Teologia - Wikipedia
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Allegoria della Teologia
, in un affresco di
Raffaello Sanzio
sul soffitto della
Stanza della Segnatura
a Roma (1511): è definita dalla scritta sorretta dai due
putti
come
Divinar[um] Rer[um] Notitia
, ossia «rivelazione delle cose divine».
La
teologia
(dal
greco antico
θεός,
theos
Dio
e λόγος,
logos
, "
parola
", "discorso", o "indagine") è una disciplina religiosa che studia
Dio
o i caratteri che le
religioni
riconoscono come propri del divino in quanto tale
Origine del termine
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Il termine "teologia" (θεολογία,
theología
) compare per la prima volta nel IV secolo a.C. nell'opera di
Platone
"La
Repubblica
(II, 379 A)
(greco antico)
«᾿Αδείμαντος: "Ὀρθῶς, ἔφη· ἀλλ' αὐτὸ δὴ τοῦτο, οἱ τύποι περὶ θεολογίας τίνες ἂν εἶεν";
Σωκράτης: "Τοιοίδε πού τινες, ἦν δ῾ ἐγώ· οἷος τυγχάνει ὁ θεὸς ὤν, ἀεὶ δήπου ἀποδοτέον, ἐάντε τις αὐτὸν ἐν ἔπεσιν ποιῇ ἐάντε ἐν μέλεσιν ἐάντε ἐν τραγῳδίᾳ"

(italiano)
Adimanto
: "Va bene - disse - ma tali direttive inerenti alla
teologia
quali potrebbero essere?"
Socrate
: "Più o meno queste - risposi - come Dio si trova ad essere, così andrebbe sempre raffigurato, sia che lo si faccia in versi epici, o lirici, o nel testo di una tragedia".»
Platone
Repubblica
, II, 379 A
La
teologia
greco-romana
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Lo stesso argomento in dettaglio:
Teologie della civiltà classica
Per
teologia
greco-romana si intende l'indagine razionale sulla natura del
Divino
operata dai
filosofi
teologi
di cultura greca e romana a partire da
Talete
(VII secolo a.C.) fino alla chiusura delle scuole filosofiche e teologiche non-cristiane avvenuta nel 529 d.C. con la pubblicazione del
Codex Iustinianus
voluto dall'imperatore cristiano
Giustiniano
e con la conseguente scomparsa di ogni forma di studio teologico o pratica religiosa "classica".
Nel contesto della
cultura greca
la "teologia" è propria della
fisica
(nel significato greco antico del termine), della
metafisica
e dell'
ontologia
Già la fisica
presocratica
fu "teologia" in quanto il principio primo (
Archè
) ingenerato (
agénetos
) ed eterno (
aìdios
) ricercato da questi autori, ed alla base di ogni cosa, era considerato come il "Divino" immortale" e "indistruttibile". L'
acqua
, l'
aria
, il
fuoco
indagati dai filosofi presocratici non corrispondono quindi agli elementi fisici della concezione moderna ma a veri e propri principi teologici. Allo stesso modo la "fisica" greco-antica non ha nulla a che vedere con la fisica moderna.
Talete
(640-547), secondo quanto riporta
Diogene Laerzio
, era convinto che il principio originario fosse l'acqua, con cui l'universo era stato costruito da Dio,
essere increato,
10
senza inizio né fine.
11
Con
Senofane
(570 a.C.–475 a.C.), già nel VI secolo a.C. la teologia presocratica conduce una critica precisa all'
antropomorfismo
della mitologia
12
, ma attribuisce anche agli dèi le nefandezze proprie di alcune condotte umane
13
o il fatto che essi possano risultare mortali
14
, identificandoli infine con i fenomeni naturali.
15
Con
Protagora
(486 a.C.–411 a.C.) si affaccia il primo
agnosticismo
teologico, poiché riguardo agli Dèi egli afferma di non poter sapere né che esistano né che non esistano,
16
ma anche con
Crizia
(460 a.C.-403 a.C.) la denuncia delle divinità come "invenzione" allo scopo di far rispettare le leggi imposte dal potere politico, introdotte sotto forma di demoni capaci di essere onnipresenti ed onniscienti riguardo alla condotta umana.
