NOTA SULL’AES GRAVE DI SELINUNTE Lorenzo Lazzarini L’inizio della monetazione enea greca è da sempre molto dibattuto sia per la madre- patria, sia per le colonie occidentali come, ora ancor di più, per quelle orientali del mon- do ellenico. Nella generale tendenza ribassista, da alcuni anni molto di moda tra i numi- smatici più che compiutamente dimostrata e convincente1, esso si fa risalire alla seconda metà del V secolo a.C. in Sicilia, alla fine dello stesso secolo-inizi del IV in Magna Gre- cia, Grecia continentale e Asia Minore. Nonostante continui a essere comune opinione accettata dagli archeologi che le prime emissioni di rame/bronzo siano comparse nell’i- sola per un adattamento delle maggiori poleis elleniche a un mercato indigeno locale es- senzialmente basato su forme premonetali di scambio con quei metalli/leghe, va ribadita l’idea del Manganaro2 che la politica e l’economia monetaria delle poleis siceliote sono sempre state autonome, e quindi che il passaggio dall’argento al bronzo, come quello dall’obolo alla litra, sia da cercare in fenomeni inflattivi. Esiste invece una concordanza sulla recenziorità della moneta enea fusa di Agrigento, Selinunte e di Himera rispetto al- la coniata di queste stesse città e di altri importanti centri come Palermo, Segesta, Gela e Siracusa, che non adottarono mai la tecnica della fusione. La mancanza di idee concordi sull’assegnazione a una ben precisa polis di alcune emissioni fuse (ad es. di quelle con gorgoneia/globetti, allora attribuita a Himera o a Motya), su quali fossero le loro seriazioni, successioni e cronologia, indusse il Centro Internazionale di Studi Numismatici di Napoli a organizzare nel 1977 un convegno mo- nografico intitolato Le origini della monetazione di bronzo in Sicilia e in Magna Grecia. Fu proprio nel corso di quell’incontro che il Price presentò (e poi pubblicò3) i risultati di un suo studio, per sua stessa ammissione, frettoloso e preliminare, sull’aes grave seli- nuntino, in cui giunse alle seguenti conclusioni: – non si spiega la discrepanza tra l’alta qualità delle emissioni argentee selinusie e la rozzezza stilistica di quelle fuse; – le monete fuse erano forse dei gettoni emessi da privati e si possono raggruppare in 5 gruppi in base ai loro pesi, che mostrano una progressiva diminuzione dal primo al- l’ultimo; 1 Basti considerare l’ultimo lavoro di LE RIDER 2001, subito seguito dalla manualistica di lingua fran- cese più recente (ad es. NICOLET PIERRE 2002). 2 MANGANARO 1999, 246. 3 PRICE 1979. Lorenzo Lazzarini – l’oncia era di oltre 4 g, valore calcolato a partite dal nominale di peso più alto che egli considerò un trias corrispondente a 4 once4; – le emissioni sono state fatte in un breve periodo di tempo, e si collocano negli anni 435-415 a.C. Certune di tali conclusioni vennero già allora contestate da alcuni studiosi, come ri- sulta dal dibattito che seguì la sua relazione, successivamente riportato negli atti del convegno5. In particolare pochi accettarono l’idea che i bronzi fusi fossero gettoni e non emissioni ufficiali della polis, vista la tariffatura (segni di valore evidenziati con globet- ti) presente in tutte le emissioni, e che la durata fosse limitata, data l’usura accentuata di molti dei pezzi giunti sino a noi. Nessun ulteriore contributo, se non di presentazione di alcuni nuovi esemplari, venne dal Corpus Nummorum Siculorum pubblicato nel 1983 dal Calciati6, mentre invece in uno studio più recente7, la Arnold-Biucchi, una specialista della monetazione greco-si- celiota, in particolare di Selinunte cui ha dedicato varie ricerche, riconsiderò con mag- giore attenzione critica e sulla scorta di un più elevato numero di dati la nostra serie fusa e propose diverse conclusioni e ipotesi di seguito riassunte. Le monete fuse di Selinous: – sono diretta emanazione della polis e non di privati, e iniziarono ad essere emesse prima dei ben noti tetradrammi e didrammi argentei che ora sono concordemente da- tati al 450-40 a.C.; – rappresentano una emissione breve e sperimentale («represent a short experimental issue»), e sono basate su uno standard molto variabile («very irregular»), nonostante a questa variabilità non si debba dare molta importanza vista la tecnica di emissione adottata, la fusione, difficile da controllare quanto a regolarità dei pesi ottenibili. Di conseguenza alla differenza dei pesi non può essere collegata una diversa cronologia secondo le tesi della métrochronologie di T. Hackens8; – non sono poi di stile così orrido, come definito dal Price, ma accettabile per alcuni dei soggetti che rappresentano (le teste di gorgoni e satiri); inoltre le raffigurazioni delle foglie di