L’interdetto ecclesiastico nella dottrina di Francesco Zabarella

2020, Diritto, chiesa e cultura nell’opera di Francesco Zabarella. 1360–1417, a cura di Chiara Maria Valsecchi e Francesco Piovan

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CONTRIBUTI ALLA STORIA DELL’UNIVERSITÀ DI PADOVA Nuova serie 54 Comitato scientifico Filiberto Agostini, Giovanni Luigi Fontana, Vincenzo Milanesi, Giulio Peruzzi, Maurizio Rippa Bonati, Giovanni Silvano, Chiara Maria Valsecchi Il comitato assicura attraverso un percorso di double blind peer review la validità scientifica dei volumi pubblicati copy 17x24 15-01-2016 15:53 Pagina 1 CENTRO PER LA STORIA DELL’UNIVERSITÀ DI PADOVA DIRITTO, CHIESA E CULTURA NELL’OPERA DI FRANCESCO ZABARELLA 1360-1417 a cura di CHIARA MARIA VALSECCHI FRANCESCO PIOVAN FrancoAngeli Il volume è stato pubblicato con il contributo del Centro per la storia dell’Università – Università degli Studi di Padova Copyright © 2020 by FrancoAngeli s.r.l., Milano, Italy Ristampa Anno 0 1 2 3 4 5 6 7 8 9 2020 2021 2022 2023 2024 2025 2026 2027 2028 2029 L’opera, comprese tutte le sue parti, è tutelata dalla legge sui diritti d’autore. Sono vietate e sanzionate (se non espressamente autorizzate) la riproduzione in ogni modo e forma (comprese le fotocopie, la scansione, la memorizzazione elettronica) e la comunicazione (ivi inclusi a titolo esemplificativo ma non esaustivo: la distribuzione, l’adattamento, la traduzione e la rielaborazione, anche a mezzo di canali digitali interattivi e con qualsiasi modalità attualmente nota o in futuro sviluppata). Le fotocopie per uso personale del lettore possono essere effettuate nei limiti del 15% di ciascun volume dietro pagamento alla SIAE del compenso previsto dall’art. 68, commi 4 e 5, della legge 22 aprile 1941 n. 633. Le fotocopie effettuate per finalità di carattere professionale, economico o commerciale o comunque per uso diverso da quello personale, possono essere effettuate a seguito di specifica autorizzazione rilasciata da CLEARedi, Centro Licenze e Autorizzazioni per le Riproduzioni Editoriali (www.clearedi.org; e-mail [email protected]). Stampa: Geca Industrie Grafiche, Via Monferrato 54, 20098 San Giuliano Milanese Indice Prefazione, di Chiara Maria Valsecchi pag. 7 Le De scismate de Francesco Zabarella: textes et contextes, di Fabrice Delivré » 19 L’interdetto ecclesiastico nella dottrina di Francesco Zabarella, di Thomas Woelki » 89 Giudizi e pregiudizi, ossia come un giurista del tardo medioevo parlava degli ebrei e dei musulmani. Appunti su Francesco Za- barella, di Orazio Condorelli » 107 Patrimonium e familia nei consilia di Francesco Zabarella. Ap- punti, di Chiara Valsecchi » 149 I diritti delle parti del processo nei commentari del cardinale Za- barella, di Alessandra Bassani » 186 La raccolta di sermoni di Francesco Zabarella. I. Le collationes ‘in principio Studii’, di Giovanna Murano » 203 La rhétorique académique de Francesco Zabarella, entre scolasti- que et humanisme, di Clémence Revest » 223 Una tavola dei sermoni di Francesco Zabarella, di Giovanna Murano, Clémence Revest » 239 L’Oratio domini Francisci Zabarelle coram Dominio Venetia- rum pro communi Padue (3 gennaio 1406), di Andrea Padovani » 284 5 indice Francesco Zabarella tra umanisti e curiali, di Concetta Bianca pag. 324 Vergerio e Zabarella: fra autentici e presunti autografi, di Matteo Venier » 336 I mottetti di Johannes Ciconia per Francesco Zabarella: osserva- zioni sui testi, di Antonio Lovato » 350 Indice dei nomi di persona » 373 Indice dei manoscritti e documenti d’archivio » 385 Referenze fotografiche Le riproduzioni delle p. 164 e 201 del ms. 196 della Biblioteca del Seminario di Padova, che qui compaiono a corredo del saggio di Matteo Venier, si pubblicano su gentile concessione della Biblioteca stessa in data 9 settembre 2019. 6 L’interdetto ecclesiastico nella dottrina di Francesco Zabarella di Thomas Woelki 1. Introduzione L’interdetto ecclesiastico apparteneva fondamentalmente all’esperienza de- gli uomini del tardo medioevo1. Le sue conseguenze temibili, come chiese chiuse, campane mute, morti non seppelliti, erano uno scenario orribile che aveva minacciato ogni cittadino europeo almeno una volta nella vita. In realtà c’era sempre attivo da qualche parte un interdetto. Singole parrocchie e città così come grandi diocesi e regni ne erano colpite regolarmente. L’interdetto era, in fondo, un mezzo della Chiesa/clero per tutelare i propri diritti contro il potere secolare. Tuttavia questo mezzo portava con sé un incontrollabile po- tenziale di conflitto. Il boicottaggio dell’assistenza spirituale – anche quando si fosse trattato d’una situazione eccezionale – finì per mettere seriamente in questione il già fragile rapporto fra clero e laici. L’interdetto – in ragione del- la sua natura generale che, colpendo una comunità nel suo complesso, feriva 1. Lo studio più ampio sull’interdetto ecclesiastico è Peter D. Clarke, The interdict in the thirteenth century. A question of collective guilt, Oxford-New York 2007, che, per i limiti temporali della ricerca, non considera le conseguenze di tale punizione stabilite dalle decre- tali contenute nel Liber Sextus e nelle Clementine. Lo studio migliore di un caso esemplare delle conseguenze sociali di un interdetto è Richard C. Trexler, The spiritual power. Repu- blican Florence under interdict, Leiden 1974. La casistica giuridica è già trattata in maniera differenziata in Franz Kober, Das Interdict, «Archiv für Katholisches Kirchenrecht», 21 (1869), pp. 3-45, 291-341 e 22 (1869), pp. 3-53; Paul Hinschius, Das Kirchenrecht der Ka- tholiken und Protestanten in Deutschland, V, Berlin 1895 (rist. Graz 1959), pp. 14-16, 19-32, 522-539. Tra gli studi più recenti si veda anche Harald Maihold, Strafe für fremde Schuld? Die Systematisierung des Strafbegriffs in der spanischen Spätscholastik und Naturrechts- lehre, Köln-Weimar-Wien 2005, pp. 116-119; Lotte Kéry, Gottesfurcht und irdische Strafe. Der Beitrag des mittelalterlichen Kirchenrechts zur Entstehung des öffentlichen Strafrechts, Köln-Weimar-Wien 2006, pp. 171-174. Per i problemi intorno all’estensione territoriale dell’in- terdetto cfr. Giovanni Chiodi, Tra la civitas e il comitatus. I suburbi nei giuristi medievali, in Dal suburbium al faubourg. Evoluzione di una realtà urbana, a cura di Maria Vittoria Antico Gallina, Milano 2000, pp. 225-320. 89 thomas woelki i singoli anche quando fossero innocenti – causò più di ogni altra punizione ecclesiastica l’ira dei laici duramente provati. L’interdetto portò i sacerdoti in un insolubile conflitto di coscienza tra lealtà alla Chiesa punitrice e all’autori- tà secolare. L’insicurezza nel clero si accentuò a causa di una situazione giu- ridica molto complessa, che fu modificata più volte da decreti papali del Tre- dicesimo e Quattordicesimo secolo. Quasi nessun sacerdote o vicario poteva essere sicuro di quale sacramento fosse veramente vietato durante l’interdetto, quale campana potesse ancora suonare ecc. Il rischio di incorrere in un errore era molto alto, la ‘irregolarità’, cioè l’incapacità di concedere i sacramenti, era la più grande iattura per una carriera ecclesiastica. Avere chiare e precise informazioni era una necessità fondamentale. Perciò, non appena si temeva un interdetto, entravano in gioco i giuristi. I magistrati chiamavano subito i migliori giureconsulti del luogo o si rivolgevano subito ai più famosi doctores in utroque2. Solo una muraglia costruita a forza di ricorsi legali, appellazioni e soprattutto consilia sapientis poteva neutralizzare la pena clericale e tranquil- lizzare l’insicuro credente3. Anche Zabarella fu coinvolto come consulente in un caso simile, come sappiamo grazie alla sensazionale scoperta di Dieter Gir- gensohn che ha pubblicato un tale consilium4. Di questo parleremo più avanti. L’interdetto mostra in ogni caso molto chiaramente l’importanza fonda- mentale della dottrina legale per la prassi. La scienza giuridica era in questo caso un ‘sapere’ volto al quotidiano. Il più semplice percorso di diffusione della dottrina universitaria verso l’uso quotidiano era quello di compilare delle liste ad uso casalingo: cosa posso o non posso fare durante un inter- detto. Un compito simile lo avevano gli statuti sinodali, in cui spesso veni- vano divulgati semplici contenuti di decreti. Ma ci furono anche delle opere universitarie che ebbero grande diffusione: la più conosciuta fu il Tractatus 2. Così per esempio nel 1284 a Bologna; vedi Sara Menzinger, Giuristi e politica nei comu- ni di popolo. Siena, Perugia e Bologna, tre governi a confronto, Roma 2006, pp. 321 ss. (con l’edizione di una lista di misure contro l’interdetto, elaborata da un gruppo di giuristi intorno a Francesco d’Accursio). Per questo caso cfr. anche Giovanna Morelli, Francesco d’Accursio, in Autographa. I 2: Giuristi, giudici e notai (sec. XII-XV), a cura di Giovanna Murano, Imola 2016, pp. 31-38, qui p. 33. Cfr. anche Trexler, The spiritual power, pp. 10, 81, 123 ss. 3. Cfr. lo studio esemplare sull’uso di un consilium in caso di interdetto ecclesiastico: Orazio Condorelli, Cura pastorale in tempo di interdetto. Un consilium ferrarese di Uber- to da Cesena, Superanzio da Cingoli e Giovanni d’Andrea, in Proceedings of the Eleventh International Congress of Medieval Canon Law, Catania, 30 July-6 August 2000, a cura di Manlio Bellomo, Città del Vaticano 2006, pp. 683-698, qui soprattutto p. 688 ss. esponendo le strategie per limitare l’applicazione e le conseguenze dell’interdetto. Cfr. anche il consilium di Lapo da Castiglionchio citato in Trexler, The spiritual power, p. 119. 