Estratto da: SIGNA ANTIQUITATIS Atti dei Seminari di Dipartimento 2010 a cura di Maria Patrizia Bologna e Massimiliano Ornaghi Quaderni di Acme 128 2011, Milano ISBN 978-88-205-1035-0 LE EFESIACHE DI SENOFONTE EFESIO COME UNA “PENELOPEIDE” Aldo Tagliabue Introduzione1 Che l’Odissea sia il modello della narrativa di ogni epoca viene confer- mato dallo studio della letteratura antica: un viaggio d’amore a lieto fine costituisce la trama di tutti i romanzi greci2 e questi testi pullulano di narrazioni secondarie che emulano la performance di Odisseo a Scheria. Al culmine di questo processo si collocano le Etiopiche di Eliodoro: l’autore di Emesa “ricalca” l’Odissea persino nella struttura, iniziando il racconto in medias res e sostituendo lo schema circolare del viaggio tipico del gene- re con uno lineare.3 Nel suo complesso, tuttavia, tale imitazione è tutt’altro che pedisse- qua: i romanzieri rivisitano l’Odissea da una prospettiva sentimentale e quindi offrono una nuova lettura del poema. Per questo motivo, Grave- 1 Vorrei ringraziare il professor Giuseppe Zanetto, che mi ha aiutato nella prepara- zione di questo contributo, e la professoressa Maria Patrizia Bologna e il dottor Massimiliano Ornaghi per avermi concesso l’occasione di partecipare ai Seminari di Dipartimento di Scienze dell’Antichità. La discussione dopo il mio intervento mi è stata molto utile: sono grato in particolar modo per le loro preziose considerazioni ai professori Luigi Lehnus, Giuseppe Lozza, Marina Castoldi e Paola Moretti e ai dottori Andrea Capra e Stefano Martinelli. 2 Vd. M. FUSILLO, Il romanzo greco: polifonia ed eros, Venezia 1989, pp. 26-27. 3 Vd. FUSILLO, Il romanzo, p. 29: «Anche in questo si può riconoscere un influsso dell’Odissea: il viaggio eliodoreo si distingue da tutti gli altri cronotopi del romanzo greco in quanto non ha l’andamento circolare [...] ma un procedere lineare». 122 Aldo Tagliabue rini chiama il romanzo greco «epica borghese»,4 espressione a cui io pre- ferisco la variante “epica d’amore”. Questo contributo intende dimostrare la pertinenza di tali definizio- ni alle Efesiache di Senofonte Efesio: il debito di quest’opera nei confron- ti dell’Odissea non è inferiore a quello delle Etiopiche e aiuta a compren- dere la natura dell’interesse “omerico” di ogni romanziere. Se questo è il fine del mio lavoro, sarebbe improvvido iniziarlo senza spendere alcune parole sulla particolare forma delle Efesiache; come è noto, dalla fine dell’Ottocento gli studiosi del mondo classico hanno individuato in questo romanzo tali contraddizioni nell’esposizione narra- tiva da considerarlo una tarda epitome.5 Nonostante tale teoria sia stata recentemente abbandonata,6 la qualità letteraria delle Efesiache è tuttora non riconosciuta da molti suoi lettori. Con la mia analisi degli echi omerici mi riprometto di vincere tale “resistenza”. Sarebbe improprio, tuttavia, cercare in Senofonte Efesio l’allusività alessandrina, ricca di precisi rimandi ai suoi modelli. Il nostro autore, secondo un’espressione suggeritami da Tim Whitmarsh, “cannibalizza” l’Odissea: egli intende fare del suo testo una copia del modello, secondo un processo che assomiglia ma non coincide con l’intertestualità tradizio- nale. Per questo motivo, il poema omerico ispira le Efesiache a ogni livel- lo: dalla trama alla costruzione di singole scene, dalla caratterizzazione dei personaggi al linguaggio. Il risultato di questa imitazione è inaspet- tato: Senofonte prende le mosse dalla prospettiva “erotica” propria del genere e fa del suo testo un’Odissea al femminile, in cui Penelope riveste un ruolo sconosciuto ad Omero stesso. 4 L. GRAVERINI, Una visione d’insieme, in L. GRAVERINI - W. KEULEN - A. BARCHIESI (eds.), Il romanzo antico, Roma 2006, pp. 15-60, in particolare p. 36. 5 Vd. K. BÜRGER, Zu Xenophon von Ephesus, in “Hermes” 27 (1892), pp. 36-67, il promotore della teoria dell’epitome. 6 Vd. T. HÄGG, The “Ephesiakà” of Xenophon Ephesius – Original or Epitome?, in T. EIDE - L.B. MORTENSEN (eds.), Copenhagen 2004, pp. 159-198, che ne ha scritto la confutazione più accurata. Le Efesiache di Senofonte Efesio come una “Penelopeide” 123 Le Efesiache e l’Odissea: breve introduzione Due sono i temi più importanti delle Efesiache: il potere incontrollabile di Eros, che miete innumerevoli vittime, e la scoperta dell’e[rw~ ajlhqinov~,7 a cui i protagonisti, Anzia ed Abrocome, sono progressivamente introdotti dal medesimo dio. Entrambi gli elementi costituiscono il fondamento della struttura del romanzo: la trama delle Efesiache è scandita dall’oracolo di Apollo e dalle due notti trascorse insieme dai protagonisti, che aprono e chiudono il loro viaggio lontano da Efeso. Il primo evento offre unità e coe- sione all’intera opera, poiché dà l’abbrivio al matrimonio dei protagonisti; le due notti, invece, nella loro diversità, descrivono la loro conversione da un amore puramente fisico ad uno spirituale.8 La centralità di questi temi è confermata dal viaggio, in cui Anzia ed Abrocome sono sfidati da numero- si rivali che mettono alla prova e fanno crescere la loro fedeltà. Sorprendentemente, ciascuno degli elementi descritti ha un diverso modello odissiaco, che ne chiarisce il significato.9 L’inizio del romanzo: Anzia come Nausicaa Le Efesiache iniziano con la presentazione di Abrocome,10 a cui segue la descrizione di una processione efesia per Artemide guidata da Anzia. Tale cerimonia costituisce il primo evento della storia del romanzo, poiché favo- risce l’incontro dei protagonisti nel tempio e il loro innamoramento.11 7 Questa formula è coniata da Abrocome nel suo dialogo con il pescatore Egialeo, che costituisce il momento più esplicito della sua educazione amorosa. Vd. XEN. EPH. V 1, 12: kai; nu'n ajlhqw'" memavqhka o{ti e[rw" ajlhqino;" o{ron hJlikiva" oujk e[cei. Per il testo delle Efesiache, che verrà ripetutamente citato durante il capitolo, mi rifaccio, salvo ove indicato, all’edizione di J. O’SULLIVAN (ed.), Xenophon Ephesius. “De Anthia et Habrocome Ephesiacorum Libri V”, München - Leipzig 2005. 8 La descrizione di questa traiettoria è il contenuto del mio articolo in corso di stampa: The “Ephesiaca” as a Bildungsroman, in “AN”. 9 Per motivi di lunghezza, in questo contributo ho operato una scelta dei passi più significativi. Per un’analisi completa del reticolo omerico delle Efesiache, rinvio alla mia tesi dottorale, dal titolo Commentary on the First Book of the “Ephesiaca” of Xenophon of Ephesus, Università degli Studi di Padova e Swansea University, 2011. 10 Vd. XEN. EPH. I 1. 11 Vd. XEN. EPH. I 3, 1. 124 Aldo Tagliabue Nel loro insieme, le prime azioni di Anzia imitano il comportamen- to di Nausicaa nel sesto libro dell’Odissea. a) Nella processione di Efeso Anzia guida un gruppo di fanciulle, tra cui spicca la sua bellezza: \Hrce de; th'" tw'n parqevnwn tavxew" Anqiv j a [...]. \Hn de; to; kavllo" th'" Anqiv j a" oi|on qaumavsai kai; polu; ta;" a[lla" uJperebavleto parqevnou".12 Nell’Odissea, non appena Nausicaa ha finito di lavare le sue vesti nel fiume, w}" h{ g j ajmfipovloisi metevprepe parqevno" ajdmhv".13 b) L’abbigliamento di Anzia ricorda quello di Artemide, poiché contie- ne elementi tradizionalmente associati alla dea, quali il civtwn, la nevbri~, le tovxa e le a[konte".14 La conferma di tale paragone è offerta dalla rea- zione degli Efesini, che prosekuvnhsan a lei wJ" [Artemin.15 Anche Nau- sicaa è paragonata ad Artemide, come emerge sia nella sua famosa simi- litudine del sesto libro16 sia nel saluto portole da Odisseo: eij mevn ti" qeov" ejssi, toi; oujrano;n eujru;n e[cousin, jArtevmidiv se ejgwv ge, Dio;" kouvrh/ megavloio, ei\dov" te mevgeqov" te fuhvn t a ? kw:17 j g[ cista ejis c) Stupiti dalla bellezza di Anzia, gli Efesini esclamano: tou;" gonei'" aujth'" ejmakavrizon.18 Il verbo makarivzw appartiene al tovpo~ letterario del makarismov~, che ha la sua prima attestazione letteraria nel dialogo tra Odisseo e Nausicaa, quando l’eroe dice: eij dev tiv" ejssi brotw'n, toi; ejpi; cqoni; naietavousi, trismavkare" me;n soiv ge path;r kai; povtnia mhvthr.19 12 XEN. EPH. I 2, 5. 