MassiMiliano david è professore di Il volume, dedicato al momento germinativo della città di Forlì, non ambisce Massimiliano David - Mirko Traversari Mirko Traversari è archeologo e archeologia nell’Università di Bologna. ad essere una carta archeologica, un GIS o un catalogo, e neppure un atlante archeoantropologo. Laureato in Livia TeLLus Laureato e specializzato in archeologia archeologico. Ha però l’obiettivo di affrontare le tematiche geoambientali, archeologia medievale presso la Massimiliano David - Mirko Traversari greca e romana presso l’Università urbanistiche e territoriali avvalendosi a tutto campo della testimonianza Facoltà di Conservazione dei Beni di Milano, è stato borsista della archeologica, anche quando questa sia scopertamente deficitaria. Culturali dell’Università di Bologna, Fondation Hardt di Ginevra. Nel 1985 La scommessa nasce dalla volontà di rivendicare non tanto l’obbligo ha partecipato a numerose missioni ha fondato con Vincenzo de Michele di scavo in Italia e ha collaborato metodologico di definire un’immagine risolutiva di un paesaggio nella sua il gruppo di ricerca interdisciplinare sui materiali lapidei e sulle cave di epoca preindustriale presso il Museo Civico di Storia Naturale di Milano. dinamica storica, quanto la necessità di ricostruire correttamente la sequenza degli interrogativi e delle possibili risposte di fronte ai problemi di una città enigmatica, oggi in gran parte appiattita e sfigurata, talora irrimediabilmente, Forlì da forum a civitas con il Dipartimento di Archeologia dell’Alma Mater nell’ambito della missione “Progetto Ostia Marina”. Dal 2011 partecipa algruppo di ricerca Ha partecipato a numerose campagne dalla “modernità” del Novecento. Aspetti di storia urbana e del territorio del Dipartimento di Beni Culturali di scavo in Italia e all’estero. È stato È qui dunque presentato il frutto di un impegno decennale svolto dagli autori del campus di Ravenna, laboratorio membro della missione archeologica nell’ambito delle attività del Dipartimento di Archeologia (ora Dipartimento di antropologia, per lo studio delle della Scuola Normale Superiore di Pisa di Storia, Culture e Civiltà) dell’Università di Bologna. mummie di Roccapelago (MO). È autore in Sicilia occidentale. Ha elaborato e con la collaborazione di Alessandro Melega di numerosi contributi di archeologia e diretto il Progetto Mediolapis, piano antropologia. per la catalogazione delle epigrafi lapidee (I-XX secolo) dei Musei civici alessandro Melega si laureato in di Milano. Dal 2007 dirige a Ostia Lettere classiche e successivamente in antica il “Progetto Ostia Marina” del Archeologia e Culture del Mondo antico Dipartimento di Storia, Culture e Civiltà presso l’università di Bologna, dove dell’Ateneo bolognese, in collaborazione ha pure conseguito la specializzazione con la Soprintendenza Speciale per i in Beni archeologici con una tesi sulle Beni Archeologici di Roma. Ha al suo Terme del Sileno a Ostia antica. Ha attivo più di 250 pubblicazioni. partecipato alle missioni archeologiche di Galeata, Classe e Monte Sirai. Dal 2009 è membro dello staff del “Progetto Livia Tellus Ostia Marina”. In copertina | Particolari di foto aeree zenitali del centro storico di Forlì (IGM e Google earth) e Tabula Peutingeriana (Vienna, Österreichische Nationalbibliothek). ISBN 978-88-6680-092-7 I LIBRI DI I LIBRI DI EMIL EMIL € 19,00 (i.i.) www.ilibridiemil.com Livia TeLLus MassiMiLiano DaviD - Mirko Traversari con la collaborazione di Alessandro Melega Livia TeLLus Forlì da forum a civitas aspetti di storia urbana e del territorio Presentazione di Roberto Balzani I LIBRI DI EMIL Crediti fotografici baMs Photo rodella, Montichiari (bs): pp. 6, 22, 30, 42, 60, 78, 90 M. David: figg. 2.1, 5.3-5.4 istituto Geografico Militare, Firenze: 14 M. Traversari: tav. XiX Forlì, istituti Culturali: fig. 2.4, pag. 105, pag. 106, pag. 107, pag. 108, pagg. 110-111. a. Melega ha realizzato la rielaborazione grafica delle figg. 1.1, 4.1, 4.2, 4.3, 4.4, 4.5, 4.6, 4.8, 5.2, 6.1, 6.2 e delle tavv. viii, iX, X, Xiii, Xiv, Xv. Le fotografie aeree del centro storico di Forlì sono pubblicate per gentile concessione di baMs Photo rodella © Tutti i diritti riservati a pag. 2: epigrafe funeraria di Rubria Tertulla, marmo, iii-Xii sec. d.C. Finito di stampare nel mese di maggio 2014 da GesP – Città di Castello (Perugia) I LIBRI DI EMIL © 2014 Casa editrice emil di odoya srl isbn: 978-88-6690-092-7 i libri di emil via benedetto Marcello 7 - 40141 bologna - www.ilibridiemil.it sommario PRESENTAZIONE 7 r. balzani PREMESSA 11 M. David, M. Traversari Capitolo 1 Temi e problemi 15 Capitolo 2 Per una storia dell’antiquaria forlivese 23 Capitolo 3 Per una storia della ricerca archeologica forlivese 31 Capitolo 4 Forum Livi e la romanizzazione 43 Capitolo 5 archeologia e spazio urbano 61 Capitolo 6 Forum Livi e la cristianizzazione 79 Capitolo 7 il sistema idrografico cittadino 91 i materiali archeologici 99 bibliografia a cura di a. Melega 111 indice delle figure 135 indice dei nomi 139 PRESENTAZIONE La vicenda di Forlì negli anni della romanizzazione e poi durante la fase decisiva del tardoantico è consegnata tuttora a labili indizi. La stessa topo- grafia del forum sulla via emilia risulta precaria, così come ipotetiche sono le ricostruzioni dello sviluppo urbano, almeno fino all’età comunale inoltrata. il lavoro di Massimiliano David e di Mirko Traversari ha il grande pregio di ri- leggere tutte le fonti disponibili alla luce di un’intelligenza e di una sensibilità critica moderne, ponendo in sequenza i lacerti e la stessa “avventura” antiqua- ria, in modo da far dialogare le effettive testimonianze con le restituzioni ideo- logiche successive, gli esili dati di fatto con le retoriche della “piccola patria” sviluppate precocemente ed autorevolmente, da biondo Flavio in poi. il percorso può sembrare a prima vista agevole, ma ha richiesto in realtà uno slalom sofisticato fra gli storici e gli annalisti, oltre ad una cura selettiva delle ricostruzioni più persuasive: e qui basti ricordare, a mo’ d’esempio, l’intuizione – desunta da una celeberrima epigrafe – di un municipio ro- mano alla ricerca di una propria nobilitazione, mercé l’evocazione di una Livia tellus quale riferimento simbolico e culturale (Livia me tellus aluit…: questo l’incipit fulminante dell’iscrizione di rubria Tertulla). anticipazio- ne, si direbbe, di una forlivesità che, nei fatti, restò a lungo compressa fra la competizione con Forlimpopoli e con Faenza, da un lato, e la crescente predominanza di ravenna dall’altro: con il risultato che solo nel Quat- trocento essa sarebbe riemersa con sicurezza, per ancorarsi ad un discorso pubblico non più solo angustamente localistico, impaginato dalla straor- dinaria vivacità delle cronache in volgare e dall’eccellenza del modello ar- tistico rinascimentale. Città sospinta verso la pianura, e lì presto invischiata nel sistema vallivo di ravenna, Forlì crebbe inopinatamente come piazza di mercato a danno della vicina Forlimpopoli, fra tarda antichità e alto medioevo; e se sviluppò propri percorsi di potere e di organizzazione territoriale, attraverso una tripartita concordia discors fra abate di s. Mercuriale, vescovo e istituzione civica, d’altro canto trovò non si sa dove la forza per issarsi al di sopra delle stazioni commerciali assiepate lungo la via emilia, per intercettare i traffici appenninici, per sviluppare luoghi urbani dello scambio di rilevante di- 8 mensione: come prova, ancor oggi, la vasta spianata del campo dell’abate, divenuta piazza Maggiore prima e ora saffi. Le ragioni profonde di tale crescita restano ignote, né sappiamo se a trascinare lo sviluppo fu il collegamento diretto con la capitale esarcale e poi con l’archidiocesi – grazie a flussi di servizi che il leggendario acque- dotto di Teoderico ben rappresenta nella storia e nell’immaginario roma- gnolo –; o, piuttosto, la lenta penetrazione lungo il primo appennino, a diretto detrimento dei vicini più insidiosi. neppure la storia ecclesiastica, anch’essa incerta al di là della vicenda fondativa legata a s. Mercuriale, ha prodotto testimonianze significative, almeno fino ad un’epoca altomedie- vale. Certo, la centuriazione prova l’esistenza di un robusto reticolo de- gli insediamenti nel triangolo Forlì-Cesena-ravenna e l’articolazione di un’economia agricola che dobbiamo immaginare discretamente efficiente in età tardo repubblicana e imperiale: ma da qui a stabilire gli assi prio- ritari lungo i quali si allargò la maglia urbana e andarono articolandosi i successivi aggiustamenti nel corso dei secoli, corre lungo tratto. D’altra parte, ricordava Lucio Gambi, la stabilità dell’antropizzazione, in italia, è assai più significativa di quella del paesaggio, soggetto a continue e radicali trasformazioni: ma, al di là di tale certa continuità è poi difficile andare, senza prove archeologiche dirimenti. David e Traversari raccolgono con metodo i dati a disposizione. rico- struiscono anzitutto la locale tradizione antiquaria d’età moderna (bonoli e Marchesi, soprattutto), poi seguono i percorsi indiziari di santarelli e reg- giani, fra XiX e XX secolo i più acuti analisti della “città sepolta”. Quindi, a partire dal secondo dopoguerra, i contributi accademici e delle soprinten- denze, da Mansuelli in poi. il quadro si ricompone con un certo ordine: molti punti interrogativi restano intorno ai confini esatti del municipium e alla sua evoluzione o contrazione, in età tardoantica. emergono solide te- stimonianze relative alla produzione locale di laterizi, alquanto estesa, così come all’erezione dei principali manufatti superstiti (i ponti urbani). si dà conto, poi, del lungo dibattito sulle acque che lambiscono la città e sulla loro organizzazione. si ricostruisce sommariamente, infine, il processo di cristianizzazione, con l’emersione del dualismo abbazia/chiesa di s. Croce lungo l’asse della via emilia, marcato in un primo tempo dalle differenziazio- ni funzionali sancite dal corso trasversale che interveniva a delimitare quale “spazio esterno” il campo al di là dell’attuale Palazzo comunale. David e Tra- versari affrontano appena il discorso agiografico relativo a s. Mercuriale e a s. valeriano, destinatari di un (probabilmente) precoce culto autoctono, che tuttavia è leggibile con sicurezza, in senso ideologico e culturale, solo in età comunale, quando le ricognizioni duecentesche sulle reliquie esplicitarono 9 senza ombra di dubbio un bisogno di certezze storiche in grado di stabiliz- zare la tradizione. Ma la tradizione ha origine qui, nel tardo antico: anche se ne ignoriamo l’estensione, la diffusione, la profondità. Di certo, Mercuriale e valeriano, ancora in pieno Trecento, furono i patroni, i numi tutelari di Forlì. e restarono tali fino a che un evento fortuito del Quattrocento non intervenne ad affiancarli prima, e poi a sostituirli, con un culto altrettanto vigoroso e tenace: quello della beata vergine del Fuoco, consacrato da un’ac- corta politica pontificia nel Xvii secolo. David e Traversari, attraverso questa rilettura critica, ci consegnano un lavoro utile e importante, che consente di fare il punto, di definire lo sta- tus quaestionis. essi lamentano giustamente l’allentamento dell’interesse non tanto per gli studi, quanto per l’organizzazione dei materiali archeologici a Forlì, nel corso degli ultimi decenni. È vero. L’amministrazione cittadina ha concentrato le proprie attenzioni sul trasferimento della Pinacoteca nel s. Domenico, ma non è riuscita a trovare una collocazione provvisoria adegua- ta ad un museo archeologico di nobile tradizione, che si collega direttamente al nome di antonio santarelli e alle sue determinanti ricerche fra la fine dell’ottocento e i primi anni del novecento. L’ipotesi di un completamen- to e di uno sviluppo ulteriore del s. Domenico stesso, d’altronde, avrebbe dovuto consentire la piena valorizzazione di tali materiali e la loro adeguata esposizione entro tempi non biblici. Questo il disegno, coltivato a fine anni novanta. La grande crisi del 2008 ha ridimensionato sogni e progetti, co- stringendo tutte gli enti pubblici a bruschi contenimenti di spesa. Ciò ha implicato, anche per Forlì, ipotizzare una ridistribuzione degli spazi a dispo- sizione e una riorganizzazione del patrimonio in base a criteri più stringenti di effettiva disponibilità. Tenendo conto del clima mutato, l’ipotesi intorno a cui lavora l’amministrazione ha comunque per obiettivo la collocazione delle collezioni archeologiche nel grande s. Domenico – proprio in questa prospettiva si sono riproposte al pubblico testimonianze e fonti provenienti dalla città e dal territorio (Forlimpopoli e Galeata), legate ai nomi di santa- relli, Mambrini, aldini –, secondo un criterio non più subordinato, tuttavia, alla creazione di nuovi spazi, quanto piuttosto al pieno e razionale utilizzo di quelli disponibili. il lavoro di David e Traversari si situa in questa temperie e va conside- rato come un positivo incitamento a proseguire lungo la via di una seria divulgazione, oltre che di una ricerca ineccepibile: indispensabili, l’una e l’altra, a fortificare nei cittadini la cognizione e la passione per un patri- monio straordinario, che racchiude in germe il segreto inestimabile della nostra identità. Roberto Balzani AVVERTENZA Il volume è stato dagli autori concepito e discusso, in ogni sua parte, congiuntamente. In fase di stesura M. David ha redatto i capitoli 1, 4 e 6; M. Traversari i capitoli 2, 3, 7. Il capitolo 5 e la sezione conclusiva sui materiali sono frutto di stesura comune. La biblio- grafia, che funge anche da scioglimento per le abbreviazioni bibliografiche, è stata curata da A. Melega. Ringraziamo Dario Giorgetti, professore di Topografia antica nell’Università di Bologna, per gli illuminanti e utili consigli; Roberto Cassanelli, professore nell’Università Cattolica di Milano, per i suggerimenti metodologici e organizzativi; Antonella Imolesi, responsabile dei fondi antichi, manoscritti e raccolte Piancastelli presso la Biblioteca Comunale “A. Saffi” di Forlì per la grande disponibilità accordata; il Servizio Pinacoteca e Musei del Comune di Forlì, in particolare Flora Fiorini per la preziosa e competente collaborazione, e Luciana Prati, già direttore del medesimo servizio; Liana Bovelacci, del Servizio Ambiente e Sicurezza del Territorio, Provincia di Forlì-Cesena, per la grande pazienza nel cercare di esaudire tutte le richieste; Fausto Pardolesi, del Servizio Tecnico di Bacino Fiumi Romagnoli-Regione Emilia Romagna (ex Genio Civile); i colleghi e amici Giovanni Assorati, Claudio Calastri, Basilio e Matteo Rodella, Barbara Vernia e Antonio Sbrighi. Susanna Marocchini e Gianni D’Altri per il costante supporto e aiuto. Un ringraziamento responsabile e sentito va naturalmente a Chiara Guarnieri e alla Soprintendenza archeologica dell’Emilia-Romagna che tutela i beni culturali e assicura la crescita delle conoscenze storiche della città. Infine un cordiale ringraziamento a Fabrizio Podda che ha seguito con grande professionalità e amicizia l’elaborazione del volume. PREMESSA un lavoro sui caratteri insediativi di Forlì, nei tempi lunghi di otto se- coli, può sembrare improbo o superfluo. Forlì è infatti un caso di studio del tutto particolare. non si possiede l’abC di questo luogo: non se ne conosce il foro, né l’architettura, né quasi l’urbanistica. si potrebbe dire che Forum Livi sia un non-luogo dell’archeologia: solo scarne tessere di un mosaico che neppure la pazienza e il tempo degli archeologi riusciran- no forse mai a ricomporre. La città è stata vittima della moda degli anni novanta del secolo scorso di chiudere i musei, a tutto vantaggio di esposizioni temporanee quanto ef- fimere. Così da molti anni il patrimonio archeologico cittadino è sottratto alla vista e alla riflessione di tutti. negli anni ottanta, chi visitava il Museo archeologico ne ricavava l’impressione di una piccola raccolta di materiali di estremo interesse, un concentrato capace di raccontare in breve una storia profonda1. Gli ultimi bagliori si sono potuti apprezzare in occasione del grande workshop del 19962. L’opera che qui si presenta non è una carta archeologica, non è un Gis né un catalogo, e neppure un atlante archeologico; ha però l’ambizione di dimostrare la necessità di affrontare le tematiche geoambientali, urba- nistiche e territoriali avvalendosi della testimonianza archeologica, anche quando questa sia scopertamente deficitaria. 1 nel 1990 (27 settembre - 28 ottobre 1990), a corollario del grande convegno “epigrafia del villaggio”, organizzato da Giancarlo susini, fu aperta in palazzo albertini la mostra “epigrafia del villaggio. segni dal Forlivese”, che lasciò dietro di sé unicamente uno smilzo dépliant. La triste condizione delle raccolte - in particolare epigrafiche - forlivesi è ben evidenziata in Do- nati 2010, p. 676. 2 il Museo archeologico «a. santarelli» venne chiuso in concomitanza col Xiii Congresso mondiale di Preistoria e Protostoria tenutosi a Forlì nel 1996. Gli atti sono stati pubblicati in 18 volumi: aa. vv., The colloquia of the 13. International congress of prehistoric and protohistoric sciences (workshop internazionale: Forlì, 8-14 settembre 1996), Forlì 1996. alcuni reperti furono esposti in quell’occasione nell’ambito della mostra Quando Forlì non c’era, allestita in palazzo albertini. 12 Dunque, in antitesi con il nichilismo, tipico di questa fase di crisi della storia dell’archeologia europea3, si aprano senza timori le porte alla rifles- sione. ridurre l’archeologia alla constatazione delle “evidenze” significa immiserire e travisare il lavoro. nessuna programmazione è possibile senza dibattito, senza il riconoscimento dei nodi critici da risolvere; senza una programmazione l’archeologo è destinato ad andare solo ed esclusivamente al traino delle opere pubbliche e private con il loro carico di casualità asso- luta. L’ipotesi di lavoro e la proposta rappresentano dunque una necessaria premessa deontologica oltre che metodologica4. La nostra scommessa nasce dalla volontà di rivendicare non tanto l’ob- bligo metodologico di definire un’immagine necessariamente risolutiva di un paesaggio del passato nella sua dinamica, ma la necessità di ricostruire correttamente la sequenza degli interrogativi e delle possibili risposte da parte della ricerca archeologica di fronte - in questo caso - ai problemi di una città enigmatica, appiattita e sfigurata, talora irrimediabilmente, dalla modernità fascista5. Da una radiografia di Forlì spicca una condizione geneticamente antite- tica rispetto all’“antica madre” ravenna, dalla quale si stacca lacerandone il territorio: non è forse un caso che Giordane ambienti il matrimonio di Galla Placidia con il re goto ataulfo a Forum Livi, quasi volendo caricare di uno stridente contrasto la sfida al potere imperiale insediato nella capitale vicaria. Le due città non sono legate peraltro solo dal territorio, ma anche da altri fili sottili. La contraddizione è di casa sia a ravenna sia a Forlì. Per sidonio apollinare ravenna era la città dei paradossi, la città dove «i muri cadono e le acque stanno ferme»6. e per Marziale a ravenna costava più l’acqua del vino. Forlì è invece nella contraddittoria condizione di trovarsi lungo l’asse vitale di un’intera regione con il suo centro urbano e, nel contempo, di disporre di un territorio rimasto a lungo marginale e limitaneo. Massimiliano David Mirko Traversari 3 in italia, dopo venti anni di berlusconismo dominante, il quadro è reso sconfortante ed evidente dalla scivolosa crisi del sistema educativo. 4 va riconosciuto che, a fronte di una fase di straordinaria innovazione che ha attraversato l’europa tra gli anni ottanta e novanta, l’archeologia attuale vive una fase di grave crisi senza alcuna urgenza se non di ordine tecnico e tecnologico. Dei tre pilastri fondativi della scienza archeologica (documentazione, interpretazione e ricostruzione) oggi spesso vediamo sopravvivere solo il primo, anche se notevolmente potenziato nei mezzi tecnologici e informatici rispetto al passato. 5 Cfr. a questo proposito Prati - Tramonti 1999, in cui sono registrate le grandi modificazioni del tessuto urbanistico forlivese nel periodo fascista. 6 sid. apoll., Epist., i, 8, 2-3. Livia TeLLus Forlì da forum a civitas aspetti di storia urbana e del territorio CaPiToLo 1 Temi e problemi L’irresistibile ascesa di una “piazza” La nascita di Forum Livi – negli anni ottanta del ii sec. a.C. – può con- siderarsi contestuale alla costruzione della via emilia. Come il nome stesso esplicita, si trattava di una piazza concepita come un microinsediamento per il controllo e il coordinamento del territorio. il sito era evidentemente pensato per esprimere le potenzialità economiche delle due valli del rabbi e del Montone, i fiumi che proprio in quel punto convergevano e si univa- no. nel pieno del territorio di ravenna, ma nel luogo più lontano dalla cit- tà, si posava il primo mattone di un insediamento che in meno di 150 anni sarebbe asceso al grado di città. il conseguimento della dignità municipale (in quella fase la condizione di municipium equivaleva allo status istituzio- nale di città autonoma) fu accompagnato dalle grandi riforme di augusto, che ridisegnarono completamente i caratteri del territorio di ravenna1. La relazione tra ravenna e Forlì è dunque geneticamente contraddistin- ta dalla vicinanza e dalla necessità della convivenza, fianco a fianco, sullo stesso territorio. il municipio ebbe modo nell’arco di circa tre secoli di svilupparsi, sia dal punto di vista residenziale sia da quello manifatturiero, con veri e propri suburbi. L’urbanizzazione poté dipanarsi nelle maglie del- la centuriazione di ravenna, armonicamente legata a quella di Faventia2. era la stessa centuriazione ad assicurare i collegamenti con le città vicine, con le valli del Cosina, del rabbi, del Montone e del ronco, e con raven- na. La presenza di un ceto benestante e colto è dimostrata da vari fattori3: si pensi alla c.d. Venere di schiavonia, o all’epigrafe di rubria Tertulla4, pezzi che lasciano intravvedere i contorni di una borghesia municipale fiera della sua «Livia tellus». La condizione urbana fu definitivamente acquisita con la tarda anti- chità, anche se si può immaginare per allora una nuova configurazione dell’abitato, che il cristianesimo cristallizzò nel iv secolo con la costruzio- 1 alfieri 1975, pp. 88-94. 2 uno sviluppo nelle maglie della centuriazione simile ha interessato più recentemente l’evoluzione di centri come Lugo, Cotignola e russi nel territorio faentino. 3 Per un’attenta analisi della questione cfr. Giorgetti 1989b, pp. 129-156. 4 Cfr. la scheda relativa nella sezione dedicata ai materiali archeologici. 16 ne della chiesa cattedrale di s. Croce e della chiesa cimiteriale di s. Mer- curiale. L’ombra di ravenna, che, ascesa al rango di metropoli imperiale5, assumeva una funzione dominante anche nelle dinamiche ecclesiastiche, non affievolì l’ormai inalienabile condizione urbana di Forlì. La fiammella della forma urbana era invece destinata a spegnersi nella vicina Forlimpo- poli. Le fortunate storie parallele dei due fora sulla via emilia cominciaro- no infatti a divaricarsi probabilmente già nella tarda antichità. Ruralità urbana e urbanità rurale Come si è visto, una piazza ai piedi dell’appennino e in fondo alla pia- nura di ravenna ha seguito un fortunato percorso di accrescimento. il nu- cleo generatore si estese sfruttando la trama della centuriazione, cioè della campagna antropizzata dell’età romana. Con passo lento e inarrestabile divenne città la lunga striscia di terra tra gli attuali via delle Torri e corso Garibaldi; tutt’intorno si coagulava il suburbio funerario, manifatturiero e residenziale, secondo i criteri di una vera città. vi è però in Forlì una natura rurale di fondo della spazio urbano che sembra incancellabile. Dunque non deve essere considerato casuale se le due principali chiese (s. Croce e s. Mercuriale), con le quali il cristianesimo proclamò nel iv secolo la sua de- finitiva affermazione, fossero definite in città plebs, con termine tradizional- mente attribuito alle chiese rurali. D’altra parte i confini tra città e suburbio appaiono assai poco marcati, soprattutto se fosse davvero dimostrato che l’insediamento non ebbe mai una propria cerchia muraria, neppure in età tardoantica, cioè a coronamento del processo di urbanizzazione. Centralità e perifericità risale al 1371 lo straordinario rapporto sistematico sulla romagna re- datto dal cardinale anglico de Grimoard, meglio noto come Descriptio Pro- vinciae Romandiolae6, nel quale sono dettagliatamente elencati, sul piano topografico e amministrativo, i centri, i tributi fissi e i fuochi7 con capacità contributiva nei confronti della Camera apostolica. È illuminante il passo 5 Farioli 1999, pp. 47-88; David 2013, passim. 