sélino su alcuni esemplari sono ben curate e simili a quelle delle prece- denti serie argentee; – sono state trovate tutte assieme in tesoretti, mal documentati, che comunque consen- tono di dedurre che esse circolavano contemporaneamente; – non sono per ora giustificabili quanto a scelta tecnica preferenziale (la fusione) ri- spetto alle precedenti e contemporanee coniate in argento. La frase finale dell’articolo della Biucchi, «more questions will be answered if more material comes to light» è stata in un certo senso profetica. Infatti la raccolta qui effet- tuata di molti nuovi dati ponderali relativi a monete bronzee fuse selinuntine apparse nu- 4 Come è noto, tradizionalmente per trias si intende la terza parte (4 once) della litra pari a 12 once; così il tetras equivale a tre once e l’hexas a 2 once. Altri nominali battuti in bronzo nella Sicilia greca erano l’emilitra (6 once), il pentonkion (5 once) e l’oncia, l’unità più piccola. 5 PRICE 1979, 86-90. 6 CALCIATI 1983, 232-238. 7 ARNOLD BIUCCHI 1996, cui si rimanda anche per la bibliografia precedente sull’argomento. 8 HACKENS 1979. 160 Nota sull’aes grave di Selinunte merose sul mercato, specialmente negli ultimi dieci anni (quelli intercorsi dall’articolo di cui sopra), o reperiti in collezioni private, ha consentito di confermare alcune delle ipotesi sopra riportate e di formularne di nuove, la principale delle quali è la suddivisio- ne dell’aes grave in due serie distinte su base ponderale. Tali serie non possono ovvia- mente essere considerate contemporanee, ma successive, secondo la regola, sempre ve- rificata ovunque nel mondo greco, e quindi anche in Sicilia, nella monetazione enea, di un progressivo indebolimento dei pesi. I risultati dell’indagine Non vengono qui descritti se non brevemente (e mettendo in luce alcune particolarità risultate dall’esame di pezzi ben conservati o di nuovi esemplari) i tipi che compaiono sulle monete fuse di Selinous, mentre si riportano tutti i pesi dei pezzi reperiti nella lette- ratura numismatica (Sylloge Numorum Graecorum, cataloghi di musei e collezioni pub- bliche e private) che, essendo ben noti agli studiosi, non vengono citati in bibliografia, ma solo negli elenchi qui di seguito riportati con le usuali abbreviazioni9. Molti pezzi si riferiscono a quanto offerto, soprattutto in cataloghi di asta o in listini di vendita, dal mercato antiquario: lo spoglio dell’ormai imponente massa di materiale così offerto per la vendita è stato del tutto parziale, ed effettuato su quanto facilmente a disposizione dello scrivente. La quantità di bronzi reperibile in altro materiale documentario com- merciale è sicuramente ben maggiore di quello risultato dalla consultazione effettuata, ma si crede di aver raggiunto per ciascuna delle due serie di seguito descritte un numero rappresentativo di esemplari, comunque statisticamente sufficiente per una nuova disa- mina ponderale delle emissioni qui studiate. Come detto sopra, il risultato più importante della presente revisione, è la suddivisio- ne dell’aes grave selinuntino in due serie, una pesante e una leggera, suddivisione che si è basata sull’unità di conto più piccola effettivamente monetata, e cioè l’oncia, piuttosto che sui nominali maggiori come fatto dal Gàbrici prima10, e dal Price e dalla Biucchi poi. Viene così a essere confermata ancora una volta la teoria metro-cronologica del- l’Hackens, che consente anche per il bronzo fuso selinusio di ricostruire un effettivo modello di legami ponderali tra i nominali di una serie e di mettere quest’ultimi in una logica sequenza temporale basata sulla progressiva diminuzione di peso. Secondo questa ricostruzione, per la serie pesante sono stati fusi quatto nominali: l’onkion, l’hexas, il tetras e il trias11. L’onkion (fig. 1, a) è di forma decisamente triangolare, con spesso tracce accentuate di svasatura e spigolo vivo (anche con ‘bave’) verso la faccia corrispondente al R/, e un codolo in corrispondenza del vertice acuto. Esso presenta al D/ un cantaro (o carchesion, come lo descrive il Gàbrici12) con sopra, nel campo un globetto indice del 9 Si riserverà a un successivo contributo più analitico la citazione puntuale di tutte le fonti bibliografiche. Vengono abbreviati anche i nomi delle ditte numismatiche e case d’asta, anch’esse ben note agli studiosi. 10 GÀBRICI 1927, 28. 11 Come detto in nota 4, convenzionalmente con l’hexas si indica una doppia oncia, col tetras una tripla oncia e col trias un pezzo da quattro once. 12 Al Gàbrici, si deve il primo fondamentale studio complessivo della monetazione bronzea siceliota. 