13 Od. VI 109. Sul parallelo tra Anzia e Nausicaa, vd. K. DOWDEN, Fluctuating Meanings: Passage Rites in Ritual, Myth, “Odyssey”, and the Greek Romance, in M.W. PADILLA (ed.), Rites of Passage in Ancient Greece: Literature, Religion and Society, London - Toronto 1999, pp. 221-246, in particolare p. 233: «The motif of the girl like Artemis of cour- se originates in the Odyssey, where Homer [...] colours Nausicaa [...] as the leader of the dance group. [...] Thus this “myth” [...] is adopted in an entirely appropriate context, almost 800 years later, by Xenophon of Ephesus». 14 XEN. EPH. I 2, 6. 15 XEN. EPH. I 2, 7. 16 Od. VI 102-108. 17 Od. VI 150-152. 18 XEN. EPH. I 2, 7. 19 Od. VI 153-154. Le Efesiache di Senofonte Efesio come una “Penelopeide” 125 d) Il matrimonio tra i protagonisti è profetizzato dagli Efesini prima che Anzia ed Abrocome si incontrino: H[ dh dev tine" kai; tou'to prosevqesan: “oi|o" a]n gavmo" gevnoito Abrokov J mou kai; Anqiv j a"”. Kai; tau'ta h\n prw'ta th'" E [ rwto" tevcnh" melethvmata. Tacu; me;n dh; eij" eJkatevrou" hJ peri; ajllhvlwn h\lqe dovxa: kai; h{ te jAnqiva to;n JAbrokovmhn ejpequvmei ijdei'n, kai; oJ tevw" ajnevrasto" JAbrokovmh" h[qelen jAnqivan ijdei'n. La fama “generatrice di coppie” è temuta da Nausicaa: i Feaci, al solo vederla con Odisseo, potrebbero considerarla prematuramente sua sposa: tw'n ajleeivnw fh'min ajdeukeva, mhv ti" ojpivssw mwmeuvh:/ mavla d j eijs i;n uJperfivaloi kata; dh'mon: kaiv nuv ti" w|d j ei[ph/s i kakwvtero" ajntibolhvsa": “tiv" d j o{de Nausikava/ e{petai kalov" te mevga" te xei'no"… pou' dev min eu|re… povs i" nuv oiJ e[ssetai aujth/”' .20 e) Presa da un folle amore per Abrocome, Anzia esprime il suo pudore di vergine e figlia: parqevno" par∆ hJlikivan ejrw' kai; ojdunw'mai kaina; kai; kovrh/ mh; prevponta. [...] parqevno" ejgw; frouroumevnh.21 Anche Nausicaa teme di disobbedire ai genitori qualora ceda al fascino di Odisseo: kai; d j a[llh/ nemesw', h{ ti" toiau'tav ge rJezv oi, h{ t a j ej k v hti fivlwn patro;" kai; mhtro;" ejonv twn ajndravs i mivsghtai privn g a j favdion gavmon ejlqei'n.22 j m La collezione di questi paralleli dimostra come Anzia all’inizio delle Efesiache sia Nausicaa: Senofonte sceglie come suo primo modello uno degli episodi dell’Odissea in cui eros e il matrimonio svolgono un ruolo fondamentale.23 Il dramma di Nausicaa, che desidera ma allo stesso tempo rifugge l’amore di Odisseo, è riecheggiato da quello di Anzia, che non ha il coraggio di dichiararsi ad Abrocome.24 In questo modo, il 20 Od. VI 273-277. 21 XEN. EPH. I 4, 6-7. 22 Od. VI 286-288. 23 Sull’importanza di eros, vd. G. MASTROMARCO, L’incontro di Odisseo e Nausicaa tra epos ed eros, in S. NICOSIA (ed.), Ulisse nel tempo: la metafora infinita, Venezia 2003, pp. 107-126, in particolare p. 120. Sull’importanza del matrimonio, vd. W.B. INGALLS, Nausikaa, Penelope and Initiation, in “EMC” 44, 19 (2000), pp. 1-18, in particolare p. 12: «Marriage is a central focus of the Nausicaa episode». Cfr. anche C. NOBILI, Motivi della poesia nuziale in “Odissea” VI 149-185, in “RIL” 140 (2006), pp. 59-74. 24 Vd. XEN. EPH. I 5, 3. 126 Aldo Tagliabue romanzo ha un inizio omerico, ma solo “al femminile”, dal momento che Abrocome non si comporta come Odisseo. La svolta del romanzo: l’oracolo di Apollo La sofferenza amorosa dei protagonisti spinge i loro padri a consulta- re l’oracolo di Apollo Claro. Le parole del dio, espresse tradizionalmente in esametri,25 descrivono i passi fondamentali della vita di Anzia e di Abrocome: Tivpte poqei'te maqei'n nouvsou tevlo" hjde; kai; ajrchvn… Amfotev j rou" miva nou'so" e[cei, luvs i" e[nqen ajnevsth. Deina; d o j r J w' toi'sdessi pavqh kai; ajnhvnuta e[rga: ajmfovteroi feuvxontai uJpei;r a{la lussodivwktoi, desma; de; mocqhvsousi par j ajndravs i mixoqalavssoi" kai; tavfo" ajmfotevroi" qavlamo" kai; pu'r ajidv hlon, All j j e[ti pou meta; phvmat a j r j eivona povtmon e[cousi kai; potamou' iJerou' para; rJeuvmasin [Isidi semnh/' swteivrh/ metovpisqe parasth/"' o[lbia dw'ra.26 Per diversi motivi, il modello di questo oracolo è l’omerica profezia di Tiresia,27 che offre una sintesi delle avventure di Odisseo. Tale connessio- ne è innanzitutto suggerita dalla storia del santuario di Apollo Claro, il cui fondatore leggendario è Mopso, nipote di Tiresia,28 e dal testo stesso, in cui l’apostrofe iniziale e la sequenza di disavventure, sacrificio divino e perseguimento di un destino felice sono echi omerici.29 In aggiunta, 25 Tale verso è tipico dell’oracolo delfico, che costituisce il modello di tutti gli altri oracoli greci: vd. H.W. PARKE - D.E.W. WORMELL, The Delphic Oracle, II, The Oracular Responses, Oxford 1956, p. XXII: «It is a familiar fact that the Pythia delivered the most important responses in verses, [...] which were traditionally in dactylic hexameters». 26 La versione testuale di questo passo è un personale adattamento dall’edizione di O’SULLIVAN (ed.), Xenophon Ephesius. Per una spiegazione delle mie scelte filologiche e per una più completa dimostrazione dell’intertestualità omerica, rinvio a A. TAGLIABUE, The Oracle of the “Ephesiaca” as an External Prolepsis, in J. MORGAN - I. REPATH (eds.), Untold Narratives, in c.s. 27 Vd. Od. XI 100-137. 28 Vd. STRAB. XIV 1, 27. 29 Nell’oracolo le disavventure sono descritte ai vv. 3-6, mentre il raggiungimento Le Efesiache di Senofonte Efesio come una “Penelopeide” 127 Senofonte introduce due richiami testuali all’Odissea. Il primo è l’hapax mixoqalavssoi", che pare un calco di a{lessi memigmevnon, formula con cui Tiresia descrive le persone che Odisseo incontrerà nel suo ultimo viaggio:30 memigmevnon e mixoqalavssoi" sono infatti parole corradicali e -qalavssoi", in quanto plurale di qavlassa, può significare anche “sea-water” e ciò lo assimila ad a{l", “salt”.31 Il secondo richiamo è ajreivona povtmon: dopo il riassunto fatto da Odisseo della medesima profezia in Itaca, Penelope esprime il desiderio di una vecchiaia migliore per sé e per suo marito usando il medesimo aggettivo di Senofonte Efesio: gh'rav" [...] a[reion.32 La combinazione di questi elementi rende plausibile la nostra ipote- si e chiarisce la funzione del passo senofonteo: come Tiresia elenca ad Odisseo le sue future disavventure, Apollo anticipa gli eventi più impor- tanti del viaggio dei protagonisti.33 In virtù di questo processo, possia- mo concludere che Senofonte emuli Omero anche nella costruzione pro- lettica del romanzo. La scoperta di questo modello apre a due conseguenze. La prima è l’identificazione tra divinità: dal momento che l’ira di Poseidone è con- siderata da Tiresia l’elemento più importante del viaggio di Odisseo,34 l’ostilità di Eros verso Abrocome, che Senofonte menziona esplicitamen- te solo due volte all’inizio della storia35 e a cui allude nel secondo verso dell’oracolo,36 diventa il “motore” di tutte le vicende dei protagonisti. Inoltre, la sostituzione del dio del mare con il dio dell’amore rivela la natura erotica dell’approccio di Senofonte al suo modello. di un destino felice ed il sacrificio divino nei vv. 7-9. Nell’Odissea, invece, la lista di sciagure termina al v. 118, mentre Tiresia menziona il sacrificio a Poseidone ai vv. XI 127-134 e la morte felice di Odisseo ai vv. 134-137. 30 Vd. Od. XI 123: a{lessi memigmevnon ei\dar e[dousin. 31 Vd. LSJ, s.v. qavlassa e a{l". 32 Od. XXIII 286. 33 Su questa rete di prolessi, vd. TAGLIABUE, The Oracle. 34 Vd. Od. XI 101-103: ouj ga;r oji?w lhvsein ejnnosivgaion, o{ toi kovton e[nqeto qumw/', cwovmeno" o{ti oiJ uiJo;n fivlon ejxalavwsa". 35 Cfr. XEN. EPH I 2, 1: Mhnia/' pro;" tau'ta oJ [Erw"; I 4, 5: oJ de; [Erw" e[ti wjrgivzeto. 36 Come spiego in TAGLIABUE, The Oracle, ritengo che la variante conservata nel ms. F luvs i" e[nqen ajnevsth sia corretta, perché e[nqen ajnevsth è una formula omerica. In que- sto verso, Senofonte sta introducendo il tovpo~ di “amore rimedio di amore” ed è in que- sto modo che la presenza di Eros viene evocata. 