La tomba 88 H. Hours – Miédan, “Les représentations Bernardini di Palestrina, Roma 1979, p. 38, n. 19. 94 figurées sur les stèles de Carthage”, Cahiers de G. Garbini, “L’iscrizione fenicia”, in B. Byrsa 1 (1951), pp. 65-66, non esclude la possibilità D’Agostino, “La patera orientalizzante da che si tratti di strumenti religiosi. Pontecagnano riesaminata”, op. cit. (nota 92), pp. 58- 89 M. H. Fantar, Carthage. Approche d’une 62. L’interpretazione del Garbini è avallata da M. civilisation, I, op. cit. (nota 84), p. 292. Heltzer, “A Recently Discovered Phoenician 16 avanzata una differente lettura, basata su iscrizione funeraria proviene da Mozia ed è una nuova riproduzione fotografica, stata rinvenuta nel lontano 1779. Il testo, secondo la quale sarebbe più verosimile datato su base paleografica alla fine del V - leggere dopo il nome proprio l’indicazione IV sec. a. C., indica che la tomba appartiene della paternità (bn ™mlk)95. Riguardo ad un certo mtr, il vasaio100. Tornando in all’iscrizione della patera della tomba Nord-Africa, dalla necropoli di Kélibia, Bernardini sembra invece generalmente antica Aspis, proviene un’iscrizione incisa accettata la lettura >≈mny<d bn <≈t>, sulle pareti di una tomba a camera che è interpretata come la firma dell’artigiano che stata tradotta “taglio che ha fatto Arshim ha eseguito il lavoro seguita dal figlio di Bodashtsart”101): in questo caso patronimico96. l’artigiano che ha realizzato la tomba Più ricca, anche se sempre molto tagliandola nella roccia ha voluto lasciare limitata, risulta la documentazione delle fasi indelebile l’indicazione della propria opera. più tarde. Al riguardo si ricorda l’iscrizione Un ulteriore esempio di firma di artigiano incisa su una stele del tofet di Sousse, in cui potrebbe essere quello rinvenuto su compare il nome dell’artigiano Abdashtart, un’iscrizione riportata su una stele la cui bottega era collocata “alla porta del neopunica da Maktar102, dove dopo il santuario”97, s e c o n d o u n a p r a s s i patronimico e il mestiere del dedicante si documentata per il Nord-Africa anche a legge in caratteri più piccoli: b/p<l ym<r Kerkouane, come del resto già osservato98. > b r > , tradotto con “fatto dal ym<r l o Da quest'ultimo centro proviene un'altra scultore”. In questo caso si potrebbe pensare importante attestazione riferibile alla firma dello scultore che ha scolpito la all'iscrizione apposta sopra l’entrata alla stele o del lapicida che ha inciso camera funeraria di una sepoltura scavata l’iscrizione, ma “è interessante notare che la nella roccia, che M. H. Fantar legge: yzbq nostra conoscenza della terminologia non hnsk99. Di un certo interesse è il fatto che il permette di distinguere le due operazioni nome del defunto possa riferirsi a un libico, anche se questo non induce a concludere dal momento che fra le centinaia di tombe che i due mestieri fossero fatti dalla stessa scavate le uniche due che presentano un persona”103. Comunque fra tutte le epitaffio sembrano di individui appartenenti attestazioni segnalate senza dubbio la più a questo gruppo etnico. Nel caso sopra interessante è quella di Ataban, l’architetto segnalato si tratta di un fonditore, che costruttore del mausoleo di Dougga 104, che voleva distinguersi dal resto dei defunti sia permette anche di affrontare il problema per le sue origini sia per il tipo di attività dell’organizzazione del lavoro nei cantieri svolto in vita, ritenuto, evidentemente, di un edili. Per le grandi opere architettoniche e certo prestigio. Un’altra interessante per i lavori urbani più importanti infatti le maestranze dovevano essere coordinate dai progettisti, che seguivano direttamente sul Inscription and the Problem of the Guilds of Metal cantiere tutte la fasi della realizzazione della Caster”, in ACFP I, pp. 119-123. 95 Cf. M. G. Amadasi, “Coppe «orientali» nel loro opera. Il dato emerge anche nella già Mediterraneo occidentale”, Scienze dell’Antichità citata “iscrizione urbanistica” di Cartagine, Storia Archeologia Antropologia 5 (1991), p. 415. 