6 Mascanzoni 1985, pp. 1-22. 7 i ‘foculares’ indicavano la cellula minima con capacità contributiva. Cfr. Mascanzoni 1987, pp. 5-16. 17 che illustra il comitato forlivese, nel quale si legge che la «civitas Forlivii posita est in provincia romandiole supra stratam francigenam et magi- stram, qua itur bononiam, cuius territorium est in confinibus bretenorii, Meldule et Castrocarii versus montes supra stratas quibus itur in Tusciam, et in planicie est in confinibus comitatus ravenne site supra mare adriati- cum et in confinibus comitatus Faventie, supra dictam stratam magistram […]»8. verso la fine del Quattrocento Firenze estese la propria influenza ben oltre il crinale appenninico, arrivando a lambire il territorio di Forlì9. sono lunghe e complesse le vicende che portarono alla definizione di quella che è stata definita «romagna Toscana», i confini della quale si estendevano, lungo il versante appenninico romagnolo, da Firenzuola e Palazzuolo fino a Carpegna e sestino, comprendendo Tredozio, Portico, Dovadola, roc- ca san Casciano, Galeata e Castrocaro. nel 1564 Città del sole finì per costituire il cuneo estremo di questa «dominanza» fiorentina. Tale assetto aveva in realtà alla spalle una lunga storia. La posizione sulla via Aemilia dell’insediamento di Forlì nell’ambito del territorio italico ha costituito la premessa del suo sviluppo sino al grado propriamente urbano, anche se il confronto con Forlimpopoli mostra che il fenomeno non era di per sé automatico. alla posizione di vantaggio e di centralità nell’ottica dei collegamenti infrastrutturali faceva riscontro una condizione periferica del territorio forlivese. L’agro di Forlì in epoca romana e tardoantica si trovava al confine della regione di appartenenza sia quando era inserito nella regio Aemilia sia quando fu incorporato nella provincia Flaminia. Come è noto, infatti, il crinale degli appennini non funzionava da limite. i confini del- la regione nell’area romagnola attraversavano i fondovalli appenninici. il centro di Forum Livi nasceva nel cono d’ombra di ravenna, una città di antiche origini che aveva saputo trovare le migliori condizioni di sviluppo nel contesto del processo di romanizzazione della pianura padana10. se alle spalle di Forlì si apriva la valle del Montone11, sfruttata come direttri- ce transappenninica di comunicazione con Florentia, Arretium e l’etruria 8 Mascanzoni 1985, p. 164, c. 22r. 9 La provincia storica della romagna-Toscana comprendeva gli attuali comuni di bagno di romagna, Dovadola, Galeata, Modigliana, Portico e san benedetto, Premilcuore, rocca san Casciano, santa sofia, sorbano, Terra del sole, Castrocaro, Tredozio, verghereto, Firenzuola, Marradi, Palazzuolo sul senio. Cfr. Graziani 2001. 10 Cfr. David 2013. 11 Di Cocco 2006, pp. 393-394; la direttrice è attestata in sinistra idrografica del fiume ed è seguita da diversi toponimi prediali. 18 in generale, scendendo lungo la sieve, fino al Mugello e alla media valle dell’arno, lo spazio vitale del territorio forlivese in termini strutturali era la pianura, in stretto collegamento, sia attraverso la valle del Montone sia attraverso i cardini della centuriazione, con ravenna. Questa intima inte- razione degli assi di sviluppo territoriale di ravenna e Forum Livi ha segna- to nel profondo i legami tra i due centri, e forse determinato il prevalere di Forlì sulla quasi gemella Forlimpopoli12. a seguito delle riforme tetrarchiche e della divisione della diocesi dell’italia in province, la Flaminia et Picenum incluse parte delle regioni augustee v (Picenum), vi (Umbria) e viii (Aemilia)13. Motivi economici e strategici determinarono il ridisegno del precedente assetto augusteo14. L’oscillazione dei confini delle province non toccò il territorio forlivese, che rimase nell’ambito della Flaminia, ma sempre in posizione di confi- ne15. anche questa nuova configurazione tornava a sottolineare l’impor- tanza delle antiche vie consolari, intese come arterie imprescindibili della struttura territoriale (la denominazione delle due provinciae di Aemilia e Flaminia ne è un chiaro indicatore). una nuova dipendenza del territo- rio forlivese da ravenna si dovette innescare in conseguenza dell’ascesa di quest’ultima nel corso del v secolo al grado di residenza imperiale e metropoli ecclesiastica. La sempre maggiore subalternità di molti centri della via emilia dalla potente ravenna16 scompose l’equilibrio augusteo, e ciò riguardò anche Forlì, la città più vicina alla metropoli. il territorio e i cittadini foroliviensi erano costantemente a disposizione delle necessità di ravenna. Come ricorda Cassiodoro, Teoderico ottenne una provvista di legname proprio dal territorio forlivese; nel testo è ricordata la località di Alfuanus o Alfuanum17, che probabilmente aveva una qualche rilevanza sul piano della geografia locale, perlomeno per l’approvvigionamento del legname. Forse si trattava di un centro d’interscambio del territorio, cioè di uno scalo portuale lungo il ronco. risulta evidente la funzione accentra- trice che ravenna esercitò su questi territori. i confini tra ravenna e Forlì, generatori di controversie, dovevano correre nella fascia a nord di s. Pietro 12 bottazzi 1992, pp. 169-232; bottazzi 1994, pp. 71-95; Giorgetti 1989a, pp. 77-104. 13 alfieri 1981, pp. 9-34. 14 bollini 1984, pp. 299-306. 15 a tale proposito cfr. Cracco ruggini 1995, con amplissima bibliografia e vasta disamina delle oscillazioni confinarie delle province. nel 354 d.C. ravenna e il suo territorio vennero uniti alla provincia Flaminia e vi rimasero quasi ininterrottamente, salvo una parentesi tra il 395 ed il 398, quando tornarono brevemente a gravitare sull’Aemilia. 16 augenti - Cirelli - Fiorini - ravaioli 2010, pp. 605-615. 17 Mommsen 1894, iv, 8. 19 in vincoli, verso Filetto e fino al Montone, all’altezza di Chiesuola. È stata più volte sottolineata anche sul piano delle affinità stilistiche in campo architettonico la dipendenza da ravenna dell’entroterra18. naturalmente il processo di cristianizzazione si modellò sulle premesse territoriali romane e tardoromane. i rapporti di forza del sistema amministrativo si trasmisero anche ai lineamenti dell’organizzazione ecclesiastica19. Dunque la dimensione geografica della romagna Toscana è già prefi- gurata in epoca tardoantica. verso i passi appenninici il Forlivese finiva ben presto e i suoi confini concidevano probabilmente con quelli tra Fla- minia e Tuscia. L’estensione della diocesi di Forlì, come spesso accade, si conformò in gran parte a quella del municipio romano. La disposizione delle pertinenze evidenzia la scarsa estensione verso le colline: la vallata del ronco-bidente ne è infatti sostanzialmente esclusa, così come le alte valli del rabbi e del Montone20. a uno sviluppo appenninico piuttosto limitato fece da contrappunto uno sviluppo maggiore in direzione di ravenna. sono diverse le fonti documentarie che hanno tramandato la lista delle pievi controllate dal vescovo forlivese, delineando quindi il ter- ritorio diocesano: in primis il Libro Biscia21, cartulario abbaziale nel quale sono conservati numerosi atti pertinenti a s. Mercuriale, le pergamene dell’archivio arcivescovile di ravenna22 e infine le Rationes decimarum23. 18 Ci si riferisce in particolare alle strutture murarie degli edifici plebani riconducibili a questi orizzonti cronologici. Per la diocesi di Forlì è utile ricordare specialmente s. Maria in acquedotto, s. Martino in barisano e s. Pietro in Trentola; per la diocesi di Forlimpopoli s. ruffillo. elementi di affinità stilistica riscontrabili sono la pianta a sviluppo longitudinale, le strutture absidali semicircolari internamente e poligonali all’esterno, in taluni casi con lesene di attacco, finestre a tutto sesto, paramento realizzato con materiali di reimpiego, linea del sottotetto caratterizzata da dentelli a cornice in cotto, pareti laterali esterne dotate di lesene ritmiche. Cfr. anche vernia 2009b. 19 sul vescovo che corrisponde a questa fase di ascesa al rango metropolitico (Pietro ‘Crisologo’) cfr. Lanzoni 1909, pp. 944-962; Lanzoni 1910a; Lanzoni 1910b; Cortesi 1984-1985, pp. 117-132. È noto che già prima del 431 Pietro Crisologo si trovava a capo di una provincia ecclesiastica, generata da un’embrionale lista di diocesi comprendenti Forlì, Faenza, imola, bologna e voghenza, precedentemente soggette alle chiesa di Milano. Cfr. rebecchi 1993, pp. 105-106. alla prima lista successivamente si aggiunsero Forlimpopoli, Cesena, Cervia, sarsina e Montefeltro. 20 Traversari 2004, pp. 395-421. 21 Menziona i plebati di s. Mercuriale, s. Croce, s. Martino in strada, s. reparata, Pieve acquedotto, s. Lorenzo in vado rondino. Cfr. Tagliaferri, Gurioli 1982. 22 all’elenco precedente occorre aggiungere s. Martino in barisano, s. Pietro in Trento, s. Lorenzo in noceto, s. Cassiano in Pennino e s. Paolo di Traversara; cfr. benericetti 1999; benericetti 2002a; benericetti 2002b; benericetti 2006. 23 s. Croce, s. Mercuriale, s. Lorenzo in noceto, s. Martino in strada, sadurano, barisano, 20 i confini erano agganciati al ronco-bidente, che nella fase romana e tar- doantica in pianura decorreva più a est rispetto al tracciato moderno24; mentre sul versante faentino era l’antico alveo del Cosina a costituire il confine25. il limite settentrionale si spingeva assai in là fino a ricom- prendere nelle Rationes Decimarum (Xiii sec.) le pievi di s. Pancrazio e sant’apollinare in Longana. ben poco dell’appennino era di pertinenza forlivese, solo le prime pendici collinari. il cristianesimo non fece altro che confermare, certamente con differenti strumenti e aspetti materiali, il radicamento territoriale di Forlì, che vide ancora una volta fissato il suo confine, in questo caso diocesano, al basso appennino. Le fonti parlano per la zona a monte di una diocesi nullius, che esprime l’esistenza di una questione di confine di non poco momento. s. Lorenzo in vado rondino, s. Pietro in Trento, Pieve acquedotto, s. reparata, s. Pietro in Cerreto, s. Pancrazio e infine Lungane (Longana), indicato nelle decime dell’anno 1291, sono le pievi indicate come facenti parte della diocesi di Forlì. Cfr. nasalli rocca, Mercati, sella 1969. 24 il tracciato moderno è frutto di una regimentazione medievale che deviò l’alveo romano sul tracciato dell’acquedotto romano in disuso, che decorreva più ad W rispetto al fiume. 25 nel 1217 il Montone venne fatto confluire nel letto del rio Cosina. 1.1. Mappa altimetrica del centro storico di Forlì sulla base delle quote rilevate dalla Carta Tecnica regionale (dis. a. Melega). CaPiToLo 2 Per una storia dell’antiquaria forlivese Le prime testimonianze di una scienza antiquaria si manifestano piutto- sto presto nelle attuali terre di romagna1, ispirate dalla lettura di suetonio e dal desiderio di identificare i luoghi cesariani dello storico superamento del rubicone, fiume che aveva perso il nome antico e mutato l’andamento causando una rilevante questione di confine, anzi del primo confine uffi- ciale dell’italia. in romagna l’interesse degli antiquari era stato calamitato più che dalla densità storica delle città, soprattutto dalla complessità del paesaggio e dalla cosiddetta «questione rubiconia»2. Già Giovanni boc- caccio nel De montibus, silvis, fontibus, lacubus, fluminibus, stagnis seu pa- ludis, et de nominibus maris liber (1360) si era interrogato su quale fosse il rubicone di Cesare, identificandolo nel Pisatellum, oggi conosciuto come torrente Pisciatello. uno dei massimi esponenti dell’umanesimo antiquario in ambito locale fu un forlivese, Flavio biondo (1392-1436), alto dignitario della corte ponti- 1 balzani 2012, pp. 7-54. 2 una prima rappresentazione cartografica in grado di evocare la complessità del problema compare nella Galleria delle Carte Geografiche, in vaticano, di egnazio Danti (1580-1585). Tra i protagonisti della questione rubiconia si segnalano villani, vandelli e bianchi. nel 1641 monsignor Giovanni villani aveva sostenuto l’idea che il rubicone fosse da identificare nell’uso (Dissertatio de Rubicone Antiquo, 1647). anche il matematico di Modena Domenico vandelli aveva sostenuto la corrispondenza dell’uso col rubicone (1743). il 25 maggio 1754 scriveva sotto pseudonimo una interessantissima lettera dissertatoria sopra il vero fiume rubicone degli antichi nella ricerca e nell’individuazione controversa del corso dello storico fiume che Giulio Cesare aveva attraversato nelle prime ore del 10 gennaio 49 a.C. nel 1746 lo storico e poligrafo Giovanni bianchi (Jano Planco, 1693-1775) identificava il «rubicone dei vecchi» nel fiume Luso (uso). in realtà la questione non si è mai risolta definitivamente: tra i fiumi presi in considerazione dai contendenti, oltre all’uso di santarcangelo e il Pisciatello di Cesena, c’è anche il Fiumicino di savignano. Cfr. veggiani 1997; Zanotti 2007. 24 ficia, che con la sua De Roma instaurata3 elaborò uno straordinario tentativo di ricostruzione di roma antica per mezzo delle antichità ancora supersti- ti al suo tempo. biondo non scrisse mai opere direttamente legate alla sua città natale4, riservandole comunque un’importante citazione nelle pagine dell’Italia illustrata5, dove Forlì è collocata lungo la via emilia, a sinistra del fiume Montone. biondo richiama come fonte primaria per la città Plinio il vecchio6, menzionando tra gli uomini illustri che ebbero qui i natali il poeta Gaio Cornelio Gallo7, oltre che altre importanti personalità del suo tempo. il breve cenno richiama l’elogio di Plinio del vino prodotto in queste felici e fertili pianure, ritenuto allora tra i migliori d’italia8 e manifesta una punta di orgoglio riguardo alla città natale, quando si afferma chiaramente che «[…] 2.3. fuit vero ea civitas, quod procul a vanitate mendacii de patria nostra […]»9. a biondo va riconosciuto il merito di aver radicato anche in romagna un nuovo metodo di analisi dell’antico. La sua chiave interpretativa parti- va dal presente, in cui era possibile valutare l’antichità in quanto dato tan- gibile, documentabile e soprattutto confrontabile10. egli esamina le fonti materiali e letterarie e fa sì che diventi prassi la loro verifica incrociata. solo da tale confronto tra il dato antiquario e il dato letterario può infatti scaturire una inconfutabile prova storica11. Figure di veri e propri antiquari, come Paolo bonoli (1630-1670) e sigi- smondo Marchesi (1625-1695), compaiono a Forlì solo con il Xvii secolo. se si escludono alcune isolate notizie riguardo a ritrovamenti casuali di cose antiche riferite da Giovanni di Mastro Pedrino e da pochi altri12, il primo vero autore che registra sistematicamente antichità forlivesi è Paolo bonoli. La sua opera13 esce circa quindici anni dopo quella più fortunata e nota su 3 biondo 1444-46. 4 Flavio biondo si trasferì a roma nel 1433, dove assunse l’alta carica di segretario papale. 5 biondo 1527; biondo 1543. 6 biondo 1543, pp. 139r-140v: «ad Montonis fluminis sinistram in via Flaminia [sic!] est Forumlivii civitas vetusti nominis, tertium obtinens locum inter quattuor fora quae innominata Plinium ea in regione diximus posuisse». Cfr. Castner 2005, pp. 50-52. 7 biondo 1543: «videmus autem eusebium de temporibus dicere Gallum poetam cuius saepe virgilius et Horatius meminerunt fuisse Foroliviensem […]». 8 biondo 1543: «[…] et Plinius in vinis italiae optimis Livienses enumerat». 9 Ibid. 10 Fubini 1997, pp. 89-112. 11 Pontari 2006, pp. 99-130. 12 Prati 1989, pp. 191-207. 13 bonoli 1661; bonoli 1826b. 25 Forlimpopoli di Matteo vecchiazzani14. È divisa in dodici libri: i primi due sono dedicati agli orizzonti più antichi di Forlì e una parte del primo presen- ta un elenco di epigrafi, ma l’attenzione non si ferma alle fonti epigrafiche15. Merito di bonoli è aver registrato testimonianze materiali reperite di prima mano come la notizia del ritrovamento «in certe case propinque alla porta schiavonia, nell’escavarsi una cantina» di un «bellissimo lastricato in mosai- co» e a palazzo reggiani (già Corbici) di «[…] una portione di un grande arco, ed un peristilio… con notevole quantità di altri marmi […]16. L’opera di bonoli colora di cultura e gusto dell’antico lo spirito campanilistico che anima la rivalità tra le due città confinanti di Faenza e Forlì17. nel suo Supple- mento istorico dell’antica città di Forlì edito in dodici libri nel 1678, Marchesi si ricollega a bonoli dedicando quasi tutto il primo libro, parte del secondo e l’appendice alla descrizione di antichi marmi ritrovati non solo nel centro ur- bano e nel circondario. spesso la descrizione è corredata in modo innovativo dalla riproduzione dei pezzi; in appendice, alcuni marmi sono accompagnati dalle misure. Marchesi dà anche la trascrizione di diverse epigrafi trovate nel territorio, collegandole alle gentes di roma18 per esaltare la nobiltà dei Forlivesi. illustra anche la celebre epigrafe di Rubria Tertulla, rinvenuta a Galeata, che già aveva attratto l’attenzione di Gruterus19. il passo compiuto è notevole anche se la proposta storiografica, non appoggiata a sistematiche verifiche documentarie, è lontana dalla lezione di biondo. in linea col gusto antiquario del tempo si prediligono in modo quasi esclusivo le testimonianze epigrafiche e numismatiche20. 2.5. La prima significativa elaborazione in chiave critica non solo del dato materiale, ma anche degli aspetti storici e ambientali dello sviluppo urba- no, è fornita dal medico anatomista Giovanni battista Morgagni, il quale elabora nelle Epistulae Aemilianae, edite nel 176321, una serie di filoni di indagine con piglio e metodo tipico della grande versatilità intellettuale 14 vecchiazzani 1647. 15 bonoli 1826b, pp. 55-56. 16 bonoli 1826a, i, pp. 45, 51. 17 in risposta all’opera di bonoli, Cavina pubblicherà nel 1670 “La Faenza rediviva” e nel 1673 bartolomeo ricceputi darà alle stampe la “La verità rediviva a favore della città di Forlì”. 18 È il caso della trascrizione dell’epigrafe «T. PaPir. eT. s.r. HisToriCo», rinvenuta «in certe ruine del fiume Montone», o del «marmo mozzo […] trovato in s. Mercuriale», «P. arrvnCivs P…. L. arrvnCivs P….», che ricollega alla gens Papiria, «antichissima di roma», e alla gens arruntia, «la qual famiglia hebbe ancor’essa il suo luogo fra Consoli». 19 Donati 1989, pp. 163-176. 20 Marchesi 1678, pp. 1-62; 63-77, 955-958. 21 Morgagni 1763; Morgagni 1931. 26 settecentesca. ispirato ancora dagli aspetti antiquari di biondo22, manife- sta una viva passione per l’epigrafia23; profondo conoscitore della tratta- tistica latina, in particolare di varrone, Columella e Catone24, Morgagni analizza nella sua opera varie connessioni storiche con la realtà forlivese. in particolare, nella iX epistula, affronta direttamente la storia del luogo, arrivando ad ipotizzare il circuito del pomerium cittadino; il metodo ana- litico tipico delle scienze mediche gli permise di tenere in considerazione non solo alcuni aspetti antiquari che diventavano funzionali al racconto, ma anche di indagare quanto ancora superstite traendone utili suggestio- ni. Tale approccio gli consentì di affrontare alcuni aspetti irrisolti dello sviluppo cittadino, prendendo le distanze e a volte confutando luoghi co- muni generatisi da gran tempo25. un caso interessante è la disquisizione sull’etimologia di ortus Cotognorum26, in cui si era riconosciuto un im- probabile Gotognorum, legato quindi ai Goti in luogo di un più semplice fitotoponimo. Morgagni afferma infatti che «[…] nomen esse ortum Co- tognorum, ut italice eydonias malos, quarum plurimus ille fundus esset consitus, appellamus, et quemadmodum cotonea mala, Plinio testante, Latini vocabant, ita nos quoque cotogni vocamus earum poma». egli, dunque, si preoccupa di trovare il diretto aggancio a un autore classico che potesse definitivamente superare l’errore27, ponendosi il problema di evitare l’equivoco presente in diversi cronisti, che avevano confuso Forum Julii con Forum Livii, attribuendo il luogo natale dei berengari a Forlì invece che al centro friulano28. 22 L’epistola X è dedicata proprio a biondo. 23 susini 1989, pp. 229-231. 24 vasina 1990, pp. 13-29. Morgagni cita anche Marziale, ovidio, virgilio, Properzio, suetonio, Paolo Diacono, soprattutto nell’Epistola Aemiliana X. 25 Fu il primo a prendere le distanze dalla credenza diffusa nelle cronache cittadine tardomedievali, che voleva la città romana sorta per aggregazione di quattro borghi o castelli. 26 si fa riferimento a un attuale borgo del centro storico, ancora denominato Cotogni. 27 Morgagni 1931, pp. 147-158. 28 Morgagni 1931, pp. 171-172. 2.1. roma, s. Maria in ara Coeli, lastra funeraria di Flavio biondo, marmo, 1436. Trascrizione: «blondo Flavio forliviensi / historico celebri multorum / pontificum romanorum / secretario fedelissimo / blondi filii patri benemerenti / unanimes posuere». 2.2. Frontespizio delle Historie di Flavio 2.3. Frontespizio delle Roma ristaurata biondo nell’edizione del 1542. et Italia illustrata di Flavio biondo nell’edizione del 1558. 2.4. Forlì, Musei Civici, Monumento funebre di Caius Purtisius Atinas, pietra, i sec. d.C. 2.5. Monumento funebre di Caius Purtisius Atinas, incisione (da Marchesi 1678). 2.6. v. Coronelli, Pianta della città di Forlì, incisione, 1696; Forlì, biblioteca Civica. CaPiToLo 3 Per una storia della ricerca archeologica forlivese Con antonio santarelli (1832-1920) la ricerca archeologica prende sta- 3.1. bilmente piede a Forlì1. a lui si deve infatti la prima organizzazione della raccolta antiquaria cittadina in quello che diverrà l’embrione del futuro museo archeologico2, nato formalmente nel 1874, quando santarelli rice- vette l’incarico dalla Giunta comunale di riordinare le esigue testimonian- ze possedute3. in precedenza le uniche possibilità di osservare le antichità locali, soprattutto monete ed epigrafi, erano offerte dai collezionisti privati con esclusive finalità erudite. si ha notizia di un consistente medagliere del conte Domenico raineri biscia e della raccolta di medaglie medievali e moderne del comm. versari4, entrambe confluite nel nascente museo, così come la raccolta di bronzi arcaici di proprietà dalla famiglia dei marchesi albicini5. La solida formazione culturale e tecnica di santarelli, costruitasi grazie all’incontro con la scuola paletnologica emiliana, gli permise di svi- luppare un approccio assolutamente moderno e scientificamente funzio- nale, come la registrazione in sequenza degli strati che venivano alla luce durante gli scavi ai quali sovrintendeva. Con l’incarico di regio ispettore agli scavi e Monumenti, santarelli ebbe l’opportunità di essere presente in innumerevoli siti interessati da scavi come quelli per il nuovo acquedot- to. Di questa sua costante opera di vigilanza rimangono oggi gli appunti manoscritti e gli articoli pubblicati nelle Notizie degli Scavi di Antichità6. 1 nel 2013, presso il complesso di san Domenico, è stata inaugurata una mostra su antonio santarelli e altri cultori dell’archeologia locale di pregevole concezione e realizzazione. Per via di una forma di barbarie tipicamente italiana non è apparsa alcuna pubblicazione di accompagno. La meritoria iniziativa è così destinata ad essere dimenticata. 2 Prati 1989, pp. 191-207. 3 L’elenco del posseduto si può riassumere con «pochi vasi etruscho-campani […], tre epigrafi romane, parecchie monete, diversi medaglioni, qualche bronzo, qualche lucerna e vaso pur romani, alcune maioliche ed altre minutaglie […]». Cfr. Prati 1989. 4 Casadei 1928, pp. 314-317. 5 santarelli 1887a, pp. 8-14. 