17
Socrate
(469 a.C.-399 a.C.), come riporta
Senofonte
nei
Memorabili
, fu particolarmente votato all'indagine sul "Divino": volendolo svincolare da ogni interpretazione precedente lo volle caratterizzare come "bene", "intelligenza" e "provvidenza" per l'uomo
18
. Egli affermava, come sostiene
Platone
, di credere in una particolare divinità, figlia degli dèi tradizionali, che indicava come
dáimōn
: uno spirito-guida senza il quale ogni presunzione di sapere è vana. In Socrate infatti ricorre spesso il tema della sapienza divina più volte contrapposta all'ignoranza umana
19
. Concetto ribadito anche a conclusione della sua
Apologia
scritta da Platone, dove la sorte dopo la morte è forzatamente oscura, tranne che al dio
20
Teologia platonica
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Platone
Aristotele
, particolare della formella del
Campanile di Giotto
di
Luca della Robbia
1437
1439
, Firenze
La prima teologia definita ed espressa in termini esaustivi può essere considerata la speculazione di
Platone
(427 a.C.-347 a.C.) nella sua generalità. L'oggetto della dialettica colloquiale platonica è sempre il divino nelle sue varie forme: Platone non è solo il coniatore stesso del termine
theología
, ma anche il primo grande "teologo" dell'antichità classica
21
, riconosciuto anche dal più grande dei teologi dell'occidente cristiano,
Agostino d'Ippona
, che nell'VIII libro di
De Civitate Dei
assegna a Platone la palma della teologia prima di Cristo.
Il principale contributo di Platone alla "teologia" è la scoperta della
trascendenza
attraverso la «
seconda navigazione
», ossia attraverso la forza dell'
intelletto
in contrapposizione all'illusione
empirica
dei sensi. Per "seconda navigazione" nell'antichità si indicava la navigazione per mezzo dei remi, utilizzata quando al calare dei venti le vele divenivano inutili e venivano ammainate; con questa metafora Platone vuole suggerire il fatto che l'indagine empirica per mezzo dei sensi è inadatta ed occorre procedere con l'intelletto che conduce verso il
mondo delle idee
22
All'origine del nostro mondo sensibile Platone pone il
Demiurgo
(δημιουργός) il quale plasma la realtà caotica materiale guardando il mondo delle idee. Ciò che spinge il Demiurgo ad agire in questo modo è il
Bene
che egli rappresenta. Il Demiurgo è inferiore al mondo delle idee ma superiore all'anima del mondo e alle altre anime che produce insieme agli dèi inferiori. Il Demiurgo media tra il mondo delle idee e il mondo sensibile. Le idee sono il Divino impersonale mentre il Demiurgo è il Dio personale, che è "buono":
«Egli era buono e in un buono non nasce mai nessuna invidia per nessuna cosa. Egli volle che tutte le cose diventassero più possibile simili a lui. E chi ammettesse questo principio della generazione del mondo come principale, accettandolo da uomini saggi, l'ammetterebbero assai rettamente. Infatti Dio volendo che tutte le cose fossero buone, e che nulla, nella misura del possibile, fosse cattivo, prendendolo quanto era visibile e che non stava in quiete, ma si muoveva confusamente disordinatamente, lo portò dal disordine all'ordine, giudicando questo totalmente migliore di quello.»
Platone
Timeo
(29 E, 30 A)
23
Alcuni studiosi
24
ritengono che il cuore della Teologia platonica non risieda nella dottrina delle Idee ma nelle cosiddette
Dottrine non scritte
, cioè in alcuni insegnamenti non riportati nelle opere scritte e che è possibile desumere per via indiretta grazie alle polemiche su queste operate da
Aristotele
nella
Metafisica
(Libri I, XIII e XIV) e dai suoi commentatori
Alessandro di Afrodisia
Simplicio
. In base a questo ritengono che per Platone l'intera realtà (quindi sia quella sensibile che quella del mondo delle Idee) è il risultato di due Principi primi: l'Uno e la Diade. Tale concezione, di tipo pitagorico, intende l'Uno (il Bene dei dialoghi) come tutto ciò che unitario e positivo mentre la Diade, ovvero il mondo delle differenze e della molteplicità, genera il disordine. Le Idee "procedono" da questi due Principi partecipando dell'unità distinguendosene per difetto o per eccesso; poi, le stesse Idee entrano in relazione con la materia e generano le cose sensibili, che partecipano dell'Idea corrispondente e se ne differenziano secondo la Diade, sempre per eccesso o per difetto. Ne consegue che le stesse Idee sarebbero "generate", forse ab aeterno; il bene, poi, nel mondo sensibile, dove non può esservi unità ma solo molteplicità, consiste nell'armonia delle parti, come si evince anche dai dialoghi.