161 Lorenzo Lazzarini valore di un’oncia. Al R/ è una foglia di sèlino13 molto stilizzata, senza nervature e con i tre lobi poco pronunciati, e quindi quasi di forma triangolare. Si è riusciti a registrare i seguenti esemplari con i relativi pesi in grammi, ordinati in decrescere (C.P. = Collezio- ne Privata): 1. Lyndgren 544 = 4,71 2. Minì 8 = 4,29 3. Nomisma Asta 14, 55 = 4,20 4. New York Sale, Au VII, 137 = 4,14 5. Lyndgren 543 = 4,13 6. C.P. = 4,12 7. M & M Deutschland. Au 16, 867 = 4,08 8. C.P. = 3,93 9. M & M Deutschland. Au 16 (Coll.Righetti), 42 = 3,90 10. Lyndgren 5C42 = 3,88 11. C.P. = 3,83 12. Schweizerische Bankverein Herbst 1975, 67 = 3,77 13. M & M Liste 486, 17 = 3,59 14. C.P. = 3,56 15. ANS (Arnold-Biucchi 1996, 15) = 3,51 16. Nummus et Ars Asta 61, 22 = 3,46 17. Fornoni Listino 2003, 222 = 3,40 18. Calciati 10/1 = 3,38 19. Peus Nachf. Au 376, 192 = 3,37 20. Museo Archeologico del Liviano, Padova = 3,06 Il valore medio calcolato su questi 20 pezzi elencati è di 3,81 grammi, la deviazione standard di 0,4 g, l’addensamento attorno ai 3,5 g. Su questo valore medio si può calco- lare una litra teorica di circa 45 grammi. L’hexas (fig. 1, b) presenta anch’esso forma all’incirca triangolare, ma con i due lati lunghi un po’ curvi, e il lato corto superiore dritto. Mostra al D/ una testa frontale di sile- no baffuto, di cui talora a malapena si intravedono i lineamenti, e al R/ una foglia di sèli- no come sopra, con due globetti inseriti ai lati dei due lobi a indicare il valore di due on- ce. Gli esemplari reperiti sono: 1. Minì 7 = 5,62 2. Kuenker Au 94, 366 = 5,33 3. Calciati 9/1 = 5,27 4. M & M GMBH Au 17 (Coll.Gutknecht), 284 = 5,10 5. M & M Liste 486, 16 e Giessener Munzh. Au 100, 94 = 5,09 6. C.P. = 4,96 7. Museo Archeologico del Liviano, Padova = 4,93 8. Lyndgren 541 = 4,90 9. Sternberg Au XXVII, 113 = 4,90 10. M & M Liste 453, 26 = 4,74 13 Su questo tipo parlante della città, si veda da ultimo LAZZARINI 2003. 162 Nota sull’aes grave di Selinunte Fig. 1. I quattro nominali della serie fusa pesante di Selinunte. Dall’alto in basso e da sx a dx: a) on- cia, b) hexas, c) tetras, d) trias (tutte le monete sono 1,7 X). 163 Lorenzo Lazzarini 11. M & M Liste 504, 21 = 4,73 12. Rosen, ACNAC, 75 = 4,67 13. Calciati 9/2 = 4,65 14. ANS (Arnold-Biucchi 1996,12) = 4,62 15. M & M Liste 592, 7 = 4,44 16. C.P. = 4,30 17. ANS (Arnold-Biucchi 1996,13) = 4,29 18. Elsen Au 64, 114 = 4,14 19. C.P. = 4,11 20. Calciati 9/3 = 4,02 21. Astarte Asta XIV, 166 = 4,00 22. SNG Morkom 668 = 3,90 23. Nummus et Ars Asta 61, 21 =3,84 24. Gàbrici 16 = 3,38 Il peso medio calcolato sui 24 esemplari elencati sopra è di 4,58 g, la deviazione standard di 0,55 g, l’addensamento attorno ai 4-5 g. Il tetras (fig. 1, c) è una moneta spessa e di forma arrotondata, ma talora terminante con un apice in corrispondenza del codolo di fusione. Presenta al D/ una testa di Gorgo- ne frontale con la bocca chiusa e il mento quasi sempre terminante nel codolo di fusione, che sembra quasi un sostegno/manico della testa stessa. Al R/ compare la solita foglia, normalmente stilizzata e liscia, raramente con nervature; in ogni caso si notano 3 globet- ti, due ai lati dei lobi, e uno in corrispondenza dell’apice. Gli esemplari rilevati sono: 1. Gàbrici 10 = 12,70 2. Gàbrici = 12, 69 3. C.P. = 12,55 4. C.P. 12,50 5. Gàbrici 12 = 12,30 6. Auctiones Au 17, 65, M & M Liste 486, 15 Giessener Munzh. Au 71, 116 = 12,06 7. Gàbrici 13 = 11,89 8. NAC Au O, 1377 = 11,78 9. Gàbrici 9 = 11,44 10. SNG Lloyd 1272 = 11,38 11. SNG Fabricius Coll. 228 = 11,32 12. NAC Au H, 1194 = 11,29 13. Minì 4 = 11,28 14. Sternberg Au XXVII, 111 = 11,28 15. Gàbrici 14 = 11,22 16. Schweizerische Bankverein Herbst, 64 = 11,21 17. ANS (Arnold-Biucchi 1996, 7) = 10,94 18. M & M Deutschland Au (Coll. Gutknecht), 282 = 10,94 19. Auctiones Au 5, 46 = 10,88 20. Lyndgren 539 = 10,87 21. M & M Liste 352, 17; Auctiones Au 25, 190; M & M Deutsch.Au 5, 44 = 10,70 22. Rauch Au 77, 120 = 10,61 23. M & M Au 76 (Coll. Laffaille), 203 = 10,54 164 Nota sull’aes grave di Selinunte 24. C.P. = 10,30 25. ANS (Arnold-Biucchi 1996, 6) = 10,11 Il peso medio di queste 25 monete fuse è di 11,39, la deviazione standard di 0,74 g, l’addensamento attorno agli 11g. Il trias (fig. 1, d) è il nominale più pesante di tutto l’aes grave selinuntino, dato da un fuso di forma circolare, talora con piccola troncatura nella parte sovrastante i tipi o, ta- laltra a forma di larga goccia con parte superiore decisamente troncata, più o meno retti- linea. Porta sia al D/ che al R/ una testa di Gorgone dall’aspetto benevolo, quasi sorri- dente. In alcuni esemplari ben conservati (ad es. in quello della Collezione Laffaille e della M & M) sembrano essere presenti quattro globetti ai lati