6 La produzione scientifica per Notizie degli Scavi di Antichità copre un arco cronologico che 32 Tra gli scavi di maggiore rilevanza vanno ricordati quelli della stazione preistorica della bertarina7 e di villanova8 e quelli che hanno riportato in luce numerose sepolture all’interno del centro urbano, senza contare i lavori che gli permisero di riconoscere le espansioni medievali e tardome- dievali della città9. santarelli continuò naturalmente a sviluppare i propri interessi per la numismatica e l’epigrafia. ebbe un’intensa corrispondenza con bormann (come risulta da quanto conservato nel Fondo Piancastelli della biblioteca Comunale di Forlì) e realizzò i calchi di varie epigrafi10, in qualche caso ora scomparse. se a santarelli si deve un lavoro accurato e scrupoloso di rilevazione e raccolta delle testimonianze relative alle antichità forlivesi, furono i grandi lavori mussoliniani di trasformazione urbanistica a offrire l’insieme di fonti materiali più cospicuo per nuovi studi. in quegli anni, sotto gli occhi di Pietro reggiani (1880-1955), medico con spiccati interessi umanistici e protagonista assoluto delle ricerche archeologiche a Forlì dopo santarelli, emersero i mosaici pavimentali di Forno bedei (1929), le necropoli di bar- riera vittorio emanuele e i reperti di piazza saffi e piazza venti settembre. inoltre furono individuati i resti dei ponti dei Morattini (1929), dei Ca- valieri (1934) e di s. Pietro in scotto (1934). Grandi scavi furono eseguiti in occasione della costruzione delle case popolari di porta schiavonia. Da questi presupposti poté prendere avvio l’imponente ed ambizioso progetto di un’edizione archeologica della carta d’italia sulla base iGM 1:100.000. L’elaborazione del foglio 100, che inquadra Forlì, Forlimpopoli e Cesena, 3.3. si deve a nora nieri Calamari, che lo pubblicò nel 193211. L’immediatezza del simbolo sullo strumento cartografico unito alla visione d’insieme del territorio fornirono allora nuove prospettive di indagine, mentre il posi- zionamento dei numerosi ritrovamenti all’interno del perimetro urbano inquadravano forse per la prima volta l’esatta dimensione delle potenzialità archeologiche della città. La finalità stessa dell’opera, tesa a fornire un qua- dro esaustivo del capitale informativo archeologico disponibile, era quello di divenire uno strumento conoscitivo fruibile dai tecnici, ed era lontana dal 1879 giunge al 1908. 7 santarelli 1884b, pp. 140-143; santarelli 1885b, pp. 494-495; santarelli 1890a, pp. 176-178; santarelli 1893b, pp. 233-235. 8 santarelli 1886c, pp. 31-35; santarelli 1887b, pp. 436-437; santarelli 1888 pp. 723- 724. 9 santarelli 1906a, pp- 414-460. 10 a. santarelli, Calchi cartacei delle epigrafi romane del museo di Forlì ricercati dal Prof. Bormann e di… (biblioteca Civica di Forlì, Fondo Piancastelli, busta 14). 11 nieri Calamari 1932. 33 dall’elaborazione analitica per singole classi di reperti, anche se la lezione di santarelli era in questo senso ancora vivissima. nel 1944 esce l’opera fondamentale su Forlì romana di Pietro reggiani, 3.4. che prosegue idealmente il lavoro di santarelli. il suo Contributo allo studio di Forlì romana12 rimane un’opera di grande importanza per la ricchezza dei dati presentati, corredati da interpretazioni funzionali degli spazi urbani, che trovano compimento nella prima proposta di ricostruzione del perimetro cittadino di epoca romana nella carta del centro storico allegata. L’elabora- zione proposta, ordinata per filoni tematici e ulteriormente suddivisa nella presentazione dei reperti per vie e borghi, permette di acquisire una consa- pevolezza d’insieme assolutamente nuova, mentre la classificazione delle ti- pologie dei reperti (tombe, siti a carattere produttivo, abitazioni, pavimenti, selciati stradali, ecc.) permette all’autore l’elaborazione di una solida propo- sta, per alcuni aspetti ancora condivisibile. in particolare, reggiani affronta il tema dell’individuazione del primitivo nucleo urbano e dei vari ampliamenti strutturati di questo, mentre con un’attenta analisi delle fonti relega nella sfera della leggenda la fondazione di Forum Livi per accorpamento di quatto borghi o castelli13. Mancano ancora, naturalmente, le chiavi interpretative necessarie alla percezione dei mutamenti urbanistici tipici della tarda anti- chità. Di poco posteriore è il lavoro del 1948 di Guido achille Mansuelli sui 3.5. tre centri confinanti di Caesena, Forum Popili e Forum Livi14. si tratta di uno studio comparato di grande rigore scientifico che prende in esame le principali dinamiche storiche e gli aspetti geografici e ambientali; vi è magistralmente sviluppata la trama delle tematiche archeologiche e vi appare riordinato l’intero apparato delle fonti disponibili. La trattazione congiunta dei tre centri consente inoltre di avere una visione ampia e non limitata alle individualità urbane, anche se nel caso di Forlì non viene con- vincentemente risolto il problema dell’enigmatico andamento curvilineo delle principali vie del centro cittadino, fatto risalire allo sviluppo irregola- re della città romana fortemente condizionato dalla natura del suolo15. L’attenta analisi diacronica dei materiali archeologici costituì la premes- sa del riordino del Museo archeologico forlivese, svolta da raffaele Turci tra il 1950 e il 195216. i materiali vennero disposti per sale ordinate crono- 12 reggiani 1944, pp. 217-262. 13 reggiani 1944, pp. 259-262. 14 Mansuelli 1948. 15 Mansuelli 1948, pp. 91-99. 16 Turci 1962. 34 logicamente e topograficamente, mentre il materiale proveniente da colle- zioni e donazioni trovò posto al centro delle sale per non interferire con la lettura del territorio; anche il posizionamento a terra di alcuni mosaici pavimentali ebbe lo scopo di restituire la funzionalità originaria dei manu- fatti in relazione alla loro percezione17. Dopo Mansuelli altri studiosi, tra i quali Francesco Luigi ravaglia18 e augusto vasina19, entrarono ancora nel dettaglio delle problematiche ur- bane, integrando utilmente le conoscenze. Lo stesso Mansuelli tornò ad occuparsi di romagna romana nel 1972, questa volta concentrando l’attenzione sul solo centro di Forlì20. nella seconda metà del novecento la ricerca archeologica ha potuto svilupparsi soprattutto in conseguenza di grandi lavori di adeguamento del sistema infrastrutturale. nel 1989 è stato pubblicato il primo di quattro volumi di una gran- de storia di Forlì: l’opera, congegnata e curata da Giancarlo susini, è im- perniata sull’evo antico e si avvale del contributo di numerosi specialisti come alberto antoniazzi, Giovanna bermond Montanari, angela Donati, emanuela ercolani Cocchi, Paola Giacomini, valerio neri e Carlo Peretto. Gli studi spaziano dalla geomorfologia alla storia, dall’archeologia alla to- pografia, dalla numismatica alla storia degli studi e delle ricerche. il saggio di Dario Giorgetti, intitolato Forum Livi e l’assetto del territorio in età ro- mana21, affronta lo sviluppo urbanistico del forum, analizzando punto per punto le ipotesi avanzate in precedenza da santarelli, reggiani e soprat- tutto Mansuelli e integrando le conoscenze con ulteriori dati desunti dagli scavi, come il rinvenimento di alcune fornaci per la produzione laterizia (in particolare quelle della zona di porta schiavonia e di palazzo Paolucci Piazza). Lo stesso studioso affronta in un altro saggio la questione delle te- stimonianze della produzione artistica di epoca romana pertinenti al terri- torio forlivese22. un utile riepilogo della storia delle ricerche archeologiche è presentato da Luciana Prati, funzionaria museale e attiva studiosa tuttora protagonista delle ricerche di ambito locale23. 17 Prati 1989. 18 ravaglia 1958 rivede, grazie a nuove acquisizioni documentarie e materiali, le proposte avanzate da reggiani riguardo al limite urbano cittadino. 19 vasina 1972. 20 Mansuelli 1972. 21 Giorgetti 1989a. 22 Giorgetti 1989b. 23 Prati 1989. 35 negli anni seguenti diversi studi specialistici hanno sviluppato nuove analisi e concepito sintesi sulla base dei dati offerti dagli scavi archeologici effettuati nel centro cittadino24. Meritano un’attenzione particolare due studi a scala regionale: innanzitutto la mostra Aemilia. La cultura romana in Emilia Romagna dal III secolo a.C. all’età costantiniana del 2000, che indaga il problema della romanizzazione in emilia romagna analizzando i diversi aspetti delle città romane, come gli acquedotti, le mura urbiche e l’edilizia pubblica. i testi in catalogo dedicati a Forlì, ad opera di Chiara Guarnieri25 e Luciana Prati26, forniscono importanti novità urbanistiche e infrastrutturali, come le concrete proposte di datazione dei ponti urbani27 con la revisione di quanto sino ad oggi conosciuto, integrata con gli ultimi dati disponibili. in questi studi si affronta il complesso problema dell’indi- viduazione di uno degli elementi fondanti del centro romano, cioè il foro, ma vengono anche presentati interessanti elementi per la definizione degli sviluppi post-antichi dell’abitato. È del 2007 il lavoro di riccardo villi- cich28 che analizza la struttura costitutiva dei fora cisalpini e presenta possi- bili chiavi di lettura per l’individuazione delle origini dei centri di mercato regionali. È elaborata anche una serie di schede dedicate ai singoli fora, tra i quali Forlì. Da ultimo meritano di essere menzionate due pubblicazioni uscite a seguito di scavi archeologici urbani svoltisi sotto la guida di Chiara Guarnieri. La prima (2009)29 è l’edizione di uno scavo condotto sotto il 3.6. palazzo del Monte di Pietà (zona di borgo Grande), un’area massivamente urbanizzata solo a partire dal Xiii secolo (a sud del corso originario della via emilia). La seconda (2013)30 è l’edizione di uno scavo urbano svoltosi quasi all’estremità occidentale del centro storico in via Curte. Dell’edificio lo scavo ha intercettato solo alcuni ambienti relativi ad un ricco edificio del i secolo a.C. con spiccate valenze residenziali a partire dall’età augustea. in epoca romana l’area era prossima all’ansa del fiume Montone. 24 si possono ricordare in tal senso i lavori del Consorzio intercomunale servizi del 1997, che intercettarono interessanti strati archeologici lungo le vie del centro, e i lavori di sistemazione di un’ala del Palazzo del Comune. Cfr. Guarnieri 1997, pp. 326-327; Guarnieri 1998b, p. 149; Guarnieri 1998a, p. 149; Guarnieri 1999a, p. 224; Guarnieri 2000a, p. 262. 25 Guarnieri 2000b, pp. 478-482. 26 Prati 2000, pp. 483-486. 27 Per la datazione all’età romana del ponte del Pane cfr. Foschi, Missirini, Prati 1997, pp. 45-50. 28 villicich 2007. 29 Guarnieri 2009. 30 Guarnieri 2013. 36 3.1. bernardino boifava, Busto di Antonio Santarelli, bronzo, inizi XX sec, Forlì, Musei Civici. 3.2. Forlì, biblioteca Civica, calco di a. santarelli dell’iscrizione (ora perduta) di Fulgentia. 37 3.3. Carta archeologica della romagna, 1932 (da nieri Calamari 1932). 38 3.4. Carta archeologica del centro storico di Forlì (da reggiani 1944). 39 3.5. Carta archeologica del territorio di Forlì (da Mansuelli 1948). Pagina seguente 3.6. Mappa schematica del centro storico di Forlì (da Guarnieri 2013). CaPiToLo 4 Forum Livi e la romanizzazione Città in rete L’espansionismo romano in italia settentrionale sembra muovere i pri- mi passi agli inizi del iii sec. a.C. Fu una strategia che entrò in contra- sto con il sistema dei popoli celtici stanziati da un secolo in forma estesa in tutta questa parte d’italia: nel 295 a.C., con la battaglia di sentino, i senoni dovettero cedere ai romani il versante adriatico dell’appennino. L’operazione fu perfezionata con la fondazione di città: dopo sena Gallica, innanzitutto Ariminum1, colonia di diritto latino che nasce nel 268 a.C. in fondo alla pianura Padana e all’estremità dell’appennino marchigiano. La diplomazia romana guadagnò alla sua causa anche la valle del savio (il territorio di Sassina2 divenne territorio federato nel 266 a.C.). nell’arco del iii sec. a.C. la pianura padana si trasformò da estremo lembo europeo del celtismo nella nuova frontiera della romanizzazione. La corrente della storia sembrava invertire la sua direzione di marcia. verso la fine del secolo giunsero a maturazione una conoscenza e una visione geopolitica di questo territorio del tutto nuove. il controllo del Po, arteria imprescindibile in qualunque progetto di estensione dell’influenza romana al nord, andava esercitato sull’intero suo corso, riconoscendone il baricen- tro là dove questo assumeva le proporzioni del grande fiume mediterraneo che strabone potrà più tardi accostare al nilo3. Tale disegno, per breve tempo compromesso dalla guerra annibalica, si concretizzò con la doppia 1 Mansuelli 1941. 2 Poma 2008. 3 strabo, Geogr., v, 9,5. 44 fondazione di Placentia e Cremona nel 218 a.C.4. alle due città venne de- mandato il compito di stringere una morsa a controllo del Po in un punto nodale al margine del terrazzo fluviale in riva destra e sinistra. si tratta di un caso speciale, perché i più importanti centri urbani della pianura del Po sarebbero poi sorti in posizione ben discosta dall’indomabile fiume, quasi sempre sulla piana alluvionale, allo sbocco delle valli appenniniche (si pen- si a Bononia, che va intesa come la riorganizzazione, ufficializzata nel 189 a.C.5, di una preesistente realtà urbana)6. al confine tra i due settori tran- spadani storicamente distinti un caso a sé è rappresentato da Brixellum, che svolse a lungo una delicata funzione di stazione fluviale di scambio, e da Hostilia, sulla riva opposta, anch’essa importante per il ruolo svolto negli itinerari della navigazione fluviale, come sarà poi sottolineato dalle indicazioni della Tabula Peutingeriana. non passano quindici anni dalla guerra annibalica che roma comincia 4.2. a “mettere in rete” i capisaldi già costituiti. nel 187 a.C. nasce il percorso pedemontano attrezzato che prese il nome di via emilia7. La via consola- re, inaugurata da Caio emilio Lepido nel corso del suo primo consolato, ebbe il compito di unire solidamente i centri urbani già creati, ma anche di supportare la nascita di nuovi insediamenti. alle due estremità erano Ariminum e Placentia. il sistema di strade dell’italia settentrionale si perfe- zionò in un cinquantennio con la costruzione della via Postumia (148 a.C.) che collegava Genova con aquileia, e poi con la Popilia-Annia nel 132-131 a.C., che servì la fascia costiera adriatica. La via emilia seguì un percor- so costantemente pianeggiante, senza necessitare grandi opere. in un caso xix.-xx. però, in località Capocolle, tra Cesena e Forlimpopoli, si optò per una po- derosa tagliata della propaggine collinare appenninica protesa verso il mare, mantenendo quindi il rettifilo originale e assicurando la conservazione di uno degli aspetti identitari della via, cioè la natura di tracciato di pianura. Qualche centinaio di metri più a ovest, nello stesso tratto Caesena-Forum Popili, in corrispondenza della testa di conoide rappresentata dal monte Tiglio, si preferì aggirare l’ostacolo arcuando il percorso. naturalmente, poichè la via incontrava numerosi corsi d’acqua minori, si rese necessaria la costruzione di una significativa serie di ponti in muratura. L’emilia ha funzionato per secoli e il suo tracciato è sostanzialmente rimasto immutato 4 Tozzi 1990; Marini Calvani 1998. 5 Tito Livio, Ad Urbe condita, XXXvii, 57, 7. 6 allo stesso sostrato etrusco di Felsina vanno ricollegate Spina, Caesena e anche Ravenna. 7 Marini Calvani 2000a, pp. XXvii-XXXi; Dall’aglio 2006, pp. 77-82. 45 fino ad oggi. verifiche archeologiche recenti hanno infatti intercettato più volte la presenza della glareata sotto il tracciato moderno8. Questo nuovo assetto offrì l’opportunità di nuove fondazioni colonia- rie come Parma e Mutina nel 183 a.C.9 in combinazione con le fondazioni o rifondazioni si procedette alla bonifica sistematica della pianura con il si- stema della centuriazione, metodo già proficuamente sperimentato in ita- lia centrale, anche se in scala minore. L’opportunità di strutturare una vasta pianura diede la possibilità ai romani di applicare formule progettuali co- ordinate e integrate, seguendo attentamente i caratteri peculiari del suolo. Gli spazi destinati all’agricoltura venivano così moltiplicati. ravenna ebbe una sua centuriazione agganciata alla via emilia: il successo di questa so- luzione avrebbe in seguito favorito l’addizione sul versante occidentale di altre pertiche in modo da formare uno spazio omogeneo integrato esteso dalla città di Faventia a quella di Claterna. La centuriazione del territorio di ravenna (ii sec. a.C.) segna, probabilmente per prima, il nuovo assetto romano della grande pianura a sud del Po nella frazione pianeggiante. il ravennate in questo periodo include un’ampia fascia, tra i fiumi savio e il rio Cosina, radicata nei primi declivi delle valli appenniniche ed estesa fino al mare. La via Popilia sfruttò ancora la più antica divisione agraria di ri- mini (poi ereditata da Cesena) agganciandosi ad uno dei suoi assi cardinali. È il grande bastone stradale che ancor oggi viene chiamato Dismano (da decumanus) che taglia come un coltello la pianura romagnola affiancando per lungo tratto il corso serpeggiante del savio. Come si è visto, alla colonizzazione, che vide l’impianto di numerose colonie di diritto latino o romano, come nel caso di Placentia e Cremona, Parma, Mutina, Bononia e Ariminum, si affiancarono centri federati sgan- ciati dalla via emilia, come Sassina, Mevaniola o Ravenna; l’opera venne completata ancora nel corso del ii sec. a.C. con la fondazione di centri minori come Florentiola, Fidentia, Tannetum, Forum Gallorum, Forum Novum, Forum Regium Lepidi, Claterna, Forum Corneli, Faventia, Forum 8 È il caso del tratto di glareata rinvenuto a Modena nel 1995-1996 durante i lavori per l’intersezione tra la via emilia e la tangenziale Pasternak, oppure il tratto assai arcuato rinvenuto nei pressi di bologna nel 1989 e il lacerto intercettato nel 1987 ad ozzano, che ricalcava perfettamente il tracciato odierno (per questi ultimi esempi cfr. ortalli 1992). altri brani sono stati rintracciati presso Castel san Pietro Terme nel 2001 (Molinari 2003; ortalli 2001) a Forlì durante la costruzione della tangenziale est nel 2005. 9 Marini Calvani 2000b. 46 Popili10 ed anche Forum Livi, tutti distribuiti a poche miglia di distanza tra loro lungo la via emilia. La costituzione di quest’ultimo nucleo a carattere agricolo, commerciale e, presumibilmente, religioso aprì una nuova pagi- na nella storia insediativa di questo territorio posto allo sbocco delle valli del rabbi e del Montone. il forum non può quindi essere considerato una sorta di riedizione romana del vicino abitato protostorico della bertarina, come suggeriva Guido achille Mansuelli. 4.3. Dalla costituzione della provincia a Cesare È ancora oggetto di discussione tra gli storici quale sia stato l’anno di istituzione della provincia romana della Gallia Cisalpina, con un margine di oscillazione tra la fine del ii sec. a.C. e l’età sillana. riguardo a questi territori date certe sono invece l’89 a.C. (lex Pompeia de Gallia Citeriore); il 49 a.C. (lex Roscia), che vide la concessione della cittadinanza romana agli abitanti della provincia; il 42 a.C., che coincise con la sua abolizione. nel periodo in cui fu provincia, la Gallia Cisalpina venne amministrata da un proconsole. Questa Gallia fu la solida retrovia del proconsole Cesare per la grande guerra gallica al di là delle alpi. Poi, nel 49 a.C., muovendo da ravenna, la più meridionale delle città della Cisalpina, percorrendo la via Popilia e attraversando il rubicone, cioè il confine del territorio di Arimi- num e dell’italia, Cesare innescò la guerra civile con Pompeo. i fiumi, tutti affluenti del Po, dal Trebbia fino al senio, costituivano una trama «a pettine» che servì a fissare il disegno dei confini dei territori; solo in taluni casi scorrevano presso le città e possedevano un alveo capace di segnare e condizionare profondamente lo spazio urbano (si pensi, in particolare, al caso di Parma). sfociavano invece direttamente in adriatico, o spagliavano nella bassa pianura umida, fiumi appenninici come il Lamo- ne, il Montone, il ronco, il bevano, il savio e il Marecchia. nella trama “a pettine” s’inserivano anche piccoli corsi d’acqua come il Candiano. il rubicone è uno di questi fiumi, sfigurato nel suo percorso di epoca antica in conseguenza dei grandi cambiamenti climatici iniziati nel v sec. d.C., ma anche in seguito alle ripetute bonifiche delle zone umide tra ravenna e rimini. esso ebbe nell’antichità una riconosciuta visibilità nel territo- rio, segnando il limite della provincia della Gallia Citeriore o Cisalpina, 10 villicich 2007, pp. 19-44; Dall’aglio 2000, pp. 51-56; ortalli 2005, pp. 175-185; Prati 1999, pp. 245-255. 47 costituita a coronamento della prima fase della romanizzazione. in realtà, il confine non va immaginato come una soglia rigida11. La striscia di terri- torio tra rubicone e savio dipendeva dalla città amica di Cesena. in una lettera il fratello di Cicerone accenna a Cesena proprio come a una città di condizione incerta, né provinciale né italica. Durante il principato di augusto, in un anno intorno al 7 d.C., l’ex Gallia Cisalpina perse la condi- zione marginale di provincia ed entrò a pieno titolo a far parte dell’italia. Al centro del potere a seguito delle leggi cesariane ravenna perse la condizione di civitas foederata e si aprì una nuova fase. La regimentazione municipale liberava nuove potenzialità sul territorio: il centro di Forum Livi (e con esso Forum Popili) si elevò così al grado urbano. il municipium forlivese guadagnò non 4.7. solo autonomia amministrativa, ma anche un territorio proprio. Lo sche- ma regionale augusteo, in cui le strutture municipali si inserirono, tenne conto della distribuzione degli antichi gruppi etnici, ma anche di una vi- sione integralmente nuova della geografia italica (si pensi che rimini, pri- ma di augusto, non era parte della provincia gallica, ma entrò a far parte di una delle quattro regioni in cui era suddivisa l’ex Gallia Cisalpina). Le circoscrizioni municipali foroliviensi e foropopiliensi contenute nella regio VIII carpirono la porzione sud-occidentale del territorio ravennate, che si sviluppava in un areale ampio da riconoscere con ogni probabilità tra il fiume savio e il Cosina12. sul versante appenninico il territorio ravennate risaliva le vallate del ronco e del Montone. Forum Livi e Forum Popili, distanti tra loro solo sei-sette miglia e separate dal fiume ronco, vennero inquadrate nel sistema delle tribù13. La decurtazione territoriale del territorio di ravenna operata con la mu- nicipalizzazione dei due fora ebbe probabilmente l’effetto di necessitare in- terventi a compensazione delle perdite. nacque allora da una parte, a nord di ravenna, il canale artificiale della Fossa Augusta e, a poche miglia a sud dell’antica città, il porto di Classe, quale sede di uno speciale corpo ausilia- 11 È probabile che tra iii e ii sec. a.C. questo spazio dipendesse da rimini (la centuriazione di Cesena è perfettamente coerente con quella di rimini). 12 i confini del territorio di ravenna non sono stati ancora oggetto di studio. i confini del territorio di Forlì nei rispetti di quello di Faventia devono aver coinciso con quelli di ravenna. L’idrografia allo stato attuale non aiuta, ma il confine coincideva probabilmente con il rio Cosina. 13 Cfr. Donati 1967; silvestrini 2010. 