Epicuro
, copia romana dell'originale greco (conservata al
Museo Nazionale Romano
Mentre Platone analizza il divino sotto diverse forme, dandone tutta una serie di elementi e attributi che permettono di circoscrivere il contorno entro il quale opera la teologia, ma senza fissarla, Aristotele ne dà invece una definizione più precisa, ponendola al vertice delle attività umane e ponendovi in subordine la
matematica
e la
fisica
come scienze di più basso profilo. Egli indica la sua ricerca "metafisica"
25
come "teologia", ovvero come "filosofia prima", la filosofia più elevata che si occupa dell'"essere in quanto essere" ovvero dell
Ousìa
(Οὐσία) nel suo significato più stretto, ovvero nel significato di essere divino.
26
Nel suo percorso speculativo egli identifica la "divinità prima" come il "
primo motore
" correlato con il Bene e separato dal Mondo.
27
Zenone di Cizio
, fondatore dello
Stoicismo
Anche
Epicuro
(341 a.C.-271 a.C.) ammette l'esistenza del Divino anche se nega decisamente la sua interpretazione popolare: per lui la divinità è chiaramente "un essere vivente immortale e felice", estraneo a ogni attributo affibbiatogli dagli uomini, necessariamente basato su supposizioni false.
28
Con la
Stoa
, la scuola filosofica fondata da
Zenone di Cizio
, si affaccia il pensiero
panteista
monista: l'intero cosmo è costituito dalla sostanza divina e forma un tutt'uno con essa.
29
30
Il monismo panteistico viene riaffermato più tardi dal
neostoicismo
con
Marco Aurelio Antonino
31
e anche dagli
Scettici
come
Pirrone
32
Il
neopitagorismo
con
Nicomaco di Gerasa
riconduce, in modo allegorico, la "teologia" alla
matematica
, e così per
Giamblico
che vede nella generazione degli esseri viventi e nella strutturazione del mondo una natura ed un'origine matematica.
33
Plotino
, fondatore del
neoplatonismo
, in un'antica scultura conservata nel
Museo di Ostia antica
Il
medioplatonismo
recupera l'idea platonica della trascendenza di Dio, messa in discussione dagli
stoici
che identificavano tutto il mondo fisico con la divinità stessa.
34
Con il
neoplatonismo
la "teologia" diviene l'elemento centrale dell'indagine filosofica.
Plotino
, fondatore del
Neoplatonismo
, che pure si considera erede di
Platone
, colloca Dio al di sopra dell'
Essere
, inaugurandone così una nuova concezione, del tutto originale nel panorama della filosofia greca: Dio, utilizzato in vari punti come sinonimo di
Uno
35
è ora una realtà
dinamica
che genera continuamente se stessa, e il suo generarsi è al contempo un produrre il
molteplice
36
Proprio perché l'Uno non è una realtà statica e definita, non può essere compreso una volta per tutte; a Lui si può arrivare solo indirettamente, tramite quel modo peculiare di argomentare che sarà definito come
teologia negativa
37
Il Dio di Plotino assume così due valenze, che sono il riflesso del suo procedere
dialettico
nelle
ipostasi
a lui inferiori (l'Intelletto e l'Anima): una negativa, per cui Egli ci appare totalmente trascendente e ineffabile, l'altra positiva, che lo vede immanente alle realtà da Lui generate.
38
39
Plotino riprende il tema della
gerarchia ontologica
presente già in Platone, ma mentre quest'ultimo poneva il
Bene
al più alto livello dell'Essere, Plotino lo pone al di sopra dell'essere stesso.
40
La teologia ebraica
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Lo stesso argomento in dettaglio:
Teologia ebraica
L'
Ebraismo
incentra tutto il proprio sapere sulla rivelazione della
Tōrāh
che è sapienza divina e, in quanto tale, svela la conoscenza di Dio e delle Sue modalità che si esprimono nei
Tredici Attributi della Clemenza
e nelle
Sefirot
: tutta la Torah concerne quanto Dio desidera dagli uomini ed i segni della Sua provvidenza sul Mondo e sulle Sue creature.
Come insegna
Maimonide
nella
Guida dei perplessi
è impossibile definire Dio nella Sua essenza e, in quanto Altissimo e Perfetto, ogni qualifica ne sminuirebbe la percezione infatti ogni metafora antropomorfica, ogni Attributo o aggettivo esprimono solo un aspetto di azioni particolarmente indirizzate sul Mondo Superiore o su quello Inferiore, su creature celesti o Terrene, sugli uomini, sulla Natura ed il Mondo in genere ma Egli è Onnisciente ed Onnipotente. Per i limiti intellettuali degli individui resta comunque impossibile concepire intellettualmente l'Essenza Inconoscibile di Dio.