della fronte e sotto le guance, che confermerebbero la tariffatura della moneta come di trias. Esiste una va- riante rara (ad es. Calciati 2mv) in cui il volto della Gorgone è più tondo e la lingua non sporge. Gli esemplari registrati sono: 1. Minì 2 = 17,35 2. M & M Liste, 20 = 16,93 3. Gàbrici 1 = 16,89 4. M & M Au 76 (Coll.Laffaille), 202 = 16,70 5. Morgantina Studies, The coins, 286 = 16,39 6. Haeberlin 18 = 16,19 7. C.P. = 15,69 8. Lyndgren 540 = 15,67 9. Calciati 2/1 = 14,97 10. C.P. = 14.87 11. Schweizerische Bankverein Herbst 75, 63 e Calciati 2/2 = 14,77 12. ANS (Arnold-Biucchi 1996, 1) = 14,51 13. Auctiones Au 25, 189 e Kuenker Au 38, 58 = 14,49 14. SNG Morkom 666 = 14,20 15. Elsen Au 70, 194 = 14,18 16. Calciati 2/3 = 13,51 17. Calciati 2/3 = 13,51 Il peso medio calcolato sulle 17 monete di cui sopra è di 15,34 g, la deviazione stan- dard di 1,23 g, l’addensamento attorno ai 15 grammi. La serie leggera è più articolata della precedente e consta di cinque nominali: onkion, hexas, tetras (con due distinte emissioni), trias e pentonkion. L’onkion (fig. 2, a) presenta al D/ un cantaro più panciuto, con lo stelo più corto del precedente e le anse in proporzione più larghe, sul R/ è una foglia di sèlino più naturali- stica, con nervature finali ben visibili anche se la trilobatura è pochissimo o per nulla marcata; non si nota che raramente il globetto segno di valore. In genere, lo stile è peg- giore di quello della serie pesante. Ciò che varia moltissimo rispetto a quest’ultima è la forma della moneta, che è piatta, sottile e appena triangolare, ma con angoli molto arro- tondati. Gli esemplari rilevati sono: 1. C.P. = 2,68 2. SNG Morkom 669 = 2,62 3. Sternberg Au XXVII, 114 = 2,60 165 Lorenzo Lazzarini 4. C.P. = 2,59 5. Winterthur 850 = 2,55 6. C.P. = 2,22 Il peso medio calcolato su queste 6 monete è di 2,54 g, la deviazione standard di 0,16 g. Il peso della litra teorica basata su questo valore medio è di circa 30 grammi. L’hexas (fig. 2, b) equivale anch’esso nei tipi a quello della serie pesante, ma la forma delle monete è grossomodo a goccia piatta rovesciata, presentandosi il bordo superiore, sopra la testa del sileno, decisamente arrotondato e il mento dello stesso terminando a punta; lo spessore è apprezzabilmente minore della doppia oncia pesante. I tipi raffigurati sono gli stessi, ma la foglia sul R/ è del tipo naturalistico come per il nominale precedente. Gli esemplari che si è potuto registrare sono: 1. ANS (Arnold-Biucchi 1996, 14) = 4,43 2. Astarte Asta VI, 158 = 4,30 3. Artemide Aste Sett.2006, 108 = 4,20 4. Arte & Collezionismo Asta 26, 124 = 4,19 5. C.P. = 3,81 6. Calciati 9/4 = 3,76 7. C.P. = 3,72 8. Gàbrici 15 = 3,69 9. Calciati 9/5 = 3,30 Il peso medio calcolato su 9 esemplari di cui sopra è di 3,93 g, la deviazione standard di 0,36 g. Il tetras (fig. 2, c), come anticipato, consta di due emissioni. Quella che si ritiene la prima poiché più pesante, è formata da tondelli spessi e presenta al D/ una testa femmi- nile (probabilmente della ninfa Eurimedusa, raffigurata nella ben nota dramma conser- vata al British Museum) volta a sinistra e al R/ la solita foglia di sèlino, generalmente stilizzata, e tre globetti disposti ai lati e al vertice della foglia stessa. I pesi rilevati sono: 1. Gàbrici 16 = 10, 36 2. Giessener Munzh. Au 55, 56 = 10,04 3. Kuenker Au 38, 59 = 9,97 4. Gàbrici 17 = 9,88 5. M & M GMBH Au 17 (Coll.Gutknecht), 283 = 9,88 6. C.P. = 9,76 7. Gàbrici 18 = 9,74 8. Gàbrici 19 = 9,72 9. Calciati 7 = 9,58 10. Calciati 6/1 = 9,56 11. Calciati 6/2 = 9,50 12. Coll.Brandis 2 = 9,38 13. Gàbrici 15 = 9,29 14. Gàbrici 20 = 9,27 15. Rosen, ACNAC = 9,16 16. Minì 5 = 9,12 17. Vismara, Donazione Moretti, Lugano = 9,01 166 Nota sull’aes grave di Selinunte 18. ANS (Arnold-Biucchi 1996, 8) = 9,00 19. SNG Lloyd 1273 = 9,00 20. BMC 38 = 8,94 21. M & M Liste 352, 18 = 8,90 22. Bank Leu Au 6 (Coll.Virzì), 205 = 8,71 23. Gàbrici 21 = 8,68 24. Kuenker Au 97, 254 = 8,58 25. Consolo Langher = 8,31 26. C.P. = 8,25 27. Gàbrici 22 = 8,09 28. Gàbrici 23 = 8,06 29. C.P. = 7,61 30. SNG Muenchen 897 = 7,27 Il peso medio calcolato su questi 30 esemplari è di 9,08 g e la deviazione standard di 0,75 g; l’addensamento è attorno ai 9 grammi. L’altro tetras (fig. 2, d) è formato da tondelli più regolari e sottili del precedente, ed è caratterizzato da un peso più ridotto: esso va pertanto considerato come emesso succes- sivamente, anche se probabilmente di poco. I tipi, osservati negli esemplari meglio con- servati, mostrano al D/ una testa maschile con un cornetto sulla fronte, come è noto, in- dicatore di divinità fluviale (si vedano ad es. i comuni tetrantes di Gela raffiguranti il