96 G. Garbini, “L’iscrizione fenicia”, op. cit. (nota 100 94), p. 61; M. G. Amadasi, “Iscrizioni semitiche di ICO, pp. 55-56, Sicilia 3. 101 nord-ovest in contesti greci e italici (X-VII sec. a. M. H. Fantar, “L’archéologie punique en C.)”, DdA 5 (1987), pp. 26-27, n. 12. Tunisie 1980-1987”, in ACFP II, pp. 843-845. 97 102 M. H. Fantar, “Récentes découvertes dans le C. Bonnet, “La terminologie phénico-punique domaines de l’archéologie et de l’épigraphie relative au métier de lapicide et à gravure des puniques”, Bulletin Archéologique du Comité des textes”, SEL 7 (1990), pp. 111-122. 103 Traveaux Historiques et Scientifiques, n.s. 7 (1971), Ibid., p. 118. Sulla questione cf. anche M. G. 1973, pp. 262-264. Amadasi, Scavi a Mozia – Le iscrizioni, op. cit. (nota 98 Cf. supra nota. 69. 91), pp. 49-54 e 93-94. 99 104 M. H. Fantar, Kerkouane, cité punique du Cap J. G. Février, “L’inscription du Mausolée dit Bon (Tunisie), III, op. cit. (nota 69), pp. 423-426, tav. d’Atban (Dougga)”, Karthago 10 (1959-1960), pp. II. 53-57. 17 nella quale si fa preciso riferimento a un ricevettero la garanzia di restare liberi. Il “ingegnere stradale” che di fatto doveva possesso della cittadinanza doveva essere dirigere i lavori per la costruzione della quindi un fattore discriminante; nel nuova arteria cittadina105. Il testo in movimento interno alla gerarchia sociale questione è importante anche perché in esso doveva tuttavia essere impossibile a un si chiarisce forse per la prima volta in modo artigiano, anche il più bravo, essere esaustivo il rapporto che doveva esistere fra considerato cittadino cartaginese. La questi grandi lavori edili e le corporazioni bravura tecnica e il censo non dovevano artigianali. L’iscrizione infatti riporta in essere cioè elementi discriminanti al fine del modo dettagliato quelle corporazioni con passaggio da un gradino all’altro della scala sede nella metropoli che dovettero garantire sociale. Qualcosa di simile a quanto il buon esito dell’impresa, dai trasportatori avveniva a Roma, dove anche il più ricco e ai ceramisti, dai fonditori d’oro a coloro che il più bravo degli artigiani non poteva essere controllavano il peso delle monete. Da ciò si paragonato a livello di riconoscimento deduce inoltre che a Cartagine, nel III sec. giuridico al più povero cittadino romano107. a.C., le corporazioni dovevano avere un [M. B.] certo peso politico, dal momento che erano in grado di riunire tutte le più importanti 6. UN DIO ARTIGIANO O UN DIO PER GLI forze produttive della città e di manifestare ARTIGIANI? il proprio operato tramite documenti pubblici. Esisteva presso i Fenici la figura di un L’accrescersi della documentazione in dio artigiano108. Il suo nome era Chusor, che relazione alle fasi più tarde dell’impero significa “esperto” ed è attestato permette di considerare in modo più nell’epigrafia fenicia e punica solo approfondito l’organizzazione sociale in nell’onomastica, dove figura sotto la forma ambito cartaginese106. Gli artigiani potevano K≈r109. E’ verosimilmente solo un caso il appartenere alle tre principali classi sociali fatto che l’elemento teoforo K≈r non della metropoli nord-africana: gli uomini compaia nell’onomastica fenicia d’Oriente, liberi, i semi-liberi e gli schiavi. Se è chiaro mentre è ben attestato in punico e che alla maggior parte degli artigiani neopunico, in particolare in Nord-Africa venisse riservato il diritto, insieme agli altri dove ricorre specialmente nella forma uomini liberi di condizione inferiore, di ‘bdk≈r “servitore di K≈r”110. partecipare all’assemblea generale del La figura di un dio artigiano che viveva popolo, non si è invece in grado di stabilire appartato in una dimora lontana “oltre il se ad essi, almeno ai più ricchi, fosse mare” è nota nei testi di Ugarit col nome di consentito di accedere alle fasce più alte K©r-w-∆ss (“Abile-e-ingegnoso”)111. Gli della gerarchia sociale e quindi alla carriera pubblica. Le informazioni raccolte da 107 Polibio (X, 17) e da Tito Livio (XXVI, 47) Sul rapporto tra il concetto di civitas romana e il diritto di cittadinanza cartaginese cf. G. Garbini, si riferiscono all’esistenza a Cartagine di un “Considerazioni conclusive”, in Fenici e Arabi nel numero considerevole di uomini liberi Mediterraneo, Roma 1983, pp. 153-166. 