41
Ricorda Luis Jacobs che la teologia ebraica si è sviluppata soprattutto con i suoi pensatori medievali ma esiste da prima in quanto tutta la Bibbia (con la sola eccezione del
libro di Ester
in cui il riferimento alla provvidenza divina resta celato) è scritta con riferimento a Dio, generalmente indicato con le espressioni
Eloim
Jahvè
Dio ha rivelato la Torah al
popolo ebraico
come atto d'amore, giustizia e salvezza: come fa notare lo stesso Jacobs,
42
per molti ebrei gli insegnamenti biblici e del Talmud sono incentrati sui comportamenti pratici piuttosto che sulle speculazioni astratte. Per questo parlare di teologia nell'ebraismo è argomento piuttosto spinoso.
La fede religiosa chiede sempre il rispetto della Legge nell'amore e nel timore verso Dio. Oltre alla ricerca di Dio nella preghiera e nello studio, le
Mizvot
si fondano pertanto su ciò che Dio vuole che gli uomini compiano riconoscendovi l'importanza dell'intenzione e della volontà nell'eseguirle.
Con la distruzione del
Tempio di Gerusalemme
, nel mondo ebraico, nella maggior parte del periodo degli esili e della
Diaspora ebraica
, l'assenza storica di autorità politiche ha determinato che gran parte delle riflessioni teologiche si concentrassero, e anzi si limitassero, all'interno delle varie comunità, delle
sinagoghe
o all'interno di istituzioni accademiche specializzate come le
Yeshivot
diffondendone gli insegnamenti tra il popolo. La teologia ebraica, quando possibile, è stata storicamente molto attiva anche nel confronto interreligioso. L'analogo ebraico della discussione teologica cristiana è la discussione
rabbinica
sulle Leggi e sui commenti ebraici biblici.
La teologia cristiana
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Lo stesso argomento in dettaglio:
Teologia cristiana
Sant'
Alberto Magno
, patrono dei teologi cattolici
Nel mondo cristiano la teologia è l'esercizio della
ragione
sul messaggio della
rivelazione
accolto dalla
fede
. Alla base c'è, dunque, il rapporto tra fede e ragione che la tradizione cattolica, ma non solo, concepisce all'insegna della complementarità. Gli apologeti cristiani definivano, infatti, la propria fede come "vera filosofia", cioè come autentica risposta alle domande filosofiche. La teologia cristiana assume comunque un'importanza fondamentale anche per gli sviluppi di tutte le forme di cultura ad esso relative. Il teologo presbiteriano di Princeton
Warfield
(1851-1921), grande biblista e studioso del pensiero cristiano, ha proposto una definizione poi divenuta classica: «La teologia è quella scienza che tratta di Dio e delle relazioni tra Dio e l'universo».
43
Il termine
teologia
non compare come tale nelle
Sacre Scritture
, sebbene l'idea vi sia ampiamente presente. Alcuni scrittori cristiani, lavorando sulla scia di quelli
ellenistici
, iniziano presto ad usare il termine per i loro studi. L'espressione
teologia
appare ad esempio in alcuni
manoscritti
all'inizio del libro dell'
Apocalisse
ἀποκαλύψις Ἴοαννοῦ τοῦ θεόλογοῦ
(apokalýpsis Ioannou tou theólogou), «Apocalisse di Giovanni il teologo».
44
L'idea di teologia nel senso di "organizzazione della dottrina", almeno nelle forme evolute posteriori, richiese anche l'apporto della
metafisica
greca, che avrebbe cominciato a nutrire l'Ebraismo già dall'inizio del I secolo attraverso
Filone di Alessandria
, e un secolo dopo cominciò a influenzare i primi pensatori cristiani, soprattutto
Clemente Alessandrino
(150-215) e
Origene
(185-254).
La teologia cristiana si forma poi attraverso l'opera della
Patristica
(III-VIII secolo), che accolse numerosi apporti della teologia di
Platone
e nella quale spicca
Agostino d'Ippona
; la Chiesa normativa (o normante) dei primi secoli getta le fondamenta della teologia successiva, che quindi si sviluppa soprattutto nel periodo della
Scolastica
(XI -XIV secolo) dove a prevalere è invece quella di
Aristotele
(per lo più letta attraverso
Averroè
), e trova in
Tommaso d'Aquino
la sua migliore espressione, con l'opera
Summa Theologiae
Bonaventura da Bagnoregio
sant'Antonio da Padova
si assunsero invece il compito di portare la teologia tra i
francescani
Gli influssi neoplatonici ritornano in
Nicola Cusano
e specialmente nella teologia di
Giordano Bruno
. Dio per Bruno è insieme materiale e spirituale e l'Intelligenza divina pilota tutto l'essere.
Nel mondo contemporaneo il termine
teologia
viene variamente qualificato con aggettivi che ne definiscono l'indirizzo. Per esempio con
Teologia della liberazione
si indica una corrente del pensiero cristiano tipica dell'America Latina della fine degli
anni settanta
che implica un forte elemento politico-sociologico di tipo populistico e comunistico.
