Papers by Roberto Leporatti
What does the term author mean in the Romance literatures of the Middle Ages? What is its role in... more What does the term author mean in the Romance literatures of the Middle Ages? What is its role in structuring the collection of texts attributed to it? Do the medieval written testimonies reflect the idea the author had of his work or do they obey other cultural criteria established by the compilers? This book brings together the contributions to the international colloquium with the same title organised by the Universities of Fribourg and Geneva and takes us to the heart of the fundamental dialectic between the literary author whose figure emerges in the course of the Middle Ages and the dynamics of the dissemination of his work.
Il laboratorio di Alessandro Parronchi traduttore del «Fauno» di Mallarmé, in Alla frontiera del testo. Studi in onore di Maria Antonietta Terzoli, a cura di M. M. S. Barbero e V. Vitale, Roma, Carocci, 2022, pp. 367-419 (parziale), 2022
Volume finanziato dal Département des langues et des littératures romanes dell'Università di Gine... more Volume finanziato dal Département des langues et des littératures romanes dell'Università di Ginevra e con il contributo della Formation continue e dell'Atelier-théâtre «Il Ghiribizzo» dell'Università di Ginevra ISBN 978-88-6760-443-2 2018 © Pensa MultiMedia Editore s.r.l. 73100 Lecce • Via Arturo Maria Caprioli, 8 • Tel. 0832.230435 25038 Rovato (BS) • Via Cesare Cantù, 25 • Tel. 030.5310994 www.pensamultimedia.it • [email protected] INDICE Premessa Sul canone delle opere volgari di Dante GIULIANO TANTURLI Petrarca Amans sine intermissione FRANCESCO BAUSI Petrarchismo politico del Cinquecento: una canzone inedita di Filippo Valentini a Ercole II ALBERTO RONCACCIA Una «lacrima distinta». Echi di poemi cavallereschi nelle Rime di Luigi Groto, Cieco d'Adria BARBARA SPAGGIARI «… uno dei più preziosi doni che possa far a noi poveri mortali la Provvidenza». Su una lettera di Metastasio GEORGIA FIORONI Bettinelli, il latino, il francese: una «praefatio» inedita del giovane Cesarotti CARLO ENRICO ROGGIA Vittorio Alfieri e l'invenzione della tramelogedia MARCO SABBATINI Botta, Sismondi, Alfieri. Un'eco europea della polemica romantica italiana: Parigi, dicembre 1816 LUCA BADINI CONFALONIERI Foscolo dantista MARIA ANTONIETTA TERZOLI Lo spartito della rima interna e della rima al mezzo nei 'Canti' leopardiani STEFANO CARRAI 9 11 29 49 73 89 115 133 147 177 201 6 Leopardi cerca casa. Su una lettera da ricollocare (e altre osservazioni sul carteggio con Giuseppe Melchiorri) CHRISTIAN GENETELLI Sulla cronologia dei sonetti manzoniani LUCA DANZI I poeti e i contadini (Manzoni a Fauriel, 9 febbraio 1806) SIMONE ALBONICO Il ritorno alla Casa del Padre. La dottrina della penitenza nelle Osservazioni sulla morale cattolica (1819) FABIO JERMINI Prima della battaglia. Ancora su Manzoni e Shakespeare ELENA PARRINI CANTINI Per l'Adelchi: semaforo rosso ISABELLA BECHERUCCI Il sublime di Martino. Comico e tragico nell'Adelchi VALTER BOGGIONE Specularità e antagonismo nei personaggi dei Promessi sposi: note di lettura su fra Cristoforo e don Rodrigo ROBERTO LEPORATTI Incrementi grossiani. Con una lettera inedita di Alessandro Manzoni AURELIO SARGENTI «Il gelsomino notturno». Una lettura GIANMARCO GASPARI Sul «Cane notturno» di Odi e Inni. Una lezione pascoliana EMILIO MANZOTTI «Tristi sulla terra ma felici nello spazio». I destini incrociati di Romaine Brooks, Gabriele d'Annunzio e Ida Rubinstein RAFFAELLA CASTAGNOLA L'identità europea di Miss Ketty (Guido Gozzano, «Supini al rezzo ritmico del panka») MAURIZIO PERUGI 215 235 257 269 287 299 317 341 411 431 463 499 517 Il Porto Sepolto dal 1916 al 1942: strategie del primo Ungaretti UBERTO MOTTA Il Veneto di Gadda LUCIANO ZAMPESE Un addendo extratestuale per la Cognizione del dolore: la sfida di una messa in scena CLELIA MARTIGNONI «Une nourriture inépuisable»: Gustave Roud lettore di Montale GABRIELE BUCCHI Intermittenze montaliane. Su una lettera inedita e un testo dimenticato MATTEO M. PEDRONI «Il filo delle sparse pagine»: serialità e continuità nelle raccolte narrative di metà Novecento NICCOLÒ SCAFFAI Da Ampelio a Ampelio: trasformazioni di un racconto di Giorgio Orelli GUIDO PEDROJETTA Forme dell'autocommento meneghelliano fra Libera nos a malo e Pomo pero SVEVA FRIGERIO Lettura di Luscinia Svecica di Fernando Bandini FRANCESCA LATINI Machiavelli nella fiction contemporanea: da Michael Ennis a Francesco Bausi ARNALDO BRUNI Virgole contemporanee. Dalla prosodia al testo, e dal testo alla prosodia ANGELA FERRARI Indice dei nomi Tabula gratulatoria 7 533 567 585 601 611 637 675 693 711 737 767 787 813 Il padre Cristoforo non era sempre stato così, né sempre era stato Cristoforo. La mattina seguente, don Rodrigo si destò don Rodrigo.