4. Dieter Girgensohn, Vom Widerstandsrecht gegen den bischöflichen Stadtherrn. Ein Consilium Francesco Zabarellas für die Bürger von Trient (1407), «Zeitschrift der Savigny- Stiftung für Rechtsgeschichte. Kanonistische Abteilung», 87 (2001), pp. 306-385, qui pp. 374- 383 (edizione). 90 l’interdetto ecclesiastico nella dottrina di francesco zabarella de ecclesiastico interdicto di Giovanni Calderini5, tramandato in più di trenta manoscritti e diverse edizioni, seguita da trattati simili di Giovanni d’Andrea6 e di Giovanni da Legnano7, tutti apparsi a Bologna intorno alla metà del Quat- tordicesimo secolo, nel momento in cui l’interdetto per motivi politici era estre- mamente attuale. A causa della sua ambizione e del suo benessere Bologna era continuamente in conflitto con i legati papali che governavano la città, nell’aria aleggiava sempre la minaccia di un interdetto, che venne inflitto più volte e pa- ralizzava la cura pastorale e l’università. I turbati professori avevano quindi un naturale interesse a controllare le conseguenze di questa sanzione. E Zabarella? Sembra che appartenesse a una generazione troppo posteriore per fare ancora parte dell’età d’oro della letteratura sull’interdetto. Comunque scrisse molto anche su questo tema: non solo il consilium reso noto da Gir- gensohn, ma anche i commenti alle Decretali e soprattutto il commento alle Clementine contengono delle discussioni al riguardo8. Ma queste opere aveva- no un ruolo importante anche nella pratica legale? In ogni caso, il commen- tario alle Clementine fu un grande successo editoriale proprio nell’età della 5. Editio princeps: [Roma, Theobaldus Schencbecher, ca. 1472-1474] (Incunabula Short Title Catalogue (= ISTC), n. ic00050000); Tractatus universi iuris [= TUI] XIV, cc. 325ra- 333rb. La datazione (prima del gennaio 1358) si basa sulla menzione di questo trattato in una disputa di Giovanni da Legnano; vedi nota 7. Per l’opera cfr. Clarke, Interdict, p. 12. Per Gio- vanni Calderini († 1365) cfr. Andrea Bartocci, Giovanni Calderini, in Autographa. I 1: Giuri- sti, giudici e notai (sec. XII-XVI med.), a cura di Giovanna Murano, Bologna 2012, pp. 72-81; Orazio Condorelli, Calderini, Giovanni (Bologna, XIV sec. ineunte-ivi, 1365), in Dizionario biografico dei giuristi italiani (XII-XX secolo), diretto da Italo Birocchi-Ennio Cortese-Anto- nello Mattone-Marco N. Miletti, Bologna 2013 [= DBGI], I, pp. 386-388. 6. Giovanni d’Andrea, De modo observandi interdictum, ed.: Magdeburg, Albrecht Ra- venstein e Joachim Westphal, 1483 (Gesamtkatalog der Wiegendrucke [= GW], n. 1728; ISTC, n. ia00629000). Per l’autore v. Giovanna Murano, Giovanni d’Andrea (1271-1348), in Murano, Autographa, I 1, pp. 44-50; Andrea Bartocci, Giovanni d’Andrea (Johannes Andreae de Bononia) (Bologna?, 1271ca.-ivi, 7 luglio 1348), in DBGI, I, pp. 1008-1012. 7. Giovanni da Legnano, Tractatus de censura ecclesiastica, in TUI XIV, cc. 307vb- 325ra; Id., Tractatus de ecclesiastico interdicto, in TUI XIV, cc. 335ra-336ra. Si tratta in realtà di un estratto della Disputatio de ecclesiastico interdicto (dat. 1358 gennaio 13), inc.: Sequitur videre de ecclesiastico interdicto. Verum, quia nuperrime compilatus fuit […], contenuta completamente in Bernkastel-Kues, St. Nikolaus-Hospital, Cod. Cus. 257, ff. 31va- 43vb. Altri testimoni sono censiti in John P. McCall, The Writings of John of Legnano with a List of Manuscripts, «Traditio», 23 (1967), pp. 415-437, qui p. 420; Andrea Bartocci, Giovan- ni da Legnano († 1383), in Murano, Autographa. I 1, pp. 87-100, qui p. 93. Per l’autore vedi anche Dieter Girgensohn, Giovanni Oldrendi da Legnano, in DBGI, I, pp. 1018-1021; Berardo Pio, Giovanni da Legnano. Un intellettuale nell’Europa del Trecento, Bologna 2018, soprat- tutto p. 27 per i testi citati. 8. Il passaggio più specifico, quasi un tractatus de interdicto, è inserito al commento al c. Tanta, de excessibus prelatorum (X 5.31.18), ed. Venezia, Simon de Luere, 1502, cc. 108va- 109rb. Nel ms. Venezia, Biblioteca Marciana, Marc. lat. IV 32 (2648), ff. 206vb-208va, si tro- va soltanto una lista di quaestiones intorno all’interdetto che sembra essere la base del trattato sistematico contenuto nella stampa. 91 thomas woelki stampa. Giovanna Murano ha recensito non meno di 18 edizioni fra la editio princeps del 1468/1469 e il 16029. Le ricche annotazioni nella copia perso- nale del magistrato umbro Pier Filippo Martorelli, di proprietà di Domenico Maffei, che la ha anche analizzata profondamente, dimostrano chiaramente che un giurista pragmatico ha utilizzato realmente il trattato zabarelliano10. Un altro importante indicatore per la rilevanza nella prassi è la moltitudi- ne delle citazioni nei grossi repertori dai quali i giuristi attingevano le prime informazioni. Qui Zabarella ricoprì una posizione importante. Innanzitutto nel repertorio monumentale di Giovanni Bertachini, che ebbe grande influsso e importanza nel tardo Quattrocento e nel Cinquecento, la maggior parte del- le citazioni sull’interdetto proveniva dal commento sulle Clementine di Fran- cesco Zabarella11. Le posizioni giuridiche esposte in questo voluminoso com- mento non sono per la maggior parte originali di Zabarella, ma sono tratte da commentatori meno noti del primo Trecento, soprattutto Étienne Hugonet († 1332), Jesselin de Cassagnes († 1334), Guillaume de Montlauzun († 1343) e Paolo de’ Liazari († 1356); a Zabarella si deve, però, l’ampia e praticabilis- sima sintesi delle divergenti opinioni12. Conviene, dunque, riassumere le po- sizioni del cardinale per completare il quadro dell’insegnamento pragmatico. In un primo momento riassumeremo le dichiarazioni di Zabarella sulla natura 9. Giovanna Murano, Francesco Zabarella (1360-1417), in Ead., Autographa. I 1, pp. 121- 126, qui p. 122. 10. Domenico Maffei, Un magistrato del Quattrocento. Pier Filippo Martorelli da Spo- leto e l’edizione principe della «Lectura Clementinarum» di Francesco Zabarella, in Collec- tanea Stephan Kuttner, III, a cura di Giuseppe Forchielli e Alphons Maria Stickler, Bologna 1967, pp. 109-128, qui p. 122 ss.; rist.: Domenico Maffei, Studi di storia delle università e della letteratura giuridica, Goldbach 1995, pp. 277*-298*, qui pp. 290* ss. 11. Giovanni Bertachini, Repertorium, III, Basel, Froben, 1573, pp. 96-98 s.v. Interdic- tum. Per l’autore e l’opera cfr. Mario Caravale, Bertachini, Giovanni, in DBGI II, pp. 233 ss. 12. a) Étienne Hugonet, Commentaria ad Clementinas, non edito; ms.: Paris, Bibliothèque Nationale de France (= BNF), lat. 4117, ff. 66ra-106ra. Per l’autore e l’opera cfr. Norman Peter Zacour, Stephanus Hugoneti and his ‘Apparatus’ on the Clementines, «Traditio», 17 (1961), pp. 527-530; Martin Bertram, Clementinenkommentare des 14. Jahrhunderts, «Quellen und Forschungen aus italienischen Archiven und Bibliotheken», 77 (1997), pp. 144-175, qui p. 153; rist. in Id., Kanonisten und ihre Texte (1234 bis Mitte 14. Jahrhundert): 18 Aufsätze und 14 Exkurse, Leiden 2013, pp. 91-108, qui p. 161. — b) Jesselin de Cassagnes, Apparatus super constitutionibus Clementinis, non edito; ms.: Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana (= BAV), Vat. lat. 2583, ff. 101ra-211vb. Sull’autore cfr. Jacqueline Tarrant, The life and works of Jesselin de Cassagnes, «Bulletin of Medieval Canon Law», 9 (1979), pp. 37-64; Bertram, Clementinenkommentare, p. 156. — c) Guillaume de Montlauzun, Apparatus super Clementinas, Paris, Pierre Le Roy, 1517. Cfr. Kerstin Hitzbleck, Exekutoren. Die außeror- dentliche Kollatur von Benefizien im Pontifikat Johannes’ XXII., Tübingen 2009, pp. 95-112. — d) Paolo de’ Liazari, Apparatus super Clementinis, non edito; ms.: Vat. lat. 1437, ff. 75r- 134v. Cfr. Bertram, Clementinenkommentare, pp. 155 ss.; Andrea Bartocci, Liazari, Paolo, in Dizionario biografico degli Italiani, 65, Roma 2005, pp. 16-19; Giovanna Murano, Paolo de’ Liazari (sec. XIII ex.-1356), in Ead., Autographa. I 1, pp. 60-63. 92 l’interdetto ecclesiastico nella dottrina di francesco zabarella della figura legale dell’interdetto, e poi analizzeremo alcune concrete posi- zioni su singoli casi per capire se c’è una tendenza dare una interpretazione severa o mite dell’interdetto e delle sue conseguenze. 2. Nozione e sistematica dell’interdetto Che cosa è un interdetto? Il benedettino Guillaume de Montlauzun, come giurista oggi quasi dimenticato ma per Zabarella una delle autorità più im- portanti sulle Clementine, risponde seccamente: l’interdetto è una punizione che vieta a certe persone in certi luoghi la somministrazione dei sacramenti e la partecipazione alla messa13. Questa definizione non soddisfa Zabarella. Si deve dire meglio che è una censura ecclesiastica la quale vieta l’amministra- zione delle cose divine14. Si potrebbe pensare che questa correzione provenga dalla peculiarità dell’interdetto, che più di ogni altra punizione colpisce per- sone non colpevoli15. Il principio del diritto civile nulla poena sine culpa qui non aveva riscontro16. Se dunque l’interdetto non dipende da una colpa degli individui, non sarebbe più appropriato parlare di una misura amministrati- va piuttosto che di una punizione? Nel commento delle Decretali Zabarella sembra precisare questa interpretazione dicendo che la censura ecclesiastica non è propriamente una pena, ma una medicina che si deve sopportare per la salvezza dell’anima17. In realtà la discussione riguardo la legittimità di pene collettive e di pene per delitti compiuti da altri era chiusa da molto tempo18. E nemmeno Zabarel- 13. Guillaume de Montlauzun, Apparatus super Clementinas, c. 169va, ad Clem. 5.10.1 (Ex frequentibus): «Interdictum est pena, qua ea, que sunt sacri mysterii et divini officii, per- sonas interdictas vel in locis interdictis exerceri vetantur». 