Book Reviews by Stefano G . Azzarà

Marxist Thought, Leninism, and the Historical Balance of the Twentieth Century

Rethinking Marxism, Jan 1, 1995

Remarx 117 some of the major exponents of contemporary Marxism-Valentino Gerratana, Jacques Texie... more Remarx 117 some of the major exponents of contemporary Marxism-Valentino Gerratana, Jacques Texier, Domenico Losurdo, Malcom Sylvers, Georges Labica, Costanzo Preve, Samir Amin, and many others-to assess the historical balance of the twentieth century and ...

Books by Stefano G . Azzarà

Materialismo Storico. Rivista di filosofia, storia e scienze umane afferente al Dipartimento di studi umanistici dell'Università di Urbino e con il patrocinio della Internationale Gesellschaft Hegel-Marx fuer dialektisches Denken., 2020

Research paper thumbnail of "Materialismo Storico" 2/2019 (VII): L’egemonia dopo Gramsci # 2: storia, politica e teoria (Urbino 2018)

Materialismo Storico. Rivista di filosofia, storia e scienze umane afferente al Dipartimento di studi umanistici dell'Università di Urbino e con il patrocinio della Internationale Gesellschaft Hegel-Marx fuer dialektisches Denken., 2019

Il dossier raccoglie la quasi totalità degli interventi letti al seminario Egemonia dopo Gramsci:... more Il dossier raccoglie la quasi totalità degli interventi letti al seminario Egemonia dopo Gramsci: una riconsiderazione, che si è svolto il 22-24 ottobre 2018 presso l’Università di Urbino Carlo Bo su iniziativa di Fabio Frosini e di Giuseppe Cospito, e grazie al patrocinio e all’appoggio della Fondazione Gramsci (Roma) e del Dipartimento di Studi Umanistici dell’Ateneo urbinate. Quell’incontro era il quarto di una serie avviata nel 2014 e articolatasi con cadenza annuale, con l’eccezione del 2017, in cui il seminario è confluito nel convegno organizzato dalla Fondazione Gramsci e dalla IGS Italia in occasione dell’ottantesimo anniversario della morte di Gramsci . L’obbiettivo del seminario consiste nel ricostruire le intricate modalità di interpretazione e arricchimento della nozione di “egemonia” nel periodo che coincide con la diffusione via via più ampia del pensiero di Gramsci, in particolare di quello consegnato ai Quaderni del carcere.

Research paper thumbnail of "Materialismo Storico" 1/2018 (IV): Un ricordo di Domenico Losurdo - Rivoluzioni e restaurazioni, guerre e grandi crisi storiche. Cento anni dalla Rivoluzione d'ottobre - Parte seconda

Materialismo Storico. Rivista di filosofia, storia e scienze umane afferente al Dipartimento di studi umanistici dell'Università di Urbino e con il patrocinio della Internationale Gesellschaft Hegel-Marx fuer dialektisches Denken, 2018

EDITORIALE DOMENICO LOSURDO 1941-2018, IN MEMORIAM Stefano G. Azzarà BIBLIOGRAFIA COMPLETA E APP... more EDITORIALE
DOMENICO LOSURDO 1941-2018, IN MEMORIAM
Stefano G. Azzarà

BIBLIOGRAFIA COMPLETA E APPROVATA DI DOMENICO LOSURDO
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SAGGI

RIVOLUZIONE D’OTTOBRE E RIVOLUZIONE ANTICOLONIALE
Domenico Losurdo
MATERIALISMO E RIVOLUZIONE: LIMITI DI UN PARADIGMA
Roberto Finelli
NEI QUADERNI FILOSOFICI DI LENIN: LO STUDIO DELLA LOGICA E LA LETTURA DEL PROPRIO TEMPO
Emiliano Alessandroni
LA RIVOLUZIONE D’OTTOBRE COME RINASCITA DELLA CULTURA
Marcos Aurélio da Silva
LETTERATURA E RIVOLUZIONE: UNA DIALETTICA APERTA
Salvatore Ritrovato
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STUDI DIVERSI

ERIC WEIL: LA STORIA COME PROBLEMA FILOSOFICO
Edoardo Raimondi
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NOTE