La teologia islamica
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Lo stesso argomento in dettaglio:
Kalām
Averroè
, part. del Trionfo di
San Tommaso
di
Andrea di Bonaiuto
Cappellone degli Spagnoli
di
Santa Maria Novella
, Firenze
La teologia nell'Islam è indicata dal termine
arabo
‘ilm al-kalām
in
arabo
علم الكلام
), anche se la parola si riferisce più appropriatamente alla cosiddetta
teologia dogmatica
In senso stretto le conoscenze teologiche possono essere acquisite solo per graziosa Rivelazione divina, che può avvenire solo per il tramite l'opera di un
Profeta
nabī
) e di un
Inviato
rasūl
), non essendo minimamente in grado l'essere umano di concepire una realtà soprannaturale infinita come quella di Dio (
Allāh
).
Ciò nonostante l'azione
interpretativa
dei dotti musulmani (
ʿulamāʾ
) o, più appropriatamente,
mufassirūn
, ha condotto a identificare taluni attributi divini (
sifāt
) che sono stati pomo di profonda discordia fra i credenti, originando ad esempio la non conciliata dissidenza del
mutazilismo
(che peraltro riuscì ad affermarsi nel corso dei
califfati
di
al-Ma’mūn
, di
al-Mu‘taṣim
e di
al-Wāthiq
).
Altre forme di teologia
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Numerose religioni (politeistiche, monoteistiche, panteistiche e panteneistiche), hanno sviluppato ciascuna varie forme di teologia, ora su base rivelativa, ora su base ragionativa, logica e dialettica.
Nel mondo indiano il divino assume le due forme del
brahman
e dello
ātman
45
In quello cinese il
tao
è un dio-natura panico che si esprime nella realtà nei due aspetti
yin
yang
. Nel mondo occidentale il concetto di Dio ha trovato espressioni e concetti svariati, e viene nominato indifferentemente come
essere
logos
spirito
ragione
verità
assoluto
intelletto
sommo bene
uno
natura
tutto
necessità
e così via.
Nel mondo pagano occidentale il termine θεολογια si è visto come fosse usato nella
letteratura greca
classica con il senso di «discorso riguardo agli dei o alla
cosmologia
», almeno secondo la testimonianza di Platone che fa riferimento ai racconti dei poeti come a "teologie". Seguendo la scia greca, lo scrittore latino
Varrone
in
Antiquitates rerum humanarum et divinarum
, in 41 libri, esponeva uno schema della scienza del profano e del divino che sarà mantenuta anche da Sant'Agostino nel
De civitate Dei
46
Varrone distingueva tre forme teologiche: la "mitica" (relativa al politeismo greco), la "naturale" o "razionale", tipica degli intellettuali della classe dirigente romana, e infine la "civile" come teologia ufficiale dello stato e della politica, quella che concerne la ritualità ufficiale dell'osservanza religiosa pubblica, indipendentemente dalle credenze personali di ogni individuo della comunità.
Un caso di teologia tangente al cristianesimo è il
deismo
, che nasce nel '600 e si sviluppa nel '700 come forma dotta e intellettualistica di teologia. Religione razionalistica per eccellenza, il deismo si proponeva come religione alternativa al cristianesimo non tanto nei contenuti e nell'oggetto teologico, Dio, ma nel sostituire alla fede per rivelazione una fede "della
ragione
". Il procedimento razionalistico e logico per definire il concetto di Dio, non in quanto rivelato, ma in quanto "razionalizzato e capito", ha visto aderirvi anche personaggi come
Voltaire
Rousseau
. Nella prospettiva deista il cristianesimo viene considerato soltanto una forma rozza di religione "superstiziosa" e popolare. Come già aveva pensato
Spinoza
e spiegato nel suo
Tractatus Theologico-Politicus
, superandolo nell'esposizione data nella
Ethica
di un
panteismo
acosmistico e spiritualistico, dove tutta la realtà "è in Dio".
Secondo il gesuita e paleontologo
Pierre Teilhard de Chardin
, la teologia sarebbe stata nel periodo medievale
teocentrica
, per poi passare nel periodo rinascimentale ad essere antropocentrica, mentre oggi, in seguito agli ampliamenti della ricerca teologica alle nuove scoperte scientifiche,
47
la teologia è divenuta la teologia dell'universo, che è in cammino verso il
Punto Omega
(Gesù Cristo). Essa quindi si deve interessare non solo dei rapporti tra Dio e l'Uomo, ma tra Dio e tutti gli esseri viventi animati (angeli, uomini, animali) che vivono nello stesso "οίκος" o casa-ambiente. Da qui sono nati l'
ecoteologia
e la teologia degli animali.