14. Francesco Zabarella, Commentaria in Clementinas, Lyon, Jacobus Mareschal, 1513, c. 155rb, ad Clem. 5.10.1 (Ex frequentibus): «Dic melius, quod est censura ecclesiastica prohi- bens administrationem divinorum». 15. Per questo problema centrale dell’interdetto cfr. Marian Zurowski, Die Erstreckung der Strafsanktion auf nicht schuldige Personen, die zum Straffälligen in Beziehung stehen, nach der Lehre der Dekretisten und Dekretalisten, «Zeitschrift der Savigny-Stiftung für Rechtsgeschichte. Kanonistische Abteilung», 59 (1973), pp. 175-190; Peter Clarke, A Quaes- tion of Collective Guilt: Popes, Canonists and the Interdict, c. 114-c. 1250, «Zeitschrift der Savigny-Stiftung für Rechtsgeschichte. Kanonistische Abteilung», 85 (1999), pp. 104-146, con la letteratura citata a p. 104 nota 2. 16. Cfr. Zurowski, Erstreckung der Strafsanktion, pp. 180-182, con riferimento a Zabarella. 17. Francesco Zabarella, Super quinto Decretalium, Venezia, Simon de Luere, 1502, c. 102va, ad X 5.27.10 (Si celebrat): «Premitto, quod inter penas ecclesiasticas… est pena censu- re ecclesiastice, que improprie est pena, cum sit medicina. Expedit enim homines eas pati ut salvi fiant». Il passaggio non si trova nel ms. Venezia, Biblioteca Marciana, Marc. lat. IV 32 (2648), ff. 186ra-190ra. Cfr. nota 8. 18. Cfr. la letteratura in nota 15. 93 thomas woelki la la riapre. Al contrario, anche lui definisce più volte l’interdetto una pena. Ancora di più, utilizza totalmente la colpa individuale come presupposto dell’interdetto. Un esempio costruttivo lo troviamo nel caso della Clementina Si quis suadente, che è anche alla base del consilium pubblicato da Girgen- sohn19. Qui il testo evidenzia che un attacco fisico a un vescovo porta diret- tamente a un interdetto. Se il delinquente è un signore, tutta la sua terra e la diocesi in cui si trova saranno sotto interdetto. Se il reato è stato commesso da una città, l’interdetto colpisce solo la città e i sobborghi. Ma perché il caso della città delinquente riceve un trattamento più circoscritto? Perché la città è una cosa inanimata, che propriamente non può commettere un crimine20. Per questo deve essere punita in maniera più mite (pena mitigatur) rispetto a un signore. Peraltro, solo un attacco al proprio vescovo causa l’interdetto. Se viene attaccato un vescovo di un’altra diocesi non si incorre in questa pena perché sarebbe scorretto punire con l’interdetto un vescovo non colpevole21. Inoltre, l’interdetto come punizione contro un signore non può avere luogo se ci sono due signori che possiedono il territorio in comune, perché il non colpevole non può essere punito (ne innocens puniatur)22. In verità la colpa ha valore decisivo, ma non nel caso della popolazione cittadina che, pur non ve- 19. Clem. 5.8.1, ed. Friedberg II, col. 1187s.; Girgensohn, Vom Widerstandsrecht (vedi nota 4). 20. Francesco Zabarella, Consilium (1407), ed. Girgensohn, Vom Widerstandsrecht, pp. 381 ss.: «Hec autem cessant in civitate, que non potest committere dolum…, et idem dicen- dum de temeritate eadem racione, nam cum universitas non sit corpus verum…, ita nec vere delinquere potest. … Et ob hoc non mirum, si in § Civitas (VI 5.11.17) pena mitigatur …». 21. Zabarella, Commentaria in Clementinas, c. 151ra, ad Clem. 5.8.1 ver. Civitas: «Que- ro, quia hic loquitur de civitate, que ista commisit in episcopum suum, quid si in alienum? Sol(utio) Genze(lini), quod non est locus interdicto, de quo hic, quia hoc reverteretur in pre- iudicio episcopi proprii, quia ex tunc non posset ibi celebrare vel officio pontificali uti, de excessi(bus) prela(torum) Tanta (X 5.31.18), de sen(tentia) excom(municationis) Is qui li. vi (VI 5.11.18); pro hoc quia hec constitutio, cum sit penalis, restringenda est; reg. in penis li. vi (VI 5.12.5)». Zabarella si basa qui su Jesselin de Cassagnes, Apparatus super constitutionibus Clementinis, ad Clem. 5.8.1; BAV, Vat. lat. 2583, f. 203ra: Episcopum suum: «Suum dicit per quod denotat. Secus forte, si alienum. Racio est, ne alium hec committendo se interdictum redderet in proprii episcopi preiudicium, qui ex tunc infra illam celebrare vel aliter suo pon- tificali officio uti non posset». — L’opinione di Jesselin de Cassagnes è anche citata in Pietro d’Ancarano, Lectura super Clementinis, Venezia, Bernardino Stagnino, 1483 (GW, n. 1625), c. 99va, ad Clem. 5.8.1, anche se lo stesso Pietro sostiene la posizione contraria in altro luogo; ivi, c. 98vb: «Secundo nota, quod iste textus arguit, quod quis ista delicta committat in ponti- ficem, quod intellige: etiam non suum». 22. Zabarella, Commentaria in Clementinas, c. 150rb, ad Clem. 5.8.1 ver. Terra: «Quin- to quero, si est terra communis sibi vel alteri. Sol(utio) Lau(densis) et Genze(lini), quod non erit interdicta… Dic melius distinguendo, ut no(tat) Jo(hannes) An(dreae) de sen(tentia) exc(ommunicationis) Si sententia li. vi § i, quia aut possidet cum alio pro indiviso, quia pro- cedit opinio premissa, ne innocens puniatur; aut pro diviso, et tunc sua pars erit interdicta, ar(guendo) de sepul(tis) sacris». Il passaggio citato si trova in Giovanni d’Andrea, Novella super VI Decretalium, Venezia, Andrea Torresano, 1491, ad VI 5.11.16 (Si sententia). 94 l’interdetto ecclesiastico nella dottrina di francesco zabarella nendo punita in senso proprio, subisce le conseguenze dell’interdetto in ma- niera collaterale, anche se non è direttamente colpevole. Zabarella si impegna comunque a limitare gli effetti collaterali di queste sanzioni penali, come per esempio in caso di soggezione ad un tiranno troppo potente23. Tuttavia Zabarella insiste sul dato che la nozione della pena non tocca propriamente il nucleo della figura giuridica dell’interdetto ecclesiastico, ma che essa deve essere qualificata come censura ecclesiastica. Che cosa signifi- ca? La censura ecclesiastica è il nervo della disciplina ecclesiale, il quale può essere piegato ma non distrutto, perché la chiesa non può cessare di esistere24. In altre parole l’interdetto appartiene all’essenza della chiesa universale. Sen- za l’interdetto la chiesa sarebbe persa. Allora si può dire che l’interdetto è il nervo della chiesa25. Come conseguenza, è logico che l’interdetto trova fondamento direttamen- te nel cosiddetto potere delle chiavi. Per questo motivo solo il vescovo, ma non il capitolo, può lanciare un interdetto su una diocesi. Poi una chiesa può essere interdetta da un parroco, ma non da una badessa, perché le donne non hanno il potere delle chiavi. Comunque, per Zabarella, che qui segue Guillau- me de Montlauzun, esistono anche interdetti che non nascono dal potere delle chiavi, per esempio quando in una chiesa c’è la consuetudine di interrompere temporaneamente i servizi divini o anche in caso di ecclesia polluta26. Ca- 23. Zabarella, Commentaria in Clementinas, c. 150rb, ad Clem. 5.8.1 ver. Terra: «Quarto quero, si est tyrannus, qui non habet titulum in terra sed occupat. Consului, quod non erit interdicta, quia non est sua nec quo ad proprietatem nec quo ad iurisdictionem […] Si tamen civitas ex tacito consensu diu passa est aliquem tyrannum, tunc videtur tacite approbasse […] Item si civitas patitur ea, de quibus hic, fieri et non contradicit, intelligitur approbare […]; et sic non tantum tenetur civitas, quando est talis tyrannus, qui vi occupavit civitatem, nec civi- tas potest resistere, ut quia ibi sunt armati faventes tyranno potentiores illis de civitate». 24. Zabarella, Commentaria in Clementinas, c. 155ra, ad Clem. 5.8.1 (Si quis suadente): «Octavo nota, quod sententia censure est nervus ecclesiastice discipline…; nam sicut nervus est hominis fortitudo, que licet posset flecti, non tamen rumpitur, sic censura est ecclesie fortitudo, que licet posset flecti non tamen rumpi, quia ecclesia non potest esse nulla». La no- zione di nervo ecclesiastico venne coniata già da Innocenzo III; cfr. X 1.4.5 (Cum inter), ed. Friedberg II, col. 38. La valutazione ottimistica dell’efficacia indistruttibile e il legame con la garanzia di eternità della Chiesa si trovano già in Paolo de’ Liazari; cfr. Id., Apparatus super Clementinis; BAV, Vat. lat. 1437, f. 131vb, ad Clem. 5.10.1. 25. Zabarella, Super primo Decretalium, c. 89rb, ad X 1.4.5 (Cum inter): «Quarto nota, quod interdictum est nervus ecclesie». 