DA SPINOZA A GRAMSCI: INTERVISTA AD ANDRÉ TOSEL (30 MAGGIO 2016) – SECONDA PARTE
Gianfranco Rebucini
SULLA PIÙ RECENTE TRADUZIONE ITALIANA DEL LIBRO PRIMO DE IL CAPITALE
Alessandro Cardinale
FORTINI E I «POETI DEL NOVECENTO»
Pier Vincenzo Mengaldo
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RECENSIONI
Mustè (Dettori)

PERSONE

Materialismo Storico. Rivista di filosofia, storia e scienze umane afferente al Dipartimento di studi umanistici dell'Università di Urbino e con il patrocinio della Internationale Gesellschaft Hegel-Marx fuer dialektisches Denken, 2019

Research paper thumbnail of Il virus dell'Occidente. Universalismo astratto e sovranismo particolarista di fronte allo stato d'eccezione, Mimesis, Milano 2020
"Il virus dell'Occidente": da oggi in libreria. In questo libro parlo male di: Foucault, Heidegg... more "Il virus dell'Occidente": da oggi in libreria.

In questo libro parlo male di: Foucault, Heidegger, Agamben, Cacciari, Di Cesare, Wu Ming, Zizek, Badiou, C. Galli, Runciman, Urbinati, Ignazi, Panebianco, Giavazzi, della Loggia, Battista, Molinari, Brennan, Mearsheimer, Milanovic, Aresu, Zhok, Formenti e molti altri.

Parlo invece bene di: Hegel, Marx, Engels, Croce, Gramsci, Lukacs, Jullien, Habermas, Prospero, Illetterati, Moroncini, Tedesco, Brancaccio, Mazzucato, Bell, Pieranni, Esposito, Dal Lago, Marramao, Losurdo, Deng Xiaoping, Zhang Boying, Zhao Tingyang, Balibar, Nancy, Chomsky, Bergoglio e altrettanti.

Cerco di dare infine a Costanzo Preve il suo, nel bene come nel male.

Accattatevèllo. Il divertimento non è assicurato ma nel mio minuscolo ci ho provato.

"La pandemia di Covid-19 ha fatto emergere le contraddizioni delle  società capitalistiche, rese sempre più fragili e disuguali da decenni  di guerra ai salari e ai diritti delle classi subalterne, dallo  smantellamento del welfare e dal prevalere di forme di  coscienza ultracompetitive. Certo della propria eternità e incapace di  immaginare un modello alternativo di legame sociale, l’Occidente ha  creduto che il “virus cinese” colpisse solo i paesi arretrati o ritenuti  autoritari e che mai potesse diffondersi nelle nostre efficienti e  trasparenti democrazie tecnologiche. Invece di prendere sul serio  l’esperienza di altre realtà che hanno gestito meglio l’emergenza grazie  alla capacità dello Stato e della politica di guidare l’economia e la  produzione, subordinando gli interessi privati a quelli della  maggioranza, ha negato a essa ogni riconoscimento, fino a procurarsi da  solo un rischio estremo per eccesso di hybris.

A questa  rinuncia suicida a guardare l’alterità non è sfuggito il dibattito  filosofico: di fronte allo stato d’eccezione, sia le posizioni  dirittumaniste astratte sia il sovranismo particolarista e populista –  che dell’odierna egemonia neoliberale costituisce non l’alternativa, ma  una scissione conservatrice – condividono infatti il medesimo  atteggiamento suprematista, con il rifiuto di elaborare una forma  concreta di universalismo e di pensare una diversa configurazione del  rapporto tra individuo, società civile e Stato, ma anche una diversa  forma di convivenza tra le nazioni".

Stefano G. Azzarà (Messina, 1970) insegna Storia della filosofia all’Università di  Urbino. È segretario alla presidenza dell’Internationale Gesellschaft  Hegel-Marx e dirige la rivista scientifica “Materialismo Storico”. Il  suo lavoro si concentra sul confronto tra le grandi tradizioni  filosofiche e politiche degli ultimi due secoli: conservatorismo,  liberalismo, marxismo. Ha pubblicato diverse monografie e numerosi  articoli su riviste italiane e internazionali.