Autorizzazione del Tribunale di Roma n. 16065 del 13.10.1975 L'annata viene stampata con un contr... more Autorizzazione del Tribunale di Roma n. 16065 del 13.10.1975 L'annata viene stampata con un contributo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali Tutti i diritti riservati -All rights reserved Copyright © 2016 by Salerno Editrice S.r.l., Roma. Sono rigorosamente vietati la ripro duzione, la traduzione, l'adattamento, anche parziale o per estratti, per qual sia si uso e con qualsiasi mezzo effettuati, senza la preventiva autorizzazione scritta della Salerno Editrice S.r.l. Ogni abuso sarà perseguito a norma di legge.
Il volume, frutto dell'iniziativa dei suoi curatori e responsabili, Giuliano Tanturli e Carla Mol... more Il volume, frutto dell'iniziativa dei suoi curatori e responsabili, Giuliano Tanturli e Carla Molinari, realizzata sotto il patrocinio della Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Firenze e degli allora Dipartimenti di Scienze dell'Antichità, Medioevo, Rinascimento e Linguistica (SAMeRL) e di Italianistica, è pubblicato, per autorizzazione dell'attuale Dipartimento di Lettere e Filosofia (DILEF), col contributo dei fondi di presidenza della Facoltà e dei fondi di Ateneo ex 60% concessi nel 2010 e 2011 dai rispettivi Dipartimenti ai curatori e responsabili suddetti.
Frammento perduto e ritrovato per una lettura de La camera da letto … aria di crisi, voglia di «c... more Frammento perduto e ritrovato per una lettura de La camera da letto … aria di crisi, voglia di «cambiar pelle come le bisce… ritrovando magari in fondo qualcosa di molto vecchio e fresco, fuori da questo presente che disturba tanto anche te». Così, a un anno dalla fine della guerra, in una lettera del loro lungo e affettuoso carteggio, scrive Bertolucci a un Sereni ancora stranito dalla prigionia algerina (9 aprile 1946). In tanta incertezza e confusione, «con tutto quel fiorire di poesia pseudoumanitaria», è, almeno per Bertolucci, un tempo d'incubazione e attesa, con più voglia di riflettere, e magari di tradurre, che di comporre: «Penso molto a delle cose nuove, ma quante resistenze. Del resto una crisi c'è in tutti, ma soluzioni non ne vedo… lentamente vado volgendo in versi alcuni inglesi: e questo è un lavoro utile» (16 gennaio 1946). E giacché, ad eccezione degli squisiti ma un po' marginali Landor e Rossetti, contemporanei sono gli altri inglesi tradotti nel volume anceschiano del '45, Poeti antichi e moderni tradotti dai lirici nuovi, e per «Poesia» del '47, quel «qualcosa di molto vecchio e fresco» da cui attingere forze nuove, anche considerando che non tutto Bertolucci ha promosso nel suo distillato volumetto di Imitazioni e forse neppure edito, saranno soprattutto le bellissime traduzioni da William Wordsworth uscite in «Poesia» nel '48. Quella di Bertolucci col padre del romanticismo inglese è una lunga consuetudine. Intorno al '42 è impegnato alla composizione di un dramma in versi, Laodamia, di cui sopravvivono alcuni frammenti nella Capanna indiana e in Verso le sorgenti del Cinghio, che si suole considerare ispirato a un componimento omonimo di Wordsworth (ma non si dovrà trascurare il carme 68b di Catullo, a lui caro per ragioni anche sentimentali, come ricorda il cap. XXXI della Camera da letto), e lo stesso anno suggeriva un titolo wordsworthiano a una poesia dell'amico Sereni: Versi scritti in rapido all'altezza di Parma (da questi mutato, attenuando quel delizioso puntiglio documentario, in A M. L. sorvolando in rapido la sua città) con la seguente giustificazione: «e non mi si dica che il titolo è troppo preciso, se Wordsworth poneva le sue più nebbiose e romantiche sublimità sotto titoli come 'Linee scritte a trecento metri dall'Abbazia…» (21 marzo). D'altra parte è del '42 anche la breve autopresentazione (per il poeta, riduttivamente, «una letterina, quasi un biglietto…, forse l'unica poetica che mi è possibile di scrivere ora») a introdurre la propria sezione nei Lirici nuovi di Anceschi (1943), Un po' di luce vera, dove il poeta parla della poesia in termini che sono già i suoi