26. Zabarella, Commentaria in Clementinas, c. 93vb, ad Clem. 3.7.1 (Eos qui): «Procedit hec littera, dum tamen procedat a clave, idest ab ecclesiastica iurisdictione, ita quod sit censu- ra ecclesiastica; de consue(tudine) Cum inter (X 1.4.5), de excess(ibus) prela(torum) Tanta (X 5.31.18), de electione Ubi maius § i lib. vi (VI 1.6.3). Aliud dicit Laud(ensis) [= Guillaume de Montlauzun] de offi(cio) ordi(narii) Si canonici, Quamvis lib. vi [VI 1.16.2 e 8]. Item in casu de sen. excom. Is qui in principio li. vi [VI 5.9.18: ecclesia polluta] et de sta(tu) reg(ularium) Super quodam [X 3.35.4], de temp(oribus) ordi(nationum) Quod translationem [X 1.11.11], lxx di. c. i [D. 70 c. 1], quia in his et similibus interdictum non procedit a clave». 95 thomas woelki si di rapporti sessuali o di spargimento di sangue non sono ovviamente un attacco alla disciplina ecclesiastica ed è precisamente questa disciplina, per Zabarella, ad essere il centro della discussione sull’interdetto, come vedremo nei prossimi casi particolari. 3. Problemi particolari a) L’attacco a un vescovo (Clem. 5.8.1) Guardiamo ancora il caso del consilium, datato 1407, scoperto dal profes- sor Girgensohn27. All’origine vi era la cattura del vescovo di Trento per opera dei cittadini trentini. In seguito alla liberazione e al risarcimento del vescovo, i cittadini chiesero a Zabarella quale eminente professore dell’università di Padova se, primo, il loro comportamento avrebbe potuto provocare un inter- detto e, secondo, se il risarcimento ricevuto dal vescovo stesso avrebbe, nel caso, potuto fungere da ammenda sufficiente ad evitare, o quantomeno far velocemente togliere, l’interdetto. Tali consilia pro parte sono normalmente a favore del richiedente28, e anche in questo caso, effettivamente, Zabarella rispose che non vi erano i presupposti per un interdetto, perché i cittadini avevano agito per legittima difesa, avevano trattato il vescovo rispettosamente e lo avevano rilasciato non appena era stata ritirata la minaccia29. Questa soluzione, favorevole ai richie- denti, era determinata dall’esposizione del caso. Interessante è la soluzione del secondo quesito: l’interdetto è terminato in ogni caso? Zabarella infatti sostiene che se, contrariamente alla sua propria opinione che l’azione dei cit- tadini non implicasse un caso d’interdetto, questo fosse stato inflitto, allora non sarebbe stata sufficiente ad annullarlo l’accettazione da parte del vescovo del risarcimento offerto30. I cittadini avrebbero in quel caso dovuto rivolgersi al papa, il quale, a seguito della loro petizione, avrebbe provveduto ad inviare un legato per togliere formalmente l’interdetto. Non era ovviamente la rispo- sta che i cittadini di Trento speravano di ottenere dalla consulenza. Adesso il clero di Trento non poteva ricominciare come in passato a celebrare le messe, concedere i sacramenti, seppellire i morti, ma si doveva inviare ancora una costosa e lunga legazione verso la curia. Era veramente necessario? 27. Cfr. nota 4. 28. Girgensohn, Vom Widerstandsrecht, pp. 350 ss. Sul genere cfr. adesso Thomas Woelki- Tobias Daniels, Consilia, in Universitäre Gelehrtenkultur vom 13.-16. Jahrhundert. Ein inter- disziplinäres Quellen- und Methodenhandbuch, a cura di Jan-Hendryk de Boer, Marian Füssel e Maximilian Schuh, Stuttgart 2018, pp. 83-94. 29. Girgensohn, Vom Widerstandsrecht, p. 378. 30. Ivi, p. 383. 96 l’interdetto ecclesiastico nella dottrina di francesco zabarella Le discussioni giuridiche sulla risoluzione dell’interdetto giravano intorno alla certezza del diritto. Il commentatore delle Clementine Étienne Hugonet (Stephanus Hugoneti) sostiene la tesi giuridica per cui l’interdetto terminava automaticamente con la liberazione del vescovo31. Pietro d’Ancarano inve- ce insiste sulla necessità di una sentenza giuridica, così che il clero potesse sapere con certezza che ora poteva celebrare di nuovo la messa senza al- cun pericolo32. Una dichiarazione giuridica che ufficializzasse la cessazione dell’interdetto, secondo la maggioranza dei commentatori, sarebbe stata ne- cessaria anche nel caso in cui fosse stato pagato un risarcimento, quantomeno onde evitare l’insorgere di litigi relativi alla quantità del risarcimento versato o da versare33. Nel nostro caso però il vescovo aveva dichiarato che tutto era 31. Étienne Hugonet, Commentaria ad Clementinas, ad Clem. 5.8.1 (Si quis suadente); Paris, BNF, lat. 4117, f. 101rb: «Et in hoc casu bene credo, quod si non duret detencio, ille locus non erit interdictus […]». Cfr. Zabarella, Commentaria in Clementinas, c. 150rb, ad Clem. 5.8.1 ver. Terra: «Secus dicit Steph(anus) in secundo casu: post relaxationem episcopi, quia tunc ipso iure tollitur interdictum. Dicit tamen non esse absurdum, quia etiam hoc casu interveniat declaratoria sententia, per quam declaretur clericos posse agere in officio suo sicut prius». 32. Pietro d’Ancarano, Lectura super Clementinis, c. 99rb, ad Clem. 5.8.1 (Si quis sua- dente): «Undecimo nota, quod interdictum durat usque ad condignam satisfactionem: et hoc in casu lesionis altero ex predictis modis. In casu vero capture durat, donec debent, ut dicit littera. Sed utrum utroque casu expiret ipso iure tale interdictum post satisfactionem primo casu et post relaxationem? In secundo credit Steph(anus), quod post satisfactionem requiritur relaxatio interdicti, quia posset esse dubium, an plene esset satisfactum et alter negaret. […] In casu autem, quo propter detentionem est interdicta, credit, quod si non duret detentio, ille locus non erit interdictus […] Secundum eum non esset absurdum, ut etiam si ipso iure post relaxationem interdictum esset extinctum, nichilominus requiratur sententia declaratoria, ut sic clerici possint agere in suo officio sicut prius, nam si ante talem sententiam declaratoriam non potest iudex exigere penam inflictam ipso iure […] Multo minus simplici clerico vide- tur prohibitum contra interdictum legis propria auctoritate reassumere officium ante dictam declarationis sententiam, nec videtur probabile diversitas, quam assignat Ste(phanus) inter satisfactionem et relaxationem. Nam ita relaxatio potest esse dubia et occulta sicut satisfac- tio, et ipsam possunt aliqui scire, aliqui ignorare, aliqui dubitare. Tutius est ergo, quod etiam post relaxationem sententia declaratoria subsequatur, sicut post satisfactionem, quantum ad potestatem celebrandi, et occulta satisfactio et relaxatio non faceret desinere interdictum, vel si cessare faceret, non excusaret celebrantem a pena irregularitatis […]». Cfr. Zabarella, Com- mentaria in Clementinas, c. 150rb, ad Clem. 5.8.1 ver. Terra: «Petrus de Ancha(rano) dicit, quod non est differentia inter hos casus: nam etiam relaxatio potest esse occulta, et sic etiam secundo casu requiritur declaratio et sublatum sit interdictum; alias non excusarentur cele- brantes ab irregularitate. Si tamen vellent probare de satisfactione vel relaxatione, an per hoc evitent et irregularitatem, dicit se dubitare». 33. Per esempio: Hugonet, Commentaria in Clementinas, ad Clem. 5.8.1 (Si quis suaden- te); Paris, BNF, lat. 4117, f. 101rb: «Et credo, quod post satisfactionem requiretur nichilomi- nus relexacio (!) interdicti in hoc casu, quia posset esse dubium, an plene esset satisfactum et alter negaret». Cfr. Zabarella, Commentaria in Clementinas, c. 150rb, ad Clem. 5.8.1 ver. Ter- ra: «Secundo quero in eo quod hic interdicitur terra istius usque ad eius satisfactionem. Item terra, in qua detinetur episcopus donec detinebitur, an post satisfactionem vel relaxationem episcopi tollitur ipso iure interdictum. Sol(utio) Steph(ani) dicens, quod post satisfactionem 97 thomas woelki indennizzato dal risarcimento. E Zabarella non si ferma a richiedere un in- tervento giuridico o una sententia declaratoria, ad esempio una sentenza for- male pronunciata dal vicario generale di Trento – ritenuta sufficiente, invece, da Pietro d’Ancarano –, ma richiede pure una legazione dei cittadini verso il papa34. La motivazione espressa da Zabarella è in linea con la sua concezio- ne dell’interdetto come garante della disciplina ecclesiastica: un attacco a un vescovo sfida tutto l’ordine ecclesiale, perché nella persona del vescovo viene aggredita tutta la chiesa35. Perciò solamente il papa può sanare una tale ferita. Zabarella dunque, nel suo consilium, non si arrampica su scivolosi specchi alla ricerca di tutti i possibili cavilli utili a mitigare le conseguenze dell’inter- detto nell’interesse dei suoi clienti. A differenza di quanto aveva fatto il suo maestro Giovanni da Legnano, invece, il quale aveva difeso in maniera acca- nita e risoluta la città di Bologna producendo un vero arsenale argomentativo contro le conseguenze dell’interdetto36. Vediamo ora se Zabarella mantiene questa linea piuttosto severa nel caso dell’interdizione a seppellire i morti. b) Il divieto di seppellire i morti (Clem. 3.7.1) Nel tempo dell’interdetto i laici non potevano essere seppelliti in terra consacrata. Ma per quale motivo? Zabarella dice perché la sepoltura può es- sere dichiarata lato sensu un sacramento37. Con tale interpretazione teorica- mente potrebbero essere vietate anche altre azioni per cui era necessario un requiritur relaxatio interdicti, quia posset esse dubium, an esset plene satisfactum et alter ne- garet». 34. Girgensohn, Vom Widerstandsrecht, p. 383. 35. Zabarella, Consilium (1407), ed. Girgensohn, Vom Widerstandsrecht, p. 382: «Re- spondeo ad primum non sufficere, quod episcopus dicat sibi satisfactum, quia, licet ex hoc satisfactum sit ipsi episcopo, non tamen ecclesie, que in eius persona lesa est. […] et dic: ec- clesie scilicet generali». 