48 rio di marina, incaricato da augusto di assicurare la tranquillità delle rotte nel Mediterraneo orientale, ma anche di svolgere, in coppia con Miseno, mansioni di supporto logistico nei mari dell’intera italia. Questa operazione riequilibratrice si rese necessaria dunque nel quadro di un ridisegno gene- rale dei territori, uno dei temi più delicati della politica di augusto verso l’italia. a vantaggio di ravenna, come si è detto, fu anche scavata, dal Po all’adriatico, la Fossa Augusta che garantì alla città marittima il raccordo con il sistema della navigazione interna ed evitò ogni rischio di isolamento dalla rete dell’unica città sganciata dalla via emilia a sud del Po. L’impresa va inter- pretata anche nel segno delle grandi opere - iniziate da augusto e proseguite in epoca giulio-claudia - intese a imbrigliare ogni minaccia derivante dalle alluvioni del grande fiume che funzionava anche come fondamentale asse di comunicazione. in epoca traianea ravenna avrebbe fatto valere ancora antichissimi di- ritti sul territorio di Forum Livi. infatti il tracciato dell’acquedotto andò a carpire le acque di fonte sui fianchi della valle del ronco e raggiunse la città avvalendosi per lungo tratto del solco fluviale, senza interferire con gli spazi destinati all’agricoltura. il ruolo di primo piano del ronco nelle più diverse configurazioni del territorio è riflesso dalla molteplicità dei suoi nomi: il fiume, infatti, poté esibire il nuovo nome di Flumen Aquaeductus (cioè Fiume dell’acquedotto), dopo che era stato chiamato Padenna dagli etruschi e Bedesis dai romani. L’antica unità - poi frazionata - del territorio staccato da ravenna (tri- bù Camilia), dall’alta valle del Montone fino al mare è rimasta impressa nell’attribuzione delle tribù: alla Stellatina furono infatti assegnati i territo- ri scorporati di Mevaniola, Forum Popili e Forum Livi. 4.4. La Regio Aemilia L’immagine dell’italia disegnata da augusto è tramandata con attenzio- ne e precisione in età flavia da un grande autore come Plinio il vecchio, che nella Naturalis historia si sofferma sui confini, sui fiumi, sulle principali città, ma anche sui centri minori (come Forum Livi) e sulle comunità locali della regione14. nessuna fonte letteraria giunta è in grado di suggerire la forma urbana di Forum Livi, ma anche il dato archeologico appare deficitario. il centro ebbe 14 Plinio, n.H., iii, Xv,116. 49 origine da uno spazio presumibilmente di forma rettangolare che gli archeo- logi non hanno finora individuato. Tuttavia lo spazio propriamente urbano va riconosciuto nell’area compresa tra l’enorme isolato della ss. Trinità e il margine occidentale di piazza saffi; un profilo decisamente extraurbano va immaginato invece per l’area disposta a sud della via emilia (corso Garibal- di). i limiti del nucleo abitato erano disegnati dall’andamento del sistema fluviale Montone-rabbi. La città si disponeva perciò nella striscia di terri- torio sul lato nord della via emilia. si trattava presumibilmente di un’area allineata su un asse parallelo (probabilmente servito dal cosiddetto ponte dei Cavalieri) alla via consolare, cioè un decumano della centuriazione: intorno a questo nucleo, Forum Livi ha potuto infatti espandersi avvalendosi anche avvalendosi della rete infrastrutturale della limitatio. L’urbanizzazione non ha dunque necessitato di una pianificazione specifica, ad esclusione della ripavimentazione di assi rurali e fors’anche di un’ulteriore parcellizzazione delle unità centuriali a misura di città. La crescita del centro si svolse in for- ma di progressiva urbanizzazione della campagna agricola. nell’arco di millecinquecento anni l’andamento di tali assi stradali, compreso il tratto urbano della via emilia, è stato in più luoghi deforma- to secondo modi comunemente riscontrabili negli insediamenti a grande continuità abitativa. Una nuova geografia 4.5. il processo di romanizzazione e la crescita dell’italia proseguono anche nel corso del iii secolo a dispetto di singoli, circoscritti e tragici eventi bellici. L’accrescimento dei centri urbani non sembra interrompersi: ri- mini allarga la propria cerchia di mura sottraendo l’anfiteatro ai pericoli del suburbio. il Po funziona sempre più come arteria vitale e decisiva per la circolazione delle merci. a nord del grande fiume si afferma una nuova viabilità che fa diventare obsoleta la Postumia, mentre emerge una lunga trama pedemontana che si sviluppa connettendo singoli spezzo- ni interurbani, da Augusta Salassorum fino ad Aquileia. si determinano però anche nuovi equilibri tra le varie aree dell’italia settentrionale, e con l’epoca tetrarchica si apre una stagione di profonde e significative riforme. nella nuova suddivisione in province dell’italia si delineano due emilie, l’una costiera e l’altra interna; compare infatti per la prima volta sullo scacchiere italico uno spazio geografico che prefigura l’attuale ro- 50 magna15. Dalle foci del Po a senigallia sono tracciati i confini della pro- vincia Flaminia et Picenum. L’ormai radicato ruolo delle vie consolari (in questo caso un asse tracciato cinque secoli prima, nel 220 a.C., da roma a rimini) informa di sé l’intero territorio. Tuttavia anche nella Flaminia la rete infrastrutturale si evolve: nel tratto tra rimini e ravenna la via Popilia, alla ricerca di un percorso in stretta sicurezza, era stata tracciata aggirando i terreni infidi e inconsistenti costieri e seguendo linee interne (più a nord fu scelta per la via Annia una soluzione simile in prossimità di Padua). nel paesaggio attuale tratti di questa strada, seppur slegati, mostrano una straordinaria capacità di persistenza fossile nelle cosiddet- te vie del Dismano e del Confine. in epoca tardoantica da una parte le onde del mare si ritiravano, dall’altra la terraferma conquistava spazio. La striscia costiera si allargò favorendo la nascita o lo sviluppo di inse- diamenti rimasti a lungo rachitici come Ficucles (o Ficuclae), un centro che assunse addirittura nel v secolo un ruolo egemone nell’ambito di queste “terre nuove”16. Per collegare questi centri si affermò una litora- nea che più tardi sarebbe stata privilegiata anche nei flussi dei pellegrini romei. L’esistenza di questa via è forse per la prima volta testimoniata dalla Tabula Peutingeriana (inizi del v sec. d.C.). non è infatti da esclu- dere che sia ancora l’antico tracciato della Popilia ad essere degno di una tale menzione. Debuttano in questo itinerarium pictum nomi di località dai contorni incerti sul piano archeologico come Ad Sabis, Ad Novas tra rimini e ravenna, ma anche Butrium e Augusta tra ravenna e gli sbocchi a mare del Po. Questi nomi evocano la presenza di fiumi come il savio (Sabis) o di canali artificiali come la Fossa Augusta, sicuramente funzionante in modo regolare nel corso del v secolo. La Tabula attesta per l’ultima volta la visibilità del corso del rubicone prima che i grandi cambiamenti climatici ridefinissero i contorni del paesaggio consolidato dell’età imperiale romana. Forlì entra a far parte della nuova configurazione della Flaminia con una dignità ormai solidamente urbana. il processo di urbanizzazione è evidente- xxi. mente ormai compiuto. non è casuale se nell’Itinerarium Burdigalense (iv sec. d.C.)17 non era sembrato sufficiente scrivere “Forum Livi” per definire questo centro sulla via emilia: all’antico nome è anteposta la definizione di “civitas”, cioè - in latino tardo - città. La promozione al grado urbano, che già era stato 15 balzani 2012. 16 Storia di Cervia 1997-2001; Mengozzi 2003. 17 Itinerarium Burdigalense (615, 8-616,3; 616, 3-4). Cfr. Cuntz 1929 (1990). 51 istituzionalmente consacrato dall’assunzione del titolo di municipium, forse non fu forse mai materialmente formalizzato con la costruzione di una cerchia muraria. in tempi recenti parte della critica, suggestionata dalle espressioni im- piegate nei suoi scritti dal vescovo ambrogio in occasione del viaggio pa- storale compiuto nelle viscere dell’Italia annonaria, ne ha voluto ricavare un’impressione di generale decadenza18. Le sue considerazioni hanno il sapore amaro delle riflessioni di un uomo abituato alle grandi metropoli dell’impero, ma non possono essere recepite come l’oggettiva rilevazione di una crisi. È possibile tuttavia che nel iv secolo fosse già tangibile lo spostamento del baricentro economico dell’italia settentrionale a nord del Po. a cominciare dal v secolo l’individuazione di un nuovo polo del potere imperiale nella Flaminia ebbe la funzione di riequilibrare la cosiddetta Ita- lia annonaria. Tuttavia un buon numero di città, tra le quali Forlì, dovet- tero risentire della posizione dominante di ravenna. si tratta di una sorta di ribaltamento delle posizioni di forza che probabilmente giocò a sfavore delle città della via emilia, da rimini a imola. Per Forlì alcuni indicatori archeologici, provenienti peraltro da aree di matrice extraurbana, sembrano suggerire un processo di contrazione dello spazio urbano. si osserva una nuova proiezione dell’abitato verso est, che sembra cristallizzata nella topografia del centro storico dalla posizione della cattedrale e della chiesa cimiteriale di s. Mercuriale. riguardo a Forlì le fonti letterarie sono purtroppo scheletriche e assai avare di informazioni. C’è però un documento che, seppur inutilizzabile per il centro urbano, è di estremo interesse per uno sguardo al territorio forlivese in epoca tardoantica. si tratta di una lettera di Teoderico raccol- ta nelle Variae di Cassiodoro19. La missiva era rivolta agli amministratori locali (i “curiales”) e ai grandi proprietari del forlivese per ottenere una partita di legname. La consegna di tale fornitura doveva avvenire presso una località scomparsa che, finora in assenza di appigli credibili, la critica 18 ambrogio, ep. 8 (Maur. 39). 19 Cassiod., Variae, iv, viii: «Honoratis, possessoribus et curialibus Forolivensibus Theodericus rex. 1. Grave videri non debet, quod nostra ordinatione censetur, quia novimus aestimare, quod vos oportet implere. a nobis quippe potestis rationabiliter custodiri, quibus profecistis non gravati. Proinde devotioni vestrae praesenti auctoritate decernimus, ut accepto pretio competenti de locis vestris ad Alfuanum trabes sine aliqua dilatione devehatis, quatenus et nostra ordinatio sortiri possit effectum et perceptis mercedibus nec vos videamini sustinere dispendium». 52 ha solo ipoteticamente proposto di identificare20. si tratta del centro di 6.9. Alfuanum. in realtà, un documento del 1149 (censito da Fantuzzi)21 cita una “curtis de alfiano” che apparteneva alla pieve di s. Pietro in Quinto (Pievequinta). il sito era probabilmente posto sul fiume ronco e dunque corrispondeva ad una delle stazioni di sosta del legname trasportato col sistema della fluitazione dalle valli appenniniche verso il mare. il sito doveva dunque rivestire una certa importanza nell’interscambio commerciale tra i ravennati e i Forlivesi trovandosi al confine tra i due territori. La testimonianza di Cassiodoro e la consolidata rete di fonti sulla frequentazione della valle del ronco da parte di Teoderico hanno di fatto indotto gli studiosi a inquadrare quasi ogni reperto tardoantico nella cor- nice gota. il centro di Meldola si è dimostrato particolarmente ricco di indicatori archeologici. una serie di pavimenti a mosaico policromo è stata corretta- mente ricondotta alla presenza di una grande villa aristocratica (chiamata forse Melitula, la dolce), anche se non va esclusa la compresenza in loco di un vicus. La tentazione di ricollegare tale rinvenimento a uno degli «ho- norati possessores» sottoposti al potere di Teoderico citati da Cassiodoro, pare dominante nell’ambito degli studi locali. in realtà, i pavimenti esibi- scono una ricca decorazione e taluni motivi decorativi tipici della piena età giustinianea. La crisi del sistema delle ville è riscontrabile infatti nelle italie bizantine più tardi rispetto alle zone sfuggite al controllo dell’esercito xviii. imperiale. inoltrandosi nella valle del ronco la presenza di Teoderico è tangibile in particolare a Galeata, cioè nel territorio di Mevaniola, quindi ormai fuori dal forlivese. È comunque significativo il rinvenimento di un ritratto di atalarico che, pur reimpiegato, proviene proprio da Forlì. 20 Cfr. Cecconi 2006. 21 «n. 49. an. 1149. iulii 15. Caps. a. n. 185. sub eugenio Papa et Conrado rege indictione Xii. infra Curtem de Alfiano plebe S. Petri in Quinto. ota uxor quondam ingoli de Joanne de alberto fecit Testamentum reliquit ecclesie Portuensi in qua voluit sepeliri totum id quod detinuit Joannes Montanarius in loco Figlini Plebe s. Zaccarie quod acquisivit a quondam soldano filio suo. instituit Heredes Durcisan, et aldradam neptas suas filias quondam soldani Filii, item duas tornaturias ecclesie Portuensi quas dederat Petro nepoti suo naturali Filio quondam ingoli filii sui in Zenezzo Plebe Quinti cui ecclesie Portuensi confirmavit ea que donaverat in Plebe s. Cassiani. Joannes raven. tabel.» (Fantuzzi, 1801-1804). 53 4.1. L’italia con la suddivisione augustea delle regioni e localizzazione dei “fora” (dis. a. Melega). 54 4.2. L’italia settentrionale nel 130 a.C. ca. (elaborazione M. David; dis. a. Melega). 4.3. L’italia settentrionale nel 50 a.C. ca. (elaborazione M. David; dis. a. Melega). 55 4.4. L’italia settentrionale nel 14 d.C. ca. (elaborazione M. David; dis. a. Melega). 4.5. L’italia settentrionale nel 398 d.C. ca. (elaborazione M. David; dis. a. Melega). 56 4.6. Mappa ricostruttiva del territorio di ravenna tra il ii e il i sec. a.C. (elaborazione M. David; dis. a. Melega). 57 4.7. il territorio di Forlì in età imperiale (elaborazione M. David; dis. a. Melega). 58 4.8. Mappa ricostruttiva dell’italia settentrionale a sud del Po, con il tracciato della via emilia, la localizzazione delle città e le suddivisioni centuriali (dis. a. Melega). 4.9. La centuriazione intorno a Forum Livi (da Storia di Forlì, i, 1989). 59 4.10. Linee essenziali della centuriazione di Forum Livi e Forum Popili lungo la via emilia (da Storia di Forlì, i, 1989). CaPiToLo 5 archeologia e spazio urbano Evidenze archeologiche e vuoti conoscitivi: metodo e prassi La complessa vicenda urbana di Forlì è testimoniata da un potente de- posito antropico presente sotto la pelle della città attuale: il livello romano si trova mediamente a 2,5 metri di profondità rispetto al piano di calpestio attuale22, ma spesso a profondità maggiore23. La lettura delle problematiche urbanistiche si avvale di solito non solo dei rinvenimenti di tratti stradali o ponti, ma anche dei pavimenti decorati (indice di edilizia residenziale), così come delle tombe e delle fornaci. na- turalmente si tratta di evidenze archeologiche non inequivoche. infatti la presenza di edilizia residenziale privata può essere riferita sia a domus urba- ne sia a villae del suburbio o della campagna. Quanto alle tombe, che ov- viamente in epoca repubblicana e imperiale non interferiscono con l’area propriamente urbana, la loro datazione costituisce un elemento dirimente. in epoca tardoantica, a partire circa dalla metà del v secolo d.C., le tombe sono distribuite anche in area urbana, e dunque assumono un valore com- pletamente nuovo ed inedito sul piano urbanistico. solo l’accertamento della localizzazione e la definizione della precisa cronologia di una tomba (sulla base del tipo costruttivo e dei materiali di corredo) può dunque aiu- tare - in negativo - nel riconoscimento dello spazio propriamente urbano. Le tombe ad incinerazione, prevalenti tra il i secolo a.C. e il ii d.C., godo- no di una maggiore affidabilità e offrono una migliore attendibilità come indicatori topografici. 22 in passato le quote misurate erano relative, mentre ora si è finalmente affermata in ambito archeologico l’abitudine di misurare le profondità assolute sul livello del mare. 23 reggiani 1944, p. 239: è qui registrato il rinvenimento di un muro a secco, costituito da blocchi di pietra spungone a 7 metri di profondità sotto alla colonna votiva della Madonna del Fuoco, definito cautelativamente «preromano». 62 Le fornaci con i loro malsani fumi si collocavano generalmente in aree periferiche rispetto al centro del nucleo abitato. vi sono naturalmente ec- cezioni e un singolo rinvenimento non è significativo: qui, più che mai, ha valore il dato quantitativo. inoltre può essere decisiva l’analisi del contesto produttivo (villa, quartiere artigianale, ecc.) nel quale è attiva la fornace. Tali considerazioni sono fondamentali nell’approccio al sito di Forlì poiché l’esistenza di un vero e proprio circuito difensivo urbano non è stata mai accertata archeologicamente. altro grave limite nelle conoscenze archeologiche su questo insedia- mento è il mancato rinvenimento dello spazio forense. Il complesso forense il foro di Forlì, cioè il nucleo originario generatore dell’insediamento, non è stato ancora individuato. sono state avanzate diverse ipotesi, ma vi è spazio anche per nuove proposte. in passato si è ritenuto che il foro si trovasse sotto palazzo reggiani (notizie non pienamente confermate indicano in quest’area ritrovamen- ti di frammenti architettonici e resti di colonne marmoree)24, oppure nell’area occupata dalla distrutta chiesa di santa Maria in Platea (de Foro, de Mercato)25. in realtà il foro, unità minima negli organismi insediativi romani, non è un modello monolitico e uguale sempre a sé stesso26. si poteva trattare, per esempio, di ampie piazze rettangolari chiuse, vere e proprie isole urba- nistiche riservate alla circolazione pedonale ed escluse dal traffico veicolare, che includevano gli edifici pubblici essenziali per l’organizzazione di un territorio. 5.6. un tale aspetto assunse probabilmente il foro – ben noto archeologi- camente – di Veleia, che costituì il centro amministrativo della comunità 24 bonoli 1826b, p. 51: «venendo per lo stesso borgo e strada flaminia alla volta di piazza, passato il ponte dè Morattini, venendosi avanti la casa, ora de’ Corbizzi, alcuni marmi, cioè la porzione d’un grande arco, e d’un epistilio ritrovati, con notabile quantità d’altri marmi, nell’escavarsi le cantine di detta casa l’anno 1652. Molti avanzi ne sono rimasti sotterra; poiché, per iscavarli, le mura mostravano risentirsi non poco, per essere fondate la più parte sopra dette rovine, stimate da alcuni di un arco trionfale, da altri più veridicamente d’una basilica […]» 25 La proposta risulta difficoltosa per la posizione decentrata nei pressi della fornace di piazza ordelaffi, in più la titolatura potrebbe derivare dallo spostamento dell’area di mercato operata in periodo tardo medievale e non riferirsi al foro romano. 26 ruoff-väänänen 1978; Lackner 2008; Lackner 2009; Zannini 2009. 63 montana locale1. altrettanto significativo è il confronto con l’impianto forense di Glanum2 in Gallia Narbonensis, così bene saggiato dagli scavi francesi del novecento. nel caso gallico, il foro appare come una sorta di monoblocco costruttivo essenziale che comprende la basilica, la piazza e il porticato, con l’addizione esterna di una curia e di una struttura termale pubblica. nel resto d’italia sono noti altri casi di tale tipo di microinse- diamenti caratteristici della grande fase espansiva romana del ii e i secolo a.C.3, ma la loro conoscenza archeologica merita ancora nuovi approfon- dimenti. La struttura modulare che integra in un unico blocco edilizio piazza, basilica e porticati trovò comunque nuove occasioni di applicazio- ne anche in piena età imperiale, nella romanizzazione della britannia (si vedano i casi di silchester e Caerwent)4. 5.5. nel settore occidentale del centro storico vi è un interessante isolato di forma poligonale, circondato da via Giovine italia, corso Garibaldi e via orto schiavonia, che merita la massima attenzione. se applicassimo a que- sto spazio il modello del foro di Glanum forse ne sarebbe comprensibile la 5.3 - 5.4. genesi. in questo caso si tratterebbe di un foro collocato direttamente sulla viii. via Aemilia con il lato lungo disposto in senso est-ovest. un isolato con- formato nello stesso modo è presente anche a Forlimpopoli e rimanda allo schema del blocco costruttivo che contiene la basilica, la piazza e il portico, aggirato con due Y e dunque con lo sdoppiamento dalla via consolare che delinea un esagono allungato. Per Forlì questa ipotesi è rafforzata dal fatto che questo spazio esagonale sarebbe stato direttamente fiancheggiato dal passaggio di un cardine della centuriazione che coincide con il canale dei Morattini. 5.2. non si possono escludere però altre localizzazioni. Merita attenzione la fascia posta da una parte tra corso Garibaldi e via delle Torri e limitata a est dal ponte dei Cavalieri e a ovest da via Farabottolo. in questo caso, proba- viii. bilmente, si dovrebbe pensare ad uno spazio rettangolare con il lato corto disposto in senso est-ovest5. a questo proposito sembra calzante il confron- to con un sito - indagato archeologicamente - come il Vicus Augustanus6. xii. 1 antolini 1819-1822; Marini Calvani 1988. 2 rolland 1960. 3 si pensi ai casi italici di Forum Clodii, Forum Iulii, Forum Cassii, Forum Flaminii, Forum 4.1. Novum, Forum Sempronii, ecc. 4 Cfr. Goodchild 1946. 5 un tale assetto è assunto oggi nel vivo del centro storico dalla verde piazza Cavour. 6 una posizione discosta della piazza principale dalla via consolare trova un confronto nel caso del Vicus Augustanus sul litorale laziale. Cfr. Castelporziano 1985; Castelporziano 1988; Castelporziano 1998. 64 a dirimere la questione della localizzazione non è apparentemente 1.1. d’aiuto l’altimetria. Dunque Forum Livi si presta a offrire più di una risposta alla questione del foro. L’attuale configurazione urbanistica della città può solo dare sug- gerimenti e suggestioni se li si sa ascoltare, ma senza la verifica archeologi- ca mirata nulla è certo. Quanto alla cronologia non si vedono particolari ragioni per sganciare dalla figura di Livio salinatore (console nel 188 a.C.) la fondazione e costituzione di questo forum7, né da quella di Gaio Popilio Lenate (console nel 172 a.C. e poi ancora nel 158 a.C.) la nascita di Forum Popili8. Archeologia delle infrastrutture innanzitutto va detto che il riconoscimento delle forme di organizza- zione dello spazio abitato di Forum Livi costituisce un nodo problemati- co particolarmente difficile da risolvere. Pesa ancora come un macigno la posizione negazionista di Mansuelli, che non riconosceva la presenza di una pianificazione e quasi di una logica insediativa. in realtà, la struttura dell’abitato era imperniata sulla via emilia e su un asse parallelo sul versante settentrionale (ricalcato in parte dalla storica via delle Torri), la cui esisten- za in epoca romana è assicurata dal rinvenimento del ponte dei Cavalieri. L’area dell’abitato antico va riconosciuta tra piazza saffi (dove passava uno dei rami del sistema fluviale rabbi-Montone) e il grande isolato della ss. Trinità presso il canale dei Morattini, coincidente con uno degli assi della centuriazione. La biforcazione viaria a Y tra corso Garibaldi e via Giovine italia è un segno rimasto impresso nel tessuto urbanistico dall’età roma- na. La rosa dei dati archeologici attualmente disponibile sull’insediamento antico non è peraltro confinata entro questi limiti. L’identità archeologica 7 La questione del nome antico non va confusa con l’attestazione dell’esistenza di toponimi post-antichi. il toponimo Figline o Ficline appare in taluni documenti in connessione con Forlì tra la fine dell’Xi e l’inizio del Xii secolo. La città vive tra Xi e Xiii secolo un particolarissimo clima di sviluppo economico grazie alle sue produzioni ceramiche in una sorta di condivisione concorrenziale con la vicina Faenza. Questa esuberanza economica è riflessa in modo palese ed eclatante nell’espansione urbana: due nuovi circuiti di difesa nel giro di due secoli (al Xii secolo appartiene il cosiddetto Fossato vecchio, al Xiii secolo il Fossato nuovo) rappresentano un caso ii. eccezionale nel panorama italiano. 8 il centro di Forlimpopoli è stato recentemente oggetto di nuove ricerche con esiti talora condivisibili. Cfr. Coralini 2010; Morigi 2010; Morigi 2011. 