più caratteristici: «versi scanditi sul ritmo incerto del cuore», ossia, secondo la più matura formulazione, già una «poetica dell'extrasistole» (I a parte, «Paragone», 1951), e ancora: «diario umile e straziante, musica sorda, e quella pungente allegria narrativa che spesso fa morire i versi nell'indistinto del sentimento, del PER LEGGERE N. 20 -PRIMAVERA 2011 ROBERTO LEPORATTI 'romanzo'». Ma quanto, in Sirio o Fuochi in novembre con il loro contorno di «teneri rifiuti» via via divulgati, era veramente riuscito a realizzare di quelle intenzioni? Lo scritto si chiudeva più con un auspicio che con un bilancio, anche provvisorio: «Che ci sia concesso di potervi mettere un po' di LUCE VERA: era l'ambizione, non eccessiva, degli impressionisti minori, fu il risultato, supremo, di un Vermeer». Fa bene Lagazzi a richiamare per questo Leitmotiv bertolucciano «la grana delle cose sotto la LUCE VERA» negli affreschi dei Carracci dalla proluzione bolognese di Longhi, cruciale per la presa di coscienza di una 'linea emiliana' anche in letteratura, ma bisogna ricordare che l'espressione tornerà con insistenza, anzi sarà al centro del suo universo critico, anche negli scritti di un altro allievo di Longhi, l'amico Momi, Francesco Arcangeli, forse la voce più fraterna per Bertolucci in questo periodo: in un saggio fondamentale del '48 (il 1° ottobre Bertolucci ne scrive a Sereni: «Leggi sulla Rassegna un bellissimo saggio di Francesco Arcangeli sugli impressionisti. Ha parlato anche per noi per la tua e per la mia poesia dicendo certe cose. Voglio dire d'una poesia del tempo fisico ecc.») a proposito del 'suo' Monet parla di «urto labile e concreto ad un tempo d'una LUCE VERA sul fogliame della radura, sulle vesti luminose, sui volti riverberati», della «possibilità mentale d'un VERO SOLE». Quando Bertolucci, nella lettera citata dell'aprile '46, se la prende con «tutto quel lorchismo e eliotismo ecc. ridotto in poltiglia rimasticata, tutto quel picassismo di terza mano» che imperversa sulla piazza milanese, è già sulla strada che porterà Arcangeli allo scandaloso ridimensionamento, se non altro per i troppi megafoni che ne amplificano in modo assordante il messaggio, di Picasso «voce recitante» del '53, il risultato forse estremo del suo radicale antiformalismo; e anche la famosa 'dichiarazione' di Pensieri di casa¸ «Forse a noi ULTIMI figli dell'età Impressionista non è dato altro Che copiare dal vero», uscita su «L'Approdo» dello stesso anno, così vicina alle parole già scritte da Arcangeli, a sua volta troverà eco in lui a distanza di pochi mesi nel saggio Gli ULTIMI naturalisti («Paragone», 1954), che si attirò aspre accuse, negli anni dell'astrattismo e dell'opposto, ma complementare, realismo sociale, di patrocinare «un ritorno alla provincia ottocentesca, alle labili sensazioni, alla pittura descrittiva, all'episodio», che parte proprio rivendicando la centralità dell'impressionismo per gli sviluppi dell'arte contemporanea, e il suo rapporto profondo, non epidermico, con il reale (e se ne veda anche la splendida pagina di prosa iniziale: «La compagnia più emozionante e attiva, nel tempo di questa squallida estate, l'ho trovata nelle notizie del lavoro, lontano, d'un amico pittore. Chiuso nella mia stanza, mi pareva lavorasse anche per me, troppo stanco per seguirlo…»; quei saggi, come le poesie di Bertolucci, spesso calati in una luce insieme vera ed esistenziale, che sembrano nascere dalla febbre di un faulkneriano «settembre ardente», dall'isolamento-raccoglimento di estati torride, e che determinano in un certo senso la 'temperatura' della sua prosa). Quello di Arcangeli è, in effetti, un invito, tutt'altro che regressivo però, a una rilettura dell'Ottocento -«e per Ottocento io intendo, anzitutto, romanticismo dei grandi poeti [e fra questi tra i primi Wordsworth], e musicisti [l'impuro Schumann su tutti, irriducibile all'idea di un'arte «realizzata in quell'Olimpo ideale, e stranamente metafisico, storicamente indiscriminato, che l'estetica crociana propone, con la sua storia per monografie, a un'effimera beatitudine dell'uomo di cultura», caro al contrario proprio perché così «poeticamente, umanamente, concretamente, condizionatamente immerso» nel suo tempo], naturalismo courbettiano e tolstoiano, impressionismo di Monet», precisa in