36. Cfr. la disputatio citata in nota 7. L’atteggiamento di Giovanni da Legnano è illustrato anche da una posizione singolare con cui ha difeso Bologna davanti alla curia; cfr. Zabarella, Commentaria in Clementinas, c. 151ra, ad Clem. 5.8.1 (Si quis suadente): «Secundo quero in eo, quod dixi, quod civitas hic dicitur delinquere, cum cives delinquunt, an et quando hoc procedit? Sol(utio) Genze(lini), quod procedit, quando universitas civitatis de communi consi- lio hec fecit ut universitas […]. Et hoc tenet Jo(hannes) de Lignano dicens, quod tunc tantum dicitur civitas facere, quando homines communi consilio faciunt tamquam corpus; secus si ut singuli nullo tractatu previo nec communicato consilio […]. Et ibi nota, et per hoc consuluit civitatem Bononie non esse interdictam propter rebellionem factam a quibusdam ut singulis, etiam presupposito, quod lex interdicat civitatem rebellionem facientem; et dicit se hoc defen- sisse in presentia pape dicens hoc procedere etiam, si omnes de civitate fecissent ut singuli, non ut corpus». L’opinione di Giovanni da Legnano è già rifiutata da Pietro d’Ancarano, Lec- tura super Clementinis, c. 99va, ad Clem. 5.8.1. 37. Zabarella, Commentaria in Clementinas, c. 93ra, ad Clem. 3.7.1 (Eos qui): «Quinto nota, quod tempore interdicti interdicta est ecclesiastica sepultura…, quia tunc interdicuntur sacramenta et sepultura large dicitur sacramentum». 98 l’interdetto ecclesiastico nella dottrina di francesco zabarella accompagnamento sacrale, per esempio le elezioni dei vescovi, le quali sono invece permesse, tanto che in terra interdetta potrebbe perfino essere valida- mente eletto un papa38. La soluzione contraria, cioè dichiarare invalida ogni elezione effettuata in terra interdetta, sarebbe stata molto pericolosa, perché i diversi casi che possono provocare automaticamente un interdetto avrebbero sempre potuto legittimare un’impugnazione dell’elezione stessa e allora far nascere uno scisma39. Un esempio: nel momento in cui un ecclesiastico viene obbligato a pagare delle tasse, viene automaticamente attivato un interdetto40. Étienne Hugonet pensa che questo divieto comprenda anche le dogane e le gabelle, che naturalmente anche i chierici pagavano41. Zabarella non lo con- traddice e sostiene che teoricamente tutta l’Italia si trova attualmente sotto interdetto e che tutto il clero italiano sarebbe ‘irregolare’ – sanzione automa- ticamente inflitta contro ogni chierico che non osserva l’interdetto –, il che sarebbe assurdo42. Noi osserviamo una volta di più che la prassi crea la teoria e non viceversa. Propriamente, nell’esempio del divieto del funerale vediamo quanto sia complicato armonizzare le diverse decretali concorrenti fra di loro. La Cle- mentina Eos qui (Clem. 3.7.1) prevede la scomunica per le persone che sep- 38. Zabarella, Commentaria in Clementinas, c. 13rb, ad Clem. 1.3.2 (Ne Romani): «Nun- quid de loco interdicto teneat electio pape? Videtur quod non, quia prohibetur ibi fieri in c. Ubi periculum (X 1.6.3). Ergo si fit, est contra legem, et sic non tenet […] Facit pro hoc, quia in loco interdicto prohibetur exercitium sacrorum preter aliqua excepta […] Sed in electio- ne fit exercitium divinorum, quia cantatur missa spiritus sancti vel hymnus ‘Veni creator’, fit invocacio spiritus sancti, […] Et postquam est celebrata, cantatur ‘Te deum laudamus’. Contrarium tenet Paulus [de Liazariis] dicens quamlibet electionem factam in loco inter- dicto tenere, nam in loco interdicto divina possunt et debent celebrari clam; de sen(tentia) exco(mmunicationis) Alma lib. vi (VI 5.11.24). Ad c. Ubi periculum (X 1.6.3) respondet, quod ibi solum dicitur, quod ad faciendam electionem in loco interdicto non arctantur cardinales, ex hoc dicit posse dici, quod si canonici citantur absentes ad locum interdictum, venire non tenentur, quia citari debent ad locum honestum. Sed si veniunt et eligunt, valet electio. Et hoc quod electio valeat, teneo etiam per alias raciones in c. i de postu(latione) prela(torum) (X 1.5.1) et de hoc etiam in se». Il passaggio citato non si trova in Paolo de’ Liazari, Apparatus super Clementinis; BAV, Vat. lat. 1437, ff. 81va-83vb, ad Clem. 1.3.2. 39. Per i casi di interdictum de iure cfr. Clarke, The interdict, pp. 70 ss., 127. 40. Clem. 3.13.3 (Presenti), ed. Friedberg II, col. 1173. 41. Hugonet, Commentaria in Clementinas, ad Clem. 3.13.3 (Presenti); Paris, BNF, lat. 4117, f. 92rb: «Sed quid de gabellis et datiis, que levantur in civitatibus Lombardie et in mul- tis aliis locis? Videtur idem dicendum, ar. xiiii q. ii (!) Putant quidam (C. 14 q. 3 c. 2) et c. Plerique (C. 14. q. 3 c. 3) cum ibi no(ta) supra de privil(egiis) Quanto (X 5.33.26), et licet hoc tota Ytalia erit ecclesiastico subposita interdicto et omnes persone ecclesiastice irregulares, qui non servant huiusmodi interdicta, quod summe periculose existit». 42. Zabarella, Commentaria in Clementinas, c. 120vb, ad Clem. 3.13.3: «Octavo quero, an quod dicit de pedagiis, locum habeat in gabellis et datiis, que levantur in civitatibus Lombar- die. Steph(anus) [dicit], quod sic, quia idem iuris de ipsis […]: et ex hoc dicit, quod tota Italia est interdicta et clerici irregulares hoc non servantes». 99 thomas woelki pellivano i laici in un luogo interdetto43. La stessa sanzione colpiva coloro che seppellivano una persona interdetta fuori dal luogo interdetto. La decre- tale Episcoporum del Liber Sextus aveva già prescritto un’altra sanzione, il divieto di entrare in chiesa, per lo stesso delitto, cioè seppellire in un luogo interdetto. La decretale Episcoporum si riferiva, però, solo agli interdicti e non ai nominatim interdicti, come la Clementina. Zabarella interpreta allora la Clementina non come un semplice aggravamento della pena, ma afferma che si deve fare una chiara differenza fra interdicti e nominatim interdicti. Nel quadro di questa dottrina tutti i cittadini innocenti che vivono in una città interdetta diventano interdicti nel senso della decretale Episcoporum, con la conseguenza di non poter essere seppelliti neanche al di fuori della città, ben- ché possano tranquillamente sentire le messe e ricevere i sacramenti in luogo non sottoposto ad interdetto. Anche nella definizione di nominatim interdicti Zabarella si dimostra an- cora una volta piuttosto severo. Segue infatti una interpretazione abbastanza larga della nozione nominatim, che Innocenzo IV usava nel trattare dell’am- monizione processuale. Quest’ultimo aveva proposto che bastasse riferirsi ge- nericamente a tutti i chierici di una città per renderli nominatim interdicti44. Questa interpretazione fu già rifiutata da Jesselin de Cassagnes e Paolo de’ Liazari45. Zabarella seguì la loro critica nel caso dell’ammonizione, ma accet- tò l’interpretazione ‘larga’ di Innocenzo IV della parola nominatim nel caso 43. Zabarella, Commentaria in Clementinas, c. 93rb, ad Clem. 3.7.1 (Eos qui): «Oppositio in eo quod sepelientes interdictos excommunicantur: nam et alias puniti erant cum eis esset interdictus egressus ecclesie, de privile(giis) Episcoporum lib. vi (VI 5.7.8), […] Sed dic quod in c. Episcoporum non refert, an sint nominatim interdicti an non nominatim. Hic autem refert». 44. Innocenzo IV, In quinque libros Decretalium commentaria, Frankfurt am Main, (Martin Lechler), 1570, c. 366rb, ad X 3.5.1 s.v. Nominatim interdictos: «Nominatim inter- dicti dicuntur quilibet, de quibus certum est, quod sint interdicti, unde dicitur hic nominatim interdicti, etiam si castrum vel civitas sit interdicta, non nominatim autem excommunicati vel interdicti dicuntur, quando sic fertur sentencia: “Excommunico vel interdico talem cum suis fautoribus vel participibus”, participes enim non sunt nominatim excommunicati vel interdic- ti, et ideo non tenetur quis vitare eos […], nisi forte esset notoria horum participatio, ita quod non esset inficiationi locus […]». 45. Jesselin de Cassagnes, Apparatus in constitutionibus Clementinis; BAV, Vat. lat. 2583, f. 153rb, ad Clem. 3.1.1: «Nominatim proprio nomine expresso vel alio equipollenti […]. Et sic non sufficit talem monicionem in genere fieri, puta: “Monemus clericos talis ecclesie”»; ivi, f. 166ra, ad Clem. 3.7.1 (Eos qui) s.v. Nominatim: «A contrario igitur sensu alios inter- dictos quam nominatim, puta fautores vel consiliarios, sepeliens non incident in hanc consti- tucionem, cum sit penalis […]». Paolo de’ Liazari, Apparatus super Clementinis; BAV, Vat. lat. 1437, f. 103ra, ad Clem. 3.1.1: «Nominatim: id est propriis eorum nominibus expressis. Et non sufficerent circumlocutiones vel demonstrationes, ut faciunt in dec. de testibus, quia si hic papa voluisset, faciliter poterat exprimere […] Multo minus sufficeret monere omnes clericos dyocesis vel civitatis vel talis plebanatus vel collegii vel ecclesie». 