65 della zona a nord-est di piazza saffi appare ancora piuttosto sfuggente9. Gli elementi del tessuto urbano di epoca romana sembrano perlopiù con- centrati nel settore ovest, distribuiti in un arco cronologico esteso dall’età augustea al iii secolo d.C. 10. L’attuale andamento ondeggiante della via emilia è il risultato della lunga persistenza sullo stesso luogo dell’abitato, ma anche del prevalere per circa un millennio di un’edilizia povera e precaria. naturalmente anche la componente idrografica ebbe per lungo tempo valore condizionante nei riguardi dell’abitato. Per quanto riguarda le infrastrutture viarie, a più riprese sono state individuate porzioni pertinenti alla via emilia11, così come i ponti che servivano la viabilità romana del centro. La più volte chiamata in causa irregolarità dell’impianto forlivese non sembra trovare riscontri e solide conferme: l’orientamento degli edifici recuperati appare in massima parte conforme all’impianto generale. Per una lettura dell’impianto urbano ci si deve fondare soprattutto sulla testimonianza offerta dai ponti. il ponte del Pane (lungo originariamente circa 25 m), costruito proprio all’innesto della piazza saffi con corso Garibaldi, è stato recentemente at- tribuito nella sua parte originale all’epoca romana in considerazione della presenza di laterizi di modulo romano impiegati nei fornici e nelle arcate12. il ponte del Pane è documentato da un rilievo di antonio Zagnoli del 197613 eseguito nel corso di lavori che interessarono la Torre civica ed il palazzo Comunale. il ponte dei Cavalieri14 (su via delle Torri allo sbocco 7.1. sulla piazza, tra il palazzo Comunale e il Palazzo degli uffici statali) pre- senta arcate in sesquipedali romani e frangiflutti realizzati in pietra locale15. 9 al rinvenimento in strati alluvionali nel 1890 in via achille Cantoni di una statuetta del dio bes bronzeo non è mai stato riconosciuto dalla critica un valore indicativo dal punto di vista topografico. Cfr. santarelli 1890b. 10 sia santarelli sia reggiani danno ripetutamente conto di numerosi rinvenimenti in questo settore occidentale. Cfr. santarelli 1879; santarelli 1885a; santarelli 1908, reggiani 1944. 11 reggiani 1944, p. 226, davanti a palazzo Manzoni lungo corso Garibaldi, durante la sistemazione della fogna si rinvenne a 3,20 m di profondità un segmento lungo circa 7 metri, pertinente alla Aemilia; altri due tratti furono ritrovati lungo corso della repubblica. 12 Foschi, Missirini, Prati 1997, pp. 45-50. 13 ricca rosellini 1996, p. 21. 14 Guarnieri 1998b, p. 149. il ponte dei Cavalieri, a due arcate (7,80 m di corda), era lungo ca. 23 m, ed era provvisto di un imponente pilone centrale con frangiflutti. 15 Michelini 1999; Guarnieri 1998, p. 149; Guarnieri 1999a, p. 224, con una sensibile riduzione delle luci delle arcate operata in epoca medievale. 66 il ponte dello scotto sul ramo di Piazza si colloca sotto via biondini allo sbocco con via Pedriali: è venuto alla luce durante i lavori di sbancamento per la realizzazione del Palazzo degli uffici statali nel 193416. Questo pon- te, purtroppo demolito, è ritenuto di epoca post-classica. il centro di Forum Livi si trova in una posizione di grande vantaggio sul piano dei collegamenti con il territorio. La ricca trama viabilistica si avvaleva non solo della via emilia, ma anche della centuriazione che, ir- radiandosi sia nei fondovalle sia in direzione della costa, garantiva tutti i collegamenti. inoltre, a partire dall’asse di via delle Torri, si diramavano due vie che paiono di momento assolutamente locale (assi di corso Mazzini e di via Giorgio regnoli). Archeologia dei sistemi difensivi il problema dei sistemi difensivi nel mondo antico e tardoantico è par- ticolarmente complesso17. va ricordato innanzitutto che vi è una grande varietà di soluzioni difensive degli insediamenti civili. un centro abitato può essere circondato da una cerchia di mura (perfino doppia, con mura e antemurale, come nel caso speciale di Costantinopoli)18 con fossato, an- che se a roma le poderose mura aureliane ne erano prive19. in altri casi il circuito murario poteva ridursi a un terrapieno con fossato o, ancora più semplicemente, a un semplice fossato come forse nel caso di bononia20. Talora il sistema si limitava a una linea difensiva leggera costituita da una serie di torri, con o senza fossato. spesso la difesa dell’abitato giungeva a coronamento del processo di urbanizzazione e solo in casi particolari era connessa alla nascita dell’insediamento (normalmente poteva avvenire nelle fondazioni coloniarie). La lettura di un circuito difensivo è compli- cata dal succedersi di interventi di manutenzione e restauro che talvolta assumevano la forma di vere e proprie ricostruzioni parziali di estensione assai variabile. L’assenza o la carenza di fonti letterarie può rendere estre- 16 reggiani 1944, pp. 248-250. 17 Mancano studi generali e comparativi sul problema delle mura nel mondo antico e tardoantico. Per l’occidente cfr. Maloney - Hobley 1983. 18 Müller Wiener 1977, pp. 286 ss. 19 Cfr. Mancini 2001; Dey 2011. 20 È ormai annosa la questione relativa ai sistemi difensivi di bologna. L’evidenza archeologica gioca, per ora, a favore dell’ipotesi di una prima vera e propria linea difensiva tarda (le cosiddette mura di selenite) che proteggevano un settore limitato rispetto allo spazio urbano di epoca romana. 67 mamente problematica una valutazione puntuale di opere che spesso si estendono per chilometri e che ben difficilmente possono essere indagate con metodi in grado di ricavare cronologie assolute. vanno naturalmente anche considerati i tempi lunghi dei cantieri di costruzione delle mura. ravenna ricevette probabilmente in età augustea una nuova sistemazione del circuito difensivo. ancora a circa trent’anni dalla morte di augusto i la- vori non potevano dirsi del tutto completati: veniva infatti allora decorata sontuosamente dall’imperatore Claudio la porta attraverso la quale entrava in città la via Popilia21. se non mancano studi specifici sui sistemi difensivi nell’italia romana a nord del Po22, più carente appare il quadro delle ricerche sull’area cispa- dana. nel caso di Forlì le condizioni preliminari per disporre di un sistema difensivo in quanto naturale requisito della dignità urbana si erano create sul piano giuridico a partire dall’età augustea. L’originario nucleo era solo un forum, ma una crescita, misurabile nell’arco di circa quattrocento anni (i sec. - v sec. d.C.), ebbe l’effetto di concretizzare un’effettiva forma urba- na e fors’anche la predisposizione di un sistema difensivo. La presenza di una cerchia di mura operativa nel v secolo e oltre appare evocata negli scritti (Passio Sancti Valeriani, Annales Forolivienses, ecc.) che narrano delle valorose imprese di valeriano, santo militare protettore della città. si tratta naturalmente di fonti estremamente labili e fantasiose, più volte echeggiate anche nella letteratura moderna di gusto antiquario. Così sigismondo Marchesi scrive: «Quando ecco videro un cavaliere riccamente armato, che con una gran compagnia girava intorno alle mura: del che restavano fortemente maravigliati, considerando non essere fra loro alcun forte campione, che con sì nobil corteggio havesse potuto haver’animo di guardare la città con tanta arditezza. Ma doppo divulgatasi la voce, essere quello s. valeriano protettore con li suoi santi compagni…»23. Archeologia dell’edilizia si dispone di pochissime notizie sugli edifici pubblici della città e l’unica notizia certa deriva da una fonte epigrafica24. nell’area di porta schiavonia (corso Garibaldi 319) vi sono indizi a favore della presenza di un impianto 21 kähler 1935. 22 bonetto 1998. 23 Marchesi 1678, p. 96. 24 CiL, Xi, 598. 68 termale, forse pubblico25. anche i frammenti architettonici segnalati sotto palazzo reggiani possono forse essere riferiti ad un edificio pubblico monu- mentale26. un drappello significativo di pavimenti decorati rimanda ad un ricco tessuto di edilizia privata residenziale. Tale evidenza riguarda prevalente- mente l’area occidentale, cioè la zona del probabile primo insediamento. nel 1885 venne rinvenuto in via Maroncelli 60 il grande mosaico bianco- nero che forse può essere datato in età severiana. Tra i più famosi sono quelli scoperti nel 1929 in casa bedei27. Chiara Guarnieri ha riordinato i rinvenimenti catalogando ben dodici siti che hanno restituito pavimenti e livelli d’uso di grande interesse per la storia edilizia della prima età im- periale. Pavimenti musivi che meritano attenzione provengono da corso Garibaldi, da via battuti verdi 11-13 e da via della ripa 1. Livelli d’uso d’età romana sono stati evidenziati in via Lazzarini 20 e in piazza bernardi novacula 1. vi sono evidenze28, che lasciano scorgere un progressivo sviluppo in di- rezione del ramo di piazza del rabbi-Montone. Tale accrescimento assume le forme di un vero e proprio scorrimento in epoca tardoantica, che dovet- te relegare il settore occidentale in una condizione sempre più marginale. a sua volta, il suburbio orientale, al di là del fiume, conquistò una posizione sempre più rilevante, marcata, nel quadro della Cristianizzazione, dalla co- struzione della chiesa cimiteriale di san Mercuriale. Archeologia della produzione i siti in cui si svolgono attività manifatturiere non sono molto numerosi tra età romana e tardoromana, ma la loro distribuzione permette qualche considerazione che può essere messa in relazione con lo sviluppo urbano di Forum Livi. si conoscono fornaci per la produzione di ceramica, laterizi e fors’anche di metalli29. Come altrove, la dislocazione delle attività produttive appare condi- zionata dalla vicinanza delle vie d’acqua: nel caso di Forlì tale ruolo ricade sul rabbi-Montone, che avvolgeva con la sua ampia ansa il fianco orien- 25 reggiani 1944, pp. 231-232. 26 bonoli 1826b, p. 51. 27 reggiani 1944, pp. 229-232. 28 Calandrini - Fusconi 1985, nota 175. 29 un ottimo lavoro di riordino della documentazione si deve a Prati - bitelli 2010. 69 tale e settentrionale dell’abitato. Lo smercio della ceramica era certamen- te facilitato dallo sviluppo della navigazione interna che in età romana e tardoromana appare estremamente ramificata in italia settentrionale30. La vicinanza di estesi boschi - e dunque l’abbondanza di legna da ardere - e la disponibilità di materia prima e dunque la presenza di cave di argilla erano anch’essi fattori guida nella scelta dei siti produttivi. Le più antiche fornaci attestate si trovano nel settore occidentale (via Curte e corso Garibaldi presso porta schiavonia) e, man mano che l’abita- to si estendeva verso oriente, nuovi centri di produzione - piazza ordelaffi, via Filopanti e corso della repubblica - si andavano dislocando sempre più in là nella stessa direzione. Delle due piccole fornaci di via Curte una era forse usata per la fusio- ne dei metalli (fu attiva dalla fine del ii a.C. al pieno i d.C.) e l’altra era specializzata nella produzione di fittili dalla fine del i a.C. fino al pieno i sec. d.C. nell’area di porta schiavonia sono documentate almeno quattro for- naci a camera di combustione rettangolare e corridoio centrale, in attività dalla prima metà del i secolo agli inizi del v secolo d.C. con una produ- zione specializzata in lucerne. Qui furono recuperate matrici di lucerne a canale con bollo Cresces e matrici di lucerne di tipo africano con figurazioni di cavallo in corsa e vasellame da mensa31. strutture a finalità produttive sono state rinvenute sotto il Palazzo del Governo in piazza ordelaffi con specifiche produzioni anforarie e laterizie nel corso del i secolo d.C. La fornace di via Filopanti32, attiva durante il ii-iii sec. d.C., produceva vasellame e lucerne: era caratterizzata da una particolare pianta circolare di circa 4 m di diametro. Le fornaci individuate presso corso della repubblica sono le più tarde e sembrano manifestare una notevole continuità d’uso33. Archeologia funeraria a Forlì le testimonianze relative ad aree a destinazione funeraria sono piuttosto numerose e documentano un ampio arco cronologico. Purtroppo 30 Fasoli 1978; De Maria - Turchetti 2004; Patitucci 2005. 31 Prati - bitelli 2010, p. 450. 32 reggiani 1944, pp. 253-254: nel 1929 alla profondità di 5 metri fu rintracciato il piano di una fornace concava, al cui interno vennero recuperati diversi fittili e una matrice per lucerne. 33 Prati 1986, pp. 26-31. 70 la qualità della documentazione si rivela spesso dubbia al vaglio della critica archeologica. ovviamente, per una corretta valutazione, si devono espun- gere le notizie relative al rinvenimento di materiale epigrafico in contesti di reimpiego. La zona comprendente i ritrovamenti di via Zauli sajani - via albi- cini34 pare essere stata occupata da tombe databili dal i fino al iv sec. d.C. Fu probabilmente una necropoli molto estesa se non la principale della città35. apparteneva forse alla stessa necropoli una tomba a cassa laterizia degli inizi del iii secolo d.C. venuta alla luce sotto palazzo romagnoli36. L’area oggi circoscritta da piazza saffi, corso della repubblica, piazza XX settembre sembra essere stata attiva in senso funerario tra il ii e il iii sec. d.C.37. Lungo l’attuale corso della repubblica sono emersi elementi da riferire alla presenza di una necropoli: talune tombe erano contrassegnate da cip- pi38; altre erano deposizioni a incinerazione39, in evidente relazione con la via consolare. oltre alle vere e proprie necropoli, sono attestati gruppi di sepolture o singole tombe di epoca tardoantica: la tomba rinvenuta da santarelli nel 1893 in via Guido bonatti, ex Caserma Chellini, forse alla profondità di 4 metri, era costituita da embrici e tegole anepigrafi. Proviene dalle tombe un orcioletto di «argilla rozza» che andò in frantumi nel tentativo di recu- perarlo (una macchia verdastra in corrispondenza del torace del defunto era la probabile memoria di qualche accessorio bronzeo)40. 34 santarelli 1883, pp. 159-160: alla profondità di 2,50 m si rinvennero circa venti tombe, per la maggior parte alla cappuccina, più due anfore frammentarie per bambini. Le sepolture erano tutte orientate W-e, sguarnite di corredo, tranne qualche moneta (antonino Pio, Marco aurelio, anna Faustina, Caracalla, Costantino). nel 1881, poco distante dalla necropoli, si rinvenne l’iscrizione di Castricio Calvo (CiL, Xi, 600), importante per i significativi riferimenti alla propaganda di augusto; altre tombe si rinvennero in via s. agostino dove furono recuperati numerosi frammenti di embrici. 35 Probabilmente la più precoce, forse da mettere in relazione al raggiungimento dello status di municipium e, più in generale, al processo riorganizzativo che coinvolse l’intera regione. 36 Prati 1977, pp. 138-141: faceva parte di un complesso di quattordici tombe prevalentemente alla cappuccina. 37 La datazione è desunta dai titoli epigrafici recuperati CiL, Xi, 613; CiL, Xi, 603 e Cenerini 1992, p. 50, 14-15, 55-56. 38 alla fine di corso della repubblica, sotto alla barriera, nel 1934 si rinvenne una stele in arenaria delle dimensioni di cm 171 x 64 x 31 recante l’iscrizione: Grasidia / L(uci) l(iberta) Ephigenea / sibi et / Arete Myrsine / Severo libertiis / sueis / in fr(onte) p(edes) XX, datata su base paleografica tra la seconda metà del i a.C. e gli inizi del i d.C. 39 santarelli 1886b, p. 349. 40 santarelli 1893a, pp. 349-350. 71 nel 1894 santarelli rinvenne a nord di corso Garibaldi, sotto il palazzo dei marchesi albicini, quasi di fronte alla cattedrale, due tombe realizzate con mattoni manubriati e coperte da povere lastre tufacee alla profondità di 4,50 metri, orientate e-W e prive di corredo. Presso le tombe vennero riconosciuti due muri paralleli all’asse del corso, che, secondo santarelli, erano romani41. La presenza di due inumazioni in una zona assolutamente centrale va spiegata nell’ambito del fenomeno dell’ingresso delle sepolture in città a partire dall’avanzato v secolo. ancora più indicativa è la scoperta avvenuta durante lavori del 1885 presso palazzo Morattini, lungo via Ma- roncelli, nel corso dei quali, a circa 2 metri di profondità si rinvenne un mosaico geometrico bianco-nero, con tracce di incendio, intaccato dalla presenza di due sepolture alla cappuccina. Queste erano orientate n-s: la prima, con inumato di sesso maschile, restituì due grossi chiodi di ferro a larga capocchia, un vasetto color cenere all’altezza della mano destra e una gemma in pasta vitrea verdastra presso i piedi; la seconda, appartenente a una donna, restituì solo un grosso chiodo vicino al cranio42. un ulteriore gruppo di sepolture attribuibili all’orizzonte tardoantico di Forum Livi è da riconoscersi nella serie di cappuccine, rinvenute nella seconda metà del secolo scorso43 addossate alla zona absidale della cattedrale di santa Croce, costruite con mattoni sesquipedali manubriati (29 x 44 x 8/9 cm) oppor- tunamente sagomati. si tratta indubbiamente di sepolture che ricercavano la massima vicinanza al luogo sacro; inoltre le particolari dimensioni dei laterizi, soprattutto per quanto riguarda lo spessore44, fanno pensare a una produzione tarda, riconoscibile per uno spessore oscillante proprio tra gli 8 e i 9 cm ben attestata in romagna tra il v e il vi secolo. Forlì vanta un patrimonio di materiali epigrafici di grande interesse e in larghissima parte di natura funeraria. il Corpus inscriptionum Latinarun aveva censito 34 pezzi: nessuna di questi pezzi sembra risalire più indietro della metà del i sec. a.C. a questi se ne sono aggiunti altri 16. va tuttavia sottolineato che taluni pezzi non sembrano provenire dal territorio antico di Forlì, ma dalla provincia di Forlì. risultano di grande interesse l’iscri- zione di Purtisius (CiL, Xi, 624), quella di Baebius (CiL, Xi, 623) e quella di Castricius Calvus (CiL, Xi, 600). non mancano iscrizioni tardoantiche 41 santarelli 1893a. 42 santarelli 1885a, pp. 339-340; Prati 2006, pp. 35-37. 43 Calandrini - Fusconi 1985, pp. 27-125, a nota 24. 44 Differiscono dal c.d. sesquipedale cisalpino, in uso dalla tarda età repubblicana sino al pieno iii secolo ma come reimpiego fino all’viii, di 45 x 30 x 5/6 cm. Cfr. vernia 2009a, pp. 25-29; novara 2000, pp. 109-135. 72 riferibili al iii e al iv secolo d.C. Dopo il 1888 il patrimonio si è arricchito di una quindicina di pezzi. Archeologia delle espressioni religiose pre-cristiane Paolo bonoli dà notizia del rinvenimento nel 1655, presso il Collegio dei Gesuiti in casa Corbici, di un marmo recante l’iscrizione [Iovi opt]imo m(aximo) / [ob reditum (dominorum nostrorum) A]ureli Antonini [et P(ubli) Septimi Getae] augusti rum […] leg(ionis) XXII Primig(eniae) [piae fid(elis) visu] issus [signum don(o) dedi(it) cum aedif(icio)45. L’esistenza in Forlì del culto e di un edificio dedicato a Giove ottimo Massimo non stupisce: la divinità olimpica appare venerata in questo ter- ritorio nel 170 d.C. con il titolo di Obsequens46 e in un’altra iscrizione con quello di Victor47. È attestato anche il culto il Giunone regina48; si conosce anche una dedica alle Parche49. al rinvenimento della statuetta di Bes va assegnato un certo valore in- diziario per il riconoscimento in Forum Livi di quei fenomeni di mobilità etnica e di interscambio culturale e religioso tipici della media e tarda età imperiale. Tra le diverse componenti etniche e culturali della popolazione forlivese va dunque probabilmente annoverata anche quella egiziana (il culto di iside è spesso connesso a quello di Bes)50. 45 CiL, Xi, 596; Cenerini 1992, p. 43. 46 CiL, Xi, 619. 47 CiL, Xi, 618. 48 CiL, Xi, 620. 49 CiL, Xi, 621. 50 santarelli 1890b. 73 5.1. Carta del centro storico di Forlì allo stato attuale (C.T.r., sezione centro urbano). 74 5.2. schema degli impianti urbani di Forum Livi e Forum Popili a confronto (elaborazione M. David; dis. a. Melega). 75 5.3. area archeologica di Glanum (saint-rémy de Provence): veduta generale del sito (foto M. David). 5.4. area archeologica di Glanum (saint-rémy de Provence): veduta generale del sito (foto M. David). 76 5.5. ricostruzione del foro di Caerwent. 77 5.6. il foro di veleia (foto M. David). CaPiToLo 6 Forum Livi e la cristianizzazione Linee di sviluppo Come molte delle città dell’italia cispadana anche Forlì mostra segni di un avanzato processo di cristianizzazione nel corso del iv secolo d.C.51. La presenza del vescovo Mercuriale52 e del vescovo ruffillo di Forlim- popoli al Concilio di rimini del 35953 è stata ripetutamente ipotizzata. È comunque ormai consolidata l’opinione che Mercuriale fosse operativo alla testa della diocesi forlivese alla metà del iv secolo. La ricca letteratura agiografica locale sembra moltiplicare i Mercuriali nella storia del cristianesimo forlivese forse anche in ragione della fama del vescovo. in questa multiforme tradizione emerge infatti un primo Mercu- riale considerato operante a Forlì nel ii sec. d.C.; un secondo è quello già citato e raccontato nella Vita Sancti Mercurialis dell’Xi secolo54; un terzo Mercuriale avrebbe svolto nel secondo decennio del v secolo un’impor- tante funzione diplomatica nel riscatto di forlivesi rimasti prigionieri nelle mani dei Goti; un altro Mercuriale, citato dal cronista novacula, avrebbe cominciato il proprio ministero episcopale nel decennio successivo (422 d.C.) e sarebbe morto alla metà del secolo, dopo essere stato vescovo per 27 anni. Quest’ultimo avrebbe agito in un quadro di dipendenza dalla sede di ravenna e sarebbe stato sepolto nella pieve di santo stefano, da lui fatta edificare, e che per tale motivo avrebbe assunto il nome di san Mercuriale. La tarda antichità forlivese, in particolare il v secolo, è invece lo sce- nario del martirio di un santo militare come valeriano che muore in cir- 51 bonacasa Carra - vitale 2007. 52 Cfr. Lanzoni 1905-1906; Zaghini 1990, pp. 31-53; assorati 2008, pp. 95-135; assorati 2009, pp. 185-199. 53 Tre secoli più tardi un altro vescovo forlivese (Crescente) avrebbe presenziato al Concilio Lateranense (649 d.C.). Cfr. Zaghini 1990, pp. 31-53. 54 roma, biblioteca Casanatense, Passionario, ms. 718, ff. 186v-188r. 80 costanze in qualche modo gloriose nel territorio forlivese. al nome di san valeriano è legata tradizionalmente la notizia dell’esistenza di una cerchia di mura che avrebbe cinto la città già nella tarda antichità. La documentazione epigrafica della cristianizzazione di Forlì pare dav- vero carente se solo un’iscrizione, ora irreperibile, ma nota grazie a un calco a grafite di santarelli, ricorda una Fulgentia con il solo cristogramma ad accompagnare il nome della defunta. Di essa non si possiedono neppure informazioni utili ad un inquadramento del contesto55 e negli Additamenta al CiL del 1926 il documento è inserito tra i dubbi o falsi. 6.1. La cattedrale La tradizione forlivese, sulla scorta della cronachistica locale quattro- centesca56, ha riconosciuto il titolo di cattedrale, di volta in volta, ora a santa Croce, ora a san Mercuriale, ora alla ss. Trinità e perfino a santa Maria in schiavonia. Le prime tre chiese, in effetti, appaiono tutte orientate57 e più o meno inserite nella fascia insediativa a nord della via emilia. in realtà, i poli gravitazionali della vita cristiana forlivese tra iv e v secolo dovettero es- sere essenzialmente due: a occidente la cattedrale urbana, da riconoscere presumibilmente in santa Croce58 e, nell’area extraurbana orientale, la pri- ma chiesa cimiteriale, che ricevette le spoglie del carismatico santo cittadi- no Mercuriale. 6.5. La ss. Trinità forse funzionò temporaneamente da cattedrale nei periodi in cui santa Croce, a seguito di eventi drammatici come, ad esempio, gli in- cendi ricordati dalle fonti, che resero indisponibile per gli usi liturgici la sede episcopale. in realtà il culto della ss. Trinità è tardo e trovò diffusione per opera dei benedettini solo dall’Xi secolo, mentre solo dal Xiv si registra una specifica celebrazione liturgica della Trinità; non sembra inoltre che la chie- sa abbia mai avuto altra titolatura. L’esistenza della chiesa è documentabile con sicurezza solo dall’Xi secolo, quando compare come tributaria di santa Croce59, senza evidenze archeologiche che possano far ipotizzare significative 55 a. santarelli, Calchi cartacei delle epigrafi romane del museo di Forlì ricercati dal Prof. Bormann e di […], biblioteca Comunale Forlì, Fondo Piancastelli, busta 14. 56 Cobelli 1874, p. 12 e p. 31. 57 La ss. Trinità è stata ruotata successivamente, e oggi si presenta con accesso ad est e abside ad ovest. 58 si veda la carta ravennate recante la data 2 ottobre 947, conservata presso l’archivio arcivescovile di ravenna, rubricata al n. 2359. 59 Calandrini - Fusconi 1985, pp. 127-190. 81 preesistenze60. non è da escludere che, in seguito ai danni subiti da santa Croce nel corso dell’incendio del 1173 (civita liviense … cum episcopatu suo et fere omnibus aliis ecclesiis ex toto combusta fuisset), citato in un documento dell’11 gennaio 118961, la chiesa della ss. Trinità abbia assunto temporane- amente il ruolo di cattedrale cittadina. La presenza della reliquia del capo di Mercuriale è testimoniata con sicurezza presso la ss. Trinità solo dal 143262. 