http://mimesisedizioni.it/il-virus-dell-occidente.html

INDICE

Capitolo primo
I.1. Crisi storiche e naturalismo capitalistico
I.2. Lo spettro del «totalmente altro»: la Cina e  l’Occidente
I.3. Circoscrivere il contagio o procurarsi da  soli un rischio?
I.4. Costruzione e criminalizzazione del nemico
I.5. Democrazie liberali e “regimi autoritari”  nello stato d’eccezione
I.6.  Democrazia o democrazie?
I.7. Democrazia liberale e democrazia socialista
Appendice.  Universalismo concreto e dialettica dell’inclusione nel Tianxia, la  «via del Cielo»

Capitolo secondo
II.1. Il virus dei filosofi 1. Eccezione e  repressione
II.2. Il virus dei filosofi 2. Immunizzazione e  esclusione
II.3. Il virus dei filosofi 3. L’individuo e  l’altro
II.4. Il  virus dei filosofi 4. Liberalismo e «anarchismo da Gran Signore»
II.5. Miseria della critica della biopolitica
II.6. Nihil sub sole novum?
II.7. Perché tutto cambi
II.8. Perché non cambi nulla nell’essenziale. Un  nuovo saccheggio economico?
II.9. Perché non cambi nulla nell’essenziale.  Un’ulteriore concentrazione del potere?

Capitolo terzo
III.1. Quale ritorno dello Stato?
III.2. Jones e Brennan: critica della democrazia  moderna, fine del suffragio universale e monopolio epistocratico del potere
III.3. Ripristino del liberalismo  particolaristico e capitalismo organizzato: verso uno «statalismo  autoritario»
III.3.a.  Milanović: «capitalismo meritocratico liberale» contro «capitalismo politico»
III.3.b. Mearsheimer: fine  dell’illusione dell’universalismo liberale dirittumanista e revival  del realismo particolaristico
III.3.c. Aresu: «capitalismo  politico» o trasfigurazione della riscossa delle classi dominanti?
III.4.  Sovranismo e comunitarismo
III.5.  Il “socialismo” comunitarista
III.6.  Esternalizzazione del conflitto. “Oltre destra e sinistra”
III.7. Liberalismo e sovranismo, universalismo e  particolarismo
III.8. Ricostruire la democrazia moderna

Materialismo Storico. Rivista di filosofia, storia e scienze umane afferente al Dipartimento di studi umanistici dell'Università di Urbino e con il patrocinio della Internationale Gesellschaft Hegel-Marx fuer dialektisches Denken, 2018

Materiali dalla Scuola internazionale di studi gramsciani, Ghilarza, settembre 2016. a cura ... more Materiali dalla Scuola internazionale di studi gramsciani, Ghilarza, settembre 2016.


a cura di Francesca Antonini
e Giuliano Guzzone

Research paper thumbnail of "Materialismo Storico" 2/2017 (III): Rivoluzioni e restaurazioni, guerre e grandi crisi storiche. Cento anni dalla Rivoluzione d'ottobre - Parte prima

Materialismo Storico. Rivista di filosofia, storia e scienze umane afferente al Dipartimento di studi umanistici dell'Università di Urbino e con il patrocinio della Internationale Gesellschaft Hegel-Marx fuer dialektisches Denken, 2017

Cento anni dalla Rivoluzione d’ottobre: un convegno di studi Stefano G. Azzarà e Stefano Visenti... more Cento anni dalla Rivoluzione d’ottobre: un convegno di studi
Stefano G. Azzarà e Stefano Visentin (Università di Urbino)