128 Aldo Tagliabue La seconda conseguenza è che il viaggio di Anzia ed Abrocome diven- ta un’Odissea. Sebbene questa affermazione costituisca lo status letterario di ogni romanzo, in questo passo essa assume una particolare sfumatura: mentre nell’oracolo l’espressione deina; pavqh e i verbi feuvxontai e moc- qhvsousi ricordano propriamente le sofferenze di Odisseo, la formula ajnhvnuta e[rga rinvia al travaglio di Penelope, come emerge dall’analisi delle sue occorrenze nella letteratura greca. Tale espressione è infatti usata al plurale solo dal nostro autore, men- tre al singolare altre quattro volte. Il primo testo ad ospitarla è il Fedone di Platone in un passo in cui Socrate afferma che il compito dei filosofi è sciogliere l’anima dal vincolo dei piaceri e che, dopo questa liberazione, sarebbe insensato farsi di nuovo sedurre da essi: ajll j ou{tw logivsait j a]n yuch; ajndro;" filosovfou, kai; oujk a]n oijhqeivh th;n me;n filosofivan crh'nai aujth;n luvein, luouvsh" de; ejkeivnh", aujth;n para- didovnai tai'" hJdonai'" kai; luvpai" eJauth;n pavlin au\ ejgkatadei'n kai; ajnhvnuton e[rgon pravttein Phnelovph" tina; ejnantivw" iJsto;n metaceirizo- mevnh", [...].37 Il ritorno alla corruzione, per la sua inutilità, viene paragonato da Socrate all’attività di Penelope, che ogni notte disfava il telo tessuto durante il giorno. Un’immagine simile riecheggia nei Fuggitivi di Luciano, in cui il protagonista si rammarica che il suo tentativo di salvare i filosofi da accuse d’immoralità sia vanificato dal cattivo esempio dei Cinici: OiJ ijdiw'tai de; tau'ta oJrw'nte" kataptuvousin h[dh filosofiva" kai; a{panta" ei\nai toiouvtou" oi[ontai kajme; th'" didaskaliva" aijtiw'ntai, w{ste pollou' h[dh crovnou ajduvnatovn moi gegevnhtai ka]n e{na tina; prosagagevsqai aujtw'n, ajlla; to; th'" Phnelovph" ejkei'no pavscw: oJpovson ga;r dh; ejgw; ejxufhvnw, tou'to ejn ajkarei' au\qi" ajnaluvetai. hJ Amaqiv j a de; kai; hJ Adikiv j a ejpigelw's in, oJrw'sai ajnexevrgaston hJmi'n to; e[rgon kai; ajnhvnuton to;n povnon.38 Luciano paragona se stesso a Penelope e definisce il suo sforzo un ajne- xevrgaston to; e[rgon e un ajnhvnuton to;n povnon. Nonostante queste espres- 37 PL. Phd. 84a2-6. 38 LUC. Fug. XXI. Le Efesiache di Senofonte Efesio come una “Penelopeide” 129 sioni non coincidano con quella platonica e del nostro romanzo, sono entrambe legate nel testo a to; th'" Phnelovph" ejkei'no e, quindi, è proba- bile che Luciano avesse in mente Platone. In forza di questi due passi, vorrei proporre che anche Senofonte alluda nell’oracolo allo stratagemma di Penelope.39 Questa conclusione è preziosa: attraverso l’oracolo le avventure dei protagonisti sono para- gonate sia alle fatiche di Odisseo sia a quelle di Penelope. Questo fatto, di per sé, non stupisce: una vera imitazione dell’Odissea non può non contenere un’allusione al telaio di Penelope. Tuttavia, l’uso del plurale ajnhvnuta e[rga allude a una misteriosa moltiplicazione di tale stratagem- ma e dà al terzo verso dell’oracolo uno speciale colore omerico, poiché le avventure di Odisseo – deina; pavqh – e quelle di Penelope – ajnhvnuta e[rga – sono allusivamente accostate. Data l’importanza dell’oracolo per l’intero romanzo, troviamo qui la conferma che l’Odissea e le donne ome- riche svolgono un ruolo importante nelle Efesiache, la cui natura si sve- lerà nel corso dell’opera. La prima notte d’amore: l’eros lussurioso Non appena la volontà di Apollo è comunicata ai genitori dei prota- gonisti, iniziano i preparativi per il matrimonio di Anzia ed Abrocome e per la loro prima notte d’amore. Per presentare questo evento Senofonte introduce la sua unica ekphrasis: la stanza da letto degli sposi in Efeso contiene un lussuoso baldacchino, dominato dalla raffigurazione di Ares ed Afrodite. Dal momento che Demodoco è il primo nella storia della letteratura greca a raccontare il loro amore40 e la predilezione senofontea 39 Le altre due occorrenze non costituiscono un ostacolo a questa interpretazione. La prima è nel Sofista (vd. PL. Sph. 264b5-8), un dialogo la cui fortuna in età imperiale è deci- samente inferiore a quella del Fedone (sulla definizione del Sofista come un dialogo «not generally thought the most attractive of Plato’s writings», vd. L. CAMPBELL, The “Sophistes” and “Politicus” of Plato, New York 1973, p. LXXXIX), mentre la seconda appartiene ad uno dei detti popolari raccolti da Zenone: Aijqivopa smhvcwn: ejpi; tw'n mavthn ajnhvnuton e[rgon ejpi- telouvntwn (ZEN. Epitome collectionum Lucilli Tarrhaei et Didymi I 46). Dal momento che que- sto autore è un sofista del II secolo d.C. e ajnhvnuton e[rgon fa parte del lemma e non del detto stesso, anche qui non si può escludere un riferimento al modello platonico. 40 Vd. Od. VIII 266-369. 130 Aldo Tagliabue per Omero è già stata chiarita a questo punto del testo, il riferimento all’Odissea è qui d’obbligo.41 La scelta di questo modello non è meramente decorativa, ma si riflet- te sui protagonisti, poiché Senofonte li paragona agli dei. Innanzitutto, l’entrata di Anzia nella camera di Abrocome coincide con quella di Ares nel letto di Afrodite: la descrizione della prima azione funge da “anello” per la seconda42 e nell’ekphrasis Senofonte richiama allusivamente il nome di Anzia con l’espressione oiJ de; a[nqh fevronte".43 Inoltre, la con- sumazione amorosa dei protagonisti avviene sotto la protezione di Afro- dite: ta; prw'ta tw'n Afrodiv j th" e[rgwn ajphvlauon.44 Tale rete di corrispondenze incide sul significato della scena roman- zesca: dato che l’unione di Ares ed Afrodite, a partire da Omero stesso, è il simbolo del godimento amoroso e, nello stesso tempo, dell’incapacità di controllare la passione,45 tale paragone mitico pone in rilievo il com- portamento di Anzia ed Abrocome da amanti lussuriosi.46 Per di più, essi sembrano diventare consapevoli del modello epico, essendo gli unici a vedere il baldacchino. Inoltre, l’introduzione di Ares ed Afrodite ha una portata meta-lette- raria: se la menzione di un secondo episodio odissiaco che ha a tema l’amore conferma che le Efesiache sono un’Odissea erotica, il rinvio alla per- 41 Dopo Omero, questa storia compare nella letteratura greca nel Simposio di Pla- tone (196d), nell’ekphrasis del mantello di Giasone delle Argonautiche di Apollonio Ro- dio (I 742-746) e in un epigramma di Meleagro (AP V 180, 3-4). In ciascuno di que- sti passi, tuttavia, la vicenda non viene raccontata, ma semplicemente accennata. La de- scrizione del Simposio, tuttavia, potrebbe aver ispirato la scelta senofontea di porre Eros come guida di Ares (cfr. PL. Symp. 196d: ouj ga;r e[cei [Erwta [Arh", ajll j [Erw" [Arh; e XEN. EPH. I 8, 3: [Erw" aujto;n wJdhvgei). 42 Cfr. XEN. EPH. I 8, 1 e I 8, 3: h\gon th;n kovrhn e katevklinan th;n Anqiv j an, ajgagovn- te" pro;" to;n JAbrokovmhn. 43 XEN. EPH. I 8, 2. 44 XEN. EPH. I 9, 9. 45 Per l’espressione di tale giudizio in Omero, cfr. la reazione divertita di Odisseo e dei Feaci (Od. VIII 367-369) e l’accusa di adulterio espressa dagli dei sull’Olimpo (ivi, 329-332). Ateneo invece attesta la permanenza di tale duplice interpretazione in epoca imperiale: oJ de; para; Faivaxi Dhmovdoko" a/[dei Areo" [ kai; Afrodiv j th" sunousivan, ouj dia; to; ajpodevcesqai to; toiou'ton pavqo", ajll j ajpotrevpwn aujtou;" paranovmwn e[rgwn, <h[> eijdw;" ejn truferw/' tini bivw/ teqrammevnou" kajnteu'qen oJmoiovtata toi'" trovpoi" aujtw'n ta; pro;" ajnavpausin profevrwn (ATH. 1.14c-d). 46 Vd. XEN. EPH. I 9. Le Efesiache di Senofonte Efesio come una “Penelopeide” 131 formance di Demodoco esalta tale definizione: l’aedo nel poema è alter ego di Omero47 e quindi Senofonte si identifica qui con il grande poeta. Da ultimo, in questo paragone tra dei e protagonisti si creano due stra- ni accoppiamenti, perché Anzia è associata ad Ares, mentre Abrocome ad Afrodite e, più precisamente, ad ejrwmevnhn th;n Afrodiv j thn.48 Tale parallelo assegna ad Anzia il ruolo di ejrasthv~ che di solito spetta all’uomo: anche nella notte efesia le donne ricoprono un ruolo particolare e tale eccezionali- tà diventa un leitmotiv dell’intero romanzo.49 La prima parte del viaggio dei protagonisti: Abrocome come Odisseo Terminati i festeggiamenti, i protagonisti iniziano il loro lungo viag- gio e nel descrivere le loro prime peripezie Senofonte Efesio sposta ecce- zionalmente la sua attenzione su Abrocome per svilupparne il paragone con Odisseo. Dopo la cattura dei protagonisti, il pirata Eussino rivela ad Abrocome l’amore che il compagno Corimbo prova per lui: I[ sqi ga;r wJ" e[nestiv soi kai; eujdaimosuvnhn kai; ejleuqerivan ajpolabei'n, eij qelhvsei" peivqesqai tw/' despovth/ Koruvmbw/: ejra/' ga;r sou' sfodro;n e[rwta kai; pavntwn e{toimov" ejsti despovthn poiei'n tw'n eJautou'. [...] jEnnovhson de; ejn oi|" uJpavrcei": [...] Tiv dev soi gunaiko;" dei' nu'n kai; prag- mavtw [...];50 Questa offerta ricorda la promessa di immortalità fatta da Calipso a Odisseo e quindi, attiva il paragone tra Abrocome e l’eroe epico: ei[ ge me;n eijdeivh" sh/s ' i fresivn o{ssa toi ai\sa khvde j ajnaplh'sai, pri;n patrivda gai'an iJkevsqai, 47 Vd. I. DE JONG, A Narratological Commentary on the “Odyssey”, Cambridge 2001, p. 191: «The prominent role given to singers in the Odyssey [...] also reflects the narrator’s increased self-consciousness. He is a professional singer and through Demodocus and Phemius he can indirectly “promote” – perhaps even idealize – his own profession». 