6.5. La rivendicazione del ruolo di cattedrale per la ss. Trinità si basò sul posses- so della reliquia di Mercuriale e sulla presenza della sua presunta cattedra (l’analisi autoptica evidenzia trattarsi di un coperchio abilmente rilavorato di sarcofago romano in marmo a due spioventi)63. santa Croce è sempre indicata come cattedrale e sede della plebs Li- 6.2. - 6.3. viensis64, anche se l’antichità della dedica deve ancora essere provata. i dati archeologici sono scarsi e piuttosto incerti: resta una descrizione degli scavi compiuti nel 1841, dalla quale si ricava l’esistenza di un precedente livello a -2,70 metri; la pianta dell’antico edificio pare fosse basilicale a tre navate (lungh. 32 metri circa; largh. 16,50 metri), con navata centrale larga 8,50 metri. altri dati si desumono dai lavori del 1966, ugualmente mal docu- mentati: l’abside centrale sembra fosse circolare all’interno e poligonale all’esterno; le fondazioni erano in sasso spungone65. La fabbrica di s. Mercuriale s’innesta su una precedente costruzione 6.4. che la tradizione erudita locale ha da sempre attribuito ad un’ipotetica pie- ve dedicata a santo stefano. Della primitiva chiesa sono stati individuati alcuni elementi strutturali66, come l’abside, che è stata interpretata come un giro completo di subsellia67 e come i due arcosolii che contenevano le spoglie di Mercuriale, Grato e Marcello. il primo documento che attesta l’esistenza della basilica, trasformata in chiesa abbaziale tra l’viii e il iX secolo, e la sua dedicazione a san Mercuriale, è rappresentato da un atto 60 Traversari 1785, pp. XXiv-XXv. 61 Tagliaferri - Gurioli 1987, pp. 164-167. 62 D’altri 2008, pp. 5-14. 63 il presunto scranno o cattedra pare sia stato trovato durante scavi per la costruzione delle nuove fondazioni della chiesa. Cfr. scheda n. 7, nella sezione I materiali archeologici. 64 ricordata come tale in un documento del 14 maggio 962. Cfr. Tagliaferri - Gurioli 1982, pp. 48-51. 65 sullo spungone cfr. bentini - Piastra - sami 2003. 66 Gli interventi più rilevanti all’interno della chiesa sono stati quelli del secolo scorso, finalizzati al recupero della facies romanica della basilica realizzata in seguito alla ricostruzione successiva all’incendio del 1173. non vanno dimenticate le operazioni di scavo condotte successivamente al bombardamento del 1944, quando la chiesa di san Mercuriale patì danni sostanziali alle volte delle campate; cfr. brusi 2000, pp. 274-278. 67 L’abbazia di s. Mercuriale non è mai stata scavata stratigraficamente. 82 dell’8 aprile 89468. Probabilmente il vescovo Mercuriale fu sepolto in una memoria nel cimitero cristiano adiacente alla chiesa stessa, sorto nell’ambi- to di una necropoli, per poi essere traslato all’interno della chiesa, come è ricordato dal ms. 718: «non longe a liviense urbe69 ultra amnem, in optimo mausoleo, ubi ad laudem sui nominis basilica est constructa, in qua exu- berant beneficia»70. san Mercuriale fu quindi originariamente una chiesa cimiteriale71, che assunse in seguito funzioni parrocchiali. Fu poi chiesa monastica benedettina e infine vallombrosana. nel corso delle numerosis- sime dispute tra l’abbazia di san Mercuriale e santa Croce mai la prima rivendicò o anche solo accennò al presunto ruolo di cattedrale, per il quale fu sempre riconosciuta la sola santa Croce. La topografia cristiana Gli indicatori archeologici suggeriscono che lo sviluppo della città in epoca romana interessò una larga striscia di territorio scorrente lungo l’as- se della via emilia. La sponda occidentale di questa espansione sembra agganciarsi all’asse centuriale detto dei Morattini; il terminale opposto è rappresentato dall’ansa del fiume. nel iv secolo la cristianizzazione consacra quest’ultimo polo e cristal- lizza gli effetti della spinta in direzione est che caratterizza il centro abitato in età imperiale. all’estremità orientale si definiscono i due spazi funzio- nalmente distinti, ma contigui della cattedrale di s. Croce (e dunque del gruppo episcopale tardoantico) e della chiesa cimiteriale di san Mercuriale (la distanza tra i due edifici si aggira intorno ai 350 metri). i due luoghi di culto, funzionalmente diversi, erano separati da un solco profondo dal punto di vista urbanistico. infatti nella piazza saffi scorreva il ramo orien- tale del Montone-rabbi che separava la città dal suburbio funerario. La polarizzazione nel settore orientale di questi centri del potere reli- gioso sottende probabilmente l’avvento di una nuova stagione urbanistica assecondata e favorita dal processo di cristianizzazione. Come è noto, non esistono per ora evidenze archeologiche dell’esisten- za di una cerchia muraria protetta da questa ansa del fiume, benché l’eco 68 Tagliaferri - Gurioli 1982, pp. 46-48. 69 La chiesa di s. Mercuriale sorgeva ad est del ramo fluviale cittadino che fungeva da limite naturale dell’insediamento antico. 70 Passionario, cit. a n. 182, f. 188 r. 71 brusi 2000, pp. 211-212. 83 dell’esistenza di una cerchia muraria sia presente in una delle fonti agio- grafiche che narrano la storia di san valeriano, un santo dal profilo storico molto incerto. Certamente una tale topografia cristiana può trovare confronti signifi- cativi in altre città ben protette da mura in epoca tardoantica. nella seconda metà del iv secolo la città di Piacenza possedeva un gruppo episcopale (di certo corrispondente all’area del Duomo attuale) all’interno e a ridosso delle mura e vantava anche un’importante chiesa cimiteriale, quella di san savino, che si trovava non lontano (a circa 350 metri in linea d’aria), ma ovviamente fuori dalle mura e sempre nel settore orientale della città. si tratta di un segnale preciso della consolidata dignità urbana per una Forlì che nella tarda antichità appare assai meno evanescente rispetto a quanto emerge dal dibattito attuale degli archeologi e degli storici. La cristianizzazione delle campagne il processo di Cristianizzazione del Forlivese si esplica nello spazio ter- ritoriale del municipio di Forum Livi a partire dal v secolo. si conosce un’ampia serie di pievi di origine tardoantica, ma che si presentano oggi prevalentemente nella forme segnate da profonde trasformazioni successi- ve. Tra queste si possono annoverare la pieve di s. Pancrazio, s. apollinare in Longana, s. Pietro in Trento, s. Lorenzo in vado rondino, s. Martino in barisano, s. Paolo di Traversara, s. Maria in acquedotto, s. repara- ta, s. Martino in strada, s. Maria in sadurano, s. Martino in strada, s. Lorenzo in noceto e s. Pietro in Cerreto. indagini archeologiche hanno 6.6. riguardato, in particolare, sia la piccola s. apollinare in Longana, che s. Pietro in Trento e s. Martino in barisano. in quest’ultimo edificio ormai 6.8. non più recenti saggi di scavo (1968) hanno condotto al rinvenimento di un pavimento a mosaico policromo di epoca giustinianea alla profondità di m 2,8 dal piano di campagna. i restauri hanno permesso di riconoscere un edificio ad aula unica absidata con perimetrali in larga parte conservati fino alla linea di gronda. sulla base dei caratteri delle finestre monofore leggibili è stata immaginata un’intensa illuminazione spiovente dall’alto. il lacerto di pavimento, individuato in connessione stratigrafica con il muro perimetrale dell’edificio, presenta una decorazione a ottagoni e quadrati delineati da trecce a due capi. È particolarmente importante notare che gli spazi ottagonali sono campiti con palmette di un ben noto tipo esclusi- 84 vo del periodo giustinianeo72. ritroviamo lo stesso motivo decorativo e la stessa particolarità in uno dei pavimenti della villa scoperta sotto l’abitato attuale di Meldola. nel vi secolo dunque le campagne sotto il controllo bizantino vedono sorgere, o comunque funzionare ancora, ville e non solo chiese battesimali. si tratta di un motivo di riflessione in più sul fatto che nelle aree di più solida occupazione militare la presenza bizantina fu capace nell’avanzato vi secolo di rianimare un’economia e un’organizzazione del territorio con ville e villaggi nel solco della secolare esperienza romana. L’esame analitico della pieve di s. Maria in acquedotto ha permesso di riconoscere dietro la veste romanica elementi riconducibili ad una fase risalente al vi secolo d.C. L’attenzione è caduta, in particolare, sulla parti- colare forma dei pilastri a T che spartiscono le navate73. 6.7. Fasi preromaniche sono emerse anche dalle indagini svolte nel corso del novecento all’interno e all’esterno della pieve di s. apollinare in Longa- na74. È stato possibile accertare che l’attuale orientamento con abside rivol- ta a n-W deriva dal rifacimento romanico. nella redazione pre-romanica l’abside si apriva in corrispondenza della facciata attuale. xvi.-xvii. recenti ricerche (2006-2009) sono state svolte in corrispondenza del- la pieve di s. reparata con risultati di grande interesse. in questo caso è stato possibile evidenziare in successione stratigrafica ben sei fasi edilizie. La iii fase corrisponde ad una chiesa a tre navate di epoca tardoantica con presbiterio espanso, che e. Lo Mele (2014) definisce erroneamente cruci- forme75. 72 Cfr. Mazzotti 1969; Mazzotti 1968; Zaghini 1985; David 2010. 73 Cfr. russo 1992. 74 Cfr. Montanari 1960, pp. 233-246; Torricelli 1989, pp. 17, 35, 38, 59; budriesi 1999, pp. 84-87. 75 uno studio su questo tema è stato presentato in occasione del convegno “economia e Territo- rio nell’adriatico centrale tra tarda antichità e alto Medioevo” (ravenna, 28 febbraio – 1 marzo 2014). 85 6.1. Mappa del centro storico di Forlì con posizionamento delle chiese di ss. Trinità (a), s. Croce (b) e s. Mercuriale (C) (dis. a. Melega).). 86 6.2. Planimetria della cattedrale di Forlì 6.3. Planimetria della cattedrale di (sec. Xviii) (dis. a. Melega). Forlì (sec. XiX). 6.4. Planimetria del complesso 6.5. Planimetria della chiesa della abbaziale di s. Mercuriale (dis. ss. Trinità (dis. a. Melega). a. Melega). 87 ! ! ! ! ! ! 6.6. Carta delle pievi della diocesi di Forlì in epoca tardoantica (elaborazione M. David; dis. a. Melega). 88 6.7. La pieve di s. apollinare in Longana (foto M. David). 6.8. La pieve di s. Martino in barisano (foto M. David). ! ! ! 89 ! ! ! ! 6.9. Carta del territorio di Forlì in epoca tardoantica con proposta di localizzazione del sito di Alfuanum (elaborazione M. David; dis. a. Melega). CaPiToLo 7 il sistema idrografico cittadino L’area che vide sorgere il centro di Forum Livi si trova ai piedi del conoide di deiezione creato dalla confluenza del Montone con il rabbi1. Forum Livi era probabilmente esposto a frequenti episodi di sovralluvio- namento, evidenziati anche dalla ricerca archeologica2. La prima ipotesi ricostruttiva dell’idrografia forlivese risale al 1927: in quell’anno Pietro 7.2. Zangheri3 ipotizzò che subito dopo la confluenza del rabbi con il Mon- tone in località bertarina, il corso procedesse unico per alcune centinaia di metri, per poi dividersi nuovamente in un ventaglio caratterizzato da tre letti di scorrimento naturale: il più orientale, detto ramo del rabbi, defluiva lambendo l’attuale piazza saffi per poi dirigersi verso la fornace Gori e allontanarsi da Forum Livi alla volta di ravenna; il ramo me- diano, detto ramo dei Morattini, attraversava l’attuale piazza Melozzo, eleggendosi a ramo principale cittadino (su di esso si sarebbe sviluppato il centro romano); il letto occidentale, detto ramo di schiavonia, si sa- rebbe piegato in una prima ansa (brilleta) e in una seconda a valle della via emilia. stando alle notizie della cronachistica quattrocentesca, nel 1044 scarpetta ordelaffi4, per scongiurare i frequenti rischi di alluvioni, avrebbe chiuso uno dei tre rami, rinforzando la portata dei due super- 1 antoniazzi 1989; Gambi 1994; Guarnieri 2000b; Dall’aglio, Franceschelli 2007. 2 Marabini - Franceschelli 1999. 3 Zangheri 1927. 4 bonoli nelle sue Istorie attribuisce a scarpetta ordelaffi la regimentazione delle acque all’interno della città di Forlì. in quel contesto viene detto che condusse il canale per il letto del fiume acquaviva (improprio nome di sapore dantesco usato per il ramo di Piazza), questo avvenne probabilmente prima del 1057, precisamente nel 1044. Lo stesso bonoli nella “Cronaca Cesenate” si contraddice affermando che la sostituzione del canale al fiume di acquaviva avvenne nel 1205. anche il Patrizio ravennate indica il 1205 come data di costruzione del Canale «ductum est canale aque per medium civitatis Forlivii». va però notato che nel 1194 sono attestati mulini all’interno della città. 92 stiti. successivamente le acque sarebbero state convogliate in un unico letto, il cosiddetto ramo di schiavonia. 7.3. Pietro reggiani nel 1944 suppose che il rabbi e il Montone scorressero presso Forum Livi5 ancora separati. L’autore ricostruisce un andamento ondeggiante per il fiume Montone con un conseguente percorso sinuoso anche del tratto occidentale della via emilia. 7.4. nel 1970 antonio veggiani ha offerto una nuova interpretazione6: il rabbi e il Montone confluiti presso la bertarina, si sarebbero separati per attraversare l’abitato e infine si sarebbero riuniti a valle del centro ro- mano entro un alveo successivamente abbandonato. L’assetto idrografico dell’epoca romana avrebbe attraversato una prima grossa variazione a causa del peggioramento climatico verificatosi dal 400 al 750 d.C. il tracciamen- to artificiale del ramo dei Morattini si sarebbe perciò reso necessario in tale periodo. La sua funzione sarebbe stata quella di far defluire parte delle acque attraverso la città, alleggerendo la portata dei vari sistemi di scolo, fossati e fognature del centro abitato. i rami del rabbi e dei Morattini si sarebbero esauriti forse in seguito ad una nuova fase climatica verificatasi attorno al 1000. i. un’altra proposta interpretativa, supportata da nuovi rilievi geologici, è stata avanzata da alberto antoniazzi nel 19897: egli individua, dopo la confluenza del rabbi nel Montone, un unico alveo attivo durante il perio- do romano che, disegnando un’ampia ansa, doveva scorrere ad est e a nord dell’abitato romano, uscendo poi dalla città in zona schiavonia. il ramo dei Morattini è correttamente ritenuto artificiale. successivi lavori di regi- mentazione8 avrebbero poi allontanato definitivamente i fiumi dalla città. Lucio Gambi nel 1994 ha aggiunto una nuova interpretazione sulla base degli elementi desunti dalle fonti documentarie9. Lo studio riprende in esame la persistenza contemporanea dei tre rami fluviali che, formando alcuni conoidi di deiezione, avrebbero assunto la valenza di sito elettivo per la fondazione della città romana. il ramo di Piazza sarebbe stato il 5 reggiani 1944. 6 veggiani 1970. 7 antoniazzi 1989. 8 Giovanni di Mastro Pedrino scrive nel 1461 che, a seguito di una alluvione, fu fatto «… un fosso novo al fiume, començando rimpetto la Torre dai Quadri e venendo verso el ponte de sciavania […] el qual casamento era de mezza pertega la sua cuneçça; ed era presso al fiume a uno butare de mano, ed era lungo sutto, e qui fo trovade batudo de giexe lavorade con bel muxaico, ed era in più luoghe e molte sepolture se trovava per tutto[…]». Cfr. Giovanni di Mastro Pedrino 1934. 9 Gambi 1994, pp. 167-176. 93 primo ad estinguersi e ad essere riutilizzato con il nome di canale di ra- valdino durante il Xii secolo; l’equilibrio idrico si sarebbe poi raggiunto con l’allontanamento definitivo delle acque durante il Xiii secolo, quando furono inalveate nel ramo di schiavonia, che lambiva a meridione la città. allo stato attuale delle ricerche, ben sintetizzate recentemente da Lu- ciana Prati10, pare ormai dimostrata l’opinione di antoniazzi che il rabbi confluisse nel Montone in corrispondenza del sito della bertarina di vec- chiazzano e che così proseguisse per l’intero tratto urbano11. il defluire a corso unico fino alle porte della città è stato confermato grazie ai carotaggi effettuati nella zona del parco Franco agosto, in costruzione negli anni ottanta, che hanno intercettato depositi ghiaiosi alternati a sabbie in cor- rispondenza del letto moderno, con una potenza di circa 6,5 metri12. il fiume, avvicinandosi, seguiva l’andamento dell’odierno corso Diaz13. naturalmente anche la posizione dei ponti (ne sono stati individuati tre) costituisce uno dei supporti più utili per il riconoscimento del percorso del fiume. Due ponti (ponte dei Cavalieri e ponte del Pane) permettevano di valicare i “fiumi uniti” (rabbi-Montone), mentre il ponte dei Morattini superava appunto l’omonimo canale di origine romana. 10 Prati 2013. 11 santarelli 1884a; santarelli 1884b, pp. 140-143; santarelli 1885b, pp. 494-495; santarelli, 1890a, pp. 176-178. 12 La stratificazione specifica la si intercetta dai -2,5 fino a -9 m dal piano di calpestio. 13 Lucchi 1995; Guarnieri 2009. 94 APPENDICE I PONTI PONTE DEL PANE ritrovamento e rilievi La struttura è stata una prima volta documentata da Dino Dosi e poi da Zagnoli nel 1976, durante i lavori che interessarono il Palazzo del Co- mune. Contesto il ponte del Pane è ubicato all’imbocco di corso Garibaldi, la via Aemi- lia, da Piazza saffi; si sviluppa sotto il corso e sotto il lato meridionale del palazzo del Comune, circa fino alla piazzetta san Crispino. Descrizione È una struttura laterizia con conci in spungone a due arcate su tre pilo- ni; quello centrale è fornito di foro di deflusso circolare. La corda originale era di 7,80 e 7,45 metri; la lunghezza complessiva originale non è nota. orientamento W n-W/e s-e Datazione epoca romana bibliografia ricca rosellini 1996; Foschi - Missirini - Prati 1997; Guarnieri 2000b. 7.1. PONTE DEI CAVALIERI ritrovamento e rilievi una prima importante descrizione di questo ponte si deve a Pietro reg- giani nel 1934. Gli scavi del 1998 ne hanno puntualizzato la posizione e gli ingombri. Contesto il ponte dei Cavalieri si trova sotto via delle Torri, all’imbocco da piazza saffi. 95 Descrizione È una struttura laterizia con rinforzi in spungone alle ghiere, all’interno la struttura è in conglomerato; la morfologia è a due arcate a tutto sesto su tre piloni, il pilastro centrale, rostrato con un frangiflutti, è fornito di un foro di alleggerimento del diametro di 2 metri. La corda originale era di 7,80 metri, la larghezza è di 6,80 per 23 di lunghezza; l’arcata orientale è stata successivamente abbassata con volta laterizia, entro cui scorreva il canale di ravaldino. orientamento W n-W/e s-e Datazione epoca romana bibliografia reggiani 1931; reggiani 1944; Guarnieri 2000. PONTE DEI MORATTINI ritrovamento e rilievi un precoce rilievo venne eseguito nel 1850, in occasione dell’abbassa- mento della sua arcata. nuovi dati sono stati reperiti durante i lavori del Cis durante il 1997. Contesto il ponte dei Morattini si trovava lungo corso Garibaldi, nell’attuale piazza Melozzo. Descrizione il ponte dei Morattini, mai indagato completamente, pare essere stato ad unica arcata, in laterizi e blocchi di spungone che rinforzano la ghiera; la struttura interna era in conglomerato. La luce dell’arcata è di circa 10 metri, mentre la larghezza 5 metri. orientamento W/e Datazione imprecisabile. bibliografia Guarnieri 2000. 96 PONTE DI SAN PIETRO IN SCOTTO ritrovamento e rilievi a Pietro reggiani si deve la documentazione della struttura messa in luce nel 1934 durante i lavori di costruzione del Palazzo degli uffici statali. Contesto il ponte di san Pietro in scotto era ubicato sotto via biondini, in pros- simità di via Pedriali. Descrizione i lavori del 1934 misero in luce forse solo una parte del ponte. se ne conosce un arco in laterizio con corda di 6,80 metri, dalla larghezza totale di 3,80 metri. reggiani evidenzia il fatto che nella tessitura laterizia erano rilevabili mattoni di modulo romano, anche se forse reimpiegati. La strut- tura risulta demolita durante la costruzione del Palazzo. orientamento W/e (?) Datazione non precisabile. bibliografia reggiani 1944. 97 7.1. Ponte dei Cavalieri, fotografia (da reggiani 1944). 7.2. schema ricostruttivo dell’idrografia di Forlì (da Zangheri 1927). 98 7.3. schema ricostruttivo dell’idrografia di Forlì (da reggiani 1944). 7.4. schema ricostruttivo dell’idrografia di Forlì (da veggiani 1970). I MATERIALI ARCHEOLOGICI UNA SELEZIONE 1. ISCRIZIONE FUNERARIA DI RUBRIA TERTULLA Galeata, Museo Civico Mambrini. si tratta di un pezzo di straordinario interesse non solo per le iscrizioni (una delle quali metrica) di epoca romana, ma anche per l’evidente segno di apprezza- mento che il pezzo ha avuto nel 1180 da parte dell’arcivescovo di ravenna Gerar- do, che lo ha sfruttato per ricordare la fondazione di una chiesa. Rubriae Tertullae (quae) v(ixit) a(nnos) XX m(enses) IIII d(ies) IIII coniug(i) optimae Crefanus Macrinus Livia me tellus aluit geminamque sororem egregio de patre satas sancta genetrice kara fui casto bene iuncta pudica marito invida sed fati lex reddidit inrita vota, in tantum miserae solacia liquit amanti, coniugis in manibus licuit quod reddere vitam.1 Anno MCLXXX indictione XIII tempore Alexandri papae III Federici impera- toris Dedicata est h(aec) aecclesia a domino Gerardo Ravennate archiepiscopo tempore Iohannis abbatis III nonas Augustas2 bibliografia: CiL, Xi, 6606; sanders 1985. 1 Trad.: La terra Livia nutrì me e mia sorella gemella discendendo da un padre egregio mediante una santa genitrice fui cara al casto merito, ben accasata, pudica, ma l’invidiosa legge della morte ha vanificato i nostri desideri e ha lasciato all’infelice amante soltanto il sollievo che le fu consentito di rendere la vita tra le braccia del coniuge. 2 Trad.: Nell’anno 1180, nell’indizione XIII, al tempo di papa Alessandro III e di Federico Impera- tore, fu dedicata questa chiesa all’arcivescovo di Ravenna Gerardo, al tempo dell’abate Giovanni, nel terzo giorno prima delle Idi di agosto. 102 2. MILIARIO Forlì, santa Maria in Pieve ac- quedotto. h 189 cm, diam. 43 Marmo bianco venato il pezzo è collocato sul piazzale antistante la chiesa di s. Maria in acquedotto, a pochi chilo- metri dal centro urbano e nei pressi del percorso dell’acque- dotto traianeo di ravenna. sia il pezzo che l’iscrizione relativa all’imperatore Ma- gnenzio (350-353 d.C.) sono frutto di rilavorazione moder- na. solo l’iscrizione relativa a Costanzo è forse sfuggita alla rilavorazione. Imp[eratori]d[omino] n[ostro] Fl[avio]Iulio Constantio nobilissimo Caes[ari] si ritiene che il miliario, di cui è perduta l’indicazione delle miglia, si po- tesse trovare originariamente lungo la via Aemilia o lungo la Popilia. il miliario venne reimpiegato come base per una croce all’interno della pieve e successivamente spostato all’esterno. bibliografia CiL, Xi, 2, 1, 6640-6643; Grigioni 1895, pp. 140-141; neri 1969, pp. 369-374; Prati 1988, pp. 68-69; Cenerini 1992, pp. 46-47; Lombardi 2002, pp. 15-24; Dall’aglio - Di Cocco 2006, p. 373. 103 3. FIBBIA TARDOANTICA Forlì, Museo archeologico a. santa- relli, inv. n. MFo 866. argento dorato e granati 152 x 61 mm vi sec. d.C. Fibbia femminile fusa in argento do- rato con decorazioni a Kerbschnitt; placca di forma romboidale e anello ovale, presenta al centro un castone cruciforme applicato successivamente, con all’interno cinque alti castoni cir- colari, oramai privi di pietre; la cornice della placca è decorata con motivi zo- omorfi di stile germanico; l’ardiglione, non originale, è decorato con una testa d’animale. il pezzo proviene dalla loca- lità bertarina di vecchiazzano. bibliografia De Palol - ripoll 1989, pp. 29-62; Maio- li 1989, pp. 227-252; bierbrauer 1994, pp. 170-213. 104 4. RITRATTO DI ATALARICO Forlì, Museo archeologico a. santarelli, inv. n. MFo 1265. altezza 290 mm circa; larghezza 160 mm circa; profondità 180 mm circa. Marmo di Luni vi sec. d.C. il ritratto maschile (cosiddetto atalarico nella tradizione locale) è stato ritrovato in borgo ra- valdino. un forte dilavamento sembra essere la causa di un no- tevole degrado che rende diffici- le la lettura del pezzo, che venne reimpiegato come mascherone di una fontana. il copricapo in- dossato dal personaggio compare nei ritratti monetali dei re goti: ciò ha favorito l’attribuzione del ritratto ad atalarico, ma vi sono stati anche riconosciuti i linea- menti di Teodato e di Totila. È stato avvicinato anche a taluni ritratti imperiali del vi sec. bibliografia Fuchs 1943; Giorgetti 1989b, pp. 129-156; Giusteschi Conti 1994, pp. 382-383; bertelli 2006, pp. 106-107. 