100 l’interdetto ecclesiastico nella dottrina di francesco zabarella dell’interdetto46. Zabarella comprende dunque anche delle persone che non sono specificamente nominate nella bolla di interdetto, ma sono identificabili come aiutanti dei colpevoli dell’interdetto47. Se queste persone dovessero es- 46. Zabarella, Commentaria in Clementinas, c. 75va-vb, ad Clem. 3.1.1: «Septimo quero, quando dicentur moniti nominatim? Glo(ssa) in nominatim dicit, quod debet exprimi nomina propria, nec sufficit in genere monere clericos de diocesi vel talis plebanatus vel ecclesie, sed debent exprimi nomina propria. Idem Paulus dicit, quod non sufficiunt circumlocutiones individentes personas sicut sufficiunt; de test(ibus) Licet ii (X 2.20.47). Nam si papa hoc voluisset, faciliter poterat exprimere. […] Oppo(sitio) ad hoc de eo, quod no(tat) Inno(centius) de preben(dis) In Lateran(ensi) (X 3.5.31; vedi n. 44). Genz(elinus) stat contrario dicens, quod per rationem propriam vel per equipollentiam moneantur, quod est verius. Nam dicere, quod requiratur expressio proprii nominis est rigor sine ratione, dummodo circumlocutiones fiant ita specifice, quod non possit intelligi de alio. Puto tamen esse verum, quod predixi, quod non sufficeret monere clericos talis ecclesie vel plebanatus, quamquam Inno(centius) in d(icto) c. Lateranensi dicat nominatim interdictos dici cum interdicitur civitas vel castrum, pro hoc, quia nominatim dicitur fieri per quod certificatur de quo quis intelligit […]». 47. Zabarella, Commentaria in Clementinas, c. 94ra, ad Clem. 3.7.1 (Eos qui): «Decimo- sexto quero, quis dicatur nominatim interdictus. Lau(densis) dicit, quod is, qui in sententia no- minatim sit expressus, per id quod notat Inno(centius) de prebendis In Lateranensi (X 3.5.31). Dicit etiam, quod talis expressa nominatio intelligitur de illis, quorum culpa vel fraude latum est interdictum. Item illis, qui in hoc prebuerunt auxilium vel favorem, de sen(tentia) excom(municationis) c. ult. li. vi (VI 5.11.24). De hoc dixi in d(icto) c. In Lateranensi (X 3.5.31). Decimoseptimo quero, si notorium est de fautoribus, qui occasionem dederunt inter- dicto, qui tamen nominatim expressi non sunt aut erit locus huic pene contra sepelientes. Dicit Lau(densis), quod non, quia non sunt nominatim interdicti […]». — Cfr. il passaggio citato in Guillaume de Montlauzun, Apparatus super Clementinas, Paris 1517, c. 102rb, ad Clem. 3.7.1 (Eos qui): «Nominatim interdictos: Nominatim interdicti sunt, qui in sententia sive denunciatione nominatim specialiter sunt expressi, ut legitur. Et nota per Inno(centium) de preben(dis) In Lateranensi (X 3.5.31) in principio; et sic nota talis expressa nominatio com- muniter intelligitur de illis, quorum culpa, dolo et fraude lata est interdicti sententia et etiam de illis, qui in hoc casu prebuerunt auxilium, consilium in favorem, ut s(upra) de sen(tentia) excom(municationis) Alma § Illis lib. vi (VI 5.11.24). Sed pone, quod notorium est de istis fautoribus, quod occasionem dederint interdicto per episcopum lato, non tamen sunt nomi- nati in ipsa sen(tentia) interdicti […]. Numquid sepelientes hanc penam incurrant hos fautores, licet sit interdicti genere, quia dictum in sententia ‘interdicimus talem cum fautoribus suis’? Credo, quod non, quantumcumque sint notorii […]». — Zabarella si oppone anche a una differenziazione mitigante di Giovanni da Legnano; Zabarella, Super quinto Decretalium, c. 108vb, ad X 5.31.18 (Tanta): «Quero, quando dicatur quis seu quid interdictum nominatim. Inno(centius) supra de preben(dis) In Lateranensi (X 3.5.31) dicit nominatim intelligi, quando certum est; et sic sequitur, quod si populus civitatis Padue est interdictus, omnes dicuntur nominatim interdicti, qui sunt de populo. Non nominatim autem est secundum Inno(centium), quando sententia non est lata directo in illum, ut si interdicitur aliquis cum participantibus sibi, participans non est nominatim interdictus. […] D(ominus) Jo(hannes) de Li(gnano) dicit, quod interdicto populo omnes sunt interdicti nominatim nominatione generali, sed nomina- tione individuali non. Ego aliter dico, quod intentio Inno(centii) fuit nominatim dici quem interdictum, quando constat vel faciliter constare potest; ut si interdicitur populus, constat vel faciliter constare potest, qui sint de populo; non nominatim, quando non faciliter constat, ut si interdicitur quis cum participantibus sibi, non faciliter constat de participante, quod est facti, quod potest esse excusabile, vel posset participare ignoranter. […] Unde dico, quod interdicto populo omnes de populo sunt interdicti nominatim nominatione individuali». 101 thomas woelki sere seppellite in terra consacrata, Zabarella vorrebbe, addirittura, che venis- sero riesumate, se le ossa fossero ancora riconoscibili48. Anche per le quattro feste più importanti della Chiesa – cioè Pasqua, Pen- tecoste, l’assunzione di Maria e Natale –, in cui erano permesse le messe so- lenni anche in tempo d’interdetto, Zabarella si dimostra rigido nella questione delle sepolture. Giovanni Calderini era più comprensivo: benché anche per lui non fossero ammesse sepolture durante Pasqua e Pentecoste, non dice niente contro un funerale a ferragosto49. Zabarella si impunta: bisogna limitare le eccezioni ai divieti, se non si vuole che il divieto stesso risulti annacquato: exceptio confirmat regulam50, ma troppe eccezioni ne creano una nuova. c) Inasprimento per le chiese degli ordini (Clem. 5.10.1) La Clementina Ex frequentibus portava un vero inasprimento delle re- gole dell’interdetto per i monaci51. Condannava quanti tra loro permetteva- no venissero bucate porte e finestre, in modo da poter assistere alle messe nonostante ci fossero le porte chiuse, come prescriveva la decretale Alma Mater del Liber Sextus52. Inoltre la Clementina Ex frequentibus obbligava i monaci a rispettare l’interdetto anche in caso di dubbio sulla validità dello stesso, quando questo fosse osservato dall’ecclesia matrix. Per Zabarella era chiaro che i membri degli ordini subivano una situazione difficile a causa di 48. Zabarella, Commentaria in Clementinas, c. 94ra, ad Clem. 3.7.1 (Eos qui): «Trigesi- mo quero, an sepulti contra prohibitionem, si corpora discerni possunt, debeant exhumari. Gl(ossa) ea dicit, quod sic in tribus ultimis casibus, idest quando erunt excommunicati publice vel nominatim interdicti vel usurarii manifesti». Similmente Paolo de’ Liazari, Apparatus su- per Clementinis; BAV, Vat. lat. 1437, f. 108va, ad Clem. 3.7.1. 49. Calderini, Tractatus de ecclesiastico interdicto, in TUI XIV, c. 332ra: «Scio, quod vi- detur temerarium resistere contra opinionem d(omini) et p(atris) m(ei) (= Giovanni d’Andrea), cum non viderim per aliquem contrarium scriptum, attamen exceptis casibus premissis [cioè per quelli che hanno provocato l’interdetto], mea pusilla intelligentia iudicat in dictis festi- vitatibus non obstante interdicto posse publice et solemniter mortuos sepeliri, ubi aliud non obstat. Ad hoc dicendum moveor, quia non est verum, quod per generale interdictum eccle- siasticum prohibeatur specialiter ecclesiastica sepultura, sed prohibitio ecclesiastice sepulture hoc casu accidit vel prohibitioni divinorum officiorum vel prohibitioni administrationis eccle- siasticorum sacramentorum […]». Il luogo citato è Giovanni d’Andrea, Glossa ordinaria ad Clementinas, Paris, Thielmann Kerner, 1508, c. 61vb s.v. A iure: «In quattuor vero festivitati- bus, in quibus eo tempore celebrari potest alta voce etc. […], non puto posse mortuos sepeliri, licet multotiens fuerit contrarium observatum». 50. Zabarella, Commentaria in Clementinas, c. 93vb, ad Clem. 3.7.1 (Eos qui): «Nono quero, an in quattuor festivitatibus, in quibus potest celebrari tempore interdicti, permittatur sepultura. […] Item, quia de iure tempore interdicti prohibentur celebrari divina et sepultura et sacramenta conferri, a quo in re non debet recedi, nisi quatenus reperitur exceptum, […] Item exceptio confirmat regulam». Risposta negativa dà anche Paolo de’ Liazari, Apparatus super Clementinis; BAV, Vat. lat. 1437, f. 107rb, ad Clem. 3.7.1. 51. Clem. 5.10.1, ed. Friedberg II, coll. 1191 ss. 52. VI 5.11.24, ed. Friedberg II, coll. 1106 ss. 102 l’interdetto ecclesiastico nella dottrina di francesco zabarella questa Clementina53. Nel caso di un interdetto valido avrebbero comunque dovuto cessare le messe, e se l’interdetto fosse stato non valido si sarebbero ritrovati perfino scomunicati. L’abate benedettino Guillaume de Montlauzun aveva spiegato questa ovvia ingiustizia con il fatto che i clerici secolari era- no stati rappresentati più ampiamente al concilio di Vienne, nel quale questa Clementina era stata proclamata, sì che avevano potuto imporre una regola ostile ai monaci54. Zabarella non accetta questa spiegazione polemica della norma, ritenen- do la regola più severa ben fondata in quanto in passato i monaci avevano più volte disobbedito agli interdetti55. Tra i commentatori si discuteva, inoltre, se un vescovo poteva punire anche i monaci esenti che non rispet- tavano l’interdetto. Il commentatore Johannes Monachus (Jean Lemoine), che se la prese in più di una occasione con gli ordini mendicanti, soste- neva questo diritto del vescovo, perché i monaci avevano trasgredito il loro privilegio di esenzione con la disobbedienza all’interdetto56. Zabarella 53. Zabarella, Commentaria in Clementinas, c. 155rb, ad Clem. 5.10.1 (Ex frequentibus): «Ex hoc dicit Pau(lus), quod religiosi sunt deterioris conditionis quam alii, quia si matrix ec- clesia non servat interdictum, nullum eos oportet servare; et si interdictum tenet, licet matrix ecclesia non servet, non per hoc possunt non servare […]». In Paolo de’ Liazari non si trova una tale valutazione, ma solo una semplice constatazione; Paolo de’ Liazari, Apparatus super Clementinis; BAV, Vat. lat. 1437, f. 131vb, ad Clem. 5.10.1: Religiosi: «Per hoc patet, quod so- los religiosos comprehendit hec constitutio, nec extenditur ad clericos seculares». 