48 XEN. EPH. I 8, 3. 49 Un altro passo che documenta questa inconsueta divisione di ruoli è la presenta- zione iniziale di Abrocome, in cui il protagonista ricorda i begli ejrwvmenoi che popolano i dialoghi platonici (XEN. EPH I 1). Per una più completa trattazione di questo tema, vedi A. TAGLIABUE, The Victory of Greek Ionia in Xenophon’s “Ephesiaca”, in S. THOMSON - T. WHITMARSH (eds.), The Romance between Greece and the East, Cambridge, in c.s. 50 XEN. EPH. I 16, 4-5. 132 Aldo Tagliabue ejnqavde k j au\qi mevnwn su;n ejmoi; tovde dw'ma fulavssoi" ajqavnatov" t ej i[h" [...].51 L’identificazione tra i due, tuttavia, non è perfetta, poiché Abrocome non parla e piange: j Akouv sa" oJ JAbrokovmh" eujqu;" me;n ajcanh;" h\n kai; ou[te ti ajpokrivnesqai hu{risken, ejdavkruse [...] kai; dh; levgei pro;" to;n Eu[xeinon “ejpivtreyon, devspota, bouleuvsasqai bracuv, kai; pro;" pavnta ajpokrinou'maiv soi ta; rJhqevnta”.52 D’altra natura è la pronta reazione di Odisseo, che dichiara a Calipso il suo desiderio di tornare a casa. ajlla; kai; w}" ejqevlw kai; ejel v domai h[mata pavnta j qevmenai kai; novstimon h\mar ijdevsqai.53 oi[kadev t ej l Tale differenza suggerisce che la personalità di Abrocome sia ancora immatura e la sua associazione con Odisseo incompleta. Questa conclusione è presto ribaltata dalla seconda disavventura dei protagonisti. Giunti a Tiro, essi vengono accolti da Manto, che fa ad Abrocome una proposta simile a quella di Corimbo (e quindi di Calipso): jEa;n ga;r peisqh/"' , patevra to;n ejmo;n [Ayurton ejgw; peivsw soiv me sunoikiv- sai, kai; th;n nu'n soi gunai'ka ajposkeuasovmeqa, plouthvsei" de; kai; makavrio" e[sh/: ejan; de; ajnteivph/", ejnnovei me;n oi|a peivsh/ th'" uJbrismevnh" eJauth;n ejkdikouvsh" [...].54 Ciò che cambia, tuttavia, è l’approccio di Abrocome, che questa volta esprime prontamente il suo rifiuto: Devspoina, o{ ti bouvlei poivei kai; crw' swvmati wJ" oijkevtou: kai; ei[te ajpokteiv- nein qevlei", e{toimo", ei[te basanivzein, o{pw" ejqevlei" basavnize: eij" eujnh;n de; th;n sh;n oujk a]n e[lqoimi, ou[te a]n toiau'ta peisqeivhn keleuouvsh./ 55 51 Od. V 206-209. 52 XEN. EPH. I 16, 6. 53 Od. V 219-220. 54 XEN. EPH. II 5, 2. 55 XEN. EPH. II 5, 4. Le Efesiache di Senofonte Efesio come una “Penelopeide” 133 Il processo di maturazione di Abrocome è in pieno corso e ciò diven- ta chiaro nel suo secondo sogno: E[ doxen ijdei'n aujtou' to;n patevra Lukomhvdh ejn ejsqh'ti melaivnh/ planwvme- non kata; pa'san gh'n kai; qavlattan, ejpistavnta de; tw/' desmwthrivw/ lu'saiv te aujto;n kai; ajfievnai ejk tou' oijkhvmato": aujto;n de; i{ppon genovmenon ejpi; pollh;n fevresqai gh'n diwvkonta i{ppon a[llhn qhvleian, kai; tevlo" euJrei'n th;n i{ppon kai; a[nqrwpon genevsqai.56 Questa visione mette a tema l’elemento più importante della vita del protagonista, ossia la ricerca di Anzia, che inizia dopo questo episodio e rende Abrocome protagonista attivo della sua vicenda amorosa. Se que- sto è il messaggio fondamentale del sogno, l’Odissea e l’identificazione tra Abrocome e Odisseo ne sono parte costituente. Il vagabondare di Licomede è infatti espresso con una delle formule che oserei chiamare “omeriche”, planwvmenon kata; pa'san gh'n kai; qavlat- tan, in quanto ha come contenuto i viaggi odissiaci. Dato che la ricerca di Abrocome è descritta con un’espressione analoga, ejpi; pollh;n fevre- sqai gh'n, Senofonte sembra associare i personaggi del sogno a Laerte e Odisseo. Una conferma di questa intuizione proviene dal colore scuro delle vesti del padre di Abrocome, ejn ejsqh'ti melaivnh/. Secondo Plastira- Valkanou, che segue l’interpretazione del Libro dei Sogni di Artemidoro, tale caratteristica anticiperebbe la morte di Licomede stesso e di sua moglie.57 Tuttavia, se si analizza attentamente questa fonte, la morte cui un sogno come quello di Abrocome allude non è quella del possessore della veste, ma di un caro che viene commiserato: ouj ga;r oiJ ajpoqanovnte" ajll j oiJ tou;" ajpoqnhvskonta" penqou'nte" toiouvtoi" crw'ntai iJmativoi".58 Per questo motivo Senofonte potrebbe qui riferirsi alla sofferenza di Licomede per la morte di Abrocome. Se guardiamo a questa ipotesi dalla 56 XEN. EPH. II 8, 2. 57 Vd. M. PLASTIRA-VALKANOU, Dreams in Xenophon Ephesius, in “SO” 76, 1 (2001), pp. 137-149, in particolare p. 143: «it [...] foreshadows their anguish which culminat- ed in their death». 58 ARTEM. II 3. Una conferma del fatto che la veste scura sia il segno di lutto pro- viene dal romanzo di Caritone, in cui Dionisio e Cherea la indossano per piangere la morte delle loro mogli (cfr. I 12, 6 e III 4, 4). 134 Aldo Tagliabue prospettiva odissiaca, l’accostamento di Licomede con Laerte funziona perfettamente: nel poema il padre di Odisseo piange ripetutamente l’as- senza del figlio e crede che sia morto, come Menelao rivela a Telemaco: tw/' d ja[r j e[mellen aujtw/' khvde j e[sesqai, ejmoi; d a j c [ o" aijen; a[laston keivnou, o{pw" dh; dhro;n ajpoivcetai, oujdev ti i[dmen, zwvei o{ g j h\ tevqnhken. ojduvrontai nuv pou aujto;n Laevrth" q j oJ gevrwn kai; ejcevfrwn Phnelovpeia Thlevmacov" q ,j o}n lei`pe nevon gegaw't j ejni; oi[kw/.59 Questo paragone è poi confermato nell’ultimo libro delle Efesiache, quando la morte dei genitori dei protagonisti uJpo; ajqumiva" de; kai; ghvrw"60 ricorda lo strazio che uccide la madre di Odisseo e porta Laerte sulla soglia dell’Ade.61 In conclusione, in questo passo Senofonte fa di Abrocome un Odisseo innamorato: il processo di maturazione del protagonista maschile delle Efesiache acquista definitivamente il suo statuto odissiaco. Questa scoper- ta ci spinge a riconsiderare l’oracolo: la profezia contenuta nella prima parte del verso 3 – deina; d j oJrw' toi'sdessi pavqh – trova il suo compimen- to in questa prima sezione del viaggio. L’intermezzo in Tarso: Anzia come Arete L’importanza di Abrocome inizia a sfumare nel terzo libro, oscurata dal riemergere di Anzia: nella sua lunga disavventura a Tarso Senofonte accosta l’eroina a due nuove figure omeriche: Arete, moglie di Alcinoo, e Penelope. Quando Anzia si trova nella casa di Perilao, [...] h\lqen eij" th;n Tarso;n presbuvth" jEfevs io" ijatro;" th;n tevcnhn, Eu[doxo" tou[noma. h|ke de; nauagivw/ peripesw;n eij" Ai[gupton plevwn. Ou|to" oJ Eu[doxo" perih/ev i me;n kai; tou;" a[llou" a[ndra", o{soi Tarsevwn 59 Od. IV 107-112. La disperazione di Laerte per l’assenza del figlio è descritta anche ai versi I 188-193 e XVI 142-145. 60 XEN. EPH. V 6, 3. 61 Vd. Od. XV 351-360. Le Efesiache di Senofonte Efesio come una “Penelopeide” 135 eujdokimwvtatoi, ou}" me;n ejsqh'ta", ou}" de; ajrguvrion aijtw'n, dihgouvmeno" eJkavstw/ th;n sumforavn, prosh'lqe de; kai; tw/' Perilavw/ kai; ei\pen o{ti jEfevs io" kai; ijatro;" th;n tevcnhn. JO de; aujto;n labw;n a[gei pro;" th;n Anqiv j an [...]