108 P. Xella, “Il dio artigiano Kothar”, in P. Xella definiti rispettivamente dai due scrittori (ed.), Magia. Studi di Storia delle Religioni in come ___________ e opifices. Questi sono memoria di Raffaela Garosi, Roma 1976, pp. 11- giuridicamente differenziati dai cittadini 125; E. Lipinvski, Dieux et déesses de l’univers phénicien et punique, Leuven 1995, pp. 108-112. detentori della totalità dei diritti chiamati 109 F. L. Benz, Personal Names in the Phoenician π________ o cives. Solo questi ultimi, dopo and Punic Inscriptions, Roma 1972, pp. 131, 330, 336. la conquista della città da parte di Roma, 110 E’ attestato a Cartagine, Costantina, Guelfa, Ain Nechma e Henchir Bou Atfan. Lipinvski, op. cit., p. 110; per l’onomastica Benz, op.cit. nota 109. 105 111 Cf. supra nota 65. P. Xella, “Il dio artigiano Kothar”, op. cit. 106 S. F. Bondì, “La société”, in CPPMR, pp. 345- (nota 40); D. Pardee, s. v. “Koshar”, in DDD, con 353. bibliografia. 18 ambienti colti che elaborarono questa figura quartiere industriale e doveva divina, fornendoci una serie di informazioni verosimilmente essere frequentato da coloro circa l’immagine che nei contesti palatini si che lavoravano nelle officine ceramiche. aveva del lavoro artigianale, dipingono K©r Non si hanno infine rappresentazioni come artefice di gioielli preziosi e armi iconografiche di questo dio, ma è di un certo invincibili per le altre divinità, costruttore di interesse il fatto che nella colonia fenicia di dimore divine, saggio consigliere e Malaga fosse rappresentata una divinità dal connesso con musica e magia. copricapo conico e con delle tenaglie. Per il I millennio a. C. le informazioni Questa divinità è stata identificata con relativamente a Chusor sono quelle fornite l’Efesto greco o col Vulcano latino114. da alcune testimonianze negli scrittori [I. O.] classici. Il dio è citato da Filone di Biblo che lo assimila a Efesto e a Zeus Meilichios dicendo che fu l’inventore della navigazione, delle formule magiche e della pesca112, dal filosofo neoplatonico Damascio, che cita un certo Mochos (per il quale Chusoros ha un ruolo di intervento nella cosmogonia fenicia)113, e dallo Pseudo-Melitone che considera Chusor come il re dei Fenici e il padre di Tammuz, di cui si sarebbe invaghita la Baalat Gebal ipotizzando che Biblo fosse la sua residenza. Come Efesto e Vulcano era quindi un dio di cui tutti, uomini e dei, avevano bisogno, ma che viveva emarginato e le cui conoscenze, apprezzate ma spesso viste come artifici magici e incontrollabili, ne facevano una figura al contempo necessaria e temibile. Quanto alle forme di culto di questa divinità non si sa molto. Non si hanno notizie di templi ad essa dedicati anche se Polibio (X, 10,11), dice che a Cartagena esisteva una collina di Efesto, che si può intendere come sede del quartiere artigianale, ma forse anche come luogo in cui si trovava un tempio dedicato al dio. Parrebbe quasi che il dio artigiano non fosse necessariamente la divinità cui specificamente gli artigiani indirizzavano le loro preghiere. In tal senso significativa 114 sembra la testimonianza di Sarepta, dove il G. Del Olmo Lete – M. E. Aubet, (eds.), Los fenicios en la Península Ibérica II, Sabadell 1986, tempio verosimilmente intitolato alla dea pp. 139-155, in particolare F. Chaves – M. C. Marín Astarte era inserito proprio all’interno del Ceballos, L’influence phénico-punique sur l’iconographie des frappes locales de la Pénisule Ibérique, in T. Hackens – Gh. Moucharte (eds.), 112 Philo Bybl., fr.2 Jacoby (FgrHist) apud Eus., Numismatique et histoire économique phéniciennes Praep evang., I, 10,11.12 et puniques (Studia Phoenicia IX), Louvain la Neuve 113 Moch. (Laetus), fr. 4 Jacoby (FgrHist), apud 1992, pp. 167-194; L. I. Manfredi, Monete puniche. Damasc., De princ., 125 c., in questa fonte Chusoros Repertorio epigrafico e numismatico delle leggende è detto “l’apritore”. puniche, Roma 1995, pp. 228 con bibliografia. 19