fiume omonimo), volta a destra: esso con ogni probabilità raffigura il fiume Sèlino che compare al R/ della già citata dramma del British Museum, ciò che metterebbe in paral- lelo tipologico l’emissione bronzea e quella argentea. Il fiume Hypsas, che compare an- ch’esso con iscrizione identificatoria nei noti didrammi di Selinunte, è un’altra possibi- lità. Al R/ è la foglia di sèlino, ora stilizzata e liscia, ora naturalistica con nervature ben marcate. I pesi registrati sono: 1. Minì 6 = 7,70 2. ANS (Arnold-Biucchi 1996, 10) = 7,62 3. Jacquier Kat.32, 46 = 7,43 4. Sternberg Au XXVII, 112 = 7,02 5. NAC Au H, 1195 = 7,01 6. Auctiones Au 27, 89 = 7,00 7. C.P. = 6,97 8. ANS (Arnold-Biucchi 1996, 9) = 6,83 9. C.P. = 6,75 10. C.P. = 6,75 11. Gàbrici 24 = 6,74 12. M & M Deutschland Au 11, 525 = 6,53 13. Auctiones Au 25, 192 = 6,46 14. Calciati 8/1 = 6,40 15. Nummus et Ars Asta 62, = 6,34 16. Lyndgren 538 = 6,27 17. Aretusa Asta XI, 249 = 6,19 18. C.P. = 6,19 19. M & M GMBH Au 17 (Coll.Gutknecht), 285 = 6,03 167 Lorenzo Lazzarini 20. Auctiones Au 8, 95 = 6,01 21. ANS (Arnold-Biucchi 1996, 11) = 5,95 22. Museo Archeologico del Liviano, Padova = 5,88 23. C.P. = 5,83 24. Kuenker Au 97, 255 = 5,82 25. Calciati 9 = 5,65 26. SNG Morcom 667 = 5,44 27. Calciati 8/3 = 5,22 28. C.P. = 5,09 Il peso medio calcolato su questi 28 pezzi è di 6,40 g, la deviazione standard è di 0,68 g, l’addensamento attorno ai 6 g. IL trias (fig. 2, e) è stato fuso sotto forma di un tondello circolare, piatto e relativa- mente regolare e sottile. Esso presenta al D/ una testa larga di Gorgone dall’aspetto si- mile a quello del trias della serie pesante, ma con i capelli a boccoli globulari e le orec- chie più evidenti, e al R/ una foglia di sèlino del tipo naturalistico con ai lati quattro glo- betti indicanti il valore di altrettante once. Le differenze rispetto al trias della serie pe- sante sono nel tondello, decisamente più largo e piatto, e nella testa della Gorgone, an- ch’essa più larga. I pesi notati sono: 1. Antikenmuseum Basel 410 = 12,12 2. Aretusa Asta 4, 161 = 11,67 3. Arte & Collezionismo Asta 26, 123 = 11,51 4. Elsen Au 70, 195 = 10,85 5. Elsen Au 49, 188 = 10,74 6. ANS (Arnold-Biucchi 1996, 5) = 10,59 7. ANS (Arnold-Biucchi 1996, 4) = 10,55 8. Minì 3 = 10,45 9. Kuenker Au 57, 110 = 10,39 10. C.P. = 10,15 11. C:P. 10,04 12. Calciati 3/1 = 9,90 13. Peus Nachf. Au 378, 54 = 9,68 14. Rosen, ACNAC = 9,59 15. Calciati 3/2 = 9,56 16. Gàbrici 4 = 9,35 Il peso medio calcolato su 16 esemplari è di 10,45 g, la deviazione standard di 0,79 g, l’addensamento attorno ai 10 grammi. Il pentonkion (fig. 2, f) è formato da tondelli di forma circolare, spesso con svasatura e bordo leggermente rilevato verso l’immagine del R/ che è sempre ben visibile ed è co- stituita da un cratere di tipo attico con ai lati cinque globetti a tariffare la moneta come un pezzo da altrettante once. Il D/ è per lo più liscio e leggermente convesso: molto rara- mente si rileva una maschera silenica ben definita, simile a quella degli hexantes; quan- do è questo il caso (ad es. negli esemplari delle aste NAC 21 e NAC L, e in fig. 2), il si- leno mostra due occhi prominenti e una bocca atteggiata a una sorta di sorriso che ricor- da quello della Gorgone dei triantes. I pezzi registrati sono: 168 Nota sull’aes grave di Selinunte Fig. 2. I cinque nominali della serie fusa leg- gera di Selinunte. Dall’alto in basso e da sx a dx: a) oncia, b) hexas, c) tetras con testa del- la ninfa Eurimedusa, d) tetras con testa di di- vinità fluviale, e) trias, f) pentonkion (tutte le monete sono 1,3 X). 169 Lorenzo Lazzarini 1. NAC Au L, 14,43 2. Calciati 1/1 = 13,00 3. C.P. = 12,90 4. Gàbrici 3 = 11,86 5. C.P. 11,86 6. ANS (Arnold-Biucchi 1996, 2) = 11,79 7. NAC Au I, 1183 = 11, 78 8. NAC Au 21, 112 = 11,57 9. Haeberlin 25 = 11,50 10. ANS (Arnold-Biucchi 1996, 3) = 11,23 11. Kuenker Au 94, 365 = 11,19 12. Sternberg Au XXVIII,110 e NAC Au H, 1193 = 10,97 13. Calciati 1 = 10,40 14. Gàbrici 2 = 10,37 15. Minì 1 = 9,88 16. Nummus et Ars Asta 61, 20 = 9,85 17. C.P. = 9,56 Il peso medio dei 17 pezzi è 11,42 g, la deviazione standard di 1,25 g, l’addensamen- to attorno agli 11-12 grammi. L’elevato peso dei primi tre esemplari, potrebbe far pensare anche per questo nomi- nale a una doppia serie, ma non può ipotizzarsi che esista una serie pesante dove il pezzo da 5 once pesi meno (in questo caso avrebbe un peso medio di 13,43 g) di quello da 4 once (p.m. 15,34). Sulla scorta di quanto sopra, si può riassumere in tabella 1 i risultati ottenuti: NOMINALE SERIE PESANTE SERIE LEGGERA Peso teorico Peso trovato Peso teorico Peso trovato Onkion 3,81 (20 es.) 2,54 (6 es.) Hexas 7,62 