. ajll j oujde;n h|tton e[cairen aujtw/' hJ jAnqiva, ajnamimnh/skomevnh tw'n oi[koi. Kai; dh; sunhvqh" te ejgegovnei toi'" kata; th;n oijkivan kai; eijsh/ev i par j e{kasta pro;" th;n Anqiv j an, pavntwn ajpolauvwn tw'n ejpithdeivwn, ajei; < de;> deovmeno" aujth'" eij" E [ feson parapemfqh'nai: kai; ga;r kai; pai'de" h\san aujtw/' kai; gunhv.62 L’arrivo di Eudosso è ricco di situazioni che ricordano lo sbarco di Odisseo a Scheria: (1) Eudosso è naufrago come Odisseo, reduce dalla terribile tempesta del quinto libro;63 (2) ha bisogno come lui di vesti e di ricchezze;64 (3) la sua lontananza da casa riecheggia la condizione di Odisseo in Scheria per come viene presentata dall’eroe stesso: dhqa; fivlwn a[po phvma- ta pavscw;65 (4) Eudosso è storyteller come l’eroe nel palazzo di Alcinoo;66 (5) dopo il primo incontro, Eudosso chiede come Odisseo di essere riaccompagnato a casa, dove ha moglie e figli. Nel suo insieme, il parallelo tra Eudosso ed Odisseo è evidente e apre la possibilità che il modello omerico riguardi anche Anzia. Nonostante l’ambiente feacio rievochi la sua precedente associazione con Nausicaa, Senofonte presenta qui come imminente il matrimonio di Anzia con Perilao ed è quindi più corretto paragonarla ad Arete, la moglie di Alcinoo. Tale ipotesi è confermata dal fatto che nell’Odissea è a lei che Odisseo chiede di essere accompagnato a casa: jArhvth, quvgater JRhxhvnoro" ajntiqevoio, sovn te povs in sav te gouvnaq j iJkavnw polla; moghvsa", touvsde te daitumovna", toi's in qeoi; o[lbia doi'en, 62 XEN. EPH. III 4. 63 Vd. Od. V 368-376. 64 Vd. Od. V 35-36. 65 Od. VII 152. 66 Vd. Od. XI 367-369, in cui c’è un riferimento esplicito a questa performance. 136 Aldo Tagliabue zwevmenai, kai; paisi;n ejpitrevyeien e{kasto" kthvmat ej nj i; megavroisi gevra" q j o{ ti dh'mo" e[dwken. aujta;r ejmoi; pomph;n ojtruvnete patrivd j iJkevsqai qa'sson, ejpei; dh; dhqa; fivlwn a[po phvmata pavscw.67 La risposta positiva non si fa attendere sia nel romanzo sia nel poema: nelle Efesiache è Anzia ad offrire ad Eudosso argento e i mezzi per rag- giungere la madrepatria: aujth; dev soi kai; ajrguvrion dwvsw kai; th;n para- pomph;n ejpiskeuavsw. Dunhvsh/ de; pro; tou' puqevsqai tina; ejpiba;" new;" th;n ejp j jEfevsou plei'n:68 Nell’Odissea, invece, è Alcinoo a procurare ad Odisseo la nave del ritor- no: pomph;n d j ej" tovd j ejgw; tekmaivromai,69 mentre Arete gli dà vesti e oro: tovfra d j a[r j Arhv j th xeivnw/ perikalleva chlo;n ejxevferen qalavmoio, tivqei d j ejni; kavllima dw'ra, ejsqh'ta crusovn te, tav oiJ Faivhke" e[dwkan: ejn d j aujth; fa'ro" qh'ken kalovn te citw'na [...].70 Quest’azione di Arete conferma la sua identificazione con Anzia.71 In conclusione, l’episodio di Perilao è costruito da Senofonte sul modello omerico e la nostra eroina diventa Arete. La sua trasformazione da figlia in moglie di Alcinoo è coerente alla sua crescita, poiché Arete è nell’Odissea il primo modello di sposa ideale, come mostra la preghiera rivoltale da Odisseo e prima citata. Senofonte continua a scegliere personaggi omerici per fare della sua protagonista femminile una sposa ideale. 67 Od. VII 146-152. 68 XEN. EPH. III 5, 8. 69 Od. VII 317. 70 Od. VIII 438-441. 71 Peraltro, questo parallelo è arricchito da un richiamo testuale, poiché il termine senofonteo parapomph;n riecheggia la pomph; omerica. Questa parola compare nell’Odissea ben quindici volte su un totale di venticinque proprio nell’episodio di Alcinoo e l’introduzione operata dal romanziere del prefisso para- non costituisce obie- zione, perché il nome semplice in epoca imperiale indicava solo processioni religiose o trionfi. Vd. LSJ, II, s.v. pomphv, dove sono riportati i significati di «solemn procession» e «triumphal procession». Le Efesiache di Senofonte Efesio come una “Penelopeide” 137 L’intermezzo di Tarso: Anzia come Penelope La promessa fatta da Anzia a Eudosso, tuttavia, non è gratuita, per- ché, in cambio, l’eroina gli chiede di procurarle un veleno per suicidarsi: eij me;n h\n zw'san - e[fh - me ajpolabei'n zw'nta Abrokov J mhn h] laqei'n ajpo- dravsasan ejnteu'qen, peri; touvtwn a]n ejbouleuovmhn: ejpeidh; de; oJ me;n tevq- nhke, fugei'n de; ajduvnaton kai; to;n mevllonta ajmhvcanon uJpomei'nai gavmon (ou[te ga;r ta;" sunqhvka" parabhvsomai ta;" pro;" Abrokov J mhn ou[te to;n o{rkon uJperovyomai), su; toivnun bohqo;" hJmi'n genou' [...].72 Questa preghiera richiama l’invocazione porta ad Artemide da Penelope, quando, disperata per la presunta morte di Odisseo, chiede alla dea di essere uccisa per non doverlo tradire con un pretendente: w}" ejm aj ij s> twvseian jOluvmpia dwvmat j e[conte", hjev m j ejup > lovkamo" bavloi [Artemi", o[fr j jOdush'a ojssomevnh kai; gai'an u{po stugerh;n ajfikoivmhn, mhdev ti ceivrono" ajndro;" ejuf> raivnoimi novhma.73 Nel medesimo episodio di Perilao, Senofonte attiva quindi il tipico pa- ragone “romanzesco” tra la protagonista femminile e Penelope e, in questo modo, inserisce un altro tassello nella costruzione “omerica” di Anzia: il pas- saggio da Arete alla “sempre-fedele” Penelope dà al suo ruolo di sposa pro- fondità temporale e morale, come le sue stesse parole documentano. Ancora una volta, Senofonte dimostra di avere in mente uno sviluppo più articola- to per la sua eroina di quello che concerne Abrocome e il significato della seconda parte del viaggio – l’ajnhvnuta e[rga – inizia qui a svelarsi. Gli ultimi due libri delle Efesiache: la speciale “aristeia” di Anzia Il terzo libro delle Efesiache termina con una rapida parentesi su Abrocome, che con il suo rifiuto dell’amore di Cino conferma la sua iden- 72 XEN. EPH. III 5, 7. 73 Od. XX 79-82. 138 Aldo Tagliabue tificazione con Odisseo.74 Dopo questo fatto, Abrocome finisce di essere un protagonista attivo nel romanzo: negli ultimi due libri egli si salva per miracolo divino da terribili punizioni75 e la sua ricerca di Anzia diventa difficile e disperata.76 Il secondo tratto emerge in Nocera, dove Abrocome inizia a lavorare come spaccapietre. Nel suo insieme, tale episodio suggerisce non solo che l’eroe abbia toccato il “fondo”, ma che abbia anche perso la sua identità odissiaca. L’incipit della scena ribadisce il paragone tra Abrocome e Odisseo: oJ de; Abrokov J mh" ajpo; th'" Sikeliva", ejpanacqei;" kataivrei me;n eij" Noukevrion th'" jItaliva", ajporiva/ de; tw'n ejpithdeivwn ajmhcanw'n o{ ti poihv- sei, ta; me;n prw'ta perih/ev i th;n Anqiv j an zhtw'n: au{th ga;r h\n aujtw/' tou' bivou panto;" kai; th'" plavnh" hJ uJpovqesi":77 Nell’ultima frase la vita di Abrocome è definita hJ plavnh e il suo ine- sausto tentativo di cercare Anzia ricorda la sua natura odissiaca, per come è stata suggerita nel sogno. Dopo poco tempo, però, Abrocome è costretto alla resa, perché non riesce a sopportare la fatica: O J de; Abrokov J mh" ta; me;n prw'ta ejpipovnw" ejn tw/' Noukerivw/ eijrgavzeto, teleutai'on de; oujkevti fevrwn tou;" povnou" [ feson ajnavgesqai.78 dievgnw new;" ejpiba;" eij" E Siccome Odisseo è per eccellenza l’eroe della sopportazione, Abroco- me diventa qui per contrasto un anti-Odisseo. Un discorso completamente diverso riguarda Anzia che, al contrario di suo marito, nel quarto e nel quinto libro si scontra con molti rivali. 74 Vd. XEN. EPH III 12, 2-6. 75 La prima è la crocifissione (vd. XEN. EPH. IV 2, 2-6), mentre la seconda il rogo (ID. IV 2, 8-9). 76 Vd. XEN. EPH. V 6, 1: tw/' de; JAbrokovmh/ ejn Surakouvsai", wJ" crovno" polu;" ejgevneto, ajqu- miva ejmpivptei kai; ajporiva deinhv, o{ti mhvte jAnqivan euJrivskoi mhvte eij" th;n patrivda ajnasw/zv oito. 77 XEN. EPH. V 8, 1-2. 78 XEN. EPH. V 10, 1. Le Efesiache di Senofonte Efesio come una “Penelopeide” 139 Tabella 1 – La lotta tra Anzia e i rivali d’amore negli ultimi due libri delle Efesiache Rivali d’amore Reazione protagonista Banda di Ippotoo (4.3.5 ss.) Falsa presentazione come un’egiziana (4.3.6) Anchialo (4.5.1 ss.) Uccisione (4.5.5) Poliido (5.4.1 ss.) 1. Falsa presentazione come un’egiziana (5.4.4) 2. Fuga nel tempio di Iside (5.4.6) Bordello (5.7.1 ss.) 1. Finzione del morbo sacro (5.7.4) 2. Falsa storia sulle origini della sua malattia (5.7.6-8) Ippotoo (5.9.5 ss.) Descrizione delle sofferenze (5.9.12) Questa tabella dimostra che nella seconda parte del romanzo Anzia diventa la vera protagonista delle Efesiache: per difendere la sua fedeltà ad Abrocome “si traveste” due volte da egiziana, uccide il temibile Anchialo e nel bordello di Taranto si finge addirittura malata per ingannarne gli avidi frequentatori.79 Tale intraprendenza di Anzia, espressa nella forma di un climax, docu- menta la maturazione della sua personalità e fa nascere una domanda sulla sua origine. La risposta è offerta da Senofonte stesso: Anzia manifesta una sempre più acuta coscienza del suo essere Penelope. Mentre si trova nel bordel- lo, l’eroina supera la paura e dichiara che è tempo di entrare in azione: Alla; tiv tau'ta qrhnw' kai; oujc euJrivskw tina; mhcanhvn di j h|" fulavxw th;n mevcri nu'n swfrosuvnhn tethrhmevnhn;80 Questo passo è molto importante: la menzione di espedienti per proteg- gere la castità ricorda il telaio di Penelope, sua arma contro i pretendenti. Tale parallelo viene rievocato da Anzia dopo aver sognato il tradi- mento di Abrocome, quando ella esclama in preda alla disperazione: oi[moi tw'n kakw'n [...] ejgw; me;n kai; povnou" uJpomevnw pavnta" kai; poikivlwn peirw'mai dustuch;" sumforw'n kai; tevcna" swfrosuvnh" uJpe;r gunai'ka" mh/.81 euJrivskw, Abrokov J 79 Vd. XEN. EPH. V 7, 3: JW" de; h\lqe kai; proevsth, plh'qo" ejpevrrei tw'n teqauma- kovtwn to; kavllo", oi{ ge polloi; h\san e{toimoi ajrguvrion katativqesqai th'" ejpiqumiva". 