Anche dalla pubblicistica più indulgente, la Rivoluzione d’ottobre viene per lo più rappresentata oggi come un incidente della storia e cioè come una diabolica deviazione del corso del mondo dalla normale modernizzazione liberale: una sorta di Sonderweg russo di estrema sinistra. Ancor più spesso viene presentata però come una catastrofe politica originaria, ovvero come un’eruzione di fanatismo demagogico tardo-giacobino dalla quale sarebbero scaturite tutte le correnti totalitarie che hanno poi attraversato il Ventesimo secolo. È la celebre tesi di Ernst Nolte, convinto, sulla scorta di Heidegger e Schmitt, che il nazismo e il suo «genocidio di razza» fossero un semplice «contromovimento» reattivo nei confronti del «genocidio di classe» bolscevico. Nonostante i grandi cambiamenti che sul piano materiale come su quello culturale ci separano irreversibilmente dall’epoca e dal clima del dopoguerra – e nonostante cento anni siano ormai passati – quell’evento è però tutt’ora ricordato e studiato in tutto il mondo. E molte tra le maggiori Università, comprese quelle italiane, hanno cercato di affrontarne la memoria e le ripercussioni come esse meritano e cioè su un piano che deve essere anzitutto storiografico e filosofico-politico e non certamente ideologico e propagandistico.
Pur avendo scandalizzato anche quella parte – minoritaria – della storiografia liberale che era rimasta fedele al paradigma democratico e antifascista, le tesi di Nolte non sono, a guardar bene, troppo distanti da quella «teoria del totalitarismo» che dai tempi della Dottrina Truman definisce gli assi interpretativi fondamentali della visione del mondo liberaldemocratica occidentale. Non stupisce perciò che esse continuino ad avere un notevole seguito, tanto più che il modello interpretativo che semplifica la storia universale sulla base della coppia libertà/totalitarismo si presta ad essere traslato e variato con la medesima leggerezza nelle più diverse epoche. Non a caso, soprattutto negli Stati Uniti ma anche in Europa, è proprio quell’idealtipo storiografico prêt-à-porter l’ipotesi di lavoro prevalente che guida oggi le ricerche sull’islamismo radicale (considerato da Daniel Pipes come da numerosi altri autori come la «terza ondata» di una sorta di totalitarismo ideale eterno pervicacemente impegnato a cancellare il Mondo Libero) e persino sul cosiddetto “populismo”.
Tuttavia, la nostra impressione è che questo straordinario consensus che accomuna ormai le più diverse posizioni culturali e politiche – incluse alcune tra le tendenze intellettuali che erano state eredi della tradizione del marxismo novecentesco ma che hanno mutato i loro riferimenti culturali senza dilungarsi troppo nell’elaborazione concettuale di questo spostamento –, ben poco abbia di scientifico ma sia in gran parte determinato e corroborato dalla vittoria di sistema conseguita da una delle due parti in lotta al termine della Guerra Fredda. E pensiamo, in questa prospettiva, che il compito di una storiografia e di una riflessione filosofico-politica rigorose e autonome sia in primo luogo esattamente il contrario ovvero quello di sottoporre ad analisi critica il punto di vista dei vincitori: quell’interpretazione che troppo facilmente tracima nel senso comune fino a diventare verità indiscussa e indiscutibile, quasi ideologia che ridiventa natura.
In realtà, anche a uno sguardo superficiale non è possibile negare che almeno due delle caratteristiche fondamentali del nostro tempo e della democrazia moderna intesa come democrazia progressiva sarebbero letteralmente impensabili senza la rottura che la Rivoluzione russa, in particolare quella d’ottobre, ha rappresentato nella storia contemporanea.