54. Guillaume de Montlauzun, Apparatus super Clementinas, f. 169rb-va, ad Clem. 5.10.1: «[…] quia pro potentia et numerositas prelatorum secularium in confectione dictarum constitutionum existentium voluerunt plus “eicere festucam de oculis istorum quam trahere de propriis” (Mt 7,3) […]». 55. Zabarella, Commentaria in Clementinas, c. 155va, ad Clem. 5.10.1: «Octavo que- ro, quare magis specialiter tenentur religiosi hac Cle(mentina) quam seculares. So(lutio) Lau(densis), quod multis crassantibus opus est; ff. de pe(nis) Aut facta in fi. (Dig. 48.19.16). Vult dicere, quod magis in hoc delinquebant. Dicit etiam, quod quia prelati seculares fuerunt in maiori numero in concilio quam religiosi, ideo “tulerunt festucam de oculo istorum et non trabem de oculis propriis” (Mt. 7,3). Quod ultimum sonat in hoc concilio fuisse processum ex affectu carnali, quod non est cogitandum, sed precedens ratio verior». Cfr. anche Jesselin de Cassagnes, Apparatus in constitutionibus Clementinis; BAV, Vat. lat. 2583, f. 207va, ad Clem. 5.10.1: «Racio statuendi potuit in hiis induci, quia ipsi forte in talibus pre ceteris pecca- bant; unde ex hec fuit pena in in eos exageranda […]». 56. Johannes Monachus, In sextum librum Decretalium dilucida commentaria glossa aurea nuncupata, Venezia, Giunta, 1585, c. 355va-b, ad VI 5.7.8 (Episcoporum): «Sed quae- ritur, utrum episcopus possit excommunicare exemptos suae dioecesis, qui scienter ad divina recipiunt et sepelierunt excommunicatos authoritate ordinaria? Certum est, quod recipiendo praefatos excommunicatos delinquunt. […] Item nullus se potest tueri privilegio in praemissis faciendis, nullus enim potest habere privilegium, ne excommunicatos teneatur vitare […], er- go minus potest habere, ut eosdem excommunicatos possint inhumare. Et est ratio, quare hoc casu valere non potest privilegium, quia privilegium non datur alicui, ut delinquat quis. […] Sed quid, si faciant, an episcopus habeat censuram ecclesiasticam in tales? […] Cum igitur non possunt esse in praedictis privilegiati, ut probavi, dico, quod in casu posito episcopus po- 103 thomas woelki segue invece l’opinione contraria di Paolo de’ Liazari, il quale ammetteva la punibilità degli esenti da parte del vescovo solo nel caso in cui il papa l’avesse consentita espressamente57. L’unica cosa che, in mancanza di detta disposizione papale, il vescovo avrebbe potuto fare era denunciare i monaci disobbedienti all’interdetto. Un altro problema centrale posto all’interdetto erano le campane. Non tutte le campane, infatti, dovevano rimanere mute. Era permesso ad esem- pio suonare le campane prima dell’angelus oppure per chiamare alla predi- ca. Zabarella non tratta, come fa invece il Calderini, una dottrina elaborata di distinzione tra campane e campanelli58, ma insiste sulla necessità di mettere un termine agli abusi. Per esempio alcuni milanesi astuti aveva- no suonato una campana per chiamare alla predica mentre era in corso il funerale di un clerico, consentito solo senza campane59. Un abuso che terit animadvertere in praefatos, etiam si alias sint exempti praedicti, quia in re non exempta deliquerunt in casu posito, praesertim, ubi habere privilegium non poterant, ut probavi. Et ideo dictis casibus poterunt per iudicem ordinarium iudicari […]». Per la sua ostilità verso gli ordini mendicanti cfr. Ludwig Hödl, Die Glosse des Johannes Monachus zur Konstitution ‚Super cathedram‘ Bonifaz’ VIII. (vom 18.02.1300) und deren Kritik durch Petrus de Palude OP (Cod. Vat. lat. 869 f. 125r-128r, ed.), «Zeitschrift der Savigny-Stiftung für Rechtsge- schichte. Kanonistische Abteilung», 87 (2001), pp. 269-305. 57. Zabarella, Commentaria in Clementinas, c. 155va, ad Clem. 5.10.1: «Nono quero, an religiosi non servantes interdictum, poterunt puniri per ordinarium? Sol(utio) Pau(li) referens, quod non, Jo(hannem) Mo(nachum) de privi(legiis) Episcoporum li. vi (VI 5.7.8), ubi dicitur quod sic, cum religiosi non possunt, etiam si privilegiati sint, et sic delinqu- unt in casu, quo privilegium non habent; de privi(legiis) Tuarum (X 5.33.11). Hoc non placet Pau(lo), qui secundum hoc de omni delicto exemptos puniret per ordinarios, cum super delicto non sint privilegiati […] Ex hoc dic, quod ordinarii vel alii, quorum inte- rerit, denunciabunt hoc pape vel providebunt sibi per impetrationem delegatorum». Cfr. Paolo de’ Liazari, Apparatus super Clementinis; BAV, Vat. lat. 1437, f. 131vb, ad Clem. 5.10.1: «Exempti: Sed numquid tales poterunt ordinarii punire? Jo(hannes) Mo(nachus) de priv(ilegiis) Episcoporum li. vi. (VI 5.7.8) videtur tenere, quod sic, cum in hoc non possint privilegiari et sic delinquunt in rem non exemptam et in casu, in quo privilegium habere non possunt; eo ti. Tuarum (X 5.33.11). Hoc non placet, quia secundum hoc de omni delicto exemptos puniret ordinarius, cum semper eo non puniendo non possit privilegiari […]». Il passaggio è citato anche in Pietro d’Ancarano, Lectura super Clementinis, c. 103rb, ad Clem. 5.10.1. 58. Calderini, Tractatus de ecclesiastico interdicto, in TUI XIV, cc. 330vb, 331va. 59. Zabarella, Commentaria in Clementinas, c. 156va, ad Clem. 5.10.2 (Gravis): «Per- mittitur enim pulsatio ad populum convocandum propter predicationem […], nisi fiat in fraudem, ut quando factum est Mediolani, quia quando portabant funera, faciebant pul- sari campanas ad predicationem». L’esempio dei milanesi proviene da Étienne Hugonet, Commentaria ad Clementinas; Paris, BNF, lat. 4117, f. 103ra, ad Clem. 5.10.2: «Sed numquid ad predicationem faciendam vel ad tenendum capitulum poterunt pulsari campa- ne tempore interdicti? Credo, quod sic… Et hoc intelligo, dum tamen non fiat in fraudem sicut audivi fieri in Mediolano, ubi religiosi, quando portabant funera ad eorum cimiteria, predicare volebant et ad hoc pulsari campanas faciebant, propter quod dominus legatus contra huiusmodi fraudes, que fiebant, fecit quandam decleracionem (!) super observancia 104 l’interdetto ecclesiastico nella dottrina di francesco zabarella Zabarella intende sanzionare severamente, cioè con la conseguenza dura dell’irregolarità del delinquente. 4. Conclusione Anche se la casistica elaborata da Zabarella contiene molte più soluzioni e ipotesi sofisticate di quante se ne possano esporre in questa sede, ci sembra di aver dimostrato in maniera sufficientemente chiara come nei casi singoli si possano ottenere risultati differenti a seconda delle fonti normative o dottri- nali alle quali si faccia riferimento. I percorsi della diffusione della dottrina legale sviluppata nelle università erano molteplici. Infatti, il diritto comune non si presentava come un bloc- co inflessibile e direttamente applicabile, ma offriva una riserva di diverse risorse che potevano servire a difendere la legittimità della propria posi- zione. Nell’esempio dell’interdetto osserviamo chiaramente che nella prassi restavano varie opzioni possibili. Il giurista poteva scegliere, secondo le sue competenze teoriche, fra diversi generi di rielaborazione della dottrina lega- le più o meno complicati: cioè ricorrere a semplici liste di azioni ammesse o vietate durante l’interdetto, pescare nei numerosi manuali di sacramenti e trattati confessionali, oppure ancora poteva sfogliare svariati trattati e com- menti giuridici. Col nostro intervento crediamo di aver mostrato come anche in questo campo vi fosse un’ampia e diversificata offerta qualitativa. Chi do- veva difendersi contro le conseguenze dure dell’interdetto doveva piuttosto prendere in mano i trattati di Giovanni Calderini e Giovanni da Legnano. Chi invece teneva a far rispettare l’osservanza severa dell’interdetto trovava maggiore soddisfazione a compulsare il commento alle Clementine di Fran- cesco Zabarella. Abstract In the 15th and 16th centuries, Francesco Zabarella’s commentaries on the decre- tals were regarded as the central authority on the legal problems surrounding the ecclesiastical interdict, i.e. the temporary exclusion of worship services and sacraments. The manifold exceptions and restrictions of this prohibition led to numerous uncertainties in legal practice and an increased demand for scholarly interdicti, cui dicta civitas Mediolani et quedam alie civitates et adherentes subiacebant et adhuc subiacere noscuntur». Il passaggio è citato anche in Pietro d’Ancarano, Lectura super Clementinis, c. 103vb, ad Clem. 5.10.2. 105 thomas woelki legal expertise. The Ius commune did not appear here as a rigid block that had to be received and applied, but rather as a reservoir of various offers that could be used as a legitimizing resource. On the basis of individual casuistic constella- tions it can be seen that Zabarella often opted for a strict interpretation in favour of ecclesiastical authority. 106

References (12)

  1. Così per esempio nel 1284 a Bologna; vedi Sara Menzinger, Giuristi e politica nei comu- ni di popolo. Siena, Perugia e Bologna, tre governi a confronto, Roma 2006, pp. 321 ss. (con l'edizione di una lista di misure contro l'interdetto, elaborata da un gruppo di giuristi intorno a Francesco d'Accursio). Per questo caso cfr. anche Giovanna Morelli, Francesco d'Accursio, in Autographa. I 2: Giuristi, giudici e notai (sec. XII-XV), a cura di Giovanna Murano, Imola 2016, pp. 31-38, qui p. 33. Cfr. anche Trexler, The spiritual power, pp. 10, 81, 123 ss.