80 XEN. EPH. V 7, 2. 81 XEN. EPH. V 8, 7. 140 Aldo Tagliabue In forza di questi due passi, l’identificazione di Anzia con Penelope si svela essere un ingrediente fondamentale della seconda parte del romanzo e il terzo verso dell’oracolo trova qui il suo compimento: nelle Efesiache le sofferenze di Abrocome/Odisseo – deina; pavqh – sono seguite da quelle di Anzia/Penelope – ajnhvnuta e[rga. In aggiunta, il plurale della seconda espressione può essere finalmen- te compreso: mentre Penelope, una volta che i pretendenti hanno scoper- to il suo inganno, è indecisa sul da farsi,82 Anzia elabora tutti gli strata- gemmi che sono stati riportati nella tabella: è qui che si chiarisce la mol- tiplicazione del “telaio di Penelope” suggerita dall’oracolo. Da ultimo, nel secondo dei monologhi citati Anzia accosta due frasi che sarebbe più facile trovare sulla bocca di Odisseo che su quella di Penelope. Nella prima l’eroina vanta la propria capacità di sopportazio- ne: ejgw; me;n kai; povnou" uJpomevnw pavnta",83 mentre nella seconda l’agget- tivo poikivlo~ attribuito a sumforaiv fa venire in mente la poikiliva pro- pria di Odisseo.84 Entrambe le frasi – e specialmente la prima – fanno da controcanto alla resa di Abrocome in Nocera: in altre parole, Anzia sem- bra qui identificarsi anche con Odisseo e l’espressione uJpe;r gunai'ka" ne costituisce un’ulteriore conferma. Tale pretesa è confermata da altri passi degli ultimi due libri delle Efesiache. Innanzitutto, le menzogne raccontate da Anzia ai compagni di Ippotoo e a Poliido non possono non ricordare le numerose “storie crete- si” inventate da Odisseo nel poema.85 Peraltro, Senofonte usa in entram- bi i passi un’altra formula “omerica” – h{ti" te ei[h kai; povqen86 – per esprimere la domanda sull’identità di Anzia. In seguito, quando Anzia incontra Ippotoo in Taranto, essa non lo riconosce ed esprime il suo lamento: 82 Vd. la sua reazione disperata in Od. XIX 157-158: nu'n d j ou[t j ejkfugevein duvna- mai gavmon ou[te tin j a[llhn mh'tin e[q j euJrivskw. 83 XEN. EPH V 8, 7. 84 Vd. l’epiteto poikilomhvth" a lui attribuito in Od. III 163, VII 168, XIII 293, XXII 115 e 202. 85 Diversi sono i destinatari: Atena (Od. XIII 256-286), Eumeo (XIV 192-359), Antinoo (XVII 415-444) e Penelope (XIX 165-202). 86 Cfr. XEN. EPH IV 3, 6 e V 4, 4. Essa richiama Omero anche nella forma: quan- do Eumeo incontra Odisseo, leggiamo infatti tiv" povqen eij" ajndrw'n… (Od. XIV 187). Le Efesiache di Senofonte Efesio come una “Penelopeide” 141 Pevponqa mevn” fhsin “ejn Aijguvptw/ pollav, w\ xevne, kai; deinav [...]. ajlla; su; pw'", eijpev, gnwrivzei" ta ejma; dihghvmata… povqen de; eijdevnai levgei" ejme; th;n dustuch'… diabovhta me;n ga;r kai; e[ndoxa pepovnqamen, ajlla; se; ouj ginwvskw to; suvnolon.”87 La prima formula coincide con la definizione che Odisseo dà di se stesso ad Eumeo: tolmhvei" moi qumov", ejpei; kaka; polla; pevponqa kuvma- si kai; polevmw/.88 Sebbene l’espressione senofontea, deinav compreso, sia diffusa nella letteratura greca, il colore omerico dell’intero romanzo rende plausibile il persistere di una memoria odissiaca. Anche la seconda formula richia- ma Odisseo, l’eroe accompagnato per eccellenza dalla fama delle sue sof- ferenze.89 Questi passi confermano che Anzia nell’ultima parte del romanzo è paragonata non solo a Penelope, ma anche a Odisseo. Di per sé, tale acco- stamento è tipico del romanzo greco, poiché in questo genere anche la protagonista femminile viaggia, a differenza del poema omerico. Tutta- via, l’analisi fin qui condotta suggerisce un livello di interpretazione più profondo: siamo di fronte ad una “consegna” di ruoli, visto che Anzia nel suo essere Odisseo sostituisce Abrocome. Una chiave di lettura di questa “operazione” è offerta da Senofonte nell’ultima grande scena odissiaca del romanzo, la notte trascorsa dai protagonisti a Rodi. La notte finale a Rodi: le Efesiache come una “Penelopeide” Alla conclusione del viaggio, i protagonisti celebrano il loro ritrovar- si con una seconda notte d’amore. Come ad Efeso, la scena è plasmata sull’Odissea: i personaggi si confermano la loro fedeltà e questo motivo, assieme a quello della riunificazione, ricorda la notte trascorsa assieme da Odisseo e Penelope in Itaca.90 Tale eco è riconoscibile fin dall’inizio della scena: 87 XEN. EPH. V 9, 7-8. 88 Od. XVII 284-285. 89 Vd. la sua dichiarazione ai Feaci in Od. VII 211-214. 90 Od. XXIII 241-343. 142 Aldo Tagliabue JW" de; oiJ me;n a[lloi pavnte" katekoimhvqhsan, hJsuciva de; h\n ajkribhv", perilabou'sa hJ Anqiv j mhn e[klaen “a[ner” levgousa “kai; dev- a to;n Abrokov J spota, ajpeivlhfav se pollh;n gh'n planhqei'sa kai; qavlassan [...].91 Come nel poema omerico, i protagonisti si ritirano nella camera da letto quando tutti gli altri personaggi dormono92 ed Anzia pronuncia la stessa formula “omerica” del sogno di Abrocome: il parallelo con la notte odissia- ca è evidente ed è Penelope a parlare sotto le spoglie della protagonista. La scoperta di questo modello è promettente, perché nell’Odissea il racconto dei protagonisti in Itaca costituisce un riassunto dell’intero poema.93 Data la fedeltà di Senofonte ad Omero, possiamo aspettarci che il nostro autore assegni qui al suo testo la medesima funzione. Questa ipotesi è presto confermata dalla lettura del discorso di Anzia: a[ner” levgousa “kai; devspota, ajpeivlhfav se pollh;n gh'n planhqei'sa kai; qavlassan, lh/stw'n ajpeila;" ejkfugou'sa kai; peiratw'n ejpiboula;" kai; por- noboskw'n u{brei" kai; desma; kai; tavfrou" kai; xuvla kai; favrmaka kai; tav- fou": ajll j h{kw soi toiauvth, th'" ejmh'" yuch'" Abrokov J mh devspota, oi{a to; prw'ton ajphllavghn eij" Surivan ejk Tuvrou, e[peise dev me aJmartei'n oujdeiv", ouj Moi'ri" ejn Suriva,/ ouj Perivlao" ejn Kilikiva,/ oujk ejn Aijguvptw/ Yavmmi" kai; Poluvido", oujk Agciv j alo" ejn Aijqiopiva,/ oujk ejn Tavranti oJ despovth", ajll j aJgnh; mevnw soi pa'san swfrosuvnh" mhcanh;n pepoihmevnh.94 Dal momento che Anzia riassume una parte significativa del roman- zo, Senofonte ribadisce qui ancora una volta che il suo primo modello è l’Odissea. Dentro questa conferma, tuttavia, si colgono suggerimenti più profondi. Nell’Odissea la notte a Itaca ha il suo culmine nel godimento amoro- so,95 a cui seguono la breve menzione fatta da Penelope della sua lotta contro i pretendenti e la rassegna delle numerose avventure di Odisseo.96 91 XEN. EPH. V 14, 1. 92 Vd. Od. XXIII 297-299: aujta;r Thlevmaco" kai; boukovlo" hjde; subwvth" pau'san a[r j ojrchqmoi'o povda", pau'san de; gunai'ka", aujtoi; d j eujnavzonto kata; mevgara skioventa. 93 Vd. DE JONG, A Narratological Commentary, p. 563, in cui il discorso di Odisseo è definito «a mirror-story» dell’Odissea. 94 XEN. EPH. V 14, 1-2. 95 Vd. Od. XXIII 300: tw; d j ejpei; ou\n filovthto" ejtarphvthn ejrateinh'", [...]. 