4,58 (24 es.) 5,08 3,93 (9 es.) Tetras 11,43 11,39 (25 es) 7,62 D/ ninfa 9,08 (30 es.) Tetras 7,62 D/ div.fl. 6,39 (28 es.) Trias 15,45 15,34 (17 es.) 10,16 10,45 (16 es.) Pentonkion 19,05 - 12,70 11,42 (17 es.) LITRA 45,72 - 30,48 - Da questa tabella (e dai valori generalmente bassi della deviazione std., salvo che per il trias della serie pesante e il pentonkion della leggera), risulta innanzitutto che i pesi non erano poi così aleatori come pensato da vari studiosi, ma discretamente controllati, nonostante la difficoltà insita nella tecnica fusoria ad ottenere matrici di egual volume. È poi evidente la buona concordanza tra i valori ponderali teorici basati su quelli reali dei nominali più piccoli (onkiai) e i pesi trovati dei nominali più pesanti, mentre per quelli intermedi si notano valori più bassi. Ciò si può spiegare con la maggiore difficoltà tecni- ca di controllare i pesi minori. Si constata inoltre come nella serie leggera sia avvenuta una svalutazione ponderale di 1/3 rispetto alla pesante. Una svalutazione interna sembra anche sia avvenuta nel peso del tetras (probabilmente il nominale più necessario e usato dal demos) della serie leggera: quello con testa di divinità fluviale pesa circa il 30% in 170 Nota sull’aes grave di Selinunte meno di quello con testa di ninfa, che probabilmente lo ha preceduto. Dalla tabella, infine, si ricava la diversa abbondanza dei nominali sopravvissuti che, anche se il campione esaminato è lungi dall’essere completo (non si sono, ad es., raccol- ti i dati degli esemplari conservati in molti importanti musei di cui non esiste catalogo), lo si ritiene significativo statisticamente, e quindi si pensa possa riflettere l’effettiva ra- rità dei nominali stessi. L’esame dei 193 pezzi selinuntini fusi, sebbene per lo più effettuato su fotografie, ha anche fornito delle nuove idee circa la tecnica esecutiva dell’aes grave. In particolare si è notato che la troncatura della maggior parte dei pezzi è solo una, ciò che indica che veniva fusa una moneta alla volta in una matrice formata da due cas- sette (dette anche false staffe) allineate14 ove le impronte erano necessariamente diverse le une dalle altre perché prodotte in tempi diversi e probabilmente da più mani. Il sottile codolo corrispondente al canale di fusione era forse di sezione lenticolare (non tonda) e sottile, in modo da favorire la separazione della moneta fusa dal codolo stesso per spez- zatura a mano. È per questo che si nota solo una troncatura, normalmente poco appari- scente, che di solito è in corrispondenza con l’asse verticale del tipo principale che viene solitamente denominato il D/ della moneta. Nella serie pesante essa sta sopra la testa della Gorgone nel trias, sotto il mento della Gorgone e del satiro, rispettivamente nel te- tras e hexas, e in corrispondenza della base del cantaro nell’oncia. In quella leggera, la troncatura è sopra la testa del satiro nel pentonkion e hexas, sotto il mento della Gorgone nel trias, coincide col picciolo della foglia nel tetras con testa di divinità fluviale, e con il lato piano sopra il cantaro nell’oncia. Ciò indica una buona attenzione nell’orientazio- ne e allineamento delle due valve della matrice. Va anche notato, specie nella seconda serie, che il D/ appare spesso con contorni ap- pena delineati e privo di dettagli, mentre l’altra faccia (il R/, con la foglia di sélino o il cratere) è sempre meglio incisa. Questo fatto si può forse spiegare se si ipotizza un uso di matrici di pietra, che se non refrattaria (e nell’area selinuntina, o addirittura in tutta la Sicilia, non esistono pietre verdi o magnesiache resistenti ad alte temperature) mal con- servava i dettagli più delicati, come ad es. i tratti di un volto15. Certo l’uso di matrici ce- ramiche sarebbe stato più conveniente, sia per la possibilità di ottenere con la tecnica di fusione en chapelet più monete, sia per la maggiore refrattarietà del materiale. Un moti- vo di tale scelta potrebbe essere legato alla pratica già acquisita dai monetieri selinuntini nella coniatura dei didrammi e frazioni su tondelli probabilmente ottenuti per fusione singola su matrici con cavità isolate tra loro: ciò appare evidentissimo per la mancanza in tutti i suddetti nominali di tracce del codolo troncato che si nota nella maggior parte delle altre zecche siciliane che battevano sferette ottenute per fusione en chapelet, e quindi legate tra loro dai codoli simili a corti cordoni ombelicali. È pertanto ovvio pen- sare che a Selinunte si continuò per il bronzo a usare la stessa tecnica impiegata per otte- nere i ‘bianchi’ per il numerario d’argento. Evitare di battere il metallo dopo la fusione significava risparmiare tempo e fatica, e quindi per la polis economizzare sui costi di emissione di un metallo a basso valore intrinseco, cui assegnarne uno del tutto fiducia- 14 Le cassette dovevano combaciare perfettamente ed avere dei fori di colata e di allineamento. 