In primo luogo, gli eventi russi – i quali di per sé contribuiscono in maniera esemplare a illuminare i nessi che sussistono tra conflitto politico-sociale, democrazia e guerra – rappresentano l’avvio di quel più ampio e complessivo processo di rivoluzionamento del mondo contemporaneo che è costituito dalla decolonizzazione e i cui effetti non sono ancora conclusi. La messa in discussione dell’ordinamento eurocentrico della Terra inizia certamente già nel XIX secolo, a partire dalle prime sollevazioni in America Latina, in Medio Oriente, in Asia, e soprattutto a partire da quella guerra ispano-americana che ha dato avvio al progetto egemonico globale statunitense. E però è solo con l’impulso della Rivoluzione d’ottobre che – grazie alle intuizioni politiche di Lenin e al tentativo di universalizzare le conseguenze del marxismo costruendo un ponte politico tra Occidente e Oriente, Città e Campagna, Centro e Periferia – la rottura dell’ordine coloniale diventa un fenomeno di portata planetaria e significativo sul piano politico. Un fenomeno che condizionerà gli sviluppi interni agli stessi Stati nazionali euro-occidentali e che darà vita a uno dei presupposti fondamentali della democrazia moderna: l’idea di un diritto internazionale basato sul principio di eguaglianza (gli stessi 14 punti di Wilson sono successivi al 1917).
In secondo luogo – e non è possibile qui più di un accenno –, va ribadito come anche gli storiografi di orientamento liberal-conservatore (ma Hayek e Popper lo avevano fatto notare con sdegno già molti decenni prima...) siano ormai dell’idea che la deterrenza costituita dalla presenza di un competitore politico, economico e ideologico su scala globale abbia svolto un ruolo determinante nello sviluppo dei sistemi di Welfare ai quali la democrazia occidentale e persino lo stesso capitalismo consumeristico devono gran parte del proprio sviluppo. Non è un caso che la fine della Guerra Fredda abbia coinciso con l’inizio dello smantellamento di questi sistemi ovvero con l’espunzione dal mercato capitalistico di ogni elemento di responsabilità sociale e intervento pubblico e con l’apertura di un’epoca politica e economica completamente nuova, tutta all’insegna dell’individualismo proprietario ma anche della crisi permanente.
Le grandi trasformazioni iniziate con il periodo 1989-91 non sono ancora terminate. All’esplosione della globalizzazione (che ha fatto gridare alcuni frettolosi interpreti ad una ormai compiuta «fine della storia») sono in realtà seguiti imponenti sconvolgimenti in tutti i settori della vita sociale, dall’economia alla scienza-tecnologia alle tecniche di governo; trasformazioni che a loro volta hanno innescato nuove contraddizioni e nuovi conflitti interni ai singoli paesi come su scala planetaria. È possibile leggere queste trasformazioni e le tensioni che esse hanno generato senza metterle a confronto con la categoria di rivoluzione? E cosa rimane oggi di quelle ulteriori tracce della Rivoluzione russa che tanto in profondità hanno scavato nella democrazia moderna e nelle sue forme di coscienza, a partire dalla costituzione delle identità politiche che hanno animato la fenomenologia del conflitto per oltre un cinquantennio? Cosa è rimasto, infine, dell’esperienza politica e della riflessione di un uomo, Lenin, il cui nome oggi sconosciuto ai più ha rappresentato uno spartiacque per quasi un secolo?
A queste e ad altre domande abbiamo cercato di dare, se non una risposta, almeno uno spazio di riflessione e una giusta risonanza in un recente convegno. Un momento di confronto che ha ospitato punti di vista anche molto distanti tra loro – pensiamo alla questione del rapporto tra socialismo e principio nazionale oppure al tema dello sviluppo delle forze produttive e della NEP – e del quale riportiamo qui la prima parte degli atti, affiancandola ad altri contributi. Il convegno, promosso dal Dipartimento di studi umanistici e dal Dipartimento di economia, società e politica dell’Università di Urbino, ha avuto il patrocinio dell’Istituto italiano per gli studi filosofici e della Internationale Gesellschaft Hegel-Marx für dialektisches Denken, che qui ringraziamo.
Completano questo numero di “Materialismo Storico” – dedicato più in generale a «rivoluzioni e restaurazioni, guerre e grandi crisi storiche» – un saggio di Venanzio Raspa su Meinong e la Prima guerra mondiale, un’intervista sulla crisi capitalistica all’economista dell’Università di Siena Ernesto Screpanti, una lettura decisamente controcorrente dell’ultimo Foucault e la traduzione italiana di un assai dibattuto intervento di Gianni Vattimo e Santiago Zabala sul «comunismo ermeneutico». Di particolare rilievo è infine per noi l’intervista di Gianfranco Rebucini ad Andrè Tosel, probabilmente l’ultima che sia stata rilasciata dal nostro compianto collega, amico, maestro (pubblichiamo su questo numero la prima parte e sul prossimo, previsto per luglio, la seconda).