105 5. VASO ANSATO Forlì, Museo archeologico a. santarelli, s. num. inv. Ceramica depurata Proviene da un pozzo in laterizi romani scavato in località bertarina di vec- chiazzano dal santarelli. il riempimento del pozzo, al momento della scoperta, era costituito da stoviglie, embrici, tronchi bruciati, ossa umane e sul fondo vi erano 28 vasi; le forme prevalenti sono anforette biansate, bottiglie a bocca trilobata, piccoli boccali. in generale si tratta di ce- ramiche in argilla depura- ta, ad impasto duro, con colature brune, grigiastre e rossicce, ottenute da un’immersione a tuffo del pezzo, che lasciano colature irregolari sul corpo, tipiche del vii sec. d.C. La semplice decorazione quando presente, è ottenuta meccanicamente a crudo, con strumento appuntito generalmente all’attacco del collo. bibliografia santarelli 1884b, pp. 140-143; Gelichi - Maioli 1990, pp. 215-278; Gelichi 1994b, pp. 15-72. 106 6. MATRICE DI LUCERNA MEDITER- RANEA Forlì, Museo archeolo- gico a. santarelli, inv. n. MFo. 898. Lunghezza 121 mm, larghezza 85 mm, altez- za 32 mm, (lucerna in negativo lunghezza 100 mm, larghezza 63 mm). Terracotta rosata. iv-v sec. d.C. bibliografia reggiani 1944, pp. 217-262; Prati 1983, pp. 11-12; Prati - bitelli 2010, pp. 433-475. 107 7. COSIDDETTA CATTEDRA DI SAN MERCURIALE Forlì, Chiesa della ss. Trinità. Marmo greco venato. iii sec. d.C. (ma rilavorato) si tratta di un sedile in marmo, che risulta dal reimpiego della sezione laterale di un sarcofago romano a doppio spio- vente. La parte interna è stata adattata alla fun- zione di cattedra. sullo schienale è presente un foro, tradizionalmente attribuito alla primitiva presenza di una croce in- fissa; la cattedra è incompleta (manca la sezione inferiore). La tradizione popolare vede nel manufatto la presunta cattedra di san Mercuriale. sopra alla nicchia si legge l’epigrafe moderna Sancti Mercurialis / patroni tui celesti / sedem pontificalem / pie osculator. bibliografia reggiani 1944, pp. 217-262; Calandrini, Fusconi 1985, pp. 27-190; D’altri, Tani, vallicelli 2008, pp. 16-18. 108 8. MOSAICI PAVIMENTALI DI MELDOLA Museo archeologico di Forlì, depositi. vi sec. d.C. Durante lavori, presso la pro- prietà Picchi, fu rinvenuto nel 1937 un mosaico pavimentale appartenente ad un ambiente absidato; nel 1950 sotto l’allo- ra forno Traversari vennero alla luce altri lacerti musivi, arricchi- ti da ulteriori frammenti rinve- nuti sulla proprietà Teodorani nel corso di scavi del 1994; al- tri ritrovamenti provengono da casa venturi. L’aula Picchi è un ambiente rettangolare, con una soglia d’ingresso larga quanto il lato; di fronte alla soglia è l’ab- side. i temi decorativi geome- trici sono arricchiti da elementi marini, uccelli e motivi vegeta- li; la pavimentazione dell’aula è incorniciata da una successione di delfini affrontati simmetri- camente, scanditi da tridenti contrapposti che racchiudono agli angoli conchiglie allunga- te verso il vertice dello spigolo. internamente è presente una griglia a maglie ottagonali; gli scomparti ottagonali sono de- corati internamente da quattro palmette che convergono ver- so il centro. anche i mosaici Traversari-Teodorani apparten- gono ad una stanza quadran- golare con abside sopraelevata 109 da due gradini, la decora- zione è caratterizzata da spicchi divisi tramite una treccia. il mosaico venturi, anch’esso appartenente ad un ambiente quadrangola- re, presenta volute vegetali stilizzate che racchiudo- no immagini di volatili. i tre ambienti qui descritti facenti parte sicuramen- te dello stesso complesso, sono di difficile interpreta- zione funzionale, ma erano appartenuti ad una villa che doveva presentarsi con una pianta molto articolata e disposta su più livelli. bibliografia Maioli 1987, pp. 209-251; Maioli 1988 pp. 63-66. bibliografia a cura di alessandro Melega antolini 1819-1822 G. antolini, Le rovine di Veleia misurate e disegnate, Milano 1819-1822. antoniazzi 1986 a. antoniazzi, “Fornaci e cave d’argilla”, in Città ancor di mattoni. Idee per un museo, a cura di M. Foschi e o. Piraccini, Forlì 1986, pp. 23-25. antoniazzi 1989 a. antoniazzi, “L’ambiente e la sua evoluzione”, in Storia di Forlì, i, a cura di G. susini, Forlì 1989, pp. 13-28. assorati 2008 G. assorati, “Panoramica prosopografica sui più antichi cristiani dell’attuale emilia romagna”, Pagani e Cristiani, vii, 2008, pp. 95-135. assorati 2009 G. assorati, “ulteriori considerazioni prosopografiche sui più antichi cri- stiani dell’attuale emilia-romagna”, Pagani e Cristiani, viii, 2009, pp. 185-199. augenti - Cirelli - Fiorini - ravaioli 2010 a. augenti - e. Cirelli - a. Fiorini - e. ravaioli, «insediamento e organiz- zazione del territorio in romagna», Archeologia Medievale, XXXvii, 2010, pp. 61-92. balzani 2012 r. balzani, La Romagna. Storia di un’identità, bologna 2012. benericetti 1999 r. benericetti, Le carte del decimo secolo nell’Archivio Arcivescovile di Raven- na: 900-957, ravenna 1999. 112 benericetti 2002a r. benericetti, Le carte del decimo secolo: Archivio Arcivescovile: aa. 957-976, imola 2002. benericetti 2002b r. benericetti, Le carte del decimo secolo: Archivio Arcivescovile: aa. 976-999, bologna 2002. benericetti 2006 r. benericetti, Le carte ravennati dei secoli ottavo e nono, Faenza 2006. bentini - Piastra - sami 2003 aa. vv., Lo “spungone” tra Marzeno e Samoggia. Geologia, natura e storia, a cura di L. bentini, s. Piastra e M. sami, Faenza 2003 bermond Montanari - Massi Pasi - Prati 1996 aa. vv., Quando Forlì non c’era. Origine del territorio e popolamento dal Paleo- litico al IV sec. a.C., catalogo della mostra (Forlì, 1996-1997), a cura di G. bermond Montanari, M. Massi Pasi, L. Prati, Forlì 1996. bernardi 1895 a. bernardi detto novacula, Cronache forlivesi de A. Bernardi (Novacula) dal 1476 al 1574 pubblicate ora per la prima volta di su l’autografo, i/2, a cura di G. Mazzatinti, bologna 1895. bertelli 2006 C. bertelli, “atalarico”, in Santi, banchieri, re. Ravenna e Classe nel VI secolo. San Severo e il tempio ritrovato, catalogo della mostra (ravenna, 4-8 otto- bre 2006), a cura di a. augenti e C. bertelli, Milano 2006, pp. 106-107. bierbrauer 1994 v. bierbrauer, “archeologia degli ostrogoti in italia”, in I Goti (catalogo della mostra: Milano, 1994), Milano 1994, pp. 170-213. biondo 1444-1446 F. biondo, De Roma instaurata libri tres, venezia 1444-1446. biondo 1527 F. biondo, De Roma instaurata libri tres. Italia illustrata, Torino 1527. biondo 1543 F. biondo, Roma ristaurata et Italia illustrata, venezia 1543. 113 bonacasa Carra - vitale 2007 aa. vv., La cristianizzazione in Italia tra tardoantico ed altomedioevo (atti del iX congresso nazionale di archeologia cristiana: agrigento, 20-25 novem- bre 2004), a cura di r.M. bonacasa e e. vitale, Palermo 2007. bonetto 1998 J. bonetto, Mura e città nella Transpadana romana, Portogruaro 1998. bonoli 1661 P. bonoli, Istorie della città di Forlì intrecciate di vari accidenti della Romagna e dell’Italia, distinte in dodici libri, Forlì 1661. bonoli 1826a P. bonoli, Istorie della città di Forlì intrecciate di vari accidenti della Romagna e dell’Italia, i, Forlì 1826. bonoli 1826b P. bonoli, storia di Forlì scritta da Paolo Bonoli distinta in dodici libri corretta ed arricchita di nuove addizioni, ii ed., a cura di L. bordandini, Forlì 1826, 2 voll. brusi 2000 G. brusi, Serallium colunbe. Enigmi e certezze per un’immagine di Forlì fra medioevo ed età moderna, Forlì 2000. budriesi 1999 r. budriesi (a cura di), Viaggio nelle pievi della provincia di Ravenna, ravenna 1999. Calandrini - Fusconi 1985 a. Calandrini - G.M. Fusconi, Forlì e i suoi vescovi. Appunti e documenta- zione per una storia della chiesa di Forlì, dalle origini al secolo XIV, i, Forlì 1985. Cantino Wataghin 1984 G. Cantino Wataghin, “archeologia e ‘archeologiè. il rapporto con l’antico fra mito, arte e ricerca”, in Memoria dell’antico nell’arte italiana, a cura di s. settis, i, Torino 1984, pp. 171-217. Casadei 1928 e. Casadei, La città di Forlì e i suoi dintorni, Forlì 1928. 114 Castagnoli 1974 F. Castagnoli, «La Carta archeologica d’italia e gli studi di topografia anti- ca», in Ricognizione archeologica e documentazione cartografica (Quaderni dell’istituto di Topografia antica dell’università di roma, 6), roma 1974, pp. 7-17. Castelporziano 1985 aa. vv., Castelporziano, I: campagna di scavo e restauro, 1984, roma 1985. Castelporziano 1988 aa. vv., Castelporziano, II: campagna di scavo e restauro, 1985-1986, roma 1988. Castelporziano 1998 aa. vv., Castelporziano, III: campagne di scavo e restauro, 1987-1991, a cura di M.G. Lauro, roma 1998. Castner 2005 C.J. Castner (a cura di), Biondo Flavio’s Italia illustrata, I: Northern Italy, binghampton 2005. Cavallari 1998 C. Cavallari, “Forlì, corso della repubblica 1995: risultati preliminari dello scavo stratigrafico presso la Cassa dei risparmi di Forlì”, Ocnus, 6, 1998, pp. 39-46 Cavallari 2005 C. Cavallari, Oggetti di ornamento personale dall’Emilia Romagna bizantina: i contesti di rinvenimento (studi e scavi, n.s., 13), bologna 2005. Cavallari - raggi 1997 C. Cavallari - n. raggi, “Provincia di Forlì-Cesena. 5.29. Forlì, corso della repubblica”, Archeologia dell’Emilia-Romagna, i, 1997, 2, pp. 164-167. Cavina 1670 P.M. Cavina, Faventia antiquissima regio rediviva, Faenza 1670. Cecconi 2006 G.a. Cecconi, “Honorati, possessores, curiales. Competenze istituzionali e ge- rarchie di rango nella città tardoantica”, in Le trasformazioni delle élites in età tardoantica (atti del convegno), a cura di r. Lizzi, roma 2006, pp. 41-64. 115 Cenerini 1984 F. Cenerini, “alcuni frammenti epigrafici del Museo archeologico di Forlì”, Studi romagnoli, XXXv, 1984, pp. 279-294 Cenerini 1992 F. Cenerini, “Forum Livi”, in Supplementa italica, 10, 1992, pp. 35-59. CiL Xi Corpus Inscriptionum Latinarum, Xi, a cura di F. bormann, berlino 1888. Cobelli 1874 L. Cobelli, Cronache forlivesi di Leone Cobelli dalla fondazione della città fino all’anno 1498 (G. Carducci, e. Fratti a cura di), bologna 1874. Conti - Tamburini - Tani 1988 G. Conti - P. Tamburini - r. Tani, Dentro il territorio: atlante delle vallate forlivesi, Forlì 1988. Coralini 2010 a. Coralini, Cultura abitativa nella Cisalpina romana, 1. Forum Popili (Flos italiae, 9), Firenze 2010 Cortesi 1984-85 G. Cortesi, Cinque note su San Pier Crisologo, «Felix ravenna», CXXvii- CXXX, 1984-1985, pp. 117-132. Cuntz 1929 (1990) o. Cuntz, Itineraria romana, 1, Itineraria Antonini Augusti et Burdigalense, stuttgart 1929 (rist. con indici a c. di G. Wirth, stuttgart 1990). Dall’aglio 2000 P.L. Dall’aglio, Geografia fisica e popolamento di età romana, in Aemilia, la cultura romana in Emilia Romagna dal III secolo a.C. all’età costantiniana, a cura di M. Marini Calvani, r. Curina e e. Lippolis, venezia 2000, pp. 51-56., cit. pp. 51-56. Dall’aglio 2006 P.L Dall’aglio, La via Emilia. Introduzione generale, in Dall’aglio, Di Cocco 2006, pp.77-82. Dall’aglio - Di Cocco 2006 aa. vv., La linea e la rete. Formazione storica del sistema stradale in Emilia- Romagna, a cura di P. Dall’aglio e i. Di Cocco, Milano 2006. 116 Dall’aglio - Franceschelli 2007 P. Dall’aglio - C. Franceschelli, “il paesaggio della pianura romagnola tra età antica e il primo medioevo”, in Lo scorrere del paesaggio: il trasformarsi della pianura romagnola dalla preistoria al ‘900, a cura di P. Dall’aglio e a. varni, Faenza 2007, pp. 9-48. D’altri 2008 s. D’altri, Notizie storiche, in D’altri - Tani - vallicelli 2008, pp. 5-14. D’altri - Tani - vallicelli 2008 s. D’altri - r. Tani - M. vallicelli, Chiesa della SS. Trinità in Forlì, bolo- gna 2008. David 2006 M. David, “Paesaggi urbani nell’italia tardoantica. Dal suburbio alla peri- feria”, in Le città italiane tra la Tarda Antichità e l’Alto Medioevo (atti del convegno: ravenna, 26-28 febbraio 2004), a cura di a. augenti, Firenze 2006, pp. 125-136. David 2010 M. David, “Frammenti di storia della cristianizzazione del territorio di ra- venna nella testimonianza dei pavimenti decorati”, in Atti del XV Colloquio dell’Associazione Italiana per lo Studio e la Conservazione del Mosaico (aqui- leia, 4-7 febbraio 2009), a cura di C. angelelli e C. salvetti, Tivoli 2010, pp. 139-150 David 2013 M. David, Ravenna eterna. Dagli etruschi ai veneziani, Milano 2013. De Palol - ripoll 1989 P. De Palol - G. ripoll, I Goti, Milano 1989 De ruggiero 1922 e. De ruggiero, s.v. “Forum Livi”, in Dizionario Epigrafico di Antichità Ro- mane, iii, roma 1922, p. 213 Delogu 1994 P. Delogu, “La fine del mondo antico e l’inizio del medioevo: nuovi dati per un vecchio problema”, in La storia dell’Alto Medioevo italiano (VI-X secolo) alla luce dell’archeologia (atti del convegno internazionale di studi: siena, 2-6 dicembre 1992), a cura di r. Francovich e G. noyé, Firenze 1994, pp. 7-29. 117 Dey 2011 H.W. Dey, The Aurelian wall and the refashioning of Imperial Rome, A.D. 271- 855, Cambridge - new York 2011. Di Mastro Pedrino 1934 G. Di Mastro Pedrino, Cronica del suo tempo (1411-1464), a cura di G. borghezio e M. vattasso, ii, roma 1934, pp. 366-367. Donati 1967 a. Donati, Aemilia tributim discripta. I documenti delle assegnazioni tribali romane nella regione romagnola e cispadana, Faenza 1967. Donati 1989 a. Donati, “Lettura, scrittura: i processi della comunicazione antica”, in Sto- ria di Forlì, i, Forlì 1989, pp. 163-176. Donati 2010 a. Donati, “Lapidari di romagna: ieri, oggi, domani”, Studi romagnoli, 61, 2010, pp. 673-677. emilia in età romana 1987 aa. vv., L’Emilia in età romana. Ricerche di topografia antica (biblioteca della Deputazione di storia patria per le antiche provincie modenesi. nuova serie, 97), Modena 1987. Fantaguzzi 1915 G. Fantaguzzi, Caos. Cronache cesenati del secolo XV, a cura di D. bazzocchi, Cesena 1915. Fantuzzi 1801-1804 M. Fantuzzi, Monumenti ravennati de’ secoli di mezzo, i-vi, venezia, 1801- 1804. Farioli 1999 r. Farioli Campanati, “ravenna capitale alla fine della tarda antichità”, in Emilia Romagna meridionale, roma 1999, pp. 47-88. Foschi - Prati 1994 aa. vv., Melozzo da Forlì. La sua città e il suo tempo (catalogo della mostra), a cura di M. Foschi e L. Prati, Milano 1994. Foschi - Missirini - Prati 1997 M. Foschi - G. Missirini - L. Prati, “Forlì: il canale di ravaldino nel dise- gno della città”, Il Carrobbio, 23, 1997, pp. 45-50. 118 Fubini 1997 r. Fubini, “La geografia storica dell’«italia illustrata» di biondo Flavio e la tradizione dell’etnografia”, in La cultura umanistica a Forlì fra Biondo e Melozzo (atti del convegno di studi: Forlì, 8-9 novembre 1994), bologna 1997, pp. 89-112. Fuchs 1943 s. Fuchs, “ein bildnis des athalarich im Museo Civico zu Forlì”, Mitteilungen des Deutschen Archaeologischen Instituts. Roemische Abteilung, 58 (1943), 1-2, pp. 245-257. Gambi 1994 L. Gambi, “La città e il suo ambiente fino al rinascimento”, in Melozzo da Forlì. La città e il suo tempo (catalogo della mostra: Forlì 1995), a cura di M. Foschi e L. Prati, Milano 1994, pp. 167-176. Gelichi 1994a s. Gelichi, “L’edilizia residenziale in romagna tra v e viii secolo”, in Edili- zia residenziale tra V e VIII secolo (atti del iv seminario sul Tardoantico e l’altomedioevo in italia sentrosettentrionale: Monte barro, 2-4 settembre 1993), a cura di G.P. brogiolo, Mantova 1994, pp. 157-167. Gelichi 1994b s. Gelichi, “Pozzi-deposito e tesaurizzazioni nell’antica Regio VIII-Aemilia”, in Il tesoro nel pozzo. Pozzi deposito e tesaurizzazioni nell’antica Emilia (ca- talogo della mostra: Modena 1994), a cura di s. Gelichi, n. Giordani, Modena 1994, pp. 15-72. Gelichi - Maioli 1990 s. Gelichi - M.G. Maioli, “La ceramica invetriata tardoantica e altomedie- vale dall’emilia romagna”, in La ceramica invetriata tardoantica e altome- dievale in Italia, a cura di L. Paroli, siena 1990, pp. 215-278. Gelichi - negrelli 2008 aa. vv., A misura d’uomo. Archeologia del territorio cesenate e valutazione dei depositi, a cura di s. Gelichi e C. negrelli, borgo s. Lorenzo 2008. Giacomini 1989 P. Giacomini, “anagrafe dei forlivesi in età romana”, in Storia di Forlì. I, L’evo antico, a cura di G. susini, Forlì 1989, pp. 118-127. Giorgetti 1989a D. Giorgetti, “Forum Livi e l’assetto del territorio in età romana”, in Storia di Forlì, i, Forlì 1989, pp. 77-104. 119 Giorgetti 1989b D. Giorgetti, “arte colta e componenti alla moda nella committenza privata del Forlivese in età romana”, in Storia di Forlì, Forlì 1989, i, pp. 129- 156. Giovanni di Mastro Pedrino 1934 Giovanni di Mastro Pedrino, Cronica del suo tempo (1411-1464), a cura di G. borghezio e M. vatasso, roma 1934. Giusteschi Conti 1994 P.M. Giusteschi Conti, “v.2. ritratto maschile”, in I Goti (catalogo della mostra: Milano 1994), Milano 1994, pp. 382-383. Goodchild 1946 r.G. Goodchild, “The origins of the romano-british Forum”, Antiquity, XX, 1946, pp. 70 ss. Graziani 2001 aa. vv., Romagna toscana. Storia e civiltà di una terra di confine, a c. di n. Graziani, Firenze 2001. Greenhalgh 1984 M. Greenhalgh, “’ipsa ruina docet’: l’uso dell’antico nel Medioevo”, in Me- morie dell’antico nell’arte italiana, i, Torino 1984, pp. 113-167. Grigioni 1895 C. Grigioni, “La chiesa di Pieve acquedotto”, Bullettino della Società fra gli amici dell’arte per la provincia di Forlì, i, 1895, pp. 140-141. Guarnieri 1997 C. Guarnieri, “Forlì, via Garibaldi 1997”, Archeologia medievale, 24, 1997, pp. 326-327. Guarnieri 1998a C. Guarnieri, “Forlì, vie della rocca, oberdan, del Portonaccio, Garibaldi, delle Torri 1997-1998”, Archeologia medievale, 25, 1998, p. 149. Guarnieri 1998b C. Guarnieri, “Forlì, piazza della Magnolia - XC Pacifici 1998”, Archeologia medievale, 25, 1998, p. 149. Guarnieri 1998c C. Guarnieri, “Forlì, via Garibaldi-via del Portonaccio-porta schiavonia”, Archeologia dell’Emilia Romagna, 2/2, 1998, pp. 192-194. 120 Guarnieri 1998c C. Guarnieri, “Forlì, vie della rocca, oberdan, del Portonaccio, Garibaldi, delle Torri”, Archeologia medievale, XXv, 1998, p. 149. Guarnieri 1999a C. Guarnieri, “Forlì, Cortile della Magnolia, piazze Misura, XC Pacifici, s. Carlo, via delle Torri 1999”, Archeologia Medievale, 26, 1999, p. 224. Guarnieri 1999b C. Guarnieri, “Palazzo Comunale, Cortile della Magnolia e Piazzetta dei XC Pacifici”, Archeologia dell’Emilia-Romagna, 3, 1999, pp. 338-341. Guarnieri 2000a C. Guarnieri, “Forlì, va salinatore - porta schiavonia 2000”, Archeologia medievale, 27 2000, p. 262. Guarnieri 2000b C. Guarnieri, “Forlì: l’idrografia e l’insediamento”, in Aemilia, la cultura ro- mana in Emilia Romagna dal III secolo a.C. all’età costantiniana (catalogo della mostra: bologna, 18 marzo-16 luglio 2000), a cura di M. Marini Calvani, r. Curina e e. Lippolis, venezia 2000, pp. 479-482. Guarnieri 2009 C. Guarnieri, “il Monte prima del Monte. archeologia e storia di un quar- tiere medievale di Forlì”, in Il Monte prima del Monte. Archeologia e storia di un quartiere medievale di Forlì, a cura di C. Guarnieri, bologna 2009, pp. 11-23. Guarnieri 2013 aa. vv., Vivere a Forum Livi. Lo scavo di via Curte a Forlì, a cura di C. Guar- nieri (Documenti ed evidenze di archeologia, 2), bologna 2013. kÄhler 1935 H. kähler, “Die Porta aurea in ravenna”, Mitteilungen des Deutschen Ar- chäologischen Instituts, Römische Abteilung, 50, 1935, pp. 172-224. Lackner 2008 e.M. Lackner, Republikanische Fora, München 2008. Lanzoni 1905-1906 F. Lanzoni, “san Mercuriale vescovo di Forlì nella leggenda e nella storia”, Rivista storico-critica delle scienze teologiche, i, 1905, pp. 255-269; ii, 1906, pp. 463-501. 121 Lanzoni 1909 F. Lanzoni, “i sermoni 107 e 130 di san Pier Crisologo”, Rivista di scienze storiche, vi, 1909, pp. 944-962. Lanzoni 191oa F. Lanzoni, “i sermoni di san Pier Crisologo”, Rivista di scienze storiche, vii, 1910, 1, pp. 121-136, 161-186, 241-260, 331-361. Lanzoni 1910b F. Lanzoni, “i sermoni di san Pier Crisologo”, Rivista di scienze storiche, viii, 1910, 2, pp. 1-22, 183-216. Lenzi 2006a F. Lenzi (a cura di), Regio VIII. Letteratura antica e itinerari per la storia della romanità in Emilia-Romagna, bologna 2006. Lenzi 2006b F. Lenzi (a cura di), Regio VIII. Luoghi, uomini, percorsi dell’età romana in Emilia-Romagna, bologna 2006. Lombardi 2002 F. Lombardi, Pievi di Romagna, Cesena 2002. Maioli 1987 M.G. Maioli, “L’edilizia privata tardo-antica in romagna, appunti sulla pavi- mentazione musiva”, Corso di Cultura sull’Arte Ravennate e Bizantina, XX- Xiv, 1987, pp. 209-251. Maioli 1988 M.G. Maioli, “Meldola, La villa di epoca tardo antica”, in Flumen Aquaeduc- tus, nuove scoperte archeologiche dagli scavi per l’acquedotto della Romagna (catalogo della mostra), bologna 1988 pp. 63-66. Maioli 1989 M.G. Maioli, “nuovi dati sulle necropoli gote in emilia-romagna”, Corso di Cultura sull’Arte Ravennate e Bizantina, 36, 1989, pp. 227-252. Maloney - Hobley 1983 aa. vv., Roman urban defences in the West (atti del congresso: Londra, 21-23 marzo 1980), a cura di J. Maloney e b. Hobley, Londra 1983. Mancini 2001 r. Mancini, Le mura Aureliane di Roma. Atlante di un palinsesto murario, roma 2001. 