  2. Cfr. lo studio esemplare sull'uso di un consilium in caso di interdetto ecclesiastico: Orazio Condorelli, Cura pastorale in tempo di interdetto. Un consilium ferrarese di Uber- to da Cesena, Superanzio da Cingoli e Giovanni d'Andrea, in Proceedings of the Eleventh International Congress of Medieval Canon Law, Catania, 30 July-6 August 2000, a cura di Manlio Bellomo, Città del Vaticano 2006, pp. 683-698, qui soprattutto p. 688 ss. esponendo le strategie per limitare l'applicazione e le conseguenze dell'interdetto. Cfr. anche il consilium di Lapo da Castiglionchio citato in Trexler, The spiritual power, p. 119.
  3. Dieter Girgensohn, Vom Widerstandsrecht gegen den bischöflichen Stadtherrn. Ein Consilium Francesco Zabarellas für die Bürger von Trient (1407), «Zeitschrift der Savigny- Stiftung für Rechtsgeschichte. Kanonistische Abteilung», 87 (2001), pp. 306-385, qui pp. 374- 383 (edizione).
  4. Zabarella, Commentaria in Clementinas, c. 155rb, ad Clem. 5.10.1 (Ex frequentibus):
  5. «Ex hoc dicit Pau(lus), quod religiosi sunt deterioris conditionis quam alii, quia si matrix ec- clesia non servat interdictum, nullum eos oportet servare; et si interdictum tenet, licet matrix ecclesia non servet, non per hoc possunt non servare […]». In Paolo de' Liazari non si trova una tale valutazione, ma solo una semplice constatazione; Paolo de' Liazari, Apparatus super Clementinis; BAV, Vat. lat. 1437, f. 131vb, ad Clem. 5.10.1: Religiosi: «Per hoc patet, quod so- los religiosos comprehendit hec constitutio, nec extenditur ad clericos seculares». 54. Guillaume de Montlauzun, Apparatus super Clementinas, f. 169rb-va, ad Clem.
  6. 10.1: «[…] quia pro potentia et numerositas prelatorum secularium in confectione dictarum constitutionum existentium voluerunt plus "eicere festucam de oculis istorum quam trahere de propriis" (Mt 7,3) […]».
  7. Zabarella, Commentaria in Clementinas, c. 155va, ad Clem. 5.10.1: «Octavo que- ro, quare magis specialiter tenentur religiosi hac Cle(mentina) quam seculares. So(lutio) Lau(densis), quod multis crassantibus opus est; ff. de pe(nis) Aut facta in fi. (Dig. 48.19.16). Vult dicere, quod magis in hoc delinquebant. Dicit etiam, quod quia prelati seculares fuerunt in maiori numero in concilio quam religiosi, ideo "tulerunt festucam de oculo istorum et non trabem de oculis propriis" (Mt. 7,3). Quod ultimum sonat in hoc concilio fuisse processum ex affectu carnali, quod non est cogitandum, sed precedens ratio verior». Cfr. anche Jesselin de Cassagnes, Apparatus in constitutionibus Clementinis; BAV, Vat. lat. 2583, f. 207va, ad Clem. 5.10.1: «Racio statuendi potuit in hiis induci, quia ipsi forte in talibus pre ceteris pecca- bant; unde ex hec fuit pena in in eos exageranda […]».
  8. Johannes Monachus, In sextum librum Decretalium dilucida commentaria glossa aurea nuncupata, Venezia, Giunta, 1585, c. 355va-b, ad VI 5.7.8 (Episcoporum): «Sed quae- ritur, utrum episcopus possit excommunicare exemptos suae dioecesis, qui scienter ad divina recipiunt et sepelierunt excommunicatos authoritate ordinaria? Certum est, quod recipiendo praefatos excommunicatos delinquunt. […] Item nullus se potest tueri privilegio in praemissis faciendis, nullus enim potest habere privilegium, ne excommunicatos teneatur vitare […], er- go minus potest habere, ut eosdem excommunicatos possint inhumare. Et est ratio, quare hoc casu valere non potest privilegium, quia privilegium non datur alicui, ut delinquat quis. […] Sed quid, si faciant, an episcopus habeat censuram ecclesiasticam in tales? […] Cum igitur non possunt esse in praedictis privilegiati, ut probavi, dico, quod in casu posito episcopus po- segue invece l'opinione contraria di Paolo de' Liazari, il quale ammetteva la punibilità degli esenti da parte del vescovo solo nel caso in cui il papa l'avesse consentita espressamente 57 . L'unica cosa che, in mancanza di detta disposizione papale, il vescovo avrebbe potuto fare era denunciare i monaci disobbedienti all'interdetto. Un altro problema centrale posto all'interdetto erano le campane. Non tutte le campane, infatti, dovevano rimanere mute. Era permesso ad esem- pio suonare le campane prima dell'angelus oppure per chiamare alla predi- ca. Zabarella non tratta, come fa invece il Calderini, una dottrina elaborata di distinzione tra campane e campanelli 58 , ma insiste sulla necessità di mettere un termine agli abusi. Per esempio alcuni milanesi astuti aveva- no suonato una campana per chiamare alla predica mentre era in corso il funerale di un clerico, consentito solo senza campane 59 . Un abuso che terit animadvertere in praefatos, etiam si alias sint exempti praedicti, quia in re non exempta deliquerunt in casu posito, praesertim, ubi habere privilegium non poterant, ut probavi. Et ideo dictis casibus poterunt per iudicem ordinarium iudicari […]». Per la sua ostilità verso gli ordini mendicanti cfr. Ludwig Hödl, Die Glosse des Johannes Monachus zur Konstitution ‚Super cathedram' Bonifaz' VIII. (vom 18.02.1300) und deren Kritik durch Petrus de Palude OP (Cod. Vat. lat. 869 f. 125r-128r, ed.), «Zeitschrift der Savigny-Stiftung für Rechtsge- schichte. Kanonistische Abteilung», 87 (2001), pp. 269-305.
  9. Zabarella, Commentaria in Clementinas, c. 155va, ad Clem. 5.10.1: «Nono quero, an religiosi non servantes interdictum, poterunt puniri per ordinarium? Sol(utio) Pau(li) referens, quod non, Jo(hannem) Mo(nachum) de privi(legiis) Episcoporum li. vi (VI 5.7.8), ubi dicitur quod sic, cum religiosi non possunt, etiam si privilegiati sint, et sic delinqu- unt in casu, quo privilegium non habent; de privi(legiis) Tuarum (X 5.33.11). Hoc non placet Pau(lo), qui secundum hoc de omni delicto exemptos puniret per ordinarios, cum super delicto non sint privilegiati […] Ex hoc dic, quod ordinarii vel alii, quorum inte- rerit, denunciabunt hoc pape vel providebunt sibi per impetrationem delegatorum». Cfr. Paolo de' Liazari, Apparatus super Clementinis; BAV, Vat. lat. 1437, f. 131vb, ad Clem.
  10. 10.1: «Exempti: Sed numquid tales poterunt ordinarii punire? Jo(hannes) Mo(nachus) de priv(ilegiis) Episcoporum li. vi. (VI 5.7.8) videtur tenere, quod sic, cum in hoc non possint privilegiari et sic delinquunt in rem non exemptam et in casu, in quo privilegium habere non possunt; eo ti. Tuarum (X 5.33.11). Hoc non placet, quia secundum hoc de omni delicto exemptos puniret ordinarius, cum semper eo non puniendo non possit privilegiari […]». Il passaggio è citato anche in Pietro d'Ancarano, Lectura super Clementinis, c. 103rb, ad Clem. 5.10.1.
  11. Calderini, Tractatus de ecclesiastico interdicto, in TUI XIV, cc. 330vb, 331va.
  12. Zabarella, Commentaria in Clementinas, c. 156va, ad Clem. 5.10.2 (Gravis): «Per- mittitur enim pulsatio ad populum convocandum propter predicationem […], nisi fiat in fraudem, ut quando factum est Mediolani, quia quando portabant funera, faciebant pul- sari campanas ad predicationem». L'esempio dei milanesi proviene da Étienne Hugonet, Commentaria ad Clementinas; Paris, BNF, lat. 4117, f. 103ra, ad Clem. 5.10.2: «Sed numquid ad predicationem faciendam vel ad tenendum capitulum poterunt pulsari campa- ne tempore interdicti? Credo, quod sic… Et hoc intelligo, dum tamen non fiat in fraudem sicut audivi fieri in Mediolano, ubi religiosi, quando portabant funera ad eorum cimiteria, predicare volebant et ad hoc pulsari campanas faciebant, propter quod dominus legatus contra huiusmodi fraudes, que fiebant, fecit quandam decleracionem (!) super observancia
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