Materialismo Storico. Rivista di filosofia, storia e scienze umane afferente al Dipartimento di studi umanistici dell'Università di Urbino e con il patrocinio della Internationale Gesellschaft Hegel-Marx fuer dialektisches Denken, 2017

Il volume contiene gli atti del seminario di Pavia della International Gramsci Society del settem... more Il volume contiene gli atti del seminario di Pavia della International Gramsci Society del settembre 2016 e altri testi.

Materialismo Storico. Rivista di filosofia, storia e scienze umane afferente al Dipartimento di s... more Materialismo Storico. Rivista di filosofia, storia e scienze umane afferente al Dipartimento di studi umanistici dell'Università di Urbino e con il patrocinio della Internationale Gesellschaft Hegel-Marx fuer dialektisches Denken.

Historical materialism occupied for a long time a central position in Italian philosophical debate: on the contrary, it seems to be neglected today in academic studies. Whereas in other countries there are a lot of publications and cultural enterprises that follow the profile of this tendency, in Italy it seems to be banished as a memory of a closed political and intellectual season. Our review is an attempt to rediscover and renew the most innovative Italian version of Marxism, strengthening pluralism in Italian cultural debate and inside university.

Keywords: Italian marxism; Historical materialism; Gramsci; Academic magazines.

Papers by Stefano G . Azzarà

An Intellectual Mass-Transformism: Restoration and Postmodern Passive Revolution in the Neo-liberal Cycle

International Critical Thought

Left-Wing Nietzscheanism in Italy: Gianni Vattimo

Rethinking Marxism

Domenico Losurdo 1941–2018, In Memoriam

International Critical Thought

Ermeneutica, «Nuovo Realismo» e trasformazione della realtà. Una radicalizzazione incompiuta per la filosofia italiana

Rivista di estetica

The Non-violence Movement and Its Contradictions in the Context of History—A Review of Non-violence: A History beyond the Myth by Domenico Losurdo

International Critical Thought

Gianni Vattimo in advance

Philosophy Today, 2016

Research paper thumbnail of Historical Revisionism and Delegitimation of the Revolutionary and Anticolonial Tradition—A Review ofWar and Revolution: Rethinking the Twentieth Centuryby Domenico Losurdo

Historical Revisionism and Delegitimation of the Revolutionary and Anticolonial Tradition—A Review ofWar and Revolution: Rethinking the Twentieth Centuryby Domenico Losurdo

International Critical Thought, 2016

Domenico Losurdo's War and Revolution: Rethinking the Twentieth Century tries to respond ... more Domenico Losurdo's War and Revolution: Rethinking the Twentieth Century tries to respond to historical revisionism, focusing on authors like Ernst Nolte and works such as The Black Book of Communism. Rereading categories such as totalitarianism and genocide, Losurdo's essay defends against the demonisation of the French and Russian revolutionary cycles and the anticolonial revolutions they generated. Reinstating or relativising the Nazi-Fascist experience as a defensive " counter-movement " to the Bolshevik offensive, historical revisionism overlooks the violence that characterises the history of the classically liberal countries and Western colonialism. However, Losurdo demonstrates how, far from just representing a response to the Bolshevik advance, the Nazi-Fascist criminal projects followed the Anglo-American model of colonialism. Niall Ferguson also glosses over these genealogies, delegitimating anticolonial revolutions, transfiguring the United States as the legitimate heir of the British Empire, as well as making it the champion of the cause of modernity and democracy. Faced with its own difficulties and the current emergence of China on the global stage, the American Empire is called upon to openly reject the principle of equality between nations and establish a new world order for the good of humanity. The success that this British historian enjoys is especially worrying, Losurdo concludes.

Hannah Arendt oltre Kant: la questione della "cosa in sé" e la consumazione dell'"ottimismo" moderno

DEMOCRAZIA E DIRITTO, 2015

Research paper thumbnail of Settling Accounts with Liberalism: On the Work of Domenico Losurdo

Settling Accounts with Liberalism: On the Work of Domenico Losurdo

Historical Materialism, 2011

Liberalism is currently the hegemonic world-view, capable of dictating its terms even to the very... more Liberalism is currently the hegemonic world-view, capable of dictating its terms even to the very movements that antagonise it. But does the history of liberalism really coincide with that of modern democracy? In two of his recent works, Liberalism: A Counter-History and The Language of Empire, Domenico Losurdo demonstrates that this is not the case. At its origin, liberalism was not a universalistic defence of the individual’s freedom. On the contrary, it represented a demand for wresting complete self-government of civil society from the monarch. However, given that each society is traversed by deep differences and bitter conflicts, the emancipation from absolute power turned into the possibility for the strongest individuals and social forces to exercise an unprecedented absolute power over subaltern classes and ‘inferior races’. It was only after the confrontation and clash with the demands of radicalism and socialism and two world-wars that liberal thought was forced to make pe...