96 Vd. Od. XXIII 301-308. Le Efesiache di Senofonte Efesio come una “Penelopeide” 143 Quanto troviamo in Senofonte Efesio contiene due importanti diffe- renze. Innanzitutto, il nostro autore non chiarisce se tra i protagonisti avvenga un’altra consumazione amorosa e, per converso, fa dell’intero dialogo una riflessione sulla loro fedeltà: la passione lussuriosa della notte efesia viene sostituita da un nuovo tipo di amore “spirituale” e duraturo. In aggiunta, il racconto di Anzia/Penelope è molto più lungo e ricco di particolari di quello di Abrocome/Odisseo. Da un certo punto di vista, quest’asimmetria riflette la trama del romanzo: Anzia ha più imprese da raccontare perché ne ha vissute di più e ciò conferma che le Efesiache sono un’Odissea in cui ci sono ajnhvnuta e[rga, ossia molti telai di Penelope. Ciononostante, nel racconto di Abrocome vi è un elemento incoerente al romanzo intero, perché l’eroe non menziona i suoi “scontri” con Corim- bo, Manto e Cino: “ajll j ojmnuvw soiv” fhsi “th;n movgi" hJmi'n hJmevran poqeinh;n euJrhmevnhn wJ" ou[te parqevno" ejmoiv ti" e[doxen ei\nai kalhv, ou[t j a[llh ti" ojfqei'sa h[rese gunhv, ajlla; toiou'ton ei[lhfa" Abrokov J mhn kaqaro;n, oi|on ejn Tuvrw/ ka- tevlipe" ejn desmwthrivw/”.97 Tale omissione non può essere casuale e richiama alla memoria la per- dita dell’identità odissiaca che Abrocome subisce alla fine del romanzo: Senofonte, contrapponendosi al suo modello, suggerisce qui che la sua è un’Odissea senza le imprese di Odisseo. Le ragioni di tale affermazione possono essere approfondite: se c’è un’eco di Odisseo in questa scena, essa è in Anzia, perché è suo il discor- so più articolato e nella confessione della sua castità le parole mevnw soi pa'san swfrosuvnh" mhcanh;n98 ricordano l’epiteto polumhvcano~, spesso attribuito da Omero all’eroe.99 Tuttavia, questi due elementi non fanno “risorgere” la presenza di Odisseo, ma ne favoriscono ulteriormente il dissolvimento: con le sue parole Anzia infatti sottolinea l’importanza della sua battaglia per la castità e quindi accresce la sua coincidenza con 97 XEN. EPH. V 14, 4. 98 XEN. EPH. V 14, 2. 99 Cfr. Od. I 205; V 203; X 401, 456, 488, 504; XI 60, 92, 405, 473, 617; XIII 375; XIV 486; XVI 167; XXII 164; XXIV 192, 542. 144 Aldo Tagliabue Penelope, giacché nel poema Odisseo non è paladino della fedeltà coniu- gale come sua moglie100. In conclusione, nella notte rodia la figura del- l’eroe è usata per rafforzare il primato di Penelope. La natura di quest’operazione diventa più chiara paragonando il pre- sente passo alla conclusione del romanzo di Caritone: che si accetti o meno il primato cronologico di Calliroe sulle Efesiache,101 è difficile nega- re che uno dei due romanzieri abbia preso l’ispirazione dall’altro per scri- vere questo episodio, visto che anche Caritone plasma il ritrovamento dei protagonisti sul modello della notte itacese. Tale ipotesi rende lo studio delle differenze degno di nota e non c’è dubbio che la versione di Caritone sia più fedele ad Omero: egli non tace come Senofonte la con- sumazione amorosa; anzi, cita dalla scena dell’Odissea proprio un verso che ha questo a tema: ajspavs ioi levktroio palaiou' qesmo;n i{konto (Od. XXIII 296).102 Inoltre, Caritone conserva la classica distribuzione di ruoli: il raccon- to di Cherea è paragonabile a quello di Odisseo: ajll j ouj kath/sv cunav se: peplhvrwka gh'n kai; qavlassan tropaivwn.103 Orgoglioso del suo statuto eroico e diversamente da Abrocome, Cherea si vanta delle imprese mili- tari di cui è stato protagonista durante il suo viaggio, nonostante il suo primo obiettivo fosse riconquistare l’amata Calliroe.104 100 Sebbene «the Odyssey [...] represents Odysseus as affirming his link with Penelope in his oikos by declining [...] the allure of other erotic possibilities» (L.M. SLATKIN, Homer’s Odyssey, in J.M. FOLEY, A Companion to Ancient Epic, Oxford 2008, pp. 315-339, in parti- colare p. 323), l’eroe dorme sia con Calipso (Od. V 154-155) sia con Circe (X 346-347 e 480) e questi episodi gettano un velo di ambiguità sulla sua fedeltà. 101 La più antica origine di Caritone è stata recentemente risottolineata da S. TILG, Chariton of Aphrodisias and the Invention of the Greek Love Novel, New York 2010, pp. 85- 92 e venne proposta anche da E. BOWIE, The Chronology of the Earlier Greek Novels since B.E. Perry: Revisions and Precisions, in “AN” 2 (2002), pp. 47-63. Contro tale ipotesi si è espres- so T. WHITMARSH, Narrative and Identity in the Ancient Greek Novel: Returning Romance, Cambridge 2011, p. 264, seguendo J. O’SULLIVAN, Xenophon of Ephesus: His Compositional Technique and the Birth of the Novel, Berlin - New York 1995, in particolare pp. 168-169. 102 CHAR. VIII 1, 17. 103 Ibid. 104 Per questo motivo, S.D. SMITH, Greek Identity and the Athenian Past in Chariton: The Romance of Empire, Groningen 2007, p. 95 fa il seguente commento: «Victory in mar- Le Efesiache di Senofonte Efesio come una “Penelopeide” 145 Questo paragone imperfetto conferma la lettura “spirituale” e “penelo- pocentrica” della conclusione delle Efesiache e la natura meta-letteraria del- l’intera scena suggerisce che tale interpretazione possa riguardare una parte più estesa del romanzo. Ciò spinge a riconsiderare la trasformazione di Anzia in Odisseo negli ultimi due libri: dal momento che essa accentua l’esaltazione della lotta per la castità tipica di Penelope, oserei concludere che è l’intero romanzo che matura in “Penelopeide” nella sua seconda parte, realizzando fino in fondo il suggerimento inscritto in ajnhvnuta e[rga. Le Efesiache, unica “Penelopeide” del corpus romanzesco Attraverso Omero e il suo approccio letterario Senofonte rende la fe- deltà in amore il pilastro della sua opera: tale conclusione apre una do- manda su quanto tale operazione sia originale all’interno del genere del romanzo greco. Paradossalmente, si possono dare due risposte. Come già accennavo all’inizio, in tutti i romanzi greci l’Odissea viene guardata da una prospet- tiva erotica. In questo senso, l’uso ripetuto della scena feacia e di figure femminili che troviamo nelle Efesiache è proprio di ogni romanziere: Se- nofonte svela con chiarezza l’approccio tipico del genere. Allo stesso tempo, però, la sua enfasi su Penelope non è condivisa dagli altri autori del corpus, che, alternativamente, introducono una Pe- nelope più passiva, guardano con ironia alla sua fedeltà e, infine, non oscurano l’eroismo di Odisseo, ma lo associano ai protagonisti maschili. Mentre l’esistenza dell’ultimo elemento in Caritone è già stato dimo- strato, i primi due sono facilmente riconoscibili. Nella notte itacese la fedel- tà di Calliroe non è immacolata, tanto è vero che l’eroina tace il suo amore per Dioniso e Cherea prova invidia: mevcri touvtwn Caireva" ajkouvwn e[klaen: ejpei; de; h|ken eij" Mivlhton tw/' lovgw/, Kallirovh me;n ejsiwvphsen aijdoumevnh, Caireva" de; th'" ejmfuvtou zhlotupiva" ajnemnhvsqh [...].105 Nell’intero roman- riage can be joined by victory in war». Il valore eroico di Cherea emerge particolarmente nella conquista di Tiro (vd. ID., p. 93: «Chaereas exhibits a traditional marital aristeia»). 105 CHAR. VIII 1, 15. Peraltro, questa infedeltà di Calliroe è approfondita nel romanzo attraverso il suo paragone con Elena, l’anti-Penelope per eccellenza. Tale lega- me è stabilito da Dionisio in ID. II 6, 1, mentre dal narratore in V 5, 9. 146 Aldo Tagliabue zo, poi, Calliroe è una Penelope passiva, che viene perseguitata da “Proci” in Siracusa e a Babilonia.106 La Penelope attiva manca anche in Longo Sofista, dove Cloe si ritro- va accerchiata dai pretendenti,107 ma è poi Dafni ad agire per rendere possibile il matrimonio:108 Odisseo, quindi, resta più importante di Penelope in questo romanzo. Achille Tazio, invece, sembra avvicinarsi a Senofonte, poiché la sua Leucippe è una Penelope devota al marito come Anzia109 e Clitofonte è un anti-Odisseo.110 Tuttavia, in questo romanzo manca il fattore più decisivo per la “penelopizzazione”, poiché l’autore ironizza sulla fedeltà di Pene- lope, invece di elogiarla. Lo strumento di questa presa di distanza è Melite: essa è Penelope, perché ha appena perso il marito Sostrato in mare111 e ha una serva di nome Melanto,112 ma si comporta in modo opposto all’eroina omerica, poiché conquista l’amore adulterino di Clitofonte.113 Da ultimo, anche Eliodoro, nonostante la sua predilezione per Ome- ro, approccia il modello in un modo solo parzialmente simile a Seno- fonte: al contrario di Caritone ed Achille Tazio, egli fa della fedeltà un valore imprescindibile del suo testo e il parallelo tra la protagonista Cariclea e Penelope è assicurato dallo stesso Odisseo, che appare in sogno a Calasiri e loda Cariclea per la sua swfrosuvnh: 106 CHAR. I 2, 1 e V 5, 9. A dire il vero, anche in ID. IV 7, 5 Calliroe viene para- gonata ad Artemide e Afrodite con una similitudine attribuita a Penelope nell’Odissea (cfr. Od. XVII 37 e XIX 54), ma questo parallelo non è approfondito da Caritone. 