15 Nella serie leggera, alcuni esemplari (ad es. i pentonkia) mostrano una sezione a spicchio d’arancio, con convessità poco accentuata rivolta verso il basso che accoglie il tipo principale, forse indice di una di- sposizione in orizzontale delle staffe dopo la colatura del metallo. 171 Lorenzo Lazzarini rio. Circa la natura del metallo stesso, una analisi effettuata mediante SEM+EDS (mi- croscopio elettronico a scansione interfacciato con uno spettrometro a dispersione di energia) su una sezione del tetras con testa di divinità fluviale del Museo Archeologico del Liviano di Padova, ha consentito, dopo averne grattato e lucidato la superficie, di ve- rificare che si tratta a tutti gli effetti di una lega di rame con percentuale molto bassa, del 1-2 %, di stagno, elemento che appare invece molto concentrato verso la superficie a causa della corrosione elettrochimica avvenuta durante l’interramento, per cui si può pensare che in origine il metallo fosse a tutti gli effetti un bronzo. Circa l’articolazione dei nominali fusi, è chiaro che Selinunte adottò il modello del primo bronzo monetato di Agrigento (o viceversa, come si crede, in caso di primogeni- tura selinuntina, ciò che potrà solo verificarsi in base a dati di scavo), e cioè l’emissione di pezzi da 1, 2, 3, 4 once (fig. 3), dove i pesi sono coincidenti con quelli della serie pe- sante selinuntina (cfr. tab. 1): l’oncia pesa infatti attorno ai 4 g, l’hexas sui 6-7 g, il tetras sui 11 g e il trias sui 16 g. Tale emissione sarà seguita più tardi da un trias più leggero e dalla fusione del pentonkion (fig. 4). Si propone infatti, proprio per analogia con Seli- nunte, di tariffare così il fuso acragantino a tondello normale D/ granchio R/ aquila con le ali chiuse, pesante attorno ai 10 g, che normalmente viene denominato emilitra. È in- teressante notare che mentre, come è noto, i pezzi da 2, 3, e 4 once hanno forma di sigil- lo, e quello da un’oncia, di seme di zucca, il pentonkion di Agrigento è stato fuso come quello selinuntino, tondo e con sezione a spicchio d’arancio, con il granchio che occupa il D/ (parte convessa del tondello). Anche per questo motivo, e per l’esistenza di due se- rie fuse distinte e molto articolate a Selinunte16, ciò che indica una vita più lunga dei fusi stessi, si ritiene che l’idea della moneta fiduciaria in bronzo sia nata in quella città piut- tosto che ad Agrigento. Per quanto riguarda, infine, la cronologia da assegnare alle due serie, se è ormai del tut- to inaccettabile quella ‘altissima’, a cavallo tra VI e V secolo, della Consolo Langher17, va altrettanto respinta quella troppo ribassista agli ultimi decenni del V del Price. In assenza di dati di scavo e di ripostigli illuminanti18, per una datazione realistica va innanzitutto stabilito l’intervallo temporale in cui collocare le due emissioni. Quello su- periore è senz’altro da porre subito dopo l’emissione delle prime, rarissime litre d’ar- gento coniate19, foglia di sélino/SE entro cerchio perlinato, accompagnate da dionkia, dello stesso metallo e tecnica, e altrettanto rari, con al D/ sempre la foglia di sèlino e al R/ SE con sopra e sotto due globetti indicativi del valore20, dionkia che servivano, come integrazione ponderale dall’obolo alla litra21. Sono probabilmente state queste monetine d’argento del peso di 0,1-0,2 g e del diametro di 3-4 mm, e quindi facilissime da perdere, 16 Anche ad Agrigento sembra esserci una emissione più leggera del solo trias, che passa da 16 a 8 g, indicando una riduzione ponderale di circa il 50%, quindi ancora maggiore che a Selinunte. 17 CONSOLO LANGHER 1964, 78. 18 Quello citato dalla ARNOLD BIUCCHI 1996 è di utilità limitata. 19 Queste succedono ai comuni oboli foglia/foglia, e più rari pentonkia foglia/cinque globetti entro cer- chio perlinato e dionkia foglia/due globetti, quest’ultimi descritti per la prima volta da TUSA CUTRONI, 1975, 165, nonché a un unico, per ora, diobolo, nominale pubblicato in LAZZARINI 2003, 13, e tav. I, 1b. 20 Un esemplare è stato oggetto di una breve nota da parte della ARNOLD BIUCCHI 1997, 17-18. 21 Come messo per la prima volta in evidenza dal MANGANARO 1984, 25-26, e successivamente meglio articolato, MANGANARO 1999, 241, il dionkion o hexas, serviva con il pentonkion a stabilire i conguagli tra obolo e litra: due pentonkia equivalevano a un obolo; un obolo più un dionkion facevano una litra. 