Dopo la condanna al rogo del Savonarola nel 1498, che si aggiungeva al trauma mai superato per la... more Dopo la condanna al rogo del Savonarola nel 1498, che si aggiungeva al trauma mai superato per la morte di Pico della Mirandola avvenuta quattro anni prima, Girolamo Benivieni si era presentato al pubblico col Commento sopra a più sue canzone et sonetti dello amore et della belleza divina, Firenze, Tubini, 1500 (d'ora in poi com), in cui aveva rielaborato e reinterpretato in chiave religiosa cento sue poesie in parte recuperate dal canzoniere giovanile d'ispirazione neoplatonica 1 . Dopo la pubblicazione di questo volume, il frutto più diretto della sua esperienza savonaroliana, la musa poetica del Benivieni sostanzialmente tace per quasi due decenni. Si possono richiamare per questo intervallo di tempo solo un paio di limitate eccezioni: nel 1505 riprende la formula congeniale del commento applicandola ai Salmi penitenziali da lui stesso volgarizzati in terzine e l'anno dopo esce l'edizione giuntina della Commedia col dialogo di Antonio Manetti sul sito, forma e misure dell'Inferno dantesco, preceduti da un capitolo in lode di Dante, che è in sostanza l'unico suo esperimento poetico originale uscito a stampa in questo perio-* Questo studio nasce dal progetto di una tesi di dottorato, concordata col dedicatario di queste pagine, sulla figura e l'impatto del Savonarola nella letteratura del suo tempo.
La gondola che scivola in un forte bagliore di catrame e di papaveri, la subdola canzone che s'al... more La gondola che scivola in un forte bagliore di catrame e di papaveri, la subdola canzone che s'alzava da masse di cordame, l'alte porte rinchiuse su di te e risa di maschere che fuggivano a frotteuna sera tra mille e la mia notte è più profonda! S'agita laggiù uno smorto groviglio che m'avviva a stratti e mi fa eguale a quell'assorto pescatore d'anguille dalla riva.
Notizie sull'autore L'autore di questo dialogo è un letterato fiorentino poco noto vissuto nella ... more Notizie sull'autore L'autore di questo dialogo è un letterato fiorentino poco noto vissuto nella prima metà del Cinquecento: Bartolomeo Tasio, o come lui amava firmarsi, ostentando orgogliosamente le proprie origini popolari, Bacciotto del sevaiuolo, cioè figlio di un venditore di sego 1 . Non se ne conosce con precisione la data di nascita, che potremo solo tentare di circoscrivere, mentre è nota quella di morte, il 3 agosto 1537, quando fu decapitato in Piazza Signoria a Firenze dopo essere stato catturato a Montemurlo (1 agosto), in seguito al fallimento del principale tentativo dei fuorusciti fiorentini, guidati da Filippo Strozzi, di rovesciare il neonato regime di Cosimo de' Medici, eletto duca dopo l'assassinio di Alessandro nel gennaio dello stesso anno. Le poche notizie che abbiamo sulla sua vita si ricavano dalle sue stesse opere -oltre al dialogo qui pubblicato, alcuni sonetti inclusi nelle sue lettere, un capitolo burlesco e altri due di attribuzione incerta 2 , sei carmi latini, raccolti, eccetto uno, in un codicetto autografo, il Pal. 1114, intitolato Bartholomei Thasii versus 3 -e da pochi documenti d'archivio: alcune lettere inviate a Benedetto Varchi e ad altri amici 4 ; una lettera del notaio Guglielmo da San Giovanni, indirizzata molti anni dopo la sua morte al Varchi, precisamente nel 1564, in cui ricorda i fatti più significativi della sua vita e ne traccia un sintetico profilo morale 5 . Una miniera di notizie sul Tasio e soprattutto sull'ambiente in cui è vissuto è la biografia del Varchi scritta dopo la sua morte, avvenuta nel 1566, da un altro comune amico di gioventù, Giambattista Busini 6 . In anni più recenti ha dedicato un paio di pagine al Tasio, raccogliendo informazioni da alcuni dei documenti citati, Vittorio Fiorini nel suo studio su Gli anni giovanili di Benedetto Varchi pubblicato nel 1923.