Aspetti antropologici
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Un modo particolare di considerare la teologia è quello
antropologico
; in tal caso la si guarda dall'esterno, cercando di capire le motivazioni soggettive che portano a indagare il divino, indipendentemente dai risultati a cui esse approdano. Questo approccio "
critico
" nei confronti della teologia fu inaugurato da
Ludwig Feuerbach
, il quale, esaltando l'
ateismo
come percorso di liberazione verso un nuovo
umanesimo
, individuava tuttavia nel
Cristianesimo
un contenuto positivo in grado di condurre alla vera essenza dell'uomo, essendo per lui il Dio cristiano nient'altro che l'«ottativo del cuore»,
48
ossia proiezione del
desiderio
umano; quest'ultimo andava riscoperto capovolgendo appunto la teologia in antropologia.
Altre considerazioni miranti a ridimensionare l'aspetto religioso e a porre l'antropologia al centro della teologia furono elaborate dai cosiddetti «filosofi del sospetto», in particolare
Marx
Nietzsche
Freud
, i quali ritenevano che ogni sorta di studio o di conoscenza su
Dio
andasse contestualizzata e riferita a motivazioni di carattere
psichico
politico
, individuale o sociale. La "scienza del divino" andava cioè destituita del suo fondamento assoluto e posta in relazione al tipo di situazione, di
cultura
, o al livello di sviluppo di un certo contesto.
Anche in ambito religioso, tuttavia, si è messo in luce come un approccio antropologico al problema religioso non sia da respingere, ma che anzi possa servire a distinguere e chiarificare gli aspetti più propriamente umani e terreni della teologia, tanto più in considerazione della natura
storica
del Dio cristiano. Il teologo cattolico
Karl Rahner
, ad esempio, è stato fautore di una «svolta antropologica» che conciliasse le problematicità
esistenziali
tipiche dell'uomo con la sua esigenza di aprirsi a Dio e all'
Assoluto
49
Note
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Costantino D'Orazio,
Raffaello segreto
, Sperling & Kupfer, 2015.
Anche se entrato nell'
etimologia
cristiana, il termine con cui i greci indicavano
Dio
non va sovrapposto al Dio della Bibbia. Così
Giovanni Reale
«Non è possibile intendere la concezione greca circa Dio, se non si comprende, prima di tutto, che il concetto di Dio è, in tutti i pensatori, un momento del più ampio concetto di Divino (neutro). Ciò significa che il Divino è sempre inteso dal Greco come una pluralità strutturale e che la nostra concezione monoteistica di genesi biblica è in netta antitesi con quella greca.»
Giovanni Reale
Assi portanti del pensiero antico
. "Storia della filosofia greca e romana", Vol. 9, pag. 148.)
N. Abbagnano
Dizionario di filosofia
, aggiornato e ampliato da
G. Fornero
, vol.
3, Novara, De Agostini, 2006, p.
609, voce
Teologia
, ISBN non esistente.
«In generale, ogni trattazione o discorso o predica che abbia per oggetto Dio e le cose divine»
Giuseppe Lorizio (a cura di),
Teologia fondamentale
, Vol. 1: Epistemologia, Roma, Città Nuova, 2004, p.
17.
Teologia
, in
Treccani.it – Enciclopedie on line
, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
URL consultato il 15 luglio 2018
GRC
) Plato,
Respublica
, in
Platonis opera
recognovit brevique adnotatione critica instruxit
Ioannes Burnet
in Universitate Andreana litterarum graecarum professor Collegii Mertonensis olim socius, Tomus IV, tetralogiam VIII continens
Oxonii
, E Typographeo Clarendoniano, 1900.
Platone,
Tutti gli scritti
, Milano, Bompiani, 2008, pag. 1127.
Werner Jaeger
Die Theologie der frühen griechieschen Denker
Stoccarda, 1953. Trad.it.
La teologia dei primi pensatori greci
. Firenze, La Nuova Italia, 1961, pag. 47.
Talete
, su
lsgalilei.org
«Dio è l'essere più antico; è infatti non creato. La cosa più bella è l'universo, opera di Dio»
Diogenis Laertii Vitae philosophorum
I,1,35)
''Diogenis Laertii Vitae philosophorum'' I,1,36.
H. Diels e W. Kranz,
Die Fragmente der Vorsokratiker
Vol.1 Berlino, 1951, pagg. 113-39, 21 B16
H. Diels e W. Kranz, 21 B11.
H. Diels e W. Kranz, 21 B26.
H. Diels e W. Kranz, 21 B32.
Protagora in H. Diels e W. Kranz.