107 Vd. LONG. III 25, 1. 108 Vd. LONG. III 26, 1, quando Dafni decide di porsi nel novero dei pretendenti per conquistare l’amore di Cloe/Penelope. 109 Cfr. ACH. TAT. VII 16, 3, in cui Leucippe mostra la sua fiducia a Clitofonte, e VIII 7, 1, dove la fedeltà di Leucippe è apprezzata dal sacerdote di Efeso. 110 Il parallelo tra Clitofonte e Odisseo nasce dal ruolo di narratore dell’intera storia giocato dal protagonista del romanzo ed è confermato da una sua allusione alla cicatrice di Odisseo (vd. ACH. TAT. VII 4, 4). In aggiunta, come mi è stato gentilmente suggerito da Ian Repath, c’è una corrispondenza tra l’episodio omerico dei Ciclopi e l’incontro di Cli- tofonte con Conope (vd. in particolare ACH. TAT. II 23, 3). Tuttavia, dal momento che Clitofonte non supera l’ostacolo di Conope, l’eroismo odissiaco viene qui dissolto come avviene nella parte finale delle Efesiache. 111 Vd. ACH. TAT. V 11, 6. 112 Cfr. ACH. TAT. VI 1, 2 e VI 2, 1. 113 Vd. ACH. TAT. V 27, 3. Le Efesiache di Senofonte Efesio come una “Penelopeide” 147 su; de; movno" ejn oujdeno;" lovgou mevrei tevqeisai ta; kaq j hJma'", [...]. th;n kovrhn de; h}n a[gei" para; th'" ejmh'" gameth'" provseipe, caivrein ga;r aujth/' fhsi diovti pavntwn ejpivprosqen a[gei th;n swfrosuvnhn kai; tevlo" aujth/' dexio;n eujaggelivzetai.114 Cariclea è qui un’autentica Penelope come Anzia e altri passi confer- mano tale definizione.115 Tuttavia, nonostante questa identificazione e il contemporaneo parallelo tra Cariclea e Odisseo, Eliodoro, a differenza di Senofonte, non oscura l’eroismo del suo protagonista maschile: Teagene corre come Achille116 e si traveste come Odisseo, mostrando l’intelligen- za propria del secondo eroe.117 Di conseguenza, anche Eliodoro non “penelopizza” il suo romanzo: la nostra “Penelopeide” non ha eguali. Senofonte e l’amore fedele: aperture finali Tale scoperta apre un ultimo quesito sull’origine dell’operazione di Senofonte. Nonostante la celebrazione della fedeltà di Penelope non sia ricorrente in ambito romanzesco, essa apparteneva alla mentalità comu- ne in epoca imperiale, come emerge nei Precetti Coniugali di Plutarco o nella Dissertazione 26 di Massimo di Tiro.118 Peraltro, questo valore non era certamente nuovo nel mondo greco: nell’iconografia Penelope diven- ta la sposa ideale a partire dal V secolo a.C.119 Nel quadro di questo sce- 114 HLD. V 22, 2-3. 115 Vd. HLD. I 21, 3, quando Cariclea inventa una storia per ritardare il matrimo- nio con Tiami, VI 8, 3-6, quando è disperata per la perdita di Teagene/Odisseo, e infi- ne VII 21, 3-4, dove propone a Teagene di ritardare il suo matrimonio con Arsace. 116 Vd. HLD. IV 3, 1, durante i giochi Pitici a Delfi. All’inizio dello stesso episo- dio, Teagene si dice orgoglioso di discendere da Achille (vd. II 34, 4). 117 Vd. HLD. II 19, 1. 118 Cfr. P LUT . Mor. 140f: filovplouto" hJ JElev nh, filhvdono" oJ Pavri": frovnimo" oJ jOdusseuv", swvfrwn hJ Phnelovph e MAX. TYR. XXVI 9a, in cui Penelope è gunh; swvfrwn, ajntitattomevnh uJbristai'" neanivai". Peraltro, lo stesso concetto viene più volte attestato nelle interpretazioni dell’Odissea che circolavano in ambito scolastico in epoca imperiale, come le Questioni Omeriche di Eraclito e il trattato dello Pseudo-Plutarco su Omero (cfr., per esempio, HERACLIT. Alleg. LXXVIII 2-3). 119 Vd. C. HAUSMANN, s.v. “Penelope”, in LIMC 7.1 (1994), pp. 291-295, in par- ticolare p. 295: «Sehr viel häufiger wird ihr nur eine Spindel in die Hand gegeben, was 148 Aldo Tagliabue nario, la “Penelopeide” di Senofonte si propone come un’innovativa ver- sione letteraria di un dato tradizionale del mondo greco. Se questa conclusione offre una risposta di ambito generale al proble- ma, una più particolare è suggerita dalla seguente notizia di Strabone: meta; d j ou\n to;n new;n to; tw'n a[llwn ajnaqhmavtwn plh'qo" euJrevsqai th/' ejk- timhvsei tw'n dhmiourgw'n, to;n de; dh; bwmo;n ei\nai tw'n Praxitevlou" e[rgwn a{panta scedovn ti plhvrh. hJmi'n d j ejdeivknuto kai; tw'n Qravswnov" tina, ou|per kai; to; JEkathvs iovn ejsti kai; hJ khrivnh Phnelovph kai; hJ presbu'ti" hJ Eujruvkleia.120 Quando la costruzione del tempio venne completata, molte offerte furo- no lì depositate da artisti in segno di grande stima per questo edificio, e l’altare era quasi interamente sommerso da opere di Prassitele. Io ne riconobbi anche alcune di Trasone: la statua di Ecate, la Penelope rive- stita di cera e la vecchia Euriclea.121 Secondo l’interpretazione proposta in un mio articolo in corso di pub- blicazione,122 tale fonte attesta l’esistenza di un gruppo scultoreo formato da Penelope ed Euriclea nella presunta città di provenienza di Senofonte;123 esso rappresentava l’episodio iniziale del ventitreesimo libro dell’Odissea, in cui l’annuncio dato dalla vecchia nutrice del ritorno di Odisseo rimane ina- scoltato:124 in virtù del contesto iconografico prima delineato, tale opera si inseriva a pieno titolo nella valorizzazione della fedeltà di Penelope. Nonostante temi omerici fossero molto popolari nella scultura anti- ca, Strabone è l’unico autore che conosciamo a menzionare un gruppo scultoreo greco che contenga Penelope, come pure è eccezionale la sua collocazione in un tempio:125 ciò apre la possibilità che ad Efeso ci fosse darauf hinweist, daß P. sehr früh nicht mehr als die listige Frau galt, [...] sondern als Symbol der ehelichen Treue und tugendhaften Ehegattin». 120 STRAB. XIV 1, 23. 121 Data la particolarità del passo, ne offro qui la mia traduzione. 122 Vd. A. TAGLIABUE, Analysis of Thrason’s Work in the Ephesian Artemision: an Artistic Ispiration for Xenophon of Ephesus’ “Ephesiaca”, in c.s. 123 Sulla discussa origine efesia del nostro autore, vd. C. RUIZ MONTERO, Xenophon von Ephesos: Ein Überblick, in ANRW II, 34.2 (1994), p. 1088. 124 Vd. Od. XXIII 5-9. 125 Vd. TAGLIABUE, Analysis of Thrason’s Work. Le Efesiache di Senofonte Efesio come una “Penelopeide” 149 una tradizione locale in cui tale eroina avesse la stessa importanza e signi- ficato che si riscontrano nelle Efesiache. Dal momento che, come dimostro nel medesimo articolo, l’Efeso ellenistica vantava una tradizione artistica e filologica a soggetto omeri- co,126 tale ipotesi può essere avanzata e tradizioni efesie potrebbero aver quindi influenzato la scrittura delle Efesiache. Spero che in futuro nuove evidenze archeologiche possano arricchire e precisare tale quadro: se Senofonte davvero vide la Penelope dell’Artemision, una statua presumi- bilmente adorata da tutti gli Efesini, ciò confermerebbe l’impressione che la sua “Penelopeide” sia un’opera per così dire “tradizionale”. Allo stesso tempo, però, si getterebbe una nuova luce sulle ragioni della “devozione” del nostro autore a Omero, legandola all’ambiente della sua presunta e ora forse più probabile madrepatria. Aldo Tagliabue University of Wales Trinity Saint David 126 Sull’esistenza di un interesse efesio per il testo dei poemi omerici, che risale all’epoca del famoso “filologo” Zenodoto, vd. M.L. WEST, Studies in the Text and Transmission of the “Iliad”, München - Leipzig 2001, pp. 33-45. Ringrazio vivamente il professor Giuseppe Zanetto per avermi suggerito di leggere questo capitolo. 150 Aldo Tagliabue ABSTRACT The “Ephesiaca” of Xenophon of Ephesus as a “Penelopeid” Although the Odyssey is the model of every Greek novel, because of its combination of journey and love, the Ephesiaca of Xenophon of Ephesus owes a special debt to this poem. This model affects the novel at every level, from the plot to the construction of scenes, characters and indi- vidual expressions. This process of imitation is not mechanical, since Xenophon offers an erotic and moral reading of the Odyssey. The aim of this study is to demonstrate the existence of this Odyssean framework in the Ephesiaca and to show that in the second part of the novel Xenophon places a special emphasis on the figure of Penelope, in order to propose fidelity as his final ideal of love. His portrait of Anthia, the female protagonist, as new Penelope, along with the progressive decon- struction of the parallel between Habrocomes and Odysseus, makes this text original in the novelistic corpus, since none of the other romances shows the same radical preference for Penelope.