172 Nota sull’aes grave di Selinunte Fig. 3. I quattro nominali della prima serie fusa di Agrigento: dall’alto in basso e da sx a dx: a) oncia, b) hexas, c) tetras, d) trias (tutte le monete sono 1,3 X). Fig. 4. I due nominali della seconda serie fusa di Agrigento: da sx a dx, trias e pentonkion (ingrandi- mento come sopra). ad aver reso difficili le transazioni quotidiane dei selinuntini, esasperandoli e spingendo- li a richiedere allo stato monete più maneggevoli, venendo accontentati con l’emissione delle monete fuse di bronzo, forse all’inizio con corso legale affiancato alle suddette li- tre argentee. Fenomeno questo che comunque, come detto nell’introduzione, fu certa- mente accompagnato anche da motivazioni economiche. Si concorda con la Biucchi che l’emissione di tali dionkia (e quindi anche della litra corrispondente) sia databile a poco prima del 46022. E quindi la fusione del primo aes 22 ARNOLD BIUCCHI 1997, 18. 173 Lorenzo Lazzarini grave deve essere di poco successiva e aver preceduto di altrettanto poco l’emissione dei tetradrammi con al D/ la biga guidata da Apollo e Artemide e, al R/, la personifica- zione del fiume Sélino, ora per lo più posta attorno al 460-450 a.C. Il limite inferiore in- vece lo si può più facilmente stabilire tenendo conto che l’emilitra e il rarissimo tetras23 bronzei D/ testa di Eracle con leonte, R/ arco e faretra, e D/ testa di divinità fluviale R/ clava e tre globetti, rispettivamente, devono essere stati coniati poco prima della distru- zione della città del 409 a.C. Poiché essi mostrano sempre un bassissimo grado di usura, ciò che indica una circolazione limitata a pochi anni, forse 5-6, tale limite si può fissare al 415 a.C., di poco posteriore all’introduzione delle prime monete di bronzo a Siracusa che, come è noto, sono delle emilitre coniate come quelle selinuntine. Se, infine, si considera ancora il criterio del livello di logorio dei pezzi per stabilire la durata di una circolazione, si constata che in genere i fusi della serie leggera selinuntina mostrano segni di maggior usura rispetto a quelli della serie pesante, specie i tetrantes e i pentonkia. Si può pertanto tentativamente datare la serie fusa pesante agli anni 460/50- 440 a.C., e la seconda al 440-415 a.C., con i relativi onkiai e hexantes probabilmente emessi per ultimi. Sono molto grato ad Anna Casagrante dell’Università IUAV di Venezia per l’esecu- zione delle fotografie delle monete qui riprodotte, tutte di collezione privata. Bibliografia ARNOLD BIUCCHI 1996: C. ARNOLD BIUCCHI, Some new cast bronze coins from Selinus at the ANS, in Italiam Fato Profugi, Numismatic Studies Dedicated to Vladimir and Elvira Eliza Clain-Stefanelli, Louvain-La-Neuve 1996, 9-19. ARNOLD BIUCCHI 1997: C. ARNOLD BIUCCHI, Greek, Annual Report, New York 1997, 16-19. CALCIATI 1983: R. CALCIATI, Corpus Nummorum Siculorum, I, Mortara 1983. CONSOLO LANGHER 1964: S. CONSOLO LANGHER, Contributo alla storia della antica moneta bronzea in Sicilia, Milano 1964. GÀBRICI 1927: E. GÀBRICI, La monetazione del bronzo nella Sicilia antica, Palermo 1927. HACKENS 1979: T. HACKENS, Les équivalences des métaux monétaires argent et bronze en Sicile au Ve s. av.J.-C. Plaidoyer pour une métrochronologie, in Le origini della monetazione di bronzo in Sicilia e in Magna Grecia. Atti del VI Convegno del Centro Internazionale di Studi Numismatici (Napoli 1977), Roma 1979, 309-350. LAZZARINI 2003: L. LAZZARINI, Monete arcaiche inedite di Selinunte e nuove considerazioni sul ti- po della foglia, NAC, XXXII, 2003, 11-22. LE RIDER 2001: G. LE RIDER, La naissance de la monnaie, Paris 2001. 23 L’esistenza di un tetras coniato di Selinunte è stata segnalata per la prima volta da E. Cammarata nel corso della discussione seguita alla presentazione della memoria di M.J. Price di cui alla nota 1 (ibid., 87 e tav. XL, 4). 174 Nota sull’aes grave di Selinunte MANGANARO 1984: G. MANGANARO, Dai mikrà kermata di argento al chalkokratos kassiteros in Sicilia nel V sec. a.C., Jahrb. Num. Geldgesch., XXXV, 1984, 11-39. MANGANARO 1999: G. MANGANARO, Dall’obolo alla litra e il problema del ‘Damareteion’, in Travaux de numismatique grecque offerts à Georges Le Rider, éd. par M. AMANDRY, S. HUR- TER avec la coll. de D. BÉREND, London 1999, 239-255. NICOLET PIERRE 2002: H. NICOLET PIERRE, Numismatique grecque, Paris 2002. PRICE 1979: M.J. PRICE, Selinus, in Le origini della monetazione di bronzo in Sicilia e in Magna Grecia. Atti del VI Convegno del Centro Internazionale di Studi Numismatici (Napoli 1977), Roma 1979, 79-90. TUSA CUTRONI 1975: A. TUSA CUTRONI, Aspetti e problemi della monetazione arcaica di Seli- nunte (inizi-480 a.C.), Kokalos, XXI, 1975, 154-173. 175
US