Fragm. 4.
Crizia in H. Diels e W. Kranz. Fragm. 25.
Senofonte.
Memorabili
I, 4.
«Ma la verità è diversa, o cittadini: unicamente sapiente è il Dio; e questo egli volle significare nel suo
oracolo
, che poco vale o nulla la sapienza dell'uomo.»
(Platone,
Apologia di Socrate
, 23 a)
Platone,
Apologia di Socrate
, 42 a.
Werner Jaeger
Paideia
. Milano, Bompiani, 2003 pag.1181
Platone,
Fedone
, in
Tutti gli scritti
, (100 C), Milano, Bompiani, 2008, p.
107.
Platone.
Tutti gli scritti
. Milano, Bompiani, 2008, pag.1362.
Hans Joachim Krämer
Konrad Gaiser
Thomas Alexander Szlezák
Giovanni Reale
Rispetto al termine "metafisica" occorre tener presente che Aristotele non ha mai denominato il suo libro "Metafisica", in quanto peraltro egli non conosceva questo termine che, nel periodo storico in cui visse, non era ancora stato coniato. Il suo libro "Metafisica" fu così titolato successivamente dai curatori delle sue opere che assemblarono sotto tale titolo dei papiri autonomi di cui non si conosce la data di compilazione. L'attribuzione di tale nome è controverso. Esso potrebbe significare due cose: "ciò che va oltre la fisica" in senso assiologico, oppure ciò che nella collocazione dei libri andava inserito dopo la Fisica.
Aristotele
Metafisica
, VI (Ε), 1026, a 18-21
Aristotele,
Metafisica
, XII (Λ), 1072, b 9-30.
Epicuro
Epistola III. A Meneceo
Diogene Laerzio
Vite e dottrine dei più celebri filosofi
, libro VII, 148.
Ario Didimo
, riportato da
Eusebio
Praeparatio evangelica
. XV, 15.
Marco Aurelio Antonino
Colloqui con sé stesso
, libro V, 8.
«Io ti dirò in verità come mi sembra che sia, prendendo come retto canone questa parola di verità: che viva eternamente una natura del divino e del bene, da cui deriva all'uomo la vita più eguale.»
(Da
Sesto Empirico
Adversus mathematicos
XI, 20)
Giamblico,
Theologumena arithmeticae
, in Francesco Romano (a cura di),
Giamblico, il numero e il divino
, Milano, Rusconi, 1995, p.
394.
Plutarco di Cheronea
Ad principem ineruditum
. 781 e.
Enneadi
VI, 5.
«…vogliamo dire che nell'atto di autocreazione l'Uno e il suo creare sono contemporanei, oppure che l'Uno coincide con il suo creare e con quella che sarebbe lecito chiamare la sua eterna generazione; … è il Primo, e non il primo di una serie, ma nel senso della forza e della potenza frutto di autodeterminazione e di purezza» (
Enneadi
, VI, 8, 20).
«In realtà, noi possediamo l'Uno in modo tale che possiamo parlare di Lui, pur senza poterlo definire: e infatti diciamo quello che non è, e non quello che è; così parliamo di Lui a partire da quello che viene dopo di Lui. Nulla vieta però di possederlo, anche senza parlarne (
Enneadi
, V, 3, 14)».
Enneadi
, V, 4, 2.
Enneadi
, V, 5, 9.
«Proprio perché nulla era in Lui, tutto può derivare da Lui, affinché l'Essere possa esistere. Egli stesso non è Essere, semmai è il padre dell'Essere: e questa è, per così dire, la prima generazione (
Enneadi
V, 2, 1)».
"Da quando è diventato chiaro che Egli (Dio) non ha né corpo né materia, è anche chiaro che a Lui non si applicano tutte le caratteristiche corporee: né unione né separazione, né spazio né misura o ascese e discese, né destra né sinistra, né davanti né retro, non seduto né in piedi;
Hashem
non è limitato dal tempo... non un inizio, non una fine né un'età. Né è suscettibile di cambiare perché non c'è nulla che possa causare alcun cambiamento in Hashem; non ha né la morte né la "vita", com'è la vita intesa nei corpi viventi; né mancanze né "saggezza" o perlomeno non come la saggezza di un uomo; né il sonno né la veglia, né la rabbia né il riso, né la gioia né la tristezza, né il silenzio né la parola, non come la parola degli esseri umani ... Pertanto le espressioni della
Tōrāh
e dei
Profeti
che abbiamo citato ed altre sono tutte metafore e allegorie; come affermato: "(Hashem), seduto in cielo, ridendo" (
Salmo
2:4
), "Io ho a noia le vostre chiacchiere" (
Deuteronomio
32:21
), "Hashem gioisce" (
Deuteronomio 28:63
)... ed altre espressioni simili. I
Saggi
affermarono soprattutto: "La Torah si esprime nel linguaggio umano" (
Talmud
Berachot 31b
) ... "Io, Hashem, non sono cambiato" (
Malachia
3:6
).