122 Mansuelli 1941 G.a. Mansuelli, Ariminum, in Italia Romana: municipi e colonie, vi, roma 1941. Mansuelli 1948a G.a. Mansuelli, Caesena, Forum Popili, Forum Livi: Cesena, Forlimpopoli, Forlì (Regio VIII - Aemilia), roma 1948. Mansuelli 1948b G.a. Mansuelli, “Demografia e poleografia emiliana”, Atti e memorie della Deputazione di Storia Patria per la Romagna, ser. vi, viii, 1948, pp. 3 ss. Mansuelli 1960 G.a. Mansuelli, s.v. “Forlì (Forum Livi)”, in Enciclopedia dell’arte antica clas- sica e orientale, roma 1960, iii, p. 722. Mansuelli 1972 G.a. Mansuelli, “Problemi urbanistici dell’abitato e del territorio di Forum Livii”, Studi romagnoli, 23, 1972, pp. 3-12. Marabini - Franceschelli 1999 s. Marabini - C. Franceschelli, “una storia recente: i paleosuoli”, in Ge- ositi. Testimoni del tempo, fondamenti per la conservazione del patrimonio geologico, a cura di G. Poli, bologna 1999, pp. 126-132. Marchesi 1678 s. Marchesi, Supplemento istorico dell’antica città di Forlì in cui si descrive la Provincia di Romagna, Forlì 1678. Marini Calvani 1988 M. Marini Calvani, Lugagnano Val d’Arda, Veleia, Parma 1988. Marini Calvani 1998 M. Marini Calvani, “Le colonie gemelle: Piacenza”, in Tesori della Postumia. Archeologia e storia intorno a una grande strada romana alle radici dell’Euro- pa, Milano 1998, pp. 399-403. Marini Calvani 2000a M. Marini Calvani, “Aemilia: una strada, una regione”, in Aemilia, la cultura romana in Emilia Romagna dal III secolo a.C. all’età costantiniana, a cura di M. Marini Calvani, r. Curina e e. Lippolis, venezia 2000, pp. XXvii- XXXi. Marini Calvani 2000b M. Marini Calvani, “Parma”, in Aemilia, la cultura romana in Emilia Roma- 123 gna dal III secolo a.C. all’età costantiniana, a cura di M. Marini Calvani, r. Curina e e. Lippolis, venezia 2000, pp. 395-403. Mazzotti 1968 M. Mazzotti , “Problemi sul primitivo Cristianesimo nella regione di Clas- se”, in Atti del convegno internazionale di studi sulle antichità di Classe, ra- venna 1968, pp. 470 ss. Mazzotti 1969 M. Mazzotti , “nuove osservazioni sulle pievi di sant’arcangelo di romagna e di barisano dopo gli ultimi lavori e scavi”, in Corsi di cultura sull’arte ravennate e bizantina, ravenna 1969, pp. 287-302 Mengozzi 2003 aa. vv., Storia della Chiesa di Cervia, Cesena 2003. Michelini 1999 r. Michelini, “Forlì, Palazzo Comunale, Cortile della Magnolia e Piazzatta XC Pacifici”, Archeologia dell’Emilia Romagna, 3, 1999, pp. 338-341. Missirini 2013 G. Missirini, Guida raccontata di Forlì, imola 2013. Molinari 2003 M. Molinari, Sequenza insediativa nel Borgo di Castel San Pietro dall’età ro- mana al medioevo: prime ipotesi. Fonti cartografiche e scavi archeologici, in San Pietro prima del castello. Gli scavi nell’area dell’ex cinema Bios a Castel San Pietro Terme (Bo), a cura di J. ortalli, Firenze 2003, pp. 177-214. Mommsen 1889 T. Mommsen, “ostrogothisher studien”, Neues Archiv der Gesellschaft für älter deutsche Geschichtskunde, 14, 1889, pp. 225-249. Mommsen 1894 T. Mommsen (a cura di), Cassiodori senatoris Variae, berlin 1894. Montanari 1960 L. Montanari, “La pieve di s. apollinare in Longana”, Studi Romagnoli, 11 (1960), pp. 233-246. Montevecchi - negrelli 2009 G. Montevecchi - C. negrelli, Antichi paesaggi. Una proposta di valoriz- zazione della centuriazione romana in Emilia-Romagna, a cura di F. Lenzi, bologna 2009 124 Morgagni 1763 G.b. Morgagni, Epistulae Aemiliane quatuordecim historico-criticae. De An- tiquitatibus et Geographia non modicae partis Provinciae Aemiliae, venezia 1763. Morgagni 1931 G.b. Morgagni, Epistulae Aemiliane quatuordecim historico-criticae de anti- quitatibus et geographia non modicae partis provinciae aemiliane (con intro- duzione di P. amaducci), Forlì 1931 Morigi 2010 a. Morigi, “i percorsi dell’acqua: idrografia e struttura urbana a Forum Popi- li”, Studi romagnoli, LXi, 2010, pp. 523-553 Morigi 2011 a. Morigi, “il mestiere del topografo: schedatura critica e forma urbana a Forum Popili”, Studi romagnoli, LXii, 2011, pp. 423-440 Müller-Wiener 1977 W. Müller-Wiener, Bildlexicon zur Topographie Istanbuls, Tübingen 1977 nasalli rocca, Mercati, sella 1969 e. nasalli rocca - a. Mercati - P. sella, Rationes Decimarum. Aemilia: le decime dei secoli XIII-XIV, roma 1969. negrelli 2008 C. negrelli, Rimini capitale. Strutture insediative, sociali ed economiche tra V e VII secolo, Firenze 2008. neri 1969 v. neri, “il miliario magnenziano di s. Maria in acquedotto alla luce dei più recenti studi magnenziani”, Studi romagnoli, 20, 1969, pp. 369-374 nieri Calamari 1932 n. nieri Calamari, Edizione archeologica della carta d’Italia al 100.000, fo- glio 100 (Forlì), Firenze 1932. noguera Celdran 2009 J.M. noguera Celdran, Fora Hispaniae: paisaje urbano, arquitectura, progra- mas decorativos y culto imperial en los foros de las ciudades hispanorromanas, Murcia 2009. novara 2000 P. novara, “La produzione e l’impiego di laterizi nell’alto medioevo ravenna- 125 te”, in I laterizi nell’alto medioevo italiano, a cura di s. Gelichi e P. novara, ravenna 2000, pp. 109-135. ortalli 1991 J. ortalli, “L’edilizia abitativa”, in Storia di Ravenna, ii/1, Dall’età bizantina all’età ottoniana, a cura di a. Carile, venezia 1991, pp. 167-192. ortalli 1992 J. ortalli, “La Cispadana orientale: via emilia e altre strade”, in Atlante Te- matico di Topografia Antica 1, 1992, pp. 147-160. ortalli 2001 J. ortalli, Archeologia a Castel San Pietro tra antichità e medioevo, in J. or- talli (a cura di), La piazza, il passato, la storia. Archeologia a Castel Sa Pietro Terme, Castel san Pietro Terme (bo) 2001, pp. 3-15. ortalli 2005 J. ortalli, “urbanistica delle acque interne: problemi generali e casi partico- lari (la Cispadana e Forum Corneli)”, in Studi di Archeologia in memoria di Liliana Mercando, a cura di M. sapelli ragni, Torino 2005, pp. 175-185. Patrizio ravennate 1985 Patrizio ravennate, “Cronica Patricii ravennatis (1100-1378)”, in Forlì e i suoi vescovi. Appunti e documentazione per una storia della chiesa di Forlì, dalle origini al secolo XIV, a cura di a. Calandrini e G.M. Fusconi, i, Forlì 1985, p. 1148 Peretto - bermond Montanari - Prati 1989 C. Peretto - G. bermond Montanari - L. Prati, “il territorio di Forlì in età preistorica”, in Storia di Forlì, i, Forlì 1989, pp. 29-76. Poma 2008 G. Poma, Sarsina, municipio romano, in Storia di Sarsina, I, l’età antica, a cura di a. Donati, Cesena 2008, pp. 179-219. Pontari 2006 P. Pontari, “«Picturae et elocutiones»: fonti storiche e geografiche dell’italia illustrata di biondo”, in Da Flavio Biondo a Leandro Alberti. Corografia e antiquaria tra Quattro e Cinquecento (atti del convegno di studi: Foggia, 2 febbraio 2006), a cura di D. Defilippis, bari 2006, pp. 99-130. Prati 1977 L. Prati, “Tomba di donna del iii sec. d.C.”, in Musei ferraresi, 7, 1977, pp. 138-141. 126 Prati 1983 L. Prati, “L’epoca romana”, in La ceramica forlivese. Ceramica medievale e rinascimentale nel museo di Forlì (catalogo della mostra: Forlì, 16 aprile - 5 maggio 1977), Forlì 1983, pp. 7-12. Prati 1986 L. Prati, “Misure e laterizi dell’età antica”, in Città ancor di mattoni. Idee per un museo, Forlì 1986, pp. 26-31. Prati 1988 L. Prati, “Pieve acquedotto”, in Flumen Aquaeductus. Nuove scoperte archeolo- giche dagli scavi per l’acquedotto della Romagna (catalogo della mostra: Forlì 1988), a cura di L. Prati, bologna 1988, pp. 68-69. Prati 1989 L. Prati, “storia degli scavi e formazione del Museo”, in Storia di Forlì, i, Forlì 1989, pp. 191-207. Prati 1999 L. Prati, “Dal mare padano a Forum Livii”, in Emilia Romagna meridionale, roma 1999, pp. 245-255. Prati 2000 L. Prati, “Forlì: l’impianto urbano”, in Aemilia, la cultura romana in Emilia Romagna dal III secolo a.C. all’età costantiniana (catalogo della mostra: bo- logna, 18 marzo-16 luglio 2000), a cura di M. Marini Calvani, r. Curina e e. Lippolis, venezia 2000, pp. 483-486. Prati 2006 L. Prati, “i ritrovamenti archeologici”, in Palazzo Morattini. Un tesoro nasco- sto, a cura di M. Gori e u. Tramonti, Cesena 2006, pp. 35-37 Prati 2013 L. Prati, “il problema idrografico. Fiumi, canali, ponti”, in Vivere a Forum Livi. Lo scavo di via Curte a Forlì, a cura di C. Guarnieri (Documenti ed evidenze di archeologia, 2), bologna 2013, pp. 13-22. Prati - bitelli 2010 L. Prati - r. bitelli, “Da Forum Livi a Figline: l’evidenza archeologica della produzione fittile”, Studi romagnoli, 61, 2010, pp. 433-475. ravaglia 1958 F.L. ravaglia, “La topografia della vecchia Forlì”, L’Universo, 38, 1958, pp. 451-466. 127 rebecchi 1993 F. rebecchi, “Milano, rivale di roma”, in Storia di Roma, iii. L’età tardoanti- ca II. I luoghi e le culture, Torino 1993 pp. 105-106. reggiani 1944 P. reggiani, “Contributo allo studio di Forlì romana”, in Emilia Romana, Firenze 1944, ii, pp. 217-262. ricca rosellini 1996 s. ricca rosellini, Forlì. Il suo sottosuolo i suoi canali, Forlì 1996. ricceputi 1673 b. ricceputi, La verità rediviva a favore della città di Forlì, overo Difesa delle antiche ragioni dell’istessa città offuscate dalla rediviva Faenza, Forlì 1673. riganelli 1994 G. riganelli, “Da Totila a rachi: Perugia e il suo territorio nei primi secoli del Medioevo”, Bollettino della deputazione di Storia Patria per l’Umbria, XCi, 1994, pp. 5-45. rolland 1960 H. rolland, Glanum, Saint Remy de Provence, Parigi 1960. ruoff-väänänen 1978 e. ruoff-väänänen, Studies on the Italian Fora (Historia: Zeitschrift für alte Geschichte,32), Wiesbaden 1978. russo 1992 e. russo, “Per una nuova visione dell’architettura dell’area ravennate a partire dal vi secolo: la pieve di s. Maria in acquedotto presso Forlì”, Torricellia- na, 43, 1992, pp. 142-263. sabattini 1983 a. sabattini, L’iscrizione di C. Castricio Calvo, bologna 1983. sabattini 1984 a. sabattini, “Le fonti storiche per l’età romana”, in Storia dell’Emilia Roma- gna, a cura di a. berselli, i, bologna 1984, pp. 243-250. sanders 1984 G. sanders, “une jeune dame de Mevaniola ou la poésie aux coins perdus de l’empire”, in Cultura epigrafica dell’Appennino, Faenza 1985, pp. 15-70. 128 santarelli 1879 a. santarelli, “Forlì”, Notizie degli scavi di antichità, 1879, p. 202. santarelli 1883 a. santarelli, “Forlì”, Notizie degli scavi di antichità, 1883, pp. 159-161. santarelli 1884a a. santarelli, Di una stazione preistorica scoperta a Vecchiazzano nel forlivese (estratto con copertina originale), Forlì 1884, pp. 3-33. santarelli 1884b a. santarelli, “nuove scoperte di antichità nell’agro Forlivese”, Notizie dagli scavi di antichità, 1884, pp. 140-143. santarelli 1885a a. santarelli, “sopra nuove scoperte avvenute in Forlì e nei dintorni”, Noti- zie degli scavi di antichità, 1885, pp. 339-340. santarelli 1885b a. santarelli, “sopra nuove ricerche nella stazione preistorica della bertari- na, in villa vecchiazzano”, Notizie degli scavi di antichità, 1885, pp. 494- 495. santarelli 1886a a. santarelli, “sopra nuove scoperte avvenute nella città e suburbio”, Noti- zie degli scavi di antichità, 1886, pp. 77-79. santarelli 1886b a. santarelli, “scoperte presso il nuovo palazzo della Cassa di risparmio, descritte dall’ispettore cav. a. santarelli”, Notizie degli scavi di antichità, 1886, pp. 349-352. santarelli 1886c a. santarelli, “sopra una stazione preistorica scoperta a villanova”, Notizie degli scavi di antichità, 1886, pp. 31-35. santarelli 1887a a. santarelli, “bronzi arcaici scoperti presso Forlì”, Notizie degli scavi di antichità, 1887, pp. 8-14. santarelli 1887b a. santarelli, “villanova presso Forlì”, Notizie degli scavi di antichità, 1887, pp. 436-437. 129 santarelli 1888 a. santarelli, “antichità romane scoperte a villanova ed a ronco presso Forlì”, Notizie degli scavi di antichità, 1888, pp. 723-724. santarelli 1890a a. santarelli, “nuove esplorazioni nella stazione preistorica di vecchiazza- no, ed altre scoperte nel forlivese”, Notizie degli scavi di antichità, 1890, pp. 176-177. santarelli 1890b a. santarelli, “statuetta di bronzo scoperta entro l’abitato”, Notizie degli scavi di antichità, 1890, p. 344. santarelli 1893a a. santarelli, “Tombe di età romana, scoperte entro l’abitato”, Notizie degli scavi di antichità, 1893, pp. 349-350. santarelli 1893b a. santarelli, “vecchiazzano (frazione del comune di Forlì)”, Notizie degli scavi di antichità, 1893 pp. 233-235. santarelli 1894 a. santarelli, “Tombe romane scoperte entro la città”, Notizie degli scavi di antichità, 1894, pp. 115-116. santarelli 1906a a. santarelli, “alcune note storiche di Forlì antica in relazione alla cinta murata e agli scavi per l’acquedotto”, Atti e memorie della Regia Deputa- zione di Storia Patria per le province di Romagna, ser. iii, XXiv, 1906, pp. 414-460. santarelli 1906b a. santarelli, “alcune notizie storiche di Forlì antica”, in Atti e memorie della Regia Deputazione di Storia Patria per le province di Romagna, ser. iii, XXiX, 1906, pp. 41-43, 45. santarelli 1908 a. santarelli, “Mosaici scoperti nella città”, in Notizie degli Scavi di Antichità, 1908, pp. 45-46. silvestrini 2010 aa. vv., Le tribù romane (atti della «Xvi rencontre sur l’épigraphie»: bari 8-10 ottobre 2009), a cura di M. silvestrini, bari, 2010. 130 sinningen 1965 W.G. sinningen, “administrative shifts of competence under Theoderic”, Tra- ditio, 21, 1965, pp. 456-467. spreti 1793 D. spreti, De amplitudine, eversione et restaurazione urbis ravennae libri tres a Camillo Spreti pat. Ravennate et equite Hierosolymitano in italicum idioma versi et notis illustrati, ravenna 1793. storia di Cervia 1997-2001 aa. vv., Storia di Cervia, rimini 1997-2001. susini 1960 G. susini, “Forlì. iscrizioni romane”, in Notizie degli Scavi di Antichità, 1960, pp. 265-269. susini 1962a G. susini, “Forlì. iscrizioni romane”, Notizie degli scavi di antichità, 1962, pp. 265-269. susini 1962b G. susini, Il Lapidario di Forlì. Guida alle iscrizioni di Forum Livi e Forum Popili, Milano 1962. susini 1975 G. susini, “Forum Livi comune romano”, in Forlì, società e cultura. III ciclo di incontri col mondo della cultura, Forlì 1975, pp. 23-50. susini 1989 G. susini, “Pagine della cultura dell’antico”, in Storia di Forlì, i, Forlì 1989, pp. 229-231. Tagliaferri - Gurioli 1982 s. Tagliaferri - b. Gurioli, Il Libro Biscia di San Mercuriale, i, Forlì 1982. Tagliaferri - Gurioli 1987 s. Tagliaferri - b. Gurioli, Il “Libro biscia” di S. Mercuriale di Forlì, II, aa.1178-1200, Forlì 1987. Torricelli 1989 M.P. Torricelli, Centri plebani e strutture insediative nella Romagna medieva- le, bologna 1989. 131 Tozzi 1987 P. Tozzi, “La via emilia in età romana”, in Aemilia. Una via, una regione, Parma 1987, pp. 17-45. Tabata 2009 k. Tabata, Città dell’Italia nel VI secolo d.C., roma 2009. Tozzi 1990 P. Tozzi, “Gli antichi caratteri topografici di Placentia”, in Storia di Piacenza, I. Dalle origini all’anno Mille, i, Milano 1990, pp. 319-392. Traversari 1785 G.L. Traversari, Orazione delle lodi di San Mercuriale, Forlì 1785. Traversari 2004 M. Traversari, “il territorio forlivese durante la tarda antichità: società, poli- tica e religione”, Studi romagnoli, Lv, 2004, pp. 395-421. Turci 1962 r. Turci, Guida al Museo archeologico di Forlì, Milano 1962. vasina 1972 a. vasina, “Forlì nel medioevo: aspetti e momenti del suo sviluppo sociale ed edilizio”, Studi romagnoli, 23, 1972, pp. 13-33. vasina 1978 a. vasina, Lineamenti culturali dell’Emilia-Romagna. Antiquaria, erudizione, storiografia dal XIV al XVIII secolo, ravenna 1978. vasina 1990 a. vasina, “il medioevo forlivese nella tradizione storiografica”, in Storia di Forlì, ii, Forlì 1990, pp. 13-29. vecchiazzani 1647 M. vecchiazzani, Historia di Forlimpopoli, rimini 1647. veggiani 1970 a. veggiani, “Le cause geologiche dei cambiamenti del corso del fiume Mon- tone nella pianura forlivese in epoca storica”, Studi romagnoli, XXi, 1970, pp. 263-283. veggiani 1997 a. veggiani, Il Rubicone. Studi sull’idrografia e sul territorio dell’antico Urgon- Rubicone, Cesena 1997. 132 vernia 2009a b. vernia, Leggere i muri. Analisi degli edifici di culto nella Ravenna del V secolo d.C., bologna 2009. vernia 2009b b. vernia, “influssi della chiesa di ravenna nel territorio forlivese: edifici di culto e fortificazioni”, in Ideologia e cultura artistica tra Adriatico e Medi- terraneo orientale (IV-X secolo). Il ruolo dell’autorità ecclesiastica alla luce di nuovi scavi e ricerche, atti del convegno internazionale (bologna-ravenna, 26-29 novembre 2007), a cura di r. Farioli Campanati [et al.], bologna 2009, pp. 345-364. via emilia 2009 Via Emilia e dintorni. Percorsi archeologici lungo l’antica consolare romana, Mi- lano 2009. villicich 2007 r. villicich, I complessi forensi nei centri minori della Cisalpina romana, bo- logna 2007 (studi e scavi. nuova serie, 18). viroli - Zelli 2012 M. viroli - G. Zelli, Forlì. Guida alla città, Forlì 2012 vismara 1994 G. vismara, “il diritto nei regni dei Goti”, in I Goti (catalogo della mostra: Milano 1994), Milano 1994, pp. 368-371. Weiss 1910 J. Weiss, s.v. “Forum Livi”, in Paulys Realencyclopädie der Classischen Altertum- swissenschaft, vii/1, 1910, p. 71. Weiss 1989 r. Weiss, La scoperta dell’antichità classica nel Rinascimento, Padova 1989. Zaghini 1985 F. Zaghini, La pieve di S. Martino in Barisano, Forlì 1985 Zaghini 1990 F. Zaghini, Le origini cristiane e l’organizzazione ecclesiastica successiva, in Sto- ria di Forlì, ii, bologna 1990, pp. 31-53. Zangheri 1927 P. Zangheri, “il corso del fiume Montone e del rabbi dalle epoche geolo- 133 giche ai tempi attuali”, Forum Livii, ii, 1927, n. 4, pp. 29-35; n. 5, pp. 26-33; n. 6, pp. 51-64. Zannini 2009 u. Zannini, I fora in Italia e gli esempi campani di Forum Popilii e Forum Claudii, Caserta 2009. Zanotti 2007 W. Zanotti, Fra Rimini e Cesena. Il Rubicone, un tempo confine d’Italia, For- limpopoli 2007. indice delle figure Capitolo 1 1.1. Mappa altimetrica del centro storico di Forlì sulla base delle quote rilevate dalla Carta Tecnica regionale (dis. a. Melega). Capitolo 2 2.1. roma, s. Maria in ara Coeli, lastra funeraria di Flavio biondo, marmo, 1436. Trascrizione: «blondo Flavio forliviensi / historico celebri multorum / pontificum romanorum / secretario fedelissimo / blondi filii patri benemerenti / unanimes posuere» 2.2. Frontespizio delle Historie di Flavio biondo nell’edizione del 1542. 2.3. Frontespizio delle Roma ristaurata et Italia illustrata di Flavio biondo nell’edizione del 1558. 2.4. Forlì, Musei Civici, Monumento funebre di Caius Purtisius Atinas, pietra, i sec. d.C. 2.5. Monumento funebre di Caius Purtisius Atinas, incisione (da Marchesi 1678). 2.6. v. Coronelli, Pianta della città di Forlì, 1696; Forlì, biblioteca Civica. Capitolo 3 3.1. Forlì, Musei Civici. bernardino boifava, Busto di Antonio Santarelli, bronzo, inizi XX sec. 3.2. Forlì, biblioteca Civica, calco di a. santarelli dell’iscrizione (ora perduta) di Fulgentia. 3.3. Carta archeologica della romagna, 1932 (da nieri Calamari 1932). 3.4. Carta archeologica del centro storico di Forlì (da reggiani 1944). 3.5. Carta archeologica del territorio di Forlì (da Mansuelli 1948). 3.6. Mappa schematica del centro storico di Forlì (da Guarnieri 2013). 136 Capitolo 4 4.1. L’italia con la suddivisione augustea delle regioni e localizzazione dei “fora” (dis. a. Melega). 4.2. L’italia settentrionale nel 130 a.C. ca. (elaborazione M. David; dis. a. Melega). 4.3. L’italia settentrionale nel 50 a.C. ca. (elaborazione M. David; dis. a. Melega). 4.4. L’italia settentrionale nel 14 d.C. ca. (elaborazione M. David; dis. a. Melega). 4.5. L’italia settentrionale nel 398 d.C. ca. (elaborazione M. David; dis. a. Melega). 4.6. Mappa ricostruttiva del territorio di ravenna tra il ii e il i sec. a.C. (elaborazione M. David; dis. a. Melega). 4.7. il territorio di Forlì in età imperiale (elaborazione M. David; dis. a. Melega). 4.8. Mappa ricostruttiva dell’italia settentrionale a sud del Po, con il tracciato della via emilia, la localizzazione delle città e le suddivisioni centuriali (dis. a. Melega). 4.9. La centuriazione intorno a Forum Livi (da Storia di Forlì, i, 1989). 4.10. Linee essenziali della centuriazione di Forum Livi e Forum Popili lungo la via emilia (da storia di Forlì, i, 1989). Capitolo 5 5.1. Carta del centro storico di Forlì allo stato attuale (C.T.r., sezione centro urbano). 5.2. schema degli impianti urbani di Forum Livi e Forum Popili a confronto (elaborazione M. David; dis. a. Melega). 5.3. area archeologica di Glanum (saint-rémy de Provence): veduta generale del sito (foto M. David). 5.4. area archeologica di Glanum (saint-rémy de Provence): veduta generale del sito (foto M. David). 5.5. ricostruzione del foro di Caerwent. 5.6. il foro di veleia (foto M. David). Capitolo 6 6.1. Mappa del centro storico di Forlì con posizionamento delle chiese di ss. Trinità (a), s. Croce (b) e s. Mercuriale (C)(dis. a. Melega). 6.2. Planimetria della cattedrale di Forlì (sec. Xviii)(dis. a. Melega). 137 6.3. Planimetria della cattedrale di Forlì (sec. XiX). 6.4. Planimetria del complesso abbaziale di s. Mercuriale (dis. a. Melega). 6.5. Planimetria della chiesa della ss. Trinità (dis. a. Melega). 6.6. Carta delle pievi della diocesi di Forlì in epoca tardoantica (elaborazione M. David; dis. a. Melega). 6.7. La pieve di s. apollinare in Longana (foto M. David). 6.8. La pieve di s. Martino in barisano (foto M. David). 6.9. Carta del territorio di Forlì in epoca tardoantica con proposta di localizzazione del sito di Alfuanum (elaborazione M. David; dis. a. Melega). Capitolo 7 7.1. Ponte dei Cavalieri, fotografia (da reggiani 1944). 7.2. schema ricostruttivo dell’idrografia di Forlì (da Zangheri). 7.3. schema ricostruttivo dell’idrografia di Forlì (da veggiani). 7.4. schema ricostruttivo dell’idrografia di Forlì (da Gambi). indice dei nomi aldini, T. 9 Danti, e. 23 ambrogio, vescovo di Milano 51 David, M. 7, 8, 9 antoniazzi, a. 34, 92, 93 Donati, a. 34 anna Faustina 70n Dosi, D. 94 antonino Pio, imperatore 70n atalarico 52 ercolani Cocchi, e. 34 ataulfo 11 augusto, imperatore 15, 48, 70n Fantuzzi, M. 52 baebius 71 Galla Placidia 11 bermond Montanari, G. 34 Gallo, Gaio Cornelio 24 bianchi, G. 23n Gambi, L. 8, 92-93 biondo, F. 23-24, 24n, 26n Giacomini, P. 34 boccaccio, G. 23 Giordane 11 bonoli, P. 8, 24-25, 72, 91n Giorgetti, D. 34 bormann, e. 32 Giovanni di Mastro Pedrino 24, 92n Caracalla, Lucio settimio bassiano Giove 72 d., imperatore 70n Giunone 72 Cassiodoro, Flavio Magno aurelio Grato, santo 81 18, 51, 52 Grimoard, anglico de 16 Castricio Calvo 70n, 71 Gruterus, Jan Gruter d. 25 Catone, Marco Porcio 26 Guarnieri, C. 35, 68 Cavina, P.M. 25n Cesare, Gaio Giulio 23n, 46 Lenate, Gaio Popilio 64 Cicerone, Quinto Tullio 47 Lepido, Caio emilio 44 Claudio, imperatore 67 Livio salinatore 64 Columella, Lucio Giunio Moderato Lo Mele, e. 84 26 Costantino, imperatore 70n Mambrini, D. 9 Crescente, vescovo 79n Mansuelli, G.a. 8, 33, 34, 46, 64 Marcello, santo 81 140 Marchesi, s. 8, 24, 25, 67 rubria Tertulla 7, 15, 25 Marco aurelio, imperatore 70n ruffillo, vescovo 79 Marziale, Marco valerio 11, 26n Mercuriale, vescovo 8, 9, 79, 81-82 santarelli, a. 8, 9, 31-32 e n, 33, Morgagni, G.b. 25-26 e n 34, 65n, 70, 71, 80 sidonio apollinare 11 neri, v. 34 strabone 43 nieri Calamari, n. 32 suetonio, Gaio Tranquillo 23, novacula, cronista 79 26n susini, G. 10n, 34 ordelaffi, scarpetta 91 e n ovidio, Publio nasone 26n Teoderico 18, 51, 52 Traversari, M. 7, 8, 9 Paolo Diacono 26n Turci, r. 33-34 Peretto, C. 34 Pietro Crisologo, vescovo 19n valeriano, santo 8, 9, 79-80 Plinio il vecchio, Gaio Plinio vandelli, D. 23n secondo d. 24, 48 varrone, Marco Terenzio 26 Pompeo, Gneo 46 vasina, a. 34 Prati, L. 34, 35, 93 vecchiazzani, M. 25 Properzio, sesto 26n veggiani, a. 92 versari, D. 31 raineri biscia, D. 32 villani, G. 23n ravaglia, F.L. 34 villicich, r. 35 reggiani, P. 8, 32-33, 34, 65n, 92, 94, 96 Zagnoli, a. 65, 94 ricceputi, b. 25n Zangheri, P. 91, 92 Tavole I. Carta di Forlì e del circondario con indicazione dei principali corsi d’acqua storici (da A 1989). II. Carta del centro storico di Forlì con indicazione delle tre successive cerchie difensive: Fossato vecchio (XII sec.); Fossato nuovo (XIII sec.); Mura di mattoni (XV sec.). 1. Piazza Castello; 2. San Martino in Castello; A. Porta Merlonia; B. Porta San Mercuriale; C. Pusterla Gualtirolo; D. Porta Sant’Antonio; E. Porta San Pietro; F. Porta San Biagio (rielab. M. David da F - P 1994). III. Fotografia aerea del territorio forlivese con indicazione della via Emilia e degli assi centuriati (da Tozzi 1987). IV. Forlì, Musei Civici, IV. frammento di laterizio con bollo di Titus Papirius Sinhistor [sic], consolato di Germanico (12 d.C.)(da Storia di Forlì, I, 1989). (correggere la data in 12 d.C.) V. V. Forlì, Musei Civici, stele funeraria di Secundina Tigris, marmo con tracce di rilavorazione, III sec. d.C. (inv. MFo 654). VI. VI. Forlì, Musei Civici, epigrafe con menzione della Syria Coele, marmo, IV sec. d.C. (inv. MF 650). VII. Complesso archeologico di Glanum (Saint-Rémy de Provence), planimetria. VIII. Mappa ricostruttiva di Forlì in epoca romana (II sec. a.C. ca.) con localizzazione del foro, della via Emilia, dei tracciati degli assi centuriali e localizzazione delle necropoli (elaborazione M. David; dis. A. Melega). IX. Mappa ricostruttiva del centro storico di Forlì in epoca imperiale con localizzazione del foro e direttrice di sviluppo dell’abitato (elaborazione M. David; dis. A. Melega). X. Mappa ricostruttiva del centro storico di Forlì nel IV sec. d.C. con localizzazione dell’area intramurana intorno al gruppo episcopale e dell’area suburbana intorno alla chiesa cimiteriale (elaborazione M. David; dis. A. Melega). XI. Carta archeologica di Vicus Augustanus, presso la foce del Tevere. In alto la via consolare Severiana. XII. Localizzazione di Vicus Augustanus sulla costa tirrenica. XIII. Mappa ricostruttiva di Forlì in epoca romana (II sec. a.C. ca.) con localizzazione dell’abitato a fianco della via Emilia. Il foro è localizzabile nell’area estrema occidentale della zona in giallo (elaborazione M. David; dis. A. Melega). XIV. Mappa ricostruttiva del centro storico di Forlì in epoca imperiale con direttrice di sviluppo dell’abitato (elaborazione M. David; dis. A. Melega). XV. Mappa ricostruttiva del centro storico di Forlì nel IV sec. d.C. con localizzazione dell’area intramurana intorno al gruppo episcopale e dell’area suburbana intorno alla chiesa cimiteriale (elaborazione M. David; dis. A. Melega). XVI. Planimetria della pieve di S. Reparata con indicazione delle fasi edilizie. XVII. Carta della Romagna con localizzazione della pieve di S. Reparata. XVIII. Forlì, Musei Civici, mosaico pavimentale policromo con scene figurate dalla villa di Meldola, VI sec. d.C. XIX. Veduta della via Emilia nei pressi di Capocolle. E’ evidenziata la “tagliata” operata in occasione della realizzazione della via (foto M. Traversari). XX. Mappa IGM con tracciato della via Emilia. La direttrice taglia Capocolle e aggira Monte Tiglio. XXI. Schema comparativo degli itineraria picta et adnotata a confronto. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
US