Così, se qualche volta fossi stato arrabbiato e qualche volta felice, allora sarei cambiato... Piuttosto tali caratteristiche si applicano solo ai "corpi inferiori non sottili", "quelli che abitano nelle case di argilla ed il cui fondamento è nella polvere" (
Giobbe
4:19
).
Hashem è Eccelso e persino al di là queste descrizioni!" (a cura di
Moty Segal
Maimonides
Sefer Hamada - Il Libro della Conoscenza:
Mishneh Torah
- Iad Hajazaká -
Rambam
Moach Edizione
In
Encyclopedia Judaica
, vol. XIX pagg. 692 e segg. New York, MacMillan, 2007.
«Theology is therefore that science which treats of God and of the relations between God and the universe» (
The Idea of Systematic Theology
, p. 248, in
The Presbyterian and Reformed Review
, VII, 1896, pp. 243-271).
L'espressione comincia ad essere attribuita a Giovanni a partire dal III o IV secolo (cfr.
Enciclopedia Treccani
).
Raimon Panikkar,
I Veda. Mantramañjarī
, a cura di Milena Carrara Pavan, traduzioni di Alessandra Consolaro, Jolanda Guardi, Milena Carrara Pavan, Milano, BUR, 2001, pp. 954-961.
L'
Antiquitates
si suddivide in due sezioni, la I concernente le antichità profane o
Res humanae
(libri 1-25), la II le sacre
Res divinae
(libri 26-41).
In particolare dopo il
Concilio Vaticano II
Gaudium et spes
Mater et Magistra
) la teologia ha ampliato il suo campo di ricerca mettendo al centro l'universo stesso come creatura di Dio.
Feuerbach,
Teogonia
, 1857.
Karl Rahner,
Uditori della Parola
, 1941.
Bibliografia
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AA. VV.,
Teologia delle religioni: bilanci e prospettive
, a cura di Mariano Crociata, Milano, Edizioni Paoline, 2001.
Hermann Diels
Die Fragmente der Vorsokratiker
, Berlino, 1903, VI ed., riveduta da
Walther Kranz
, Berlino, Weidmann, 1952.
André-Jean Festugière
La rivelazione di Ermete Trismegisto. Volume II: Il Dio cosmico
, Milano-Udine, Mimesis, 2020 [1949], Appendice III. Per la storia della parola θεολογία, pp.
1245-1252.
Werner Jaeger
La teologia dei primi pensatori greci
(1953), trad. it., Firenze, La Nuova Italia, 1961.
Giuseppe Lorizio (a cura di),
Teologia Fondamentale
, 4 volumi, Roma, Città Nuova, 2004-2005,
SBN
TO01354241
Battista Mondin
Storia della teologia
, 4 voll., Bologna, ESD, 1997.
Giovanni Reale
(a cura di),
I presocratici. Prima traduzione integrale con testi originali a fronte delle testimonianze e dei frammenti di Hermann Diels e Walther Kranz
, Bompiani, Milano, 2006.
Voci correlate
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Ateologia
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Filosofia della religione
Kalām
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Collegamenti esterni
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teologia
, su
Treccani.it – Enciclopedie on line
Istituto dell'Enciclopedia Italiana
teologia
, in
Dizionario di filosofia
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IT
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FR
Teologia
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Dizionario storico della Svizzera
EN
) Andrew Louth e Helmut Thielicke,
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, Encyclopædia Britannica, Inc.
Associazione Teologica Italiana (teologi cattolici)
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teologia.it
Coordinamento Teologhe Italiane (cattoliche e protestanti)
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teologhe.org
Teologia Sociale e Dottrina Sociale della Chiesa
, su
giannimanzone.it
URL consultato il 17 febbraio 2008
(archiviato dall'
url originale
il 22 ottobre 2008)
Tutti i testi del
Migne Patrologia Graeca
e del
Migne Patrologia Latina
in lingua originale, con indici analitici e concordanza fatte sull'Opera Omnia di ogni autore
EN
Computer-Assisted Theology
, su
users.ox.ac.uk
Dizionari
Dizionario Enciclopedico della Teologia
, su
books.google.it
URL consultato il 27 dicembre 2017
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francese
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, Parigi, Letouzei et Ane, 1909.
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